San Martino, Dolegna del Collio premia i vitivinicoltori Livon (da 60 anni realtà in evidenza nel Vigneto Fvg) e il giornalista Toni Capuozzo attento ai problemi del mondo ma vicino anche all’amato Friuli

di Giuseppe Longo

DOLEGNA – Due grandi nomi quest’anno sono risultati i titolari degli ambiti Premi che Dolegna del Collio assegna nella ricorrenza di San Martino e della tradizionale Festa del Ringraziamento. Tenuti segreti, come è consuetudine, fino al momento della consegna, sono stati accolti da calorissimi applausi gli annunci dell’assegnazione del Falcetto d’oro, creato ventotto anni fa dalla sezione Coldiretti, alla Famiglia Livon che da 60 anni esprime una delle realtà più in vista del Vigneto Fvg, e della Foglia d’oro, il riconoscimento istituito dal Comune collinare nel 2001, al giornalista friulano Toni Capuozzo, notissimo volto di Mediaset inviato per molti anni sui fronti più caldi del pianeta, ma da sempre attento anche alle piccole cose della sua terra, a cominciare da quelle della vite e del vino. La consegna dei Premi è avvenuta ieri, ricorrenza del Santo di Tours, in una mattinata inondata da un sole limpidissimo, da vera “estate di San Martino”. E il tutto è avvenuto all’interno della splendida barricaia della Vineria di Vencò, un “gioiello” che i Livon esibiscono con orgoglio.

Come è tradizione, la cerimonia è stata preceduta dalla parte religiosa, cominciata con la benedizione di una ventina di trattori schierati nel piazzale, assieme alle numerose autovetture. Celebrante don Joseph, cooperatore della Parrocchia di Cormons che da anni ha in carico anche la piccola comunità di Dolegna, il quale durante la Messa ha insistito molto sul significato di “dire grazie” al termine della stagione dei raccolti. Sul cui esito si è soffermata, al termine del rito, Marta Venica, presidente della Coldiretti locale, la cui apprezzata analisi è stata seguita dal saluto dell’avvocato Guglielmo Pelizzo, vicepresidente di Civibank, lo storico istituto di credito cividalese oggi facente parte del Gruppo Sparkasse, sempre a fianco in qualità di “main sponsor” della manifestazione autunnale. Sono quindi intervenuti il presidente provinciale della Coldiretti, Martin Figelj, e il consigliere regionale Diego Bernadis, già sindaco di Dolegna, che hanno messo l’accento sulla presenza dell’organizzazione nell’assecondare l’attività degli agricoltori e l’attenzione che l’amministrazione guidata da Massimiliano Fedriga riserva sempre a favore del settore primario attraverso la delega assegnata all’assessore Stefano Zannier. Infine, ha preso la parola il sindaco Carlo Comis, esprimendo compiacimento per la continuità della sentita manifestazione rinnovando la vicinanza dell’ente locale all’attività agricola, di cui lui stesso è espressione, che ha messo in tutta evidenza la piccola Dolegna del Collio divenuta grande, non solo per la bravura dei coltivatori tutti provetti vignaioli, ma anche grazie ai due prestigiosi riconoscimenti che hanno reso questa Giornata del Ringraziamento una fra le più note e attese dell’intero Friuli Venezia Giulia, proprio per il valore degli assegnatari dei Premi scelti ogni anno con scrupolosità da una commissione presieduta dall’agronomo Claudio Fabbro al quale, impossibilitato a intervenire, è andato un caloroso applauso.

Infine, il momento clou della festa con la consegna appunto dei Premi, dando lettura degli attestati che ne motivano l’assegnazione. Il Falcetto d’oro, come detto, è stato consegnato nelle mani di Matteo Livon, a suggello della lunga attività dell’azienda fondata nei primi anni sessanta dal nonno Dorino e che proprio a Dolegna produce il prestigioso Tiare Blu, mentre la Foglia d’oro è andata al giornalista Toni Capuozzo, attento commentatore televisivo delle tensioni che agitano il nostro tempo, soprattutto le guerre in Ucraina e in Medio Oriente. Entrambi hanno ringraziato con emozione, orgogliosi per essere stati omaggiati attraverso questi importanti segni di stima e amicizia. Anche quest’anno la cerimonia è stata presentata e coordinata dal giornalista Nicolò Gambarotto, editore di Top. E accanto alla folta partecipazione di agricoltori e tecnici del settore primario, fra i numerosi ospiti c’erano i rappresentanti delle Forze dell’Ordine, il sindaco della contermine Prepotto, Mariaclara Forti, la dottoressa Augusta Marrosu, già prefetto di Gorizia sempre presente a queste belle manifestazioni, il presidente dell’Ente Friuli nel Mondo, Franco Iacop, e il coordinatore regionale delle Città del vino – di cui anche Dolegna del Collio fa parte -, Tiziano Venturini, titolare del Falcetto 2023. Insomma, anche questa si è rivelata una riuscitissima giornata che ha confermato quanto sia sentita da residenti e non, per cui tutti si sono lasciati con il proposito di tornare al Ringraziamento che si terrà il giorno di San Martino del prossimo anno. Dove? Ancora presto per dirlo perché Comune e Coldiretti scelgono ogni anno una “location” diversa così da far sentire coinvolte tutte le frazioni.

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In copertina, la consegna del Falcetto d’oro alla Famiglia Livon; all’interno, la Foglia d’oro al giornalista Toni Capuozzo, i saluti del sindaco Carlo Comis, della presidente di Coldiretti Marta Venica, del vicepresidente di Civibank Guglielmo Pelizzo e del consigliere regionale Diego Bernardis; infine, la benedizione di trattori e autovetture impartita da don Joseph della Parrocchia di Cormons.

