Quinta tappa “virtuale” nelle cantine di Nimis. E un tour tv-online fra le grappe

di Giuseppe Longo

Da un’azienda storica, ma moderna nelle strutture e nei suoi impianti, a una piccola, specializzata in quelle produzioni pregiate ma di piccola quantità che oggi preferiamo chiamare di nicchia. Passando per altre due di riconosciuta fama con i vigneti sulle pendici del monte Bernadia, cuore della zona del Ramandolo Docg, e una di nuovissima concezione, scavata nella collina sopra San Gervasio. E’ arrivato, infatti, alla quinta tappa il viaggio della “corriera virtuale” alla scoperta delle cantine del territorio di Nimis al fine di conoscere i protagonisti dei luoghi di produzione delle eccellenze enogastronomiche di questo affascinante territorio dei Colli orientali del Friuli. Veicolo di questi messaggi sono la pagina Facebook dell’Ufficio turistico Nimis, che fa capo all’assessorato alle attività produttive e al turismo retto da Fabrizio Mattiuzza, e i gruppi in cui si parla del capoluogo e delle sue frazioni. Una bella e importante iniziativa, osservavamo in occasione del suo avvio, che sarà continuata e integrata anche con ristoranti, trattorie, agriturismi ed enoteche, esercizi strettamente legati al lavoro delle aziende vitivinicole e che, come è noto, a Nimis godono da sempre di ottima fama. E che insieme soffrono la grave crisi causata dal Covid-19, sulla quale proprio questo sito si è soffermato in questi giorni (dando voce a Coldiretti e Confagricoltura), soprattutto per quanto riguarda il settore vitivinicolo. C’è da sperare che le cose migliorino con le appena annunciate misure di allentamento delle norme anti-contagio, che scatteranno il prossimo 26 aprile. Ma, nel frattempo, continuiamo questo sicuramente appagante viaggio online fra le cantine di quest’area collinare e pedemontana.

LE AZIENDE – Il viaggio “virtuale” era cominciato poco più di un mese fa nella nuovissima cantina I Comelli gestita da una famiglia che da un paio di secoli è legata alla terra e alla produzione vitivinicola, divenuta famosa anche per l’agriturismo inserito nella storica casa di borgo Valle. Ed era proseguito nella cantina di Ivan Monai, a due passi dalla cinquecentesca chiesetta di Ramandolo: azienda nata nel 1983 e che è denominata “Anna Berra” nel ricordo della madre del produttore, il quale le ha dedicato anche una linea di vini. Terzo appuntamento ancora a Ramandolo nella piccola cantina di Alessandro e Dario Coos, che continua una secolare tradizione di famiglia. Dario è stato il principale artefice, sostenuto dalla civica amministrazione del tempo, per la valorizzazione, negli anni Ottanta, del Ramandolo prodotto nel territorio a cavallo fra i Comuni di Nimis e di Tarcento, promosso poi alla Docg nel 2001. Per la quarta tappa la singolare “corriera” è scesa a Nimis, salendo poi sul “Ronc dal Gjal” per visitare la originalissima cantina della famiglia Gori. Piero ha infatti realizzato una dozzina di anni fa la Gori Agricola. Una cantina che unisce l’innovazione con la tradizione: costruita su tre livelli, sfrutta il cosiddetto “metodo a caduta”. Ed ecco la quinta tappa del viaggio virtuale, in una piccola cantina, decisamente unica nel suo genere. E’ la “Feudo dei Gelsi”, creata dal veneziano Andrea Rizzo, il quale, spinto dalla passione per il vino, ha deciso di studiare enologia in Francia. Al rientro, nel 2002, è stato conquistato dalla zona di Nimis, dove  ha deciso di aprire la sua attività, ristrutturando una casa dell’800 e rinnovandone i vigneti.

LA DISTILLERIA – E collegata all’attività delle aziende vitivinicole è la distilleria Ceschia, la più antica del Friuli. La storica realtà – che ricava dal lontano 1886 grappe pregiate dalle vinacce dei colli di Nimis, in primo luogo quella famosissima di Ramandolo presentata nell’inconfondibile fiaschetto impagliato – domani sarà protagonista di una bella e importante iniziativa in tv e sulla rete: alle 21, sarà all’interno della puntata di “Spirito d’uva” sul canale 815 di Sky e sul canale youtube Winetv https://youtu.be/MX9GrQ_HsHQ, durante la quale il bartender Mauro Uva e il giornalista Federico S. Bellanca accompagneranno gli spettatori in un tour alla scoperta della storica azienda in riva al Cornappo #winetv #skytv #skyitalia #spiritoduva #grappe #grappafriulana #grappanemas. Ricordiamo che la distilleria nacque appunto 135 anni fa, quando Giacomo Ceschia iniziò a distillare le vinacce nell’alambicco che lui stesso aveva costruito. Negli anni la distilleria si è ovviamente evoluta, anche in seguito all’ingresso nel Gruppo Molinari, ma sono rimasti immutati passione,  tradizione e legami col territorio nel produrre distillati di riconosciuto pregio.

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In copertina e all’interno ecco alcune immagini di vigneti e grappoli, nonché degli impianti di distillazione.

