Prosecco tra consumo consapevole e nuove opportunità oggi a Casarsa con la Cantina CVC. Tante proposte per gli ultimi tre giorni alla Sagra del vino

In un mercato del vino in evoluzione – tra nuove richieste dei consumatori, come quella di una minore gradazione alcolica – il bere consapevole diventa fondamentale per intraprendere la via del futuro anche in territori dove esiste una tradizione enologica di lunga data. Come nel caso di Casarsa della Delizia, dove nel 2024 la storica Cantina sociale La Delizia ha unito le forze con la consorella di Conegliano Vittorio Veneto (tra le più grandi del Nordest) dando vita a CVC, tra i leader del Prosecco a livello nazionale.


Oggi, 3 maggio, alle ore 18 nella sala consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich – nel contesto della Sagra del Vino fondata proprio dalla Cantina casarsese nel secondo Dopoguerra – il presidente di Cantina CVC Stefano Zanette dialogherà sul bere consapevole e sulle altre sfide del momento, dai mercati internazionali all’evoluzione dei consumi, con il vicedirettore del Consorzio Prosecco Doc Andrea Battistella, il quale terrà la relazione “Prosecco. Tra consumo consapevole e nuove opportunità”. L’incontro è ospitato dal Comune e dalla Pro Loco di Casarsa della Delizia, che hanno raccolto dalla cantina il testimone nell’organizzazione della grande manifestazione.
Sarà anche l’occasione per conoscere più da vicino la nuova CVC, che ha numeri di tutto rilievo. Sono 1500 i soci e 6 mila ettari vitati con uve conferite nei centri di Casarsa, Vittorio Veneto e Sacile. Il fatturato si avvicina ai 150 milioni di euro. La cooperativa imbottiglia negli stabilimenti di Conegliano e Casarsa quasi 45 milioni di bottiglie con i propri marchi ed è inoltre socia della “La Marca cooperativa sca”, società cooperativa agricola di secondo grado composta da altre sette cooperative con una produzione di vini, soprattutto Prosecco Doc, Conegliano Valdobbiadene Docg e Pinot grigio, ponendosi così come una realtà di rilievo a livello nazionale.
«Una cooperativa – ha affermato Zanette – che ora deve guardare avanti senza fare a meno di interrogarsi come evolverà il mercato del vino, a partire dalla sensibilità del consumatore al brand Prosecco, sempre più punta di diamante del mercato del vino nel mondo con oltre 650 milioni di bottiglie. Ma senza dimenticare neanche il consumo consapevole e le nuove opportunità come quelle date dai vini a bassa gradazione alcolica per venire sempre più incontro alle richieste dei consumatori, soprattutto quelli giovani, che hanno voglia di bere del buon vino e non alterare le capacità alla guida o della propria salute. Di tutto questo discuteremo a Casarsa, dove la viticoltura cooperativa ha portato a un grande sviluppo economico e sociale grazie all’intuizione di 112 agricoltori che nel 1931 fondarono la cantina, la quale a sua volta nel Secondo Dopoguerra visse il suo grande sviluppo anche grazie alla felice intuizione della Sagra del Vino. Una tradizione che vogliamo mantenere viva nella nostra nuova CVC. Proprio in un libro sulla storia della Cantina sociale di Casarsa abbiamo trovato un motto che ben sintetizza lo spirito dell’incontro del 3 maggio: per godere il vino bisogna berlo in compagnia. E, aggiungiamo, berlo in maniera consapevole».
«Siamo felici – ha aggiunto il sindaco Claudio Colussi – di poter ospitare in sala consiliare questo importante momento di analisi e sensibilizzazione voluto dalla cantina CVC sul bere consapevole. Il mondo del vino si evolve, ma rimane di fondamentale importanza per il tessuto economico e sociale della nostra comunità». «Proprio in occasione del convegno – ha concluso Antonio Tesolin, presidente della Pro Casarsa – abbiamo coinvolto l’art-influencer casarsese Alessandro Chersovani per realizzare un’immagine che inviti al bere responsabile, coinvolgendo così anche attraverso i social pure i più giovani su questo importante aspetto».

Le Vecchie Glorie di Casarsa.

(Foto Devis Solerti)

E, intanto, la Sagra del vino è giunta alle battute conclusive. Questo, pertanto, il programma:

Oggi – Alle 15 4° Memorial Luigi Rizzello Quarti di Finale e Semifinale Torneo Nazionale FITP di tennis di 4ª Categoria maschile e femminile a cura di Associazione Dilettantistica Tennis Casarsa San Giovanni Centro polisportivo comunale, piazzale Bernini; 15.00 Immergiamoci nei Giochi Giochi da tavolo e con materiali riciclati per recuperare il gusto di stare insieme. Organizzato da Associazione di Volontariato Il Noce di Casarsa in collaborazione con gli amici delle Famiglie Ludiche Sestensi. Giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2; 17.00 Ruota del riciclo Metti alla prova le tue conoscenze con Ambiente Servizi! Piazza Italia separa, recupera, ricicla; 17.00 Trucca bimbo con Alexia Ottica Franceschetto mette a disposizione dei vostri bambini Alexia, truccatrice Pro e influencer, saprà rendere magico il loro pomeriggio con fantastici trucchi da supereroe, principessa o animaletto preferito Ottica Franceschetto, piazza Italia 17; 17.30 Spazio per bambini 4M3 Aps Partecipazione gratuita – Fino alle 19.00 4M3 APS, via G. Pasolini 22; 18.00 Apertura Luna Park e Chioschi Enogastronomici; 18.00 Prosecco, Tra Consumo Consapevole e Nuove Opportunità a cura di CVC relatore dott. Andrea Battistella vice direttore Consorzio Prosecco DOC Sala Consiliare di Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2; 18.00 Sagra e Samba con DJ Carinz e Nordio 77a del Zeb Cafè, via Risorgimento 14; 19.00 Superevento! Back To The Sound 15° Anniversario – Il Top! Art of Sound e Luca Bacardi Voice Punto d’Ombra, piazza Italia 10; 20.00 Ignazio Music Show Live Serata mix dance-karaoke – Ristorante Al Posta, via Valvasone 12/14; 21.00 Rockover Area condivisa BirrElia, Chiosco ASD Libertas Casarsa, Chiosco Polisportiva Basket Casarsa e Chiosco ASD Vecchie Glorie Calcio Casarsa, via XXIV Maggio 14; 21.30 Stasera Si Suona Musica dal vivo con i Tipi – Birra Ceca Krusovice Bar Agli Amici, piazza Italia 18.