Ma stasera sul Ponte dello Schioppettino non ci sarà Flavio Schiratti, un grande imprenditore che ha onorato Prepotto

di Giuseppe Longo

Sarà grande festa questa sera sul Ponte dello Schioppettino, a Prepotto. Ma lui, purtroppo, non ci sarà, perché il “re dello Schioppettino” è scomparso, prematuramente, appena una decina di giorni fa. Alla Notte del vino che, proprio sul ponte che attraversa il fiume Judrio unendo i territori di Albana e Mernico – per dirla in termini vitivinicoli Colli orientali del Friuli e Collio -, sarà infatti avvertita l’assenza di Flavio Schiratti, il titolare di “Ronc Soreli” che ha investito tutto proprio sullo Schioppettino, coltivandone oltre 40 ettari, la maggior superficie in assoluto nel Vigneto Fvg, a dimostrazione di quanto l’imprenditore majanese credesse in questo straordinario vitigno che regala tante emozioni e soddisfazioni ai produttori di Prepotto e di Cialla. Schiratti è stato strappato alla sua amata famiglia, ma anche alla tanto coccolata azienda di Novacuzzo, ad appena 64 anni, vinto da una malattia rivelatasi purtroppo senza speranze.


Risale al 2008 la nascita della rinomata cantina nell’altrettanto rinomata zona produttiva di Prepotto, in una zona sempre baciata dal sole, tanto che il novello vignaiolo – proveniente a 50 anni dal mondo industriale – l’aveva appunto voluta chiamare “Ronc soreli” che, per chi non è friulano, significa ronco del sole cioè vigneto di collina sempre inondato da quella luce e da quel calore che consentono di produrre vini di straordinaria finezza, quelli che era riuscito ad ottenere Flavio Schiratti puntando alla valorizzazione delle varietà autoctone, in primis la Ribolla nera cioè lo Schioppettino. Ci credeva così tanto che questa era divenuta la sua “mission” produttiva, arricchendola con importanti interventi agronomici per il recupero dei vigneti antichi e per la regimentazione delle acque collinari, portando la superficie vitata dagli originari 33 ettari a 42, ristrutturando e ampliando la cantina che oggi non è soltanto un prestigioso polo produttivo, ma anche un luogo di importanti degustazioni e incontri di cultura, arte e musica. Un vanto, insomma, per Prepotto, tanto che Mariaclara Forti, avvocato e sindaco per la terza volta di questo piccolo-grande Comune di confine, gli ha dedicato toccanti parole. «Brillante e non banale era il suo modo di agire, dotato di una fertile creatività che ha portato e che avrebbe continuato a portare lustro e prestigio a tutto ciò che la circondava”. Aggiungendo che altri parleranno di lui “chi come grande imprenditore, chi come illustre personalità del mondo del vino e dell’accoglienza».
E per i suoi prestigiosi vini Flavio Schiratti è stato premiato in questi anni con importanti riconoscimenti. Il suo Schioppettino, in particolare, è stato protagonista di una qualificatissima degustazione avvenuta due anni fa nel Congresso nazionale Assoenologi che si era riunito alla Fiera di Verona, negli stessi padiglioni che ogni primavera ospitano il Vinitaly. Era stato, infatti, proprio lo Schioppettino di Prepotto a rappresentare il Vigneto Fvg nella degustazione, con 15 “perle” arrivate dai territori più vocati d’Italia, che ha concluso l’importante appuntamento dei tecnici della vite e del vino. Era un vino di ben undici anni, trattandosi dello Schioppettino Riserva 2011. Un vino che un paio di mesi più tardi dello stesso 2022 era stato protagonista di una splendida degustazione comparata che, a Cividale con il coordinamento di Claudio Fabbro, lo aveva visto sfilare assieme ad altri tre grandi Schioppettini, quelli di Ronchi di Cialla, Spolert Winery e Vie d’Alt.
Tornando alla odierna Notte dello Schioppettino di Prepotto, ricordiamo che questa comincerà alle 19.30 mentre la cerimonia inaugurale seguirà alle 20. Protagonisti saranno ben 17 vignaioli di Prepotto e della contermine Dolegna del Collio assieme a tredici ristoratori della Val Judrio. Per cui il successo, viste anche le ottime condizioni del tempo, è garantito. E sarà una nuova dimostrazione di quanto questa formula innovativa proposta per la prima volta dalle Città del vino Fvg sia stata azzeccata. E, allora, buon Schioppettino a tutti, proprio con un grato pensiero rivolto a Flavio Schiratti che ci ha lasciato troppo presto.

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In copertina, Flavio Schiratti scomparso a 64 anni; all’interno, l’imprenditore alla degustazione di Cividale di due anni fa con altri produttori di Schioppettino di Prepotto e di Cialla e il sindaco Mariaclara Forti.

“Vinum Terrae”, promosso a pieni voti il Refosco rimasto interrato per un anno a Ramuscello. E dopo la degustazione in anteprima le etichette dei ragazzi del Liceo Galvani e un aiuto alla Sant’Egidio

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E alla fine, dopo un anno esatto, protette dalla terra e dalle acque della vigna che ne aveva prodotto le uve, le 555 bottiglie di “Vinum Terrae” sono tornate a “riveder le stelle”. Calzano veramente a pennello le parole del Sommo Poeta a proposito di questo progetto originale e unico in Italia volto a sperimentare la “maturazione” del vino nel sottosuolo e che ha visto protagonista la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, sempre in prima linea quando si tratta di adottare iniziative atte a far crescere e migliorare l’attività a vantaggio della cooperativa, una delle principali nel Vigneto Fvg, e dei suoi associati. Lo avevamo visto proprio un anno fa con l’inaugurazione dell’innovativo impianto di depurazione delle acque reflue della lavorazione enologica. Lo constatiamo nuovamente adesso tirando le somme di questa importante iniziativa che ha impiegato, per la singolare sperimentazione, un Refosco dal peduncolo rosso 2022 Doc Friuli Venezia Giulia. E con la quale ci si propone anche un significativo fine benefico. Infatti, dopo l’etichettatura con la collaborazione dei ragazzi del Liceo artistico “Enrico Galvani” di Cordenons, parte del ricavato andrà alla Comunità di Sant’Egidio per contribuire a finanziare i Corridoi umanitari, come hanno anticipato il presidente Gianluigi Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi.


