Collavini annuncia una nuova collaborazione con il maestro profumiere Lorenzo Dante Ferro: la storica azienda vitivinicola di Corno di Rosazzo lancia, infatti, Ribolla per Cani, una fragranza per ambiente ideata per curare il benessere degli amici a quattro zampe. Da sempre attenta al mondo animale – tanto da elevare a proprio logo aziendale l’amata bassottina di famiglia, Ribolla –, la famiglia Collavini ha scelto un prodotto che nasce dall’affetto per i cuccioli da compagnia e dall’attenzione verso la qualità e la salubrità dell’ambiente in cui vivono.
“Il legame con gli animali è parte della nostra storia – afferma Luigi Collavini, responsabile commerciale dell’azienda friulana –. I nostri bassotti sono membri della famiglia a tutti gli effetti. Con Ribolla per Cani abbiamo voluto trasformare questo affetto in un gesto concreto: un profumo pensato per rispettare il loro benessere e per rendere ancora più belli i momenti vissuti insieme a loro”.
La fragranza unisce ingredienti dalla provata efficacia aromaterapeutica alle più delicate nuance di Ribolla gialla, vitigno autoctono friulano, particolarmente caro alla famiglia Collavini. È realizzata con oltre 100 componenti aromatiche e oli essenziali di alta qualità – tra cui Vitis Vinifera, Canarium Luzonicum, Artemisia Pallens, Salvia Sclarea, Rosmarinus Officinalis, Citrus Reticulata, Lemongrass, Citrum Aurantium, Citrus Limonum, Mirtus Communis, Litsea Cubeba e Rubus idaeus – combinati in modo da garantire una profumazione fresca, delicata, rilassante e soprattutto non dannosa per l’olfatto canino.
Adatta a tutte le taglie e razze, di facile utilizzo, ideale per creare un’atmosfera accogliente e rilassante in casa, in auto o in qualsiasi spazio frequentato da animali: Ribolla per Cani rappresenta un gesto quotidiano di benessere condiviso per godersi ogni momento con gli amici a quattro zampe, nel rispetto della loro sensibilità. Ribolla per Cani è disponibile nello shop online dell’azienda al costo di 10 euro.
La Ribolla Collavini vola con Moschino nelle maggiori capitali della moda
Collavini, storica azienda vitivinicola friulana, rinnova la collaborazione con Moschino e vola nelle maggiori capitali della moda con le bollicine di Ribolla Gialla Spumante Dosaggio Zero 2018. Sabato a Milano, domenica a Roma e giovedì 18 aprile a Londra, la realtà di Corno di Rosazzo parteciperà agli eventi di presentazione della nuova collezione primavera-estate 2024, organizzati nelle boutique della maison di via della Spiga, via del Babuino e Conduit St.

«Vantare una partnership autorevole con un brand unico come Moschino – afferma Luigi Collavini, titolare dell’azienda assieme al fratello Giovanni e al padre Manlio – ci permette di creare la giusta commistione tra vino, moda e lifestyle. In un contesto esclusivo e selezionato ci inseriamo con la nostra Ribolla Gialla Dosaggio Zero, frutto di studio, attenzione ed espressione del Metodo Collavini, stile di vinificazione che da anni contraddistingue il nostro progetto enologico».
Lo spumante nasce da sole uve Ribolla gialla e, dopo una prima fermentazione in acciaio e in barrique, il vino base riposa in grandi autoclavi orizzontali a cui segue un lento affinamento sur lies – per un periodo mai inferiore ai 30 cicli lunari – che porta il residuo zuccherino sotto i 3 g/l. Seguono dodici mesi di bottiglia per ottenere un’ottima Ribolla Gialla Spumante Dosaggio Zero. Nel calice si distingue grazie al colore giallo paglierino e al perlage fine e persistente, al naso invece spicca un bouquet floreale, fresco e agrumato, che si sviluppa su note fragranti di lievito e cipria. Il sorso è pieno, sapido, estremamente verticale e straordinariamente armonico nel suo lungo finale fruttato.

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In copertina, Manlio Collavini con i figli Giovanni e Luigi a Corno di Rosazzo.
Pinot con un tocco di Refosco, ecco Rame il nuovo gioiello della famiglia Collavini
Collavini presenta l’annata 2021 di Rame, un vino nato da uve di Pinot e Refosco dal peduncolo rosso che vuole interpretare la tradizione friulana del bianco ramato in chiave internazionale. Questo approccio distintivo caratterizza da sempre la filosofia della storica azienda vitivinicola di Corno di Rosazzo che si propone di coniugare la cultura del territorio a uno spirito più cosmopolita.
Manlio Collavini con i due figli.

