Manifesto contro il cibo sintetico (no da 39 associazioni) e per la difesa della qualità: il Parlamento farà una legge

No agli alimenti sintetici, sì alla difesa della qualità dei nostri prodotti. In Parlamento ha infatti preso il via il cammino del disegno di legge che vieta produzione, commercializzazione e importazione di prodotti alimentari realizzati in laboratorio e si rafforza il sostegno alla nuova normativa. Trentanove sigle – informa Il Punto Coldiretti – hanno firmato unite il Manifesto in favore della cultura del cibo di qualità e contro quello artificiale e di laboratorio. Mentre si lavora sul fronte scientifico per capire gli effetti sulla salute di questi nuovi prodotti.
Acli, AcliTerra, Adusbef, Anpit, Asi, AssoBio, Centro Consumatori Italia, Cia, Cna, Città del Vino, Città dell’Olio, Codacons, Codici, Consulta Distretto del Cibo, Ctg, Coldiretti, Demeter, Ecofuturo, Ewa, Federbio, Federparchi, Fipe, Fondazione Qualivita, Fondazione Una, Fondazione UniVerde, Globe, Greenaccord, Gre, Italia Nostra, Kyoto Club, Lega Consumatori, Masci, Movimento Consumatori, Naturasi, Salesiani per il sociale, Slow food Italia, Unpli, Wilderness, sono le sigle che, in occasione dell’incontro promosso dal responsabile Ambiente della Coldiretti, Stefano Masini, con chiarezza e varie motivazioni si sono espresse decisamente contro l’ingresso nel nostro Paese di carne, pesce, latte e formaggi sintetici. Al vertice, oltre ai rappresentanti delle sigle firmatarie, hanno partecipato con il sottosegretario all’Ambiente Claudio Barbaro, parlamentari e professori universitari.
La Coldiretti per prima ha acceso la luce su una tematica che – ha spiegato il segretario generale Vincenzo Gesmundo in apertura dei lavoro – si voleva mantenere oscura. Qui – ha detto Gesmundo – riferendosi alle associazioni e movimenti che hanno firmato il Manifesto, c’è un mondo che esprime idee e con il quale siamo accomunati dalla battaglia contro gli Ogm. Il segretario generale di Coldiretti ha parlato di una lotta dura e per questo “vogliamo affidarci agli scienziati italiani”. Coldiretti ha già coinvolto numerose università e quello su cui punteranno gli studi è il microbiota, per verificare l’impatto che i cibi realizzati in provetta avranno sui diversi miliardi di microrganismi presenti nel tubo digerente.
Gesmundo ha anche evidenziato che le cellule nel bioreattore vengono nutrite con gli ormoni vietati nell’Unione europea e in Italia da più di 30 anni. Ha rispedito al mittente le accuse di oscurantismo piovute in questi mesi sulla posizione assunta dalla Coldiretti che ha avuto il merito di aver acceso la luce sul tema che ancora oggi molti, anche nell’ambito della Ue, non conoscono. Ha citato tra gli altri gli allevatori francesi ma anche alcuni parlamentari europei. E infine una difesa della zootecnia “la forma più avanzata di presidio del territorio”. Ancora una volta una scesa in campo mossa solo dall’impegno a preservare il bene comune senza battaglie autoreferenziali o corporative. Masini ha ribadito come il contrasto al cibo sintetico sia una battaglia di civiltà per garantire cibo di qualità a tutti e poi – ha aggiunto- Il cibo prodotto con stampanti 3 D non rallegra.
Un tema, dunque, assai complesso e che pone molti interrogativi. Sulla salute innanzitutto, ma anche sul futuro dell’agricoltura e sulla concezione stessa della vita e della gestione dei territori. Se non si contrasta la diffusione di queste produzioni si arriverà a cancellare la Dieta mediterranea che dura da secoli e non solo in Italia, ma nel mondo. Quanto poi alle accuse rivolte alla carne, dalla sicurezza alimentare all’inquinamento,
Maria Caramelli, dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Piemonte, ha sostenuto che dopo “mucca pazza” la carne è il prodotto alimentare più sicuro e controllato in assoluto. Ha detto che il modello della carne in provetta è quello dell’ingegneria dei tessuti, una pratica medica eccellente, ma per fare colture cellulari – ha aggiunto – servono almeno nella prima fase gli antibiotici. E va sempre utilizzato il siero fetale di vitello anche quando si realizza della carne di pollo, mentre per un altro processo della lavorazione si deve far ricorso a prodotti del maiale. Insomma nello spezzatino di pollo di laboratorio servono innesti di altri animali. Caramelli ha anche lanciato l’allarme sull’orientamento dell’Efsa di accorciare i tempi di approvazione dei novel food in cui potrebbe rientrare la carne sintetica. Ha infine sfatato due luoghi comuni e cioè che le produzioni sintetiche salvaguardino il pianeta e evitino sofferenze agli animali. Nel primo caso ha affermato che la lavorazione della carne “coltivata” impatta sul riscaldamento più di quella “vera”, nel secondo ha sostenuto che per prelevare il feto dalla vacca l’operazione non è indolore. Ma a preoccupare è soprattutto la tecnologia poco conosciuta e coperta da brevetti e dunque per Felice Adinolfi, professore di economia all’Università di Bologna, trattandosi di un prodotto non chiaro bisogna partire dalla definizione legale e serve un apparato regolatorio. Tutti hanno convenuto sulla necessità di un approfondimento scientifico che sia in grado di motivare bene il principio di precauzione che è alla base del disegno di legge del Governo. Un altro elemento chiave è di carattere sociale ed etico e riguarda il ruolo degli agricoltori e degli allevatori e la loro integrazione con il territorio di cui sono i principali difensori. Anche per la funzione strategica che l’agricoltura sostenibile può svolgere nell’azione per affrontare i cambiamenti climatici.