Domani – Alle 9 Torneo Minivolley a cura di A.S.D. Volley del Sanvitese – Premiazioni alle 12.00 Palestra della Scuola Secondaria di Primo Grado Enrico Fermi, via Castellarin 1; 09.30 Torneo di Basket Under 17 Femminile a cura di Polisportiva Basket Casarsa. Per la sensibilizzazione contro ogni violenza di genere – Premiazioni alle 17.30 Palarosa, Centro polisportivo comunale, piazzale Bernini; 09.30 Gara di Agility straordinarie acrobazie dei nostri amici a 4 zampe, da ammirare e applaudire. Campo gara all’aperto con punto di ristoro e posto camper. Giudice Gabriele Perrone Gara valevole per le selezioni WAO e il trofeo FVG Ex-Polveriere, via Polveriere 17; 10.00 Mercatino Arti, Sapori, Mestieri e Creatività via G. Pasolini, via Risorgimento, via Valvasone, via Menotti; 10.00 Apertura Straordinaria Biblioteca Civica Nico Naldini dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 19.00 Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2; 10.00 Alberio Castellarin in uniforme e non solo Mostra Fotografica; Giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2 tutto il giorno il Giardino dei Libri; 10.00 Dimostrazione di Tiro con l’Arco a cura di ASD Arcieri della Fenice FVG Giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2; 10.00 Spazio per Bambini 4M3 APS Partecipazione gratuita – Fino alle 12; 4M3 APS, via G. Pasolini 22 11.00 Apertura Luna Park Chioschi Enogastronomici; 11.00 Esposizione Auto-Tuning a cura di Darkside Tuning Team – Fino alle 22.00 Via Udine; 11.00 Training: Filari di Bolle degustazione guidata vincitori Filari di Bolle a cura di AIS FVG Evento gratuito, posti limitati, prenotazione al 338 7874972 Amateca, Isola centrale di via XXIV Maggio; 15.00 4° Memorial Luigi Rizzello – Finali Torneo Nazionale FITP di Tennis di 4a Categoria maschile e femminile a cura di Associazione Dilettantistica Tennis Casarsa San Giovanni Centro polisportivo comunale, piazzale Bernini; 15.00 Dimostrazione di Tiro con l’Arco a cura di ASD Arcieri della Fenice FVG Giardino di Palazzo Burovich de Zmajevich, via Risorgimento 2; 15.30 Effetti Collaterali abbandonato ormai il mondo circense dei grandi sipari, la nostra coppia si presenta con due valigie rimaste. Convinti di essere ancora le stelle della pista, portano in strada i loro numeri del passato, dagli acrobatici giocolieri ai manipolatori di fuoco fino alla donna proiettile. Colleghi discordi, alla ricerca di un ultimo applauso mettono in scena per un pubblico improvvisato la loro commedia. Piazza Cavour; 16.00 Gli Amici dei Cartoni Animati animazione itinerante con il Progetto Giovani Casarsa. Fino alle 18.00 Itinerante per le vie del centro; 16.00 Il Pucci e Sua Altezza Ana trampolieri a spasso tra le giostre – Fino alle 18.00 Itinerante per le vie del centro; 16.30 Mr Coso Comedy Magic uno spettacolo dove un eccentrico mago tenterà di imitare a modo suo le grandi personalità della prestigiazione classica e non. Vedremo questo bizzarro figuro destreggiarsi maldestramente con numeri di cartomagia, ipnosi con conigli di pezza, fachirismo, escapologia delle mutande, giocoleria. Il tutto coronato sul finale dalla pericolosissima guida bendata di bicicletta. Uno spettacolo atipico, divertente e sempre fresco grazie alla costante interazione con il pubblico che verrà spesso attraversato dall’interrogativo: ma c’è o ci fa?” Piazza Cavour; 17.00 L’Aperitivo e Fantasia di Crostini Cantina Bortolin Angelo di Valdobbiadene Bar Agli Amici, piazza Italia 18 17.30; Effetti Collaterali Piazza Italia; 17.30 Spazio per Bambini 4M3 APS Partecipazione gratuita – Fino alle 19.00 4M3 APS, via G. Pasolini 22; 18.00 Oasi Danze&Fitness di Casarsa Esibizione dei ragazzi di hip hop, danza moderna, balli standard, latini, sincro latin, con la straordinaria esibizione dei campioni italiani di danze standard. Piazza Cavour ;18.00 PDO Off – Si Finisce in Bellezza! One Man Show con Luciano Gaggia DJ, la festa e il divertimento non sono mai stati così belli! Punto d’Ombra, piazza Italia 10; 18.00 Gin Mare Party con DJ Moretto e DJ Carinz Zeb Cafè, via Risorgimento 14; 18.30 Mr Coso Comedy Magic Piazza Italia.

Lunedì – Ore 17 Ragazzinfesta – Apertura Luna Park Giornata di divertimento al Luna Park offerta dai gestori delle attrazioni – Fino alle 20.00; 18.00 Apertura Chioschi Enogastronomici 19.00 La Grande Sfida della Paella Solo per l’ultima sera specialità Paella con sfida tra gli Chef Vito “Scracco” Norrito e Paolo “Chiavanocciulo” Dal Bo Chiosco ASD Vecchie Glorie Calcio Casarsa, via XXIV Maggio 10; 20.30 Estrazione Lotteria Vecchie Glorie Chiosco ASD Vecchie Glorie Calcio Casarsa, via XXIV Maggio 10; 21.00 Giochiamo in Casa e lo facciamo col botto: salutiamo la sagra al ritmo travolgente delle consolle di Lollo DJ e DJ Pitty, due talenti a chilometro zero che faranno ballare il cuore del nostro territorio Via XXIV Maggio; 21.30 Aspettando i F… Arrivederci al Prossimo Anno Bar Agli Amici, piazza Italia 18; 22.30 Spettacolo Pirotecnico Ritorna il tradizionale spettacolo conclusivo della Sagra del Vino, Via XXIV Maggio.

