E ora anche la Certificazione biologica per la Cantina di Ramuscello e San Vito

(g.l.) Ci sarà lo stato maggiore del settore primario, con particolare riferimento alla vitivinicoltura, sabato 11 giugno, a festeggiare la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che celebrerà, come già annunciato, i suoi sessant’anni di vita. Ci sarà infatti, fra le numerose iniziative, organizzate anche una tavola rotonda sul tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale”, con Riccardo Cotarella, Attilio Scienza, Luca Rigotti, Corrado Casoli, Albino Armani e Stefano Zanette.

L’assessore Zannier con Trevisan e Rizzi.


La produzione di vino di qualità sostenibile e certificata è una delle bussole che regolano il lavoro della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che – presieduta da Gianluca Trevisan e diretta da Rodolfo Rizzi -, quest’anno festeggia appunto la sua 60ma vendemmia, con un’asticella che si è alzata, e continua a farlo, anno dopo anno. Nel 2020, infatti, è partita l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 aziende. Nel 2022, i soci interessati sono quasi raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630, sui 750 complessivi. Nel 2021, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), erano stati certificati, come molti ricorderanno, 5.400 ettolitri di “vino vegano”. Una notizia che ha suscitato molto interesse in regione, ma anche a livello nazionale.
È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della Certificazione biologica per la Cantina sita nel Comune di Sesto al Reghena, Città del vino Fvg. «Stiamo proseguendo nella direzione tracciata già da qualche anno – commenta infatti il presidente Trevisan – facendo sempre alcuni passi avanti, con il sostegno della base sociale e dei nostri clienti. La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente. Siamo già vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui (in riferimento ai fitofarmaci). Pure l’impianto fotovoltaico che abbiamo installato sul tetto della cantina e la progettata piazzola di lavaggio degli atomizzatori dei soci, con relativo impianto di depurazione, vanno in tale direzione».
E questi saranno pure i temi che, almeno in parte, che verranno affrontati dopodomani, a partire dalle ore 10.30, appunto in una qualificata tavola rotonda che sarà moderata dal giornalista e direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli. Nella tensostruttura della Cantina, ricordiamo che, oltre all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, vi prenderanno parte Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi; Attilio Scienza, presidente del Comitato Nazionale Vini del Mipaaf; Luca Rigotti, coordinatore del Settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari; Corrado Casoli, presidente del Gruppo Italiano Vini; Albino Armani, presidente del Consorzio Doc “Delle Venezie” e Stefano Zanette, presidente del Consorzio Doc “Prosecco”.

—^—

In copertina, Gianluca Trevisan presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito che festeggia 60 anni di cooperazione.

Alla Cantina di Ramuscello e San Vito nasce il primo “vino vegano” Fvg

di Giuseppe Longo

Vegano: sempre più frequente sentire o leggere questo vocabolo. Tanto che non riguarda più soltanto la cucina (nessun alimento di origine animale) e lo stile di vita (fra cui, grande dedizione al rispetto dell’ambiente), ma addirittura il vino. Una novità molto significativa per il Friuli Venezia Giulia che vede domani il suo debutto a Ramuscello di Sesto al Reghena, nella Bassa pordenonese.

Rodolfo Rizzi


«Con la vendemmia 2021, la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito – ci riferisce infatti con soddisfazione il suo direttore, Rodolfo Rizzi – ha iniziato un nuovo progetto per la produzione del “vino vegano”. Questo importante traguardo è frutto del lavoro, intrapreso nel 2020, che ci ha portato alla Certificazione Sqnpi e che ora, assieme alla produzione del “vino vegano” (prima Cooperativa in Friuli-Venezia Giulia), ci permette di affrontare nuovi mercati con l’obiettivo di aumentare la remunerazione delle uve dei nostri soci. A suggello di questo percorso – conclude il tecnico, che è anche presidente di Assoenologi Fvg -, l’Ente di certificazione Ceviq martedì 14 dicembre, alle ore 11, presso gli Uffici della Cantina, ci consegnerà ufficialmente la “Certificazione di Vino Vegano”».
Come avevano ricordato a suo tempo, l’uva di buona parte della vendemmia 2021 di tutte le cantine cooperative del Fvg sarebbe stata sostenibile e certificata. Infatti, la stessa Cantina produttori Ramuscello e San Vito, assieme alla Cantina Viticoltori Friulani La Delizia, alla Cantina produttori Cormòns, alla Cantina Vini San Giorgio (della Richinvelda) e alla Cantina Rauscedo, ha aderito allo schema di certificazione, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che consente, a chi lo desidera, anche di apporre sull’etichetta il simpatico logo dell’”apetta” su sfondo bianco e contorno verde.
Un’adesione massiccia dei soci – riferivamo la scorsa estate -, coordinata in maniera convinta dai dirigenti che pongono la regione enologica-cooperativa del Friuli Venezia Giulia ai vertici nazionali dove il 51 per cento delle cooperative ha già aderito a uno standard di certificazione volontaria (Sqnpi in primis, ma anche Equalitas e Viva). Sono 350 i soci produttori coinvolti per una superficie di vigna interessata di oltre 3 mila ettari, in un contesto in cui la cooperazione vitivinicola raccoglie e vinifica oltre il 40 per cento dell’intera produzione regionale di uva, per un fatturato complessivo che supera gli 85 milioni di euro. E c’è già chi guarda al biologico, come sta facendo la Cantina Rauscedo (partendo dalla coltivazione di viti resistenti alle principali fitopatie) e, appunto, la Cantina Ramuscello e San Vito che, come detto, proprio domani riceverà dal Ceviq la “Certificazione di Vino Vegano”. Che sarà la prima del Vigneto Fvg.

