Acque interne, per la stagione 2022 in Fvg ritornerà l’attesa “trota iridea”

La stagione di pesca sportiva 2022 nelle acque interne del Friuli Venezia Giulia avrà una novità attesa a lungo dai pescatori del Friuli Venezia Giulia, ovvero l’immissione della “trota iridea”. Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, riferendo che il Ministero per la transizione ecologica ha autorizzato la Regione Fvg – come informa una nota Arc – a immettere questa specie a scopo di pesca sportiva e per lo svolgimento delle gare di pesca per il prossimo triennio. «Si tratta di un risultato importante arrivato dopo un lungo percorso per il quale si è lavorato molto – ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga -, che fornisce la giusta risposta agli oltre 12mila pescatori sportivi di questa regione che chiedevano di riprendere le immissioni. Un ringraziamento sentito va al sottosegretario alla transizione ecologica Vannia Gava per il suo supporto determinante nel raggiungimento dell’obiettivo. Ora disponiamo di un’autorizzazione triennale che ci consente di dare risposte concrete al mondo della pesca sportiva».

L’assessore Zannier con Vannia Gava.

L’impiego di “trota iridea” era stato infatti abbandonato a seguito della sentenza della Corte Costituzionale numero 98/2017 con la quale era stata dichiarata illegittima una legge regionale che autorizzava tali interventi e che la Corte aveva ritenuto di contrastare con il divieto dell’articolo 12 del Dpr 357/1997. La norma nazionale è stata però nel frattempo modificata e il divieto attenuato, aprendo la possibilità per le Regioni, su richiesta e previo studio del rischio connesso a queste operazioni, di ottenere apposita autorizzazione in deroga.
«La nostra Regione si è mossa per prima, avanzando una prima richiesta a febbraio – ha ricordato a tale riguardo Zannier -, ma gli organi incaricati dal Ministero per le necessarie valutazioni tecniche hanno richiesto numerose e approfondite integrazioni che gli uffici dell’Ente tutela patrimonio ittico hanno provveduto ad effettuare». L’autorizzazione consente per il triennio 2022-2024 il rilascio di femmine sterili di “trota iridea” nei soli canali artificiali indicati nell’autorizzazione e impone alla Regione Fvg un attento monitoraggio sul numero di individui immessi e quelli che vengono catturati, nonché l’esame della dieta degli individui che rimangono in acqua più a lungo per verificare il loro reale impatto.
«Si tratta di un primo importante risultato, ancorché parziale, perché la Regione chiederà immediatamente la possibilità di utilizzare pesci non autoctoni anche in alcuni corsi d’acqua naturali, prevedendo altresì l’utilizzo della “trota fario”, che coglie ancor maggiore interesse da parte dei pescatori. Siamo consapevoli – ha concluso l’assessore – che questi animali possono avere un impatto sulla conservazione delle specie autoctone e infatti il loro impiego è limitato nelle quantità e nel tempo ed è riservato ad alcuni corsi d’acqua attentamente selezionati. La nostra Regione opera da quasi trenta anni per la salvaguardia della “trota marmorata” e da oltre venti per la tutela del “temolo”, con specifici progetti mai finanziati dall’Europa o dallo Stato, ma sempre con fondi regionali. Siamo quindi i primi a voler difendere le nostre specie, ma siamo anche consapevoli che questo può avvenire anche mediante l’utilizzo controllato delle trote di interesse per la pesca sportiva».
La stagione 2022 si aprirà anche con altre novità concernenti i requisiti per esercitare la pesca sportiva, possibile ora non solo ai possessori di licenza di pesca, ma anche a coloro che per un numero limitato di giornate desiderano cimentarsi in questa attività. Questa maggiore flessibilità unita all’impiego di APPesca.fvg, l’applicazione per smartphone in distribuzione da gennaio 2022 sul sito dell’Ente tutela patrimonio ittico www.etpi.fvg.it, agevolerà i pescatori eliminando vecchie difficoltà burocratiche e consentendo finalmente la ripresa dell’attività e un rilancio dell’indotto economico e turistico ad essa legato.

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In copertina e qui sopra ecco due immagini della “trota iridea”.

 

Zannier chiude il “caso” Tocai e lancia un appello all’unità dei vitivinicoltori Fvg

(g.l.) Il dossier Tocai è ormai chiuso da tanto tempo e non può essere riaperto. Parola di Stefano Zannier, titolare dell’agricoltura del Friuli Venezia Giulia. «Dopo oltre dodici anni dall’ultima pronuncia giuridica in merito, è perlomeno utopistico pensare di poter ritornare a usare la dicitura “Tocai” per quello che ormai in tutto il mondo viene chiamato “Friulano”. La Regione ha combattuto strenuamente per tutelare la denominazione “Tocai” ma quella sfida, purtroppo persa, appartiene al passato, quindi dobbiamo guardare al futuro e promuovere al meglio gli attuali prodotti del Friuli Venezia Giulia e non dare vita a battaglie di retroguardia che rischiano solo di alimentare false speranze».

Il Friulano (ex Tocai) fa discutere.