Come avevamo a suo tempo riferito, le bottiglie, raccolte in un apposito cassone, erano state riportate in superficie dal braccio di una pala meccanica, alla fine di aprile in occasione della Giornata mondiale della Terra: nella stessa circostanza era avvenuto il loro interramento nel 2023. E l’altra mattina, in anteprima assoluta, è stato valutato (per la verità, il privilegio di essere i primi davvero è stato giustamente riservato, subito dopo l’operazione di recupero, ai dirigenti e collaboratori della Cantina) da una dozzina di degustatori al cui tavolo anch’io ho avuto l’onore di esserci. Con il consigliere regionale Lucia Buna e il neo-sindaco di Sesto al Reghena – Città del Vino, Zaida Franceschetti, c’erano Claudio Fabbro, Stefano Cosma, Gino Vendrame, Michele Bertolami, Marco Rabino, Ivan Volpatti, Antonio Zuliani e Adriano Del Fabro. Con i quali Trevisan e Rizzi, tra un sorso e l’altro, hanno intrecciato anche una interessante discussione su problemi e prospettive della vitivinicoltura friulana.
Ma come si è ritrovato questo vino, rimasto sotto terra per 365 giorni, al buio, nel più assoluto silenzio, accarezzato dalle acque di risorgiva del Tagliamento – il grande fiume alpino, ancora tutto “naturale”, che scorre a poca distanza – e a una temperatura costante di 12 gradi? La qualità di questo Refosco, già ottimo come evidenziato dal “testimone” non interrato, si è dimostrata molto interessante e ha suscitato in tutti i degustatori, tecnici e no, buone sensazioni in generale, consentendo loro di riscontrare pure delle note vellutate, accompagnate da aromi delicati e piacevoli. Operazione, insomma, promossa a pieni voti. Con un risultato che ha premiato lo spirito di intraprendenza della cooperativa, arricchendone l’immagine, che ora continua il progetto con un’altra partita della stessa varietà autoctona (pure messa in degustazione). Gli scopi della sperimentazione sono, infatti, migliorare la qualità e le caratteristiche organolettiche del vino, promuovere pratiche sostenibili, coniugare tradizione e modernità per offrire un prodotto unico e di alta qualità, oltre che lanciare un messaggio sociale.
«È una delle tante azioni di sostenibilità e socialità (in questo caso, contribuendo alle attività della Comunità di Sant’Egidio) che la nostra Cantina cooperativa ha intrapreso da alcuni anni – ha spiegato il presidente Trevisan -. L’affinamento in terra non consuma energia e consente di adottare una pratica enologica, seppur limitata, che coniuga tradizione e modernità. Nel 2023 abbiamo avviato l’esperimento e, nel 2024, l’abbiamo ripetuto poiché riteniamo rappresenti bene la sintesi di come la Cantina, con i suoi dirigenti e soci, intenda interpretare il presente ma, soprattutto, il futuro del vino. Una degustazione che mi ha emozionato: assaggiare per la prima volta questo Refosco è stata veramente un’esperienza unica e irripetibile. Ho pensato a quanto lavoro e impegno è stato profuso dai nostri soci e da tutti i collaboratori per ottenere questo eccellente risultato».

«Visto il buon risultato, anche qualitativo dell’infossamento – gli ha fatto eco l’enologo Rizzi, che ha puntellato le sue illustrazioni con diapositive e filmati – abbiamo pensato pure alla sua valorizzazione. Perciò, sono stati coinvolti i ragazzi della classe 3ª E del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons per la realizzazione dell’etichetta. Con nostra piacevole sorpresa, abbiamo trovato 16 studenti talmente appassionati e bravi che ci è parso naturale utilizzare non una, ma tutte le etichette da loro proposte, abbinate ognuna a 35 bottiglie, firmate e numerate. Inoltre, sulla bottiglia verrà mantenuta parte della terra che l’ha gelosamente custodita per un anno, con una speciale colla. All’etichetta, inoltre, sarà pure abbinato un microchip che le consentirà di assumere un’identità digitale unica in ambiente Nft, con la possibilità di effettuare degli scambi virtuali tra i possessori delle bottiglie. Infine, le bottiglie saranno conservate e commercializzate in una originale confezione di legno. Crediamo, così, di aver fatto molto per impreziosire questo prodotto unico, limitato e caratteristico del nostro territorio che verrà posto in vendita a fine anno. Parte del ricavato verrà devoluto alla Comunità di Sant’Egidio, a Roma, per sostenere il suo gravoso e importante impegno della gestione dei Corridoi umanitari».
Ottenuto, dunque, il “via libero” della commissione d’assaggio, il secondo “step” del progetto sarà appunto il confezionamento delle bottiglie alle quali, come detto, rimarranno attaccate tracce dell’argilla di questa importante zona vitivinicola in riva al Tagliamento, offrendo così da subito un impatto visivo dell’affinamento avvenuto a due metri di profondità, a contatto di una terra generosa e di limpide acque di falda. Ma questa è soltanto la prima fase di “Vinum Terrae” perché adesso il progetto continua, dal punto di vista tecnico ma anche solidale. Perché, infatti, il suo fine umanitario non verrà meno.

