Cia Fvg: l’ok europeo su Dop e Igp ci rende più competivivi e sostenibili. E ora va in archivio la questione Prosek

«Da Bruxelles, finalmente, una mano tesa alla nostra agricoltura. Il via libera al testo unico sulle produzioni di qualità dà prova di un’Europa capace anche di lavorare per un modello agroalimentare europeo più solido, orientato alla semplificazione e davvero a tutela degli agricoltori». A dirlo, il presidente regionale di Cia-Agricoltori Italiani, Franco Clementin, soddisfatto per l’approvazione definitiva del nuovo Regolamento per le Indicazioni geografiche (con una maggioranza di quasi il 90%), arrivata dopo due anni di negoziato tra Parlamento Ue, Consiglio e Commissione. Rispettata, come auspicato da Cia Fvg, l’impalcatura portante della riforma: ora si potrà contare su uno strumento all’altezza di un’Italia che nel panorama delle Ig resta il primo Paese al mondo con 885 Denominazioni, tra cibo e vino, e un valore complessivo alla produzione di 19,1 miliardi di euro.

Franco Clementin


Nel dettaglio, Cia Fvg plaude: allo snellimento delle procedure con tempi certi sia per la modifica dei disciplinari che per l’approvazione delle nuove Ig; al rafforzamento del ruolo riconosciuto ai gruppi di produttori nei Consorzi, con più poteri e responsabilità, e al focus sul turismo enogastronomico; alla protezione delle Ig come ingredienti e alle misure del dossier che mirano a consolidare la protezione delle Ig online e sui nomi dei domini. E ancora, l’inquadramento più chiaro della Commissione Ue e quello dell’Euipo, l’Ufficio dell’Ue per la Proprietà Intellettuale che, nella gestione dei marchi, avrà compito solo consultivo e su questioni amministrative. Importante il no allo sfruttamento delle Ig e, quindi, all’uso di menzioni generiche come Prosek (che tanta preoccupazione aveva destato nel mondo enologico del Fvg); l’attenzione al “pacchetto vino” che rimane nel regolamento Ocm, salvaguardandone la specificità e, infine, lo spazio dedicato alle pratiche sostenibili come asset da valorizzare.
«Nella salvaguardia e promozione di Dop e Igp, l’Europa è sulla buona strada e la riforma approvata può, ora, dettare la linea – conclude Clementin -. Siamo grati all’onorevole Paolo De Castro per il lavoro svolto, senza dimenticare mai la centralità di un reddito adeguato per i produttori di qualità visto che, in regione, la Dop economy vale 1,620 milioni di euro (il 63% del Pil agroalimentare del Fvg), posizionandoci come sesta “potenza” tra le regioni italiane.

Piano nazionale agricoltura e alimentazione: da Cia Fvg un decalogo per i sindaci a difesa della terra

«La Cia-Agricoltori Italiani è uno storico sindacato agricolo, dalle forti radici, che si è sempre “sporcato le mani” nella difesa della terra e della dignità degli uomini che la lavorano», dice il presidente regionale Franco Clementin. «Per questo, ho preso carta e penna e ho scritto ai 215 Sindaci del Friuli Venezia Giulia per presentare il nostro “Piano nazionale per l’agricoltura e l’alimentazione” e provare ad aprire un dibattito con e nelle nostre comunità territoriali a sostegno del mondo rurale. Non crediamo che per affrontare le tante criticità delle nostre aziende siano sufficienti interventi spot o manifestazioni occasionali con obiettivi troppo ampi e complessi. È utile, invece, un lavoro costante, con e nelle istituzioni (anche se non disdegnamo le piazze, quando lo riteniamo opportuno), dove si prendono le decisioni che influenzano in maniera decisiva (assieme ai mercati), il lavoro di agricoltori e allevatori».

