Al Cefap di Paluzza nuove opportunità con il corso agroforestale in quattro anni

Il Cefap presenta un rinnovato corso quadriennale nella sua sede di Paluzza, in ambito Agroforestale, per rispondere alle esigenze delle aree montane e alle nuove sfide del settore boschivo. Il corso si basa sull’esperienza ultraventennale nella formazione dopo le scuole medie di giovani in tale ambito ed è così strutturato: al termine dei primi tre anni gli studenti conseguono una qualifica professionale, mentre il quarto anno consente di ottenere il diploma professionale e di accedere all’esame di Stato per il Diploma di maturità o, in modo diretto, all’Its Academy. Il percorso forma una figura strategica per la gestione e la valorizzazione delle aree montane. Grazie a una solida formazione pratica e tecnica, l’operatore interviene nelle aree forestali nel rispetto dell’ambiente, contribuisce alla tutela del patrimonio boschivo, realizza interventi di recupero dei siti naturali, si occupa del taglio e del trasporto del legname e supporta la produzione e valorizzazione dei prodotti agricoli montani.
«La formazione è fondamentale a tutti i livelli e investire sui più giovani significa anche contrastare lo spopolamento delle aree montane – sottolinea Umberto Daneluzzi, direttore di Confagricoltura Fvg –. La gestione attiva e sostenibile del patrimonio forestale è centrale anche per la mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. L’esperienza della vicina Austria dimostra come investimenti strutturati in formazione e gestione forestale possano generare ricadute positive e modelli di sviluppo di qualità economicamente sostenibili».

Percorso professionalizzante – Il rinnovato percorso formativo si caratterizza per un forte orientamento pratico e professionalizzante. La durata complessiva di quattro anni è accompagnata da una rete di collaborazioni con il Servizio foreste regionali, il Cesfam – Centro Servizi per le Foreste e le Attività della Montagna -, scuole, imprese, Its Academy e Associazioni datoriali, oltre a stage professionalizzanti presso aziende del territorio regionale.
«Il percorso agroforestale si inserisce in un settore vivace e centrale nell’economia regionale, ma anche di grande rilevanza per i temi ambientali e per la gestione e il governo del territorio, in particolare montano – dichiara Andrea Pincin, responsabile del Cesfam della Regione Friuli Venezia Giulia –. La collaborazione ultradecennale tra la struttura del Cesfam e il Cefap si è ulteriormente rafforzata con il trasferimento di quest’ultimo a Paluzza, permettendo di garantire il servizio convittuale agli allievi e alle allieve del percorso nella prestigiosa foresteria regionale. La nuova sede del Cefap, inoltre, consente la piena fruizione dei laboratori didattici del Centro regionale: gli studenti possono così sperimentare l’intera filiera del legno, dalla gestione forestale sostenibile alle lavorazioni primarie di segagione, fino alla produzione di prodotti di falegnameria finiti».
Particolare attenzione è dedicata all’innovazione dei contenuti didattici, che spaziano dalla gestione moderna dell’azienda agricola montana alle applicazioni digitali in ambito agroforestale; dai laboratori integrati alla formazione outdoor e ai cantieri boschivi. Il percorso include, inoltre, l’utilizzo di un simulatore di guida per forwarder e trattore e approfondimenti legati alla filiera corta agromontana.
«La formazione è oggi fondamentale perché il settore ha vissuto una profonda evoluzione, sia nelle tecniche sia nel mercato – afferma Cesare Magalini, direttore regionale di Coldiretti –. Non si può restare indietro: servono competenze aggiornate e capacità di affrontare un mercato sempre più veloce e competitivo. La formazione continua, applicata e concreta, è una leva strategica per cogliere le sfide e le opportunità del mercato». Il valore del progetto è rafforzato da una visione di lungo periodo orientata allo sviluppo delle aree interne. «Nel corso delle mie precedenti esperienze professionali ho lavorato a lungo sui temi della montagna e dello sviluppo delle aree interne – aggiunge Luca Bulfone, direttore di Cia Fvg –. Questo percorso dimostra come la formazione mirata possa supportare concretamente la montagna e offrire ai giovani reali opportunità occupazionali».