 

Il Vigneto Fvg soffre, ma l’operazione Jermann-Antinori indica una luce

di Giuseppe Longo

Mentre l’appena avvenuta acquisizione, nel Collio, dell’azienda vitivinicola Jermann da parte della fiorentina Marchesi Antinori – notizia che ha fatto clamore in tutta Italia ma soprattutto, e ovviamente, nel Friuli Venezia Giulia – lancia un segnale di speranza nella ripresa dal pesantissimo colpo inferto dall’emergenza sanitaria, in quanto dimostra chiaramente come un colosso del settore creda nell’uscita, anche in tempi abbastanza rapidi, dall’insidioso tunnel pandemico, un vero e proprio grido di allarme, collegato proprio alla vicenda Covid, giunge dalla principale organizzazione agricola. Coldiretti denuncia infatti che oltre 6,9 miliardi di litri di vino – vale a dire 69 milioni di ettolitri – sono fermi nelle cantine italiane per effetto della chiusura di ristoranti, bar ed enoteche, qui come all’estero, che ha fatto crollare i consumi fuori casa con gravi difficoltà per il settore vitivinicolo tricolore, in particolar modo quello legato ai vini a denominazioni di origine e a indicazione geografica, cioè a maggior valore aggiunto. Al 31 gennaio 2021 – rileva Il Punto Coldiretti – c’erano almeno 150 milioni di litri (1 milione e mezzo di ettolitri) in più rispetto allo scorso anno secondo l’ultimo aggiornamento reso disponibile dal Ministero delle Politiche agricole. E in questo quadro sconsolante c’è un’indubbia sofferenza anche da parte del Vigneto Fvg che guarda con ansia al ritorno alla normalità.

Ettore Prandini


«La diffusione dei contagi – sottolinea l’organizzazione guidata da Ettore Prandini – fa prevedere una aggravamento della situazione per il prolungamento delle misure di contenimento con un forte squilibrio di mercato che rischia di vanificare l’impegno di qualificazione dei produttori per aumentare il valore delle produzioni e il successo sui mercati internazionali dove per la prima volta dopo anni le vendite sono risultate in calo del 3%. Non bisogna perdere altro tempo è ed necessario intervenire con una distillazione di emergenza rivolta ai vini a Do e Ig». A tal fine, Coldiretti chiede al Governo di «intervenire con almeno 150 milioni di euro (valore medio 75 euro/ettolitro) attraverso aiuti nazionali vista la mancanza di disponibilità di risorse aggiuntive garantite per la situazione di emergenza da parte della Ue. Una misura che peraltro consentirebbe di produrre 25.000 litri alcol e gel disinfettanti 100% italiani che oggi vengono in larghissima parte approvvigionati sui mercati internazionali».
«La Francia peraltro – osserva infine Coldiretti – ha fino ad ora già messo a disposizione per interventi similari oltre 250 milioni di euro. In gioco c’è il futuro del primo settore dell’export agroalimentare Made in Italy che sviluppa un fatturato da 11 miliardi di euro e genera opportunità di lavoro per 1,3 milioni di persone impegnate direttamente in campi, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse e di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti più diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle bioenergie, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dall’enoturismo alla cosmetica fino al mercato del benessere».
Dicevamo del “rumore” fatto dall’operazione Jermann-Antinori, la cui notizia data in anteprima da WineNews – il sito specializzato sempre molto al corrente di come vanno le cose sul pianeta della vite e del vino, tanto che venne premiato dal Congresso nazionale Assoenologi che si era tenuto nell’estate di tre anni fa a Trieste – è stata poi ripresa con grande risalto dalla stampa regionale, ma anche nazionale. Anche perché questa è almeno la quarta, per dire cioè di quelle di maggiore rilevanza, che avviene proprio sul Collio: Conti Attems, ormai da una ventina d’anni, nell’orbita della Marchese Frescobaldi, Conti Formentini in quella del Gruppo Italiano Vini, e in tempi più recenti, appena due anni fa, Borgo Conventi, acquisita dalla Moretti Polegato, che fa capo anche alla famosa Villa Sandi, fra le aziende trevigiane di punta del Prosecco. E ora l’azienda del famosissimo Vintage Tunina – cresciuta soprattutto con la guida di Angelo e negli ultimi decenni del figlio Silvio, attraverso l’allargamento da Farra d’Isonzo a Ruttars di Dolegna del Collio – che passa sotto il controllo del grande Gruppo di Firenze, leader a livello nazionale. Ovviamente, a prescindere dalle motivazioni che hanno spinto l’azienda friulana a mettersi sul mercato suscitando ancora una volta l’interesse della Toscana, questa vivacità di mercato, nonostante il difficile momento, evidenzia non solo la grande appetibilità dei vigneti del Collio, fra i più prestigiosi d’Italia soprattutto per i vini bianchi (vi ricordate i famosi Superwhites di Slow Food Fvg?), ma anche un importante segnale di ottimismo da parte delle realtà più importanti del Belpaese. E questo non può che far bene sperare non solo in una strategia che potrebbe prefigurare un rinnovato successo per la storica cantina, ma anche in una non lontana ripresa del settore in generale che, fatto di grandi eccellenze, ha un ruolo guida nel comparto agroalimentare italiano e del nostro Friuli Venezia Giulia.

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In copertina e qui sopra due immagini di WineNews riguardanti la splendida tenuta Jermann a Ruttars di Dolegna.

Viti resistenti e patogeni fungini domani sotto la lente di Assoenologi

(g.l.) “Varietà resistenti in viticoltura: impatto sulla biodiversità microbica nel suolo del vigneto e ruolo della nutrizione minerale nella risposta ai patogeni fungini”: questo il tema, attualissimo, del terzo e ultimo webinar organizzato da Assoenologi. L’appuntamento nell’ambito del breve ma intenso ciclo organizzato dai tecnici della vite e del vino – guidati a livello nazionale da Riccardo Cotarella e regionale da Rodolfo Rizzi – è fissato per domani 4 marzo, dalle 17 alle 18.30. Nell’ambito della viticoltura moderna, l’utilizzo di varietà di vite resistenti alle malattie fungine, che normalmente affliggono la qualità e la resa della produzione vitivinicola, può rappresentare un valido strumento per la riduzione degli input di agrofarmaci volti alla difesa fitosanitaria.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cotarella.

