Confagricoltura Fvg è preoccupata per l’accordo Ue-Mercosur: molto penalizzate zootecnia e cerealicoltura

Confagricoltura ha appreso con disappunto la notizia dell’accordo Ue-Mercosur (che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) al quale si è sempre opposta fermamente per i rischi che comporta per gran parte del settore primario e per i consumatori italiani.
«L’intesa non garantisce equità e reciprocità nei rapporti, né protezione per il nostro modello agricolo – è il pensiero di Confagricoltura Fvg –. Comprendiamo la necessità di approfondire le relazioni commerciali internazionali, ma questo non deve avvenire a discapito degli agricoltori europei e delle nostre produzioni».
«Le preoccupazioni principali riguardano l’impatto derivante da una maggiore apertura alle importazioni di prodotti agroalimentari dal Mercosur, in particolare carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero – spiega il presidente regionale di Confagricoltura, Philip Thurn Valsassina -. Pur presentando potenziali vantaggi per alcuni settori industriali, l’intesa è altamente penalizzante per le produzioni europee e italiane in termini di concorrenza e sicurezza alimentare. Inoltre, permangono forti dubbi sulla garanzia degli stessi standard di sicurezza alimentare a tutela dei consumatori e stesse regole del lavoro, di sostenibilità e di competitività, a tutela di lavoratori e imprese».
Per questo, Confagricoltura, in linea con il Copa-Cogeca, attende di valutare con attenzione i termini dell’accordo per capire se sarà stato inserito il tema della reciprocità che deve essere alla base dell’intesa.

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In copertina, la presidente Ursula von der Leyen con i rappresentanti del Mercosur.

I giovani di Confagricoltura Fvg chiedono una svolta alla politica Ue a cominciare dalla semplificazione della burocrazia

I giovani di Confagricoltura Fvg, durante un recente incontro, hanno discusso su quanto emerso in occasione dell’assemblea straordinaria che Confagricoltura ha organizzato a Bruxelles nella sede del Copa-Cogeca. Come prima cosa, è emersa è la necessità di una profonda semplificazione burocratica e della salvaguardia del potenziale produttivo delle imprese, condividendo di fatto le proposte presentate dalla stessa organizzazione agricola, al termine dei lavori assembleari, ai componenti del Consiglio Agricoltura dell’Ue.


Per Confagricoltura i limiti della Pac, in vigore dallo scorso anno, sono stati subito evidenti. Prova ne sia il fatto che, per applicare la nuova normativa, le amministrazioni nazionali hanno dovuto redigere piani strategici di migliaia di pagine. Gli adempimenti burocratici sono saliti a dismisura a fronte di risorse finanziarie in calo e l’eccezionale rialzo dell’inflazione ha aumentato le difficoltà degli agricoltori. Si è discusso molto sul bilancio dell’Ue destinato all’agricoltura, ma l’aiuto diretto della Pac è ormai ridotto a 120 euro, in media, a ettaro.
Per Fabio d’Attimis Maniago Marchiò, coordinatore dei giovani di Confagricoltura Fvg, la prossima scadenza della legislatura europea rende oltremodo complicata la modifica degli atti di base della Pac, ma esistono strade alternative. In caso di emergenze e di cause di forza maggiore possono essere sospese le sanzioni previste per l’inadempimento ed è doveroso ricordare come, dalla pandemia all’impatto economico dell’aggressione dell’Ucraina, fino alla recente crisi in Medio Oriente, l’agricoltura italiana ed europea è in stato di emergenza da oltre tre anni. In aggiunta ai vistosi limiti della Pac, il settore è alle prese con le conseguenze dell’aumento senza precedenti dei tassi di interesse. Da qui la richiesta di una moratoria presentata da Confagricoltura, concordata a livello europeo, a supporto della liquidità delle imprese.
«Come giovani imprenditori – ha sottolineato Alberto Vendrame – siamo convinti sostenitori del libero mercato e del multilateralismo per la gestione del commercio internazionale, ma vanno previste clausole di salvaguardia automatiche quando i flussi delle importazioni raggiungono livelli tali da destabilizzare i mercati agricoli dell’Ue. Un’altra questione da affrontare è quella della reciprocità delle regole negli accordi commerciali con i Paesi terzi: dalla sicurezza alimentare, alla tutela del lavoro, delle risorse naturali e del benessere animale. Se riduciamo la produzione europea e aumentiamo le importazioni da Paesi dove vigono normative meno rigorose di quelle europee, riduciamo la sicurezza alimentare e allo stesso tempo importiamo più CO2».

