Gradisca d’Isonzo, domani mattina il via ai tre giorni del “Gran Premio Noè” con il fondatore del Merano WineFestival

Ritorna a Gradisca d’Isonzo il “Gran Premio Noè”, che si terrà domani, sabato e domenica. Una prestigiosa rassegna, organizzata dal Comune di Gradisca e sostenuta dalla Regione Fvg, nata nel 1965 con l’intento di costituire una vetrina dei migliori vini e delle più quotate aziende vitivinicole regionali, nonché per premiare i viticoltori del Vigneto Fvg e personaggi di respiro internazionale. Il tema principale dell’edizione di quest’anno, dal titolo “Vini dolci e passiti, da dessert o da meditazione”, sarà costituito proprio da prestigiosi prodotti quali Picolit, Ramandolo, Verduzzo, Traminer Passito, Moscato ed altri.

Il prestigioso Salone altoatesino.


La manifestazione si aprirà ufficialmente domani mattina, alle 11, assieme ad un ospite d’eccezione che arriverà all’Enoteca “La Serenissima”: «Una personalità di spicco nel mondo dell’enogastronomia come Helmuth Köcher – spiega l’assessore Paola Coccolo -, fondatore del Merano WineFestival, riceverà la statuetta del Noè 2024 e inaugurerà questa edizione assaporando i vini dolci friulani premiati con il The WineHunter Award 2024, assieme ai produttori». Nella stessa giornata, sempre in Enoteca, alle 18 si terrà la degustazione guidata di “Picolit e formaggi” su prenotazione, condotta da Liliana Savioli.
Sabato, alle 11, nel Nuovo Teatro Comunale ci sarà la consueta cerimonia di premiazione con la consegna delle statuette e delle targhe a produttori, aziende, enti ed istituzioni che con la propria attività si sono particolarmente impegnate nel mondo vitivinicolo o nel suo indotto. Seguirà un talk show sui vini dolci e passiti, per continuare poi con due appuntamenti in Enoteca: alle 16 la degustazione guidata di “Moscati e pasticceria” su prenotazione e, alle 18, la presentazione del libro “Boschèra, dai vini selvatici al nobile Torchiato del Cansiglio” (Kellermann) di Angelo Costacurta ed Enzo Michelet, con successivo assaggio.
Durante l’ultima giornata dell’evento, in Enoteca, alle 11.30, si terrà la degustazione guidata da Stefano Cosma di “Ramandolo e biscotti Esse di Raveo” su prenotazione, mentre alle 16 si proseguirà con la presentazione del libro “Sentieri e cibi locali” realizzato da Gal Carso-Kras e Torre-Natisone, con una delle autrici, Isabella Franco, e degustazione di Gubane e vini dolci. Nelle tre giornate saranno presentati all’interno dell’Enoteca vini passiti e dolci del Friuli Venezia Giulia, dell’Alto Adige, della Slovenia e dell’Istria croata, in abbinamento a prodotti gastronomici locali, come appunto gli Esse di Raveo, i biscotti e i grissini con farina di vinaccioli di Fattoria dell’Uva di Aiello del Friuli, i formaggi della Fattoria Zoff di Cormons assieme a miele e composte, nonché gubane del territorio, proposti in collaborazione con la Pro Loco di Gradisca, nei seguenti orari di apertura: domani 6 dicembre dalle 11 alle 14 e dalle 17 alle 21.30; sabato 7 dicembre dalle 11 alle 21.30; domenica 8 dalle 11 alle 20. La manifestazione è aperta a tutti. Prenotazione obbligatoria per le degustazioni guidate: E-mail: prolocogradiscaaps@gmail.com, telefono 0481.960624.

Degustazione alla “Serenissima” e la sala del Teatro.

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In copertina, Helmuth Köcher fondatore del Merano WineFestival che sarà premiato domani a Gradisca.