Molte opportunità – Al termine del percorso gli studenti conseguono la qualifica triennale di Addetto alle attività ambientali montane e il diploma professionale di Tecnico della gestione di aree boscate e forestali. Il titolo apre numerose opportunità: dall’accesso all’esame di maturità presso la scuola statale, all’ingresso diretto nel mondo del lavoro. Il corso aderisce alla Filiera formativa Tecnologico Professionale Agroalimentare della Regione Friuli Venezia Giulia. Per informazioni: Cefap, Telefono 0433.41077, E-mail: info@cefap.fvg.it

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In copertina e all’interno due immagini di boschi e lavorazioni forestali in Carnia e della sede Cefap di Paluzza.

Progetto Sissar all’esame di Cia Fvg nell’assemblea di giovedì a Cormons

È convocata per giovedì 23 maggio, alle ore 17, all’agriturismo Bolzicco di Cormòns (via San Giovanni, 60), l’assemblea zonale del Goriziano di Agricoltori Italiani – Cia Fvg. Dopo i saluti e l’introduzione del presidente regionale, Franco Clementin, ci sarà spazio per la discussione; per l’elezione dei delegati che parteciperanno all’Assemblea regionale e a quella nazionale e per la presentazione del progetto Sissar. Una novità per gli associati di Agricoltori Italiani – Cia Fvg, l’organizzazione che mette a disposizione, grazie ai fondi regionali del Sissar, un servizio di consulenza gratuita sulle buone pratiche agricole, la sicurezza aziendale e il controllo di gestione.

Franco Clementin

La Psa dei suini preoccupa sempre più: ora c’è il blocco sanitario in Fvg. Clementin a Zannier: “Incontriamoci!”

Una forte preoccupazione sull’avanzare della Psa dei suini è presente tra gli allevatori friulani. Così, Franco Clementin, presidente della Cia Fvg – Agricoltori Italiani, ha preso carta e penna e ha scritto all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche, Stefano Zannier, formulando la richiesta di un incontro urgente “al fine di affrontare la problematica nel suo complesso e anche adottare gli strumenti collaborativi ritenuti più idonei per contenere il rischio di diffusione del contagio”.

È di questi giorni la notizia che a Zinasco, paese nella provincia lombarda di Pavia, è stato segnalato un focolaio di Psa all’interno di un allevamento di suini segnalando, ancora una volta, come l’infezione contro la quale non c’è difesa, sia già passata dalla popolazione selvatica dei cinghiali a quella allevata dei suini. Oltre al sequestro dell’azienda in questione, nella zona entro 10 km dagli allevamenti in cui sono state riscontrate positività alla Psa, sono state vietate tutte le movimentazioni di suini, sia in ingresso che in uscita.
Anche la Direzione centrale salute del Friuli Venezia Giulia, con nota urgente, a partire da ieri 31 agosto ha imposto il blocco sanitario su tutte le movimentazioni di suini, che potranno essere riattivate solo previo esito favorevole di un controllo ufficiale eseguito dalle Aziende sanitarie. A titolo cautelativo, al fine di preservare lo stato sanitario, le movimentazioni dei suini provenienti da Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria dovranno essere notificate dagli operatori al Servizio Veterinario delle Aziende Sanitarie almeno 48 ore prima dell’arrivo in stabilimento. Inoltre, prosegue la nota, tutte le partite di suini inviate verso la regione Friuli Venezi Giulia dovranno essere accompagnate da attestazione di avvenuto controllo sanitario, ai fini del rilievo di sintomatologia riferibile a PSA, eseguito nelle 48 ore precedenti il carico.
Ecco, dunque, la richiesta di Clementin, “vista la rilevanza che il comparto suinicolo riveste per la Regione Fvg”, con 150 allevamenti coinvolti nella sola filiera del prosciutto di San Daniele per un valore alla produzione della Dop che supera i 300 milioni di euro.

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In copertina, il presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani Franco Clementin.

Agricoltura Fvg devastata da grandine e vento: cosa chiedono le organizzazioni

Gran parte del territorio rurale del Friuli Venezia Giulia è stato devastato da una impressionante ondata di maltempo che non ha precedenti in termini di vastità così elevata, con danni incalcolabili alle produzioni di ogni tipo e alle strutture. Ecco, pertanto, cosa chiedono alla pubblica amministrazione le organizzazioni agricole.