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In copertina, i tre Refoschi posti in esame a Ramuscello; all’interno, tutti i protagonisti della importante mattinata  e alcune immagini della degustazione coordinata da Gianluigi Trevisan e Rodolfo Rizzi, con i saluti del sindaco Zaida Franceschetti e del consigliere regionale Lucia Buna.

Lo Schioppettino di Prepotto e di Cialla superstar alle Grandi Verticali Fvg. Altre quattro degustazioni con Città del vino

Scommessa vinta per il coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia: il progetto delle Grandi Verticali, partito a fine 2023, ha raggiunto in poco tempo un elevato grado di apprezzamento nel panorama dei wine lover. Tanto che l’ultimo appuntamento, a Prepotto, tenutosi nella sala consiliare del Municipio e dedicato all’autoctono Schioppettino di Prepotto e di Cialla, ha visto i posti disponibili andare sold out ancora prima che si aprissero le iscrizioni. Un successo complessivo che ha portato all’aggiunta di un ulteriore appuntamento rispetto a quelli inizialmente organizzati: la manifestazione si allungherà infatti – dopo i prossimi appuntamenti di Cormòns (4 aprile, vino Friulano), Duino Aurisina/Devin Nabrežina (18 aprile, Vitovska), Mariano del Friuli (2 maggio, Friulano) – a Monrupino/Repentabor dove giovedì 9 maggio, alle 19.30, al ristorante Carso di Col si terrà l’appuntamento conclusivo dedicato al Terrano.


“La serata di Prepotto – commenta Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia – ci ha mostrato chiaramente la bontà della strada intrapresa. Il sindaco Mariaclara Forti e la sua comunità hanno dato una grande accoglienza al gruppo di lavoro delle Verticali, con Matteo Bellotto che ha guidato i partecipanti alla scoperta dei vini delle quattro cantine locali Marinig di Valerio Marinig, Vigna Petrussa, Ronchi di Cialla e Vie D’Alt. Una serata fantastica come lo sono state anche le nove precedenti in altrettante Città del Vino regionali e come speriamo saranno anche le ulteriori quattro in programma, per le quali le prenotazioni sono già aperte anche se non rimangono ancora tanti posti. Infatti, il progetto piace ai winelover, segno di come abbiamo colpito nel segno con questa proposta che permette di capire l’evoluzione di un vino mettendo a confronto una bottiglia del passato lontano con una più recente della stessa cantina. Grazie alle Pro Loco Buri di Buttrio, Mitreo di Duino Aurisina e di Manzano per il supporto operativo e il Consorzio Montasio per la collaborazione”. Presente alla serata di Prepotto anche l’ambasciatore delle Città del Vino, Claudio Fabbro.

Questi, come detto, i prossimi appuntamenti (costo 35 euro a persona).
Cormòns giovedì 4 aprile, Cantina Produttori di Cormòns, ore 19.30 vino Friulano. Iscrizioni Pro Loco Manzano info@prolocomanzano.ud.it 391.3865981/347.0091764.
Duino Aurisina/Devin Nabrežina giovedì 18 aprile, Infopoint di Sistiana, ore 19.30 vino Vitovska. Iscrizioni Pro Loco Mitreo prolocoaurisina@libero.it 348.5166126.
Mariano del Friuli giovedì 2 maggio, Tenuta Luisa, ore 19.30 vino Friulano. Iscrizioni Pro Loco Mitreo prolocoaurisina@libero.it 348.5166126.
Monrupino/Repentabor giovedì 9 maggio, ristorante Carso di Col, ore 19.30 vino Terrano. Iscrizioni Pro Loco Mitreo prolocoaurisina@libero.it 348.5166126.

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In copertina, una foto ricordo della Verticale di Prepotto e all’interno le bottiglie di Schioppettino protagoniste e altre immagini della riuscitissima degustazione.

I Nonino con il “Risit d’Aur” premiano Angelo Floramo e Coperativa Insieme. E a Percoto faranno festa anche per i 50 anni della prima grappa di monovitigno

