Un nuovo grande successo al Capodano cividalese con la gubana gigante e le bollicine di Ribolla. E ora perché non pensare anche all’opportunità di reintrodurre il famoso concorso-disfida?

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – Un vecchio adagio recita: “Fatto 30, si può fare anche 31!”. Nel 2024 la bellissima festa cividalese di Capodanno con la gubana gigante era perfettamente riuscita, al suo ritorno dopo la interruzione pluriennale dovuta alla triste parentesi pandemica. E mercoledì ancora una volta il successo di pubblico è stato garantito dalla dolce attrazione. Per cui appare logico auspicare, come più di qualcuno l’ha fatto anche in questa felice circostanza, la reintroduzione dell’originale concorso-disfida della gubana con altri dolci famosi, italiani e stranieri. Nel quale molto spesso il tipico prodotto valligiano aveva la meglio in quelle combattute gare (giuria tecnica e popolare) che venivano organizzate con la regia di Andrea Cecchini, allora gestore dello storico locale che finalmente è stato riaperto dopo i lunghi lavori di restauro, e di Sergio Paroni, nella sua qualità di pr della locale Civibank.

Ma veniamo alle note di cronaca. Il gubanificio Dorboló, di San Pietro – che gestisce pure un bel negozio nei palazzi dirimpettai di largo Boiani -, ci ha messo tutto l’impegno del proprio staff per sfornare una versione extralarge del dolce delle Valli del Natisone, davvero squisito e del peso di ben 54 chilogrammi. Sotto la loggia del palazzo municipale dove si affaccia anche il Caffé San Marco, promotore dell’evento, la super-gubana ha quindi fatto bella mostra di sé per le centinaia di persone accorse ad ammirarla e a degustarla. A completare la magnifica festa, peraltro favorita da un tempo splendido, è intervenuta l’azienda vinicola Scarbolo della vicinissima Spessa che ha offerto le bollicine di Ribolla gialla, che oggi, come è noto, sono sempre più richieste.
Daniela Bernardi, sindaco della città longobarda, presente con gli assessori Brinis e Zappulla, nonché con il consigliere Boccolini – ma c’era anche l’onorevole Roberto Novelli -, ha espresso l’augurio della civica amministrazione per un proficuo 2025 cui è seguito l’auspicio di rinnovata speranza da parte dell’arciprete del Duomo, monsignor Livio Carlino. Poi tutti in ordinata fila a degustare la tanto attesa fettina e a brindare all’anno appena cominciato. E così calato il sipario anche su questa nuova edizione del Capodanno cividalese con gubana gigante e Ribolla gialla, con l’arrivederci al primo gennaio 2026. Ma, nel frattempo, gli organizzatori avranno la possibilità di riflettere anche sull’opportunità di reintrodurre, magari fin dal prossimo anno – il mese di svolgimento era febbraio – quella che era diventata la famosa disfida di Cividale e che tanto significato aveva anche dal punto di vista promozionale, per la valorizzazione del tipico prodotto. Perché è bella e importante la festa del “Prin da l’an” con la gubana da Guinness, ma il concorso era davvero il top. Una iniziativa inventata una ventina d’anni prima come una sorta di gioco, ma che poi si era trasformata in una preziosa e attesa manifestazione – sponsor negli ultimi tempi era stata la famosa grappa di Bepi Tosolini, ma sempre, come detto, c’era stato anche il determinante appoggio di Civibank – che, secondo me, merita di essere recuperata e riproposta, magari se ritenuta necessaria con qualche innovazione. La palla, ovviamente, ora passa nel campo di gioco del Caffè San Marco che ha appunto avuto l’iniziativa di reintrodurre la festa di Capodanno, peraltro con grande successo fino dal 2024, magari con il sostegno convinto del Comune di Cividale. Insomma, dicevo all’inizio, “Fatto 30, si può fare anche 31”. Tanti auguri!

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In copertina, il brindisi con le autorità cividalesi; all’interno, il taglio della prima fetta della gubana gigante e sotto la sua distribuzione al folto pubblico.

Cividale, a Capodanno ritorna il brindisi con maxi-gubana e bollicine di Ribolla

Il Capodanno a Cividale vedrà nuovamente protagonista la gubana gigante. La sera del 1° gennaio 2025, alle 18.30, sotto la loggia municipale sulla quale si apre anche il “Caffé San Marco”, che organizza l’evento, farà bella mostra di sè il dolce tipico locale in versione extralarge preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che, proprio di fronte allo storico locale da poco restaurato, ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria. La maxi-gubana sarà poi tagliata a fette e offerta in degustazione agli avventori che si presenteranno nell’allegra circostanza. Il brindisi beneagurante sarà garantito dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda Scarbolo di Spessa.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 50 chili e furono 600 le persone accorse ad ammirarla e degustarla. Si tratta della 17ma edizione di questo appuntamento del “Prin da l’an” cividalese che si è interrotto per tre anni causa pandemia e dipartita del protagonista di ben 15 edizioni, Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi. La ripresa è stata possibile grazie all’impegno di chi ha fortemente voluto mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone e alle aziende che dall’anno scorso si sono unite per rilanciarlo con il patrocinio della civica amministrazione. È apprezzabile, a tale riguardo, che vari rappresentanti delle istituzioni locali siano sempre presenti a questa iniziativa, confermando così la sua validità promozionale e di animazione sociale.