—^—

In copertina, il marchio Sqnpi della Qualità sostenibile nei vigneti della Cantina di Ramuscello e San Vito.

Dal Borgo delle Oche il primo spumante Metodo Classico della Doc “Friuli”

È prodotto dall’azienda vinicola di Valvasone, Borgo delle Oche, il primo spumante Metodo Classico certificato Doc “Friuli”. “Terra e Cielo”, questo il suo nome, è già disponibile in 3.000-3.500 bottiglie l’anno.
«La nostra azienda è “giovane” – spiega la titolare Luisa Menini che si occupa della gestione dei 7 ettari di vigneto nelle “Grave” e della cantina assieme al marito, Nicola Pittini -. Produciamo vino con la nostra etichetta solo dal 2004 e, dal 2006, imbottigliamo il nostro spumante Metodo Classico. Alcuni dei nostri vini sono già etichettati con la Doc” Friuli” e, appena si è presentata l’opportunità, abbiamo adottato la certificazione regionale anche per il nostro “Terra e Cielo”. Ci voleva proprio una Denominazione identitaria di territorio che facesse riferimento a un’area più conosciuta, in Italia e nel mondo e, così, l’abbiamo rivendicata anche per il nostro spumante».
«Si tratta di un ulteriore elemento utile a comprendere quanto la Doc “Friuli”, dal 2016, si sia radicata nella nostra regione e quanto consenso trovi presso i produttori – sottolinea Germano Zorzettig, presidente di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), l’ente che certifica, tra altre, anche questa Denominazione -. Nel 2019, come Doc “Friuli” abbiamo certificato circa 160 mila ettolitri di vino. Anche per il 2020, nonostante i problemi dovuti alla pandemia i numeri indicano un trend in aumento. La crescita è continua e ciò è dovuto, probabilmente, proprio al fatto che la parola “Friuli” risulta incisiva nel rappresentare con chiarezza il territorio e le ottime possibilità di utilizzo del nuovo Disciplinare di produzione convincono aziende e mercati a un impiego sempre maggiore della Denominazione».
“Terra e Cielo” è uno spumante Metodo Classico prodotto con uve (raccolte manualmente) di Chardonnay (75 per cento) e Pinot nero (25). Attualmente è sul mercato l’annata 2016, assieme agli altri undici vini dell’azienda, bianchi e rossi, per complessive 40 mila bottiglie prodotte.

Ecco le bollicine Doc “Friuli”.

—^—

In copertina,  i produttori Luisa e Nicola con il loro spumante certificato Metodo Classico.

