“Borderwine”, oggi a Udine ultimo giorno con il salone del vino naturale

Seconda e ultima giornata, oggi a Udine, con “Borderwine”, il Salone transfrontaliero del vino naturale ritornato per la quinta edizione dopo lo stop forzato del 2020 dovuto all’emergenza Covid. Come è noto, l’edizione della ripartenza ha segnato un importante cambio di location, in quanto si è spostata da Cividale al capoluogo friulano, dove anche oggi l’appuntamento è dalle 18 alle 23.30, nel giardino esterno del Cinema Visionario che ospita 30 vignaioli tra Friuli Venezia Giulia, Italia, Austria e Slovenia, numerosi produttori locali e degustazioni, oltre ad aperitivi, musica ed incontri.
Tra gli eventi che hanno contrassegnato questa nuova edizione la masterclass dedicata alla Vitovska, antico vitigno autoctono a bacca bianca del Carso, e la performance live a fumetti del duo friulano Francesco Scalettaris e Gio Di Qual, autori del libro illustrato “Conoscere il vino. Manuale a fumetti per bere con gusto” che insegna attraverso i loro disegni come si produce, come si assaggia e come si abbina una buona etichetta a un piatto.
Ad accompagnare i vini rigorosamente naturali delle cantine ci saranno anche oggi le creazioni della storica Osteria Pieri Mortadele, di riva Bartolini a Udine, che per l’occasione diventa “Pierin Tarantolato”, in una speciale collaborazione con la Libreria Tarantola, assieme alla quale gestirà il cartellone del giardino del Visionario per tutta l’estate.
I criteri per poter partecipare come produttori a “Borderwine” – ricordano gli ideatori, Valentina Nadin e Fabrizio Mansutti – sono ferrei: scelta dei terreni, rispetto della loro biodiversità, esclusione di qualsiasi tipo pesticidi, additivi o di manipolazione chimica o fisica. Per cui, produrre vino naturale per questa rassegna significa guardare al futuro non solo dell’enologia, ma dell’agricoltura in genere, opponendosi alla logica che vuole una produzione continua e massiccia ad ogni costo. L’ingresso a “Borderwine” costa 20 euro, 35: i biglietti sono acquistabili in prevendita sul sito gustait.com

L’ultima edizione a Cividale.

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In copertina, grappoli di Vitovska dai quali si ottiene il grande bianco della Doc Carso, sopra Trieste.

“Pancor”, il pane che viene dal cuore dopo la furia della tempesta

di Claudio Soranzo

Sedici ottobre 2020: una data molto importante, quella dell’anteprima nazionale del documentario “Pancor” al cinema Visionario di Udine, coincisa con un evento altrettanto importante, fortemente voluto dalla famiglia Marini, che da ben 115 anni, di generazione in generazione, guida il simbolo della storia e dell’ospitalità del Friuli Venezia Giulia. Una famiglia che rappresenta l’hotellerie e la ristorazione d’alta qualità del nostro territorio, grazie all’accoglienza genuina dell’Hotel Là di Moret e all’eccellenza della proposta gastronomica de “Il Fogolar”.
L’evento, organizzato in collaborazione con PromoTurismoFvg, racconta una storia fatta di circostanze positive, come anche di un avvenimento devastante, ma soprattutto celebra persone uniche che credono ancora che ciascuno di noi, con le proprie azioni, possa cambiare in meglio il mondo.

Tra licheni e cortecce.

Tutto ebbe inizio alla fine di ottobre di due anni fa, quando la furia della tempesta Vaia colpì inaspettatamente la Carnia e Sappada, distruggendo migliaia di ettari di bosco – oltre l’1% dell’intera superficie forestale regionale – con più di un milione di metri cubi di legname abbattuto. La tristezza per questa devastazione toccò anche Stefano Basello, noto chef de “Il Fogolar”, appunto il ristorante del Là di Moret. Il legame forte e struggente nei confronti del suo territorio lo fece attivare immediatamente, per conservare e, in un certo senso fare rivivere, la bellezza di questi luoghi e l’essenza degli alberi sterminati dalla furia della pioggia e del forte vento. Con l’aiuto della sua brigata di cucina si mise subito al lavoro e, recuperando la corteccia degli abeti bianchi e rossi, ne estrasse le parti commestibili per ricavare una sorta di farina, da utilizzare assieme ad altri ingredienti per ottenere del pane non solo buono e croccante, ma in grado di far tornare a vivere un territorio e la sua natura.

Il pane pronto da tagliare.

Questo gesto di sensibilità e rispetto colpì tempo dopo il secondo protagonista di questa storia, Swan Bergman, noto regista bolognese dalle origini svizzere – sua è la maggior parte delle regie live dei tour di Vasco Rossi – che si mise sulle tracce di Stefano e quando lo conobbe ne rimane incantato. Stefano, estremamente schivo – a tratti ricorda un folletto appena uscito dai boschi – cattura la curiosità di Swan a tal punto da decidere di farlo diventare il protagonista di un documentario da lui diretto, ambientato proprio nelle zone distrutte nel 2018 e le più incontaminate vallate carniche, dove lo chef friulano e i suoi aiutanti si recano da marzo a ottobre per recuperare erbe, bacche, licheni, gemme e piante selvatiche, che diventano vere e proprie materie prime alla base delle preparazioni de “Il Fogolar”. In “Pancor – Il pane che viene dal cuore”, la convinzione di Bergman che la comunicazione può migliorare il mondo, e la capacità di Basello di trasmettere con semplicità la magia dei suoi luoghi, diventano un tutt’uno, un fil rouge che coinvolge Edoardo Marini, il terzo protagonista di questo documentario, che ha sempre creduto nei progetti di Basello, incoraggiandolo affinché il territorio, la sua storia, le sue radici e i suoi protagonisti fossero sempre al centro dell’offerta enogastronomica del suo ristorante.

Gustose proposte a tavola.

Ecco perché la cucina de “Il Fogolar” privilegia la scelta di materie prime provenienti da piccoli artigiani, contadini e allevatori, che hanno permesso la riscoperta di ingredienti dimenticati, come pure di antiche ricette in grado di far scoprire e valorizzare un intero territorio.
Così si chiude il cerchio tra questi tre personaggi, moderni visionari fortemente convinti che ciascuno di noi, con le proprie azioni più o meno piccole, può davvero cambiare il mondo.

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In copertina e qui sopra lo chef Stefano Basello nei boschi devastati due anni fa dalla tempesta Vaia.