Grandi vini Fvg, italiani e del mondo incontrano la gastronomia del Cividalese nella cornice di Villa de Claricini

Un grande e inedito evento enogastronomico in programma il prossimo venerdì 28 giugno nella seicentesca Villa de Claricini Dornpacher, a Bottenicco di Moimacco, frutto della collaborazione tra l’enoteca Tabogan, interna al centro commerciale Borc Cividât (accanto alla sede di Civibank), e l’associazione “Invito a pranzo nelle Valli“, che riunisce i principali ristoranti delle Valli del Natisone, metterà a confronto la gastronomia locale e importanti vini regionali, nazionali e internazionali.
Grande attesa, quindi, tra gli appassionati per questa iniziativa che vede coinvolti 10 tra ristoranti e trattorie locali, 6 aziende con prodotti tipici gastronomici valligiani, e ben 32 rinomate aziende vinicole del Friuli Venezia Giulia, oltre alla “Rete del Pinot bianco nel Collio“ (6 cantine), 7 note aziende italiane in rappresentanza di altrettante regioni della Penisola, e 10 primarie case vinicole di tutto il mondo, di cui tre dello Champagne.
Una forte unità di intenti ha consentito di affrontare lo sforzo organizzativo in grado di proporre una suggestiva e sapiente proposta enogastronomica che saprà soddisfare anche i palati più delicati. L’ingresso in villa per le degustazioni, dalle 18 alle 24, è di 45 euro, e in prenotazione alla mail spataroandrea74@gmail.com a 38 euro. Qui di seguito l’elenco delle aziende presenti all’evento:

CANTINE

FRIULI

SGUBIN – SOSSOL – CARPINO – VALCHIARO – DORIGO – RONCO DEI TASSI – BRANKO – DRIUS – SCUBLA- RODARO – ATTEMS – ZAMO – CROATTO – ADICOOS – BELLA NOTTE – LUNA STORTA – PASCOLO – GRUDINA – TIARE – DARIO COOS – PETRUCCO – PERUSINI – CEDERMAS – ROSSI – RETE PINOT BIANCO NEL COLLIO (TOROS – KOMJANC – LIVON – CASTELLO DI SPESSA – VENICA & VENICA – RUSSIZ SUPERIORE) – TENUTA STELLA – CLARICINI – SPOLERT – PITICCO- CUESSA – VILLA RUSSIZ – VIGNA PETRUSSA – DAMIJAN

NAZIONALI

SICILIA: CASTELLUCCI MIANO
TOSCANA: FRESCOBALDI, BANFI, CASTELLARE
PIEMONTE: FONTANA FREDDA, VITE COLTE
ALTO ADIGE: KETTMEIR, HADENBURG
FRANCIACORTA: BERLUCCHI
VALLE D’AOSTA: CHATEAU FEVILLET
CAMPANIA: CANTINE OLIVELLA

INTERNAZIONALI

CILE: LOS VASCOS
PATAGONIA: BLACK RIVER
MENDOZA: KAIKEN
FRANCIA: POMMERY (Champagne), MADEMOISELLE, MARGUERITTE
NUOVA ZELANDA: CLOUDY BAY
GERMANIA: BISCHÖFLICHE WEINÜTER TRIER
AUSTRALIA: KOONUNSA
SLOVENIA: KORENIKA

RISTORANTI

CASCINA – SORZENTO
CASCATA – CLODIG
MONTE DEL RE – CLENIA
PESTROFA – CEDRON
DA WALTER – ALTANA
MASCHA E ORSO – OSNIETTO
DARIO AL PONTE – PREMARIACCO
ANTICA TRATTORIA NARDINI – CIVIDALE
TABOGAN – CIVIDALE
SANT’ANNA

STAND

GUBANA: GIUDITTA TERESA, DORBOLO, CEDERMAS
FORMAGGIO: CAPRE FELICI DI PEGLIANO, LATTERIE VENZONE
MOLINO PUSSINI
APICOLTURA CEDARMAS
AZIENDA AGRICOLA VALNATISONE DI PIERIG MAURO
AZIENDA AGRICOLA PAOLINO

