La Regione Fvg con l’assessore Zannier: siamo orgogliosi dell’Organismo pagatore risultato strategico per il 2024

«Il risultato più ambizioso raggiunto nel 2023 è senza dubbio il riconoscimento dell’Organismo pagatore regionale e quindi della piena autonomia del Friuli Venezia Giulia nella gestione dei pagamenti diretti dei fondi comunitari per l’agricoltura. L’obiettivo del 2024 sarà proseguire nel sostegno all’agricoltura con il fondo di rotazione e nel centrare tutta una serie di iniziative che vedono nel mondo agricolo un baluardo primario della salvaguardia del territorio, della qualità dell’agroalimentare e quindi dell’identità stessa della nostra regione». Così l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, ha tracciato il bilancio del 2023 e le linee guida che orienteranno l’attività del suo comparto in questo nuovo anno.
Zannier ha sottolineato «la centralità dell’aver ottenuto il riconoscimento dell’Organismo pagatore regionale da parte del Ministero dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste. L’Opr ha potuto assumere la gestione, già dal 16 ottobre scorso, dei pagamenti diretti del Fondo agricolo di garanzia (Feaga) e di quello per lo Sviluppo rurale (Feasr)». Se questo è stato l’obiettivo principale dell’anno appena chiuso, molti sono quelli a cui si lavora per il 2024. «In agricoltura – ha detto infatti Zannier – partiamo da uno stanziamento di 19 milioni per il Fondo di rotazione e di altri 5 milioni per lo scorrimento delle graduatorie dei contribuiti per il fotovoltaico alle aziende agricole, oltre a 12 milioni per le opere di irrigazione dei Consorzi di bonifica».
Un’attenzione particolare è riservata all’agroalimentare, la cui promozione e valorizzazione avviene principalmente attraverso l’Ersa per cui sono previsti complessivamente 4 milioni di trasferimenti. Obiettivo che va di pari passo con il lavoro sulle mense biologiche: «Abbiamo ampliato il ventaglio di prodotti ammessi a contributo nella categoria dei prodotti agricoli e alimentari a “chilometro zero”, per dare un segno ancor più incisivo della qualità dei nostri prodotti», ha detto l’esponente della Giunta Fedriga. Per la salvaguardia del territorio nel 2024 sono allocati 15 milioni per interventi idraulici forestali, oltre 5 milioni per le aree naturali, le riserve e i parchi, 2,5 milioni per la viabilità forestale e 1,8 milioni per le azioni antincendio boschivo. Azioni che sono in linea con quanto già avviato nel 2023, in cui – ha spiegato ancora Zannier – «abbiamo rivolto un impegno straordinario al sostegno della competitività del sistema agroalimentare e di 600 imprese del settore a cui sono stati destinati 150 milioni con il programma “Anticrisi conflitto russo ucraino” e a 160 imprese con 11,5 milioni di contributi per la realizzazione di impianti fotovoltaici».
Quanto ai fondi comunitari, nel 2023, a valere sul Piano Strategico della Politica agricola comune 2023-2027, sono stati pubblicati 8 bandi dedicati agli interventi in materia di ambiente e clima con una dotazione finanziaria di 54,5 milioni; un bando per i giovani con 2,4 milioni; quattro bandi per zone svantaggiate e aree Natura2000 per un totale di 12 milioni; due bandi per investimenti produttivi agricoli per la competitività e per l’efficientamento dell’uso dell’acqua con un budget di complessivo di 34 milioni. E, sempre con riguardo ai fondi comunitari impiegati nel 2023, il Piano di sviluppo rurale ha erogato contributi per 38,7 milioni e il Programma nazionale di sostegno al vitivinicolo ha aiutato il settore con 12,7 milioni.
«Non va dimenticato poi il rafforzamento del Corpo Forestale Regionale che oggi conta 63 unità in più oltre agli interventi strategici di manutenzione dei corsi d’acqua e delle strade forestali in montagna, nonché tutta l’attività di rafforzamento della resilienza agli incendi boschivi in Carso», ha concluso l’assessore regionale Zannier.

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In copertina, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier.

