Oro, affari e finanza tra luci e ombre: il mondo d’oggi riletto da Diego Fusaro intrecciando a Sedilis il pensiero di Marx con un calice di Ramandolo Docg

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Da sempre si sa che l’oro è il bene rifugio per eccellenza, in grado di metterci al riparo dai danni di improvvise (e neanche tanto) tempeste finanziarie – chi non ricorda i gravi contraccolpi anche sui nostri conti correnti in seguito al tracollo di Lehman Brothers nei primi anni Duemila? – o da crisi di vario genere che possono turbare il regolare andamento economico. Quindi, investire in oro o in altri metalli preziosi (ottimo anche l’argento) rappresenterebbe una saggia formula per tutelare i propri risparmi, anche perché chi l’ha fatto una ventina di anni fa, all’epoca della introduzione dell’euro, si trova oggi con un valore fortemente lievitato, mentre il potere d’acquisto della moneta unica si è andato via via riducendo a causa del rincaro, spinto da varie motivazioni, delle materie prime e della erosione di salari, stipendi e pensioni da parte di una inflazione costante, addirittura senza freni.


Vale oro, dunque, la nostra tranquillità economica, specialmente in un momento delicato come l’attuale, oppresso da un debito pubblico sempre più gigantesco, travagliato da guerre che non intendono spegnersi, da crisi di ogni tipo e da economie mondiali che si fronteggiano attraverso due grandi blocchi: quello occidentale-atlantico con a capo gli Stati Uniti d’America e quello rappresentato dai cosiddetti Brics, i Paesi emergenti fra i quali agli iniziali Brasile, Russia, India e Cina si sono aggiunti Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia. Uno scenario molto complesso nel quale è avvenuta anche la presentazione del libro del professor Diego Fusaro “Marx a Wall Street. Il capitalismo finanziario e le sue truffe” (Edizioni Piemme), un saggio provocatorio e profondo che analizza le contraddizioni del capitalismo globale, intrecciando il pensiero di Marx con le dinamiche speculative dell’alta finanza.


Una presentazione che non è avvenuta, come si potrebbe pensare, nella sede di un ente pubblico o di un’organizzazione che si occupi di economia, bensì in una bella azienda agricola del Tarcentino: all’agriturismo Micossi che s’incontra sulla strada che sale da Nimis alla volta di borgo Clotz e prosegue per Sedilis, nel cuore del “cru” che ci dona quel gioiello che il Ramandolo, da un quarto di secolo premiato dalla Docg, la denominazione di origine controllata e garantita, il massimo riconoscimento per un vino di qualità. E il Ramandolo, ottenuto nei vigneti ai piedi della Bernadia tra Nimis e Tarcento, è il primo ad averlo ottenuto in Friuli Venezia Giulia, dopo un lungo iter legislativo, nell’ormai lontano 2001. L’incontro è stato organizzato da Geko Gold – una realtà attenta alla cultura economica e ai percorsi di consapevolezza personale e collettiva (le cui sedi si ritrovano nella Repubblica di San Marino, a Rimini e a Padova), sul posto con suoi rappresentanti – con un protagonista d’eccezione del pensiero contemporaneo, il filosofo opinionista e saggista torinese autore di numerosi volumi che fanno luce sulle complicate tematiche d’oggi, divenendo uno degli intellettuali più discussi del panorama italiano, capace di accendere il dibattito e stimolare nuove visioni sui temi economici, sociali e culturali del nostro tempo.


Il saggista quarantaduenne – davanti a un folto e attento uditorio, al quale ha proposto una vera e propria “lezione” socio-economica – ha fatto il punto su quest’epoca di forti polarizzazioni, nuovi ordini mondiali, tensioni internazionali e sconfitte politiche altisonanti, sostenendo quanto sia importante una riflessione profonda sul mondo in cui viviamo e su chi muove i fili dell’alta finanza, a cominciare dai gruppi bancari e dalle Banche centrali (in primis Bce e Federal Reserve), oltre che dal Fondo monetario internazionale. Diego Fusaro è tornato, infatti, sul tema che più di tutti lo rende riconoscibile come studioso in Italia e nel mondo: appunto Karl Marx e il capitalismo di oggi. «Lo “spettro di Marx” – ha osservato il professore – seguita ad aggirarsi minaccioso tra le rovine del desolato paesaggio post-1989, e resta la guida imprescindibile e il sismografo irrinunciabile per cartografare le contraddizioni che costellano il nostro presente». Come dire che “Marx a Wall Street” indaga criticamente il nuovo capitalismo finanziario che si è venuto contraddittoriamente delineando a partire dagli anni Ottanta del cosiddetto “secolo breve” e che si è rafforzato con la marcia trionfale della globalizzazione liberal-finanziaria, fino a questi ultimi anni, E a maggior ragione oggi che, con la vittoria negli Usa di Donald Trump, entra in una nuova e sofisticata fase dell’ordine mondiale. Molto ampia, dunque, la tematica affrontata in una utile e partecipata riflessione, stimolata da vari interventi, anche sorseggiando un ottimo Ramandolo Docg. Che poi a Nimis, in una fortunata manifestazione promozionale d’autunno, diventa puntualmente “Oro di Ramandolo”…

