Dopo Duino Aurisina, la “capitale” italiana del vino torna a Nordest con Conegliano Valdobbiadene prestigiosa terra del Prosecco Superiore Docg. Ma il suo titolo sarà condiviso con la lucana Vulture e il famoso Aglianico

di Giuseppe Longo

La Città italiana del vino torna a Nordest. Dopo la felicissima esperienza del 2022, quando il prestigioso titolo era stato meritato da Duino Aurisina, cittadina del Carso Triestino, quale portabandiera del Vigneto Fvg, quest’anno a rivestire il ruolo “nazionale” sarà Conegliano Valdobbiadene, fulcro della produzione del Prosecco Docg, che però dovrà condividere l’onore con la lucana Vulture. Dai Castelli Romani, con capofila il Comune di Marino, l’investitura ora riguarda dunque il Veneto – ma in un certo senso anche il Friuli Venezia Giulia, visto che è stata la carsica Prosecco a consentire ormai parecchi anni fa di estendere la denominazione geografica su tutto il territorio friulveneto interessato alla produzione di queste bollicine dallo straordinario successo mondiale – e la Basilicata, nell’Italia meridionale. Il riconoscimento è nato nel 2021 e prevede la realizzazione di un programma di attività enoturistiche, culturali, ambientali, socio-economiche, relativo al mondo del vino nelle sue molteplici declinazioni. L’obiettivo è valorizzare i pregi e le peculiarità della cultura della vite e del vino del territorio e l’impatto che questa ha sulla società, l’economia, la gastronomia, il paesaggio e il patrimonio materiale e immateriale.


Il passaggio formale di consegne del titolo di Città italiana del vino per il prossimo biennio è appena avvenuto a Roma, a palazzo Giustiniani sede del Senato della Repubblica. La candidatura del Vulture è stata presentata da una coalizione di 14 Comuni, legati dall’Aglianico del Vulture, vino tra i più importanti del Sud Italia: sono Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida (capofila), Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa, Maschito. Anche nel caso di Conegliano Valdobbiadene il lavoro è stato di un gruppo di 14 Comuni: Cison di Valmarino, Conegliano (capofila), Farra di Soligo, Follina, Fregona, Miane, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana, Valdobbiadene, Vidor, Vittorio Veneto. Il prodotto che mette assieme i territori dei 14 Comuni in provincia di Treviso è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino – e leader, fresco di nomina, anche della organizzazione internazionale -, ha sottolineato: «Un sincero grazie ai Castelli Romani per avere interpretato in modo straordinario questo riconoscimento che non è altro che la “capitale italiana del vino”. Da oggi il titolo passa al Vulture e a Conegliano Valdobbiadene, serve ad organizzare in modo coordinato e integrato eventi di promozione e valorizzazione: di fatto, costringe in modo virtuoso a lavorare insieme. I territori che ricevono il riconoscimento si completano. Questo passaggio di consegne arriva in una fase molto importante, visto che è iniziata da pochi giorni la mia presidenza, e quindi dell’Italia, di Recevin, la rete europea delle città del vino».

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Benvenuto al Cile!

(g.l.) Accanto agli oltre cinquecento Comuni italiani (di cui una quarantina sono quelli del Vigneto Fvg), ce ne sono anche alcuni stranieri, come gli istriani Buje e Koper. E ora si è aggiunto quello cileno di Quillón, nella regione di Ñuble, che è il sesto, fuori dai confini nazionali, ad aderire all’Associazione Nazionale Città del Vino. L’accordo è stato definito durante un viaggio istituzionale nel lunghissimo Paese sudamericano del presidente Angelo Radica. «Crediamo molto nelle prospettive internazionali, non solo per quanto riguarda la nostra associazione, ma anche in generale per tutta la filiera. La fase incerta caratterizzata dall’imposizione di dazi sul mercato statunitense impone l’impegno a cercare alternative in aree promettenti, come il Cile», ha affermato il presidente Cdv. L’adesione di Quillón a Città del Vino è stata preceduta, per quanto riguarda l’estero, da altre cinque municipalità in Corea del Sud, Brasile, Croazia e Slovenia. «Abbiamo gettato le basi per nuove importanti, collaborazioni», ha sottolineato Radica, aggiungendo. «In questa regione ci sono numerose piccole aziende di qualità». Un tratto distintivo della viticoltura di Quillón è infatti la presenza di un gran numero di piccoli produttori, con proprietà comprese tra 0,5 e 6 ettari, per un totale di oltre 800 vignaioli.