Agriflash.FVG – E non solo

I danni della fauna selvaticaParere favorevole da parte della II Commissione del Consiglio regionale alla delibera con la quale la Giunta Fvg modifica il Regolamento che prevede “criteri e modalità per l’indennizzo dei danni arrecati dalla fauna selvatica all’agricoltura, al patrimonio zootecnico, alle opere approntate sui terreni coltivati e a pascolo, ai veicoli e per la concessione di contributi per la conservazione e la valorizzazione di bressane e roccoli”. “Con la delibera approvata – ha spiegato l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, illustrando le novità del regolamento in Commissione – si adegua il precedente regolamento facendo chiarezza sulle situazioni da indennizzare e si punta ad accelerare le procedure per l’erogazione degli indennizzi. Inoltre, vengono normate particolari situazioni, emerse dopo alcuni anni di applicazione della legge, prima non regolate, superando così qualche criticità evidenziata nell’applicazione concreta del precedente regolamento”. La maggiore novità introdotta nel regolamento che stabilisce gli indennizzi dei danni causati dagli animali selvatici (in modo particolare cinghiali, ma anche cervi e altre specie selvatiche) in agricoltura, zootecnia, impianti ittici e ai veicoli privati è costituita dal fatto che si è introdotta la possibilità di presentare la domanda corredata da una perizia di stima sul danno denunciato, redatta da un tecnico abilitato operante in un organismo di difesa collettivo e come libero professionista. Tale possibilità abbrevia i tempi dei procedimenti che prevedono che sia la Regione Fvg a svolgere i sopralluoghi per l’accertamento e la stima dei danni a seguito delle istanze di “risarcimento”. “Dato l’alto numero di domande che si sta registrando negli ultimi anni – ha aggiunto l’assessore – la modifica del regolamento e l’introduzione della possibilità di presentare la perizia di stima “certificata” consentiranno di snellire il lavoro in capo agli uffici regionali e quindi anche di accelerare le modalità e i tempi di liquidazione degli indennizzi dei danni causati dagli animali selvatici”.

In arrivo sessanta forestali “Con l’inizio del 2023 si irrobustirà il Corpo forestale regionale (Cfr) che soffre da tempo di una forte riduzione del personale. Saranno una sessantina i nuovi dipendenti che andranno poi formati; una formazione che deve guardare anche alle esperienze delle altre regioni, attraverso uno scambio di conoscenze. E’ attesa a breve una risposta positiva dalla Sardegna per attivare con il Friuli Venezia Giulia un rapporto di interscambio sulla formazione che sarà proficuo per entrambe le regioni”. Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse forestali, Stefano Zannier, all’inaugurazione della sede del distretto unico di antincendio boschivo Val Cosa-Val d’Arzino nel centro polifunzionale di Casiacco. “Quando parliamo di antincendio dobbiamo ricordare le due realtà che lavorano assieme: i volontari di Protezione civile e il Corpo forestale che ha competenza diretta sulla materia – ha sottolineato Zannier -. L’operatività di queste due componenti ha successo quando il coordinamento è stretto altrimenti si rischiano delle difficoltà esecutive”. Un passaggio del suo intervento ha riguardato il nuovo piano antincendio boschivo che potrà essere pronto e diventare operativo entro il 2023; un piano necessario per dare piena operatività alla legge regionale in vigore. “Dobbiamo tenere insieme un sistema che comprende molteplici componenti e che pur non avendo la garanzia di poterle utilizzare tutte insieme nei modi e nei tempi utili, deve garantire rapidità di intervento. In questo contesto, giocano un ruolo importante anche le squadre comunali del distretto” ha aggiunto Zannier, ribadendo la necessità di un coordinamento ampio delle attività “per migliorare ancor di più l’efficienza e l’operatività delle varie stazioni”. L’esponente della Giunta Fedriga ha ricordato, poi, la non sempre facile introduzione di strumenti innovativi per il contrasto degli incendi boschivi, accanto a quelli tradizionali: “strumenti efficaci per permettere agli operatori di intervenire in sicurezza e con immediatezza”. L’assessore ha infine espresso il ringraziamento dell’Amministrazione regionale per l’impegno che tutte le componenti del sistema garantiscono quotidianamente alla comunità.

