Vini e prodotti di qualità “certificati”: testimone Ceviq da Zorzettig a Bellomo

Cambio alla presidenza di Ceviq Srl (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità) ente con sede a Pradamano e San Vito al Tagliamento che certifica non solo le produzioni del Friuli Venezia Giulia ma anche in diverse altre regioni d’Italia: Germano Zorzettig (imprenditore della azienda agricola La Sclusa) presidente fin dalla fondazione nel 2009, ha passato il testimone a Flavio Bellomo (presidente di Vini La Delizia Srl), eletto dal consiglio di amministrazione appena rinnovato.

Germano Zorzettig

L’occasione è stata utile per fare il punto sull’operato di Ceviq in questi 15 anni in cui ha messo insieme gli attori del mondo del vino – dalle cantine ai vari Consorzi Doc – e del sistema economico – dalla Camera di Commercio di Pordenone Udine fino alle varie associazioni di categoria e cooperative – per un grande lavoro unitario.
«Questa sinergia – ha commentato Zorzettig tracciando un bilancio della sua presidenza – è il risultato più importante che abbiamo raggiunto e che è stata fondamentale nel poter affrontare le sfide che in questi anni si sono poste al sistema vinicolo del Friuli Venezia Giulia: dalla nascita della Doc Friuli a quella del Pinot grigio sino allo sviluppo del fenomeno Prosecco e della sua tutela, solo per citarne alcune. Poter operare tutti insieme sotto il “tetto” del Ceviq è stato fondamentale per favorire anche il dialogo e il confronto. Gli altri punti importanti sono stati il poter contare su una sede propria, l’attenzione alle produzioni sostenibili, la sburocratizzazione e digitalizzazione che abbiamo portato avanti nei fatti e non solo a parole e infine la collaborazione con Valori Italia e Siquria, altri grandi operatori delle certificazioni insieme ai quali certifichiamo il 95% dei prodotti vinicoli nazionali». Solo per fornire il dato più recente, nel 2023 Ceviq ha rilasciato 6 mila certificati (non solo nell’ambito vinicolo ma anche nell’agricoltura biologica e integrata) a 3 mila clienti.
«Grandi risultati che vogliamo continuare a raggiungere – ha aggiunto Bellomo – visto che il nostro operato come nuovo consiglio di amministrazione sarà in continuità con l’azione lungimirante dei nostri predecessori. Grazie a Germano Zorzettig per quanto ha portato avanti in questi 15 anni, facendo crescere qui nel nostro Friuli Venezia Giulia, praticamente dal nulla, una realtà che ora è una delle eccellenze italiane del sistema di certificazione. Insieme al direttore Michele Bertolami, altro importante elemento di continuità insieme al resto della struttura operativa di Ceviq, vogliamo proseguire quindi su questa strada che richiede il nostro giudizio anche in produzioni sempre più richieste dal mercato, come quelle bio e vegane solo per citare alcuni degli ambiti più recenti della nostra azione».

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In copertina, il nuovo presidente del Ceviq Flavio Bellomo leader di Vini La Delizia.

Sostenibilità e viticoltura di precisione: alla Cantina Produttori di Ramuscello primo certificato Fvg “Residuo Minimo”

Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, una cantina ha scelto di adottare volontariamente lo standard di certificazione del “Residuo Minimo”. Una scelta che ora ha trovato l’avallo documentale da parte dell’ente terzo Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità). «Il protocollo che abbiamo messo in atto e che è stato rispettato dai vini imbottigliati dalla Cantina di Ramuscello – spiega il presidente di Ceviq, Germano Zorzettig – mette nero su bianco il fatto che, dal punto di vista analitico, i residui di fitofarmaci eventualmente presenti nel vino, sono inferiori al 90% del limite massimo previsto dalle leggi in vigore. Un traguardo che può essere raggiunto solo con una grande tempestività operativa e professionalità nella gestione dei vigneti».