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In copertina e all’interno due immagini della bellissima festa con la maxi-gubana lo scorso Capodanno a Cividale del Friuli.

Cividale, riecco la “gubana gigante” e il successo è grande! E ora l’auspicio che possa tornare anche il concorso-sfida

di Giuseppe Longo

CIVIDALE – E adesso, come si è soliti dire, fatto trenta, si potrebbe fare anche trentuno. Reintrodotta a Capodanno la sempre invitante e superfrequentata festa della “gubana gigante”, a Cividale sarebbe bello, infatti – è l’auspicio di molti -, potesse ritornare anche il concorso che per tanti anni, prima del Covid, aveva visto grande protagonista proprio il dolce tipico delle Valli del Natisone che, di anno in anno, si era sfidato con prodotti tradizionali della pasticceria italiani e stranieri, dettando legge per la sua indubbia e riconosciuta qualità. Come quella che è stata apprezzata dalle centinaia di persone che ieri sera hanno partecipato sotto la loggia municipale, di fronte al Duomo, all’ormai più che collaudato rito degli auguri, appunto con una fetta di gubana e con un buon bicchiere di spumante.

Grande successo dunque – come già anticipato sui social appena conclusa la festa – per la reintroduzione della ormai tradizionale manifestazione del primo gennaio. Non meno di cinque-seicento persone si sono, infatti, presentate al calar della sera davanti alla storica sede del Municipio per questa festa che punta a valorizzare il famoso dolce locale. Il tempo clemente ha favorito un grande afflusso ad un evento che mancava da tre anni, il primo senza il protagonista dei record Berto Blasuttig, del vicino Forno Cattarossi, che aveva animato il Capodanno ducale per ben 15 anni: alla sua memoria è andato un grato ricordo e alla moglie Pia l’onore del taglio della prima fetta. Al suo posto, per consentire proprio la ripresa della manifestazione, si è cimentato il gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone, che come è noto davanti al civico palazzo ha recentemente aperto un elegante negozio-pasticceria, a cui si è affiancata l’azienda vinicola Scarbolo di Spessa con le sue bollicine. Per la cronaca, la gubana 2024 pesava mezzo quintale e l’apprezzamento del pubblico è stato generale, così come quello delle varie autorità – in primis l’assessore comunale Angela Zappulla, in rappresentanza del sindaco Daniela Bernardi, e l’arciprete Livio Carlino – intervenute alla manifestazione, lodandone la ripresa. Quindi, nessun primato da Guinness da inseguire, bensì la volontà – e che il pubblico accorso numerosissimo ha dimostrato di apprezzare – di riproporre e quindi tenere in vita questa bellissima consuetudine.


L’amministrazione comunale, attraverso l’assessorato alle attività culturali guidato proprio dalla Zappulla, ha patrocinato l’iniziativa dietro specifica richiesta del Circolo culturale Corno presieduto da Sergio Paroni che, assieme ai precedenti gestori del Caffé San Marco, Andrea e Marco Cecchini, ne fu il promotore originario. La fase logistica del grande brindisi é stata assunta, invece, dal nuovo gestore dello storico locale cittadino che riaprirà a breve dopo un’ampia ristrutturazione interna e che proprio nel 2024 compirà 230 anni di vita. E visto che finalmente si riapriranno le porte del San Marco, oltre all’annuale cin cin beneaugurante di Capodanno, si potrebbe pensare anche alla reintroduzione dell’ormai famoso “Gubana Day” con il concorso-sfida tra il dolce di Cividale e delle Valli con gli altri prodotti tipici che per tanti anni aveva acceso i riflettori sulla città longobarda. Il circolo culturale Corno che si è fatto, lodevolmente, promotore del mega-brindisi di ieri sera potrebbe quindi prendere in considerazione anche questa opportunità assieme ai nuovi responsabili del locale. Il concorso-sfida era diventato, infatti, un importante momento promozionale della inimitabile gubana sfornata in riva al Natisone, quindi anche con un non trascurabile riscontro economico.

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In copertina, alla signora Pia l’onore di tagliare la prima fetta della “gubana gigante” nel ricordo del marito Berto;  all’interno, alcune immagini della bellissima festa di ieri sera a Cividale.