Domanda Pac, proroga
al 30 giugno

E’ stata ulteriormente prorogata al 30 giugno (dal 15 giugno) la presentazione della domanda di aiuti Pac per il 2023. Lo annuncia un decreto del ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, pubblicato sul sito del Masaf il 12 giugno. Per le domande presentate oltre il termine del 30 giugno – precisa il decreto – si applicano le riduzioni previste dal decreto legislativo 17 marzo 2023, n. 42. Le modifiche alle domande vanno presentate entro il 25 luglio 2023. Oltre quella data sia le domande che le modifiche sono irricevibili. Il ministero ha accolto la richiesta di un ulteriore slittamento presentata con nota del 7 giugno dal coordinatore della Commissione politiche agricole della Conferenza delle regioni e province autonome. La proroga, secondo quanto affermato dalla Conferenza Stato Regioni, si è resa necessario per l’impatto sui sistemi informatici di raccolta delle domande, conseguenti alla tardiva formalizzazione di alcune decisioni in merito ai premi del primo pilastro e in particolar modo agli eco-schemi.

Il ritorno del baco da seta in Fvg: domani a Grado si farà il punto sul progetto Silk

Il baco da seta è pronto a tornare in Friuli Venezia Giulia. Saranno presentati infatti in un seminario internazionali i risultati del progetto Silk, domani, 29 settembre, nell’auditorium Biagio Marin di Grado, in occasione ed in linea con il convegno “Turismo e Risorse Tra Mare e Terra. Esperienze e Prospettive” dedicato alla sostenibilità ambientale delle attività agricole e marine del territorio promosse dal Progetto Mar e Tiaris.
Silk è un progetto innovativo finanziato dal Programma di sviluppo rurale (Psr) del Friuli Venezia Giulia. Lo scopo è il rilancio della gelsi-bachicoltura e a tal fine è stata creata una rete di 8 soggetti. Oltre alla cooperativa Thiel di Fiumicello, aderente a Confcooperative, ne fanno parte l’Università di Udine, il Crea di Padova, lo Ial Fvg, le associazioni di categoria Cia e Coldiretti, la cooperativa Contea di Gorizia e la Piccola Fattoria Cumugnai.