Relatori saranno il professor Stefano Cesco, ordinario della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di Biochemistry and Physiology of Agricultural Plants per la laurea Triennale “Agricultural, Food and Mountain Environmental Sciences, di “Mineral Nutrition” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science; il professor Youry Pii, associato della Facoltà di Scienze e Tecnologie della Libera Università di Bolzano, docente dei corsi di “Environmental Chemistry towards Food Processing” e di “ Molecular Techniques in Food Technologies: from Biotechnology to Authenticity” per la laurea magistrale in Food Innovation and Authenticity, di “Elements of Chemistry and Biochemistry of Agrochemicals” nell´ambito dell´International Master in Horticultural Science.
Ormai si sente sempre più parlare, e si legge, di genoma della vite e di viti resistenti, vale a dire quelle che consentono, proprio perché hanno una “marcia in più”, di ridurre drasticamente il numero dei trattamenti anticrittogamici, a beneficio non solo dell’ambiente, ma anche delle tasche dei vignaioli. E le prime varietà, appunto resistenti, dopo anni di impegnativi e appassionati studi e ricerche, sono state create in Friuli Venezia Giulia grazie a un’intesa fra l’Università di Udine e i Vivai Cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Le viti così ottenute sono state messe a dimora con profitto, tanto da consentire anche le prime produzioni di uva e quindi dei primi vini che hanno riscontrato gli apprezzamenti non solo di esperti e tecnici degustatori ma anche di semplici consumatori o comunque enoturisti.
Come si ricorderà, due anni fa, era stato insignito del Falcetto d’Oro della Coldiretti di Dolegna del Collio il dottor Gabriele Di Gaspero, cividalese di Spessa, che opera proprio al Centro di genomica di Udine, i cui studi hanno dato un importante apporto per la creazione proprio dei vitigni speciali. Questa era stata la motivazione della giuria: “Con grande impegno, passione e professionalità, dopo la Laurea in Scienze agrarie all’Università di Udine (1999), ha operato nel campo alla ricerca e sperimentazione nel settore della genetica e fisiologia della vite, sia presso la stessa che in importanti Istituti, in Italia ed all’estero. Il suo lavoro (2004-2015) ha contribuito alla creazione di “viti resistenti” alle principali avversità crittogamiche (registrate nel 2015) e – fiero delle proprie radici contadine – e al benessere sia dell’ambiente che degli agricoltori e dei consumatori. Dal 2017 è una delle colonne del benemerito Istituto di Genomica Applicata (Iga), Centro di sequenziamento del Dna, presso il Parco Scientifico Tecnologico Luigi Danieli di Udine”.

Gabriele Di Gaspero dell’Iga di Udine.

Mentre per tutti (soci e non) i webinar sono a pagamento, l’iscrizione è gratuita per gli studenti universitari scrivendo a formazione@assoenologi.it e comunicando il proprio numero di matricola.

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In copertina, ecco un barbatellaio dei Vivai Cooperativi di Rauscedo.

Politiche agricole a Patuanelli, ingegnere triestino alfiere del Made in Italy

di Giuseppe Longo

E’ un ingegnere triestino di 47 anni il nuovo titolare dell’Agricoltura nel Governo Draghi che ha giurato appena ieri dinanzi al Capo dello Stato: dopo aver guidato lo Sviluppo economico, il senatore pentastellato espresso dal Friuli Venezia Giulia succede infatti alla pugliese Teresa Bellanova che era a capo del dicastero di via XX Settembre nel Conte bis. “I migliori auguri di buon lavoro al neoministro delle Politiche agricole Stefano Patuanelli che ha già dimostrato capacità ed impegno nella battaglia a difesa del vero Made in Italy agroalimentare», afferma il presidente della Coldiretti nazionale Ettore Prandini nel ringraziare la stessa Bellanova «per l’importante lavoro fatto insieme».
«Siamo fiduciosi che l’intero nuovo Esecutivo guidato dal premier Mario Draghi – sottolinea Prandini in una nota su Il Punto Coldiretti – saprà valorizzare l’agroalimentare nazionale che è diventato nell’emergenza Covid la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi e garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro, ma è anche leader in Europa grazie ad una agricoltura da primato per qualità, sicurezza e sostenibilità ambientale. Digitalizzazione delle campagne, foreste urbane per mitigare l’inquinamento e smog in città, invasi nelle aree interne per risparmiare l’acqua, chimica verde e bioenergie per contrastare i cambiamenti climatici ed interventi specifici nei settori deficitari ed in difficoltà dai cereali all’allevamento fino all’olio di oliva sono alcuni dei progetti strategici cantierabili elaborati dalla Coldiretti per il Recovery Plan» conclude Prandini nel sottolineare che «occorre ripartire investendo sui punti di forza del Paese e l’agroalimentare è stato l’unico settore cresciuto all’estero nel 2020 facendo registrare il record storico per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo, nonostante le difficoltà della pandemia Covid».
«All’estero – ha sottolineato Prandini – c’è fame d’Italia con i consumatori stranieri che non hanno mai fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’agroalimentare nazionale con un valore dell’export stimato pari a più di 45 miliardi nel 2020. L’allarme globale provocato dal Coronavirus con i prezzi dei prodotti alimentari di base che secondo la Fao hanno raggiunto a livello mondiale il massimo da quasi sette anni ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità presenti in Italia sulle quali – ha concluso il presidente della Coldiretti nazionale – occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare, ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento in un momento di grandi tensioni internazionali e creare un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni con una decisa svolta dell’agricoltura verso la rivoluzione verde».