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Diego Fusaro (Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia all’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento e alla ricerca affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali La Stampa e Il Fatto Quotidiano. Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Milano, 2009), Pensare altrimenti (Torino, 2017), Storia e coscienza del precariato (Milano, 2018), Il nuovo ordine erotico (Milano, 2018), Glebalizzazione (Milano, 2019).

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In copertina e all’interno immagini dell’incontro con il professor Diego Fusaro.

Grano-Ucraina, lo stop russo all’export preoccupa Confagricoltura: ora è allarme

Sulla piazza di Chicago i futures del grano hanno già fatto registrare un aumento di oltre il 5 per cento, a seguito della decisione della Federazione Russa di sospendere, a tempo indeterminato, la partecipazione all’accordo sulle esportazioni via mare dell’Ucraina. «L’aumento era scontato – afferma il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. L’intesa siglata a luglio con la mediazione dell’Onu e della Turchia ha dato ottimi risultati, con la partenza dai porti dell’Ucraina di 9 milioni di tonnellate di prodotti agricoli, soprattutto grano e mais. Sono già stati attivati i contatti al massimo livello per trovare una soluzione. Intanto, è tornato a salire il rischio di una crisi alimentare globale».
A livello europeo, secondo i dati diffusi in luglio dalla Commissione, la produzione di cereali si è attestata – come fa notare la organizzazione imprenditoriale nella nota diffusa da Confagricoltura Fvg, l’organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina – a circa 270 milioni di tonnellate, in riduzione di 7 punti percentuali sulla campagna 2021/2022, essenzialmente a causa della siccità. Per il grano tenero, i raccolti (127 milioni di tonnellate) consentono di coprire il fabbisogno interno degli Stati membri e di destinare all’esportazione nei Paesi terzi un quantitativo nell’ordine di 36 milioni di tonnellate.
«In questo quadro – sottolinea il presidente nazionale di Confagricoltura – spicca la situazione critica relativa al mais. Sarà necessario importare circa 20 milioni di tonnellate, in concorrenza con la Cina, che è il primo importatore a livello mondiale. La siccità e le temperature sopra la media stanno ostacolando il normale svolgimento delle semine in vista dei nuovi raccolti – rileva Giansanti – e potrebbero mancare i fertilizzanti, a causa della riduzione della produzione, con punte fino al 50 per cento, determinata dall’eccezionale incremento dei prezzi del gas. Quello dei fertilizzanti è un problema mondiale in termini di prezzi e disponibilità. Se ne discuterà durante la riunione del G20 che si terrà in Indonesia il 15 e 16 novembre. Con la pandemia, la guerra in Ucraina e le conseguenze del cambiamento climatico si è aperta una fase di grande incertezza, nella quale la sicurezza alimentare assume un ruolo strategico. La sicurezza alimentare può essere garantita solo da un sistema di imprese efficienti e innovative che producono per il mercato».

In Cina nasceranno vitelli con origine Fvg: una luce in un 2020 da dimenticare

(g.l.) E ora anche in Cina nasceranno vitelli con origine Friuli Venezia Giulia grazie a un importante accordo per l’esportazione del seme dei nostri tori. Questa è una delle pochissime luci, assieme a quella della stagione positiva di Malga Montasio, per gli allevatori friulani. Per il resto, si è trattato di un 2020 tutto da dimenticare. Anno molto difficile, infatti, per le nostre stalle che hanno dovuto fare i conti con il crollo del prezzo del latte, passato dai 40 centesimi di gennaio ai 35 di fine anno, e a quello della carne, in particolare bovina e suina, con quest’ultima che nell’arco dei 12 mesi ha perso oltre un terzo del valore al chilo, passando dall’iper-valutazione di gennaio, quando la sia vendeva a 1,50 euro, alla discesa sotto l’euro di dicembre. Ciò, nonostante gli appelli, sia nazionali che regionali, rivolti ai consumatori affinché, ancor più durante la pandemia, acquistassero prodotti locali. «Sembra che questi inviti a preferire prodotti italiani purtroppo non abbiamo giovato al sistema: le importazioni non si sono fermate e tantomeno paiono aver rallentato». A fare il punto della situazione, concluso un anno che ha pagato un prezzo altissimo all’epidemia di Covid-19, sono il direttore e il presidente dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo e Renzo Livoni, che in uno scenario a tinte per lo più fosche vedono la luce solo, come si è detto, in Malga Montasio e nell’attività del Cts di Moruzzo.