Il progetto Silk ha preso avvio a inizio 2020 e ha visto la realizzazione di numerose attività formative e promozionali in tutte e quattro le Province della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, mettendo a disposizione tra i migliori esperti in gelsi-bachicoltura sul territorio nazionale.
Il progetto, dunque, mira a stimolare il tessuto sociale ed economico regionale per ciò che concerne la filiera della gelsi-bachicoltura, dalla produzione della materia prima alla promozione del consumo di un prodotto finito. Le attività di promozione della gelsi-bachicoltura a cura della cooperativa Thiel si sono rivolte perciò sia ad aziende agricole, cooperative e disoccupati in quanto potenziali produttori, che a centri benessere e strutture di ricezione turistico alberghiera in quanto potenziali consumatori di prodotti finali del baco da seta diversi dal filato, quali ad esempio i prodotti cosmetici a base di sericina oppure i prodotti gastronomici a base di mora di gelso.
La rete ha coinvolto oltre 15 aziende agricole in attività formative inclusive di prove tecnico-pratiche sperimentali finalizzate ad avviare un allevamento di bachi da seta. Gli allevamenti sperimentali si sono svolti sotto la supervisione del Crea di Padova e della cooperativa Thiel.
L’Università di Udine ha poi contribuito al raggiungimento degli obbiettivi di progetto approfondendo gli studi sul nostro patrimonio arboreo con la finalità di creare un modello di coltivazione del gelso che riesca ad ottimizzare la produzione di foglia nelle diverse località della regione Friuli Venezia Giulia. Oltre a ciò, il dipartimento di Meccanizzazione agricola dell’università ha progettato e realizzato un prototipo che facilitasse e velocizzasse le operazioni di allevamento. Il prototipo è stato posizionato presso la Piccola Fattoria Cumugnai di Aquileia ed è attualmente funzionante.


Grazie al contributo di Ial Fvg, sono state effettuate azioni di stimolo del tessuto economico locale al fine di divulgare le proprietà benefiche di prodotti innovativi derivati del bozzolo del baco da seta in ambito cosmetico, primo tra tutti la sericina, utilizzata in ambito medico come substrato di crescita cellulare e, in quello cosmetico, come potente agente anti-età e anti-rughe contenuto in svariati prodotti.
Al seminario internazionale conclusivo parteciperanno esperti internazionali quali Andreja Urbanek Krajnc (Slovenia) e Ueli Ramseier (Confederazione Elvetica), introdotti e accompagnati durante l’intervento da Silvia Cappellozza, racconteranno le loro esperienze nel settore della gelsi-bachicoltura nei rispettivi paesi nel XXI secolo. I punti di continuità nell’approccio e le eventuali differenze verranno messi in relazione all’esperienza italiana del Crea di Padova generando un interessante dibattito volto ad aumentare la consapevolezza sul tema e creare spazio per un reciproco avanzamento nel settore.
La partecipazione è libera e non necessita di prenotazione. Un gustoso buffet a base di prodotti a km0 darà la possibilità ai partecipanti di assaggiare le delizie del territorio.

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In copertina e all’interno alcune immagini del progetto Silk per la reintroduzione del baco da seta in Friuli Venezia Giulia.

AGRIFLASH.FVG – E non solo…

Quanta burocrazia in Europa! – «Tutti ci aspettavamo una nuova politica agricola europea che fosse più semplice e sburocratizzata. E invece ora ci troviamo di fronte a un sistema più complesso che rischia di mettere in difficoltà le realtà locali». Lo ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo – come già riferito ieri – a Palmanova all’assemblea regionale della Confederazione italiana agricoltori. Alla presenza del nuovo presidente dell’associazione degli agricoltori Franco Clementin, l’esponete dell’esecutivo regionale ha focalizzato l’intervento sul nuovo sistema che di fatto sta creano non poche difficoltà all’intero comparto. «Ci troviamo – ha detto Zannier – di fronte a un cambio di paradigma che però non ha semplificato la situazione. In passato potevamo contare su un primo pilastro nazionale e poi un programma di sviluppo rurale regionalizzato che teneva in considerazione le esigenze espresse a livello locale. Adesso, invece, siamo alle prese con un piano strategico nazionale di cui non si comprendono ancora le definizioni complessive e sul quale le Regioni si sono trovate a discutere su temi mai affrontati in passato. In questo clima di grande incertezza e confusione sarà difficile che le 21 Regioni riescano a trovare un piano unico di condivisione. Rispetto al passato – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – avevamo chiara evidenza di come fosse strutturato un programma di sviluppo rurale, quali erano le matrici che lo generavano e come venivano declinate sul territorio, sapendo quelle che erano le capacità di intervento all’interno di una regolamentazione comunitaria. Oggi, invece, si apre uno scenario completamente diverso caratterizzato da un confronto tra regioni per trovare gli accordi economici, uscendo dal criterio storico che vedeva distribuito il 50 per cento delle risorse a sei regioni e la parte rimanente a tutte le altre. Sarà questo un percorso difficile ma sul quale in qualche modo si troverà la quadra. Diverso sarà invece il ragionamento quando si dovranno mettere a fattor comune le esigenze di regioni profondamente diverse tra di loro. Per superare questa difficoltà – ha concluso Zannier – sarà necessario definire all’interno del piano strategico nazionale delle linee sufficientemente ampie che lascino così poi lo spazio per una sua declinazione a livello territoriale».