Anche Ambiente Servizi partecipa alla storica Sagra del Vino di Casarsa della Delizia, giunta alla 77ª edizione, con uno stand interattivo e informativo pensato per coinvolgere cittadini e famiglie sui temi della raccolta differenziata e della sostenibilità. L’appuntamento è per oggi, dalle 14 alle 18, nell’isola centrale di Piazza Italia: qui sarà allestito uno spazio colorato e riconoscibile, grazie a banner, desk e bandiere personalizzate, dove operatori e volontari accoglieranno i visitatori con materiali informativi e un’attività ludica a tema ambientale. Protagonista dello stand sarà la Ruota del Riciclo, un gioco interattivo che metterà alla prova le conoscenze dei partecipanti sulle buone pratiche della raccolta differenziata. Dopo aver girato la ruota e pescato una domanda a tema riciclo, i più preparati riceveranno in premio una matita “infinita” in bambù, simbolo di riutilizzo ed economia circolare. Durante l’iniziativa verranno distribuite cartoline informative e calendari aggiornati della raccolta differenziata per il Comune di Casarsa, utili promemoria per semplificare il corretto conferimento quotidiano dei rifiuti. Con questa presenza, Ambiente Servizi ribadisce il proprio impegno nella sensibilizzazione ambientale e nella promozione di comportamenti virtuosi, in linea con gli obiettivi di sostenibilità e attenzione al territorio che da sempre caratterizzano l’azienda. Non si tratta della prima iniziativa in tal senso: negli anni scorsi la Società aveva già lanciato #iofaccioladifferenza, progetto che simbolicamente premiava – sulla base di elementi plurimi quali durata dell’evento, quantità di rifiuti prodotta e qualità del rifiuto raccolto – le associazioni che più si sono distinte negli standard e best practices ambientali. Ricordiamo inoltre che dal sito www.ambienteservizi.net è scaricabile la “Convenzione”, documento che ha lo scopo di agevolare gli organizzatori di feste e sagre paesane non addebitando costi relativi alle raccolte (se effettuate nelle giornate previste da calendario) nonché alle spese di trasporto e noleggio delle attrezzature.

Meno Pinot grigio ma di ottima qualità: vendemmia conclusa nella Doc Venezie

A gonfie vele il Pinot grigio delle Venezie, vale a dire la Doc interregionale che si estende  fra Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. La scorsa settimana si è, infatti, ufficialmente chiusa la quinta stagione produttiva della importante varietà che ha conquistato il mondo anche nelle ultime zone del Trentino, con un ritardo generalizzato (per tutte le varietà precoci del Nordest) che va dai 7 ai 15 giorni rispetto al 2020. Il trend di metà estate anticipava cali più o meno lievi della produzione – da un -5% in Friuli a un -10/-15% in Veneto e nella Provincia autonoma di Trento – che, in compenso, sono stati accompagnati a fine vendemmia da un ottimo stato fitosanitario dell’uva e da qualità eccellente diffusa su tutto l‘areale.

Albino Armani


L’andamento climatico è stato decisamente altalenante in tutto il Nordest – caratterizzato da eventi estremi, a partire dalla gelata dell’8/9 aprile, dalle temperature basse nel mese di maggio (che hanno ritardato la fioritura ai primi di giugno) e alte nel mese successivo, dallo stress idrico ed eccessivo caldo di metà agosto. Ma ciò non ha compromesso la salute né la qualità del Pinot grigio, anzi, «rispetto al 2020, ci aspettiamo un Pinot grigio più fresco, elegante e di buona struttura, che già dagli ultimi prelievi effettuati a fine agosto in aree del Veneto occidentale presentava un equilibrio zuccheri/acidi perfetto, dovuto principalmente alle basse temperature notturne registrate da metà agosto in avanti. A livello di qualità dell’uva, un’annata uguale – se non migliore – alla 2015», aveva spiegato il dottor Diego Tomasi, del Centro Ricerca Viticoltura ed Enologia di Conegliano, nel corso del focus vendemmiale organizzato da Assoenologi Sezione Veneto Occidentale. Il merito va soprattutto ai viticoltori che, non solo dimostrano anno dopo anno grande consapevolezza nella gestione di quest’uva particolarmente delicata, sensibile alle muffe e alle condizioni di umidità e che necessita quindi di cure speciali, ma che, in particolare quest’anno, hanno saputo affrontare egregiamente una situazione climatica difficile, trovando le giuste soluzioni per portare in cantina un’uva eccellente.

Rodolfo Rizzi, direttore della Cantina di Ramuscello e San Vito e presidente Assoenologi Friuli Venezia Giulia, descrive una stagione produttiva di non facile gestione, causata soprattutto dal clima siccitoso e molto caldo, che ha spesso indotto il vignaiolo ad intervenire con l’irrigazione di soccorso o a posticipare la defogliazione (per le alte temperature di agosto), ma che «ha portato a maturazione un’uva eccellente, con un equilibrio perfetto dei parametri chimici, superiore alla media. La vendemmia è iniziata con un ritardo di 10/15 giorni, terminando intorno al 22 settembre e la quantità, come previsto a metà estate, risulta leggermente inferiore al 2020 di circa il -5%».

Rodolfo Rizzi

«Nel Veneto occidentale la vendemmia del Pinot grigio si è conclusa intorno alla metà di settembre», spiega Alberto Marchisio, direttore generale di Cantine Vitevis e presidente Assoenologi Veneto Occidentale. «Rispetto alle previsioni di luglio – aggiunge -, considerato l’avvio un po’ complicato dovuto a piogge ripetute, non vi sono state problematiche importanti a livello sanitario e la qualità dell’uva ha di gran lunga superato le nostre aspettative. Il vendemmiato è di qualità ottima, superiore a quella dello scorso anno. Confermato invece il calo produttivo per una media del 15% circa, che arriva a toccare il 20% in aree circoscritte e maggiormente colpite dalla grandine e della gelata di aprile».

A chiudere ufficialmente la stagione produttiva 2021 del Pinot grigio nell’areale Doc delle Venezie è il Trentino. «Anche per i viticoltori della Provincia Autonoma di Trento non è stata un’annata semplice, soprattutto a causa della gelata primaverile, di un maggio freddo rispetto alla media storica e della scarsità di piogge. Ciò nonostante, si è sempre registrata un’ottima situazione fitosanitaria, senza infezioni né di peronospora né di oidio, e nessun danno significativo da grandinate. Siamo molto soddisfatti del profilo qualitativo del nostro Pinot grigio, mentre la quantità risulta inferiore rispetto al 2020 di circa il 10%», commenta Goffredo Pasolli, enologo dell’azienda vitivinicola Gaierhof di Roverè della Luna e presidente di Assoenologi Trentino.

Con la chiusura dell’ultima stagione produttiva, la Doc delle Venezie sta assistendo a un notevole aumento dei prezzi dell’uva, in parte dovuto a una diminuzione dell’offerta, ma soprattutto legato alle misure straordinarie di gestione oggi in vigore: mitigazione delle rese, blocco degli impianti e stoccaggio amministrativo. «Questa è a tutti gli effetti la seconda stagione produttiva che avvalora la tenuta del nostro ambizioso progetto», dice il presidente del Consorzio di tutela Albino Armani. «Attualmente assistiamo ad un incremento del prezzo dell’uva pari al 30-35%. Questo trend era iniziato già a settembre 2020, a dimostrazione di come la nostra Doc stia raggiungendo, anno dopo anno, il valore e l’accreditamento meritati: un ‘percorso di crescita’ legato soprattutto alla gestione del potenziale di produzione voluta dal Consorzio delle Venezie, misure che – unite all’eccezionale qualità del prodotto – concorrono a mantenere un rapporto qualità/prezzo rispondente e di conseguenza aiutano a garantire la fidelizzazione del consumatore finale. Aumenti di prezzo come questi non sono sempre di facile comprensione per il mercato, le Doc grandi come la nostra e ancora in parte legate al varietale avrebbero bisogno di variazioni e crescite dei prezzi lente e costanti. Confidiamo nel sostegno dei grandi gruppi, partner cruciali per la crescita della nostra Doc, che a loro volta credono nel nostro lavoro a tutela di un clima di serenità commerciale e propedeutico all’ulteriore consolidamento del brand Delle Venezie».