«Con questa nuova certificazione, ottenuta per la prima volta da una cantina del Friuli Venezia Giulia – aggiunge con orgoglio il direttore della Cantina, Rodolfo Rizzi -, che si somma a quella legata al protocollo ministeriale Sqnpi, i nostri soci assicurano una maggiore attenzione in vigna per poi, attraverso accurate pratiche enologiche che bandiscono i prodotti di derivazione animale (come da certificazione vegana), ottenere vini sempre più salubri e longevi».
Avendo obiettivi di qualità e sostenibilità ancora più alti, anche la nuova frontiera della “viticoltura di precisione” sta interessando i 158 soci della cooperativa della Destra Tagliamento. «Attraverso l’utilizzo di droni, centraline meteorologiche, sensori a terra e modernissimi programmi di algoritmi (Dss), si sta iniziando un’accurata “zonazione” per individuare le migliori aree viticole del territorio – sottolinea infatti il presidente, Gianluca Trevisan -. Inoltre, la Cantina di Ramuscello ha ulteriormente rafforzato il suo impegno verso la sostenibilità inaugurando, nel luglio scorso, un nuovo impianto di depurazione delle acque di lavorazione. Grazie a questo innovativo impianto, le acque in uscita vengono utilizzate per il lavaggio degli atomizzatori dei soci; per l’irrigazione del “bosco didattico”, adiacente alla cantina e per la miscelazione dei prodotti impiegati in campagna nella difesa della vite. Questo sistema riduce notevolmente lo spreco d’acqua e promuove, quindi, un ciclo virtuoso di gestione delle risorse naturali. I soci della Cantina sono orgogliosi del loro lavoro, che non solo produce vini di eccellente qualità, ma rappresenta pure un modello di responsabilità ambientale. L’adozione di queste pratiche colturali, abbinate alla certificazione del “Residuo Minimo”, diventa fondamentale per il futuro del settore vinicolo, soprattutto in relazione a un mercato sempre più sensibile alla sostenibilità», chiosa Trevisan.
Alla consegna erano pure presenti il direttore di Ceviq, Michele Bertolami, il sindaco di San Vito al Tagliamento, Alberto Bernava, l’assessore comunale di Sesto al Reghena, Giambruno Cassin, il presidente di Unidoc Fvg, Marco Rabino, e il presidente della Doc Friuli, Stefano Trinco.

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In copertina, il presidente del Ceviq Germano Zorzettig consegna il certificato al presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito Gianluca Trevisan; all’interno, tutti gli intervenuti alla cerimonia coordinata dal direttore della cooperativa Rodolfo Rizzi.

Nasce in Carnia il primo vino friulano senza residui chimici: il Ceviq certifica i “resistenti” di Baldovin a Forni di Sotto

Nasce sulle montagne della Carnia il primo vino friulano senza chimica. L’azienda vitivinicola di Roberto Baldovin, di Forni di Sotto, è infatti quella con la cantina situata alla quota più alta (865 metri slm) dell’intero Friuli Venezia Giulia. Ed è anche quella che, per prima in regione, per il proprio vino, ha ottenuto la certificazione “Residuo Zero”. Un traguardo volontario raggiunto dopo vari anni di sperimentazione legata alla coltivazione dei vitigni resistenti alle principali fitopatie, soprattutto a bacca bianca, e alla produzione biologica (certificata) delle uve. La nuova etichetta: PriMo, sarà in commercio a ridosso del prossimo Natale ed è stata presentata a Pradamano, nella sede del Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità), l’ente che ha certificato la completa assenza di residui di fitofarmaci di sintesi nel vino di Baldovin.

Baldovin riceve l’attestato da Zorzettig presenti Bertolami e Coradazzi.


«In seguito ai nostri prelievi e alle analisi chimiche multiresiduali per la ricerca di ben 600 molecole chimiche effettuata presso laboratori validati secondo le normative di legge – spiega Germano Zorzettig, presidente di Ceviq – il certificato dei risultati dice proprio: Zero Residui». «Per il Ceviq e per le aziende agroalimentari, la certificazione “Residuo Zero” è senz’altro da prendere in considerazione in relazione agli obiettivi di sostenibilità che ogni impresa deve raggiungere e, perché no, trasformare in nuove opportunità di mercato – sottolinea Michele Bertolami, direttore di Ceviq -. Infatti, sul tema, già da due anni abbiamo in corso una serie di sperimentazioni con una ventina di viticoltori regionali, in accordo e collaborazione con Unidoc Fvg».
La pionieristica avventura enoica di Baldovin è iniziata nel 2015, a Forni di Sotto, un territorio montano che, prima di lui, non aveva mai visto maturare i grappoli. La scelta di coltivazione, per ora, è caduta sulle varietà resistenti a bacca bianca e che, dunque, fin dall’impianto presentano meno necessità di trattamenti di difesa chimica. Ma sono già in studio e sperimentazione anche alcune varietà resistenti a bacca rossa. Un primo tassello di un mosaico che vuole raccogliere una rete di imprese (zootecniche comprese) attorno alla creazione di un Biodistretto comunale di circa 150 ettari, come illustrato dal sindaco di Forni di Sotto, Claudio Coradazzi.