I giovani e l’enogastronomia – «Valorizzare il sistema della ristorazione, attraverso percorsi virtuosi di formazione e di trasmissione della conoscenza ai giovani studenti, significa valorizzare il prodotto primario, quindi il prodotto agricolo, che con l’enogastronomia è un tutt’uno, specialmente per il Friuli Venezia Giulia. La filiera complessiva, difatti, parte dal campo e arriva sul piatto del consumatore. Oggi più che mai abbiamo la necessità di aumentare il livello di conoscenza e della capacità di valorizzare il prodotto tipico e di qualità: in questo modo sarà garantita una maggiore remunerazione dello stesso prodotto a livello primario». Sono le parole dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto all’evento “Fare Formazione. Cibo per la mente delle future generazioni del settore enogastronomico” all’Isis Bonaldo Stringher di Udine, cui ha preso parte anche il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli. L’iniziativa è stata organizzata dall’Associazione ambasciatori del gusto in collaborazione con Ministero e Rete nazionale istituti alberghieri (Renaia). «Per valorizzare il prodotto primario serve un approccio sia tecnico che culturale da trasmettere agli studenti attraverso percorsi di formazione di eccellenza come quelli che vengono promossi in istituti come lo Stringher. L’iter virtuoso presentato all’Isis di Udine illumina la mente dei giovani allievi, così capaci di guardare al prodotto primario come grande valore, da trasmettere attraverso passione e conoscenza. Una volta adulti, saranno loro a spiegarli e a raccontarli ai loro clienti: facendolo in modo consapevole, valorizzeranno un’intera filiera». Una considerazione anche sui giovani impegnati nel settore primario dell’agricoltura nella montagna del Fvg. «Ritenendo che ci fossero delle aree con maggiore necessità di intervento, per l’agricoltura dei giovani la Regione ha varato una specifica legge (Giovani agricoltori in montagna) che ha avuto rilievo a livello nazionale: siamo riusciti infatti a sostenere gli imprenditori agricoli giovani in montagna con formule contributive assolutamente fuori scala, con copertura dall’80 al 100% – ha detto Zannier -. Abbiamo lasciato ai giovani la libertà di scelta per le iniziative che volessero intraprendere e la possibilità di farlo in modo semplicissimo. In un’area dove tutti ritenevano che non ci fosse interesse abbiamo visto 150 nuove imprese che hanno aderito. Ciò dimostra che nella realtà ci sono ragazzi e ragazze che vogliono investire sul loro futuro anche in agricoltura; bisogna dotarli di strumenti validi, che li mettano nella condizione di essere artefici delle proprie scelte; l’Amministrazione regionale dà loro sostegno».