Vini e Vinili a Cividale, ecco Reims e il suo inimitabile Champagne

(g.l.) Sarà il grande, inimitabile e incontrastato Champagne oggi il protagonista del nuovo appuntamento, dalle 19 alle 24, all’Enoteca Tabogan di Cividale. Proseguono, infatti, gli incontri nell’ambito del programma “Vini e Vinili”, una degustazione di eccellenti etichette accompagnata dall’esclusiva selezione delle migliori tracce anni 80, riprodotte rigorosamente in vinile dal Dj Max Zuleger. Il locale di Andrea Spataro si trova all’interno del centro commerciale Borc di Cividât, alle porte di Cividale (vicino alla sede centrale di Civibank, zona ex Italcementi).
Dopo la prima degustazione riservata al Friuli Venezia Giulia e la successiva alla Sicilia, questa sera, 6 luglio, è dunque la volta della Francia, con Reims e il famosissimo Champagne Pommery, abbinato alle ostriche, nel più classico degli accostamenti alle prestigiose bollicine.
Il quarto e ultimo evento avrà luogo, quindi, il 20 luglio e sarà riservato al Trentino Alto Adige e alla rinomata Cantina Girlan. Nei due precedenti incontri, nell’Enoteca di via Foramitti erano stati degustati i vini della Cantina Guerra Albano di Montina di Torreano e della Tenuta conte Tasca d’Almerita, una delle aziende vitivinicole più rinomate dell’antica Trinacria.

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In copertina, uno scorcio della prestigiosa viticoltura nella zona di Reims in Francia.

Quel brut di Ribolla nato nelle Grave di Lestans “estrema” Champagne friulana

Vitigno autoctono friulano per eccellenza, la Ribolla gialla viene citata per la prima volta in un atto di vendita del 1299 firmato dal notaio Emanno di Gemona. È ufficialmente dal Medioevo, quindi, che questa varietà di vite accompagna la storia del Friuli Venezia Giulia e il suo futuro sarà sempre più florido se si sceglierà di valorizzarlo con il giusto percorso identitario. Ne è convinto Albino Armani, trentino, dagli anni Novanta viticoltore friulano acquisito, innamorato di questa terra che definisce «unica e affascinante, da conoscere e in cui farmi riconoscere ogni giorno». La Grande Bellezza del Vigneto friulano consiste nella sua straordinaria diversità: dal terreno al microclima, all’interpretazione umana, la regione è un caleidoscopio di anime ed espressioni. Non è un caso che Armani abbia scelto di produrre la Ribolla gialla nell’Alta Grave Friulana. Dalla Vallagarina – dove da sempre l’azienda è impegnata nel recupero dell’antico patrimonio ampelografico locale, come il Foja Tonda e la Nera dei Baisi – e dal Monte Baldo, il produttore porta a Lestans, poco sopra Sequals, in provincia di Pordenone, un bagaglio culturale unico, specchio della propria filosofia aziendale, che parla di valorizzazione delle varietà autoctone e di metodo “champenoise”.

Grappoli di Ribolla gialla.