Sin dai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia si documenta la vinificazione a contatto con le bucce, processo che permetteva al vino di ottenere un caratteristico colore ramato. Una tecnica rappresentativa di una zona specifica, il Triveneto, con un fondamentale centro di produzione nella regione Friuli. Un’interpretazione testimone del tempo che, con il successo della vinificazione in bianco della varietà, rischiava di scomparire e che attraverso l’operazione di riscoperta portata avanti dalle aziende vitivinicole locali, come Collavini, ha visto la sua rinascita.
«Rame rappresenta il nostro omaggio alle tradizioni enologiche del Friuli – spiega Luigi Collavini, titolare dell’azienda assieme al fratello Giovanni e al padre Manlio –. Tutto è iniziato con l’annata 2020, che ha assunto il ruolo da apripista nel raccontare tre anni intensi, densi di prove e sperimentazioni, che ci hanno portato a trovare quello che riteniamo essere un equilibrio perfetto per il nostro primo rosé. Questo vino nasce dalla stessa filosofia dei suoi fratelli maggiori, il MoRe e il BiancoCollavini, e segue la strada da loro tracciata nell’unire una varietà autoctona a un’uva internazionale. Oggi con Rame 2021 continuiamo a portare nel bicchiere le usanze del territorio, abbinate alla finezza e all’eleganza che hanno accompagnato sin dall’inizio la nostra visione nel mondo enologico».
Dopo un’attenta selezione durante la vendemmia settembrina, Rame prosegue la sua evoluzione con la macerazione del Pinot sulle bucce a contatto con il mosto, un processo essenziale per dare il caratteristico colore che ricorda le sfumature del metallo da cui il vino prende il nome. Le nuances ramate sono esaltate anche da un tocco di Refosco dal peduncolo rosso, le cui uve vengono raccolte in cassetta per evitare il minimo ammostamento, poi diraspate e lasciate macerare brevemente prima della pressatura soffice. La successiva fermentazione avviene in acciaio a temperatura controllata, così da preservare le caratteristiche tipiche dei due vitigni e donare una piacevole freschezza al vino.
Quello di Rame è un sorso armonico ed equilibrato, dall’intenso profumo agrumato e delicati sentori minerali, che chiude con una persistente nota aromatica, ideale sia a tavola che come aperitivo. Rame Igt Venezia Giulia 2021 è disponibile nello shop online di Collavini e in enoteche selezionate a partire da 12,70 euro.
La vendemmia tradizionale.

Collavini, una storia di famiglia che inizia più di un secolo fa e che continua oggi raccontando nel calice il migliore Friuli enoico. Nel 1896 Eugenio Collavini inizia a commerciare vino alle nobili famiglie udinesi. Il testimone passa poi al figlio Giovanni, che guiderà l’azienda tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La svolta avviene con l’ingresso di Manlio, che con uno sguardo rivolto al futuro porterà Collavini e i vini friulani alla ribalta sui mercati internazionali. Nel 1971 nasce Il Grigio, spumante da uve Pinot grigio e Chardonnay, probabilmente il primo prodotto con metodo Martinotti in Friuli. Alla fine del decennio, Manlio con spirito pionieristico produce uno spumante a base di Ribolla gialla: un successo che gli varrà l’appellativo “Il Signore della Ribolla gialla”. Proprio queste uve, nella versione Brut, danno vita al Metodo Collavini, innovando la tecnica enologica friulana del tempo. Oggi Giovanni e Luigi, figli di Manlio, guidano l’azienda con attenzione alla qualità e voglia di sperimentare. Collavini produce un milione e mezzo di bottiglie, esportandone circa il 50%. I mercati di riferimento esteri più importanti sono Canada, Usa, Germania, Regno Unito, Thailandia e Giappone.
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In copertina, vigneti dell’azienda Collavini sulle colline di Corno di Rosazzo.
Brda-Collio, il rilancio della Ribolla nel ricordo del “padre” Miro Simcic
(g.l.) In sloveno si scrive Brda, in italiano Collio. Cambiano soltanto la grafia e la pronuncia del nome, ma l’area pedoclimatica e il “terroir” sono i medesimi, a cavallo di una linea di demarcazione politica che esiste soltanto sulla carta geografica, ma che di fatto non c’è più. Un’area contraddistinta da una viticoltura d’eccellenza, candidata a divenire Patrimonio mondiale dell’Umanità sotto l'”ombrello” Unesco e che ha un progetto comune di rilancio dei suoi inimitabili vini, a cominciare dalla Ribolla gialla. Un impegno che sarà portato avanti nel ricordo del “padre” di questo importante vitigno autoctono di quest’area, Zvonimir Simcic, figura emblematica della cooperazione vitivinicola fra l’Italia e la Slovenia, ricordato venerdì a Castel Dobra, Dobrovo nella lingua d’oltreconfine, località contermine con Dolegna del Collio. Con sullo sfondo quel grande appuntamento, con sicuramente importanti ricadute nelle regioni contermini, che fra tre anni vedrà insieme il capoluogo Nova Gorica e la nostrana Gorizia nel progetto Città europea della Cultura.