LATTE. L’andamento dei mercati del latte e dei formaggi nel 2020 è stato piuttosto altalenante, in certi periodi anche poco interpretabile rispetto alla formazione del prezzo, che non sempre ha seguito le logiche della domanda e dell’offerta. «Per il latte – spiega Lugo – nel primo trimestre il prezzo del litro alla stalla è stato ancora soddisfacente, pari a 40 centesimi tra gennaio e febbraio, per poi iniziare a scendere in concomitanza con il primo lockdown a marzo. Da quel momento – ricorda ancora il direttore -, nonostante il mercato soprattutto dei formaggi freschi abbia avuto incrementi considerevoli nei volumi di vendita della Gdo, che ha raggiunto quote anche maggiori al 25% rispetto allo stesso periodo del 2019, il prezzo del latte ha prima frenato per poi iniziare una discesa continua fino ai 35,50/36,00 centesimi al litro di settembre-ottobre». Negli ultimi due mesi del 2020 si è assistito a una leggera ripresa del prezzo a livello nazionale, che si è attestato a 37 centesimi al litro, non in Fvg. «In regione – aggiunge Lugo – il mercato non si è più ripreso toccando in alcuni casi livelli ancora inferiori ai 35 centesimi, che non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione».

CARNE. Il settore della carne ha forse pagato ancor più degli altri una diminuzione dei consumi legati alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid al settore della ristorazione. Si è assistito a un vero e proprio crollo del prezzo al chilo nel settore bovino e a un andamento anomalo e altalenante in quello suinicolo. «A inizio 2020 – rileva ancora il direttore Lugo – il prezzo di vendita dei suini era addirittura troppo alto, pari a 1,40/1,50 euro al kg, poi con la crisi dovuta al Covid e a causa di una certa speculazione, anche da parte di alcuni macelli, il prezzo è letteralmente crollato, arrivando a novembre e dicembre sotto l’euro».

MONTASIO. L’unica soddisfazione in un anno del resto da dimenticare agli allevatori l’ha data Malga Montasio. «Nonostante le premesse non fossero delle migliori, il riscontro reale è stato notevole – racconta dal canto suo il presidente Livoni -, c’era molta voglia e necessità da parte dei turisti di frequentare luoghi all’aria aperta che garantissero o quantomeno fornissero le condizioni ideali di distanziamento sociale come richiede purtroppo ancora oggi l’emergenza Covid e in questo senso Malga Montasio è stata una delle mete più gettonate. Anche l’attività del Rifugio Divisione Julia a Sella Nevea si è attestata ad alti livelli nonostante, terminata la stagione estiva, abbia dovuto fare i conti con il secondo lockdown, costretta a chiudere proprio nel momento di ripresa dell’attività invernale quando, complici le abbondanti nevicate in arrivo, la stagione si annunciava di quelle da tutto esaurito».

CTS MORUZZO. Ulteriore soddisfazione all’associazione è venuta dal lavoro ormai decennale del Centro di fecondazione tori e stalloni di Moruzzo (Cts) che nel 2020 ha raggiunto un promettente accordo con una società statunitense che esporta seme bovino in Cina aprendo così un altro fronte di mercato dopo le importanti esperienze in Turchia e in Egitto.

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.

Suinicoltura Fvg in crisi con prezzi crollati: “Comprate prodotti italiani”

di Gi Elle

La crisi suinicola torna ad abbattersi in Friuli Venezia Giulia ed è già la seconda volta che accade in quest’anno sfortunato, dominato dall’emergenza pandemica che ha contribuito notevolmente ad aggravare la situazione. Per cui scatta pressante l’appello ai consumatori di Confagricoltura Fvg: comprate carne allevata e macellata in Italia. «In soli 30 giorni, a novembre, il prezzo della carne suina è crollato del 20 per cento», è infatti la denuncia di David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicoltura della organizzazione imprenditoriale guidata da Philip Thurn Valsassina. «Su base annuale, il valore è sceso in maniera ancora più sensibile: di oltre il 30 per cento. Un anno fa, infatti, la carne di suino valeva 1,80 euro al chilo circa. Ora siamo a 1,22 euro al chilo (con tendenza verso l’euro), molto al disotto della convenienza economica per l’allevatore», aggiunge amareggiato Pontello. In questa condizione drammatica si trovano tutti i 765 suinicoltori della nostra regione che, ogni anno, allevano oltre 245 mila suini.