In crescita nel 2021 anche gli imbottigliamenti. «A fine agosto abbiamo registrato un avanzamento dell’imbottigliato nell’anno solare 2021 che ci porta oggi a un +6,9 sul 2020, con una media mensile di quasi 160.000 hl che si traducono in 21,3 milioni di bottiglie/mese. Un andamento, quindi, che ci farà ampiamente superare i volumi di imbottigliato dello scorso anno», afferma infine Nazareno Vicenzi, Area tecnica del Consorzio di Tutela.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia in Fvg.

 

E ora il Pinot grigio rosato, rosé o ramato delle Venezie diventa un caso di studio

Il vino rosato è oggi più che mai sulla… bocca di tutti. I trend parlano chiaro: il consumatore globale, soprattutto quello britannico, tedesco, statunitense e canadese – mercati di riferimento per la Doc delle Venezie con oltre l’80% di export destinato a questi Paesi – cerca e beve rosé. Le prospettive sono incoraggianti, dunque, per la tipologia, soprattutto nel complesso panorama post-pandemico. Se l’industria vinicola è impegnata a cavalcare l’onda delle “mode rosa”, il Consorzio delle Venezie – che rappresenta gli operatori della filiera produttiva di Pinot grigio Doc del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia e della Provincia Autonoma di Trento, una delle aree a vitigno unico più estese al mondo –, attraverso uno studio iniziato già nel 2017 e guidato dal dottor Diego Tomasi, del Centro ricerca viticoltura ed enologia di Conegliano, ha deciso di investire prima di tutto nella ricerca associata al Pinot grigio e, in particolare, alla sua versione rosata o ramata. Una tipologia che a tutti gli effetti rappresenta la storia e la tradizione vitivinicola di questo vino-vitigno legato a doppio filo al Nordest italiano sin dalla fine dell’800: qui viene oggi prodotto l’85% del Pinot grigio nazionale e il 43% di quello globale.

Il presidente Albino Armani.

I due Pinot grigi.

Benché sia principalmente diffuso e conosciuto a livello mondiale per la sua versione bianca, il Pinot grigio deve però il suo nome proprio al tipico colore dell’uva e per questo il risultato della vinificazione “tradizionale”, ossia lasciato macerare con le bucce per un tempo variabile, è un colore ramato o che ricorda la “buccia di cipolla”. Lo scopo del progetto, condotto dal Crea-Ve e finanziato dalla Regione Veneto, è quello di studiare e confrontare le proprietà ampelografiche di 17 cloni di Pinot grigio provenienti da diversi areali produttivi di Italia, Francia, Germania e Serbia: forma e compattezza del grappolo, forma dell’acino, spessore della buccia, proprietà coloranti (quantità di polifenoli e antociani), resistenza alla Botrytis, sono tutte informazioni qualitative fondamentali per la progettazione del nuovo vigneto e per la gestione dei processi di vinificazione, in particolare nelle fasi di ammostamento e macerazione. Uno studio di grande interesse scientifico e divulgativo, su due annate, che permetterà non solo di selezionare attraverso l’analisi dei diversi campioni e delle micro-vinificazioni i cloni di Pinot grigio migliori per la produzione del “rosato”, ma di definire anche una vera e propria “identità del colore” da applicare anche in etichetta, scegliendo quindi il termine più coerente rispetto al risultato ottenuto – rosato o ramato – nell’ottica di cogliere le migliori opportunità e tendenze di mercato.

La versione rosata o ramata.

Un tema caldo portato nel 2020 sul tavolo del Ministero delle Politiche agricole dal Consorzio delle Venezie Doc e conclusosi a seguito dell’emanazione del decreto – e la successiva pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del testo con la prima modifica ufficiale al disciplinare di produzione – che, senza mettere mano alla base ampelografica, permetterà di riportare in etichetta i termini “rosato”, “rosé” o “ramato” riferiti alla specifica tipologia e che a tutti gli effetti formalizza una tipologia già esistente. «Nel frattempo – spiega Diego Tomasi – abbiamo provveduto ad allestire un altro impianto sperimentale con lo scopo di confrontare 13 diversi portinnesti tutti innestati su Pinot grigio. Il cambio climatico, delle tecniche agronomiche, dei caratteri dinamici del suolo e delle attese qualitative, obbligano ad una attenta e forse diversa scelta del portinnesto. Le verifiche fisiologiche e di espressione genica, dovrebbero portare in poche stagioni a nuovi consigli per il viticoltore».
«È ormai evidente che il trend del rosato sia in forte crescita – chiosa il presidente del Consorzio di tutela, Albino Armani -. Mi preme sottolineare che la nostra attenzione verso la tipologia esula da qualsiasi moda del mercato o del momento. È un lavoro del tutto indipendente iniziato già agli albori della nostra Doc che vanta basi molto solide e importanti studi preliminari sull’aspetto enologico e viticolo. La ricerca sarà utile ai nostri produttori di Pinot grigio per poter fare un grande rosato e categorizzarlo in maniera precisa e scientifica, soprattutto ora che abbiamo ottenuto l’approvazione della modifica del disciplinare che ci permette finalmente di formalizzare una categoria che da sempre è nostra».

Vigneto nel Cividalese…

… e una pergola in Trentino.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio un vitigno di grande successo.

 

Città del Vino Fvg ed enoturismo: il 2021 si apre con il progetto Erasmus

Un progetto Erasmus dedicato alla reciproca conoscenza tra i vari territori vinicoli d’Europa, che l’associazione nazionale Città del Vino sta coordinando in Italia come capofila e che sta vedendo le prime adesioni anche da parte delle 25 Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. “Wine_Me: Transnational Approach towards Food and Wine Tourism” è un’azione del progetto Erasmus + 2021-2027 dell’Unione europea che prevede, quando l’emergenza Coronavirus lo permetterà, di assegnare delle borse di studio che daranno ai giovani studenti italiani beneficiari l’opportunità di formarsi e ampliare le proprie competenze professionali all’estero per un periodo massimo di quattro mesi in zone vinicole europee. Le borse di studio copriranno i costi di viaggio, alloggio, vitto, assicurazione, volo andata e ritorno per ciascun partecipante, oltre alla ricerca dell’azienda idonea al profilo e alle caratteristiche di ognuno di loro. Allo stesso tempo prevede di ospitare in regione studenti stranieri provenienti da scuole e università agrarie, alberghiere e di indirizzo turistico del continente per conoscere le particolarità delle zone Doc del Friuli Venezia Giulia.