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A nome del Governo, ha quindi parlato Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario all’Agricoltura, dal quale sono arrivati «complimenti all’iniziativa. È importante l’ascolto, è tramite questo che la politica deve prendere decisioni. Siamo stati tra i primi a contrastare l’ideologia che voleva etichettare il vino come dannoso alla salute. Non dobbiamo avere paura ad aprire a nuovi mercati, il nostro è un Paese esportatore: rappresentiamo la qualità nel mondo, ma dobbiamo fare sì che le regole siano rispettate da tutti». Per il senatore Marco Silvestroni «le aree coinvolte in questo passaggio di consegne sono eccellenze assolute. Il confronto può inoltre arricchire ulteriormente». Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha sottolineato invece il pregio della «innovazione, anche in agricoltura. Il nostro vino ha il valore aggiunto di raccontare i territori, e il modo migliore per farlo è la sinergia», come nel caso del riconoscimento della Città italiana del vino. Ha parlato anche il senatore Giorgio Salvitti: «Gli obiettivi dello straordinario impegno di Città del Vino sono quelli del Ministero dell’Agricoltura, lavoriamo di fatto insieme, come una squadra. In questi anni – ha sottolineato – il governo ha deciso di investire nel settore primario somme importanti, e i risultati e i riscontri ci stanno dando ragione. Un titolo come la città italiana del vino aiuta a distribuire il turismo su tutta la Penisola».


Infine, Luciano Fregonese, sindaco di Valdobbiadene, ha affermato: «Abbiamo l’obbligo e la fortuna di valorizzare quello che la nostra storia ci ha regalato, il riconoscimento di Città Italiana del Vino va in questo senso. È una grande opportunità di crescita». Mentre Claudia Brugioni, assessore di Conegliano, Comune capofila della candidatura, ha aggiunto: «Ci collochiamo in un asse straordinario, che raccoglie tutto il bello che il Veneto può regalare. Ci saranno molte ricorrenze che ci permetteranno di onorare al meglio questo riconoscimento. Abbiamo, per esaltare questo progetto, cercato di unire molti partner. Il nostro dossier ha voluto i giovani al centro, perché riteniamo che sia nostra responsabilità trasferire a loro tradizioni e sguardo al futuro».
Pronti al via, dunque. Per quanto riguarda Conegliano Valdobbiadene, lo start avverrà nei tre giorni che vanno dal 27 febbraio al primo marzo prossimi con una serie di iniziative in alcuni dei centri vitivinicoli più rappresentativi della Marca Trevigiana. Si comincerà a Pieve di Soligo con un convegno (27 febbraio, ore 18, auditorium Moccia) sul tema “Il successo e il futuro del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. Sarà questo incontro a inaugurare la nuova Città italiana del vino del Nordest dopo, appunto, Duino Aurisina di quattro anni fa. Che era stata preceduta dalla piemontese Barolo e seguita dalla siciliana Menfi, mentre nel 2024 il titolo (con connotazione europea) era tornato nel Nordovest con Alto Piemonte e Gran Monferrato, per approdare l’anno scorso sui Castelli Romani. E, come abbiamo visto, da quest’anno la Città italiana del vino raddoppia, onorando una comunità del Nord e una del Sud. D’altra parte, il Belpaese è così esteso in lunghezza…

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In copertina e all’interno tre splendide immagini dei vigneti del Prosecco nella zona di Valdobbiadene, oltre al passaggio di consegne tra i Castelli Romani e le due nuove Città italiane del vino.

