Finalmente riecco “Asparagus” vanto da 40 anni del Ducato dei vini friulani

(g.l.) Ma dove poteva nascere una manifestazione come “Asparagus” se non a Tavagnacco, la capitale friulana del celeberrimo asparago bianco? Proprio in questo paesotto alle porte di Udine vide infatti la luce, all’inizio degli anni Ottanta, la importante rassegna della buona tavola, promotori Elio Del Fabbro, titolare del ristorante Al Grop, il “tempio” della cucina dei gustosi turioni, e Isi Benini, giornalista e fondatore del Ducato dei vini friulani – sodalizio da mezzo secolo alfiere del Vigneto Fvg e dei suoi meravigliosi prodotti – che della promozione delle eccellenze dell’agricoltura Fvg e della loro valorizzazione in cucina fece una vera e propria missione professionale, tanto da dare vita anche a una rivista mensile, “Il Vino”, bellissima, in carta patinata, ricca di contenuti e di immagini efficaci, della quale ancora oggi si sente la mancanza.

Elio Del Fabbro e Isi Benini


E oggi, dopo due anni di black-out, finalmente si torna a parla di “Asparagus”, ricordando che l’edizione 2019, ultima ad andare in scena prima del Covid, aveva portato nei sette ristoranti protagonisti la bellezza di 1350 persone. E c’è tutta l’intenzione di ripetere e magari superare quel grande successo in questa nuova edizione, pronta a siglare la ripartenza dopo un biennio quanto mai complesso e ad animare per sette venerdì consecutivi, tra il 22 aprile e il 3 giugno, altrettanti “top restaurants” della regione Friuli Venezia Giulia. “Asparagus 2022” è stato presentato ieri mattina da Alessandro Salvin o, meglio, il duca Alessandro I, leader del Ducato dei vini friulani che è l’ideatore e promotore, fin dal 1981, di questa manifestazione – un vero e proprio fiore all’occhiello della benemerita confraternita -, sostenuta anche da Promoturismo Fvg e dalla Camera di Commercio Pordenone-Udine, che ha ospitato l’appuntamento con i giornalisti.

Giovanni Da Pozzo e Alessandro Salvin

(Foto Walter Menegaldo)

Il presidente camerale Giovanni Da Pozzo ha fatto gli onori di casa, in Sala dell’Economia, di rientro dalla cerimonia per i 170 anni della Polizia, in cui, ha riferito, «è stato espresso un concetto perfetto per darci speranza dopo questi due anni di pandemia: la forza della normalità. Nonostante ci troviamo con una situazione geopolitica internazionale preoccupante – ha evidenziato Da Pozzo –, stiamo lentamente vedendo la luce per quanto riguarda il Covid e finalmente si comincia a parlare di nuovo di eventi del territorio, una vera ricchezza per la vitalità delle nostre comunità e della nostra economia. “Asparagus” è ormai un grande classico tra gli eventi di qualità: ha il pregio di ruotare attorno a un prodotto tipico fortemente rappresentativo della nostra regione, abbinato ai vini del territorio e all’alta ristorazione, richiamo turistico di assoluta eccellenza. Come Cciaa – ha concluso il presidente – siamo stati, siamo e sicuramente saremo al fianco di “Asparagus” e come noi ci sono tanti altri enti che sostengono questo evento, bel simbolo di ripartenza, così come tanti altri eventi che via via confidiamo torneranno a vivacizzare le nostre giornate e la nostra produttività».
Il duca Alessandro I ne è convinto. «Per questa 21ma edizione – ha rimarcato – abbiamo grandi aspettative: c’è una squadra di sette tra i migliori ristoranti della regione pronta a mettersi all’opera per proporre l’asparago, rigorosamente friulano, declinato in svariate portate. I menù sono tutti diversi, ma abbiamo voluto mantenere un piatto comune, cioè il più semplice ma classico e goloso, “uova e asparagi”, che però sarà rivisitato dalla fantasia degli chef dei singoli ristoranti».

Spuntano gli asparagi bianchi.