L’irrigazione di precisione “Se guardiamo con gli occhi di oggi a cosa è stato fatto in passato ci rendiamo conto della lungimiranza con cui chi ha proceduto alle bonifiche ha compreso l’importanza della gestione della risorsa idrica per la sua redistribuzione sul territorio. Se dall’oggi guardiamo al domani, il futuro è l’irrigazione di precisione”. È il messaggio che l’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, ha rivolto all’inaugurazione della mostra fotografica “Leggere il passato per immaginare il futuro. Uomini e donne dell’acqua”, allestita a Udine nella Cjanive di Palazzo Mantica in via Manin 18, dal 3 dicembre all’8 gennaio (ingresso gratuito – ore 10-12, 15-18). L’iniziativa è promossa dall’Anbi Fvg, associazione che raggruppa i tre consorzi di bonifica della regione – Cellina, Pianura Friulana e della Venezia Giulia – e si inserisce nel calendario delle manifestazioni per il Centenario della bonifica, che si erano aperte con il convegno organizzato ad ottobre in Castello a Udine. “Da troppo tempo parliamo dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze sull’acqua, sia quando questa si manifesta con esondazioni violente sia quando ne subiamo la carenza per lunghi periodi di siccità, ma stentiamo a trovare soluzioni di lungo termine – ha osservato Zannier -; per questo la Regione ha deciso di investire sui sistemi di micro-irrigazione ma anche su interventi che bilancino il ciclo dell’acqua”. Nella prossima legge di Stabilità, Zannier ha annunciato uno stanziamento di 1 milione di euro per il 2023, 3 milioni per il 2024 e 3 milioni per il 2025 rivolto a incentivare l’utilizzo degli impianti di micro-irrigazione nelle colture. “La disponibilità di acqua è limitata e per risparmiare sui costi abbiamo quale unica via l’efficientemento del sistema di gestione e la riduzione degli sprechi” ha ribadito Zannier. L’assessore ha concluso il suo intervento con un ringraziamento ai Consorzi di bonifica (presente la presidente Rosanna Clocchiatti) per il lavoro svolto e per le iniziative di valorizzazione della loro storia e del loro operato.

Tra magredi e risorgive “È lodevole che progetti come quello condotto sui magredi e le risorgive puntino a contemperare la competitività delle imprese dell’agricoltura e dei produttori primari con la valorizzazione degli ambienti naturali e la preservazione degli ecosistemi. È una strategia valida”. Questo il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, intervenuto a San Quirino all’evento di presentazione del progetto a valere sul Psr Fvg 14-20 che interessa i magredi e le risorgive e coinvolge quattordici comuni della pianura pordenonese con capofila il Comune di San Quirino. “La strategia è valida – ha ribadito Zanier -, ma si scontra con la rigidità degli strumenti amministrativi messi a disposizione: il Psr non tiene conto, infatti, delle diverse velocità dell’agire delle imprese private rispetto all’Amministrazione pubblica”. Oltre al tema degli iter procedurali, Zannier ha rilevato criticità anche sul rispetto dei preventivi di spesa all’interno di un programma che abbraccia un settennato caratterizzato da molteplici imprevisti che hanno inciso sui prezzi delle materie prime, dell’energia, causando una generalizzata inflazione. “I costi preventivati sette anni fa non sono rimodulabili in considerazione dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi perché le procedure non lo prevedono. In ogni caso – ha assicurato l’assessore – la Regione ha tutta la volontà di chiudere le rendicontazioni entro i termini stabiliti, a tutela di quanti hanno già investito e utilizzato i capitali attesi”. Quanto al progetto presentato, Zannier ha evidenziato “il forte interesse del territorio a realizzare iniziative che mettono assieme soggetti diversi. In futuro, le progettualità dovranno essere pensate in modo da utilizzare più strumenti di accesso ai finanziamenti pubblici, abbinandone l’efficacia in maniera organica”. Il progetto “Valorizzazione dell’ambiente, del territorio, delle produzioni, della multifunzionalità delle aziende e dell’agricoltura sociale per l’ambito rurale dei magredi, delle risorgive e della pianura pordenonese” vede la partecipazione di 55 partner pubblici e privati, di cui 20 beneficiari. Sono coinvolti 14 Comuni, 10 aziende agricole oltre a enti, associazioni, Università. Sono previsti 45 interventi per un valore di oltre 22,9 milioni di euro in un territorio che comprende 190mila abitanti su una superficie di 540 chilometri quadrati.