Ettore Prandini

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In copertina, il nuovo ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli.

L’ipotesi di fusione dei Consorzi agrari sotto la lente della Regione Fvg

di Gi Elle

Futuro del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia sotto la lente d’ingrandimento della Regione Fvg. L’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, ha infatti partecipato in videoconferenza all’audizione convocata dalla II Commissione permanente del Consiglio regionale per esaminare le ipotesi e le tematiche conseguenti alle notizie diffuse in questi giorni – e di cui anche questo sito si è occupato, in particolar modo riguardo alla posizione preoccupata di Confagricoltura Fvg – sulla possibile fusione del Consorzio agrario della nostra regione all’interno di una realtà nazionale.
L’audizione – come informa una nota Arc – era stata proposta dallo stesso Zannier nella seduta consiliare di ottobre, in risposta a una interrogazione sul medesimo tema. A tale riguardo, l’assessore sostiene come sia “indispensabile, su una partita di tale portata, che l’intera assise consiliare sia a conoscenza dell’evolversi della situazione, per poter assumere una determinazione che sia la più ampia possibile, in rappresentanza dell’interesse dell’intera comunità agricola del Friuli Venezia Giulia, pur non avendo l’Amministrazione regionale una diretta capacità d’intervento in via amministrativa o di controllo“.

Fabio Benedetti


Il presidente e il direttore del Consorzio agrario – Fabio Benedetti ed Elsa Bigai -, ascoltati dalla Commissione, hanno risposto alle richieste dei consiglieri mettendoli al corrente delle poche informazioni a oggi disponibili. Nei loro interventi hanno lasciato comunque trasparire la necessità di ottenere a loro volta maggiori dettagli, in quanto nella condizione attuale non è possibile assumere impegni rispetto a una progettualità così importante. Pur nella posizione espressa da più parti di una non contrarietà a prescindere a valutare progetti industriali, è emersa chiaramente la preoccupazione di non poter disperdere definitivamente un patrimonio storico e così centrale rispetto al comparto agricolo della regione Friuli Venezia Giulia. Pertanto, al fine di seguire l’evolversi della vicenda, è stata richiesta l’audizione di Coldiretti e Confagricoltura in quanto rappresentanti dei consorziati, di fatto i proprietari dell’importante realtà. Volendo comunque assumere una determinazione trasversale tra le forze politiche che possa rendere evidente la posizione del Friuli Venezia Giulia rispetto alla questione della possibile fusione, l’assessore Zannier ha infine proposto di portare all’attenzione del Consiglio regionale, in via d’urgenza nella seduta della prossima settimana, una mozione condivisa da tutte le forze politiche.
In particolare per quanto riguarda Confagricoltura Fvg, avevano riferito che l’organizzazione imprenditoriale ha molti dubbi sul progetto di aggregazione dei Consorzi Agrari italiani, e che appunto interessa anche quello del Friuli Venezia Giulia, considerato che pure a livello di Nordest si esprime contrarietà al progetto, per cui ulteriori approfondimenti appaiono fin d’ora indispensabili. «Val la pena evidenziare – aveva infatti osservato il presidente regionale Philip Thurn Valsassina – che il Cda del Consorzio Agrario del Nordest (di Verona, capofila del progetto), presieduto da Ettore Prandini, presidente di Coldiretti nazionale e convinto promotore dell’operazione della quale tanto si parla, a oggi, ha detto no a questa ipotesi di aggregazione».

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier.

 

Un’ottima vendemmia (in Fvg -9%), ma pesa l’emergenza sanitaria

di Gi Elle

Mentre sulle tavole degli italiani arriva il vino novello – si tratta, secondo i dati Coldiretti, di 3,5 milioni di bottiglie alle quale è stato dato il via venerdì 30 ottobre, con tre settimane di anticipo rispetto al più famoso Beaujolais noveau, che invece esce dalle cantine, secondo consolidata tradizione, il terzo giovedì di novembre – si tirano le somme sulla vendemmia 2020 che in Italia si è rivelata ottima nella qualità e misurata nella quantità. E questo non è certamente un male, considerato il momento difficile. “Un verdetto della natura – osservano Assoenologi, Ismea e Unione Italiana Vini – favorevole rispetto alla congiuntura economica mondiale, che consegna una raccolta molto promettente anche per il futuro commerciale del principale produttore mondiale di vino al mondo”. Ma che contrasta con l’anno sfortunatissimo che stiamo vivendo – bisestile sotto tutti i punti vista! – a causa dell’emergenza sanitaria e dei gravissimi danni inferti da Coronavirus, o Covid che dir si voglia, a tutti i settori produttivi, non ultimo quello del vino che ora subisce anche i pesanti effetti dell’ultimo Dpcm con cui si vietano fiere, sagre e rassegne, limitando l’attività di bar, osterie, enoteche e ristoranti con la loro chiusura anticipata alle sei di sera. In questo quadro, il Vigneto Fvg si colloca meglio di quanto indicavano le previsioni pre-raccolta, tanto che nelle botti sta fermentando un prodotto sceso di poco meno del 10 per cento ma di sicura qualità.

Rodolfo Rizzi e Riccardo Cottarella.