Franco Clementin

Con il Piano, Cia-Agricoltori italiani sollecita i sindaci e i consigli comunali a impegnarsi a favore dell’agricoltura su una decina di interventi prioritari:

Valore lungo la filiera. Definire una legge quadro per il riconoscimento del valore delle produzioni delle imprese agricole lungo le filiere, garantendo l’equo compenso e incentivando gli accordi di filiera;

Centralità delle aree interne e dell’agricoltura familiare. Definire norme che valorizzino il ruolo dell’agricoltura familiare nelle aree interne, con uno snellimento burocratico e il riconoscimento economico per i custodi del territorio;

Consumo di suolo zero. Partendo dalle esperienze legislative di alcune regioni, definire una legge quadro per il consumo zero del suolo agricolo che includa il no a nuove cementificazioni o a pannelli solari a terra;

Risorsa acqua. Definizione e rapida attuazione di un Piano strategico per la costruzione di invasi a usi plurimi che, insieme a soluzioni aziendali, facciano fronte al problema della carenza idrica;

Emergenza fauna selvatica. Introdurre un percorso di raccordo di tutte le leggi regionali per rendere operativa la legge nazionale fornendo, così, lo strumento applicativo alle regioni in grado di ottenere risultati tangibili ed efficaci;

Revisione della Pac. Contrastare la troppa burocrazia e l’inapplicabilità degli eco-schemi che colpevolizzano l’agricoltura e gli sottraggono risorse. Intervenire efficacemente per una Pac non punitiva, ma incentivante; che orienti le risorse verso la tutela del reddito delle imprese e non sulla rendita fondiaria e per politiche attive di gestione del rischio;

Crisi climatica. Puntare sulla ricerca per ridurre i costi di produzione, aumentare la redditività delle imprese, ottenere varietà resistenti ai patogeni e resilienti ai cambiamenti climatici;

Fitofarmaci. Non rinunciare a principi attivi senza la disponibilità di valide alternative;

Mercati internazionali. Maggiore attenzione alla politica commerciale europea, in particolare sul Mediterraneo, garantendo la reciprocità delle regole negli scambi;

Costi di produzione. Necessario introdurre il credito di imposta per il gasolio agricolo.

Ovviamente, Cia Fvg chiede ai sindaci e ai consigli comunali di promuovere e attuare, per quanto di propria competenza, le politiche, le azioni e gli interventi evidenziati nel “Piano nazionale per l’agricoltura e l’alimentazione”.

—^—

In copertina, il manifesto di Cia Fvg contro il consumo del suolo agricolo.

“Botanic Experience” fa tappa a Udine tra piante, fiori e fascino della moda

Farà tappa anche a Udine, domani 5 maggio, la “Botanic Experience” il ciclo di incontri dove moda e natura si uniscono nelle più eleganti boutique d’Italia alla scoperta della bellezza del mondo verde. La “Botanic Experience”, nata dalla collaborazione tra il brand Marina Rinaldi e l’Associazione Florovivaisti Italiani, promossa da Cia-Agricoltori Italiani, ha già fatto tappa a Roma, Trieste, Genova, Bari e Lecco, in un percorso con nove appuntamenti, con l’obiettivo di raccontare l’universo di piante e fiori in modo totalmente nuovo e senza filtri, direttamente nei negozi del famoso marchio d’abbigliamento femminile.
«Chiacchiere con esperti, consigli glamour e verde in vetrina – afferma il presidente dei Florovivaisti Italiani, Aldo Alberto, spiegando il concept degli appuntamenti -. L’invito è a lasciarsi trasportare, con occhi nuovi, all’interno di un settore che da sempre è simbolo di bellezza, grazia, stile e colore, esattamente come un abito da indossare. Un modo diverso per conoscere le tante meraviglie racchiuse nel verde, attraverso un racconto esperienziale, accompagnati da chi le piante le produce e le cura ogni giorno, dal seme all’albero, dal giardino alla composizione floreale perfetta, nel segno della sostenibilità».
«Marina Rinaldi, brand del gruppo Max Mara che da oltre 40 anni celebra la bellezza femminile size-inclusive, si unisce all’associazione Florovivaisti Italiani per promuovere la cultura e la bellezza del verde – aggiunge Sheila De Pietri, amministratore delegato di Marina Rinaldi – e lo fa attraverso un ciclo di incontri edutainment a tema botanico in una selezione di nostre boutique».
Domani 5 maggio, nella boutique di Udine (via Cavour 11), l’incontro sarà dedicato a: “L’istinto dei fiori”, per scegliere insieme ai floral designer i fiori più indicati in casa, per un evento o come idea regalo, accostarli nel modo giusto e avere l’effetto charmant desiderato. A seguire, gli incontri conclusivi del tour floreale, a Torino, Verona e Arezzo. Tante le tappe in giro per il Belpaese, dunque, per una bella serie di “stories vegetali”, allo scopo di far scoprire produzioni, competenze e curiosità legate alle tante anime del florovivaismo Made in Italy.