David Pontello


«L’attuale situazione ha origine in Germania dove, da settembre, sono scoppiati un paio di focolai di Peste suina africana (Psa). Di conseguenza, sono scattate alcune misure di contrasto alla pandemia e i Paesi asiatici (Cina in testa) hanno smesso di acquistare la carne suina tedesca che si è riversata sul mercato italiano facendo crollare i prezzi – spiega Pontello -. A questo grave fatto, si è aggiunta la chiusura del canale Horeca a causa dei nuovi confinamenti conseguenti alla seconda ondata di Covid-19 che ha ulteriormente ristretto le opportunità di mercato. Durante tutti questi mesi difficili – è la considerazione di Pontello – gli allevatori hanno garantito i rifornimenti di carne su tutti i mercati disponibili, in quantità e qualità, pur tra mille difficoltà. Nelle prossime settimane, dunque, confidiamo che il nostro appello di acquistare carne allevata e macellata in Italia venga ampiamente accolto dall’opinione pubblica e dai consumatori, nel tentativo di dare qualche soddisfazione agli allevatori e alle filiere nazionali. Purtroppo – conclude l’esponente di Confagricoltura Fvg –, le nuove etichette sull’origine delle carni sono entrate in vigore con una deroga che le rende veramente visibili ai consumatori solo a partire dall’1 febbraio 2021. Ma sul mercato si trovano già molti prodotti completamente “Made in Italy”, a cominciare dai prosciutti a Dop».

Prosciutto Dop

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In copertina, suinetti allevati in Friuli: si riaffaccia la crisi del settore.

Monito di Thurn Valsassina: guai a maltrattare agricoltori e consumatori

Uno studio pubblicato dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) sull’impatto del Covid-19 sull’agroalimentare, e le politiche da seguire per favorire la ripresa, dice che secondo alcuni modelli econometrici vi sarà in Italia “una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all’ipotizzata variazione del Pil (9-10 per cento). Il comparto zootecnico sarebbe colpito da un maggiore calo di redditività, quello ortofrutticolo un poco meno”. «Il fatto è, però, che non tutti i protagonisti delle filiere agroalimentari soffrono allo stesso modo – precisa Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. Infatti, vi sono settori che crescono sensibilmente come la Gdo (+9,6 per cento) o le vendite al dettaglio di beni alimentari che hanno realizzato un +3,3 per cento nei primi sette mesi del 2020. Nello stesso periodo è buona anche la performance dell’export agroalimentare con un +3,5 per cento (contro il -14 per cento del comparto manifatturiero). A prescindere da quelli che saranno gli esiti economici dell’attuale seconda ondata (e temiamo che saranno del tutto diversi rispetto alla prima), non possiamo non notare la consueta discrasia fra il settore primario rispetto all’industria e alla distribuzione – sottolinea Thurn Valsassina -. Detto questo, in vista della prima tranche di fondi del Recovery Plan recentemente annunciata, facciamo nostre alcune delle raccomandazioni per l’agricoltura del già citato studio Crea».

Il prosciutto di San Daniele.


«Bisogna evitare – spiega il presidente di Confagricoltura Fvg – ogni carenza di manodopera; facilitare i trasporti dei prodotti deperibili; garantire liquidità alle imprese evitando restrizioni del credito, introducendo sussidi salariali, sospendendo i pagamenti delle imposte e l’applicazione del regolamento dei minimis; evitare ogni tipo di speculazione; riconoscere come “essenziali” tutte le parti della filiera, a monte e a valle, comprese la mangimistica e il packaging, al fine di non intaccare la catena produttiva; garantire l’integrità della filiera attraverso misure che rafforzino la tracciabilità per evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e, al tempo stesso, rafforzare i controlli anche alle frontiere; nelle relazioni commerciali, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie non giustificate e collaborare con il settore privato per individuare eventuali problematiche che dovessero manifestarsi; evitare ogni forma di speculazione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori attraverso ingiustificati aumenti dei prezzi; garantire l’accesso al cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione. Maltrattare agricoltori e consumatori – conclude il leader degl imprenditori agricoli Fvg – non fa bene al cibo “Made in Friuli Vg” e “Made in Italy” che ha avuto il suo riconoscimento importante anche dal recente voto favorevole del Parlamento europeo all’accordo commerciale con la Cina che comprende anche 26 eccellenze italiane (prosciutto di San Daniele e grappe comprese)».

Fvg famoso per la grappa.

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In copertina, il presidente di Confagricoltura Fvg Philip Thurn Valsassina.

La Cina apre le porte al San Daniele e alla grappa friulana

«L’annunciato accordo commerciale con la Cina, che comprende anche il nostro prosciutto di San Daniele e la grappa, è un risultato importante», commenta David Pontello, coordinatore della Sezione economica suinicola di Confagricoltura Fvg. «La Cina rappresenta un mercato che, finora, ha creato tante aspettative negli allevatori – prosegue Pontello –, ma, finora, con un andamento altalenante sulle vendite e i prezzi. Speriamo che con la firma di questo accordo, si crei un flusso di prodotti costante a prezzi remunerativi per gli allevatori. Attendiamo di esprimere ulteriori considerazioni nel momento in cui l’accordo annunciato sarà perfezionato e prenderà avvio».