Un binomio vincente se applicato in particolare alla Ribolla gialla, varietà che nella visione aziendale diventa bandiera dell’eccezionale vocazionalità dell’Alta Grave Friulana per la produzione spumantistica. La Ribolla gialla Brut Millesimato Doc Friuli di Armani – ora in commercio con l’annata 2016 (tiraggio 2018) – incontra qui l’arte della rifermentazione in bottiglia – «unica a mio avviso in grado di veicolare la reale identità del territorio», dice Albino Armani – con una sosta sui lieviti di 24 mesi e minimo 9 mesi di affinamento in bottiglia. I circa 2 ettari di vigneto di Ribolla si trovano a Lestans, sulle rive dei torrenti in cui scorrono frammenti di roccia strappati alla montagna e trasformati lentamente in sassi bianchi e tondi: i “claps” in lingua friulana. Siamo precisamente nel paesaggio dei Magredi. Qui troviamo terreni ghiaiosi che si prestano perfettamente alla produzione di spumanti complessi ed eleganti, aiutati dalla vendemmia manuale precoce per preservare l’acidità e l’integrità del grappolo e da rese volutamente basse.
Non è solo una questione di terreno. «Per valutare un prodotto è fondamentale prendere in esame soprattutto il microclima, che, a parità di suoli, fa la totale differenza. Qui a Lestans troviamo delle condizioni quasi estreme, al limite della viticoltura, simili se vogliamo a quelle della Champagne: ci troviamo a nord, sotto le montagne (le Alpi Carniche) che offrono alla viticoltura un clima prealpino ideale per la coltivazione di vitigni da base spumante. La Ribolla gialla è un’uva di netta personalità, che, se trattata con competenza, si presta perfettamente alla spumantizzazione attraverso il metodo classico, dove riesce ad esprimere tutto il suo potenziale. In un contesto che privilegia quasi completamente la lavorazione della varietà con il più semplice e meno costoso metodo Martinotti, Armani ha saputo affrontare il rischio e vincere una grande sfida», spiega Walter Filiputti, nome di punta dell’enologia friulana, docente, giornalista e autore di numerose opere, nonché consulente dell’azienda di Albino Armani.

La degustazione – Uno spumante dal perlage fine e persistente, che unisce la raffinata mineralità del terroir dell’Alta Grave con la fragranza floreale ed agrumata impreziosita dalla lunga sosta sui lieviti. Al palato freschezza e sapidità sono ben bilanciate, il sorso ampio e il finale lungo e asciutto invitano a versare un secondo bicchiere. Piacevole come aperitivo, si abbina facilmente alla cucina vegetariana, carni bianche e piatti di pesce più o meno elaborati. Ottimo con il Prosciutto di San Daniele Dop, eccellenza gastronomica della tradizione friulana. Tra le cucine internazionali, si accompagna molto bene con il sushi.

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visitare il sito www.albinoarmani.com

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In copertina, vigneti di Ribolla gialla nella zona di Lestans nel Pordenonese.

 

Le bollicine volano in tempo di Covid e il Prosecco Doc e Docg è superstar

(g.l.) Prosecco superstar in questo momento magico per le bollicine italiane e soprattutto del Nordest, con in testa Veneto e Friuli Venezia Giulia sui cui territori insiste la Doc interregionale che beneficia del nome geografico della piccola località del Carso Triestino. È record storico, infatti, per la produzione di spumante “tricolore” che ha superato per la prima volta il miliardo di bottiglie nel 2021 per effetto del balzo del 23 per cento spinto dalla voglia di normalità di fronte all’emergenza Covid. I dati emergono da un’analisi della Coldiretti che evidenzia come a trainare il risultato sia stato proprio il Prosecco con 753 milioni di bottiglie Doc e Docg seguito dall’Asti Docg con 102 milioni ma buoni risultati sono stati ottenuti anche per il Franciacorta, il Trento e l’Oltrepo Pavese. Un successo spinto dalla domanda interna con una crescita del 27% in valore degli acquisti degli italiani, ma anche per l’esplosione delle richieste arrivate dall’estero dove si registra un aumento del 29% per un totale di circa 700 milioni di bottiglie stappate fuori dai confini nazionali secondo proiezioni Coldiretti per il 2021 su dati Istat ed Ismea.

Ettore Prandini leader Coldiretti.

