Cipolla rossa, opportunità per Cavasso: tre giorni di festa oggi al gran finale

(g.l.) «Un’iniziativa utile e di grande interesse per promuovere un’eccellenza del nostro territorio qual è la Cipolla rossa di Cavasso Nuovo. Uno dei pregi dell’evento è il coinvolgimento del circuito della ristorazione e della ricezione turistica grazie al percorso di degustazione a cura dell’associazione Cuochi Portus Naonis di Pordenone in collaborazione con la Scuola Alberghiera Ial di Aviano: questo connubio contribuirà a valorizzare aree che pur avendo tanto da offrire non sempre riescono ad esprimere completamente il proprio potenziale». È il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto all’inaugurazione della mostra “Cigola Rossa di Cjavàs da la Simincia a la Riesta” (Cipolla Rossa di Cavasso dal seme alla treccia) ospitata nella sede municipale della località della Pedemontana. La mostra, grazie alle fotografie di Francesco Zanet, offre la possibilità di ripercorrere i passaggi della coltivazione della Cipolla rossa di Cavasso Nuovo e conoscerne i produttori.

L’intervento dell’assessore Zannier.


Zannier ha rimarcato la qualità della proposta che «si aggancia al circuito enogastronomico e rappresenta un valore aggiunto perché – ha detto l’esponente della Giunta Fedriga – riuscire a inserire queste produzioni di elevata qualità, ma di numeri contenuti rispetto alle esigenze locali della ristorazione e dei privati, permette di caratterizzare il territorio per l’unicità del prodotto, di valorizzarlo e di garantire un ritorno economico ai nostri produttori».
L’evento si inserisce all’interno della tre giorni, che ha preso il via venerdì e che si concluderà oggi, dedicata alla specialità agroalimentare tipica di quest’area che qui viene coltivata e che ha caratteristiche uniche. A promuovere l’evento l’associazione Produttori Cipolla Rossa di Cavasso Nuovo, sodalizio che raccoglie una dozzina di produttori tra persone che conducono un orto personale e aziende agricole strutturate. Ricco il programma della tre giorni che comprende convegni, laboratori, mostra mercato e degustazioni.


Il “Weekend tra i cipollari” oggi vivrà un’intera giornata di festa. Oltre alla mostra, per tutto il giorno ci sarà il mercato d’eccellenze locali e artigianato tipico nonché il chiosco con piatti del territorio. Inoltre, tanti eventi a partecipazione gratuita. Alle 9.30 da piazza Plebiscito partirà la Passeggiata del circuito PassiParole con l’Ecomuseo Lis Aganis e Alberto Cancian: l’itinerario sarà tutto alla scoperta di Cavasso Nuovo tra i suoi borghi, con dei momenti dedicati ad una riconnessione con la natura attraverso il “Forest bathing” e l’arte dell’intreccio della Cipolla rossa. Alle 10.30 nel Palazat convegno: “Cipolla di Cavasso, scopriamo qualcosa in più”. Dalle 14.30 alle 16.30 al piano terra del Palazat Cipollart, un laboratorio speciale di disegno con Acquerello a cura del Circolo Culturale Pensiero in Libertà. Infine, alle 15.30, nel cortile interno del Palazat Laboratorio d’intreccio della Cipolla rossa a cura dell’Associazione dei produttori. Si potrà provare a realizzare la tipica treccia, detta “riesta”, con le piante spontanee che crescono nelle zone umide del territorio cavassino.

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In copertina e all’interno la pregiata Cipolla rossa di Cavasso Nuovo che va valorizzata.

Weekend tra i cipollari di Cavasso Nuovo per celebrare la Rossa orgoglio del paese

Un intero fine settimana dedicato alla specialità agroalimentare tipica di Cavasso Nuovo, Comune della Pedemontana friulana a pochi chilometri da Pordenone. Dal 22 al 24 settembre si terrà infatti il “Weekend tra i cipollari”, nel quale si metterà in mostra la Cipolla Rossa che qui viene coltivata e che ha caratteristiche uniche. A promuovere l’evento l’Associazione Produttori Cipolla Rossa di Cavasso Nuovo, sodalizio che raccoglie una dozzina di produttori tra persone che conducono un orto personale e aziende agricole strutturate.

Produttori della Cipolla Rossa.