Scorci della zona viticola fornese.

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In copertina, immagini di vigneti d’alta quota sotto la neve a Forni di Sotto..

La Cantina di Ramuscello oggi festeggia Sesto al Reghena “Città del vino”

(g.l.) La Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito si appresta a festeggiare un nuovo importante traguardo. Infatti, dopo la recente, bellissima celebrazione per i sessant’anni della cooperativa, per stamane ha indetto un incontro dedicato all’inserimento anche del Comune di Sesto al Reghena (Ramuscello è una sua frazione) nella grande “famiglia” nazionale delle Città del Vino, che oggi in Friuli Venezia Giulia conta la bellezza di trenta civiche amministrazioni e di cinque Pro Loco. E la Cantina, diretta dall’enologo Rodolfo Rizzi e presieduta da Gianluca Trevisan, è stata una degli artefici più convinti per il raggiungimento di questo importante obiettivo. Pertanto, alle 11, obiettivo sulla posa dell’indicazione “Città del Vino” in prossimità del cartello della frazione; seguirà un momento conviviale.
Come si ricorderà, in gennaio, la Cantina di Ramuscello e San Vito – sulla quale l’anno scorso si erano accesi i riflettori per la produzione dell’innovativo “vino vegano” -, il Comune di Sesto al Reghena e la Confraternita della Vite e del Vino del Veneto Orientale e del Friuli Venezia Giulia avevano indetto grande festa per queste tre realtà cittadine – produttiva, istituzionale e culturale – per l’ingresso della storica comunità castellana appunto nel circuito delle Città del Vino Fvg. Nell’occasione, si era tenuta anche l’assemblea regionale del Coordinamento Cdv, guidato a Tiziano Venturini.

La Cantina di Ramuscello e San Vito.


Dicevamo, dunque, dei 60 anni della cooperativa ramuscellese. Un traguardo che era stato festeggiato, poco più di un mese fa, con un grande evento che ha visto svilupparsi anche un interessante dibattito sul tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale”. Nel contempo, il direttore Rizzi aveva illustrato le bottiglie celebrative della 60ma vendemmia, dedicate al Pinot grigio e al Refosco dal peduncolo rosso, mentre la vicepresidente Laura Bertolin aveva ripercorso la prestigiosa storia dell’azienda e della sua crescita quantitativa e soprattutto qualitativa. Era emerso, tra l’altro, che nell’anno in corso il bilancio della Cantina supererà i 13 milioni di euro di fatturato (3,5 milioni in più rispetto all’esercizio precedente) e i 100 mila quintali di uve raccolte, dai 750 ettari vitati appartenenti ai 158 vignaioli soci, che fanno riferimento alla cooperativa da ben 21 Comuni di tre diverse province, Pordenone, Udine e Treviso. Era stato pure messo in evidenza il progetto di un continuo miglioramento qualitativo dei vini in produzione: nel 2020 ha infatti preso avvio l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi), uno schema di certificazione che ha come obiettivo quello di valorizzare le produzioni agricole vegetali ottenute in conformità ai disciplinari regionali di produzione integrata, riconosciuto a livello comunitario) coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 soci. Quest’anno, i soci interessati sono raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630.
Nel 2021, come dicevamo, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione Vini e prodotti Italiani di Qualità), sono stati certificati 5.400 ettolitri di “vino vegano”, notizia che ha suscitato molto interesse in regione e a livello nazionale. È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della certificazione biologica per la Cantina. «La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente – aveva commentato il presidente Trevisan -. Siamo vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui».