di Giuseppe Longo

Sono Angelo Floramo e la Cooperativa Insieme “Frutti per la Pace” gli insigniti del Premio Nonino Risit d’Aur Barbatella d’Oro 2024, il prestigioso riconoscimento che i distillatori di Percoto, Giannola e Benito Nonino, istituirono nell’ormai lontano 1976, l’anno del terremoto che sconvolse mezzo Friuli, per sottolineare l’impegno nella salvaguardia dei vecchi vitigni autoctoni a rischio estinzione e nel contempo valorizzare le espressioni della civiltà contadina di queste nostre terre. La consegna dei premi avverrà sabato 27 gennaio, alle ore 11, nella distilleria sita a Ronchi di Percoto e nell’occasione si terranno anche le celebrazioni per i cinquant’anni della creazione del Monovitigno Nonino, la prestigiosa grappa che si è imposta con grande successo a livello internazionale.
Ma chi sono i due premiati? «Angelo Floramo, accademico, storico, medievalista e consulente scientifico della biblioteca Guarneriana di San Daniele del Friuli – si legge nelle motivazioni -, è, come ama definirsi, “figlio della frontiera”. Nel suo peregrinare per motivi di studio tra le più antiche biblioteche, borghi e monasteri in Italia e in Europa ricerca da sempre i fili che legano la cultura friulana a quella slovena dove le due culture si fondono (Balkan Circus 2013 e La Veglia di Ljuba 2018 edizioni Ediciclo e Bottega Errante)». L’ultimo suo libro è dedicato al prodotto della vite, “Vino e libertà” è infatti il titolo, ed è stato al centro di un recentissimo incontro che lo scrittore ha avuto all’Ute di Pordenone.
«Alla ricerca delle radici comuni attraverso le “madri” – le “majke” – che legate alle loro terre diventano canto nel più profondo senso dell’esistere, si è imbattuto – si legge ancora – nella cooperativa Insieme delle donne di Bratunac e Srebrenica, donne di Bosnia come amano definirsi, non serbe, croate, bosgnacche, non musulmane, cattoliche, ortodosse, ebree. Donne e basta. Queste donne dimostrano che si può ricostruire un’identità collettiva contro le divisioni imposte dalla guerra e hanno avviato un processo di elaborazione del lutto basato sul riconoscimento del valore del dolore dell’altro, non più inteso come nemico ma come vittima della stessa violenza. Questo è il valore etico incalcolabile della cooperativa Insieme “Frutti per la pace” creata nel 2003 da un gruppo di “pacifiste in pratica”, come la loro presidente, Radmila Zarkovic».
Come dicevamo, il Premio Nonino Risit d’Àur nacque nel 1976 e in quasi cinque decenni ha collezionato un ricco albo d’oro. «Un anno prima – ricorda il dottor Claudio Fabbro -, ricercando vinacce degli antichi vitigni autoctoni friulani, i Nonino avevano scoperto che i più rappresentativi (Ribolla, Schioppettino Tazzelenghe e Pignolo) erano in via di estinzione essendone vietata la coltivazione e il 29 novembre, con lo scopo di farli ufficialmente riconoscere dagli organi nazionali e comunitari, istituirono il Premio Nonino Risit d’Àur da assegnare annualmente al vignaiolo che avesse posto a dimora il miglior impianto di uno o più di questi vitigni anche se di proporzioni limitate». La prima edizione del Premio, appunto nel 1976, andò a Dina e Paolo Rapuzzi dell’azienda Ronchi di Cialla, in Comune di Prepotto, per l’impianto di Schioppettino, vitigno per il quale la coppia s’impegnò assiduamente al fine di ottenerne la salvaguardia. Nel contempo – ricorda ancora Fabbro -, riconoscimenti andarono anche all’azienda Conti Florio di Buttrio per il Tazzelenghe, ai Conti Trento di Dolegnano per lo Schioppettino e il Pignolo. Premi anche a Guido Poggi per l’ampelografia sui vitigni autoctoni friulani e a Angelo Nassig per la ricerca sulle stesse varietà. Tra i numerosi premiati in questo quasi mezzo secolo si distinse nel 1992 l’allora Consorzio per la Tutela del Ramandolo per sottolineare la tenace azione di difesa del prestigioso vino ottenuto dalle uve di Verduzzo friulano, nei Comuni di Nimis e Tarcento, che nove anni più tardi sarebbe stato premiato dalla prima Docg attribuita a un vino del Friuli Venezia Giulia.
Gli altri Premi Nonino, quelli più espressamente legati al settore letteral-culturale, sono stati assegnati invece ad Alberto Manguel, Rony Brauman per Medici senza frontiere e Naomi Oreskes. La Giuria, presieduta da Antonio Damasio, era composta da Adonis, Suad Amiry, John Banville, Luca Cendali, Mauro Ceruti, Jorie Graham, Amin Maalouf, Claudio Magris, Norman Manea ed Edgar Morin.

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In copertina, lo scrittore friulano Angelo Floramo insignito del Risit d’Aur 2024.

Buttrio (con il Pignolo) oggi ricorda Girolamo Dorigo grande innovatore della moderna vitivinicoltura friulana

di Giuseppe Longo

Non si è ancora spenta l’eco della riuscitissima cerimonia per l’apertura ufficiale del Museo della cività del vino del Friuli Venezia Giulia, che a Buttrio si affaccia una nuova iniziativa (la terza) collegata alla importante realizzazione storico-culturale dedicata al mondo della vite. Oggi, infatti, si terrà il già annunciato incontro dedicato al Pignolo, uno dei vitigni autoctoni più pregiati e che fortunatamente, con lungimiranza, il Friuli ha saputo salvaguardare. Ma anche, e soprattutto, al ricordo di Girolamo Dorigo, uno dei protagonisti assoluti della storia delle viticoltura regionale, grande pioniere e innovatore, anche per quanto riguarda la produzione spumantistica con metodo classico. L’appuntamento è alle 19, a villa di Toppo-Florio, la sede che la civica amministrazione – con la regia del sindaco Eliano Bassi e dell’assessore Tiziano Venturini – ha appunto scelto per ambientare il bellissimo Museo.
“L’importanza di essere Pignolo” hanno opportunamente intitolato l’incontro gli organizzatori, riferendosi ovviamente al nome del vino che sarà illustrato e degustato, ma anche al vitivinicoltore scomparso a 89 anni nella scorsa primavera, tante erano la precisione, la cura e la tenacia nel portare avanti il progetto aziendale nell’ambito del Vigneto Fvg, che oggi si trova a esserne continuatore il figlio Alessio, il quale interverrà all’incontro assieme a Giulio Colomba, giornalista, Stefano Trinco, enologo, e Claudio Fabbro, agronomo e storico della viticoltura regionale, autore di un efficace “ritratto” di Girolamo Dorigo, oltre che dello stesso Pignolo. Gli interventi saranno moderati da Matteo Bellotto, l’esperto che in queste settimane conduce le Grandi Verticali delle Città del vino Fvg che, dopo le degustazioni comparate di Corno di Rosazzo e Buttrio stessa, approderanno domani all’Enoteca Serenissima di Gradisca d’Isonzo nell’ambito della prima giornata del Gran Premio Noè.
«Con Girolamo Dorigo – aveva scritto Renato Paglia, presidente dell’Ais Fvg, appena saputo della morte del grande viticoltore – il Friuli perde uno dei padri della moderna viticoltura. Anche grazie a lui l’enologia regionale è salita sui palcoscenici internazionali dei vini di qualità. Dorigo – arrivato al mondo del vino da un’altra professione – ha saputo interpretare al meglio il significato dell’allevamento della vite e della tutela del territorio. Dal cru di Montsclapade ha saputo estrarre vini di altissima qualità e perfezione organolettica valorizzando le colline a sud della denominazione Friuli Colli orientali come particolarmente vocate alle uve a bacca rossa. Assieme ad altri illuminati vignaioli ha messo intelligenza ed entusiasmo anche nella creazione del marchio Talento per i vini spumanti con metodo classico. Girolamo Dorigo resterà una figura indelebile dell’enologia non solo regionale». Poche ma efficaci parole quelle del leader dei sommelier, che ci donano la “fotografia” esatta di un uomo che, con intelligenza e caparbietà – pignolo, appunto – ha contribuito a rendere grande il Vigneto Fvg in Italia e nel mondo. E proprio per questo merita riconoscenza, per cui benissimo ha fatto Buttrio – paese che ha significato tanto nel suo impegno vitivinicolo – a organizzare, proprio nell’ambito della inaugurazione del Museo della civiltà del vino, il ricordo di questo indimenticabile vignaiolo. Facendolo, altresì, con un vino fra i più amati da Girolamo Dorigo, tanto da costituire un'”architrave” del suo progetto che rimarrà scritto a chiare lettere nella storia della viticoltura friulana.