Ponte di Ognissanti, grazie al bel tempo agriturismi ok. Ma poi stop fino a Pasqua

L’eccezionale ondata di bel tempo durante il “ponte di Ognissanti” favorirà le vacanze degli italiani negli agriturismi che, in tempi di crisi, costituiscono un’alternativa low budget ai viaggi all’estero. Secondo Cia-Agricoltori Italiani e Turismo Verde, la sua associazione per la promozione agrituristica, tra il 29 ottobre e il primo novembre si registra, infatti, un +20 per cento di prenotazioni rispetto all’anno scorso, che scontava ancora alcune limitazioni legate alla pandemia. Il costo medio del pernottamento per una famiglia di quattro persone, in una struttura agrituristica, è di 120 euro complessive mentre, per chi sceglierà la sola ristorazione, il costo medio si aggira sui 35 euro pro capite.
Resta comunque la preoccupazione dei 24mila agriturismi italiani (674 in Friuli Venezia Giulia) per i rincari energetici che, in gran parte, fermeranno le attività dopo il “ponte”, per riaprire non prima di Pasqua. È, difatti, troppo costoso tenere aperte nell’autunno/inverno strutture spesso di ampie dimensioni, che hanno bisogno di un grande dispendio energetico per il riscaldamento. Cia ricorda che la superficie media della camera di un agriturismo è di circa 36 metri quadrati, quasi il doppio di quella di un albergo, e i previsti rincari in bolletta non potranno, dunque, essere compensati dalla presenza degli ospiti.
«L’aumento dei costi produttivi, di luce e gas in particolare, grava pesantemente sulle spalle delle nostre aziende – afferma preoccupato il presidente di Cia Fvg, Franco Clementin -. Stiamo dunque sollecitando con vigore un’azione di governo realmente incisiva in vista della prossima manovra di bilancio».
Secondo Turismo Verde, l’agriturismo si conferma un’eccellenza dell’offerta turistica italiana, in grado di venire incontro al desiderio di vacanze sostenibili, connesse alla natura e “distanziate”. Se gli imprenditori hanno avuto, nel biennio passato, la faticosa capacità di reagire allo shock imposto dalla pandemia limitando le perdite rispetto ad altri comparti turistici, la crisi energetica desta ora grandissima preoccupazione.

—^—

In copertina, agriturismo nell’ambiente collinare del Friuli Venezia Giulia.

La soddisfazione di Cia Fvg per la sentenza: fare il pane è attività agricola

Fare il pane rientra assolutamente tra le attività agricole e deve avere lo stesso regime fiscale dedicato. A togliere ogni dubbio è arrivata la sentenza del Consiglio di Stato, che ha accolto l’appello promosso da Cia-Agricoltori Italiani, annullando il verdetto del Tar del Lazio numero 4916/2021 che, in precedenza, aveva escluso dalle attività agricole connesse proprio la “produzione di prodotti di panetteria freschi” e la “produzione di pane”.

Franco Clementin


«I giudici amministrativi – ricorda Franco Clementin, presidente di Cia Fvg, ripercorrendo l’iter giudiziario – avevano accolto un ricorso della Fippa (Federazione italiana panificatori e affini), con il conseguente annullamento dei Regolamenti ministeriali 2010 e 2011 nelle parti in cui inserivano la produzione di pane tra le attività connesse a quella agricola. Un’esclusione che determinava, quindi, l’applicazione del più gravoso regime di tassazione stabilito per le attività commerciali e non più quello riservato agli agricoltori. Rischiando di far diventare insostenibile dal punto di vista economico l’attività di panificazione da parte dei produttori agricoli, con la relativa scomparsa di tante piccole imprese della filiera e mettendo in difficoltà gli agriturismi (674 in Fvg). Il Consiglio di Stato, però – prosegue Clementin – ha accolto una delle eccezioni in rito sollevate da Cia collegate alla sopravvenuta carenza di interesse al ricorso della Fippa, a causa dell’omessa impugnazione dinanzi al Tar anche del successivo Regolamento 2015 del Ministero dell’Economia, che ha sostituito in toto i precedenti e che continua a considerare il pane come prodotto connesso all’attività agricola ai fini fiscali. Questa sentenza – spiega Clementin con soddisfazione – mette davvero la parola fine a tutta la vicenda ed è molto importante perché, ancorché sia in vigore da tempo il Regolamento 2015, mette al riparo i panificatori agricoli dalla possibilità che l’Agenzia delle Entrate possa agire nei loro confronti per il periodo di vigenza dei precedenti Regolamenti. Chiarendo definitivamente che si tratta di una categoria distinta e non equiparabile, dal punto di vista fiscale, a quella dei panificatori commerciali».