David Pontello


David Pontello si riferisce alla recente decisione del Consiglio dell’Unione Europea che ha autorizzato la firma dell’accordo Ue-Cina sul riconoscimento reciproco di un elenco di 100 prodotti Dop e Igp. L’Italia è il Paese europeo più rappresentato nella lista, con 26 alimenti e bevande Dop e Igp (prosciutto di San Daniele e grappe compresi) che saranno tutelate sul mercato cinese. La data e il luogo per la firma finale dell’accordo commerciale, il più importante siglato a oggi tra Bruxelles e Pechino, non sono stati ancora stabiliti. La Cina rappresenta il secondo mercato al mondo per l’agroalimentare europeo, con esportazioni per 12,8 miliardi di euro all’anno. Una volta firmato, l’accordo dovrà quindi ricevere il consenso del Parlamento europeo prima che possa entrare in vigore. Servirà ancora del tempo, dunque, prima del riconoscimento ufficiale dei nostri prodotti agroalimentari di punta nel gigantesco Paese asiatico.
Tra i 100 prodotti cinesi che, invece, entreranno nel registro Ue della qualità ci sono il riso Panjin, diverse varietà pregiate di tè e le bacche di goji Chaidamu. L’accordo prevede l’estensione della lista per proteggere altri 175 prodotti dopo quattro anni dall’entrata in vigore dell’accordo.

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In copertina il prosciutto di San Daniele tagliato a mano e qui la grappa, eccellenze pronte per la Cina.

(Foto del distillato da Wikipedia)

Peste suina, cresce la preoccupazione anche in Fvg

di Gi Elle

Psicosi, per fortuna, ancora no. Ma forte preoccupazione sì, soprattutto fra gli addetti del settore anche in Friuli Venezia Giulia, in seguito alle notizie del recente sequestro, a Padova, di una partita di carne importata e potenzialmente contaminata dalla peste suina. Se ne rendono interpreti in due note il Parco agroalimentare Fvg e Confagricoltura, che commentano il caso delle carni di maiale importate dall’Olanda e provenienti dalla Cina, Paese con una grave situazione di espansione dell’epidemia di Psa, che è stato deciso di distruggere in via precauzionale.

«Prima che un’emergenza sanitaria – osserva l’organizzazione presieduta da Claudio Filipuzzi -, gli allevatori, macellatori e trasformatori di carne suina stanno affrontando una repentina altalena dei prezzi. Fenomeno, in verità, già da tempo avviato a causa dell’incremento mondiale del consumo di proteine animali e che la peste suina ha accentuato. L’Italia registra attualmente un fabbisogno di carne suina pari a 2,7 milioni di tonnellate, di cui 1,5 milioni soddisfatte dagli allevamenti nazionali (rappresentano il 5% della produzione europea) e i restanti 1,2 milioni (pari al 44%) proveniente da importazione, soprattutto da altri Paesi europei con in prima fila Danimarca, Paesi Bassi e Spagna. In tale contesto, le filiere dei prodotti Dop e Igt rappresentano soltanto una piccolissima parte del volume lavorato: 200mila tonnellate all’anno pari a 7 per cento della produzione nazionale».
«Eventuali provvedimenti restrittivi nel commercio di carne suina – commenta ancora l’ente agroalimentare con sede a Colloredo di Monte Albano – in conseguenza del proliferare dell’infezione, quindi, non porterà pesanti conseguenze alla produzione di salumi certificati come il prosciutto di San Daniele Dop, bensì gravi danni potrebbero derivare alla disponibilità di carne suina sia fresca sia di prodotti non certificati vista la forte dipendenza dalle importazioni. Il consumo medio europeo è attorno ai 70 kg per persona, mentre in Italia attorno ai 40 kg. Quindi la conseguente tensione sui prezzi – queste le conclusioni di Agrifood Fvg – potrebbe trasferirsi sia sui macellatori e trasformatori, che vedrebbero ridursi i propri margini, sia sui consumatori finali che vedrebbero un’impennata repentina del prezzo della salsiccia».