I Comuni aderenti alle Città del Vino in regione sono 30: Aquileia, Bertiolo, Buttrio, Camino al Tagliamento, Capriva del Friuli, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale del Friuli, Cormons, Corno di Rosazzo, Dolegna del Collio, Duino Aurisina – Devin Nabrežina, Gorizia, Gradisca D’Isonzo, Latisana, Manzano, Mariano del Friuli, Moraro, Nimis, Palazzolo dello Stella, Povoletto, Pocenia, Premariacco, Prepotto, San Giorgio della Richinvelda, San Giovanni al Natisone, Sequals, Sesto al Reghena, Trivignano Udinese, Torreano. Aderiscono anche 5 Pro Loco: Casarsa della Delizia, Buri Buttrio, Mitreo Duino Aurisina, Risorgive Medio Friuli Bertiolo e Manzano.

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In copertina, la festa per i 60 anni col presidente Trevisan e il direttore Rizzi.

 

E ora anche la Certificazione biologica per la Cantina di Ramuscello e San Vito

(g.l.) Ci sarà lo stato maggiore del settore primario, con particolare riferimento alla vitivinicoltura, sabato 11 giugno, a festeggiare la Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che celebrerà, come già annunciato, i suoi sessant’anni di vita. Ci sarà infatti, fra le numerose iniziative, organizzate anche una tavola rotonda sul tema “La cooperazione vitivinicola tra tradizione e riorganizzazione manageriale”, con Riccardo Cotarella, Attilio Scienza, Luca Rigotti, Corrado Casoli, Albino Armani e Stefano Zanette.

L’assessore Zannier con Trevisan e Rizzi.


La produzione di vino di qualità sostenibile e certificata è una delle bussole che regolano il lavoro della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito che – presieduta da Gianluca Trevisan e diretta da Rodolfo Rizzi -, quest’anno festeggia appunto la sua 60ma vendemmia, con un’asticella che si è alzata, e continua a farlo, anno dopo anno. Nel 2020, infatti, è partita l’esperienza del Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, coinvolgendo 466 ettari vitati di 34 aziende. Nel 2022, i soci interessati sono quasi raddoppiati (66) e gli ettari coinvolti sono saliti a 630, sui 750 complessivi. Nel 2021, per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, grazie al protocollo di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), erano stati certificati, come molti ricorderanno, 5.400 ettolitri di “vino vegano”. Una notizia che ha suscitato molto interesse in regione, ma anche a livello nazionale.
È di pochi giorni fa, infine, l’annuncio della Certificazione biologica per la Cantina sita nel Comune di Sesto al Reghena, Città del vino Fvg. «Stiamo proseguendo nella direzione tracciata già da qualche anno – commenta infatti il presidente Trevisan – facendo sempre alcuni passi avanti, con il sostegno della base sociale e dei nostri clienti. La qualità e la sostenibilità non sono solo delle parole ma, per noi, significano agire concretamente. Siamo già vicini anche al raggiungimento della certificazione Iso 9001 e Ambientale e a quella Zero Residui (in riferimento ai fitofarmaci). Pure l’impianto fotovoltaico che abbiamo installato sul tetto della cantina e la progettata piazzola di lavaggio degli atomizzatori dei soci, con relativo impianto di depurazione, vanno in tale direzione».
E questi saranno pure i temi che, almeno in parte, che verranno affrontati dopodomani, a partire dalle ore 10.30, appunto in una qualificata tavola rotonda che sarà moderata dal giornalista e direttore di Wine Meridian, Fabio Piccoli. Nella tensostruttura della Cantina, ricordiamo che, oltre all’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, vi prenderanno parte Riccardo Cotarella, presidente nazionale di Assoenologi; Attilio Scienza, presidente del Comitato Nazionale Vini del Mipaaf; Luca Rigotti, coordinatore del Settore vitivinicolo di Alleanza Cooperative Agroalimentari; Corrado Casoli, presidente del Gruppo Italiano Vini; Albino Armani, presidente del Consorzio Doc “Delle Venezie” e Stefano Zanette, presidente del Consorzio Doc “Prosecco”.

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In copertina, Gianluca Trevisan presidente della Cantina di Ramuscello e San Vito che festeggia 60 anni di cooperazione.