D’Osualdo, Zambon e Venturini.

“Un progetto – ha commentato Tiziano Venturini (Buttrio), coordinatore regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – che è anche un messaggio di speranza per un 2021 che confidiamo possa far riprendere la serie di scambi nazionali e internazionali attraverso la nostra associazione. Per farci trovare pronti stiamo chiedendo ai Comuni delle Città del Vino di aderire”. “Inoltre – ha aggiunto Maurizio D’Osualdo (Corno di Rosazzo), vicecoordinatore regionale – stiamo coinvolgendo gli istituti professionali agrari, alberghieri e turistici regionali affinché possano segnalare i propri studenti meritevoli dell’assegnazione delle borse di studio. Dalla reciproca conoscenza possono nascere nuove collaborazioni che apriranno strade future per l’intero comparto del nostro enoturismo: ecco perché a breve esporremo il progetto pure ai diversi Consorzi di tutela delle nostre zone Doc e alle associazioni di categoria”.
Ricordiamo, infine, che le 25 Città del Vino aderenti in Friuli Venezia Giulia all’associazione nazionale presieduta da Floriano Zambon (Conegliano) sono Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Nimis, Povoletto, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano.

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In copertina, vigneti friulani pronti per la potatura invernale.

 

Arturo De Pellegrin, un maestro di gelati (e vini) in sintonia con Madre natura

di Ida Donati

LIGNANO – Riecco finalmente il vero gelato artigianale a Lignano Pineta! Anche se partita in ritardo, ed è la prima volta che accadeva dall’avvio dell’attività, continua infatti con successo la 53ª stagione estiva per Arturo De Pellegrin. Pochi giorni dopo i decreti riguardanti la fine del lockdown, pur con le precauzioni e nel rispetto delle prescrizioni anti-pandemia, che peraltro, per una gelateria artigianale per asporto fanno parte della gestione ordinaria, come l’osservanza delle norme igienico-sanitarie e la sanificazione delle apparecchiature, il Laboratorio-gelateria De Pellegrin di via dei Giardini ha riaperto da alcune settimane le serrande, chiuse alla fine della stagione 2019 con ben diverse prospettive.
Arturo, Nadia e il figlio Andrea, che da alcuni anni segue l’attività familiare, hanno vissuto la “quarantena forzata” come tutti in casa, a Conegliano. “Poi, l’incertezza nella quale ci siamo dibattuti – lamenta ancora oggi Arturo – impediva di fare programmi. Di prevedere, cioè, se e come la stagione balneare 2020 sarebbe ripartita”. Bombardati anche dalle fake news, pure gli artigiani del gusto hanno infatti atteso con ansia le disposizioni per la riapertura delle proprie attività. Ma, per un periodo prolungato, purtroppo invanamente.

Carlo Morandini, presidente Arga Fvg, con i De Pellegrin.

Fortuna vuole che la Regione Veneto, per la vita di ogni giorno, come quella del Friuli Venezia Giulia, per quanto attiene in particolare all’attività di aziende come quella dei De Pellegrin, abbiano accelerato i tempi emanando regole certe – ricorda Arturo – per l’avvio della stagione 2020. Per i cittadini, progressivamente, è stato possibile muoversi liberamente all’interno del proprio Comune, poi della propria Provincia, infine, tra le Regioni. E il maggior numero di degustatori dei gelati di pregio, frutto dell’elaborazione dell’arte e dell’esperienza che Arturo assieme al compianto fratello Giorgio ha maturato in oltre cinquant’anni, proviene dalla nostra regione ma anche da quella veneta. E non solo. Così, mentre la spiaggia lentamente cercava di rianimarsi, il “popolo” dei pendolari, dei domenicali, ma anche i proprietari delle seconde case e di natanti ormeggiati negli oltre 3 mila posti barca del comprensorio lignanese e latisanese, è tornato a raggiungere la località adriatica.
Non appena sparsa la voce che il Laboratorio aveva riaperto i battenti, sono cominciati a spuntare lungo via Giardini pedoni e ciclisti, tanto da dar vita alle prime file di attesa per poter assaporare un gelato. Dall’altra parte del banco, i De Pellegrin, che ormai tutti riconoscono fra i maestri del settore più affermati, continuano a mantenere i sapori genuini, autentici, di gusti che si distinguono per il colore attinente alla materia prima usata, la frutta matura. Come deve esserlo l’uva, alla raccolta, per poter dare un buon vino, così è per la frutta impiegata per realizzare le basi per il vero gelato artigianale. Il pistacchio, con il colore dei frutti di Bronte. Il limone tra il bianco e il trasparente, non giallo artificiale. Il malaga color uovo, perché il vero gelato alla crema deve avere quel colore. Così ancora il bacio, a cavallo tra il nocciola e il cioccolato. La stracciatella, fiordilatte con pezzetti di fondente, bianca e marrone scuro. E così via: accanto alle coppe che hanno fatto la storia dell’arte del freddo lignanese, l’Eiscaffè e la Nafta, nata a Lignano, le coppe Sombrero, Menta, Cioccolato, Lignano, Moka, Zibibbo e altre costellano le possibilità per gli appassionati del gelato. Ma anche i gusti alla frutta.

Parlando di uva, scopriamo la passione di Arturo De Pellegrin anche per il pianeta vino. Finita la stagione, si dedica infatti al piccolo vigneto per autoconsumo per produrre Prosecco, vista la natura delle terre del Coneglianese, ma anche ottimo Merlot. Come il suo gelato senza additivi, conservanti e altro. Ottenuto con metodi naturali. De Pellegrin segue con ammirazione il percorso enologico di Josko Gravner, la sua capacità di sperimentare, assecondando Madrea natura, ma soprattutto le tecniche antiche e originarie della lavorazione delle uve per produrre un vino senza alcun intervento successivo alla pigiatura. Cercando anche di poter fruire di terreni rispettati nel tempo, e non compressi dalle lavorazioni meccaniche con trattrici pesanti che, schiacciandolo, rendolo il suolo impermeabile. Tanto che a titolo sperimentale, in Friuli, c’è chi sta ripristinando la lavorazione dei campi a “trazione animale”.