Aspettando la Fiera di Trento – In attesa di riaprire le porte della Fiera di Trento per accogliere gli oltre cento produttori dell’arco alpino che saranno i protagonisti della Mostra mercato sabato 26 e domenica 27 marzo, l’associazione Centrifuga presenta il Forum Vinifera, una serie di appuntamenti aperti al pubblico nati per avvicinare chiunque voglia conoscere o approfondire tematiche legate al mondo del vino e al territorio montano. In calendario undici incontri, di cui sei precedenti la Mostra mercato, che animeranno l’intero mese. Dopo l’appuntamento di sabato scorso dedicato alla birra, giovedì prossimo, alle ore 20, alla Bookique di Trento si parlerà invece di vino con Le diverse facce della Valpolicella. Revalpo, un’associazione di otto vignaioli locali artigianali, accompagnerà in una degustazione che metterà in evidenza le molteplici sfaccettature della Valpolicella, un territorio piccolo ma molto eterogeneo. L’indomani, venerdì, alle 18, a Palazzo Candelpergher di Nogaredo sarà la volta di Viti parallele. Un percorso lessicografico ed enostorico in Trentino Radici: il Dizionario dialettale lagarino, un archivio della memoria. Tralci: le parole del vino, un ponte tra passato e presente. Grappoli: l’enologia trentina tra fine Ottocento e inizio Novecento. Una chiacchierata accompagnata da stuzzichini e vini della Vallagarina introdotta da Marco Felceri e che vedrà gli interventi di Danilo Bettini, autore del Dizionario dialettale lagarino, e di Gabriele Galli, ricercatore di storia del vino trentino. Sabato, poi, alle ore 14, alla Cantina El Zeremia di Revò Revò against the machine dove l’esperto Nereo Pederzolli condurrà alla scoperta dei vini autoctoni della Val di Non. Dopo una breve passeggiata in vigna, un racconto accompagnato da buoni calici di vino – tra cui quello del recuperato vitigno storico “Maor” – e prodotti tipici a km 0. Due invece gli appuntamenti in programma al Leno Klandestino Ind. di Rovereto. Martedì 15 marzo, alle ore 19, Tre per Tre. 3 territori, 3 vini, 3 storie. Una serata in compagnia di tre vignaioli artigianali provenienti da tre territori diversi – veneto, trentino e altoatesino – che racconteranno le loro storie e quelle dei loro vini, intimamente legate al loro territorio, proponendo in assaggio i vini che più li rappresentano. Venerdì 18, alle ore 18, l’appuntamento con Nel nome del padre, della vite e del vino, presentazione del libro di Flavio Demattè, a cura del giornalista Walter Nicoletti: una storia di un territorio e della sua gente, fra tradizioni, ricordi e curiosità; un libro da «degustare», assaporandone i diversi aromi: racconto, testimonianza, ma anche strumento pratico per meglio comprendere l’affascinante mondo dei vigneti. Le prenotazioni sono disponibili qui: https://www.eventbrite.com/cc/forum-vinifera-2022-eventi-117939. Durante la Mostra Mercato, invece, gli appuntamenti saranno sabato 26, alle ore 11, Piwi Doc: i vini resistenti nelle denominazioni di origine, un dibattito sull’evoluzione normativa che prevede l’utilizzo dei vitigni resistenti all’interno delle denominazioni di origine e sulle opportunità che ne derivano moderata dal giornalista Maurizio Gily, mentre alle ore 14.30 la degustazione condotta da Matteo Gallello Oltralpe: suggestioni biodinamiche da oltreconfine dedicata ai produttori dell’associazione francese Vignerons de Nature. Domenica, invece, alle ore 11, ci sarà il laboratorio di analisi gusto-olfattiva Bee The Future – mieli, erbe, pane, e alle ore 14, Tra 0 e 1, presentazione ufficiale del numero 0 della rivista Verticale, il nuovo interessante magazine dedicato alle verticali del vino, in compagnia di Jacopo Cossater, Matteo Gallello e Nelson Pari seguito da una degustazione. Tutte le info, il programma completo e l’elenco dei produttori italiani ed esteri presenti alla Mostra Mercato su www.viniferaforum.it

Un brindisi dedicato a tutti i papà – C’è chi condivide il momento con i propri cari, chi invece corre in pasticceria per gustare una golosa zeppola di San Giuseppe. Il 19 marzo è l’occasione perfetta per brindare a tutti i papà e perché non farlo con un calice di vino? Per la festa del papà, Studio Cru racconta la storia di 7 padri fondatori che hanno saputo racchiudere in un vino, in una cantina, in un’azienda vitivinicola l’anima di un territorio e i ricordi di famiglia. Si tratta di: Castello di Cigognola, Cuvée dell’Angelo Blanc de Noirs; Giannitessari, Dosaggio Zero Lessini Durello Riserva Doc; Cantina Tramin, Troy Chardonnay Riserva 2018; Monte del Frà, Colombara Veronese Igt – Garganega 2017; Roeno, Roeno – Il Vino del Fondatore; Cecchetto, Raboso del Piave Doc; Monte Zovo, Amarone della Valpolicella Docg.