Un patrimonio del Made in Italy – sottolinea Il Punto Coldiretti – che ha conquistato di gran lunga la leadership a livello mondiale in termini di volumi esportati davanti a Champagne e Cava. Fuori dai confini nazionali finiscono circa i 2/3 della produzione nazionale di bollicine e i consumatori più appassionati d i quelle “tricolori” sono gli americani che scavalcano i “cugini” inglesi con un aumento del 44% in quantità, mentre Oltremanica si “fermano” a una crescita del 12% che testimonia comunque come l’amore dei britannici per le bollicine italiane sia più forte anche della Brexit. In posizione più defilata sul podio si trova la Germania che rimane il terzo consumatore mondiale di spumante italiano ma che fa segnare un incremento solo del 2% degli acquisti in volume. Nella classifica delle bollicine italiane preferite nel mondo ci sono tra gli altri il Prosecco, l’Asti e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese, tanto che proprio sul mercato transalpino si registra una crescita record delle vendite del 16%. Ma lo spumante italiano piace molto anche nel Paese di Putin, visto l’incremento del 52% in Russia nonostante le tensioni causate dal perdurare dell’embargo su una serie di prodotti agroalimentari Made in Italy. E un aumento in doppia cifra si riscontra anche in Cina (+29%) e in Giappone, con +18%.
Sul successo delle bollicine “tricolori” nel mondo pesa però – rileva con preoccupazione il notiziario della Coldiretti – la contemporanea crescita delle imitazioni in tutti i continenti a partire dall’Europa dove sono in vendita bottiglie dal Kressecco al Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi. E questo mentre si attende la decisione finale della Commissione Europea sulla domanda di registrazione della menzione tradizionale Prosek, il vino croato che nel nome richiama proprio la star degli spumanti tricolori causando un grave danno di immagine.

Glera vitigno base del Prosecco.

Lo spumante è l’elemento traino del sistema vitivinicolo italiano che rappresenta la punta di diamante del sistema agroalimentare nazionale con il fatturato del vino Made in Italy che ha raggiunto un valore di quasi 12 miliardi nel 2021 superando anche i risultati del periodo pre-pandemia. Vengono, infatti, ampiamente recuperate le perdite del terribile anno Covid offrendo un importante contributo all’economia e all’occupazione dell’intero Paese, considerato che il settore offre opportunità di lavoro a 1,3 milioni di persone dalla vigna alla tavola.
Nonostante le difficoltà del clima, l’Italia resta leader mondiale della produzione di vino e spumanti davanti a Francia e Spagna, i due principali competitor a livello internazionale, con una produzione che nel 2021, seppur in calo del 10% sfiora i 44,5 milioni di ettolitri, secondo le previsioni della Commissione Europea. L’elemento che caratterizza maggiormente la nuova stagione del vino italiano è l’attenzione verso il legame con il territorio, la sostenibilità ambientale, le politiche di marketing, anche attraverso l’utilizzo dei social, e il rapporto con i consumatori, con i giovani vignaioli che prendono in mano le redini delle aziende imprimendo una svolta innovatrice. Le aziende agricole dei giovani possiedono peraltro una superficie superiore di oltre il 54% alla media, un fatturato più elevato del 75% della media e il 50% di occupati per azienda in più.
«Il vino e lo spumante sono i prodotti italiani della tavola più esportati all’estero e rappresentano un elemento strategico per l’intero sistema Paese«», sottolinea il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nel rilevare che «si tratta del risultato di un percorso fatto dalle nostre aziende verso la qualità e la sostenibilità delle produzioni». A preoccupare – conclude Prandini – sono però le nuove politiche europee, come la proposta di mettere etichette allarmistiche sulle bottiglie per scoraggiare il consumo e lo stop anche ai sostegni alla promozione. Un problema sul quale abbiamo più volte messo l’accento, accomunandolo ai moniti in uso da molti anni sui pacchetti delle sigarette, rilevando quanto dannosa sarebbe questa “strategia sanitaria” per l’Italia, primo Paese produttore al mondo, ma anche per il Vigneto Fvg. Per cui non c’è che augurarsi che il tutto se ne stia celato nel buio di un cassetto ben chiuso a chiave.

Vigneti delle grave pordenonesi.

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In copertina, gli spumanti italiani vanno a gonfie vele sul mercato internazionale.