Ma l’artigiano veneto-lignanese ci svela di avere seguito, per lo sviluppo del gelato, così come per quello della sua piccola vigna, anche gli insegnamenti di Gino Veronelli, il maestro dei giornalisti specializzati italiani, che indicava nelle aziende di piccole dimensioni la fonte per ottenere i prodotti migliori. Quelle più grandi, per motivi strutturali e di mercato, debbono infatti puntare soprattutto sulla quantità. Un concetto ripreso ai nostri giorni – ricorda Arturo – da Oscar Farinetti, e che si può riflettere anche nel mondo del gelato. Ecco, dunque, la chiave di lettura della capacità di produrre gelato di alta qualità che De Pellegrin sa esprimere da decenni. La passione per il naturale, per il biologico, per il biodinamico, applicata anche per il gelato che deve essere realizzato con le materie prime essenziali e fornite dal territorio e dall’esperienza di oltre cinquant’anni di esperienza tra mantecatrici, pastorizzatori e abbattitori di temperatura. Messa a disposizione dei degustatori più attenti, anche per la stagione 2020.

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In copertina, la coppa Malaga dell’indimenticato Giorgio De Pellegrin, candidata a diventare sempre più un must. E qui sopra la Nocciola per asporto.

Conegliano e Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità: festa con i Premi Carpenè

Un anno importantissimo per le splendide colline di Conegliano e Valdobbiadene, famose per il Prosecco Docg: l’Unesco le ha infatti dichiarate solennemente Patrimonio mondiale dell’Umanità. Un motivo in più, dunque, per fare festa durante la premiazione degli studenti più virtuosi della Scuola Enologica e della Fondazione Its Academy, da parte della storica Carpenè Malvolti che ha consegnato loro, nella sede del Cirve – UniPd di Conegliano, le “Medaglie d’Oro Antonio Carpenè” e la Borsa di studio internazionale “Etilia Carpenè Larivera”, investendo così sul futuro delle nuove generazioni e creando un simbolico ponte tra passato e futuro del Territorio e dell’Impresa. Molte le Istituzioni presenti alla cerimonia – condotta da Camilla Nata, giornalista di Raiuno  – tra cui il sindaco di Conegliano Fabio Chies, la preside dell’Istituto Giovan Battista Cerletti Mariagrazia Morgan e la direttrice della Fondazione Its Academy Damiana Tervilli. A consegnare i riconoscimenti, la quinta generazione della Famiglia, Rosanna Carpenè, fortemente impegnata in prima persona nel consolidare lo storico rapporto di interazione tra Scuola ed Impresa.

Il busto di Antonio Carpenè alla Scuola Enologica di Conegliano.

“Essere ancora qui, dopo centodiciassette anni dalla prima Medaglia d’Oro intitolata al mio trisavolo Antonio Carpenè per celebrare l’eccellenza formativa – ha commentato Rosanna Carpenè – è la conferma di quanto il Fondatore dell’Impresa in primis, ma la Famiglia tutta, da sempre siano impegnati nello sviluppo del tessuto socio-economico del nostro territorio e parimenti nella promozione della formazione culturale delle nuove generazioni. Ogni anno con l’attribuzione di tale riconoscimento si celebra un’ulteriore tappa storica per la Scuola ed il Premio, nonché la figura di quell’uomo di scienza e cultura che ci ha ispirato nell’attività Imprenditoriale e che, con lo scopo di tramandare ai posteri le sue conoscenze alle generazioni future, ha fortemente voluto ed istituito la prima Scuola Enologica d’Italia nel 1876, assieme a Giovan Battista Cerletti. Esserci ogni anno a premiare l’eccellenza formativa, tema particolarmente caro a tutta la mia Famiglia, significa riconoscere alla formazione viticola-enologica il ruolo di motore imprescindibile per la valorizzazione delle risorse umane interagenti con il nostro Territorio”.

Gli studenti premiati sono coloro che hanno conseguito il titolo di studio con il massimo dei voti nell’anno scolastico del 150° Anniversario dalla Fondazione dell’attività d’Impresa della Carpenè Malvolti. Infatti, in virtù di una modifica intervenuta sui tempi del riconoscimento, per la Medaglia d’Oro Antonio Carpenè sono stati due i premi consegnati. Uno per l’anno scolastico 2017/2018, che è andato ad Alessia Giacomini, che ha frequentato il corso di Viticoltura ed Enologia conseguendo il diploma con la votazione di 100/100 con lode;  l’altro per l’anno scolastico 2018/2019 ha invece insignito Pietro Merotto, che ha frequentato il corso di Viticoltura ed Enologia ottenendo il diploma con la votazione di 100/100.
Contestualmente anche la Borsa di studio internazionale “Etilia Carpenè Larivera” ha avuto come riferimento temporale l’anno del 150° Anniversario dalla Fondazione dell’attività d’impresa ed entrambe hanno acquisito un significato doppiamente importante in quanto la loro consegna avviene nell’anno in cui, appunto, l’Unesco riconosce le colline di Conegliano e Valdobbiadene quale sito Patrimonio dell’Umanità. Riconoscimento destinato allo studente più virtuoso dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy di Conegliano, che quest’anno risponde al nome di Gloria Feltrin, viene infatti data l’opportunità di essere proiettato in una prospettiva internazionale con un viaggio di studio all’estero, presso una Università ed un’Impresa, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche economico-finanziarie inerenti al settore agroalimentare ed alla sostenibilità ambientale, quali fattori critici di successo sui mercati internazionali.

Un Premio, dunque, che intende esortare le nuove generazioni a studiare e tramandare la cultura enologica del Territorio anche in ambito internazionale. E’ stato infatti sulle fondamenta scientifiche poste dal Fondatore dell’Impresa Antonio Carpenè, che si sono costruiti i presupposti alla base del predetto riconoscimento. Con la sua lungimirante intuizione e la visione prospettica di valorizzazione di un ambiente inizialmente spoglio di vigneti ma da sempre ricco di tradizione vitivinicola, prima di chiunque altro ha intravisto in una migliore gestione delle coltivazioni e nella condivisone di valori culturali imprescindibili, la chiave di volta per lo sviluppo di questo Territorio. L’azione innovatrice e pionieristica di Antonio Carpenè condusse alla fondazione della prima Scuola Enologica d’Italia proprio a Conegliano ed il legame sussistente ancora oggi tra Impresa ed istituzione scolastica non fa che consolidare il riferimento ai valori fondanti delle origini e sottolineare l’attenzione della Famiglia al futuro delle nuove generazioni.

Ecco gli studenti premiati.

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In copertina, le colline di Valdobbiadene Patrimonio dell’Umanità.