È questa, infatti, la posizione espressa dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari in merito alla possibilità, paventata da alcuni esponenti istituzionali – in particolare, come è noto, il presidente del Consiglio regionale Piero Mauro Zanin, intervenuto alla presentazione della Festa del vino di Bertiolo -, di avviare un’azione politico-legale per recuperare il nome “Tocai” per il vino ora noto come “Friulano”. Zannier ha spiegato che «sia gli organi di giustizia dell’Unione europea sia la Corte costituzionale si sono espresse in maniera molto chiara rispettivamente a favore dell’Ungheria e del suo Tokaji e sull’impossibilità per la Regione di legiferare in una materia che ha riflessi sul commercio internazionale e comunitario e, ormai da anni, tutte le aziende vitivinicole del Friuli Venezia Giulia hanno investito risorse e promosso attraverso le etichette delle loro bottiglie il “Friulano”. Inoltre, per ridurre il disagio economico causato dal cambio di denominazione sono stati investiti per la promozione del “Friulano” oltre 10 milioni di euro, 8 dei quali di provenienza statale e 2 regionali». L’assessore ha quindi rimarcato che «al momento la Regione non ha alcuna evidenza dell’individuazione di nuovi elementi che potrebbero far ipotizzare una riapertura della questione, ma se altri esponenti hanno evidenza di aperture in tale senso da parte dell’Unione Europea dovrebbero segnalarle formalmente di modo da consentire di verificare la loro fondatezza per distinguere sentieri legalmente e istituzionalmente percorribili da illazioni e chiacchiere da bar».  Come tutti gli addetti del settore sanno, l’Ungheria, a sostegno della sua richiesta, aveva fatto leva sul nome geografico assonante con il nome del nostro storico bianco. Ma altrettanto il Friuli Venezia non aveva potuto fare, per cui – come osservavamo anche pochi giorni fa – sarebbe estremamente complesso e rischioso, dal punto di vista dei risultati ottenibili, riaprire la vertenza con i magiari e la stessa Unione Europea.
Sigillo, quindi, sulla questione Tocai – anche se l’adozione del nome alternativo “Friulano” non ha mai entusiasmato nessuno, sebbene fosse il migliore fra quelli individuati -, mentre dallo stesso esponente della Giunta regionale è venuto un convinto appello all’unità del settore, proprio nell’ottica di guardare avanti con senso propositivo. «Trovare una strada comune per promuovere in maniera unitaria il vitivinicolo del Friuli Venezia Giulia al di fuori dei confini regionali, valorizzando le competenze che questa terra sa esprimere»: è questo infatti l’appello che ieri pomeriggio, Stefano Zannier, ha lanciato da Torreano di Cividale in occasione del brindisi organizzato dall’azienda agricola Valchiarò per festeggiare i 30 anni di attività. Per l’occasione è stato degustato il bianco Nexus, Friulano Doc Friuli Colli orientali a cui la guida Winesurf 2020 online e gratuita dei vini italiani 2020 ha assegnato il punteggio più alto in assoluto dopo aver degustato alla cieca 1403 bianchi provenienti da tutta Italia. Oltre a questo prestigioso premio – di cui a suo tempo avevamo riferito -, lo stesso vino ha ottenuto anche la “corona” (il massimo riconoscimento) della Guida Vinibuoni d’Italia 2020, considerata la “bibbia” per quanto concerne i vini da vitigni autoctoni, che sono stati protagonisti nel fine settimana alla Fiera regionale dei vini di Buttrio. Per questi risultati conseguiti, ma anche per la filosofia che anima l’azienda, l’assessore si è voluto pubblicamente complimentare con i soci.
Alla presenza di Lauro De Vincenti, socio e amministratore della Valchiarò, e del sindaco Roberto Sabbadini, l’esponente dell’esecutivo Fedriga ha poi voluto porre l’attenzione sulla necessità di fare massa critica per promuovere l’intero settore vitivinicolo al di fuori del Friuli Venezia Giulia «attraverso un percorso – ha detto Zannier – che aggreghi più produttori intorno a questo progetto. Non possiamo più andare in ordine sparso, ma c’è necessità di unire le forze e trovare coesione, mettendo da parte alcune peculiarità in nome di un’immagine collettiva capace di portare benefici all’intero comparto». Su questo aspetto – ha osservato – i Colli orientali (c’era anche il presidente Paolo Valle) sono «un’area illuminata, perché il Consorzio mette assieme la qualità del prodotto con la necessità di rafforzarne la commercializzazione collocando i vini sul mercato al giusto prezzo».
«Oltre alla promozione unitaria – ha evidenziato infine il titolare dell’agricoltura Fvg – il progetto deve prevedere un altro step; è necessario infatti attivare un percorso che permetta di valutare in modo oggettivo gli investimenti compiuti, misurare il risultato che si porta a casa in termini di riconoscibilità dei nostri prodotti sui mercati interni ed internazionali, ed infine quotare quale sia il ritorno delle aziende che intendono partecipare a questo percorso. Tutto ciò non si fa in poco tempo, ma in questa seconda parte della legislatura cercheremo di spingere il piede sull’acceleratore per raggiungere questi obiettivi».

Grappoli di Tocai friulano.

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In copertina, l’assessore regionale Stefano Zannier ieri pomeriggio a Torreano.