Cividale, ostriche e bollicine friulane per gli auguri di Natale all’enoteca Tabogan

Niente Champagne, bensì un grande spumante del Vigneto Friuli protagonista con le ostriche, piatto d’eccellenza con le bollicine di qualsiasi provenienza, all’enoteca Tabogan di Cividale. Infatti, i “venerdì del gusto” nel locale di Andrea Spataro (accanto alla sede centrale di Civibank) si concludono per il 2021 con uno speciale brindisi prenatalizio il 17 dicembre a partire, dalle ore 18. Protagonista assoluto sarà lo spumante classico Dorigo brut, un “must” dell’enologia friulana nel campo delle bollicine, ottenuto attraverso la fermentazione naturale in bottiglia.
Il titolare dell’enoteca cividalese ha voluto così riservare un’occasione privilegiata per i wine lovers a ridosso delle festività di fine anno proponendo una serata chic all’insegna di pregiato spumante di casa nostra – dell’azienda che ha sede proprio alle porte di Cividale, arrivando da Moimacco – con ostriche come coerente abbinamento. Si comincerà dunque alle 18 di venerdì prossimo: gradita la prenotazione, mentre indispensabile sarà l’ormai famoso super green pass.
Come si ricorderà, i bianchi marchigiani e friulani, il Barolo e lo Schioppettino, il Chianti classico e il Merlot dei Colli orientali del Friuli sono stati al centro dei precedenti gustosi incontri di degustazione all’enoteca Tabogan che hanno allietato i tanti appassionati intervenuti. E, dopo questo ultimo invitante appuntamento del 2021, arrivederci nel nuovo anno che si annuncia già con numerose e importanti sorprese che sono ancora in fase di definizione. Sempre intonate alla valorizzazione del vino di qualità, Made in Fvg ma anche in altre regioni d’Italia, Paese primo produttore di vino nel mondo.

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In copertina, le pregiatissime ostriche sono l’abbinamento d’eccellenza con le bollicine. Anche friulane!

No al Prošek, all’Ue il dossier Italia: le controdeduzioni croate in 60 giorni

di Giuseppe Longo

Prima mossa ufficiale dell’Italia a difesa del Prosecco prodotto tra Friuli Venezia Giulia e Veneto (beneficiando del nome del piccolo paese del Carso Triestino) contro le rivendicazioni croate. Ieri mattina è stato, infatti, trasmesso all’attenzione della Commissione Europea il dossier con l’opposizione del Ministero delle Politiche agricole al riconoscimento della menzione geografica tradizionale europea per il Prošek richiesto da Zagabria. Il documento è stato illustrato dal ministro Stefano Patuanelli e dal sottosegretario Gian Marco Centinaio che ha la delega al settore vitivinicolo, nel corso di una conferenza stampa in via XX Settembre, a cui hanno preso parte anche i presidenti dei consorzi interessati: Conegliano Valdobbiadene, Prosecco Doc, Colli Asolani e l’Associazione Patrimonio delle Colline Unesco.

Stefano Patuanelli

Gian Marco Centinaio

Nel dossier di 14 pagine – informa una nota del Mipaaf – sono state precisate la posizione italiana e le motivazioni tecniche, storiche e territoriali, compresa l’iscrizione delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene nella lista del patrimonio mondiale Unesco e l’incompatibilità del riconoscimento della menzione tradizionale Prošek. «Le motivazioni per cui ci opponiamo alla denominazione tradizionale Prošek sono ben solide e rappresentate nel documento che abbiamo inviato alla Commissione, tra le principali c’è la questione della omonimia tra la denominazione Prošek e la Dop», ha sottolineato il titolare del dicastero, il triestino Patuanelli, il quale ha aggiunto che sono «a rischio il sistema Paese, il sistema di protezione delle denominazioni geografiche e l’eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Si rischia di istituzionalizzare l’italian sounding».
«L’Italia ha dimostrato all’Europa che tutti si sono messi a disposizione, dai consorzi ai comuni», ha aggiunto il sottosegretario Centinaio, spiegando poi: «Abbiamo prodotto il miglior documento possibile da presentare in opposizione. Le colline del Prosecco sono un patrimonio dell’umanità, oltre che agricolo anche culturale, quindi non possiamo pensare che da parte dell’Europa ci sia poca considerazione».

Il paese di Prosecco sul Carso.