Ed eccoli, i ristoratori in calendario: il 22 aprile Al Grop di Tavagnacco (dove “Asparagus” appunto è nato), il 29 aprile a La Dinette di Grado, il 6 maggio a Là di Moret di Udine, il 13 maggio alla Taverna di Colloredo di Monte Albano, il 20 maggio alla Lokanda Devetak di San Michele del Carso, il 27 maggio Da Nando a Mortegliano, infine il 3 giugno Da Toni a Gradiscutta di Varmo. Ogni menù sarà ovviamente abbinato «ai nostri meravigliosi vini friulani», ha chiosato Salvin, che ha anticipato l’intenzione, per l’edizione 2023, di ampliare la proposta di “Asparagus” a un territorio più ampio, coinvolgendo anche la montagna friulana.
“Asparagus”, come detto, è nata nel 1981 per volontà di Isi Benini, fondatore del Ducato dei vini friulani, e di Elio Del Fabbro, patron del ristorante Al Grop. L’appuntamento non solo valorizza un prodotto come l’Asparago bianco di Tavagnacco, ma anche l’asparago di Fossalon e di altre località della regione dove questo ortaggio viene tradizionalmente coltivato, con soddisfazione dei produttori per l’ottima qualità del raccolto, ma anche dei consumatori buongustai per i quali i bianchi turioni che spuntano dal terreno risvegliatosi dal gelo dell’inverno sono una vera e propria delizia, una festa per il palato.

La confezione dei mazzi.

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In copertina, il logo che tradizionalmente annuncia il ritorno di “Asparagus”.

Un invito a Caporiacco a conoscere le piante mangerecce autunnali

Per domenica 25 ottobre, dalle 10 alle 13 (ritrovo in via San Daniele, 51, a Caporiacco di Colloredo di Monte Albano), l’Associazione Flor De Vida, di Udine, ha organizzato l’appuntamento “Conoscere le piante mangerecce autunnali tra seminativi, orti e prati”.

LE PIANTE AUTUNNALI – Ogni stagione porta i suoi frutti, ma di tutte le stagioni l’autunno è quella che offre di più all’uomo, e chiede di meno. Sebbene non si possa considerare la stagione migliore per la raccolta delle erbe selvatiche, infatti, anche l’autunno riserva le sue gustose e verdi sorprese. Farinut, Crepidi, Portulaca, Galinsoga, Borsa del Pastore, sono solo alcune delle erbe alimurgiche che l’autunno offre a chi ha il giusto occhio per cercare. L’Associazione Flor de Vida propone un evento dedicato alla conoscenza delle piante spontanee tardo estive e autunnali che vengono consumate nella cucina popolare del nostro territorio, con un occhio di riguardo al ruolo ecologico che queste specie hanno nel loro ambiente naturale. Tra campi a riposo, orti e prati sarà possibile imparare quali specie raccogliere, come riconoscerle, come chiamarle, come curarle e come cucinarle. L’evento prevede l’iscrizione all’Associazione (comprensiva di assicurazione giornaliera). Ai partecipanti saranno raccontate le metodologie di coltivazione, raccolta, pulitura, trattamento e cucina delle erbe, ma anche gli aspetti botanici e naturalistici delle specie e degli ambienti incontrati. Verrà inoltre distribuita una dispensa riassuntiva sulle piante “incontrate”, comprensiva di metodi di raccolta e pulitura.

GLI ACCOMPAGNATORI – Ad accompagnare i partecipanti saranno Cristina Barbiani e Gabriele Pingitore. Cristina Barbiani grande appassionata di erbe e di cucina tradizionale friulana, è cresciuta in una famiglia in cui, da generazioni, si tramandano le conoscenze sulle piante eduli del nostro territorio. Ci mostrerà come raccogliere, curare e cucinare le piante spontanee della nostra regione. Gabriele Pingitore, naturalista e conoscitore della flora regionale, ci introdurrà invece agli aspetti botanici ed ecologici delle specie che incontreremo.

INFO TECNICHE – Per la mattinata è consigliato indossare vestiti comodi, pantaloni lunghi e scarpe da trekking o da ginnastica, portare acqua e un quaderno per gli appunti, curiosità e voglia di imparare. L’evento si svolgerà all’esterno ma, nel rispetto della normativa per il contenimento del Covid-19 vigente, sarà comunque d’obbligo l’utilizzo della mascherina. In caso di meteo sfavorevole l’evento sarà annullato. Per maggiori informazioni e prenotazioni è sufficiente scrivere ad associazione.flor.de.vida@gmail.com o chiamare lo 3204180864 oppure il 3337992738.

https://www.facebook.com/flordevidaasdc

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In copertina, prati stabili nella zona collinare di Caporiacco.