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In copertina, Girolamo Dorigo orgoglioso di mostrare una magnum con il suo grande e inimitabile spumante metodo classico.

“Giornata del Ringraziamento” domani per San Martino a Dolegna del Collio con la consegna di Falcetto e Foglia d’oro

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia la festa di San Martino fa rima con Giornata del Ringraziamento: un momento per pregare, ma anche per trarre un bilancio nel momento che, secondo la tradizione, segna la chiusura dell’annata agraria. E a Dolegna del Collio, piccolo Comune in riva al Judrio (poco più di trecento abitanti!), ma grande per le sue brillanti iniziative, la ricorrenza è vissuta ogni anno con particolare intensità, tanto da porsi tra le principali manifestazioni della regione, se non addirittura la più sentita e partecipata, per la consegna di due prestigiosi riconoscimenti: il Falcetto d’oro, da parte della locale sezione Coldiretti ora affidata alla giovane Marta Venica, e la Foglia d’oro, attribuita ogni anno dal Comune collinare guidato dal sindaco Carlo Comis. Si tratta, come è noto, di premi che vogliono sottolineare le qualità di chi, persona o ente, abbia contribuito a dare lustro al settore vitivinicolo, ma anche di chi si sia distinto a favore della comunità con il suo impegno e dedizione. La manifestazione, come sempre, beneficia del sostegno di Civibank – Gruppo Sparkasse, presieduta da Alberta Gervasio.
Si tratta, dunque, della 57ma Giornata del Ringraziamento che avrà luogo domani 11 novembre – ricorrenza appunto di San Martino – con inizio alle 10.30, quando cominceranno ad arrivare i trattori all’azienda Ca’ Ronesca, a Lonzano. Alle 11 seguirà la Messa del Ringraziamento nella Chiesa di San Giacomo a Casali Zorutti, nella stessa frazione, al termine della quale seguirà la tradizionale benedizione delle macchine agricole. Quindi la sempre sentita cerimonia con la consegna del 27° “Falcetto d’oro” e della 22ma “Foglia d’oro” a benemeriti i cui nomi rimangono riservati, come vuole la consuetudine, fino al momento della loro proclamazione. Anche in questa occasione i premiati sono stati scelti da una giuria presieduta dal dottor Claudio Fabbro, agronomo e giornalista che da sempre è vicino agli agricoltori di Dolegna, il quale avrà anche il compito di coordinare la manifestazione. Al termine il tradizionale convivio, con un brindisi all’annata appena conclusa e a quella che si affaccerà nel 2024. E per la quale i vignaioli hanno già cominciato la potatura, mentre i nuovi vini completano nelle cantine la loro fermentazione. E la qualità si annuncia promettente!
Ricordiamo che l’anno scorso, durante la bellissima festa che si era tenuta nella cornice dell’azienda Jermann a Ruttars, erano stati premiati il professor Roberto Zironi, per tanti anni docente all’Università di Udine, e il Consorzio bonifica della Venezia Giulia presieduto da Enzo Lorenzon.

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In copertina, la benedizione dei trattori l’anno scorso a Ruttars impartita da monsignor Armando Zorzin vicario arcivescovile di Gorizia.

Vite, vino e sostenibilità con la Confraternita a Sesto al Reghena: cordoglio per Cesare Intrieri