(Foto The WineHunter)

Fvg, la vitivinicoltura che cambia con l’arrivo delle “varietà resistenti”

di Claudio Fabbro

Obiettivo sulla nuova vitivinicoltura Fvg domani a Gradisca d’Isonzo, dove si porrà l’accento sulle ormai note “varietà resistenti” che coniugano la qualità della produzione con la salvaguardia dell’equilibrio ambientale, richiedendo meno interventi chimici per la loro difesa dagli attacchi parassitari. Nel Teatro comunale, dalle 15 alle 18, si terrà infatti un convegno sul tema “Le varietà e i vini resistenti del Friuli Venezia Giulia”, organizzato dal locale Isis “Brignoli-Einaudi-Marconi” con la collaborazione di Piwi Fvg e con il patrocinio del Comune di Gradisca.
La maggior parte delle varietà di vite coltivate è colpita da ampelopatie causate da funghi, virus, fitoplasmi ed insetti, verso i quali le piante non dispongono di resistenze intrinseche. La protezione da questi patogeni richiede pertanto un pesante ricorso a pesticidi, soprattutto nelle aree temperate, con piovosità ed umidità elevate. Nonostante la lotta fitosanitaria oggi sia condotta con principi attivi sicuramente più rispettosi dell’ambiente, la viticoltura resta l’attività agricola maggiormente impattante. In tale contesto, la diminuzione dell’utilizzo di anticrittogamici e la salvaguardia delle risorse ambientali sono considerate delle priorità.

Fragiacomo “Foglia d’Oro” (2018)…


Una delle più importanti soluzioni a questi problemi è, appunto, l’utilizzo delle “varietà resistenti” (“Piwi” acronimo dal tedesco Pilzwiderstandfähig che letteralmente significa “viti resistenti ai funghi”) ottenute da incroci naturali tra la Vitis Vinifera europea e una selezione di Vitis selvatiche di origine americana e asiatica, donatrici della resistenza alle malattie fungine.
Fin dalla metà del secolo XIX, con l’arrivo prima della fillossera e poi di altre malattie, gli incroci si sono resi necessari per evitare l’estinzione della viticoltura e per perseverarne la coltivazione. Già dal 1890 ci furono i primi incroci tra vite selvatica americana (Vitis labrusca) e Vitis vinifera europea, tuttavia con risultati qualitativi modesti (uva Isabella o Fragola) e con un successivo rallentamento della ricerca. Tutto cambiò a partire dagli anni Cinquanta, con un nuovo forte interesse di ricerca dovuto alla pressante necessità di coesistenza ambientale della vite con fattori inquinanti e scarsità idrica, e con nuovi incroci che furono realizzati tra Vitis vinifera europea e Vitis di origine asiatica presso vari istituti di ricerca soprattutto del centro ed est Europa (come ad esempio l’Istituto di Friburgo e Geiweilerhof in Germania, l’Università di Novi Sad in Serbia, l’Università Brno in Repubblica Ceca, l’Istituto Eger in Ungheria). Incroci multipli e successivi per impollinazione, mixando varietà e preservando i geni della resistenza ai patogeni associandoli alla validità della vinificazione. Oggi le uve e i vini ottenuti da varietà resistenti sono perfettamente corrispondenti alle uve tradizionali da vino e iscritti ai Cataloghi vitivinicoli nazionali.

… e alla Rosa dell’Isonzo (2019).