Quel Satèn 2017 in Franciacorta – Spesso dalle difficoltà nascono rarità eccellenti: è questo il caso del Satèn 2017 di Mosnel, Franciacorta, che ha raggiunto un’ottima qualità in un’annata che verrà ricordata per la gelata straordinaria di aprile, che ha quasi dimezzato la quantità di uve vendemmiate nella denominazione. Nella nottata tra il 18 e il 19 aprile, infatti, le temperature minime hanno toccato un picco negativo di -2/-3 °C: gelate tardive di questa entità, nella terza decade di aprile, si verificano meno di una volta ogni quarant’anni. L’azienda di Camignone (Brescia), guidata dai fratelli Lucia e Giulio Barzanò, ha scelto di non produrre i millesimati 2017 Ebb, Parosé e Riserva, ma di puntare tutto sul Satèn, tipologia esclusiva della denominazione Franciacorta, per esprimere a pieno lo Stile Mosnel, inconfondibile fatto di lunghi affinamenti in cantina. Prodotto a partire dal 1996, il Satèn è tra i vini che meglio interpreta, per complessità e ricchezza, il terroir aziendale. Da solo uve Chardonnay e con un basso dosaggio zuccherino, asciutto ed elegante, il Brut Satèn presenta un perlage finissimo e suadente che avvolge il palato con la classica sensazione setosa di questa tipologia. Parte della cuvée fermenta e affina in barrique e dopo il tiraggio prosegue sui lieviti almeno 30 mesi. Il calice è intensamente dorato, al naso ricorda dapprima il mandarino e lo zenzero candito, ma compare subito una personalità maestosa, con aromi di caramello al burro e noci macadamia. Il sorso, pieno e complesso, ha note minerali e di frutta estiva. Cremoso e avvolgente, continua a mutare nel calice con sentori di pasticceria secca e lievi canditure, pur con una luminosa freschezza che seduce il palato. Un vino complesso, da degustare con attenzione, ideale se abbinato a tavola con primi piatti delicati, sorprendente con i risotti di verdure primaverili come gli asparagi. Il Satèn 2017 di Mosnel è disponibile in enoteche e ristoranti a partire da 30 euro.

 

Coldiretti, Confagricoltura e Cia si presentano unite per la Bonifica friulana

Domenica 17 e lunedì 18 ottobre, gli associati del Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, riuniti in assemblea, saranno chiamati al voto per rinnovare il consiglio dei delegati. Per l’occasione, le tre principali organizzazioni agricole del Friuli Venezia Giulia si sono impegnate in un importante lavoro di sintesi che è approdato nelle 40 candidature di una lista unitaria denominata: “Coldiretti, Cia, Confagricoltura”.
Una collaborazione strategica, con dimensione regionale, attivata anche per il rinnovo degli altri gruppi dirigenti consortili. A esprimere la soddisfazione per questo primo importante (e, a suo modo, storico) risultato sono proprio i presidenti delle tre organizzazioni imprenditoriali: «Il territorio e la Regione – dichiarano – ci chiedevano fortemente di esprimere unitarietà per questi rinnovi e di creare i presupposti per guardare al futuro con ambizione. Fra organizzazioni, dunque, lo abbiamo fatto. C’è in campo pure una progettualità importante, con 34 progetti presentati all’interno del Pnrr destinati all’ammodernamento delle strutture irrigue con finalità di efficientamento della distribuzione e di risparmio d’acqua. Confidiamo che i consorziati – concludono – sostengano la nostra lista e comprendano che da soli, senza supporto e sinergia con il territorio e i portatori di interesse, non si va da nessuna parte».

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In copertina, l’irrigazione del mais nella pianura friulana.

 

Torna il baco da seta in Fvg, anche per fini cosmetici e… gastronomici

Il Friuli Venezia Giulia sta per riaprire un capitolo che ha segnato la storia della sua agricoltura, ma che pareva chiuso definitivamente: il ritorno del baco da seta. Silk (seta, in inglese) è infatti il progetto innovativo recentemente approvato e finanziato, con oltre 275 mila euro, dal Programma di sviluppo rurale Fvg. Lo scopo è quello del rilancio della gelsi-bachicoltura regionale che ha previsto la formazione di un Gruppo operativo, nella sua variante dell’Associazione temporanea di scopo, formato da una rete di 8 soggetti. Oltre alla cooperativa Thiel di Fiumicello, fanno parte del Go l’Università di Udine, il Crea di Padova, lo Ial, la Cia, la Coldiretti, la cooperativa Contea di Gorizia e l’azienda agricola As Giardini di Aquileia.