Dal Borgo delle Oche il primo spumante Metodo Classico della Doc “Friuli”

È prodotto dall’azienda vinicola di Valvasone, Borgo delle Oche, il primo spumante Metodo Classico certificato Doc “Friuli”. “Terra e Cielo”, questo il suo nome, è già disponibile in 3.000-3.500 bottiglie l’anno.
«La nostra azienda è “giovane” – spiega la titolare Luisa Menini che si occupa della gestione dei 7 ettari di vigneto nelle “Grave” e della cantina assieme al marito, Nicola Pittini -. Produciamo vino con la nostra etichetta solo dal 2004 e, dal 2006, imbottigliamo il nostro spumante Metodo Classico. Alcuni dei nostri vini sono già etichettati con la Doc” Friuli” e, appena si è presentata l’opportunità, abbiamo adottato la certificazione regionale anche per il nostro “Terra e Cielo”. Ci voleva proprio una Denominazione identitaria di territorio che facesse riferimento a un’area più conosciuta, in Italia e nel mondo e, così, l’abbiamo rivendicata anche per il nostro spumante».
«Si tratta di un ulteriore elemento utile a comprendere quanto la Doc “Friuli”, dal 2016, si sia radicata nella nostra regione e quanto consenso trovi presso i produttori – sottolinea Germano Zorzettig, presidente di Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità), l’ente che certifica, tra altre, anche questa Denominazione -. Nel 2019, come Doc “Friuli” abbiamo certificato circa 160 mila ettolitri di vino. Anche per il 2020, nonostante i problemi dovuti alla pandemia i numeri indicano un trend in aumento. La crescita è continua e ciò è dovuto, probabilmente, proprio al fatto che la parola “Friuli” risulta incisiva nel rappresentare con chiarezza il territorio e le ottime possibilità di utilizzo del nuovo Disciplinare di produzione convincono aziende e mercati a un impiego sempre maggiore della Denominazione».
“Terra e Cielo” è uno spumante Metodo Classico prodotto con uve (raccolte manualmente) di Chardonnay (75 per cento) e Pinot nero (25). Attualmente è sul mercato l’annata 2016, assieme agli altri undici vini dell’azienda, bianchi e rossi, per complessive 40 mila bottiglie prodotte.

Ecco le bollicine Doc “Friuli”.

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In copertina,  i produttori Luisa e Nicola con il loro spumante certificato Metodo Classico.

Anche Fedagripesca insiste: subito il Consorzio Doc Friuli

La Doc Friuli è sempre più gradita e chiesta dai produttori della nostra regione. Lo confermano i dati della Ceviq (Certificazione vini e prodotti italiani di qualità) che indicano come gli ettolitri di vino complessivamente rivendicati a Doc Friuli nel 2018 (e, dunque, finiti effettivamente in bottiglia), siano oltre 183.000, con un incremento del 29% rispetto all’anno precedente.
«È un trend di crescita che consideriamo positivamente – sottolinea Venanzio Francescutti, presidente di Fedagripesca Fvg – e che abbiamo sempre auspicato. Ora riteniamo che questo patrimonio di fiducia verso la nuova Doc, nata nel 2016, non vada disperso ma, anzi, valorizzato. La maniera più coerente per farlo – prosegue Francescutti -, sarebbe quella di costituire il Consorzio di tutela che dovrebbe essere l’organo di autogoverno dei produttori, capace di incidere in maniera decisa sulla gestione della produzione e la tutela effettiva della Denominazione”.
“I passaggi tecnici e burocratici – prosegue Francescutti – non sono semplici, ma Confcooperative Fvg e Fedagripesca Fvg sono, da sempre, al fianco dei produttori per contribuire a risolvere tutte le problematiche che si presenteranno sulla strada da percorrere per raggiungere l’ambizioso obiettivo. E – conclude il leader della organizzazione imprenditoriale – i vignaioli regionali sono talmente consapevoli di tutto ciò che si sono impegnati a portare a casa il risultato della costituzione del Consorzio in tempi brevi, probabilmente appena terminata la vendemmia (o, al massimo, nel tardo autunno) che prenderà avvio tra una decina di giorni».

Venanzio Francescutti

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In copertina, vigneti nel Cividalese.