CIA – Gli eventi meteoclimatici delle giornate del 24 e del 25 luglio sono stati davvero catastrofici per l’agricoltura. È la considerazione fatta, a caldo, dai presidenti di Cia Fvg – Agricoltori Italiani, Franco Clementin, e da Franc Fabec, presidente della Kmecka Zveza. Si consideri che i fenomeni hanno colpito in maniera estesa l’intero territorio del Friuli Venezia Giulia, dalla provincia di Gorizia, passando per il Medio Friuli e la Bassa Friulana, giungendo fino alla Bassa Pordenonese e considerando, soprattutto, che in numerose aziende è stato distrutto fino al 70% dei raccolti, con punte dell’80% in alcune aziende vitivinicole e cerealicole, oltrechè vi sono stati ingenti danni alle infrastrutture aziendali. Clementin e Fabec, inoltre, rilevano che ciò compromette gravemente la capacità produttiva nonché, nei casi più gravi, la sopravvivenza stessa delle aziende agricole e, dunque, rivolgono alcune richieste all’Amministrazione regionale e, in particolare, alla Direzione delle Risorse agroalimentari chiedendo, inoltre, un incontro urgente con l’assessore Stefano Zannier, competente per materia al quale, i due presidenti, anticipano le loro proposte di intervento e ristoro chiedendo di farsi parte attiva al fine di: richiedere ai competenti organi la dichiarazione dello stato di calamità sui territori colpiti; procedere nella quantificazione dei danni semplificando la raccolta delle informazioni peritali; adottare uno stanziamento straordinario al fine di soccorrere economicamente le imprese colpite e permettere la continuità aziendale; convocare gli Istituti bancari operanti sul territorio regionale al fine di farli partecipi della grave situazione complessiva e, soprattutto, richiedere al Governo nazionale l’adozione, tramite Decreto, di una moratoria sul pagamento dei prestiti e mutui per le aziende agricole insediate nelle zone interessate dai fenomeni temporaleschi.

COLDIRETTI – Abbiamo chiesto al Governo il riconoscimento dello stato di calamità per l’agricoltura devastata dal maltempo che ha colpito il Nord Italia. È quanto annuncia il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, che ha scritto una lettera al Governo per sottolineare la necessità di una immediata moratoria sugli impegni economico finanziari e la sospensione degli oneri contributi. Il nord Italia è stato segnato da ben 44 tempeste di vento e grandine in un solo giorno che hanno colpito città e campagne con danni incalcolabili, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) dalla quale si evidenzia che l’ondata di maltempo ha colpito dal Piemonte al Veneto fino al Friuli Venezia Giulia con il concentrarsi di numerosi eventi estremi in particolare in Lombardia.
Le forti grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio hanno colpito irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi divelti, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati. La grandine è l’evento climatico avverso più temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi.
I chicchi colpiscono i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli così da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. Un evento climatico avverso che si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis.

CONFAGRICOLTURA – «Le grandinate della scorsa notta non solo sono state catastrofiche in alcune zone, ma anche abbastanza rare in quanto hanno colpito un territorio ampio, in un raggio di oltre 50 chilometri», dice Fabio d’Attimis Maniago, viticoltore di Buttrio e referente dei giovani agricoltori di Confagricoltura Fvg. «Mi hanno chiamato molti colleghi e amici di Mortegliano, Codroipo, Bertiolo, dei Colli Orientali, segnalandomi dei danni ai vigneti che, a seconda della zona, vanno dal 10% fino all’80% a causa della grandezza dei chicchi della grandine e della violenza del vento. Un collega aveva anche un appezzamento a luppolo, completamente distrutto».
«Nel Codroipese, del mais sono rimasti in piedi solo gli steli – sottolinea Alberto Vendrame -. Anche le pannocchie sono state danneggiate e, nella fase di crescita, potranno produrre muffe indesiderate mettendo a repentaglio la qualità del (poco) raccolto. Di converso, il mancato raccolto anche delle piante fresche, creerà contraccolpi alla zootecnia. Da una prima ricognizione si può dire che il danno sul mais è stimabile attorno al 70-80%. Pure la soia è stata completamente defogliata e, se si riprenderà, sarà sicuramente meno produttiva. Infine, i danni sulle vigne e sui grappoli, molto elevati, saranno probabilmente aggravati dalle infezioni che, da qui alla vendemmia, attaccheranno gli acini, peggiorando la qualità del raccolto». «A Pasiano di Pordenone – aggiunge Giacomo Proietto – siamo stati interessati dai fenomeni grandinigeni in maniera marginale. Segnalo però che, ieri sera, in pochi minuti di temporale, sono piovuti 10 mm di acqua».
A Remanzacco non c’è stata la grandine, ma vento forte che ha causato danni alle piante e a tante strutture agricole. «Questi eventi estremi ci colgono impreparati – è il pensiero di Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg -. C’è da riflettere sul fatto che, soprattutto, vengono danneggiate le colture pluriennali e le strutture aziendali, con conseguenze che interessano più annualità produttive. Confidiamo nel sostegno della Regione, che non è mai mancato, per fare in modo che i nostri imprenditori agricoli possano rimettersi in piedi, con le proprie aziende, nel più breve tempo possibile».