Il responso definitivo della vendemmia italiana 2020, elaborato appunto da Assoenologi – sulla base delle rilevazioni delle sezioni regionali, come quella del Friuli Venezia Giulia guidata da Rodolfo Rizzi -, Ismea e Unione Italiana Vini, rileva una produzione complessiva di vino e mosto di 46,6 milioni di ettolitri, con una flessione del 2% rispetto ai 47,5 milioni di ettolitri del 2019. Una stima che registra un lieve calo anche rispetto alle prime stime di settembre (-1%, a 47,2 milioni; dato ripreso da Oiv per il nostro Paese e diffuso per le previsioni mondiali) dovuto a minori rese sia in campo che in cantina, ma che vede crescere l’asticella della qualità, con uno standard che grazie al meteo si è elevato di settimana in settimana, con punte di eccellenza in quasi tutto il Paese anche dopo le piogge di fine settembre. La geografia della raccolta, perfetta anche dal punto di vista dello stato fitosanitario delle uve, segna la contrazione maggiore per le regioni del Centro e Sud Italia, a partire dalla Toscana (-21%) fino alla Sicilia (-20), all’Umbria e al Lazio (-10). In controtendenza la Sardegna (+20%). In equilibrio il Veneto (+1%), che con 11 milioni di quintali di vino previsti mantiene il primato produttivo nazionale, seguito dalla Puglia, in calo dell’8% e dall’Emilia Romagna (+10%). In crescita, in un contesto generale che si posiziona sotto la media quantitativa dell’ultimo quinquennio, anche importanti regioni produttive come Abruzzo (+6%), Trentino Alto Adige (+5%), Lombardia (+10%) e Marche (+5%), mentre, come si diceva, cala di 9 punti il Vigneto Fvg.

“La vendemmia 2020 – ha osservato il presidente nazionale di Assoenologi, Riccardo Cotarella – ci ha regalato uve di altissima qualità grazie anche a un leggero decremento della quantità. D’altronde, come è noto, da sempre riteniamo che l’unico elemento che possa dar valore al vino italiano, oltre alla nostra immensa biodiversità, sia la qualità intrinseca dei nostri vini. Il record mondiale della quantità prodotta non è ritenuto da noi elemento qualificante sia per la forma che per la sostanza. Data anche la situazione pandemica sono certo che l’ottima qualità saprà essere il valore aggiunto di una vendemmia che, per gli aspetti legati proprio all’emergenza sanitaria, è stata vissuta anche con quel senso di preoccupazione che ormai ci attanaglia da mesi. Un senso di preoccupazione che non deve però intaccare il sentimento di speranza e la voglia di superare questo drammatico momento. Da presidente di Assoenologi, ma anche da uomo e imprenditore del settore, mi sento di rinnovare, oggi più che mai, l’appello a tutta la filiera del nostro comparto, a moltiplicare gli sforzi e far sì che questa vendemmia possa essere tradotta in grandi vini”.

“Le cantine italiane stanno affrontando le difficoltà derivanti dalla pandemia con grande dinamismo e spirito di adattamento – gli ha fatto eco Raffaele Borriello, direttore generale dell’Ismea -. Sono sempre di più le imprese che hanno operato un processo di diversificazione dei canali distributivi, riuscendo a collocare i prodotti anche nel momento di blocco totale del canale Horeca. In questa difficile congiuntura è stata soprattutto la Gdo a mitigare le perdite del comparto sul mercato italiano, in virtù del buon andamento degli acquisti durante i primi 9 mesi del 2020 (+7% in valore con punte dell’11% per il segmento della spumantistica). Ma l’emergenza sanitaria, come rivela un’indagine Ismea in corso di realizzazione, ha impresso anche una forte accelerazione nella digitalizzazione del settore vinicolo, tramite un più diffuso ricorso all’e-commerce e a nuove modalità di vendita e interazione con il cliente finale. Anche sul fronte dell’export, nonostante il tonfo registrato a maggio, la riduzione dei flussi in valore si è limitata nei primi 7 mesi dell’anno a un meno 3,2%, registrando addirittura un piccolo spunto di crescita nel mese di luglio (+1,1%)”.

Infine, per il presidente di Unione Italiana Vini, Ernesto Abbona, “la natura è riuscita a esprimere in un anno di estrema difficoltà una vendemmia ovunque molto equilibrata e, in molte aree, certamente, da ricordare. L’ottima qualità, unita alla giusta quantità, saranno di aiuto per le aziende in questa particolare congiuntura economica. I volumi, sensibilmente più bassi (-2%) della media dell’ultimo quinquennio, consentiranno di contenere le tensioni del mercato interno determinate dalle rinnovate restrizioni imposte dalle ultime misure governative e, sul fronte internazionale, dalla dilagante emergenza sanitaria globale. Il contesto è senz’altro difficile – ha concluso Abbona –, ma c’è la consapevolezza che, appena ci saranno le condizioni, il settore sarà in grado di ripartire come ha sempre fatto negli ultimi anni. Al governo chiediamo cautela e attenzione nel gestire le misure di emergenza sanitaria. In questa fase servono ascolto e condivisione, equità nei trattamenti e tempi certi per i ristori economici annunciati dal Governo. Inoltre, ci auguriamo che si avvii rapidamente una fase di progettazione dei piani promozione istituzionale del made in Italy agroalimentare e del vino per la prossima annualità, al fine di rilanciare l’immagine del nostro settore nei principali mercati internazionali”.

Vigne dopo la raccolta in Friuli.

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In copertina, mascherine anche per i vendemmiatori in quest’annata dominata dalla pandemia.

Torna il baco da seta in Fvg, anche per fini cosmetici e… gastronomici

Il Friuli Venezia Giulia sta per riaprire un capitolo che ha segnato la storia della sua agricoltura, ma che pareva chiuso definitivamente: il ritorno del baco da seta. Silk (seta, in inglese) è infatti il progetto innovativo recentemente approvato e finanziato, con oltre 275 mila euro, dal Programma di sviluppo rurale Fvg. Lo scopo è quello del rilancio della gelsi-bachicoltura regionale che ha previsto la formazione di un Gruppo operativo, nella sua variante dell’Associazione temporanea di scopo, formato da una rete di 8 soggetti. Oltre alla cooperativa Thiel di Fiumicello, fanno parte del Go l’Università di Udine, il Crea di Padova, lo Ial, la Cia, la Coldiretti, la cooperativa Contea di Gorizia e l’azienda agricola As Giardini di Aquileia.