Il Ministero delle Politiche agricole ricorda, infine, che ora la Croazia avrà 60 giorni di tempo per preparare e presentare le controdeduzioni alle quali l’Italia, rappresentata proprio dal Mipaaf, avrà diritto di controreplicare assieme a tutti coloro che hanno presentato già l’opposizione, tra cui i tre Consorzi citati e le Regioni interessate, appunto Friuli Venezia Giulia e Veneto.
Ricordiamo che il Prosecco è il leader mondiale (oltre 600 milioni di bottiglie) delle “bollicine” grazie a un mastodontico incremento dell’export che, negli ultimi anni, ne ha consolidato la leadership a livello planetario, più di Champagne e Cava. Gli Stati Uniti sono diventati il primo acquirente con un aumento del 48% ma l’incremento maggiore delle vendite si è verificato in Russia dove gli acquisti sono più che raddoppiati (+115%), mentre questo vino frizzante guadagna il 37%, seguito dalla Francia (+32%), sebbene questo sia proprio il Paese dello Champagne. La produzione di Prosecco, come detto, avviene in due regioni, Veneto e Friuli Venezia Giulia, e tre sono le denominazioni d’origine: Prosecco Doc, Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg e Asolo Prosecco Docg. Nel 2019, come si ricorderà, era avvenuto il riconoscimento Unesco per le bellissime Colline del Prosecco.
Non resta, dunque, che aspettare le controdeduzioni di Zagabria al dossier spedito da Roma a Bruxelles. L’Italia ha assicurato che si batterà strenuamente contro le rivendicazioni croate, memore anche – e soprattutto – della questione legata al Tocai friulano, il cui nome è stato perso (per il vino, non per la varietà di vite) proprio per l’assonanza del nome (o quasi, perché la grafia è completamente diversa) della località ungherese, che dà origine a un prodotto dolce e liquoroso che non ha nulla a che fare con il bianco secco nostrano per eccellenza, ma che ormai da molti anni può essere commercializzato soltanto come “Friulano”. Un precedente che dovrebbe rappresentare la chiave di volta dell’opposizione italiana, proprio in virtù del fatto che sul Carso Triestino esiste la località Prosecco. Che si scrive Prosek in sloveno, lingua che in zona è molto parlata.

Le colline patrimonio Unesco.

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In copertina, grappolo di Glera, il vitigno base nella produzione delle bollicine di Prosecco.

Dai Viticoltori La Delizia uno spumante speciale per un’annata tutta da ricordare

Uno spumante speciale per Natale a chiusura di un’annata durissima, “storica”, da ricordare a lungo, ma che vuole esprimere anche un messaggio di speranza per guardare al futuro con serenità. E che è soprattutto dedicato a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta: l’hanno prodotto i Viticoltori Friulani La Delizia al termine di questo 2020 complicato, ma che ha messo in essere risposte alle difficoltà che saranno alla base per la Cantina di Casarsa di domani.
Dal direttore commerciale Mirko Bellini arriva l’analisi di 12 mesi intensi e l’esigenza immediata di attivare al più presto dei sistemi di sostegno al credito e alla liquidità delle aziende (tramite la legge 80 già esistente e in attesa del Recovery Fund) per sostenere tutta la filiera vitivinicola dai produttori fino ai ristoratori. Inoltre, da segnalare la partenza superiore alle attese sul mercato della grande distribuzione per il nuovo Prosecco Rosè che si affianca al citato spumante in edizione speciale marchiato La Delizia dedicato, appunto, a tutti coloro che hanno sofferto a causa del Covid-19.

MERCATI – “Commercialmente abbiamo vissuto una doppia annata. Nella grande distribuzione organizzata (Gdo) sia in Italia che all’Estero abbiamo avuto una forte crescita, fino al 30% delle bottiglie vendute in più rispetto al 2019. Di contro però il settore degli hotel, ristoranti, caffetterie e bar (HORECA) a parte i mesi estivi è risultato completamente bloccato, con flessione del 50% delle vendite e una perdita secca della marginalità. In pratica, ci sono stati solo 5 mesi di attività a singhiozzo e 7 di chiusura, tra lockdown e restrizioni varie. È chiaro che il settore Horeca non potrà ripartire pienamente fino alla prossima primavera, con l’arrivo dei vaccini anti Covid-19 e dell’aumento delle temperature meteorologiche”.