L’AGRARIO “BRIGNOLI”
DI MARCO FRAGIACOMO

Particolarmente sensibile al problema – come ci conferma il dirigente scolastico Marco Fragiacomo – è l’Istituto agrario “Brignoli” con uno staff motivato alquanto per proporre, grazie ad una seria preparazione degli allievi, dei prodotti destinati ad un consumatore sempre più attento alla sostenibilità ambientale, alimentare e dintorni. Non a caso, sin dal 2016 il “Brignoli” ha iniziato a sperimentare in località Preval, cioè fra Mossa, il Collio e la Brda, la coltivazione di “viti resistenti” in un vigneto biologico in cui ritroviamo protagonista il vitigno autoctono Tocai friulano, declinato in nuovi incroci che porteranno sulle tavole vini al netto di chimica invasiva, sia a valere per i trattamenti antiparassitari (Oidio e Peronospora in primis) che diserbanti vari. Leggeremo allora in etichetta nomi varietali quali Soreli e Fleurtai, rigidamente Piwi.
Per saperne di più – prosegue il professor Fragiacomo (Premio “Foglia d’Oro” del Comune di Dolegna del Collio nel 2018) – allievi, tecnici e viticoltori potranno ritrovarsi al Teatro Comunale di Gradisca d’Isonzo il 28 marzo, dalle ore 15 alle 18, per ascoltare da ricercatori di chiara fama, quali Stefano Gri e Alexander Morandel (Piwi Fvg e International), Gabriele Di Gaspero (Iga ovvero Institute of Applied Genomics), Luca Grizzo (Progetto Natura), Flavio Montanino (“Brignoli”), Emanuele Serafin (enologo) e Luca De Palma (winemaker) tutte le novità che animano questo affascinante nuovo mondo della vitivinicoltura.
Dopo il convegno, cui collaborano il Comune di Gradisca d’Isonzo e la Bcc Staranzano-Villesse – moderato dal perito agrario Giovanni Cattaruzzi – i partecipanti potranno anche degustare i vari vini Piwi, guidati dagli assaggiatori dell’Onav di Gorizia e dell’Associazione Narratori del Gusto. Come è noto, l’Istituto “Brignoli” è anche impegnato da anni nella valorizzazione della “Rosa dell’Isonzo”, prezioso radicchio che non può mai mancare nel menù invernale dei ristoranti impegnati nella valorizzazione dei prodotti dell’Isontino.

Fleurtai…

L’ASSOCIAZIONE PIWI
FRIULI VENEZIA GIULIA

L’associazione è nata nel 2018 con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da “varietà resistenti”e promuovere l’interscambio di informazioni a riguardo di questa tipologia di viticoltura. Terre di Ger è socio fondatore dell’associazione.
A seguito delle autorizzazioni a coltivare queste tipologie di viti, nel 1999 ad Einsiedeln (Svizzera) si costituì l’associazione “Piwi International” con lo scopo di raggruppare le cantine produttrici di vini ottenuti da vitigni resistenti e promuovere lo scambio di informazioni tra esse. Ad oggi sono circa 400 i produttori iscritti e 2000 i soci simpatizzanti tra enologi, vivaisti e tecnici del settore.
Le nazioni dove si utilizzano i vitigni Piwi sono: Austria, Svizzera, Liechtenstein, Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Slovenia, Polonia Belgio, Francia, Regno Unito, Irlanda, Danimarca, Svezia, Norvegia, Canada e Cina. In Italia, attualmente, solo in alcune regioni, soprattutto nel Nord-Est, è possibile coltivare queste nuove varietà.
La prima autorizzazione di impianto dei “vitigni resistenti” è avvenuta nella provincia di Bolzano, grazie alle sperimentazioni fatte dagli Istituti di San Michele all’Adige, Laimburg e Fondazione Mach e quindi alla costituzione della prima Piwi regionale italiana dell’Alto Adige nel 2003, integrata dalla Piwi Trentino nel 2010, con i primi vigneti autorizzati lungo la Val d’Adige da Egna e scendendo fino a Trento, coinvolgendo anche la Cantina Sociale di Trento. Nel 2015 la Regione Veneto definì le varietà resistenti Iper-biologiche e, grazie all’intervento di Veneto Agricoltura e della Scuola Enologica di Conegliano che hanno analizzato le caratteristiche organolettiche delle uve, si è proceduto all’autorizzazione di tutte le venti varietà iscritte al Ministero delle Politiche Agricole. Nello stesso anno a Mel (Belluno) è nata la Piwi Veneto. Nell’anno successivo (2016) a seguito delle autorizzazione di impianto è stata costituita la Piwi Lombardia.