FEDAGRIPESCA – «È tutta la mattina che sono al telefono con i soci delle nostre cooperative – dice Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca -. La zona colpita dal maltempo degli ultimi due giorni è veramente vasta e abbraccia parecchi chilometri quadrati di territorio regionale: dal Pordenonese al Medio Friuli e alla bassa pianura goriziana. Difficile, ancora, fare stime precise dei danni anche perché alcune zone sono state più martoriate altre, fortunatamente, meno. Sui vigneti, sul kiwi e sui vivai di barbatelle, sicuramente, si segnalano i danni più importanti che, in alcuni casi, si ripercuoteranno sulle stagioni successive. Purtroppo – prosegue Francescutti – ci segnalano anche molte stalle con i tetti danneggiati e le vacche senza protezione. In alcuni luoghi è venuta meno la corrente elettrica con difficoltà o impossibilità di eseguire per tempo la mungitura degli animali. In positivo si può dire – conclude Francescutti – che siamo certi che la Regione, come sempre, sarà vicina ai nostri produttori; dall’altra parte, non possiamo più negare che tutti noi, collettivamente, abbiamo un ruolo nella crisi climatica e ne subiamo le conseguenze (in primis i produttori agricoli) e dobbiamo urgentemente capire il da farsi e intervenire per bloccare la spirale peggiorativa, con politiche adeguate e pure con modifiche quotidiane sui nostri stili di vita».

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In copertina e all’interno immagini della devastazione causate in Fvg dalla grandine.

Cia Fvg: bene il Decreto Ue sul Parco Agrisolare che accelera la transizione verde in agricoltura

“Il via libera della Commissione Ue al nuovo Decreto per il bando Parco Agrisolare arriva come un nuovo input importante alla transizione verde dell’agricoltura italiana. Libera 1 miliardo di euro di finanziamenti, ma soprattutto accoglie lo svincolo dell’autoconsumo”. Così Cia Fvg-Agricoltori Italiani commentando l’ok da parte di Bruxelles alle misure del Governo per la seconda tranche di fondi del Pnrr, dedicati alla realizzazione di impianti fotovoltaici sulle strutture produttive agricole.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg apprezza l’ok europeo al finanziamento a fondo perduto fino all’80% (con una dotazione di circa 700 milioni di euro), percentuale raddoppiata rispetto al precedente provvedimento, con la novità dell’”autoconsumo condiviso” e, soprattutto, il 30% di contributo (finanziamento pari a 75 milioni di euro), prevedendo maggiorazioni per piccole e medie imprese e per aree svantaggiate, con la possibilità di vendita dell’energia prodotta sul mercato, senza il vincolo di autoconsumo, da sempre battaglia della Confederazione.
«Riconosciamo il valore del lavoro fatto in questi mesi dal Ministero, ascoltando le nostre sollecitazioni perché venisse superato il limite dell’autoconsumo e dato spazio alle Comunità energetiche rurali – spiega il presidente regionale di Cia, Franco Clementin -. Con il nuovo bando si daranno più possibilità alle aziende di rientrare degli investimenti sul fotovoltaico. È chiaro – ha concluso – che bisognerà continuare a spingere su questi due fronti, per vedere ampliate, in modo significativo e davvero efficace, le opportunità di ammodernamento ed efficientamento del sistema produttivo agricolo. Il nostro settore è ormai in pista per essere sempre più sostenibile anche da un punto di vista energetico, ma va supportato con garanzie di reddito e nel processo culturale all’interno delle comunità».