SOSTEGNO – “Le aziende del comparto vitivinicolo e dell’agroalimentare in generale hanno bisogno di interventi di sostegno da parte della politica vitali per affrontare il 2021. In primis riducendo il costo del lavoro, il costo di produzione e soprattutto la riduzione dei costi di energia, in modo da aumentare la competitività delle aziende. In questi mesi, la filiera commerciale è stata tenuta in piedi dai sistemi territoriali e non dai sistemi centrali: le singole aziende hanno fatto la loro parte, in particolare sostenendo in prima persona le vendite nell’HORECA, fornendo la merce ai clienti a fronte di difficoltà negli incassi. Ecco quindi che l’intervento auspicabile è il sostegno alla liquidità del credito, visto che soprattutto nell’Horeca l’esposizione all’incasso è in queste settimane l’elemento di maggior allarme. Azioni da realizzare tramite gli strumenti finanziari che ci sono già: per esempio la legge 80, con il sostegno al credito delle aziende da parte della Regione Friuli Venezia Giulia, relativo alle fatture di vendita regolarmente emesse e non incassate, fino ad arrivare al Recovery Fund. Sarebbe una boccata d’ossigeno non indifferente di cui beneficerebbe l’intero comparto e ci permetterebbe di affrontare i mercati e sostenere l’intera filiera come fatto finora”.

EVOLUZIONE – “Il 2020 nelle stime iniziali pre-Coronavirus sarebbe stato un’annata di ripartenza dei mercati. Ma in ogni caso questi mesi, a partire dal lockdown di primavera, sono stati utili per organizzare il nuovo futuro che ci attende: li stiamo mettendo a frutto, cambiando la nostra struttura e modificando la “macchina” produttiva e organizzativa in funzione delle criticità che il Covid-19 ha evidenziato, in modo da essere pronti alla ripartenza, speriamo definitiva, del 2021. Ora siamo sempre più orientati verso l’industria 4.0, la sostenibilità ambientale e qualità del prodotto, l’efficienza, nuovi sistemi di lavoro e di gestione. Ringrazio i nostri dipendenti, soci e la forza vendita che ci hanno seguito su questa strada in una grande lavoro di squadra”.

PROSECCO ROSÉ – “Il Prosecco Rosè era molto atteso dai mercati, dopo l’adozione del disciplinare da parte del Consorzio del Prosecco Doc. Non solo sui mercati esteri, ma anche su quello italiano della Grande distribuzione, essendo l’Horeca attualmente fermo, stiamo avendo una partenza superiore alle previsioni, con il 15% sul totale delle vendite di Prosecco. È un vino che nasce dalla sapiente unione tra uve Glera e Pinot nero, che risulta elegante, raffinato, fragrante e sicuramente non banale. Uno spumante che completa la gamma del brand Prosecco riempiendo quella “casella” di prodotto alla moda e che ci permette di compiere lo stesso percorso fatto da altri brand come lo Champagne”.

EDIZIONE SPECIALE – “Abbiamo creato uno spumante Pinot Chardonnay con un metodo Charmat lungo 4 mesi di autoclave, specificatamente per il Natale 2020. Un’edizione limitata che vuole essere un messaggio di speranza per guardare al futuro con cui auspichiamo maggiore serenità. Per questo, al centro della grafica, risalta un cuore, dedicato sia a chi ha sofferto per la pandemia, a chi non c’è più e a chi continua la lotta”.

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In copertina, il direttore Mirko Bellini brinda con il nuovissimo Prosecco Rosè dei Viticoltori La Delizia.