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In copertina e all’interno, Fabio d’Attimis Maniago Marchiò e  i giovani di Confagricoltura Fvg.

Emissioni, Confagricoltura Fvg plaude: bene il voto dell’Ue che esclude le stalle

«Con il voto alla Commissione Agricoltura dell’Eurocamera, sono state accolte le richieste di Confagricoltura a difesa del comparto zootecnico, escludendo gli allevamenti bovini dagli obblighi derivanti dalla Direttiva sulle emissioni industriali, ed eliminando ogni ulteriore aggravio per gli allevatori di suini e pollame». È il commento del presidente regionale dell’Organizzazione, Philip Thurn Valsassina, all’esito della votazione in merito alla proposta di revisione della Direttiva sulle emissioni industriali. Ora il voto passerà in commissione Ambiente.

Philip Thurn Valsassina


Confagricoltura ha seguito il dossier da vicino, lavorando assieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca, evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della Direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da molte difficoltà che rischiano di compromettere irreversibilmente la produttività delle imprese agricole italiane.
«Riteniamo assurdo e infondato paragonare gli allevamenti alle attività industriali – sottolinea infatti il presidente di Confagricoltura Fvg, Thurn Valsassina – dal momento che c’è un impegno forte da parte del mondo zootecnico nel dare una risposta a una sempre maggiore richiesta di attenzione verso l’ambiente, che vede l’Italia primeggiare sul fronte delle tecnologie innovative e della sostenibilità, come peraltro dimostrano i risultati ottenuti rispetto alle emissioni di ammoniaca e gas serra che, negli ultimi 30 anni, si sono ridotte rispettivamente del 24 per cento e 12 per cento, secondo l’Ispra».

Il Parlamento europeo.

Confagricoltura: la proposta svedese sulle emissioni industriali penalizzerebbe gravemente la nostra zootecnia

“Il voto del 16 marzo al Consiglio Ue ambiente (alla presenza dei Ministri dell’ambiente dei Paesi membri) non va nella direzione auspicata. La proposta di Direttiva sulle emissioni industriali – Ied (ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e anidride carbonica che riguardano le emissioni del comparto agricolo per il 7 per cento) la quale, pure dopo la proposta svedese di compromesso, prevede l’inclusione del settore bovino nel campo di applicazione con le conseguenti soglie di 350 unità di bestiame vivo per bovini e suini, non è stata corretta come Confagricoltura aveva chiesto. Lavoreremo insieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca affinché, nella fase di discussione, riesca a modificare l’orientamento generale e arrivare a una decisione finale favorevole per le imprese e per il settore degli allevamenti”. Così, in una nota, Confagricoltura commenta l’esito della votazione alla proposta svedese che amplia la sfera di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali includendo anche il settore bovino, attualmente escluso.

David Pontello


«Si tratta di una Direttiva che colpisce principalmente i piccoli allevamenti familiari i quali hanno rappresentato, negli anni, un tessuto economico e sociale importante per il territorio e la produzione della Dop e Igp (le famose “eccellenze agroalimentari”) – spiega David Pontello, responsabile della Sezione Economica zootecnica regionale di Confagricoltura -. Inoltre, rappresenta una nuova complicazione burocratica che equivale a un ulteriore costo (in termini economici e di tempo speso) che contribuisce a limitare l’attività e, in un certo qual modo, la voglia di investire nel comparto».
“Ringraziamo il ministro Pichetto Fratin e il Governo italiano per avere tenuto conto dei rilievi avanzati da Confagricoltura. Bene ha fatto l’Italia a esprimersi negativamente, – aggiunge l’organizzazione agricola – evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da numerose difficoltà. Sottovalutando l’impatto sul comparto, questa decisione rappresenta un disastro per la zootecnia”, conclude Confagricoltura.

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In copertina, un allevamento friulano di bovine di razza Frisona.