I soci sono gli eredi della storia della Cipolla Rossa di Cavasso Nuovo, coltivazione che per secoli ha sostenuto le economie della famiglie del paese. Infatti, grazie alla pazienza di madri e nonne che compivano lunghe trasferte per venderle nei mercati di pianura, venivano integrati i bilanci familiari. Già allora la cipolla cavassina era apprezzata per il suo gusto dolce, delicato e per la sua digeribilità. Purtroppo, nella seconda metà del Novecento questa varietà, ormai coltivata da pochi, ha rischiato di estinguersi.
Negli ultimi anni, proprio grazie all’Associazione, il grande rilancio che culmina nel weekend in questione il cui ricco programma – tra convegni, laboratori e mostra mercato e ovviamente saporite degustazioni – vede come suo elemento clou l’inaugurazione della mostra “Cigola Rossa di Cjavàs da la Simincia a la Riesta” (nella variante locale della lingua friulana: Cipolla Rossa di Cavasso dal seme alla treccia).
“Un progetto – spiega la presidente dell’Associazione dei Produttori, Michela Spigolon – a cui tenevamo davvero molto e che siamo riusciti a concretizzare grazie alla collaborazione con il regista documentarista e fotoreporter Francesco Zanet. Con un lavoro durato un intero anno, Zanet è riuscito a documentare con la sua grande sensibilità artistica tutto il percorso vegetativo e la filiera di produzione della nostra Cipolla Rossa. Una serie di fotografie che mettono in primo piano anche la passione delle persone aderenti al nostro gruppo e sottolineano l’importanza del loro lavoro per la salvaguardia di questa varietà tipica”. Le immagini serviranno poi a far conoscere ulteriormente la Cipolla Rossa sul territorio. “Infatti – aggiunge la presidente – la mostra sarà itinerante, visto che puntiamo a farla ospitata nelle scuole, città ed eventi nell’ambito turistico ed enogastronomico, con lo scopo di diffondere la conoscenza di Cavasso Nuovo e l’opportunità di coltivazione di questo prodotto per la creazione di nuove economie”.
L’inaugurazione della mostra sarà il primo evento del weekend, alle 18 di venerdì 22 settembre nel Palazat, sede municipale, al primo piano nelle Sale mostra (evento su invito). Al termine ci sarà un percorso di degustazione della Cipolla Rossa a cura dell’Associazione Cuochi Portus Naonis di Pordenone in collaborazione con la Scuola Alberghiera IAL di Aviano. Sabato 23 settembre, dalle 9 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18, entrata libera alla mostra per il pubblico, con gli stessi produttori che accoglieranno le persone e spiegheranno loro il percorso fotografico.
Domenica 24 settembre un’intera giornata di festa. Oltre alla mostra, per tutto il giorno ci sarà il mercato d’eccellenze locali e artigianato tipico nonché il chiosco con piatti del territorio. Inoltre tanti eventi a partecipazione gratuita. Alle 9.30 da piazza Plebiscito partirà la Passeggiata del circuito PassiParole con l’Ecomuseo Lis Aganis e Alberto Cancian: l’itinerario sarà tutto alla scoperta di Cavasso Nuovo tra i suoi borghi, con dei momenti dedicati ad una riconnessione con la natura attraverso il “Forest bathing” e l’arte dell’intreccio della Cipolla Rossa.
Alle 10.30 nel Palazat convegno: “Cipolla di Cavasso, scopriamo qualcosa in più”. Dalle 14.30 alle 16.30 al piano terra del Palazat Cipollart, un un laboratorio speciale di disegno con Acquerello a cura del Circolo Culturale Pensiero in Libertà. Infine, alle 15.30, nel cortile interno del Palazat Laboratorio d’intreccio della Cipolla Rossa a cura dell’Associazione dei produttori. Si potrà provare a realizzare la tipica treccia, detta “riesta”, con le piante spontanee che crescono nelle zone umide del territorio cavassino.

Il Weekend tra i cipollari gode del patrocinio del Comune di Cavasso Nuovo, Io sono Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg, Società Filologica Friulana, Ente Friuli nel Mondo e del contributo di Camera di Commercio di Pordenone-Udine, Banca 360 Fvg ed Ecomuseo Lis Aganis e con la collaborazione di Montagnaleader.

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In copertina, bellissime trecce di Cipolla Rossa di Cavasso Nuovo appena raccolte.

Con il marchio “Ragogna” il Fvg si conferma terra anche di grandi prosciutti

«Un giusto riconoscimento per un prodotto che ha almeno 50 anni di storia»: questo il commento dell’assessore regionale alle risorse agroalimentari, Stefano Zannier, che su invito dei titolari si è recato in visita al Prosciuttificio Fratelli Molinaro per celebrare l’avvenuto inserimento del “Prosciutto di Ragogna” nell’elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali che ogni anno il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali aggiorna sulla base delle domande istruite e presentate da ciascuna Regione.