Un coro di sì alla Doc Friuli per lo stoccaggio del Pinot grigio

di Gi Elle

Anche il settore vitivinicolo ha subito un pesante contraccolpo a causa della crisi sanitaria da Coronavirus che ha imposto il lunghissimo lockdown, con il blocco di molte attività come quella della ristorazione. E a farne le spese è anche il Pinot grigio, vino di punta del Vigneto Fvg, ma non solo. Pochi giorni fa, riferendo della situazione a livello di Doc delle Venezie, rilevavamo infatti, sulla base dei dati consortili, come il grande bianco nonostante l’emergenza in atto avesse tenuto nei primi mesi dell’anno, soprattutto a livello di Grande distribuzione organizzata, mentre a preoccupare i vertici dell’organismo di tutela è il futuro, tanto da pensare ad adeguate misure protettive. E sulla stessa lunghezza d’onda si pone ora anche la Doc Friuli che chiede lo stoccaggio del prodotto ottenendo un coro di consensi anche da parte di Confagricoltura Fvg e Fedagripesca Fvg. Afferma, infatti, il presidente Giuseppe Crovato: «La pandemia ha reso ancora più evidente lo squilibrio tra la domanda e l’offerta di vino, soprattutto di quello maggiormente prodotto, rivendicato ed esportato in Friuli Venezia Giulia: il Pinot grigio. Il blocco totale del canale Horeca, la crescita della produzione in altri areali italiani e l’approssimarsi della nuova vendemmia hanno spinto, dunque, il consiglio di amministrazione del Consorzio di tutela della Doc Friuli, a sollecitare la richiesta di stoccaggio».
«Non potendo agire direttamente, poiché l’iter del riconoscimento consortile non si è ancora completato, solleciteremo le Associazioni di categoria e la Regione a consentire una produzione di 140 q per ettaro di uva (come da Disciplinare), destinandone però 10 allo stoccaggio. Un intervento che consentirà, qualora le condizioni di mercato migliorino, di sbloccare successivamente la produzione di vino mantenendo, nel contempo, un certo calmiere sul prezzo. È una decisione che abbiamo preso dopo avere ragionato su quanto hanno fatto altre Denominazioni importanti (Doc Delle Venezie, a esempio) e vorremmo che fosse da stimolo ad altre ancora ma, soprattutto, alle Igt della Penisola per avviarsi verso un contenimento anche della loro produzione. Siamo giunti a questa conclusione – aggiunge Crovato – dopo aver valutato che le misure sulla distillazione non saranno attuate. Confidiamo pure che si avvii, appena possibile, una nuova campagna promozionale per affermare sui mercati la grande qualità espressa dal Pinot grigio del Friuli Venezia Giulia».

Giuseppe Crovato

«La richiesta del Consorzio della Doc Friuli di porre a stoccaggio 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro per la prossima vendemmia è condivisibile», commenta Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura Fvg. «L’importante è che non si tratti di una semplice posizione ideologica, ma venga attuata con la finalità di garantire una maggiore redditività alle aziende produttrici. La scelta dello stoccaggio, dunque, dovrà essere condizionata all’eventuale sblocco della riserva, qualora le condizioni di mercato lo consentissero e si trattasse di una scelta che favorisse una crescita di valore per i vignaioli», conclude Pace Perusini.

Michele Pace Perusini

«È una richiesta di buon senso e che condividiamo quella dello stoccaggio di 10 quintali di uve di Pinot grigio per ettaro, avanzata dal Consorzio della Doc Friuli, per la prossima vendemmia», gli fa eco Venanzio Francescutti, presidente regionale di Fedagripesca. «Il Pinot grigio, oltre a essere il vino più rivendicato della Doc (1.712 ettari di vigna per 127.159 ettolitri), è attualmente il più richiesto e venduto a livello mondiale. Il mercato (soprattutto estero), nonostante le chiusure di questi mesi, è ancora assai recettivo e, in previsione, continuerà a esserlo. Infatti, possiamo già anticipare che le cantine cooperative della regione procederanno regolarmente con i ritiri delle uve conferite dai propri soci. Il punto vero rimane la tutela del valore dell’uva e del vino – prosegue Francescutti – ed è per questo motivo che, a fianco dello stoccaggio, a nostro avviso, serve attivare altre misure per calmierare la produzione. A esempio, serve decidere il blocco dei nuovi impianti e, inoltre, fare in modo che tutto il Pinot grigio prodotto in Italia sia regolato da una tracciabilità seria, come abbiamo proposto a livello nazionale. Queste azioni, ancora una volta – conclude il presidente di Fedagripesca Fvg – testimoniano quanto sia importante per i vignaioli regionali, lavorare in maniera coordinata anche rafforzando la rappresentanza del Consorzio della Doc Friuli e contribuire alla crescita delle adesioni e della sua forza rappresentativa».

Venanzio Francescutti

I numeri della Doc Friuli

Continua la crescita a due cifre, anche per il 2019, del gradimento della Doc Friuli fra i vignaioli della regione. Una Denominazione nata nel 2016 e che, in pochi anni, è diventata la più importante del Friuli Venezia Giulia, se si escludono quelle del Prosecco e appunto del Pinot grigio condivise, peraltro, con il vicino Veneto. I numeri relativi all’annata 2019, dunque, forniti dal Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) di Pradamano, indicano in 3.440 gli ettari rivendicati, rispetto ai 2.497 del 2018 (+38%). Di conseguenza, crescono in progressione gli ettolitri prodotti che passano dai 183.348 del 2018, ai 240.406 del 2019, con un aumento del 31%. Il vino più rivendicato resta sempre l’”internazionale” Pinot grigio (1.712 ettari per 127.159 ettolitri) seguito, a grande distanza, dal Merlot (269 ettari per 17.870 di vino prodotti). Il Friulano (255 ettari per 17.491 ettolitri di ex Tocai), l’autoctono più rivendicato, conquista il terzo posto spodestando dal podio lo Chardonnay.