Claudio Filipuzzi

«Le misure preventive prese dalle istituzioni che presidiano il sistema dei controlli sono state efficaci e tempestive – le fa eco Confagricoltura nazionale in una nota prontamente fatta propria e rilanciata dalla sezione Fvg, guidata da Philip Thurn Valsassina – ma questo episodio deve indurci a non abbassare la guardia vista la continuità ormai dei mercati e l’intenso traffico di carni. L’eventuale diffusione della Psa in Italia significherebbe la fine di un comparto essenziale del nostro agroalimentare, che può contare su quasi 9 milioni di capi allevati e che vale oltre 11 miliardi di euro, tra produzione di carne suinicola e fatturato dell’industria di trasformazione, e oltre a 1,6 miliardi di export. Il settore inoltre incide per il 6 per cento sul fatturato dell’industria agroalimentare e impegna circa 25.000 allevamenti, 1500 macelli e 3.500 imprese di trasformazione (in Fvg ci sono 737 allevatori professionali e oltre 241.000 capi allevati)».
«Dobbiamo intensificare i controlli e le ispezioni, prevedendo un coordinamento tra tutti i Paesi della Ue», aggiunge Confagricoltura, che già alla fine del 2018, aveva coinvolto sia le Associazioni dei trasportatori sia quelle della caccia, insistendo perché venisse previsto dal ministero della Salute un Piano nazionale di sorveglianza e prevenzione. «È essenziale, inoltre – a parere anche di Confagricoltura Fvg – richiamare ai propri compiti di sorveglianza e monitoraggio i Paesi membri, nel caso di specie l’Olanda, a intensificare i controlli della carne proveniente dall’estero nei propri Posti d’Ispezione Frontaliera per impedire l’accesso di prodotto non controllato. Analogamente, andrebbero intensificati i controlli sui destinatari della carne proveniente dalla Cina e che alimentano la domanda di un prodotto potenzialmente devastante per la nostra filiera suinicola. Il Piano nazionale, come ci è stato comunicato ieri, è stato praticamente approvato dalla Commissione europea. È necessario ora – conclude l’organizzazione degli imprenditori agricoli – che venga applicato al più presto, soprattutto per il controllo alle frontiere e quello della fauna selvatica, visto anche l’avanzamento della malattia dai Paesi dell’Est Europa verso l’Italia».

Philip Thurn Valsassina

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In copertina, maiali allevati in Friuli: c’è preoccupazione per la peste suina.

I kiwi friulani conquistata la Nuova Zelanda ora puntano dritti all’Asia

di Giuseppe Longo

E ora il kiwi friulano va alla conquista dell’Asia, proprio da dove partì nell’Ottocento per le strade del mondo diffondendosi, nel secolo scorso, soprattutto in Nuova Zelanda e arrivando anche qui una quarantina di anni fa. Curiosa, vero, l’evoluzione di questo frutto che è un autentico concentrato di vitamina C (più ancora degli agrumi), preziosa per contrastare i malesseri dell’inverno. Ma oltre a questa salutare proprietà è molto gradevole sulla tavola – ricorda alquanto la fragola -, ottimo nelle macedonie, ma anche così, al naturale, tagliato a fettine. E’ prodotto dalla pianta che botanicamente si chiama Actinidia chinensis, perché è proprio la Cina che nelle campagne più calde e umide della sua parte meridionale lo coltiva da parecchie centinaia di anni, attestandosi come primo produttore mondiale. Poi, da qui, la coltura ha appunto cominciato a diffondersi, trovando un ambiente ideale soprattutto in Nuova Zelanda – dove ha assunto il nome che, data la sua forma ovale e pelosa, ricorda l’uccello simbolo di quella nazione -, terra dalla quale ha poi preso altre vie, arrivando anche in Europa, dove l’Italia ne è diventato il maggior produttore (secondo a livello mondiale), e il Friuli l’ha subito “adottata” con convinzione, realizzando moderni impianti che danno un prodotto di alta qualità. Che non soddisfa ovviamente soltanto le nostre tavole, ma anche quelle di mezzo mondo, attraverso un export diretto con successo anche verso il lontano Paese australe dal quale ci arrivano i frutti quando le nostre scorte sono esaurite. E che ora guarda anche all’Asia, proprio alla terra di origine della specie.

Frutti vicini alla raccolta. (Wikipedia)

Produttrice di punta in regione è la Friulkiwi di Rauscedo, paese in riva al Tagliamento che è leader mondiale delle barbatelle. E ora, terminato l’ampliamento, sviluppatosi in più annualità, per la cooperativa agricola (costituita nell’ormai lontano 1984), è tempo di bilanci operativi e progetti per il futuro. Il recente ammodernamento della struttura, di cui la nuova cella per il prodotto confezionato è l’anello finale, ha portato la Friulkiwi ad avere a disposizione una capacità frigorifera pari a 6.400 tonnellate complessive di prodotto di cui 200 tonnellate, circa, per il prodotto confezionato, congiuntamente a una linea di calibratura completamente automatica e a diverse linee di confezionamento. Tutto ciò finalizzato alla conservazione, preparazione per il mercato e commercializzazione del prodotto dei propri soci che hanno le loro sedi aziendali, principalmente, nelle provincie di Udine e Pordenone.