Il vino naturale a Milano Ricordiamo che sono aperte le prenotazioni per ViNaRi, la manifestazione dedicata al mondo del vino naturale, ideata e organizzata dalle associazioni ViTe e VinNatur. La prima edizione esordirà domenica 12 e lunedì 13 febbraio a Milano negli spazi messi a disposizione da Studio Novanta. Per scoprire le interessanti proposte enoiche dei produttori presenti, gli operatori di settore potranno beneficiare di una partecipazione anticipata dalle ore 10, mentre a mezzogiorno la rassegna sarà aperta agli appassionati del vino naturale. Per poter prender parte all’evento, verrà richiesta la pre-registrazione su Eventbrite fino al 12 febbraio e il versamento di un contributo associativo pari a 25 euro per la singola giornata e a 40 euro per entrambi i giorni. Sono già più di 150 i vignaioli aderenti all’iniziativa che arrivano da tutta Italia, nello specifico dalle regioni di: Abruzzo, Alto Adige, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia e ancora Sicilia, Sardegna, Toscana, Trentino, Umbria e Veneto. Rappresenteranno il mercato estero alcuni produttori provenienti rispettivamente dall’Argentina, dalla Bordeaux francese e dalla Slovenia. Ad accompagnare la due giorni ci sarà anche la proposta gastronomica dello street food italiano di Trapizzino, nato nel 2008 dall’idea di Stefano Callegari, mastro pizzaiolo che oggi vanta 14 punti vendita tra Torino, Milano, Trieste, New York e Roma, luogo in cui trova la sua prima casa. Il trapizzino è un angolo di pizza a base di lievito madre, croccante fuori e morbido dentro, che dopo una lunga lievitazione si serve farcito di ricette tipiche della tradizione romana, italiana e non solo. A completare il menu, la sfiziosità dei supplì, il classico cibo di strada romano che fin dal 1874 in un risotto panato e fritto nasconde un cuore di formaggio filante. Entrambe le specialità saranno disponibili in diversi gusti, con opzioni dedicate anche al pubblico vegetariano. L’ingresso a ViNaRi è riservato agli iscritti: bit.ly/vinari_iscrizione

Quelle foreste del Novecento raccontate dalle fotografie del Centro di Basovizza

«È il giusto riconoscimento a una realtà densa di specificità qual è il Friuli Venezia Giulia, nella quale le ricchezze naturali e forestali hanno potuto mantenere il loro aspetto e le biodiversità, oggi un elemento fondante della cultura del territorio assieme a prodotti tipici e peculiarità dell’agroalimentare, tra esse la vitivinicoltura, che hanno rappresentato e rappresentano l’identità, le tradizioni, l’attrattiva dell’area». L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, commenta con queste parole la realizzazione della pubblicazione “La fotografia entra nel bosco” curata dal Centro didattico naturalistico di Basovizza, con la collaborazione dei Musei provinciali di Gorizia, e pubblicata dal Centro stampa della Regione Fvg, che il Corpo forestale regionale ha realizzato in occasione della designazione di Gorizia e Nova Gorica quale Capitale europea della Cultura 2025. Pubblicazione, che accompagnerà gli ospiti della nostra regione, ma anche gli internauti che sceglieranno di approfondire la loro conoscenza dell’area e visitare il territorio del Friuli Venezia Giulia assieme a Gorizia e a Nova Gorica, e che può essere visionata e scaricata dalle pagine web del Centro didattico naturalistico di Basovizza sul sito della Regione Friuli Venezia Giulia oppure ritirata in copia cartacea negli Urp di Gorizia, Trieste e Udine, nella sede di Gorizia dell’Ispettorato forestale, nelle Stazioni forestali di Gorizia, Monfalcone, Duino Aurisina, Trieste e al Centro didattico naturalistico di Basovizza.
Presenta una ventina di immagini boschive risalenti ai primi decenni del ‘900, scattate per lo più dai funzionari forestali dell’epoca con l’intento di documentare sia il loro operato sul territorio, sia le maestranze impiegate nelle varie attività dell’allora filiera produttiva boschiva.
Le fotografie spaziano dalle piantagioni realizzate sulle dune sabbiose di Grado a partire dal 1898 e impresse su lastre dal commissario forestale goriziano Corrado Rubbia, a quelle dei rimboschimenti artificiali di pino nero sul Carso, iniziati nel 1883 e fotografati nel 1900 dall’atelier goriziano del fotografo Anton Jerkic per essere poi esposte perfino all’Esposizione mondiale di Parigi. Dall’archivio romano del forestale Dino Crivellari sono state, invece, recuperate alcune spettacolari immagini degli anni Venti del secolo scorso, relative ai boschi demaniali di Tarnova (Trnovo), attraverso le quali ritornano idealmente al loro posto di lavoro alcuni dei protagonisti di quei palcoscenici naturali e silvani: boscaioli, vivaiste, forestali, carbonai, carrettieri, trasportatori, piantatrici, abili artigiani del legno, cestai e segantini.
«Gli osservatori più attenti – specifica Zannier – ma anche i curiosi del territorio, potranno riconoscere nelle varie immagini proposte e recuperate anche in altri archivi privati, come quelli di Amerigo Hofmann, Francesco Caldart e Carlo Semolic, l’aumento razionale delle produzioni legnose, dei tagli boschivi, il potenziamento della sorveglianza contro furti e contrabbando e l’oramai prossimo arrivo, anche nelle foreste giuliane, della meccanizzazione. Nel giro di pochi anni – aggiunge l’esponente della Giunta Fedriga – da quegli scatti quella lunghissima secolare tradizione di tecniche manuali ereditate nel tempo sarebbe stata rapidamente sostituita dalle nuove tecnologie, che portarono alla trasformazione di gran parte delle lavorazioni forestali condannando all’oblio gli attrezzi, il significato dei loro nomi e anche il sapere trasmesso dal loro utilizzo».
Le immagini che concludono la pubblicazione, scattate dallo studio artistico fotografico Giovanni Battista Mazucco, illustrano la segheria demaniale di Gorizia, inaugurata nel 1939, che lavorava esclusivamente i legni provenienti dalle foreste demaniali goriziane; con i nuovi confini la segheria perse la sua importanza e fu definitivamente chiusa negli anni Ottanta.
«Le mutevoli frontiere e lo scorrere del tempo – prosegue l’assessore alle Risorse forestali – con il susseguirsi delle generazioni hanno dunque cambiato i rapporti, i legami e anche i ricordi di quella filiera forestale goriziana, oramai quasi dimenticata». Nel ricordarla, Zannier, conclude evidenziando che «grazie al certosino lavoro del Corpo forestale regionale oggi è possibile visitare questi boschi fotografati circa un secolo fa: sono ancora preziose, versatili e insostituibili risorse rinnovabili: essi rappresentano il risultato delle tecniche culturali del passato e costituiscono il patrimonio globale e culturale del nostro futuro».