—^—

In copertina, la cottura del pane nel forno a legna: si tratta di un’attività agricola.

Rinnovabili ed extra-profitti, Cia Fvg alza la voce: tassa beffa per le aziende agricole

Una brusca frenata alla svolta green italiana con conseguenze irreversibili rispetto agli sforzi economici fatti dagli agricoltori che hanno investito in passato nelle energie rinnovabili: è questo il commento di Cia-Agricoltori Italiani dopo la decisione del Governo di intervenire sugli extra-profitti generati dagli impianti fotovoltaici agricoli.

Franco Clementin


Così, il presidente di Cia Fvg, Franco Clementin: «Non è possibile accomunare i piccoli impianti fotovoltaici realizzati in connessione con l’attività agricola – mediamente di piccole dimensioni- ai grandi impianti industriali, che hanno per core business la produzione di energia elettrica. Correttamente, perciò, il presidente di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, ha chiesto di incontrare con urgenza i ministri Franco, Cingolani e Patuanelli per trovare insieme una soluzione al grave problema». Secondo Cia, la decisione del Governo rappresenta un atto d’incoerenza rispetto all’obiettivo di autoproduzione energetica con fonti rinnovabili per il settore rurale. La Legge 25/2022, convertendo il decreto-legge 4/2022, cambia di fatto le carte in tavola, cancellando con un tratto di penna tutti i diritti acquisiti, in un momento storico in cui gli agricoltori sono vittime dei folli rincari dei costi delle materie prime e dei presìdi tecnici sostenuti per mantenere le proprie aziende.
«Questa decisione contrasta fortemente con gli obiettivi primari dell’intervento, che fu colto con grande interesse dalle imprese agricole e in particolare quelle zootecniche – prosegue Clementin -, mentre ora, con la nuova normativa, il prezzo calmierato dell’energia si ridurrebbe a un decimo di quello di mercato». Per Cia, la marginalità prodotta con la vendita di energia in eccesso da impianti fotovoltaici, invece, avrebbe permesso agli agricoltori che hanno investito nelle rinnovabili di integrare il loro reddito e assorbire i costi sempre più alti dei fattori di produzione, assicurando alle aziende la sostenibilità economica. Cia ricorda che gli imprenditori agricoli si sono prodigati durante il biennio della pandemia per garantire la produttività e la tenuta competitiva del Paese. Dopo questa decisione del Governo sarebbero, invece, privati delle poche risorse utili a non indebitarsi per non dichiarare fallimento o a chiudere definitivamente le loro aziende.

—^—

In copertina e qui sopra un impianto agrisolare in un allevamento caprino.

Allarme di Cia Fvg: una nuova tempesta burocratica si abbatterà su vini e vigneti

«Una nuova tempesta burocratica è pronta ad abbattersi sulla filiera vitivinicola»: è l’allarme lanciato da Franco Clementin, presidente regionale di Cia – Agricoltori Italiani. «Con un recente decreto, infatti, l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari del Ministero delle politiche agricole (Mipaaf), ha modificato il Piano dei controlli per i vini Doc e Igt. Le principali novità riguardano i controlli in vigneto. Siccome i Disciplinari di produzione attribuiscono grande importanza alla resa di uva per ettaro ai fini della qualità del vino, il Mipaaf chiede un maggiore impegno nella verifica di questo parametro attraverso controlli ispettivi durante la maturazione e la raccolta dei grappoli – prosegue preoccupato Clementin -. Qualora, dopo l’applicazione di opportune tolleranze, dovessero emergere valori di resa non compatibili con i Disciplinari, verrebbero imposte azioni correttive fino all’impossibilità di utilizzare la Doc. Inoltre, il nuovo Piano prevede che il 30 per cento dei controlli venga effettuato durante la vendemmia e che almeno il 5 per cento (nelle Doc) e il 3 per cento (nelle Igt) delle visite ispettive si svolga senza alcun preavviso al produttore interessato.