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In copertina, fotovoltaico in un’azienda agricola per la produzione di energia.

Nuova Pac sotto la lente di Cia Fvg oggi in un approfondimento tecnico a Codroipo

Organizzato da Cia Fvg – Agricoltori Italiani, si terrà a Codroipo, oggi 3 maggio, a partire dalle ore 18.30, nella sala Polifunzionale dell’Associazione Allevatori Fvg (via XXIX Ottobre, 9/B), un momento di approfondimento tecnico sulla nuova Politica agricola comunitaria (Pac). Ai saluti introduttivi del presidente dell’organizzazione agricola, Franco Clementin, faranno seguito gli interventi di Domenico D’Amato, direttore del Centro di Assistenza Agricola/Cia-Agricoltori Italiani Fvg (Gli ecoschemi); Pasquale Plicato, responsabile nazionale del Centro Assistenza Agricola (La condizionalità nella nuova Pac 2023-2027) e Karen Miniutti, della Direzione Centrale Risorse Agroalimentare della Regione Fvg (Interventi di sviluppo rurale nella nuova Programmazione). L’incontro sarà moderato dalla coordinatrice di Agricolae srl, Tamara Battistutta, mentre le conclusioni sono affidate a Stefano Zannier, assessore regionale riconfermato alle Risorse agroalimentari.

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In copertina, il presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani Franco Clementin.

 

Il vino di pregio è una risorsa o un problema? Gli attacchi sotto la lente di Arga Fvg ad Aquileia

di Ida Donati

AQUILEIA – Il pianeta vino analizzato da diversi punti di vista per comprenderne la valenza, il ruolo nella società moderna, la funzione, i costi e i benefici attuali, con analisi che partono anche da lontano, dalla notte dei tempi, seguendone il percorso evolutivo compiuto in questi decenni anche nel Friuli Venezia Giulia, ascoltando le diverse posizioni di rappresentanti del mondo della ricerca, di studiosi, analisti, economisti, enologi, produttori, nutrizionisti, nonché esponenti dell’universo culturale e giornalisti. È questo, in sintesi, il contenuto dell’incontro di approfondimento e formativo organizzato dall’Associazione culturale La riviera friulana e dall’Associazione regionale della Stampa agricola, agroalimentare, ambiente e territorio del Friuli Venezia Giulia, con la collaborazione del Club per l’Unesco di Udine all’azienda agricola Brojli della Famiglia Clementin, ad Aquileia.


Come ha ricordato il presidente di Riviera friulana e di Arga Fvg, Carlo Morandini, che ha condotto il dibattito, il vino è nuovamente sotto attacco visto che in alcuni Paesi, dal Canada all’Irlanda, è stato imposto di apporre sulle etichette delle bottiglie una frase che richiama l’attenzione sui rischi per la salute derivanti dalla sua assunzione. Il vino, a memoria d’uomo, rappresenta un elemento indissolubile della buona tavola, ma è anche il mezzo per suggellare incontri, momenti felici, successi, amicizie, completare occasioni conviviali. Fa anche parte del costume e della cultura dei popoli occidentali.
Gli antichi, ha ricordato la scrittrice Rosinella Celeste Lucas, lo identificavano in figure divine, come Bacco, Dioniso, Demetra, mentre innumerevoli artisti gli hanno dedicato quadri e opere, scritti e prosa. Ma anche poesie, come la stessa autrice ha raccolto nel libro “Vino, amore e poesia”, scritto in italiano e in friulano, brevi ma intense liriche dedicate ai vini da vitigni autoctoni friulani. Claudio Lucas, nutrizionista, ha parlato dei rischi che può generare una tendenza proibizionista, e si è rifatto a esempio alla Cultura Wok, che per imporre una teoria o una visione cerca dapprima di instillare dei dubbi, quindi cita esempi probatori per poi negare l’evidenza di fatti reali affermando verità diverse. Lucas, soffermandosi sul tema dell’incontro e per evidenziare i cambiamenti di costume e degli orientamenti culturali, ha ricordato che nel 2010 nei corsi di nutrizionismo e di educazione alimentare veniva portata a esempio una piramide alimentare allora riportata sui libri di testo. In cima alla quale c’era il vino perché ritenuto componente ineludibile della dieta quotidiana, mentre oggi, invece, ne sono messi in risalto valori negativi.