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In copertina e qui sopra due belle immagine pubblicate nel volume fresco di stampa.

Fvg, Corpo forestale e Noava in campo per la tutela della fauna selvatica

Tra le attività svolte dal Corpo forestale regionale, quelle del Noava, il Nucleo Operativo per l’Attività di Vigilanza Ambientale, espletate assieme alle Stazioni forestali, accanto alla sorveglianza sul territorio e al monitoraggio della fauna selvatica prevedono l’azione volta a tutelare il patrimonio naturale e faunistico. Tra esse rientrano anche la vigilanza sull’attività venatoria e la prevenzione del bracconaggio, fenomeni sui quali spetta al Cfr vigilare e indagare affinché siano rispettate le normative esistenti, a salvaguardia di un patrimonio che fa parte delle ricchezze dell’intera comunità. I servizi di vigilanza del Noava, che si svolgono sull’intero territorio regionale, hanno portato – come informa Arc – alla formulazione di notizie di reato e alla contestazione di numerose sanzioni amministrative, con l’obiettivo di contenere episodi che possono ledere l’integrità del patrimonio faunistico. In Comune di San Giovanni al Natisone, gli uomini del Cfr hanno sorpreso una persona che stava impiegando mezzi non consentiti per la cattura dell’avifauna, mentre a Martignacco un cacciatore è stato sorpreso mentre utilizzava un richiamo acustico a funzionamento elettrico-elettromeccanico, non consentito per la caccia.

Nel Tarcentino, una persona è stata denunciata perché deteneva abusivamente fauna particolarmente protetta, mentre un residente a San Leonardo è stato denunciato per furto aggravato avendo esercitato illegalmente l’uccellagione, a cui si aggiunge la detenzione di esemplari di fauna particolarmente protetta e l’utilizzo diun richiamo acustico a funzionamento elettrico-elettromeccanico non consentito.
Nel corso di attività antibracconaggio nel territorio di Aquileia, un cacciatore è stato invece denunciato per lesioni colpose poiché con un colpo di fucile ha ferito seriamente un operatore del Corpo forestale regionale, violando altresì le norme sulla caccia: utilizzava un visore notturno, non consentito per tale attività.
Di recente, cinque cacciatori sono stati denunciati perché, in concorso tra loro, hanno catturato specie avicole non consentite, ovvero per avere abbattuto alcuni esemplari nel periodo di divieto. L’attività di controllo ha portato al sequestro di due fucili, numerose munizioni e degli animali abbattuti illegalmente. Il personale forestale ha inoltre contestato numerose violazioni amministrative, tra le quali la caccia abusiva in riserva, omesse annotazioni sul tesserino venatorio regionale, la caccia senza licenza, la detenzione di reti e/o di trappole, la caccia in orario non consentito, la detenzione abusiva di fauna migratoria, la caccia in prossimità di immobili, il mancato rispetto delle dimensioni delle gabbie, la raccolta di chiocciole in periodo di divieto e l’omessa esibizione della selvaggina abbattuta.
Le attività di accertamento sono state possibili non solo per l’impegno e la presenza del Cfr sul territorio, ma anche grazie alla collaborazione di persone sensibili alla tutela della fauna selvatica e, più in generale, sulla salvaguardia dell’ambiente naturale e sul rispetto della legalità. A tale proposito, il Cfr invita chiunque si imbattesse in reti per uccellagione, tagliole o altri oggetti per la cattura di fauna selvatica, ad allontanarsi immediatamente senza correre rischi, a non lasciare segni di presenza e a contattare con tempestività la Stazione forestale competente per territorio, oppure il Noava (telefono 0432.660092 e-mail: noava.cfr@regione.fvg.it), fornendo gli elementi utili per l’individuazione del sito.
Tutte le segnalazioni che pervengono agli uffici del Cfr, con priorità per quelle più puntuali e documentate, sono verificate nella loro attendibilità con gli opportuni riscontri per poter fronteggiare immediatamente i comportamenti illeciti.

