È stata approvata dall’assemblea dei soci del Consorzio di tutela vini Doc Collio, con ben il 97% di voti a favore, la proposta di lavoro per l’introduzione di un nuovo vino fatto esclusivamente con le uve autoctone di Tocai friulano, Ribolla gialla e Malvasia istriana. Il disciplinare attualmente prevede la possibilità di utilizzare tutti i vitigni bianchi previsti dalla denominazione di origine controllata per produrre il Collio Bianco ed il consiglio di amministrazione ha ritenuto di dover valutare la possibilità di introdurre una nuova categoria di vino bianco, composto appunto dalle uve delle tre storiche varietà e regolamentato dal disciplinare di produzione Doc. Il Consorzio, pertanto, istituirà un tavolo tecnico che dovrà stabilire le caratteristiche, le percentuali, i tempi di uscita e il nome di questo nuovo vino.
Grande soddisfazione, quindi, per i promotori del Collio da uve autoctone: «Abbiamo avviato questo progetto più di tre anni fa e mai avremmo pensato di riscontrare un così grande consenso da parte degli addetti al settore, giornalisti, blogger e guide, ed ora questo percorso consortile ci riempie di orgoglio e di speranza che in futuro questo vino possa diventare un riferimento per la denominazione, sempre senza nulla togliere a tutti i vini Collio bianco fatti con vitigni internazionali», hanno affermato Alessandro Dal Zovo, direttore generale della Cantina Produttori Cormons, Andrea Drius, di Terre dal Faet di Cormons, Fabjan Muzic, dell’azienda agricola Muzic di San Floriano del Collio, e Kristian Keber, dell’azienda Edi e Kristian Keber di Cormons, ovvero i padri fondatori del progetto. Ad essi, nel corso degli anni, si sono poi uniti Fabjan Korsic di Korsic wines di San Floriano del Collio, Maurizio Buzzinelli di Buzzinelli vini di Cormons, Nicola Campeotto di La Rajade di Dolegna del Collio e Riccardo Marcuzzi di Marcuzzi vini, sempre di San Floriano.
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In copertina, una splendida panoramica del Collio Goriziano; all’interno, le bottiglie dei promotori e la mappa della Doc.
CAPRIVA – “Libeamour”, una Ribolla gialla spumante brut, metodo Charmat, il “Teodoro Pas Dosé”, uno spumante Metodo classico, e il Collio bianco da uve autoctone, “Maisha 2021”. Ecco i nuovi “gioielli”, pronti per le tavole di Natale e di Capodanno, della prestigiosa azienda vitivinicola di Villa Russiz, prodotti dai vigneti che si estendono sulle dolci colline di Capriva del Friuli. Vini che si affiancano alla già famosa serie, pluripremiata e conosciuta a livello internazionale, di queste storiche cantine dell’altrettanto storico Collio Goriziano, la prima Doc nata in Friuli Venezia Giulia.
Parlano il presidente Paoletti…
… e il direttore Gregoretti.
In una splendida mattinata di sole sono stati presentati questi nuovi tre prodotti proposti della Fondazione Villa Russiz in un contesto davvero unico, dedicato alla promozione dei vini e dell’enogastronomia del territorio. Il tutto, però, con la finalità che caratterizza la benemerita Istituzione: quella di destinare il ricavato dell’attività aziendale alla Casa famiglia che ospita bambini e giovani in difficoltà. Ad accogliere stampa e appassionati del buon vino e della buona tavola il presidente della Fondazione, Antonio Paoletti, e il direttore Giulio Gregoretti, in una invitante e riuscitissima “due giorni” dedicata alla storia e ai vini del Collio nella ricorrenza di San Martino.
«La storia di Villa Russiz – ha spiegato il presidente Paoletti – inizia nel 1868, anno in cui il Conte Theodor de la Tour fondò l’azienda per dar vita a vini caratterizzati da uno stile unico anche grazie all’ideale collocazione sul Collio. San Martino è l’occasione per questo evento di promozione e degustazione il cui ricavato sarà destinato alla Casa Elvine, come peraltro tutta l’attività di produzione dei vini. Oggi abbiamo inteso presentare le nuove bollicine, Libeamour, una Ribolla gialla spumante brut, metodo charmat, il Teodoro “Pas Dosé”, uno spumante metodo classico, e il Collio bianco da uve autoctone, Maisha 2021. Tre vini di grande qualità e che nel loro nome racchiudono la storia di questa Fondazione: la celebrazione dall’amore tra Teodhor de la Tour ed Elvine Ritter con Libeamour, oppure il giusto riconoscimento con il Teodoro per rappresentare il genio di questo uomo che ha portato sul Collio la coltivazione dei migliori vini bianchi francesi, e ancora Maisha, che in swahili significa vita, un Collio bianco a ricordo di una ragazza scomparsa prematuramente. Maisha è un progetto nato due anni e mezzo fa e sostenuto dai genitori di questa giovane che hanno anche aiutato in maniera importante i giovani ospitati a Casa Elvine».
I degustatori all’opera…
… e le spiegazioni degli enologi.
«È una giornata molto importante e una autentica innovazione nel segno della continuità – gli ha fatto eco il direttore Gregoretti – con il lancio di nuovi prodotti che rispecchiano la tradizione di questa azienda vitivinicola, con grande qualità produttiva unita alla finalità di aiutare giovani in difficoltà. In questi ultimi anni c’è stato un grande lavoro in vigna e cantina, coordinato da Cristiano Aschettino e Paolo Comuzzi, unito all’esperienza degli enologi Giorgio Bertossi e Fabijan Muzic».