Un grande Pinot bianco da vigne allevate come in Champagne

di Gi Elle

Non solo i Tre Bicchieri del Gambero Rosso 2020, ma anche i 95 punti della Guida Essenziale ai Vini d’Italia 2020 di DoctorWine by Daniele Cernilli e le 4 viti di Vitae 2020 dell’Ais, l’Associazione italiana sommelier. Prestigiosi riconoscimenti a raffica, insomma, per il Pinot bianco Santarosa 2018 del Castello di Spessa che, ottenuto da vigne allevate come in Francia, si conferma così il vino più premiato della storica azienda vitivinicola di Capriva del Friuli, ma anche dell’intero Vigneto Fvg. Questo grande bianco prende il nome dalla famiglia nobile che fu proprietaria del Castello di Spessa nel corso dei secoli. È un vino di estrema raffinatezza e nella microzona caprivese, nel cuore del Collio Goriziano, esprime il meglio della sua eleganza, grazie al terroir unico. Il suo segreto è l’immediata separazione delle bucce dal mosto per preservare nel giovane vino freschezza, armonia e fragranza. Si abbina a pesce, primi piatti a base di verdure e secondi di carne bianca.

Il Santarosa, assieme al Pinot grigio Joy e al Pinot nero Casanova, proviene da uve raccolte nella “Vigna dei 3 Pinot”, sulle rinomate colline che circondano il Castello di Spessa. Questo speciale vigneto è affidato alla maestria di Marco Simonit, master pruner di fama internazionale, che ha predisposto una forma di allevamento originale, poco utilizzata in Friuli, ma tipica delle zone più rinomate per i Pinot di qualità, come la Borgogna e lo Champagne. L’obiettivo è quello di preservare l’ambiente, facendo vivere le viti molto a lungo, per ben 50 o 60 anni. Pertanto vengono allevate con grande rispetto, senza sfruttarle al massimo e attendendo i tempi della natura, che spesso oggi vengono dimenticati.

Proprietaria della cantina Castello di Spessa è la famiglia Pali che, perpetuando la tradizione vitivinicola e di ospitalità del luogo, ha fatto del maniero il cuore di un raffinato Golf&Wine Resort, ma anche il punto di riferimento ogni anno per prestigiose manifestazioni culturali ed enogastronomiche come il Premio Casanova e la cena-spettacolo di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori.
“Il Friuli è la terra in cui sono nato – racconta Loretto Pali -, ne conosco gli incantevoli luoghi, l’ospitalità della gente, la storia, l’arte e il patrimonio enogastronomico che la fanno apprezzare nel mondo”. Erede di un’importante famiglia di imprenditori nel settore del mobile, decide di seguire la sua grande passione, quella per la terra friulana e per il vino che ne è la massima espressione. Uomo del territorio, sensibile alla sua crescita e al suo sviluppo, Pali ha il vino nel cuore e, con cuore e passione, fa il suo primo investimento acquistando negli anni Settanta i primi vigneti alla Boatina di Cormòns. Qualche anno dopo acquisisce il Castello di Spessa a Capriva, storica tenuta del Collio. In un decennio diventa uno dei protagonisti dell’alta enologia friulana. Ed è sempre l’attaccamento alla tradizione e ai più antichi valori territoriali, che lo spingono successivamente a produrre anche grappe e distillati. Oggi l’azienda si estende per circa 90 ettari di vigneti di proprietà (di cui 28 nella Doc Collio e i restanti nella ghiaiosa pianura della Friuli Isonzo) allevati con una filosofia “eco-friendly”, con un apparato produttivo dotato delle più avanzate tecnologie e una scenografica cantina storica di affinamento, scavata nel sottosuolo del castello. Un lavoro condotto con grande passione, sostenuto dalla competenza di bravissimi tecnici e operatori, sia in vigna che in cantina. E i risultati continuano a non mancare, come dimostrano anche gli importanti premi conseguiti dal Pinot bianco Santarosa.

Azienda Vinicola Castello di Spessa
Via Spessa 1 –  Capriva del Friuli (Go)
Tel +39 048160445
www.castellodispessa.it/vini

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In copertina, la “Vigna dei 3 Pinot” e all’interno il vino premiato con immagini di cantina e azienda.