Franco Clementin


«Oggetto del controllo – continua nella sua nota Franco Clementin – saranno la tracciabilità dei carichi e delle pesate, la qualità delle uve, le operazioni enologiche, la coerenza dei quantitativi con i carichi risultanti dal registro telematico o dai documenti giustificativi, eccetera. Queste nuove norme, è evidente, porteranno a ulteriori complessità burocratiche per gli operatori vitivinicoli già ipercontrollati con conseguenze rilevanti soprattutto per le piccole aziende. Inoltre, ci sarà una lievitazione dei costi dei controlli (che sono a carico dei produttori) a motivo della necessaria assunzione di nuovi ispettori che dovranno farsi carico delle verifiche previste in un brevissimo arco di tempo. Infine, ma non meno importante, la questione della sicurezza che, nelle fasi di lavoro accelerato delle vendemmie, trova persone estranee all’azienda coinvolte nelle operazioni di raccolta e prima vinificazione. Chi risponderà in caso di incidente? Il solito viticoltore? Cia Fvg chiede almeno che ci sia un esonero di queste norme per le piccole aziende e che si apra un tavolo regionale, tra le principali organizzazioni sindacali, per fare pressione su Governo e Regione, invitandoli allo snellimento e alla ragionevolezza. Quanto prima – conclude Clementin – sarà nostra cura spedire gli inviti per questa riflessione che non si può più rimandare».

Pasqua, pesa il caro-prezzi alimentare. Ma Cia Fvg: tutto ok per gli agriturismi

Doveva essere la prima vera Pasqua di ripresa, dopo due anni di pandemia, ma guerra, caro-energia e inflazione galoppante mettono un freno alle festività. Tagliate le spese extra, in primis quelle per i viaggi con due terzi degli italiani a casa, resta la voglia di stare a tavola con famiglia e amici. Anche se quest’anno lo scontrino sarà il 10 per cento più salato: la spesa prevista per il carrello alimentare, infatti, si attesterà a 1,2 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2021, per colpa dei forti rincari dei prezzi al consumo. Così Cia-Agricoltori Italiani, secondo la quale sui menù di Pasqua peseranno sia gli aumenti di frutta (+8 per cento) e verdura (+17) sia quelli di pasta (+12 per cento) e carne (+6).

Franco Clementin


«In ogni caso – commenta Franco Clementin, presidente di Cia Fvg – protagonisti delle tavole, anche in questo 2022, saranno i piatti tradizionali del territorio, scelti nell’80 per cento dei casi. Trionferanno i dolci “fai da te”, dalla pastiera alla torta pasqualina passando per la colomba e le focacce, che trascineranno gli acquisti di uova: fino alla fine della settimana di Pasqua, se ne compreranno oltre 300 milioni. Gli italiani, però, spenderanno il 4 per cento in più per portarle in dispensa. Ancora più alti i rialzi per la farina e il burro, altrettanto essenziali per le preparazioni culinarie, rispettivamente il +10 per cento e il +17 rispetto a un anno fa».
Complice la primavera e, soprattutto, la fine dello stato di emergenza – continua la nota di Cia Fvg – saranno comunque moltissimi gli italiani che approfitteranno di Pasqua e Pasquetta per una gita fuori porta in campagna, spingendo il turismo rurale e di prossimità. A beneficiare di questa voglia di natura e aria aperta, ma anche di cucina tipica e contadina, saranno i 24 mila agriturismi italiani (674 in Friuli Venezia Giulia), con almeno 300 mila presenze attese nel weekend di festa. Una prima boccata d’ossigeno dopo un 2021 disastroso, con perdite per oltre 1 miliardo di euro di fatturato tra pandemia, restrizioni e crollo dei turisti stranieri.

—^—

In copertina, un allegro pic nic in Friuli: un’immagine tipica di Pasquetta.