«L’iniziativa che celebra il centenario della nascita di Zvonimir Simcic rappresenta una tappa fondamentale del percorso che Slovenia e Friuli Venezia Giulia hanno intrapreso assieme per il riconoscimento Unesco del Brda-Collio. Una candidatura importante in cui la nostra Regione, le amministrazioni comunali direttamente interessate, gli imprenditori, le comunità locali si stanno impegnando con convinzione e tenacia», ha affermato l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Sergio Emidio Bini, che, in rappresentanza del governatore Massimiliano Fedriga, ha partecipato al Castello di Dobrovo alla cerimonia dedicata proprio al “padre della Ribolla gialla”, per molto tempo direttore generale della Cantina sociale del Medot, nella Goriška Brda. All’evento, di spessore internazionale, sono intervenuti anche il presidente della Repubblica di Slovenia Borut Pahor e il ministro italiana delle Politiche agricole, alimentari e forestali Stefano Patuanelli. C’erano anche l’ambasciatore italiano a Lubiana, Carlo Campanile, l’ambasciatore sloveno a Roma Tomasz Kunstelj, il console generale a Capodistria Giovanni Coviello e, tra gli altri, il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna.



«Se è vero che la storia del Novecento ha tracciato confini e opposto diverse visioni politiche, è ancor più vero – ha sottolineato Bini – che oggi ci ha riuniti l’Europa, nata proprio per contrastare ogni tentativo di divisione e di ostacolo. Imprenditori come Simcic e la sua famiglia hanno compreso con lungimiranza la necessità di leggere questo territorio come un’unica identità, mettendo a fattor comune un prodotto speciale e distintivo come il vino, frutto di conoscenze centenarie e di grande passione. Una visione che si fonda sulla transnazionalità tipica di questo territorio e matrice dello spirito con cui Miro Simcic – ha rimarcato l’esponente della Giunta Fedriga – ha interpretato il suo ruolo di cultore ed imprenditore del vino qui, in questo contesto particolare, fatto di colline, di venti, di influssi marini che non conoscono confini. La sua storia non si limita solo a un vitigno, a un metodo di vinificazione o a un’azienda straordinaria, ma rappresenta soprattutto un modello di imprenditorialità che si fonda sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle comuni eccellenze come testimoniato dai tanti maestri del vino italiani protagonisti del bel documentario realizzato per valorizzare l’eredità che ha lasciato a tutti noi. Collaborazioni che, infatti, annoverano legami con altri nomi eccellenti del mondo enologico quali Jermann, Felluga, Collavini, per citarne alcuni, e che sono la dimostrazione dell’unicità del Brda-Collio: un paesaggio, un terroir, un clima, una tradizione fondiaria che – ha concluso l’assessore regionale Bini – rendono indistinguibile quest’area tra Italia e Slovenia».

Nel corso della cerimonia, durante la quale il presidente Pahor ha scoperto una targa proprio a ricordo di Zvonimir Simcic, nello storico Castello è avvenuto un incontro bilaterale fra il ministro italiano Stefano Patuanelli e l’omologo sloveno Josže Podgoršek. Diversi i punti al centro dell’incontro, dalle possibili azioni comuni per sostenere il settore vitivinicolo, alle opportunità di collaborazione transfrontaliera, alla gestione delle foreste e delle risorse ittiche dell’Adriatico, fino alle questioni legate all’etichettatura alimentare. La valorizzazione dei vitigni transfrontalieri è stata la prima questione al centro del vertice. Patuanelli, nell’evidenziare l’importanza che assume la cultura vitivinicola della zona, e la necessità di sviluppare ulteriormente il turismo enologico, ha proposto al collega sloveno di presentare una candidatura comune per inserire il territorio del Brda-Collio nel patrimonio mondiale dell’Unesco.
Quanto al tema dell’etichettatura alimentare, il ministro Patuanelli ha sottolineato di confidare su un’evoluzione della posizione slovena sulle etichettature dei prodotti alimentari, alla luce delle perplessità sollevate da entrambi i Paesi sul sistema Nutriscore, a favore della proposta italiana del NutrInform battery fronte pacco. Da parte slovena si è concordato sul fatto che i sistemi europei di etichettatura devono costituire uno strumento informativo più completo possibile che consideri anche le abitudini e le tradizioni alimentari nei vari Paesi, senza penalizzare i prodotti tipici.
Sul tema, invece, della gestione della pesca e delle foreste, il ministro italiano ha evidenziato le tre “gambe” della sostenibilità: ambientale, economica e sociale. Infine, nel corso dell’incontro, si è affrontata la questione legata all’ipotesi di sottoscrivere un “memorandum of understanding” per il settore vitivinicolo, nell’ottica della promozione congiunta, e su cui le parti si sono impegnate a riaggiornarsi.


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In copertina, Zvonimir Simcic di cui ricorrono i cent’anni della nascita; all’interno, alcune immagini della cerimonia al Castello di Dobrovo, con lo scoprimento della targa in onore del grande imprenditore vitivinicolo, la bilaterale con il ministro italiano Stefano Patuanelli e vigneti della zona circostante.
(Foto Cantina Medot, Arc e Mipaaf )