Nell’ultimo anno, in particolare, la Fondazione Villa Russiz ha lavorato molto per l’acquisizione di nuovi mercati.«Abbiamo consolidato e incrementato il mercato italiano rinnovando ampliando e l’accordo con la Tenuta del Cerro – ha ricordato infatti Giulio Gregoretti –, mentre abbiamo incrementato il settore internazionale in via diretta e con una export manager dedicata e ora siamo maggiormente presenti in Paesi come l’Austria, la Germania, l’Inghilterra, la Polonia, l’est Europa, l’Azerbaigian e stiamo ora concludendo un importante contratto per l’ingresso nel mercato americano». E ora un rinnovato impulso alla presenza commerciale di Villa Russiz verrà proprio attraverso la collocazione sul mercato dei tre nuovi prestigiosi vini che, alla storica azienda del Collio, hanno già cominciato a regalare importanti soddisfazioni.
Il tavolo di degustazione al lavoro.
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In copertina, ecco i tre nuovi vini della Fondazione Villa Russiz di Capriva.
Sul Monte Quarin, nel cuore del Collio Goriziano, terra di grandi vini in Friuli Venezia Giulia, c’è un posto magico, dove vigneti, bosco, radure si intrecciano e si compenetrano. La natura fa da protagonista, le vigne sono coltivate con passione, amore, sapienza antica uniti a tecniche colturali moderne, ma estremamente rispettose dell’ambiente. Il ronzio delle api che lavorano nelle arnie disposte sul limitar del bosco è l’unico lieve rumore (quasi una musica) che interrompe il silenzio. È Ronco dei Tassi, l’azienda che Fabio e Daniela Coser hanno fondato 31 anni fa sopra Cormons, in località Montona, ed ora conducono con i figli Enrico e Matteo. Era il 1989 quando Fabio (noto enologo, consulente di importanti aziende) e la moglie decisero di acquistare un podere di circa 9 ettari, di cui 4 a vigneto, ai limiti del Parco naturale di Plessiva, zona di tutela ambientale ricca di flora spontanea e di fauna selvatica. La passione e il continuo impegno riposto in azienda, li ha portati a raggiungere importanti risultati e grandi soddisfazioni. Sostenuti da tutto ciò, hanno acquistato nuovi vigneti con l’intento di aumentare lentamente la produzione aziendale mantenendo alto il livello qualitativo dei vini prodotti. Oggi Ronco dei Tassi – che ha tagliato felicemente il traguardo delle 30 vendemmie – si sviluppa su una superficie di 50 ettari di cui 23 a vigneto.
Enrico e Matteo Coser…
“Il nome della nostra azienda deriva proprio dalla sua collocazione – spiega Enrico Coser -. “Ronco” per via della disposizione dei vigneti in terrazze ben esposte, denominate appunto ronchi, “dei Tassi” perché qui vivono delle colonie di tassi che quando matura l’uva diventano ghiotti consumatori dei grappoli più dolci e ci avvisano che è il momento giusto per iniziare a coglierla”. Questo virtuoso rapporto fra bosco e superficie vitata, coltivata con tecniche estremamente rispettose dell’ambiente, consente di sviluppare realmente una viticoltura ecosostenibile, a cui i Coser tengono assolutamente, a tutela dei loro consumatori e a garanzia di un futuro per il loro splendido territorio, che contribuiscono a preservare. “La nostra filosofia di produzione – continua Enrico – si basa principalmente sulla rigorosa attenzione nella coltivazione e nei sistemi di allevamento del vigneto, con controlli qualitativi e quantitativi che ci permettono di arrivare alla trasformazione dell’uva in cantina nel modo più sano e naturale possibile. Tutto ciò ci consente di conservare nei nostri vini le caratteristiche e la qualità tipiche del frutto e del territorio da cui hanno origine”.
… e i loro “vini-gioiello”.
La passione di tutta la famiglia, e il continuo impegno riposto con maestria in cantina, ha fatto raggiungere loro importanti risultati, tant’è che Ronco dei Tassi è oggi conosciuta per l’assoluta eccellenza dei suoi vini, pluripremiati da guide e critici italiani e stranieri. Basti ricordare che l’azienda nel suo complesso, una volta con un vino, una volta con un altro, si aggiudica da 20 anni i prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso. Di grande carattere e stile, è il Fosarin straordinario Collio Bianco a base di Friulano, Malvasia, Pinot bianco, portabandiera dell’azienda che non teme il tempo, molto apprezzato anche all’estero, che pure nella Guida del Gambero Rosso 2021 ha conquistato i Tre Bicchieri. Fra i suoi estimatori, il noto critico James Suckling. Altrettanto unica la pluripremiata Malvasia, fra i 10 migliori vini italiani nella Guida 100 migliori vini d’Italia del Corriere della Sera, che Forbes Speciale Vinitaly 2019 ha inserito fra i 100 migliori vini al mondo.
E’ una spiccata vocazione verso i vini bianchi quella di Ronco dei Tassi: oltre al Fosarin e alla Malvasia, si producono Friulano, Ribolla gialla, Pinot grigio, Sauvignon. Ad essi si affiancano l’interessante (e di grande futuro) Collio Rosso Cjarandon a base di Merlot e Cabernet, e il prezioso Picolit. Apprezzatissimi sul mercato estero, dove viene esportato circa il 60% della produzione, li si trova in Italia nelle migliori enoteche, ma possono essere acquistati anche direttamente in azienda, dove su prenotazione è possibile fare interessanti degustazioni guidate. Vale la pena di andarci, anche per conoscere Enrico Coser e la sua straordinaria famiglia. E capire quanta passione, impegno, maestria c’è dietro un bicchiere del loro vino.
In copertina, la splendida barricaia della cantina Ronco dei Tassi.
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