Per Nicola Fiotti, docente di nutrizione all’Università di Trieste, il vino è una bevanda alcolica che va assunta con consapevolezza, come tutti gli alimenti, liquidi e solidi, che se ingeriti senza misura possono generare effetti dannosi. Il vino è da decenni un fattore determinante dell’economia rurale, nei settori della enogastronomia, della ristorazione, del turismo e, come ha ricordato Rodolfo Rizzi, enologo, uno fra gli esperti più in vista del mondo vitivinicolo, ciononostante viene preso di mira periodicamente da organismi comunitari o correnti di pensiero, oppure finisce al centro di polemiche e di decisioni avverse o negative. Per quanto riguarda specificamente il Friuli Venezia Giulia, Rizzi ha infatti ricordato le questioni del Tocai, nome di vino da vitigno autoctono assegnato a un altro Paese in seguito a una determinazione Ue che riconosce ufficialmente le denominazioni assimilabili a realtà omonime presenti sul territorio. Diversa, ma non meno rischiosa per gli effetti sull’economia locale è stata la vicenda del Prosek, un vino prodotto in altri Paesi che però per assonanza rischiava di prendere il posto nell’immagine collettiva del Prosecco, “carta”, quest’ultima, giocata di recente e rivelatasi vincente per l’economia vitivinicola veneta e friulana. Un’opportunità, che però al momento della costituzione della Doc interregionale tra Fvg e Veneto non fu colta pienamente dai viticoltori friulani. E oggi il successo del Prosecco conferma l’avvedutezza delle scelte attuate.


Occasioni trascurate, perse, non opportunamente colte, che come ha messo in luce il segretario generale dell’Unarga, l’Unione nazionale delle Arga, Gian Paolo Girelli, presente con il vicepresidente di Arga Fvg, Claudio Soranzo, provocano effetti negativi non meno nefasti di quanto generato dall’”italian sounding”. Si tratta dell’utilizzo di denominazioni copiate da quelle di prodotti di successo del nostro Paese regolarmente registrati con l’obiettivo di sfondare sui mercati internazionali. Il fenomeno “italian sounding”, ha insistito Girelli, provoca nelle nostre regioni la perdita di 100 milioni di euro l’anno del Pil che sarebbe generato dalla stessa quantità di prodotti se fosse regolarmente realizzata in Italia. Ecco, dunque, che una scelta vincente per sconfiggere frodi e sofisticazioni, nonché l’introduzione di metodi di classificazione degli alimenti che mistificano la valenza dei prodotti agroalimentari danneggiando la percezione dei valori nutritivi e della salubrità, come il metodo “nutriscore”, le etichette a semaforo evocate in precedenza da Rodolfo Rizzi, e i cibi sintetici, è la valorizzazione dei prodotti locali, delle tipicità, dell’identità del territorio che si concretizza e si tramanda anche attraverso il cibo. Lo ha ribadito Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ricordando che la Dieta mediterranea è stata riconosciuta tra gli elementi Patrimonio dell’Umanità in quanto ne sono stati statisticamente dimostrati i valori salutistici. Valori alla base del percorso di crescita interpretato dal sistema enologico del Friuli Venezia Giulia e del Nordest, e che secondo Franco Clementin, presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori (Cia Fvg) e perfetto padrone di casa della riuscita serata, sono attestati sul territorio del quale anche il vino è l’espressione, ed è la sintesi delle tradizioni e della cultura locali. Lo testimonia l’interesse manifestato dai degustatori, dagli appassionati, dagli enoturisti che arrivano anche da lontano, a partire dalla primavera anche dall’Austria lungo le piste ciclabili, per raggiungere Grado, Lignano, la Riviera Friulana, le altre ricchezze e attrattive del Friuli Venezia Giulia. Attrattive uniche tra le quali vi sono i siti riconosciuti dall’Unesco “Patrimonio dell’umanità”, tra i quali c’è Aquileia. Essi colgono le proposte enologiche di pregio di un territorio sul quale il vino viene prodotto fin dall’epoca degli antichi romani. Un prodotto che oggi è divenuto uno dei biglietti da visita di pregio della nostra terra, delle sue attrattive, della stessa comunità che l’ha saputa sviluppare e far apprezzare da turisti che vi arrivano da diverse parti del mondo.
Nel corso della serata è stata anche citata la Carta Fvg, il documento congiunto adottato dal Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, sostenuto anche da Arga Fvg, che è stato fatto condividere dal presidente, Piero Mauro Zanin, e dalla Conferenza nazionale dei Consigli regionali. Arga Fvg, ha ricordato in conclusione il presidente Morandini, già oltre due mesi fa ha adottato un proprio documento a sostegno delle campagne di contrasto agli attacchi perpetuati alle tipicità e alle produzioni identitarie locali, contro l’adozione del metodo “nutriscore”, le già ricordate etichette a semaforo per i prodotti agroalimentari, contro l’utilizzo dei cibi sintetici e per la difesa della salvaguardia dei prodotti locali di qualità. Prodotti, dei quali il Friuli Venezia Giulia e l’intero Paese sono ricchi: essi rappresentano un imprescindibile biglietto da visita di eccellenza dei territori di provenienza.