Il progetto, dunque, mira a stimolare il tessuto sociale ed economico del Friuli Venezia Giulia per ciò che concerne la filiera della gelsi-bachicoltura, dalla produzione al mercato. Il percorso all’interno del progetto si rivolge perciò sia ad aziende agricole, cooperative e disoccupati in quanto produttori che a potenziali consumatori di prodotti finali del baco da seta diversi dal filato. Si sperimenteranno azioni di promozione di prodotti di alta qualità che il mercato locale ancora non conosce: in ambito cosmetico di cura della pelle e addirittura gastronomico. Il progetto è stato costruito sulla base del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, con l’obiettivo di avviare un percorso inclusivo, attento all’innovazione e al miglioramento della capacità produttiva, tramite lo sviluppo di un prototipo in grado di migliorare la produttività e le condizioni di lavoro degli operatori del settore. La tradizione locale della gelsi-bachicoltura, oltre ad aver lasciato in eredità in tutto il Nordest italiano migliaia di filari di gelsi protetti ma inutilizzati, ha trasmesso alle nostre generazioni memoria storica e orgoglio per un’attività che ha sostenuto l’economia locale fin dal XV secolo quando la Serenissima rafforzò i ponti commerciali con l’estremo oriente.

A tal proposito, l’Università di Udine è già attiva con una mappatura del patrimonio arboreo regionale avente lo scopo di creare un modello di coltivazione del gelso che ottimizzi la produzione allungando, possibilmente, il periodo utile degli allevamenti. Al termine del progetto Silk – previsto per gennaio 2022 – il Go conta di arrivare a un numero più cospicuo di almeno 20 aziende e 5 cooperative coinvolte.
Le prossime settimane vedranno il Go impegnato a coinvolgere il tessuto economico locale per divulgare le proprietà benefiche dei prodotti derivati del bozzolo del baco da seta, prima di tutte la sericina, una proteina dalle riconosciute proprietà benefiche, utilizzata in ambito medico come substrato di crescita cellulare e, in quello cosmetico, come potente agente antietà e antirughe contenuto in svariati prodotti.

Bachicoltori friulani a lezione.

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In copertina, bachi da seta mentre si nutrono con le foglie di gelso.

Non piove da mesi, primavera di siccità: Collio già irrigato

di Gi Elle

Ormai sono più di cinque mesi che in Friuli Venezia Giulia non piove. Infatti, dopo le devastanti precipitazioni autunnali che saranno ricordate a lungo, di pioggia ne è caduta molto poca, tanto che adesso, a primavera inoltrata, siamo in una fase di preoccupante emergenza idrica. E a risentire della siccità sono ovviamente le attività agricole. Sul Collio i vigneti sono già stati irrigati una volta; il Consorzio di bonifica Pianura Friulana ha acconsentito già una ventina di giorni fa a ricorrere all’irrigazione anticipata, dal momento che la richiesta d’acqua è simile a quella rilevata a giugno. Nel comprensorio del Cellina-Meduna la richiesta d’irrigazione è funzionale soprattutto a sostenere l’avvio della piantumazione delle barbatelle: nei prossimi venti giorni saranno in piantumazione 700 ettari di terreno.