«Con il Prosciutto di Ragogna e la Cipolla rossa di Cavasso Nuovo, le due “new entry” della revisione 2022 – ha continuato l’assessore – il Friuli Venezia Giulia è arrivato a contare ben 181 prodotti, il doppio di quelli presenti nel 2001: una testimonianza concreta della vitalità del comparto agroalimentare, che sa svilupparsi e progredire coniugando tradizione e innovazione».
A fare gli onori di casa c’erano i titolari dell’azienda, i fratelli Monika e Renato Molinaro, con i loro figli ed i genitori Bruno e Maria Assunta. Furono questi ultimi, rientrando dalla Germania dov’erano emigrati, ad aprire nel 1970 una pizzeria a Ragogna, nella quale servivano anche il prosciutto “fatto in casa”, continuando una tradizione diffusa in tutta la zona collinare.
Il sindaco Alma Concil, presente con la giunta municipale pressoché al completo, ha ringraziato l’assessore Zannier per aver costantemente supportato gli uffici regionali e l’Ersa nell’iter romano della pratica, sottolineando che nei programmi dell’amministrazione comunale la valorizzazione turistica ha un posto importante e che accanto agli aspetti storici, come il Museo della Grande Guerra, e a quelli paesaggistici il sostegno è assicurato anche alla componente enogastronomica, di cui la famiglia Molinaro è un punto di riferimento.
«Il Friuli Venezia Giulia – ha affermato l’assessore Zannier al momento del commiato – è conosciuto come “terra di grandi vini”. Oggi, con il Prosciutto di Ragogna che va a completare un “poker d’assi” che comprende il Prosciutto di San Daniele Dop, quello di Sauris Igp e quello di Cormòns, mi sento di affermare che siamo anche una terra di grandi prosciutti».

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In copertina e all’interno la visita dell’assessore regionale Zannier al Prosciuttificio Molinaro.

Prosciutto di Ragogna e Cipolla di Cavasso ora hanno il marchio Pat

Importante riconoscimento alla qualità di due prodotti tipici del Friuli: il Prosciutto di Ragogna, evidentemente “cugino”  se non “gemello” di quello ben più famoso di San Daniele, e la Cipolla rossa di Cavasso Nuovo, nell’Alta Pordenonese. Entrano, infatti, «a far parte dell’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali (Pat), che viene implementato ogni anno dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, sulla base delle segnalazioni delle Regioni dei prodotti, scoperti o riscoperti, con un’anzianità documentata di almeno 25 anni», ha annunciato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale che appunto aggiorna l’elenco dei Prodotti agroalimentari tradizionali.

Stefano Zannier


«La ventiduesima edizione dell’elenco suddivisa per regione comprende 181 prodotti del Friuli Venezia Giulia, più del doppio di quella del 2001, che ne contava 90 – spiega l’esponente della Giunta Fedriga -. Il Prosciutto di Ragogna è stato inserito su richiesta di un produttore locale, il prosciuttificio Fratelli Molinaro, mentre la Cipolla rossa su istanza dell’Associazione produttori di Cavasso Nuovo, che vedono così riconosciuta la loro peculiarità, come in precedenza era stato fatto per la Cipolla rosa della Val Cosa».
Secondo Zannier, si tratta di un passo avanti importante per i prodotti locali perché «ci sono tradizioni antiche che rischiavano di perdersi e che grazie a questo censimento sistematico hanno trovato nuovi produttori e nuovi consumatori. Ve ne sono altre che testimoniano la crescita del comparto agroalimentare e il consolidarsi di realtà produttive che si sono affacciate sul mercato negli ultimi lustri del secolo scorso. Per una regione piccola come la nostra, 181 prodotti oggi, che potrebbero essere 200 nel giro di pochi anni, sono un fiore all’occhiello, una testimonianza di attaccamento alle tradizioni e di fiducia nel futuro».

Il prosciuttificio Molinaro.

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In copertina, le tradizionali trecce con la Cipolla rossa di Cavasso Nuovo.