A Conegliano i Premi nel ricordo di Antonio Carpenè

Una giornata carica di suggestione, quella di domani, a Conegliano, quando la Famiglia Carpenè consegnerà, nell’aula magna del Cirve – UniPd, agli studenti più virtuosi dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy, la    Medaglia d’Oro Antonio Carpenè” e la Borsa di studio internazionale  “Etilia Carpenè Larivera”. Due prestigiosi riconoscimenti voluti dalla Famiglia medesima per suggellare ulteriormente lo storico rapporto con il mondo dell’istruzione e della formazione del Territorio, attraverso la Scuola Enologica di Conegliano che proprio nel 1876 Antonio Carpenè aveva fondato e che ha formato tanti tecnici anche del Friuli Venezia Giulia, prima dell’arrivo della specializzazione all’Istituto Agrario di Cividale.
La Medaglia d’Oro Antonio Carpenè – istituita nel 1902 con il duplice intento di tramandare ai posteri la “memoria e le memorie” del Fondatore, nonché per promuovere l’eccellenza formativa tra le nuove generazioni – viene quest’anno attribuita, in ragione ad una modifica statutaria sulle tempistiche del riconoscimento, a due studenti della Scuola di Viticoltura ed Enologia di Conegliano,  che hanno conseguito in termini assoluti tutti i parametri previsti dal rigoroso Statuto. Si tratta di Alessia Giacomini, cui va la Medaglia d’Oro Antonio Carpenè per l’anno scolastico 2017/2018, e di Pietro Merotto, insignito del riconoscimento per l’anno scolastico 2018/2019.
Nel medesimo contesto, verrà altresì attribuita la Borsa di Studio Internazionale “Etilia Carpenè Larivera”. Allo studente più virtuoso dell’Istituto Cerletti e della Fondazione Its Academy di Conegliano, che quest’anno risponde al nome di Gloria Feltrin, viene infatti data l’opportunità di essere proiettato in una prospettiva internazionale con un viaggio di studio all’estero, in una Università e in un’Impresa, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche economico-finanziarie inerenti al settore agroalimentare ed alla sostenibilità ambientale, quali fattori critici di successo sui mercati internazionali. Un Premio che intende esortare le nuove generazioni a studiare e tramandare la cultura enologica del Territorio anche in ambito internazionale.

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In copertina, il busto di Antonio Carpenè davanti alla sede dell’Istituto Cerletti di Conegliano.

In riva al Tagliamento tra gli antichi vitigni salvati da Emilio Bulfon

di Gi Elle

“DegustaMente”, l’originale iniziativa di Vino e Sapori del Friuli Venezia Giulia, domenica prossima, 6 ottobre, dà appuntamento a Valeriano di Pinzano, in riva al Tagliamento, nella “patria” dei vecchi, preziosi vitigni autoctoni friulani, salvati e rilanciati dalla passione e dalla lungimiranza di Emilio Bulfon, un vitivinicoltore davvero fuori dal comune e che merita d’essere conosciuto.

Emilio Bulfon in cantina.

Ma come si svilupperà la invitante proposta? Una volta raggiunto il vigneto prescelto, si inizia con l’esperienza di “risveglio sensoriale mindfulness” alla ricerca dell’ideale bilanciamento delle nostre energie, ricevendo calma e serenità dalla natura in cui siamo immersi. “Liberiamo la mente dallo stress – spiegano gli organizzatori – per concentrarci sul presente: chiudere gli occhi, respirare lentamente, ascoltare il silenzio e risvegliare i nostri sensi. Dopo un momento tutto per noi, possiamo gradualmente immergerci in un viaggio alla scoperta dei sapori del territorio, guidati in una degustazione più consapevole che coinvolge e stimola le nostre abilità percettive”. Per cui, ad occhi chiusi, “ci prepariamo ad assaggiare una selezione di vini della cantina abbinati a delle proposte gastronomiche a base di prodotti locali: un’analisi olfattiva e palatale, per imparare a riconoscere le qualità organolettiche del vino e l’arte di abbinare correttamente il cibo”.
Questo, dunque, il programma della giornata. Alle 15, accoglienza, consegna “Kit di benvenuto” e presentazione dell’evento; alle 15.30 esperienza “risveglio sensoriale mindfulness” con la psicoterapeuta Manuela Pontoni; alle 16.30 rivoluzionaria esperienza di degustazione enogastronomica a cura di Giovanni Munisso; alle 17.30 visita guidata in cantina.

Come dicevamo, l’azienda vitivinicola Emilio Bulfon è nota in regione per avere riscoperto, recuperato e valorizzato antiche varietà autoctone di vitigni del territorio del Friuli occidentale: Ucelut, Piculit neri, Sciaglin e Forgiarin. Vini tutti declinati rigorosamente in friulano (i cui nomi altrimenti sarebbero intraducibili) e che hanno ottenuto grande successo anche quest’anno. Da ricordare, infatti, la brillante affermazione a fine  luglio, nella splendida cornice della Villa di Toppo Florio a Buttrio,  alla famosa Fiera regionale dei vini, dove sono state proclamate le Corone 2019 della guida Vinibuoni d’Italia, edita dal Touring Club Italiano e curata da Mario Busso e Alessandro Scorsone. “Siamo orgogliosi – dice Emilio Bulfon – di annunciare il doppio riconoscimento ottenuto dal nostro Forgiarìn 2016, in gara fra i 725 vini finalisti inviati da tutta Italia. Il nostro autoctono rosso ha vinto la Golden Star e si è aggiudicato la Corona nella categoria “Oggi le corone le decido io”, votato da un pubblico molto attento e preparato, composto da sommelier, giornalisti, produttori e winelovers”.

Ucelut e Piculit neri.

Il cuore della filosofia dell’azienda è rappresentato, appunto – come si può attingere dal sito ufficiale della famosa cantina di Valeriano -, dalla riscoperta e dal recupero di antichi vitigni friulani coltivati per secoli sulle colline del Friuli Occidentale. Antichi vitigni che fino a una trentina d’anni fa sembravano scomparsi, fagocitati dai rovi e dall’incuria degli uomini, ma che la passione di Emilio Bulfon, con l’aiuto di Noemi e dei figli Lorenzo ed Alberta, ha fatto rinascere a nuova vita e con cura, ha individuato, selezionato e reimpiantato, con la collaborazione degli esperti ampelografi dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano.

Sciaglin e Forgiarin.