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In copertina, l’intervento dell’enologo Rodolfo Rizzi (a sinistra, il presidente Carlo Morandini); all’interno, altre immagini del riuscito incontro di Aquileia.

Imprese e superfici in calo preoccupano Cia Fvg che critica la gestione idrica

Non si arresta la diminuzione del numero delle imprese agricole professionali in Friuli Venezia Giulia che nel 2020, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat, sono 7.650 contro le 7.721 del 2019 (-0,9 per cento, in linea con il dato nazionale). Va peggio per la superficie agricola dalle stesse utilizzata che passa dai 174.056 ettari agli attuali 168.884 (-2,9 per cento, più del doppio del dato nazionale che è del -1 per cento).

Franco Clementin


«Questi numeri sono per noi motivo di preoccupazione, ovviamente – commenta Franco Clementin, presidente di Cia Fvg – Agricoltori Italiani -. È vero che il 2020 è stato l’anno della pandemia, ma il trend della diminuzione pare inarrestabile. Spiace soprattutto perché questi dati sono riferiti alle aziende professionali, maggiormente strutturate, che si interfacciano direttamente con il mercato e che, dunque, dovrebbero essere quelle più resilienti, ma è il contesto nelle quali esse operano che, probabilmente, non ne favorisce lo sviluppo. Ritardi infrastrutturali, burocrazia pervasiva, pessima gestione delle risorse idriche, sono alcuni dei nodi che attendono ancora di essere sciolti in maniera efficace. A tal proposito – rimarca Clementin – abbiamo espresso tutta la nostra disapprovazione sugli incrementi tariffari annunciati dal Consorzio di bonifica Pianura Friulana. Si è così passati da un +49 per cento a un +39 per cento. Ma non è ancora sufficiente. È evidente che senza un piano di classifica preciso, tale incremento colpirà indiscriminatamente tutti gli agricoltori: quelli delle zone dove si utilizza l’energia per pompare l’acqua, come quelli delle aree nelle quali tale operazione non è necessaria. E ciò è scorretto. Dunque, chiediamo alla presidente Rosanna Clocchiatti di sospendere gli aumenti nelle more dell’approvazione di un piano di classifica che possa razionalmente suddividere i costi a seconda dell’uso dell’acqua».
I dati rilasciati dall’Istat si riferiscono alle imprese agricole iscritte al Registro Asia Agricoltura. Tale Registro amplia il campo di osservazione del Registro delle imprese attive Asia, estendendo la copertura anche al settore di attività economica dell’Agricoltura, Silvicoltura e Pesca (sezione A della classificazione Nace Rev. 2 e Ateco 2007). Il Registro Asia Agricoltura copre esclusivamente le imprese agricole che rappresentano la parte principale del settore che vende i suoi prodotti sul mercato e costituiscono, pertanto, un sottoinsieme della totalità delle aziende agricole, costituendo quindi la parte market core.

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In copertina, un rotolone di tubi utilizzato per l’irrigazione di soccorso in Fvg.