Il presidente, Juri Ganzini, afferma con soddisfazione: «A oggi, la base produttiva è composta da 120 soci con una superficie totale di circa 300 ettari. La quasi totalità della produzione è venduta al di fuori dell’Europa, principalmente in Nord America, ma anche in Australia e Nuova Zelanda (terzo produttore mondiale!). Ad ampliamento completato, ora la cooperativa guarda all’Asia, mercato estremamente interessante per l’Actinidia, senza perdere di vista la sostenibilità e il miglioramento della qualità. Per tale ragione la Friulkiwi, da ormai un decennio, fornisce gratuitamente le piante di Actinidia ai nuovi produttori che desiderino mettere a dimora nuovi impianti purché si associno alla cooperativa senza, per questo, trascurare i produttori esistenti non associati ai quali è in grado di offrire diverse opportunità di relazione commerciale. Non bisogna dimenticare, inoltre – conclude Ganzini -, che una concentrazione del prodotto friulano in un’unica struttura avrebbe il doppio vantaggio di dare risposte concrete al territorio (in alternativa ai seminativi, a esempio) creando, nel contempo, nuovi posti di lavoro».
Parole significative, dunque, dal presidente di Friulkiwi e che dimostrano come questa produzione sia in ottima salute – proprio come quella che i suoi frutti ci regalano -, anche per le interessantissime prospettive commerciali che ora le si dischiudono pure nell’immenso continente asiatico. Insomma, una preziosa boccata d’ossigeno per l’economia assicurata dall’agroalimentare friulano.

La sede di Rauscedo e kiwi in cassetta pronti per il mercato.

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In copertina, i caratteristici frutti che sono un concentrato di vitamina C.

Al “Vigne Museum” di Rosazzo stasera pianoforte sotto le stelle

di Gi Elle

I bellissimi brani per pianoforte solo di Claude Debussy, ma non solo, sotto le stelle e tra le viti di Rosazzo, oggi 12 luglio. Va in scena, infatti, “Il contemporaneo al Vigne Musem” che presenta la pianista lussemburghese Cathy Krier, la quale proporrà appunto musiche di Debussy, oltre che di Schuler, Rigaki e Ligeti. L’appuntamento è alle 21 tra le ultime luci del tramonto che su queste colline, vegliate dalla storica abbazia benedettina, regalano immagini di rara suggestione e bellezza.
Prosegue, infatti, la proposta culturale ideata da Vigne Museum Associazione Culturale per la stagione estiva 2019. E domani sera il Vigne Museumstruttura artistico-architettonica di Yona Friedman, realizzata con Jean-Baptiste Decavèle nel 2014 per i 100 anni di Livio Felluga — sarà appunto animato dalla performance musicale della pianista lussemburghese Cathy Krier dal titolo “Crossing Borders”.

 La pianista Cathy Krier.

L’appuntamento musicale si inserisce nella serie dedicata a Il Contemporaneo al Vigne Museum e si integra con gli appuntamenti iniziati con la manifestazione L’Età del Rimedio durante la quale dibattiti, mostre, installazioni temporanee si sono susseguite per due lunghi weekend fino a culminare con l’incontro pubblico Paesaggi futuri al Vigne Museum – Rivoluzione Pianeta.
Quest’anno lo spazio dedicato alla musica vede come protagonista proprio Cathy Krier che “incanta con intelligenza”. Dopo aver iniziato a suonare il pianoforte in tenera età al Conservatorio di Lussemburgo, ha intrapreso una carriera internazionale, esibendosi principalmente in Europa, Stati Uniti e Cina. Per il Vigne Musuem Cathy Krier eseguirà musiche di Denis Schuler, Claude Debussy, Evangelia Rigaki e György Ligeti.

Il concerto, realizzato in collaborazione con SimulArte, regalerà al pubblico un’esperienza sotto le stelle in cui il Vigne Museum, circondato da vigneti e sito sulla sommità di una collinetta a Rosazzo, diventa una piccola isola sonora, un teatro in cui artista, musica, pubblico e paesaggio sono i protagonisti che condividono lo spazio e l’interpretazione di importanti compositori del Novecento e contemporanei.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Info info@vignemuseum.it http://cathykrier.com

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In copertina, il suggestivo “Vigne Museum”  sulle colline di Rosazzo.