VCR E UNIVERSITA’ DI UDINE:
I PRIMI DIECI VITIGNI

Il Friuli ha percorso una via sostanzialmente diversa, approcciando la ricerca grazie ai Vivai Cooperativi di Rauscedo e all’Università di Udine.
Già nel 2006, i Vcr avevano percepito la necessità di dare risposte concrete alle emergenti necessità in tema di sostenibilità vivaistico-viticola; per tale motivo, hanno instaurato una proficua collaborazione con l’Università di Udine e l’Istituto di Genomica Applicata con l’obiettivo di mettere a disposizione dei viticoltori nuove varietà di uva da vino resistenti alle più pericolose malattie.
Le prime dieci varietà italiane resistenti, di cui Vcr è licenziatario esclusivo, sono il risultato di un lungo percorso di molti anni. L’ultima tappa di questo progetto riguarda la valutazione agronomica ed enologica dei nuovi vitigni, ed ha consentito l’iscrizione al Catalogo nazionale nel 2015 di:
FLEURTAI® (B.) SORELI® (B.) SAUVIGNON KRETOS® (B.) SAUVIGNON NEPIS® (B.) SAUVIGNON RYTOS® (B.) MERLOT KHORUS® (N.) MERLOT KANTHUS® (N.) CABERNET EIDOS® (N.) CABERNET VOLOS® (N.) JULIUS® (N.) e la successiva loro diffusione in Italia e all’estero. Oggi, dopo aver raggiunto questo primo traguardo, la valutazione è concentrata su sette nuovi vitigni, sempre costituiti dall’Università di Udine nati dall’incrocio di Pinot nero e Pinot bianco con nuovi e più performanti donatori di resistenza, tra cui il “99-1-48” cortesemente fornito dall’ibridatore Pal Kozma. Tra questi sarà richiesta l’iscrizione al Catalogo nazionale di quattro nuovi incroci: 109-033 (B.) 109-052 (B.) 156-537 (N.) 156-312 (N.). Nelle pubblicazioni Quaderno 18 dei Vivai di Rauscedo sono elencate tutte le caratteristiche organolettiche e le esperienze in campo degli ultimi sette anni.
Nel 2018 la Regione Fvg ha autorizzato (seppure in osservazione) l’impianto delle varietà resistenti sopra elencate e sulla base di questo storico risultato è stata fondata l’associazione “PIWI Friuli Venezia Giulia”, con lo scopo di unire l’eccellenza delle aziende regionali che producono vini da varietà resistenti e promuovere l’interscambio di informazioni riguardanti questa tipologia di viticoltura.

… e Cabernet Eidos.

LA GESTIONE DEL VIGNETO
“OLTRE IL BIOLOGICO”

L’Associazione ha lo scopo principale di raggruppare i produttori da “varietà resistenti”, i simpatizzanti e gli operatori di settore con l’intento di diffondere e promuovere la sostenibilità viticola attraverso un modo di gestire il vigneto “oltre il biologico”, contenendo gli interventi di difesa e incentivando la naturalezza delle uve. Sostenibilità dentro il vigneto, attorno al vigneto, e a favore del consumatore è lo slogan primario.
L’Associazione ha un proprio atto costitutivo regolarmente registrato e uno statuto che sono stati approvati dalla “Piwi International”.
Lo statuto prevede due categorie di associati, gli Ordinari e i Gold.
La categoria Gold raggruppa tutti coloro che:
hanno piantato un vigneto resistente tracciabile e individuabile;
presentano una scheda tecnica di gestione a fini statistici del vigneto;
presentano una denuncia delle uve prodotte;
presentano una documentazione di conduzione in conversione Bio o certificazione Global Gap.
hanno una dichiarazione di resa massima consentita per ettaro rapportata alla Doc di appartenenza.
I soci hanno la possibilità di utilizzare il marchio “Piwi Friuli Venezia Giulia” nella loro documentazione e di partecipare alle degustazioni itineranti e masterclass con i loro vini, nonché di sviluppare un trend di mercato riconoscibile e certificato. L’obiettivo è lo sviluppo di incontri itineranti di confronto e osservazione tra le varie Province, documentando aspetti agronomici ed enologici diversi e fornire supporto statistico certo alla ricerca. Gli associati Ordinari sono tutti coloro che simpatizzano e partecipano alle attività ed agli eventi programmati.

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In copertina, Chardonnay e Bianco Preval prodotti dall’Istituto agrario “Brignoli” di Gradisca d’Isonzo.