—^—

In copertina, una bella produzione di Pinot grigio in Friuli Venezia Giulia.

Dalla “casa del vino” di San Vito un appello: “Strategie unitarie”

“La Regione appoggia i sodalizi dei produttori vitivinicoli, ma non può sostituirsi alle aziende nell’elaborare strategie unitarie. Occorre puntare non tanto sui fatturati quanto sui guadagni, perché su di essi si basano gli investimenti e la stessa promozione, che dipende prioritariamente dalle imprese e solo in seconda battuta dall’Amministrazione del Friuli Venezia Giulia”. E’ questo il messaggio – come riferisce una nota Arc – indirizzato dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, alla platea dell’Antico Teatro Arrigoni di San Vito, dove è stata “battezzata” la creazione del polo degli attori del vino friulano che troverà sede a palazzo Altan nella cittadina sul Tagliamento. Come avevamo annunciato, lo storico edificio darà ospitalità ai Consorzi Doc Friuli Venezia Giulia, Doc Friuli Grave, Doc delle Venezie e agli organismi di certificazione Valoritalia e Triveneta Certificazioni e Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità).

Servono strategie unitarie nel settore vitivinicolo – questo il monito di Zannier – e occorre anche che i produttori abbiano chiari i limiti delle loro azione, proprio come i piloti degli aerei sono chiamati a conoscere qual è la velocità massima cui possono spingersi, pena la perdita del velivolo”.

All’incontro di apertura della “casa del vino” istituzionale di San Vito al Tagliamento ha preso la parola anche Riccardo Ricci Curbastro, storico produttore della Franciacorta e presidente nazionale di Federdoc – che riunisce 100 consorzi e 120 denominazioni -, dal quale sono giunti uno sprone e un apprezzamento al tentativo dei protagonisti vitivinicoli del Friuli Venezia Giulia di fare sintesi. Al teatro Arrigoni sono intervenuti, con il sindaco Antonio Di Bisceglie e il rappresentante della Regione Veneto Alberto Andriolo, anche i presidenti dei Consorzi che opereranno a Palazzo Altan: Pietro Biscontin (Doc Friuli Grave), Giuseppe Crovato (Doc Friui Venezia Giulia) e Albino Armani (Doc delle Venezie, che riunisce i produttori di Pinot grigio), assieme ai presidenti degli organismi di certificazione ospitati nel nuovo polo – Francesco Liantonio (Valoritalia e Triveneta Certificazioni) e Germano Zorzettig (Ceviq).

—^—

In copertina, l’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier a San Vito al Tagliamento.

Anche Fedagripesca insiste: subito il Consorzio Doc Friuli

La Doc Friuli è sempre più gradita e chiesta dai produttori della nostra regione. Lo confermano i dati della Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) che indicano come gli ettolitri di vino complessivamente rivendicati a Doc Friuli nel 2018 (e, dunque, finiti effettivamente in bottiglia), siano oltre 183.000, con un incremento del 29% rispetto all’anno precedente.
«È un trend di crescita che consideriamo positivamente – sottolinea Venanzio Francescutti, presidente di Fedagripesca Fvg – e che abbiamo sempre auspicato. Ora riteniamo che questo patrimonio di fiducia verso la nuova Doc, nata nel 2016, non vada disperso ma, anzi, valorizzato. La maniera più coerente per farlo – prosegue Francescutti -, sarebbe quella di costituire il Consorzio di tutela che dovrebbe essere l’organo di autogoverno dei produttori, capace di incidere in maniera decisa sulla gestione della produzione e la tutela effettiva della Denominazione”.
“I passaggi tecnici e burocratici – prosegue Francescutti – non sono semplici, ma Confcooperative Fvg e Fedagripesca Fvg sono, da sempre, al fianco dei produttori per contribuire a risolvere tutte le problematiche che si presenteranno sulla strada da percorrere per raggiungere l’ambizioso obiettivo. E – conclude il leader della organizzazione imprenditoriale – i vignaioli regionali sono talmente consapevoli di tutto ciò che si sono impegnati a portare a casa il risultato della costituzione del Consorzio in tempi brevi, probabilmente appena terminata la vendemmia (o, al massimo, nel tardo autunno) che prenderà avvio tra una decina di giorni».

Venanzio Francescutti

—^—

In copertina, vigneti nel Cividalese.