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In copertina, due uomini del Noava con materiale sequestrato in Fvg.

Malghe e alpeggi in Friuli oggi saranno sotto la lente all’Abbazia di Rosazzo

“Malghe e alpeggi della montagna friulana”: questo il titolo del libro che sarà presentato oggi a Rosazzo e che apre il ciclo di tre incontri programmato per il mese di ottobre nell’ambito della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, curata da Margherita Reguitti, conduttrice degli incontri, e da Elda Felluga, nella suggestiva cornice della storica Abbazia.
L’appuntamento odierno sarà infatti con Mauro Pascolini, professore ordinario di Geografia all’Università di Udine, autore assieme a Franco Dreossi, funzionario del Corpo forestale regionale, del citato libro pubblicato dall’Editrice Co.EL. Il volume, fedele al suo dna di guida escursionistica uscita per la prima volta 25 anni fa, si propone, grazie ai nuovi contenuti e approfondimenti, come strumento per appassionati e neofiti di conoscenza della dimensione culturale e paesaggistica dell’alpeggio. Unisce tradizione e contemporaneità vivificata dalla riscoperta della montagna di prossimità avvenuta soprattutto a seguito della pandemia. Una mappa sviluppata in percorsi tematici e geografici delle realtà esistenti sul territorio che, grazie all’ammodernamento delle strutture e della viabilità, offrono, accanto ai tradizionali prodotti della lavorazione del latte, anche ospitalità e ristorazione. Servizi gestiti sempre di più da giovani uomini e donne che scelgono il ritorno a un ritmo lento di vita.
Gli altri incontri sono fissato per il 14 ottobre e il 28 ottobre. La rassegna, il cui genoma è il viaggio fisico, culturale e intellettuale, declinato attraverso la scrittura di narratori con esperienze di linguaggi diversi, nasce e cresce grazie alla sinergia fra la Fondazione Abbazia di Rosazzo e l’azienda Livio Felluga che dal 1956 ha come etichetta l’inconfondibile “carta geografica” a significare il forte legame fra il vino e il suo territorio di vocazione.  Gli incontri, che si terranno nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti Covid 19, inizieranno alle 18. Obbligatori green pass e prenotazione all’indirizzo fondazione@abbaziadirosazzo.it, fino a esaurimento dei posti disponibili.

L’Abbazia tra i vigneti.

(Foto Luigi Vitale)

La rassegna è realizzata grazie alla Fondazione Abbazia di Rosazzo, Livio Felluga, Vigne Museum associazione culturale e il Comune di Manzano.
Informazioni sui siti:
www.abbaziadirosazzo.it e http://www.liviofelluga.it e pagine social.

 

Corpo forestale Fvg, ruolo prezioso a difesa del nostro patrimonio naturale

All’interno delle sezioni del disegno di legge 130 approvate in questi giorni a maggioranza dalla II Commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia rientra, su indicazione dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, la nuova Disciplina delle funzioni del Corpo forestale regionale. In questo modo – precisa Arc – vengono codificati il ruolo, le funzioni e, come precisa l’esponente della Giunta Fedriga, «la stessa esistenza di una realtà istituzionale che deve continuare a svolgere il proprio compito a tutela dei beni non solo forestali, ma anche dell’ambiente, e di un patrimonio essenziale per l’intera comunità regionale, qual è quello naturale. A seguito della soppressione del Corpo forestale dello Stato – ha aggiunto Zannier – si era reso necessario un provvedimento normativo che individuasse le competenze del Corpo forestale regionale, per permettergli di continuare a svolgere mansioni che sono insostituibili e indifferibili sul territorio».