Cantine Aperte, ecco il blog del Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

Ultima settimana di maggio: scocca l’ora di Cantine Aperte 2019, la massima espressione dell’enoturismo di casa nostra. Una edizione, questa, che si apre con una novità che spero venga bene accolta da quanti, e sono moltissimi sia in forma diretta che indiretta, operano nel mondo della vite e del vino: la nascita di Vigneto.FriuliVG.com. Un sito, nuovo di zecca,  che esordisce proprio oggi, interamente dedicato alla vitivinicoltura del Friuli Venezia Giulia.
Era infatti un bel po’ che ci pensavo. L’apprezzamento suscitato da Friulivg.com, il sito – che io continuo a chiamare blog ma che forse sarebbe più giusto definire magazine – dedicato all’agroalimentare, all’enogastronomia e al turismo, soprattutto se collegato ai primi due settori, mi aveva suggerito da tempo – come scrivevo anche domenica scorsa nel saluto ai Lettori che ho ritenuto opportuno ripubblicare facendolo precedere questo articolo – che sarebbe stato appropriato ritagliare uno spazio specifico per il Vigneto Fvg, divenuto famoso in tutto il mondo specialmente con i vini bianchi. Superlativi, inimitabili, come ha dimostrato anche il recente Concorso mondiale del Sauvignon tenutosi a Udine.

E’ chiaro che pure il prodotto della vite rientra in quel grande “paniere” rappresentato dall’agroalimentare e quindi dall’enogastronomia, ma ormai rischiava di “confondersi” tra le proposte turistiche e culturali che sono sempre più frequenti, e quindi dominanti, tanto da far passare in secondo piano il settore-vino che tanto rilievo riveste invece nel creare l’immagine complessiva della regione che produce, divenendo altresì un traino eccezionale e quindi irrinunciabile per lo stesso turismo. Ecco allora la decisione, supportata subito con entusiasmo dall’Editore – il dottor Giorgio Alt che ancora una volta ringrazio per la sua disponibilità e attenzione  -, di riservare uno spazio speciale al settore della vite e del vino, chiamato appunto Vigneto.FriuliVG.com, perché è proprio nella vigna che comincia quell’affascinante avventura produttiva che si traduce in preziose bottiglie richieste sulle tavole che contano di tutto il pianeta: dalla Vecchia Europa all’America, fino ad arrivare in Cina. Parola accompagnata da FriuliVG (le due sigle sono, però, dettate soltanto da questioni di brevità e incisività), perché Friuli reca in sè qualcosa di magico, è sinonimo immediato di qualità, è facilmente memorizzabile. Tant’è vero che, con opportune modifiche ai disciplinari di produzione dei vini a denominazione di origine controllata, è stata aggiunta ai nomi di quasi tutte le Doc che ne erano prive. Se ne parlava da decenni – e ne sono buon testimone -, ma soltanto pochi anni fa si è giunti a questa faticosa ma premiante scelta. La testata è completata dalle sottospecificazioni: viticoltura, enologia, enogastronomia. E quest’ultima – che continuerà a far parte anche di Friulivg.com – sottende anche l’enoturismo, come quello che si “celebra” oggi e domani da noi come in tutt’Italia. E che qui si è alleato anche con la storia della grande Aquileia. 

Sono veramente contento di avere scelto Cantine Aperte 2019 per dare avvio a questa nuova e importante esperienza editoriale, proprio per il suo significato e per l’immagine che concorre a creare grazie all’attenta regia del Movimento turismo del vino Fvg, ma anche alla vigilia della Fiera regionale dei vini di Buttrio – la più antica d’Italia – che sta al Friuli Venezia Giulia come il Vinitaly di Verona sta al Belpaese, che ha la sua progenitrice nell’antica Enotria. Ma anche in coincidenza con i Borderwine che si potranno degustare domani e lunedì a Cividale e con l’ormai affermato appuntamento con lo Schioppettino di Prepotto del 1° giugno. Tutti momenti che hanno un grande significato per la valorizzazione  del Vigneto Fvg, la cui immagine è stata purtroppo nuovamente offuscata da talune operazioni che sarebbero avvenute a danno dei vini Doc (o Dop come si chiamano oggi in ossequio alle norme europee) sulle quali indaga la magistratura. Iniziative giudiziarie che, inevitabilmente, turbano il lavoro, la serietà e il “volto” della stragrande maggioranza dei produttori onesti e scrupolosi che hanno fatto della qualità la loro bandiera. Impegnati a difenderla tenacemente, combattendo contro tanti problemi non ultimi quelli causati dalle stravaganze climatiche di questa primavera atipica. E a loro fianco d’ora in avanti avranno un alleato in più: Vigneto. FriuliVG.com. Che senza alcuna presunzione – perché pur sempre si tratta di un blog, animato però dalla volontà di essere attento e aggiornato su quanto avviene nel settore vitivinicolo – si schiera a fianco dei nostri vignaioli (per usare un termine caro all’indimenticato Luigi Veronelli) cercando di dare loro, modestamente, una mano. Per questo, proprio al futuro dei bravissimi produttori del Friuli Venezia Giulia e all’affermazione di questo progetto, alziamo i calici di Cantine Aperte 2019!

24 maggio: ecco lo stato vegetativo 2019 (Aquileia) e 2018 (Collio).

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In copertina, simbolica immagine di cantina che apre le proprie porte.