 

La “cipolla rossa di Cavasso e Val Cosa” tra le erbe che colorano le lane e i tessuti

di Giuseppe Longo

È  la suggestiva cornice del Mulino di Borgo Ampiano, a Pinzano al Tagliamento, a ospitare da oggi al 13 giugno “Le donne del colore”, mostra delle artiste Marta Polli ed Ennia Visentin. L’iniziativa è a cura del Comune rivierasco e dell’Ecomuseo Lis Aganis. Molto intenso il programma che si svilupperà nell’arco di un mese e che ruota sulle proprietà che hanno numerose specie vegetali – per esempio, la cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa che ha interessantissime proprietà – di rilasciare pigmenti utili per colorare lane e tessuti senza ricorrere alla chimica, di cui invece fa largo uso l’industria dell’abbigliamento. Proprio oggi, infatti, hanno inizio le escursioni e i laboratori con le piante tintorie a cura della stessa Visentin, la quale ha pubblicato anche un volume molto interessante dal titolo “Natura & Colore: nuove prospettive dell’arte tintoria” che sarà presentato sabato prossimo, 22 maggio, alle 18. Domani, invece, dalle 9.45, sempre a Pinzano, nell’ambito di Passiparole 2021 si tratterà il tema, senza dubbio affascinante, “La produzione di colori per dipingere al naturale”.

Cipolle e lane colorate.

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Piante e colori, dunque. Non tutti sanno, infatti, che esistono sorprendenti possibilità naturali per colorare lane e tessuti, senza appunto ricorrere ai prodotti chimici. Tanto che a Pinzano Ennia Visentin, presentando il suo libro che è una vera e propria “miniera” di informazioni e curiosità su questo affascinante settore, spiegherà come è possibile tingere con l’utilizzo di alcune erbe particolari, addirittura con gli scarti delle potature, nonché con frutta e verdura, all’insegna della “sostenibilità”, una parola, quest’ultima, sempre più diffusa. La ricerca è pluriennale ed è bello e interessante che tutti possano conoscere la possibilità di ottenere una produzione di colori al 100 per cento naturale e una serie di tecniche innovative nei processi tintori. «Questo libro – spiega l’esperta – nasce dal percorso di lavoro e di studio sulle sostanze coloranti naturali sviluppato dall’autrice nel corso degli anni, collegando idealmente la tradizione antica ai nuovi orientamenti del settore. Da una breve descrizione della storia dell’arte tintoria, fino all’analisi di testi antichi e contemporanei sul tema, vengono offerte le riproduzioni di prove di tintura effettuate da esperti nazionali e stranieri oltre alle sperimentazioni personali. I testi sono strutturati in modo da fornire un ventaglio di informazioni pratiche per comprendere e mettere in atto l’intero processo tintorio, offrendo una carrellata che va dalle sostanze presenti negli antichi ricettari fino ai testi contemporanei».

Il Mulino di Borgo Ampiano.


«Per le ricette di tintura proposte – prosegue Ennia Visentin -, si pone fede a un modello di tintura eco-dermo-compatibile, sulla scia delle nuove richieste di mercato di prodotti che possano garantire caratteristiche di salubrità. L’intento generale è quello di diffondere l’utilizzo di sostanze naturali, atossiche e sicure per le persone e per l’ambiente sulla base di un approccio etico ed eco-sostenibile. Delineando un quadro generale della realtà locale, Friuli Occidentale, viene evidenziato come l’utilizzo dei colori naturali può contribuire a una nuova visione economica e sociale sul territorio. Particolare attenzione è rivolta verso materiali e pratiche che rispettino, oltre i principi di eco-compatibilità, anche il minimo impatto ambientale e utilizzino fonti rinnovabili. Gran parte delle ricette proposte riconducono all’utilizzo di materiali di scarto agricolo o sottoprodotti agroalimentari che opportunamente utilizzati possono essere una risorsa preziosissima».
Nelle premesse, avevamo fatto cenno alla cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa, una varietà autoctona della Allium cepa L. che «in campo tintorio – annota ancora Ennia Visentin nel suo libro – regala molteplici gradazioni cromatiche. Stoffa di seta sottoposta alla tintura a strati, filati di lana tinti in giallo oro con le tuniche e campioni di varie fibre tessili con tonalità ramate e rosso mattone». Ricordiamo che questa specie coltivata soltanto in quest’angolo del Friuli Occidentale, per le sue peculiarità, è stata classificata da anni tra i Presidi Slow Food, trattandosi di una varietà molto pregiata per i suoi usi in cucina. E, come abbiamo visto, questa cipolla rossa non è buona soltanto sulle nostre tavole, quale componente di ricette tradizionali, ma anche quale interessante fonte di materia colorante naturale.

Per conoscere il programma completo e per le iscrizioni andare su: www.ecomuseolisaganis.it

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In copertina la tipica cipolla rossa di Cavasso Nuovo e della Val Cosa.