Ponte di Ognissanti, grazie al bel tempo agriturismi ok. Ma poi stop fino a Pasqua

L’eccezionale ondata di bel tempo durante il “ponte di Ognissanti” favorirà le vacanze degli italiani negli agriturismi che, in tempi di crisi, costituiscono un’alternativa low budget ai viaggi all’estero. Secondo Cia-Agricoltori Italiani e Turismo Verde, la sua associazione per la promozione agrituristica, tra il 29 ottobre e il primo novembre si registra, infatti, un +20 per cento di prenotazioni rispetto all’anno scorso, che scontava ancora alcune limitazioni legate alla pandemia. Il costo medio del pernottamento per una famiglia di quattro persone, in una struttura agrituristica, è di 120 euro complessive mentre, per chi sceglierà la sola ristorazione, il costo medio si aggira sui 35 euro pro capite.
Resta comunque la preoccupazione dei 24mila agriturismi italiani (674 in Friuli Venezia Giulia) per i rincari energetici che, in gran parte, fermeranno le attività dopo il “ponte”, per riaprire non prima di Pasqua. È, difatti, troppo costoso tenere aperte nell’autunno/inverno strutture spesso di ampie dimensioni, che hanno bisogno di un grande dispendio energetico per il riscaldamento. Cia ricorda che la superficie media della camera di un agriturismo è di circa 36 metri quadrati, quasi il doppio di quella di un albergo, e i previsti rincari in bolletta non potranno, dunque, essere compensati dalla presenza degli ospiti.
«L’aumento dei costi produttivi, di luce e gas in particolare, grava pesantemente sulle spalle delle nostre aziende – afferma preoccupato il presidente di Cia Fvg, Franco Clementin -. Stiamo dunque sollecitando con vigore un’azione di governo realmente incisiva in vista della prossima manovra di bilancio».
Secondo Turismo Verde, l’agriturismo si conferma un’eccellenza dell’offerta turistica italiana, in grado di venire incontro al desiderio di vacanze sostenibili, connesse alla natura e “distanziate”. Se gli imprenditori hanno avuto, nel biennio passato, la faticosa capacità di reagire allo shock imposto dalla pandemia limitando le perdite rispetto ad altri comparti turistici, la crisi energetica desta ora grandissima preoccupazione.

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In copertina, agriturismo nell’ambiente collinare del Friuli Venezia Giulia.

La soddisfazione di Cia Fvg per la sentenza: fare il pane è attività agricola

Fare il pane rientra assolutamente tra le attività agricole e deve avere lo stesso regime fiscale dedicato. A togliere ogni dubbio è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto l’appello promosso da Cia-Agricoltori Italiani, annullando il verdetto del Tar del Lazio numero 4916/2021 che, in precedenza, aveva escluso dalle attività agricole connesse proprio la “produzione di prodotti di panetteria freschi” e la “produzione di pane”.

Franco Clementin


«I giudici amministrativi – ricorda Franco Clementin, presidente di Cia Fvg, ripercorrendo l’iter giudiziario – avevano accolto un ricorso della Fippa (Federazione italiana panificatori e affini), con il conseguente annullamento dei Regolamenti ministeriali 2010 e 2011 nelle parti in cui inserivano la produzione di pane tra le attività connesse a quella agricola. Un’esclusione che determinava, quindi, l’applicazione del più gravoso regime di tassazione stabilito per le attività commerciali e non più quello riservato agli agricoltori. Rischiando di far diventare insostenibile dal punto di vista economico l’attività di panificazione da parte dei produttori agricoli, con la relativa scomparsa di tante piccole imprese della filiera e mettendo in difficoltà gli agriturismi (674 in Fvg). Il Consiglio di Stato, però – prosegue Clementin – ha accolto una delle eccezioni in rito sollevate da Cia collegate alla sopravvenuta carenza di interesse al ricorso della Fippa, a causa dell’omessa impugnazione dinanzi al Tar anche del successivo Regolamento 2015 del Ministero dell’Economia, che ha sostituito in toto i precedenti e che continua a considerare il pane come prodotto connesso all’attività agricola ai fini fiscali. Questa sentenza – spiega Clementin con soddisfazione – mette davvero la parola fine a tutta la vicenda ed è molto importante perché, ancorché sia in vigore da tempo il Regolamento 2015, mette al riparo i panificatori agricoli dalla possibilità che l’Agenzia delle Entrate possa agire nei loro confronti per il periodo di vigenza dei precedenti Regolamenti. Chiarendo definitivamente che si tratta di una categoria distinta e non equiparabile, dal punto di vista fiscale, a quella dei panificatori commerciali».

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In copertina, la cottura del pane nel forno a legna: si tratta di un’attività agricola.