«Quanto approvato dalla Commissione – ha osservato l’assessore – non è infatti nulla di più che la certificazione delle attività a oggi ancora svolte dal Corpo forestale regionale, senza alcuna modifica. Infatti, con questa norma vengono confermate le prerogative del Cfr, che è stato istituito ai sensi dello Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia e che continuerà così nella sua azione di tutela delle risorse forestali, naturali e dell’ambiente. Beni che mai come oggi sono considerati, anche dall’opinione pubblica, una ricchezza insostituibile e da salvaguardare». Nell’occasione, Zannier ha ribadito la massima disponibilità a discutere i contenuti di una legge organica sul Cfr, per regolamentare funzioni e le attività di un Corpo che, com’è codificato e certificato da quanto approvato dalla Commissione, tornerà ad avere una legge regionale di riferimento.

L’assessore regionale Zannier.

Caccia, Regione e termini
per le quote delle riserve

«Attraverso un emendamento che sarà inserito nel ddl 130 la Giunta regionale potrà fissare i termini di pagamento delle quote per l’esercizio dell’attività venatoria nelle riserve di caccia regionali». Lo ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, dopo l’approvazione da parte della Giunta dell’emendamento che sarà ora inserito nel ddl 130 inerente la Legge regionale multisettoriale 2021. «A causa dell’emergenza pandemica – ha spiegato – alcune riserve di caccia non sono riuscite, molto spesso a causa di problemi logistici, a stabilire i termini per il pagamento delle quote. Con questo provvedimento la Regione interviene per dare tranquillità ai cacciatori e assicurare loro la possibilità di eseguire gli adempimenti burocratici necessari alla prosecuzione delle loro attività».

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In copertina, una bella immagine dall’alto del patrimonio forestale in Fvg. (Foto Legnoservizi.it)

 

Natura 2000, sul Tagliamento fuoco “controllato” contro le specie invasive

Nell’area golenale del fiume Tagliamento in località “Grave dei Mizzeri”, a Pinzano, verranno avviate durante questo mese delle manutenzioni della vegetazione ricorrendo a prove di “fuoco prescritto”, vale a dire di incendio controllato. Obiettivo dell’attività, che si svolgerà in circa mezza giornata di lavoro, è quello di contenere e possibilmente eliminare la radicazione di “Amorpha fruticosa”, una pianta alloctona e invasiva, che ha occupato la nicchia ecologica dell’habitat incluso nella zona speciale di conservazione (Zsc). L’attività sarà svolta dal Corpo forestale regionale e dai volontari del distretto di Protezione civile e antincendio boschivo della Val d’Arzino, con la regia del servizio Biodiveristà della Regione Fvg tramite la stazione forestale di Pinzano al Tagliamento.
Per l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche del Friuli Venezia Giulia, Stefano Zannier, si tratta di “un’importante iniziativa che si inserisce in una valutazione prettamente tecnico-scientifica con la finalità di salvaguardare gli ecosistemi inseriti nella rete Natura 2000. L’innovativa modalità è supportata, comunque, da importanti esperienze pregresse e sarà gestita con la consueta e competente attività del Corpo forestale Regionale e dal Servizio biodiversità della Regione”.
L’area d’intervento per l’esecuzione di questa prima prova – come informa una nota Arc – è stata individuata in una superficie di due ettari di golena, all’interno dei quali sono state ricavate due “aree di saggio”, che verranno risparmiate dalle fiamme, per confrontare e monitorare l’effetto del fuoco sull’evoluzione della vegetazione. L’attività di “fuoco prescritto” – come viene chiamata tecnicamente – si basa su un’attenta conoscenza del territorio e su una precisa progettazione della combustione, praticata nell’ambiente naturale in modo innovativo, ma utilizzando il fattore fuoco per la gestione e la conservazione di alcuni habitat prioritari che necessitano di interventi. Secondo la relazione del Servizio biodiversità regionale, in questo modo, la Regione Fvg, dopo aver approvato il Piano di gestione della Zsc che consente l’uso del fuoco per scopi gestionali, potrà verificare l’applicazione di un fuoco controllato in alternativa ai trattamenti meccanizzati, considerati molto impattanti.
Negli anni passati, interventi di manutenzione simili sono stati realizzati ampiamente nella Zona speciale di conservazione Greto Tagliamento, che fa parte della rete regionale di Natura 2000, con il progetto Life Magredi Grasslands durato sette anni, con il taglio o la trinciatura della vegetazione invasiva effettuata a più riprese negli anni con grosse macchine forestali, per ripristinare superfici a prato magredile.