No al Prošek, all’Ue il dossier Italia: le controdeduzioni croate in 60 giorni

di Giuseppe Longo

Prima mossa ufficiale dell’Italia a difesa del Prosecco prodotto tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (beneficiando del nome del piccolo paese del Carso Triestino) contro le rivendicazioni croate. Ieri mattina è stato, infatti, trasmesso all’attenzione della Commissione Europea il dossier con l’opposizione del Ministero delle Politiche agricole al riconoscimento della menzione geografica tradizionale europea per il Prošek richiesto da Zagabria. Il documento è stato illustrato dal ministro Stefano Patuanelli e dal sottosegretario Gian Marco Centinaio che ha la delega al settore vitivinicolo, nel corso di una conferenza stampa in via XX Settembre, a cui hanno preso parte anche i presidenti dei consorzi interessati: Conegliano Valdobbiadene, Prosecco Doc, Colli Asolani e l’Associazione Patrimonio delle Colline Unesco.

Stefano Patuanelli

Gian Marco Centinaio

Nel dossier di 14 pagine – informa una nota del Mipaaf – sono state precisate la posizione italiana e le motivazioni tecniche, storiche e territoriali, compresa l’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del patrimonio mondiale Unesco e l’incompatibilità del riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. «Le motivazioni per cui ci opponiamo alla denominazione tradizionale Prošek sono ben solide e rappresentate nel documento che abbiamo inviato alla Commissione, tra le principali c’è la questione della omonimia tra la denominazione Prošek e la Dop», ha sottolineato il titolare del dicastero, il triestino Patuanelli, il quale ha aggiunto che sono «a rischio il sistema Paese, il sistema di protezione delle denominazioni geografiche e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Si rischia di istituzionalizzare l’italian sounding».
«L’Italia ha dimostrato all’Europa che tutti si sono messi a disposizione, dai consorzi ai comuni», ha aggiunto il sottosegretario Centinaio, spiegando poi: «Abbiamo prodotto il miglior documento possibile da presentare in opposizione. Le colline del Prosecco sono un patrimonio dell’umanità, oltre che agricolo anche culturale, quindi non possiamo pensare che da parte dell’Europa ci sia poca considerazione».

Il paese di Prosecco sul Carso.

Il Ministero delle Politiche agricole ricorda, infine, che ora la Croazia avrà 60 giorni di tempo per preparare e presentare le controdeduzioni alle quali l’Italia, rappresentata proprio dal Mipaaf, avrà diritto di controreplicare assieme a tutti coloro che hanno presentato già l’opposizione, tra cui i tre Consorzi citati e le Regioni interessate, appunto Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Ricordiamo che il Prosecco è il leader mondiale (oltre 600 milioni di bottiglie) delle “bollicine” grazie a un mastodontico incremento dell’export che, negli ultimi anni, ne ha consolidato la leadership a livello planetario, più di Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite si è verificato in Russia dove gli acquisti sono più che raddoppiati (+115%), mentre questo vino frizzante guadagna il 37%, seguito dalla Francia (+32%), sebbene questo sia proprio il Paese dello Champagne. La produzione di Prosecco, come detto, avviene in due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e tre sono le denominazioni d’origine: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg. Nel 2019, come si ricorderà, era avvenuto il riconoscimento Unesco per le bellissime Colline del Prosecco.
Non resta, dunque, che aspettare le controdeduzioni di Zagabria al dossier spedito da Roma a Bruxelles. L’Italia ha assicurato che si batterà strenuamente contro le rivendicazioni croate, memore anche – e soprattutto – della questione legata al Tocai friulano, il cui nome è stato perso (per il vino, non per la varietà di vite) proprio per l’assonanza del nome (o quasi, perché la grafia è completamente diversa) della località ungherese, che dà origine a un prodotto dolce e liquoroso che non ha nulla a che fare con il bianco secco nostrano per eccellenza, ma che ormai da molti anni può essere commercializzato soltanto come “Friulano”. Un precedente che dovrebbe rappresentare la chiave di volta dell’opposizione italiana, proprio in virtù del fatto che sul Carso Triestino esiste la località Prosecco. Che si scrive Prosek in sloveno, lingua che in zona è molto parlata.

Le colline patrimonio Unesco.

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In copertina, grappolo di Glera, il vitigno base nella produzione delle bollicine di Prosecco.