Il progetto, dunque, mira a stimolare il tessuto sociale ed economico del Friuli Venezia Giulia per ciò che concerne la filiera della gelsi-bachicoltura, dalla produzione al mercato. Il percorso all’interno del progetto si rivolge perciò sia ad aziende agricole, cooperative e disoccupati in quanto produttori che a potenziali consumatori di prodotti finali del baco da seta diversi dal filato. Si sperimenteranno azioni di promozione di prodotti di alta qualità che il mercato locale ancora non conosce: in ambito cosmetico di cura della pelle e addirittura gastronomico. Il progetto è stato costruito sulla base del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, con l’obiettivo di avviare un percorso inclusivo, attento all’innovazione e al miglioramento della capacità produttiva, tramite lo sviluppo di un prototipo in grado di migliorare la produttività e le condizioni di lavoro degli operatori del settore. La tradizione locale della gelsi-bachicoltura, oltre ad aver lasciato in eredità in tutto il Nordest italiano migliaia di filari di gelsi protetti ma inutilizzati, ha trasmesso alle nostre generazioni memoria storica e orgoglio per un’attività che ha sostenuto l’economia locale fin dal XV secolo quando la Serenissima rafforzò i ponti commerciali con l’estremo oriente.

A tal proposito, l’Università di Udine è già attiva con una mappatura del patrimonio arboreo regionale avente lo scopo di creare un modello di coltivazione del gelso che ottimizzi la produzione allungando, possibilmente, il periodo utile degli allevamenti. Al termine del progetto Silk – previsto per gennaio 2022 – il Go conta di arrivare a un numero più cospicuo di almeno 20 aziende e 5 cooperative coinvolte.
Le prossime settimane vedranno il Go impegnato a coinvolgere il tessuto economico locale per divulgare le proprietà benefiche dei prodotti derivati del bozzolo del baco da seta, prima di tutte la sericina, una proteina dalle riconosciute proprietà benefiche, utilizzata in ambito medico come substrato di crescita cellulare e, in quello cosmetico, come potente agente antietà e antirughe contenuto in svariati prodotti.

Bachicoltori friulani a lezione.

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In copertina, bachi da seta mentre si nutrono con le foglie di gelso.

Il sacilese Fabio Benedetti ritorna alla guida del Consorzio agrario Fvg

di Gi Elle

Conclusa dopo quasi dieci anni l’era di Dario Ermacora, al Consorzio agrario Fvg comincia quella di Fabio Benedetti. Anzi, ricomincia perché l’imprenditore sacilese è già stato al vertice della importante realtà economica del Friuli Venezia Giulia. Benedetti è stato infatti appena eletto dal consiglio di amministrazione che si è riunito per la prima volta dopo “l’investitura” dell’assemblea dei soci. E raccoglie, appunto, il testimone dalle mani del viticoltore di Ipplis, già presidente anche della Coldiretti regionale.

Un momento dell’assemblea.

Classe 1965, titolare assieme al fratello dell’azienda agricola “Benedetti Franco e Fabio”, storica attività di Sacile che dalla orticoltura ha ampliato i suoi confini alla viticoltura e alla vendita diretta di frutta, ortaggi e vino nonché a un piccolo garden, Benedetti si accinge dunque a guidare il Consorzio agrario Fvg nel prossimo triennio. Come detto, per lui si tratta di un ritorno. «Sono già stato presidente una quindicina di anni or sono e componente del consiglio di amministrazione – ricorda al riguardo -. Oggi riprendo le redini del Consorzio che nel frattempo si è evoluto, diventando un punto di riferimento ancor più importante per il mondo agricolo della regione».
Ricordiamo che la grande coop di Basiliano conta su 240 dipendenti, 2.400 soci e un fatturato 2019 che ha chiuso a 120 milioni di euro. Numeri che fanno di questa realtà ultracentenaria (ha tagliato il secolo di attività lo scorso anno) una delle protagoniste dell’agricoltura regionale. Ciò grazie all’evoluzione che ha avuto negli ultimi anni. «Il Consorzio è cresciuto in modo importante grazie all’assorbimento di altre realtà e a nuovi settori di attività sui quali continueremo a lavorare. Le cose vanno bene, ma questo non ci esime dal cercare e sviluppare idee e temi sempre nuovi – continua Benedetti -. Per far questo potrò contare su un consiglio di amministrazione in buona parte rinnovato, composto da consiglieri che sono alla loro prima esperienza e che sono certo potranno dare il giusto contributo per garantire all’azienda un futuro all’insegna dello sviluppo, sempre a servizio dell’agricoltura Fvg».

Assieme a Benedetti, il consiglio di amministrazione ha eletto anche Piergiovanni Pistoni nel ruolo di vicepresidente. In questo caso si tratta di una conferma, a garanzia della continuità nell’azione della governance che potrà contare sul supporto operativo del personale a partire del direttore generale del Consorzio, Elsa Bigai.«Con oggi si completa l’iter assembleare – commenta dal canto suo lo stesso Dg -. Essendoci molti nuovi consiglieri abbiamo approfittato della seduta odierna non solo per eleggere i vertici, ma anche per una prima disamina della situazione. Da qui ripartiamo per l’attività che ci aspetta e che necessita ora della definizione degli obiettivi per il triennio».

