Impatto ambientale degli allevamenti con soglia ridotta: Confagricoltura Fvg è molto critica sulla nuova direttiva dell’Ue

Forte dissenso dalla delegazione di Confagricoltura riunita a Strasburgo fuori dal Parlamento Europeo, a margine del voto in sessione plenaria che ha confermato la decisione del trilogo riducendo le soglie per l’applicazione dell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) per le imprese suinicole e avicole. Finora erano soggetti all’Aia solo due tipi di allevamento: quelli di pollame con potenzialità produttiva massima superiore a 40 mila posti e quelli di suini con potenzialità produttiva massima superiore a 2 mila posti da produzione (di oltre 30 kg) o 750 posti scrofe. Quando entrerà in vigore la Direttiva appena approvata, le soglie per essere obbligati a richiedere l’Aia verranno abbassate a circa 1.170 posti stalla per i suini, a esempio.

David Pontello


«L’esito finale è fortemente negativo per le nostre aziende – commenta il suinicoltore David Pontello, responsabile della Sezione zootecnica di Confagricoltura Fvg -. La misura nasceva con l’intento di prevenire e ridurre le emissioni del settore industriale e di quello agricolo a cui è stata estesa con un alquanto inappropriato paragone. Obiettivo che questa Direttiva, per come è stata pensata, non potrà raggiungere. Il risultato è un ulteriore carico burocratico per le nostre imprese agricole le quali, invece, chiedono da tempo uno snellimento degli impegni amministrativi che frenano la produttività. Con queste modalità si ostacola la competitività e la capacità d’impresa dei nostri allevatori, aumentando i costi di produzione e “premiando” i produttori dei Paesi terzi, senza benefici per la tutela ambientale. Ora confidiamo in una valutazione più attenta ed equilibrata da parte del Consiglio Ue, che dovrà dare il via libera definitivo al testo».

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In copertina, allevamento di suini in una foto di Marco Mezzadri.

Confagricoltura: la proposta svedese sulle emissioni industriali penalizzerebbe gravemente la nostra zootecnia

“Il voto del 16 marzo al Consiglio Ue ambiente (alla presenza dei Ministri dell’ambiente dei Paesi membri) non va nella direzione auspicata. La proposta di Direttiva sulle emissioni industriali – Ied (ossido di azoto, ammoniaca, mercurio, metano e anidride carbonica che riguardano le emissioni del comparto agricolo per il 7 per cento) la quale, pure dopo la proposta svedese di compromesso, prevede l’inclusione del settore bovino nel campo di applicazione con le conseguenti soglie di 350 unità di bestiame vivo per bovini e suini, non è stata corretta come Confagricoltura aveva chiesto. Lavoreremo insieme al Parlamento europeo e al Copa Cogeca affinché, nella fase di discussione, riesca a modificare l’orientamento generale e arrivare a una decisione finale favorevole per le imprese e per il settore degli allevamenti”. Così, in una nota, Confagricoltura commenta l’esito della votazione alla proposta svedese che amplia la sfera di applicazione della direttiva sulle emissioni industriali includendo anche il settore bovino, attualmente escluso.

David Pontello


«Si tratta di una Direttiva che colpisce principalmente i piccoli allevamenti familiari i quali hanno rappresentato, negli anni, un tessuto economico e sociale importante per il territorio e la produzione della Dop e Igp (le famose “eccellenze agroalimentari”) – spiega David Pontello, responsabile della Sezione Economica zootecnica regionale di Confagricoltura -. Inoltre, rappresenta una nuova complicazione burocratica che equivale a un ulteriore costo (in termini economici e di tempo speso) che contribuisce a limitare l’attività e, in un certo qual modo, la voglia di investire nel comparto».
“Ringraziamo il ministro Pichetto Fratin e il Governo italiano per avere tenuto conto dei rilievi avanzati da Confagricoltura. Bene ha fatto l’Italia a esprimersi negativamente, – aggiunge l’organizzazione agricola – evidenziando l’insostenibilità dell’applicazione della direttiva sugli allevamenti, già fortemente provati da numerose difficoltà. Sottovalutando l’impatto sul comparto, questa decisione rappresenta un disastro per la zootecnia”, conclude Confagricoltura.

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In copertina, un allevamento friulano di bovine di razza Frisona.