di Giuseppe Longo

Cesare Intrieri doveva essere il relatore di punta dell’annuale incontro, a Sesto al Reghena, della Confraternita della vite e del vino del Veneto orientale e del Friuli Venezia Giulia. Ma, purtroppo, il professore emerito dell’Università di Bologna, una delle figure scientifiche più eminenti della moderna vitivinicoltura, non ci sarà, perché è mancato improvvisamente: era nato nel 1938 a Firenze. Me lo ha comunicato, con dolore, l’agronomo Claudio Fabbro – incaricato come sempre di moderare gli interventi – che di Intrieri fu allievo proprio all’Alma Mater Studiorum, discutendo poi con il luminare la sua ricchissima tesi sul Vigneto Fvg, tra storia e prospettive di crescita: erano i primi anni Settanta e da allora la vitivinicoltura friulana ne ha fatta di strada, facendosi conoscere e apprezzare con i suoi grandi vini, soprattutto bianchi, in tutto il mondo. E quella di ieri per il dottor Fabbro – che io stesso, mezzo secolo fa, ebbi giovanissimo insegnante all’Istituto tecnico agrario di Cividale – è stata davvero una «giornata tormentata» non solo per la triste notizia della repentina scomparsa dell’illustre cattedratico, molto atteso dalla platea sestense, ma anche perché aveva appena saputo della defezione, per improvvisa malattia, di altri due prestigiosi relatori: Carmelo Zavaglia, del Crea di Conegliano – Servizio di certificazione materiali di moltiplicazione della vite, e Angelo Costacurta, dell’Accademia italiana della vite e del vino.
Per cui mancheranno ben tre importanti voci all’incontro di sabato mattina nell’auditorium Burovich, i cui lavori cominceranno alle 9 con i saluti istituzionali, le ovvie attestazioni di cordoglio per il professor Intrieri e l’intervento di apertura del Gran maestro Emilio Celotti, docente di viticoltura ed enologia all’Ateneo friulano. Al termine, la cerimonia di consegna delle borse di studio ai diplomati e laureati delle Scuole enologiche di Conegliano e Cividale e delle Università di Padova e Udine, premiando le migliori tesi di laurea e di diploma che abbiano affrontato le tematiche più importanti e attuali della filiera vitivinicola.
Quindi, il via al convegno-tavola rotonda sul tema “Quali varietà di vite per la nuova viticoltura sostenibile”, un argomento quanto mai interessante perché di viva attualità ora che si stanno facendo strada le ormai famose “viti resistenti”, in grado di dare una mano preziosa per la salvaguardia di un ambiente sempre più a rischio non richiedendo, se non in misura notevolmente ridotta, l’uso di trattamenti chimici per il controllo di avversità crittogamiche e parassitarie. Sotto la lente ci sarà, infatti, una tematica strategica per la viticoltura moderna, nella quale «la scelta della varietà – si sottolinea in una nota che anticipa la manifestazione – è uno strumento importantissimo per risolvere i problemi ambientali, i cambiamenti climatici a garanzia della produzione enologica di ogni “terroir”. Le nuove sfide dell’agricoltura impongono riflessioni sulla gestione della filiera vitivinicola e in particolare devono trasmettere al consumatore informazioni corrette e trasparenti al fine di garantire al settore vitivinicolo e al vino il ruolo che ha sempre avuto nella socialità. Nel convegno – conclude la nota – si parlerà dei vecchi ibridi produttori diretti per arrivare alle nuove frontiere della genetica, passando per le tradizionali varietà di Vitis vinifera e per le nuove “varietà resistenti”. Occasione unica per analizzare le diverse opzioni utilizzabili per la moderna gestione della sostenibilità in viticoltura, nel rispetto della tradizione, della qualità e della cultura della vite e del vino».
Il compito di aprire la serie degli interventi spetterà, pertanto, al professor Raffaele Testolin dell’Università di Udine, il quale cederà poi il microfono al dottor Mario Pecile, in rappresentanza di Irv-Cip, Internationaler Rebveredlerverband – Comité international des pépiniéristes viticoles. Al termine, il dibattito, coordinato appunto dall’enologo e giornalista Claudio Fabbro, e le conclusioni. La manifestazione avviene con il contributo di Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito, Vivai Cooperativi di Rauscedo, Vivo Viticoltori Veneto Orientale, Vivaio Enotria e Unione metropolitana di Venezia di Confcommercio. Tra gli enti patrocinanti da ricordare, invece, le Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia, il Comune di Sesto al Reghena, l’Accademia italiana della vite e del vino e Assoenologi. Insomma, un’occasione importante per un’analisi sulla vitivinicoltura di oggi e su quella che verrà, per forza di cose, a breve-medio termine. Al riguardo sarebbero state preziose anche le parole di Angelo Costacurta e Carmelo Zavaglia, ma soprattutto quelle di Cesare Intrieri alla cui memoria la platea di Sesto al Reghena renderà un doveroso omaggio. Perché il Vigneto Italia deve essergli grato!

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In copertina, il professor Cesare Intrieri che è scomparso improvvisamente a 85 anni.

Ultimo giorno oggi a Gusti di Frontiera: vie e piazze di Gorizia prese d’assalto

Si avvia a conclusione le 18ma edizione di Gusti di Frontiera, la rassegna che oggi è pronta ad accogliere la folla dell’ultima giornata. La più grande manifestazione enogastronomica del Nordest invade ancora per tutta la domenica con i suoi profumi e i suoi colori le strade e le piazze di Gorizia per un’appassionante avventura intorno alle pietanze di tutto il mondo. Con 40 Paesi dai 5 continenti, 341 stand suddivisi nei 14 Borghi geografici, il “mappamondo delle cucine” conquista i palati di tutti, passando da alcuni dei piatti più amati del nostro Paese – come lo stand dei toscani con le amatissime fiorentine ma anche le mozzarelle filate davanti ai visitatori e degustate freschissime, dove spicca la “Burrola”, i deliziosi biscotti con l’immagine di Gusti proposti da una pasticceria di Forlì, i carciofi fritti, gli arrosticini e i cannoli siciliani, le arancine, i formaggi, le focacce liguri, i fasolari di Marano Lagunare – alle griglie sempre incandescenti dell’area balcanica, le birre di Inghilterra e Irlanda, le succulente pietanze dell’Austria fino alle specialità più esotiche e lontane come le speziatissime proposte del Borgo Africa – tra platano fritto, riz saute, samosa e sorbetto al cocco – l’affascinante cucina thai in piazza Vittoria ma anche l’effervescente Borgo Latino americano e il gettonatissimo Borgo Mare. Oggi apertura degli stand dalle 10 alle 22.