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In copertina e qui sopra il sacilese Fabio Benedetti, rieletto alla guida del Consorzio agrario Fvg.

Non piove da mesi, primavera di siccità: Collio già irrigato

di Gi Elle

Ormai sono più di cinque mesi che in Friuli Venezia Giulia non piove. Infatti, dopo le devastanti precipitazioni autunnali che saranno ricordate a lungo, di pioggia ne è caduta molto poca, tanto che adesso, a primavera inoltrata, siamo in una fase di preoccupante emergenza idrica. E a risentire della siccità sono ovviamente le attività agricole. Sul Collio i vigneti sono già stati irrigati una volta; il Consorzio di bonifica Pianura Friulana ha acconsentito già una ventina di giorni fa a ricorrere all’irrigazione anticipata, dal momento che la richiesta d’acqua è simile a quella rilevata a giugno. Nel comprensorio del Cellina-Meduna la richiesta d’irrigazione è funzionale soprattutto a sostenere l’avvio della piantumazione delle barbatelle: nei prossimi venti giorni saranno in piantumazione 700 ettari di terreno.

Il problema siccità è stato al centro del periodico confronto per l’analisi delle criticità e delle proposte a supporto del settore primario tra l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e le associazioni di categoria. I dati relativi alle precipitazioni, con 120 giorni secchi dal novembre scorso, all’attuale stato delle falde e delle portate dei fiumi Isonzo e Tagliamento, nonché allo stato di invasamento dei bacini, tracciano una situazione di criticità particolarmente pesante. “Abbiamo segnalato al ministero delle Politiche agricole la situazione – ha reso noto Zannier, come informa una nota Arc – chiedendo la valutazione della deroga al decreto legislativo 102/2004, la norma statale che prevede i danni da siccità come assicurabili, con contributo per i costi sostenuti dalle aziende, e che quindi non rientrano nei casi straordinari per i quali si possono prevedere indennizzi”.
La riunione, cui hanno partecipato oltre alle categorie agricole – Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kmeka zveza, Coopagri, Legacoop, Confcooperative – anche i Consorzi di bonifica della Pianura Friulana, Pianura isontina e Cellina Meduna, segue quello avvenuto alla presenza dell’assessore all’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, a cui erano presenti i gestori delle derivazioni idroelettriche, l’Autorità di bacino del distretto delle Alpi orientali, l’Arpa, l’Osmer. Nell’incontro è stato ribadito come, ad oggi, siano applicabili solamente uno stretto monitoraggio delle portate e la razionalizzazione dell’uso delle acque superficiali, cercando nel contempo di risolvere alcune problematiche sugli invasi del Cellina per massimizzare la possibilità di utilizzo.
Mentre i gestori delle derivazioni a fini idroelettrici hanno dichiarato di avere rilasciato in diversi casi quantitativi maggiori di acqua in alveo rispetto agli obblighi convenzionali, i Consorzi hanno reso noto di aver attivato finora tutte le possibilità di utilizzo dell’irrigazione per le attuali coltivazioni, con la evidente necessità però di razionalizzare gli utilizzi sulla base della disponibilità idrica. Nell’incontro, è stato concordato che l’uso della risorsa idrica in questo periodo andrà attentamente monitorato per non intaccare le scorte necessarie quando le coltivazioni a maggior richiesta di acqua entreranno in produzione. “Purtroppo – ha sintetizzato Zannier – non risulta possibile aumentare ad oggi le utilizzazioni, in quanto il dato ineludibile è quello che la risorsa idrica non soddisfa le richieste a causa delle condizioni particolarmente anomale rispetto al periodo. C’è la necessità di valutare interventi strutturali, che consentano al sistema irriguo ed agronomico di potersi strutturare sul lungo periodo per affrontare le mutate condizioni climatiche. Al termine dell’incontro – ha concluso l’assessore – tutti hanno concordato che la gestione della situazione critica non può che continuare con le attenzioni ed il rigore attuale in quanto, solo con eventi piovosi potranno essere ripristinate le portate e le disponibilità”. “Dobbiamo attivare – ha aggiunto l’assessore – tutte le strategie possibili con il coinvolgimento plenario di enti e gestori competenti per affrontare l’emergenza dettata dalla siccità. Le prospettive e le necessità nella gestione delle risorse idriche sono chiare. I dati che ci giungono dai nostri tecnici regionali e dall’Arpa mostrano l’urgenza di ripensare i modelli di gestione”.

Gli assessori Zannier e Scoccimarro.

Ma dicevamo anche dell’incontro Zannier-Scoccimarro. A quel tavolo sono stati chiamati a partecipare Consorzio di bonifica Pianura Friulana, Consorzio di bonifica Pianura Isontina e Consorzio di bonifica Cellina Meduna, i gestori dei principali impianti idroelettrici (A2A, Edison e Cellina Energy), il direttore e i tecnici di Arpa Fvg, delle direzioni regionali competenti e l’Autorità di distretto delle Alpi Orientali. La situazione risulta critica poiché, dopo le abbondanti precipitazioni di novembre e dicembre che avevano rimpinguato falde e corsi d’acqua, dal 22 dicembre ci sono stati 70 giorni di siccità, interrotti i primi di marzo da cinque giorni di precipitazioni, seguiti da ulteriori 50 secchi.
Se le falde sono abbastanza in linea con la media del periodo, ci si attende però un abbassamento dei livelli delle stesse in estate, soprattutto se proseguirà l’attuale assenza di pioggia. Per quanto riguarda gli invasi, quello del Lumiei sul Tagliamento ha un livello di riempimento del 44 per cento, quelli del Meduna (Ca’ Selva, Ca’ Zul e Ponte Racli) sono al 50 per cento. I problemi maggiori si registrano sul Cellina, dove gli invasi di Barcis e Ravedis sono al 28 per cento, a causa anche dei lavori in corso per la realizzazione del nuovo ponte. La portata del Tagliamento è molto al di sotto della media per il periodo e attualmente si attesta a 30metri cubi al secondo. “La situazione è insostenibile e, per quanto attiene al bacino dell’Isonzo, richiede un maggior coinvolgimento strategico anche delle autorità slovene”, hanno evidenziato gli assessori Scoccimarro e Zannier.