Il florovivaismo tra nuova legge, export e tutela sotto la lente di Coldiretti

Legge sul florovivaismo, difficoltà dell’export per i rigidi requisiti fitosanitari, in particolare in Gran Bretagna per effetto della Brexit, ma non solo, e la definizione dei costi di produzione per evitare pratiche sleali, sono stati tra i temi al centro dell’ultimo incontro della Consulta florovivaistica della Coldiretti. Sulla proposta di legge sul florovivaismo approvata alla Camera, e che inizia ora l’iter al Senato, il presidente della Consulta, Mario Faro, ha evidenziato alcune criticità legate alle definizioni proposte. La Consulta ha ribadito il ruolo centrale dei garden center che sono i principali clienti dei produttori di fiori e piante, ma ha anche sollecitato una migliore definizione delle diverse figure, per evitare una confusione maggiore di quella che si vorrebbe risolvere.
Un’altra critica – come informa Il Punto Coldiretti – è stata espressa sul Coordinamento permanente definito dalla nuova normativa che esclude la presenza delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e che dunque oggi prevede che gli indirizzi per il settore arrivino solo dai rappresentanti del ministero. Un altro elemento da migliorare è la definizione dei soggetti che possono partecipare ai contratti di coltivazione in modo da evitare che gli appalti vadano alle aziende senza terra.
La Consulta ha anche bocciato l’apertura prevista dalla legge della partecipazione dei cittadini alla cura del verde urbano. Resta comunque l’importanza di affrontare le problematiche del settore in termini di filiera, perché Faro ha ribadito che l’impegno della Consulta è di rappresentare tutti i segmenti del florovivaismo. Un altro elemento è di puntare a un marchio nazionale per identificare l’origine del prodotto, mentre la legge va verso la declinazione di marchi provinciali. Dopo l’esame della proposta di legge, l’attenzione si è focalizzata sull’effetto Brexit anche per il florovivaismo, una questione da risolvere a livello di Unione europea dove è importante la nomina a vicepresidente del gruppo floricolo del Copa-Cogeca di Gianluca Boeri.
Le norme fitosanitarie restrittive – conclude la nota – sono un importante nodo da sciogliere perché la questione non riguarda solo la Gran Bretagna, ma anche altri Paesi come per esempio la Giordania. E per questo l’invito è di coinvolgere anche il sistema fitosanitario nazionale. Un altro tema sensibile è la definizione dei costi di produzione fondamentale per tutelare i produttori dall’applicazione di pratiche sleali sia nella commercializzazione che nelle gare di appalto.
E infine la proposta di verificare se le misure europee per la promozione adottate per l’emergenza Covid possano essere utilizzate anche per il settore florovivaistico tra i più colpiti dalla crisi. In questo caso potrebbero essere avviate iniziative nel nostro Paese finalizzate a favorire un aumento dei consumi di fiori e piante.​

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In copertina, le primule che annunciano la primavera.

 

Confagricoltura alza la voce contro l’Ue: no alla “carne sintetica”

di Gi Elle

Confagricoltura alza la voce dicendo ancora una volta un no fermo alla cosiddetta “carne sintetica”. L’Europarlamento ha, infatti, bocciato gli emendamenti che avrebbero bloccato l’uso di denominazioni ingannevoli per alimenti di origine vegetale spacciati per hamburger, salsicce o bistecche, veramente di carne. La posizione va contro la trasparenza per la quale l’organizzazione nazionale degli imprenditori agricoli si batte da tempo, a favore dei consumatori e delle imprese zootecniche. Altrettanto ha fatto il Copa-Cogeca, con una campagna di comunicazione europea.

Massimiliano Giansanti


«I consumatori – afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che è anche vicepresidente del Copa – hanno il diritto di scegliere i prodotti che desiderano, basando la propria scelta su informazioni affidabili che riflettano correttamente le caratteristiche del prodotto. Spesso, invece, queste informazioni si rivelano ingannevoli». Invece, proprio in seguito alla decisione appena presa dall’Europarlamento, «rimane la possibilità – sottolineano gli agri-imprenditori anche del Friuli Venezia Giulia guidati da Philip Thurn Valsassina – di utilizzare termini impropri per prodotti appartenenti a categorie alimentari diverse».
«Confagricoltura – conclude Giansanti – continuerà la battaglia in tutte le sedi istituzionali per garantire la correttezza delle informazioni, la trasparenza verso il consumatore, nonché per tutelare gli interessi delle imprese del settore zootecnico, portabandiera del “Made in Italy” nel mondo».

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, il burger tipica proposta dell’alimentazione veloce di oggi.