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In copertina e qui sopra il fiume Tagliamento a Pinzano.

Troppa neve in Fvg, rotoballe di fieno in soccorso degli animali affamati

«Si stanno concludendo in queste ore le prime fasi delle operazioni di soccorso della fauna selvatica in difficoltà, curata in maniera sinergica dal personale del Corpo forestale regionale e della Protezione civile della Regione, con il supporto di alcuni cacciatori delle locali riserve di caccia». Lo hanno confermato il vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia con delega alla Protezione civile e l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Riccardo Riccardi e Stefano Zannier, evidenziando che «dopo le nevicate da record di fine dicembre e inizio gennaio, in certe zone il manto nevoso ha raggiunto i due metri di spessore e sono state innumerevoli le segnalazioni dei cittadini che hanno rilevato la presenza di ungulati in difficoltà. In genere per superare il rigore dell’inverno gli animali si spostano verso valle, dove il manto nevoso generalmente è più ridotto, ma talvolta, come accaduto in questa fase, anche il fondovalle è risultato coperto da uno spesso strato di neve. Ci sono quindi state numerose segnalazioni di esemplari sulle strade o in prossimità delle abitazioni, le uniche aree sgombre dalla neve nelle quali possono muoversi agevolmente».

Il Corpo forestale, d’intesa anche con i direttori delle riserve di caccia, ha quindi programmato – come informa Arc – un’attività di foraggiamento di soccorso dove erano segnalati gruppi di animali in difficoltà, con il duplice intento di proteggere la fauna selvatica ed evitare il rischio di un aumento degli incidenti stradali. Altri interventi sono stati effettuati in punti dove in passato, a seguito di grandi nevicate, sono state registrate morie di animali. Zannier ha spiegato che «data la diminuzione della presenza umana causata dalle misure anti Covid-19, gli animali tendono ad avvicinarsi più del solito a paesi, abitazioni e strade. Sono quindi stati pianificati e calibrati su base scientifica alcuni interventi che tengono conto del rispetto della biologia e dell’ecologia delle specie presenti in Friuli Venezia Giulia. Per queste operazioni di soccorso è stato quindi impiegato un foraggio molto grezzo e ricco di cellulosa, messo a disposizione dal Servizio biodiversità della Regione, proveniente dallo sfalcio di aree prative situate in ambienti naturali ad alta valenza ecologica».

Il foraggiamento artificiale degli ungulati selvatici, infatti, è una pratica di emergenza che richiede particolari cautele: i ruminanti selvatici d’inverno sono abituati a una alimentazione scarsa e fibrosa, si adattano difficilmente a brusche variazioni derivanti dalla somministrazione di alimenti eccessivamente energetici e proteici, che possono causare gravi alterazioni metaboliche, con esiti anche letali. È, inoltre, necessario pianificare con particolare cura la distribuzione dei punti di foraggiamento al fine di evitare assembramenti che agevolano la trasmissione di patogeni e parassiti tra animali già indeboliti dai rigori di un inverno particolarmente freddo e nevoso. «Per questi motivi, in presenza di animali in difficoltà – hanno ribadito Riccardi e Zannier -, è opportuno che la popolazione non distribuisca alimenti autonomamente, ma avverta la locale stazione forestale, che valuterà la strategia d’intervento più idonea».
Come evidenziato del vicegovernatore Riccardi, «tutte le operazioni di movimentazione delle rotoballe è stata curata dalla Protezione civile del Friuli Venezia Giulia in sinergia con il personale del Corpo forestale e il contributo anche di numerosi cacciatori locali. Con i mezzi della Protezione civile sono state distribuite dai centri di smistamento fino ai punti di alimentazione degli animali 74 balle di alimento fibroso con interventi nei Comuni di Tarvisio, Paluzza, Sutrio, Ligosullo, Forni Avoltri, Sauris, Ovaro e Paularo. Per raggiungere alcuni punti, sfruttando missioni già programmate per altre attività, è stato impiegato anche l’elicottero della Protezione civile».

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In copertina e all’interno alcune immagini del soccorso della fauna selvatica con rotoballe di fieno.

(Foto Regione Fvg)