Il problema siccità è stato al centro del periodico confronto per l’analisi delle criticità e delle proposte a supporto del settore primario tra l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, e le associazioni di categoria. I dati relativi alle precipitazioni, con 120 giorni secchi dal novembre scorso, all’attuale stato delle falde e delle portate dei fiumi Isonzo e Tagliamento, nonché allo stato di invasamento dei bacini, tracciano una situazione di criticità particolarmente pesante. “Abbiamo segnalato al ministero delle Politiche agricole la situazione – ha reso noto Zannier, come informa una nota Arc – chiedendo la valutazione della deroga al decreto legislativo 102/2004, la norma statale che prevede i danni da siccità come assicurabili, con contributo per i costi sostenuti dalle aziende, e che quindi non rientrano nei casi straordinari per i quali si possono prevedere indennizzi”.
La riunione, cui hanno partecipato oltre alle categorie agricole – Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kmeka zveza, Coopagri, Legacoop, Confcooperative – anche i Consorzi di bonifica della Pianura Friulana, Pianura isontina e Cellina Meduna, segue quello avvenuto alla presenza dell’assessore all’Ambiente, energia e sviluppo sostenibile, Fabio Scoccimarro, a cui erano presenti i gestori delle derivazioni idroelettriche, l’Autorità di bacino del distretto delle Alpi orientali, l’Arpa, l’Osmer. Nell’incontro è stato ribadito come, ad oggi, siano applicabili solamente uno stretto monitoraggio delle portate e la razionalizzazione dell’uso delle acque superficiali, cercando nel contempo di risolvere alcune problematiche sugli invasi del Cellina per massimizzare la possibilità di utilizzo.
Mentre i gestori delle derivazioni a fini idroelettrici hanno dichiarato di avere rilasciato in diversi casi quantitativi maggiori di acqua in alveo rispetto agli obblighi convenzionali, i Consorzi hanno reso noto di aver attivato finora tutte le possibilità di utilizzo dell’irrigazione per le attuali coltivazioni, con la evidente necessità però di razionalizzare gli utilizzi sulla base della disponibilità idrica. Nell’incontro, è stato concordato che l’uso della risorsa idrica in questo periodo andrà attentamente monitorato per non intaccare le scorte necessarie quando le coltivazioni a maggior richiesta di acqua entreranno in produzione. “Purtroppo – ha sintetizzato Zannier – non risulta possibile aumentare ad oggi le utilizzazioni, in quanto il dato ineludibile è quello che la risorsa idrica non soddisfa le richieste a causa delle condizioni particolarmente anomale rispetto al periodo. C’è la necessità di valutare interventi strutturali, che consentano al sistema irriguo ed agronomico di potersi strutturare sul lungo periodo per affrontare le mutate condizioni climatiche. Al termine dell’incontro – ha concluso l’assessore – tutti hanno concordato che la gestione della situazione critica non può che continuare con le attenzioni ed il rigore attuale in quanto, solo con eventi piovosi potranno essere ripristinate le portate e le disponibilità”. “Dobbiamo attivare – ha aggiunto l’assessore – tutte le strategie possibili con il coinvolgimento plenario di enti e gestori competenti per affrontare l’emergenza dettata dalla siccità. Le prospettive e le necessità nella gestione delle risorse idriche sono chiare. I dati che ci giungono dai nostri tecnici regionali e dall’Arpa mostrano l’urgenza di ripensare i modelli di gestione”.

Gli assessori Zannier e Scoccimarro.

Ma dicevamo anche dell’incontro Zannier-Scoccimarro. A quel tavolo sono stati chiamati a partecipare Consorzio di bonifica Pianura Friulana, Consorzio di bonifica Pianura Isontina e Consorzio di bonifica Cellina Meduna, i gestori dei principali impianti idroelettrici (A2A, Edison e Cellina Energy), il direttore e i tecnici di Arpa Fvg, delle direzioni regionali competenti e l’Autorità di distretto delle Alpi Orientali. La situazione risulta critica poiché, dopo le abbondanti precipitazioni di novembre e dicembre che avevano rimpinguato falde e corsi d’acqua, dal 22 dicembre ci sono stati 70 giorni di siccità, interrotti i primi di marzo da cinque giorni di precipitazioni, seguiti da ulteriori 50 secchi.
Se le falde sono abbastanza in linea con la media del periodo, ci si attende però un abbassamento dei livelli delle stesse in estate, soprattutto se proseguirà l’attuale assenza di pioggia. Per quanto riguarda gli invasi, quello del Lumiei sul Tagliamento ha un livello di riempimento del 44 per cento, quelli del Meduna (Ca’ Selva, Ca’ Zul e Ponte Racli) sono al 50 per cento. I problemi maggiori si registrano sul Cellina, dove gli invasi di Barcis e Ravedis sono al 28 per cento, a causa anche dei lavori in corso per la realizzazione del nuovo ponte. La portata del Tagliamento è molto al di sotto della media per il periodo e attualmente si attesta a 30metri cubi al secondo. “La situazione è insostenibile e, per quanto attiene al bacino dell’Isonzo, richiede un maggior coinvolgimento strategico anche delle autorità slovene”, hanno evidenziato gli assessori Scoccimarro e Zannier.

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In copertina, irrigazione nei vigneti Doc Collio del Cormonese.

(Fotoarchivio Claudio Fabbro)