Sempre spazio alle eccellenze locali al Parco del Gusto, allestito nel Parco del Municipio, dove è presente slow food con i suoi presidi e le sue attività – tra incontri e show cooking con rinomati chef del territorio – l’Onav (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Vino) per il Comune di Gorizia, il Gect, i Comuni di Nova Gorica, San Peter e Vertojba, lo Ial e il Movimento Turismo del Vino. Intensa la giornata di domenica, a partire dalla presenza di Antonio Noacco (Biodiversity Care Group) che parlerà dell’importanza della biodiversità nel vigneto, per passare al giornalista ed enologo Claudio Fabbro con Martin Figelj, presidente Coldiretti di Gorizia e presidente Apro (produttori della Ribolla di Oslavia e Ribolla gialla del Collio e Brda) e Fabijan Muzic, dottore enologo, per l’incontro “Esplorando le radici del vino friulano”. Nel pomeriggio (ore 16) il giornalista e wine promoter Stefano Cosma sarà protagonista dell’appuntamento “Il Tazzelenghe, vino rosso – taglia lingua- e i suoi abbinamenti”, ospiti i produttori del “Tazzelenghe team”. Sarà poi la volta di chef Gabriella Cottali che interverrà su “Sostenibilità e Tradizione” e quindi del giornalista Enrico Maria Milič con “La resistenza sentimentale del Carso”.

Si ricorda che è sempre attivo il servizio gratuito di bus navetta che garantisce ai visitatori il trasporto verso il centro città partendo dai comodi parcheggi limitrofi e gratuiti. Inoltre proseguono fino a tarda sera le corse di Gusti di Frontiera con collegamenti da e per Trieste, Udine, Sacile e Carnia fino a tarda sera. Confermato anche quest’anno il trenino internazionale da e per Nova Gorica, anch’esso gratuito.
Novità della diciottesima edizione il Treno storico Gusti di Frontiera Trieste – Nova Gorica – Gorizia – Trieste, una locomotiva con carrozze anni ’30 “Centoporte”, in programma anche per oggi, ultima giornata della manifestazione. Il Treno storico Gusti di Frontiera accoglierà gli ospiti nei caratteristici salottini in legno lucido e li condurrà alla scoperta della kermesse enogastronomica. Il treno parte da Trieste alle 10.05 dalla Stazione Centrale passando da Monfalcone e arrivando a Gorizia alle 10.50. Ripartirà alle 11.20 alla volta di Nova Gorica (con arrivo alle 11.35). Il ritorno è previsto da Gorizia Centrale alle 19.10 (arrivo a Monfalcone 19.30 e a Trieste Centrale 19.55).


Nella tratta dalla stazione di Gorizia Centrale fino alla Transalpina, dove sarà illustrata ai passeggeri l’anima transfrontaliera della città, salirà a bordo anche il sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna che all’arrivo alla Transalpina incontrerà il sindaco di Nova Gorica Samo Turel: un ulteriore momento per rinforzare il legame dei due comuni che condividono il ruolo di Capitale Europea della Cultura 2025.
Si ricorda, infine, che sono numerose le aperture gratuite di luoghi culturali e delle mostre in occasione della manifestazione, a partire dall’ingresso gratuito nel medievale Castello di Gorizia, al Museo del confine Lasciapassare/Prepustnica, presso il Valico del Rafut e dei Musei ERPAC di Borgo Castello Ancora, visite guidate gratuite alla sezione di Casa Formentini che ospita la cucina tradizionale goriziana, apertura della Sala espositiva della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia con il suo Smart Space e Palazzo Coronini.

Tutte le info su www.gustidifrontiera.it

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In copertina e all’interno alcune immagini di Gusti di Frontiera a Gorizia.

Le viti “resistenti” tra presente e futuro: se ne parlerà domani a Farra d’Isonzo

(g.l.) “Le varietà viticole resistenti, presente e futuro”: questo il tema, molto interessante per coloro che operano nel settore vitivinicolo, che sarà sviluppato domani mattina, con inizio alle 10, nella sede del Museo della civiltà contadina di Farra d’Isonzo, in riva della Grotta 8. L’incontro è organizzato dalla civica amministrazione tramite l’assessore all’agricoltura Pierino Blasig.
Il convegno, che sarà moderato dal dottor Claudio Fabbro, vedrà la presentazione di varie relazioni di spessore. Ecco, pertanto, oratori e temi trattati: Raffaele Testolin La creazione delle varietà resistenti; Dènes Pálfi Le varietà resistenti in Ungheria; Paolo Sivilotti Esperienze di coltivazione sul nostro territorio; Eugenio Sartori Stato attuale del mercato; Marco Fragiacomo Esperienze e prospettiv; Robert Spinazzè I vini delle varietà resistenti, prospettive di mercato; Stefano Trinco Le varietà resistenti nelle denominazioni. I lavori saranno conclusi da una degustazione di vini ottenuti da uve di vitigni resistenti.
Ricordiamo che si tratta di nuove varietà di vite contraddistinte dall’acronimo Piwi e che vedono in prima fila gli studi e le ricerche dell’Università di Udine, tramite l’Istituto di genomica applicata, e dei Vivai cooperativi di Rauscedo, leader a livello mondiale nella produzione di barbatelle. Hanno caratteristiche che le rendono, appunto, “resistenti” alle avversità patologiche, con la possibilità di ridurre sensibilmente il numero dei trattamenti antiparassitari a tutto vantaggio dell’equilibrio ambientale.

È gradita la conferma di partecipazione al numero
329.5956799 o via mail: blasig.pierino@gmail.com