Confagricoltura Fvg farà il punto su agriturismo e fattorie didattiche

Nel mondo rurale, la multifunzionalità ha il suo cuore pulsante nell’attività agrituristica. Prodotti tipici freschi e trasformati, ospitalità, soggiorno, turismo, ristorazione, cultura, attività didattica: l’agriturismo è tutto questo e molto altro, nell’impegno quotidiano delle oltre 700 aziende regionali che lo praticano nelle 139 fattorie didattiche, in costante aumento. Ma, per stare al passo con i tempi, serve regolare lo strumento e aggiornarlo. Per questo Confagricoltura Fvg, in collaborazione con Agrisoluzioni srl ed Ersa (nell’ambito della programmazione Sissar), ha organizzato una due giorni di riflessione e confronto sul tema: “Diversificazione dell’attività agricola: lo stato di salute dell’agriturismo e delle fattorie didattiche in Fvg”.
Il primo appuntamento si terrà nella mattina di domani, 12 giugno, all’agriturismo “Le fornaci del Zarnic”, a Flambruzzo di Rivignano. Tommaso Luc relazionerà su: “Novità normativa regionale sugli agriturismi e le fattorie didattiche”; Federico Forgiarini, titolare dell’agriturismo ospitante, racconterà la sua esperienza di gestore di fattoria didattica e, al termine, verrà presentato il progetto appena avviato, da PromoTurismoFvg e Città del Vino del Fvg, sulla vendemmia turistica.
Martedì 13 giugno, sempre di mattina, ci si sposterà invece a Manzano, all’agriturismo Colutta. Insieme a Luc e al progetto della vendemmia turistica, il titolare dell’azienda ospitante, Giorgio Colutta, illustrerà il proprio progetto: “Diversamente Doc”.

Fattoria didattica del Zarnic…

… e agriturismo Colutta.

La partecipazione è aperta a tutti, previa prenotazione da inviare a: assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

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In copertina, scorcio di vigneti in un agriturismo di Dolegnano nel Manzanese.

A Ramuscello il vino vegano raddoppia: cinque etichette con il certificato Ceviq

La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito raddoppia la produzione di vino vegano. Dalla vendemmia 2022, infatti, sono stati prodotti e certificati 10 mila ettolitri rispetto ai 5.400 dell’anno precedente. Di fatto, si tratta della maggior quantità di vino vegano prodotto e certificato in Friuli Venezia Giulia.
«Da molti anni la nostra Cantina cooperativa – spiega il presidente Gianluca Trevisan – è impegnata sulla costante ricerca della salubrità, sia delle uve che dei vini prodotti. Oltre al vino vegano, lo scorso anno abbiamo ottenuto anche la certificazione per la produzione del vino biologico. Inoltre, l’80 per cento dei nostri soci aderisce volontariamente alla difesa integrata, denominata Sqnpi, seguendone scrupolosamente il disciplinare ministeriale. Sul tema della sostenibilità ambientale, siamo sempre attenti alle sensibilità del mercato e alle diverse richieste degli imbottigliatori: per questo abbiamo intrapreso un percorso di assistenza tecnica in campagna, fatta di controlli e verifiche, che dovrebbe portarci all’obbiettivo di un vino a “residuo zero”».
«Quello del quale stiamo parlando è un mercato in crescita – aggiunge il direttore della Cantina, Rodolfo Rizzi – al quale noi dedichiamo circa il 20 per cento della nostra produzione che, dalle nostre previsioni, sarà destinata ad aumentare ancora negli anni futuri. I principali imbottigliatori, per ora, sono dislocati nel Nord Italia, ma il nostro vino vegano viene già distribuito in tutta la Penisola».
Il relativo protocollo di certificazione è stato predisposto dal Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità) che ha provveduto, nei giorni scorsi, a consegnare il documento ufficiale alla Cantina attraverso il suo direttore, Michele Bertolami, e la dottoressa Federica Buchini. I vini certificati sono Pinot grigio, Prosecco, Merlot, Ribolla gialla e Refosco dal peduncolo rosso. Presenti alla consegna anche la vicepresidente della Cantina di Ramuscello, Laura Bertolin; il vicesindaco di Sesto al Reghena, Andrea Nonis, e il coordinatore regionale delle Città del Vino del Fvg, Tiziano Venturini.

La consegna del certificato Ceviq.

No a prodotti animali
e relativi derivati

Per ottenere la certificazione, con la menzione a produttore di “vino vegano”, la Cantina e i suoi soci devono ottemperare a un rigido protocollo che il Ceviq ha elaborato al fine di evitare qualsiasi contaminazione con prodotti di origine animale e i relativi derivati. Il consumatore vegano, per propria scelta, non intende assimilare alcun alimento di origine animale e nemmeno i relativi derivati. Quindi, partendo dal vigneto, si devono evitare concimazioni a base di letame e pollina per sostituirle con sovesci di leguminose e composti vegetali a base di humus, da compiere durante l’anno, a seconda delle esigenze colturali.Per quanto riguarda il processo di trasformazione in cantina, si devono eliminare tutti i derivati animali che servono per la stabilizzazione e chiarificazione del vino per sostituirli con estratti di origine vegetale. In questo modo si eliminano anche le tante problematiche derivate dall’assunzione di sostanze allergeniche le quali, tra le altre cose, in ottemperanza alla legislazione in vigore in alcuni Paesi esteri, devono essere riportate in etichetta. Inoltre, grazie alle lunghe soste del vino sui lieviti di fermentazione, si riesce a conferire ulteriore stabilità e completezza aromatica al prodotto. Per ottenere poi la certificazione a “vino vegano”, non si possono utilizzare le colle, a base di caseina, per etichettare le bottiglie e, quindi, vanno utilizzate esclusivamente etichette adesive. Infine, il vino deve essere analizzato da un laboratorio accreditato che stabilisca l’assenza totale del Dna animale (bovino, suino e ittico).

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In copertina, ecco l’etichetta del Refosco dal peduncolo rosso “vegano” di Ramuscello.