 

Peste suina, cresce la preoccupazione anche in Fvg

di Gi Elle

Psicosi, per fortuna, ancora no. Ma forte preoccupazione sì, soprattutto fra gli addetti del settore anche in Friuli Venezia Giulia, in seguito alle notizie del recente sequestro, a Padova, di una partita di carne importata e potenzialmente contaminata dalla peste suina. Se ne rendono interpreti in due note il Parco agroalimentare Fvg e Confagricoltura, che commentano il caso delle carni di maiale importate dall’Olanda e provenienti dalla Cina, Paese con una grave situazione di espansione dell’epidemia di Psa, che è stato deciso di distruggere in via precauzionale.

«Prima che un’emergenza sanitaria – osserva l’organizzazione presieduta da Claudio Filipuzzi -, gli allevatori, macellatori e trasformatori di carne suina stanno affrontando una repentina altalena dei prezzi. Fenomeno, in verità, già da tempo avviato a causa dell’incremento mondiale del consumo di proteine animali e che la peste suina ha accentuato. L’Italia registra attualmente un fabbisogno di carne suina pari a 2,7 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni soddisfatte dagli allevamenti nazionali (rappresentano il 5% della produzione europea) e i restanti 1,2 milioni (pari al 44%) proveniente da importazione, soprattutto da altri Paesi europei con in prima fila Danimarca, Paesi Bassi e Spagna. In tale contesto, le filiere dei prodotti Dop e Igt rappresentano soltanto una piccolissima parte del volume lavorato: 200mila tonnellate all’anno pari a 7 per cento della produzione nazionale».
«Eventuali provvedimenti restrittivi nel commercio di carne suina – commenta ancora l’ente agroalimentare con sede a Colloredo di Monte Albano – in conseguenza del proliferare dell’infezione, quindi, non porterà pesanti conseguenze alla produzione di salumi certificati come il prosciutto di San Daniele Dop, bensì gravi danni potrebbero derivare alla disponibilità di carne suina sia fresca sia di prodotti non certificati vista la forte dipendenza dalle importazioni. Il consumo medio europeo è attorno ai 70 kg per persona, mentre in Italia attorno ai 40 kg. Quindi la conseguente tensione sui prezzi – queste le conclusioni di Agrifood Fvg – potrebbe trasferirsi sia sui macellatori e trasformatori, che vedrebbero ridursi i propri margini, sia sui consumatori finali che vedrebbero un’impennata repentina del prezzo della salsiccia».

Claudio Filipuzzi

«Le misure preventive prese dalle istituzioni che presidiano il sistema dei controlli sono state efficaci e tempestive – le fa eco Confagricoltura nazionale in una nota prontamente fatta propria e rilanciata dalla sezione Fvg, guidata da Philip Thurn Valsassina – ma questo episodio deve indurci a non abbassare la guardia vista la continuità ormai dei mercati e l’intenso traffico di carni. L’eventuale diffusione della Psa in Italia significherebbe la fine di un comparto essenziale del nostro agroalimentare, che può contare su quasi 9 milioni di capi allevati e che vale oltre 11 miliardi di euro, tra produzione di carne suinicola e fatturato dell’industria di trasformazione, e oltre a 1,6 miliardi di export. Il settore inoltre incide per il 6 per cento sul fatturato dell’industria agroalimentare e impegna circa 25.000 allevamenti, 1500 macelli e 3.500 imprese di trasformazione (in Fvg ci sono 737 allevatori professionali e oltre 241.000 capi allevati)».
«Dobbiamo intensificare i controlli e le ispezioni, prevedendo un coordinamento tra tutti i Paesi della Ue», aggiunge Confagricoltura, che già alla fine del 2018, aveva coinvolto sia le Associazioni dei trasportatori sia quelle della caccia, insistendo perché venisse previsto dal ministero della Salute un Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione. «È essenziale, inoltre – a parere anche di Confagricoltura Fvg – richiamare ai propri compiti di sorveglianza e monitoraggio i Paesi membri, nel caso di specie l’Olanda, a intensificare i controlli della carne proveniente dall’estero nei propri Posti d’Ispezione Frontaliera per impedire l’accesso di prodotto non controllato. Analogamente, andrebbero intensificati i controlli sui destinatari della carne proveniente dalla Cina e che alimentano la domanda di un prodotto potenzialmente devastante per la nostra filiera suinicola. Il Piano nazionale, come ci è stato comunicato ieri, è stato praticamente approvato dalla Commissione europea. È necessario ora – conclude l’organizzazione degli imprenditori agricoli – che venga applicato al più presto, soprattutto per il controllo alle frontiere e quello della fauna selvatica, visto anche l’avanzamento della malattia dai Paesi dell’Est Europa verso l’Italia».

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, maiali allevati in Friuli: c’è preoccupazione per la peste suina.