Caro-energia, una boccata d’ossigeno per Cia Fvg dal decreto del Governo

Arriva un segnale positivo dal Decreto Energia con le prime misure a sostegno delle aziende agricole messe in ginocchio dal caro-energia e dal boom delle materie prime. Così Cia-Agricoltori Italiani – che in Friuli Venezia Giulia, come è noto, ha eletto recentemente a sua guida l’aquileiese Franco Clementin -, dopo lo stanziamento di circa 195 milioni di euro per il comparto rurale, che non riesce più a coprire i costi di produzione (+120% delle bollette, carburante alle stelle e fertilizzanti triplicati) e chiede a gran voce di essere messo in condizione di continuare a svolgere il suo ruolo fondamentale nel sistema di produzione alimentare.


Cia valuta con favore la destinazione di 140 milioni per il contributo – sotto forma di credito d’imposta – pari al 20% delle spese per l’acquisto del carburante utilizzato per l’esercizio dell’attività agricola e della pesca nel primo trimestre del 2022. Una boccata d’ossigeno per le aziende è rappresentata anche dall’attribuzione di 20 milioni di euro alla rinegoziazione e ristrutturazione dei mutui agrari – operazioni garantite dall’Ismea – e dai 35 milioni che vanno a rifinanziare il fondo per lo sviluppo e il sostegno delle imprese agricole, dopo i rincari delle materie prime per la crisi internazionale in Ucraina.
Particolare soddisfazione per le disposizioni in materia di economia circolare, che equiparano i fertilizzanti naturali a quelli di origine chimica, non solo come risposta all’attuale emergenza, ma come indirizzo strategico per il futuro. Cia è stata, infatti, da sempre favorevole alla valorizzazione del biodigestato agricolo prodotto dagli impianti di biogas delle aziende zootecniche: una sostanza fertilizzante proveniente dagli scarti agroalimentari che rappresenta uno dei migliori esempi di green economy in agricoltura.

—^—

In copertina, una coltivazione di soia; all’interno, il neo-eletto presidente di Cia Fvg Franco Clementin.

Cia Fvg, Clementin nuovo presidente. “Ora basta con l’agrovoltaico a terra”

Franco Clementin è il nuovo presidente Fvg di Cia – Agricoltori italiani. Lo ha eletto, all’unanimità, l’assemblea dei delegati del sindacato agricolo friulano riunitosi a Palmanova. Clementin, 63 anni, è un imprenditore vitivinicolo di Aquileia e, in quanto tale, per un mandato ha anche ricoperto la carica di presidente del Consorzio di tutela dei vini della Doc Friuli Aquileia.
Il suo intervento programmatico ha evidenziato la necessità che la nuova agricoltura del Friuli Venezia Giulia accolga e affronti le sfide della digitalizzazione, dell’innovazione e della modernizzazione in senso lato. Le produzioni di qualità dovranno essere al centro delle politiche di valorizzazione e della lotta ai cambiamenti climatici, integrandosi con il turismo e le reti territoriali connesse con l’artigianato, la ristorazione, l’ospitalità e la ricerca. Intervenendo sulle tematiche più attuali, Clementin ha sottolineato la contrarietà di Cia Fvg all’agrovoltaico a terra che produce un non più tollerabile consumo di suolo. «In questo senso – ha spiegato -, la transizione energetica deve indirizzarsi prioritariamente verso l’utilizzo a fini energetici delle coperture, anche industriali, e delle aree dismesse».
«Questa assemblea – ha detto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier – crea i presupposti per vedere lavorare il mondo agricolo in maniera unita nella soluzione dei problemi. Uno dei principali è legato alla costante richiesta di sburocratizzazione del settore della quale siamo consapevoli, ma ci troviamo di fronte un’Europa che, sul tema, manda segnali contrastanti».
Secondo il presidente nazionale di Cia – Agricoltori Italiani, Dino Scanavino: «La nostra indipendenza organizzativa ci rende autorevoli nel confronto delle istituzioni, così pure le nostre idee e visioni programmatiche. La sfida della transizione ecologica va trasformata in valore, dagli agricoltori, modificando i propri comportamenti produttivi in sintonia con le richieste dei consumatori, e facendoseli pagare».

—^—

In copertina, il neo presidente Franco Clementin; qui sopra, l’intervento dell’assessore Zannier all’assemblea di Cia Fvg a Palmanova.