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In copertina, irrigazione nei vigneti Doc Collio del Cormonese.

(Fotoarchivio Claudio Fabbro)

La fattoria didattica di Medea in festa per la laurea di Clara

di Claudio Fabbro

In tempo di asparagi, grande festa alla “fattoria didattica” di Medea per Clara Felchero, neo-dottoressa. Una notizia, quella della laurea in Scienze dell’Educazione e Formazione, accolta con comprensibile soddisfazione non solo nel paese isontino, ma in tutto il settore agrituristico regionale e in “Campagna Amica” di Coldiretti. La giovane ha coronato così gli studi compiuti all’Ateneo di Trieste, conciliando gli impegni universitari con quelli sociali e dell’azienda agricola di casa. Clara ha discusso brillantemente con la relatrice Elena Bortolotti (“da remoto” per le regole imposte dal problema Covid-19) la tesi “Le difficoltà di risoluzione dei problemi aritmetici – Una proposta di intervento”.

La tesi discussa al computer.

Studi, sociale e agriturismo

Dopo il diploma di maturità al Liceo Scientifico “Duca degli Abruzzi“ di Gorizia, Clara ha iniziato a relazionarsi con persone di diversa nazionalità e a comunicare con queste, italiane e straniere, in modo professionale e cordiale, arricchendo quanto appreso negli studi grazie all’esperienza nell’attività agrituristica. Ha lavorato anche a contatto con bambini e adolescenti, e ha partecipato a diversi seminari; in queste occasioni, ha appreso come adeguare il proprio stile comunicativo a seconda delle situazioni. La neo-laureata ha contribuito a far crescere con passione, nel campo dell’accoglienza, promozione e marketing, l’azienda di famiglia “Lis Rosis”, accanto al padre Andrea (noto esperto di norcineria ed asparagicoltura) ed alla mamma Donatella (amministrazione, bed & breakfast, mercati di “Campagna Amica”, nonché “agrichef – cuoca contadina”). La sua preparazione teorico-pratica è stata riconosciuta dalle istituzioni impegnate nell’emergenza attuale e soprattutto dalla “Comunità Mamma & Bambino”, di Udine, in cui Clara già opera da novembre e nel cui ambito il suo ruolo è comprensibilmente cresciuto con la prestigiosa laurea.

Andrea e Donatella Felchero.

Il purcit di Migjee

L’azienda agricola “Lis Rosis” ha iniziato a metà ottobre la “stagione del maiale” (avvalendosi delle moderne strutture della Coopnorcini di Cormons) e dedicando il fine settimana alla produzione di insaccati nel proprio laboratorio. Numerosi sono i gruppi di appassionati d’enogastronomia e più in generale delle tradizioni legate ai sapori contadini che riscoprono l’“arte della norcineria”, intervistando l’esperto Renato Toros, della stessa Coopnorcini, ed il titolare Andrea Felchero, i quali illustrano tutta la filiera che dall’allevamento porta all’insaccato, con dimostrazione pratica in diretta.

Claudio Fabbro intervista i norcini.

Le vecchie tradizioni

Quale recupero di una vecchia tradizione contadina, la “fattoria didattica” propone, approfondendone le caratteristiche, anche una degustazione di fegato di maiale con polenta, salame nell’aceto, “muset e brovade” ed altro ancora di molto gustoso. Durante i mesi invernali la giornata di sabato è riservata, su prenotazione, a gruppi organizzati (Associazioni, Giornalisti, Scuole, Confraternite, Pro Loco eccetera). Il venerdì, invece, dalle 11 alle 13 (ancora su prenotazione), viene riproposto – preparato da Donatella Felchero – il particolare “aperitivo-degustazione” di fegato & polenta, abbinato ad un vino bianco o rosso autoctono, riprendendo pertanto il tradizionale rito della pausa lavorativa assieme ai norcini che hanno iniziato a lavorare all’alba e devono recuperare un po’ di energie per proseguire la loro opera nel pomeriggio.

Si confezionano gli asparagi.

I Sparcs di Migjee

La primavera è invece dedicata all’asparago bianco. Ma se negli anni scorsi didattica e degustazione qui erano di casa, le attuali restrizioni “virali” impongono di rinviare a tempi migliori queste belle occasioni. Resta tuttavia aperto lo spaccio aziendale all’interno della fattoria “Lis Rosis”, i cui prodotti possono essere acquistati anche nei mercati di “Campagna Amica” e nel sito coperto, di recente inaugurazione, in via IX Agosto 4 a Gorizia (lunedì pomeriggio, giovedì e sabato mattina).
E,  per concludere, alla neo-dottoressa Clara Felchero le nostre felicitazioni!

La fattoria didattica.

Azienda agricola
fattoria didattica
ANDREA FELCHERO

Agriturismo
LIS ROSIS

Via Trieste, 15
Tel. 048167200
Mob. 3356810197
mail : info@lisrosis.it

Per informazioni: info@claudiofabbro.it

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In copertina, Clara Felchero si laurea con la tesi discussa da casa.

(Le foto sono di Claudio Fabbro)