Il cuore del lavoro di Emilio Bulfon, scopritore di queste varietà autoctone, è rappresentato dalla volontà di perseverare nella valorizzazione e nella tutela di questi vitigni, accanto ai capisaldi dell’attività vitivinicola: la cura costante dei vigneti, il miglioramento e l’affinamento della qualità dei vini ottenuti e l’accoglienza in cantina. Nel 1987, la Provincia di Pordenone, riconoscendo il lavoro di recupero e valorizzazione compiuto, gli ha conferito la Medaglia d’Oro e, dopo aver avviato in una delle sue aziende agricole, l’impianto sperimentale di 24 vitigni autoctoni friulani, ha promosso con il contributo del Comitato iniziative agricole della Fiera di Pordenone e dell’Istituto di Enologia di Conegliano, il libro di carattere storico e scientifico “Dalle colline spilimberghesi nuove viti e nuovi vini”, a cura di Emilio Bulfon, Ruggero Forti e Gianni Zuliani (1987, p. 83), dove per la prima volta sono state pubblicate le schede ampelografiche delle varietà recuperate: Ucelut, Piculit neri, Sciaglin e Forgiarin.

Una ricerca che è continuata in seguito con il recupero di altre cultivar, un tempo presenti nell’area pordenonese e in via d’estinzione, selezionate e coltivate ormai da decenni nei vigneti dell’azienda a Valeriano per concessione dell’Ispettorato provinciale dell’Agricoltura di Pordenone e con l’autorizzazione della Regione Fvg. Tutte queste varietà di vite sono state iscritte nel “Catalogo nazionale delle varietà di uva”. Nel 2010 Emilio Bulfon in occasione della 43ª edizione del Vinitaly, il salone internazionale del vino europeo che si svolge ogni anno a Verona, è stato insignito della prestigiosa onorificenza di “Benemerito della vitivinicoltura italiana”, Gran Medaglia di Cangrande.

I vigneti sono in riva al Tagliamento.

Il prezzo dell’esperienza è di 40,00 €, ma chi si iscrive al Wine Club ha subito uno sconto di 10,00 €!
La quota di partecipazione comprende:
Kit degustazione con la tracolla e calice
Esperienza “risveglio sensoriale mindfulness” con la Psicoterapeuta Dott.ssa Pontoni Manuela
Degustazione guidata di 3 vini abbinati a 3 proposte gastronomiche
Visita guidata in cantina
Info e prenotazioni: info@vinoesapori.it / tel. +39 0432 611401 / +39 380 4725486
(prenotazione obbligatoria – posti limitati)
Il progetto è realizzato da Vino e Sapori FVG con la collaborazione del Movimento Turismo del Vino FVG.

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In copertina, uno dei curatissimi vigneti di Emilio Bulfon a Valeriano.

(Foto dal sito ufficiale dell’Azienda)

Prosecco Patrimonio dell’Umanità, ma Collio e Brda possono attendere

di Giuseppe Longo

Prosecco dunque sì, Collio-Brda no, almeno per ora. Le meravigliose colline di Conegliano e Valdobbiadene sono Patrimonio mondiale dell’Umanità, mentre quelle non meno belle a cavallo tra Italia e Slovenia, o meglio tra Friuli e Castel Dobra più zone contermini, possono attendere, perché il discorso è rinviato a un’altra sessione del vertice Unesco. Un grande risultato, storico, quello della Provincia di Treviso che porta a ben 55 i siti riconosciuti dall’Organizzazione internazionale in Italia.

La zona del Prosecco Docg a Valdobbiadene.

Sembrava che qualcosa si fosse inceppato nel complesso meccanismo dell’iter per il riconoscimento delle colline venete, invece il Comitato mondiale Unesco riunitosi qualche giorno fa a Baku capitale dell’Azerbaigian ha dato il via libera con generale soddisfazione degli amministratori della vicina Regione, già raggianti per aver appena incassato la promozione di Cortina ai Giochi olimpici invernali del 2026, dei produttori e loro organizzazioni, anche se non è mancata qualche voce fuori dal coro. E’ chiaro che il Marchio Unesco riguarda la zona propriamente collinare, splendida senza ombra di dubbio come dimostrano le foto che pubblichiamo, scattate un paio di anni fa nella zona di Valdobbiadene dove si produce il Prosecco Docg e dove c’è anche l’“isoletta” di Cartizze – un po’ come il nostro Ramandolo sui Colli orientali del Friuli – che rappresenta la vera punta di diamante di queste “bollicine” che hanno conquistato il mondo. Quindi non l’intero comprensorio di produzione del Prosecco che è interregionale, estendendosi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia anche nelle aree di pianura, avendo fatto leva proprio sul nome del piccolo paese del Carso Triestino – Prosecco, appunto – che ha consentito di “ancorarvi” l’intera area geografica. Solo in questo modo si è potuto continuare a commercializzare il vino ottenuto dal vitigno Glera, etichettandolo come Prosecco, un nome che oggi è sulla bocca di tutti, nel Vecchio come nel Nuovo Continente.

Vigneti Collio tra Cormons e Dolegna.

Nulla di fatto invece – si spera, come dicevamo all’inizio, almeno per ora – per la zona Collio-Brda, nonostante la “pratica internazionale”, riguardando appunto due Stati confinanti, fosse suggestiva e potesse indurre a previsioni ottimistiche, sebbene da parte slovena, a un certo punto, era sembrato ci fosse un certo “raffreddamento”, non tanto nell’interesse, quanto nella possibilità di predisporre tutto il materiale richiesto dalla procedura. E che doveva essere presentato entro il 30 giugno scorso. Cosa che poi è però puntualmente avvenuta, ma senza ottenere ancora il via libera. Per cui bisogna continuare a lavorare. Diego Bernardis, oggi consigliere regionale, che in veste di sindaco di Dolegna del Collio aveva promosso con entusiasmo e convinzione l’avvio dell’iter per dare un giusto  riconoscimento a questa zona vitivinicola, che si è fatta apprezzare soprattutto con i suoi grandi vini bianchi in tutto il pianeta, spiega: “In realtà, non è uno stop. A Baku il nostro progetto Collio/Brda è stato presentato (dalla Slovenia), ma non bocciato, poiché noi dobbiamo ancora entrare in Tentative List e l’obiettivo, ora, non essendoci riusciti sei mesi fa (per vari motivi, ma principalmente perché la Slovenia non era pronta), è per febbraio 2020”.

Tutto rinviato, dunque, per cui c’è da sperare che nella prossima occasione il Progetto Collio-Brda possa avere il tanto auspicato semaforo verde. Anche perché Collio e Brda hanno non solo le carte a posto ma tutte le caratteristiche paesaggistiche, ambientali, economiche e sociali per ambire all’importante titolo di Patrimonio dell’Umanità per questa bellissima zona che si estende senza soluzione di continuità a cavallo di un confine che ormai è tale solo di nome, ma non di fatto. Per cui possono soltanto attendere, con l’auspicio che la prossima sia appunto la volta buona.

La zona Brda a Castel Dobra. 

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In copertina, il Collio nella zona di San Floriano, a ridosso del confine con la Repubblica di Slovenia.