Agriturismo, il Covid ferma la crescita. Confagricoltura Fvg: valore giù del 50%

Agriturismo in gravi difficoltà nel Friuli Venezia Giulia. La crisi sanitaria dovuta alla pandemia da Covid-19 ha infatti prodotto alcuni effetti negativi, nel 2020, sulle aziende agrituristiche della nostra regione. Mentre in Italia il trend di crescita rimane positivo, qui si è assistito quanto meno a uno stop con 674 aziende attive, 2 in meno rispetto al 2019, come conferma il recente report dell’Istat. Ciò è dovuto alle 33 cessazioni che hanno superato di due unità le 31 nuove aperture.

Philip Thurn Valsassina


«Una conseguenza probabile – spiega Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg – al crollo del valore economico realizzato da queste attività agricole che in Italia è di poco superiore a 802 milioni di euro (-48,9 per cento rispetto al 2019 e -27 per cento rispetto al 2007). La crisi sanitaria ha quindi fortemente ridimensionato il valore economico del comparto il cui valore aggiunto incide per il 2,3 per cento su quello dell’intero settore agricolo (comprese silvicoltura e pesca). Va, tuttavia, sottolineato che in conseguenza del confinamento e delle limitazioni per il contenimento della pandemia, molti agriturismi sono rimasti chiusi e quelli autorizzati alla ristorazione hanno potuto solo offrire servizio di asporto», è la conclusione del presidente dell’Organizzazione agricola regionale.
Difatti, rispetto al 2019, si registra una forte diminuzione del valore economico per tutte le ripartizioni geografiche e, in particolare, del 50,5 per cento nel Nordest che risulta essere l’area più penalizzata anche per la forte riduzione del flusso di agrituristi provenienti dal centro Europa. Il valore medio della produzione per azienda (valore economico del settore diviso numero agriturismi) è di poco superiore a 32mila euro (63mila euro nel 2019) e sale a poco più di 41mila nel Nordest. Rispetto al 2019 la contrazione più forte, in valore assoluto, è ancora una volta sopportata dalle strutture del Nordest (-45 mila euro).
Dei complessivi 674 agriturismi regionali, 471 sono gestiti da maschi e 203 da femmine. La concentrazione maggiore si rileva in provincia di Udine, con 426 imprese attive. Seguono Gorizia (121), Pordenone (77) e Trieste (50).
In questi giorni di inizio 2022, causa il diffondersi dei contagi della variante Omicron, si registra un crollo delle presenze di Capodanno e delle prenotazioni per l’Epifania: da un -40 fino a un -90 per cento, in alcune province.

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In copertina e qui sopra due immagini di aziende agrituristiche friulane.

 

Anche la pesca dei fasolari in difficoltà: crollo di quasi metà fatturato

(g.l.) L’emergenza sanitaria, come è noto, ha assestato un duro colpo anche alla pesca del Friuli Venezia Giulia e uno dei settori che esce maggiormente provato dal Covid è quello della raccolta dei fasolari, molluschi di qualità richiesti soprattutto sulle tavole delle feste, ma soprattutto nella ristorazione di buon livello, comparto economico-produttivo che pure lamenta gravissime perdite a causa delle restrizioni anti-contagio, come la prolungata chiusura delle attività tra Natale, Capodanno ed Epifania. Se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila, con un crollo intorno al 45 per cento. E questo dimostra quanto sia stato rilevante il calo dei consumi, con un danno molto grave che colpisce tutti gli operatori da Marano Lagunare e Grado fino al Golfo di Trieste.

La pesca notturna dei fasolari.


Tuttavia, in questo clima di evidenti difficoltà, il presidente del Cogemo, Marino Regeni, esprime grande soddisfazione per la proficua collaborazione creatasi, nel corso del 2020, con la Capitaneria di Porto di Monfalcone nel seguire le attività del Consorzio Gestione Molluschi, in particolare proprio nella pesca dei fasolari. Un’attività autorizzata dal Ministero per le Politiche agricole, alimentari e forestali, tramite il rilascio di un numero definito di autorizzazioni ad altrettante imbarcazioni. Solo chi dispone di questa autorizzazione può pescare e, nella nostra regione, si tratta attualmente di 29 imbarcazioni “turbosoffianti” sulle 40 aderenti al Consorzio, mentre le rimanenti si dedicano alla pesca delle vongole e dei cannolicchi.
Purtroppo, nelle nostre acque, probabilmente a causa dei cambiamenti climatici e di alcune condizioni dell’ambiente marino, queste due specie sono in forte diminuzione, tanto da consigliare la sospensione della pesca e la messa in atto di progetti per favorirne il ripopolamento. Però chi pescava queste specie si trova, nel frattempo, senza lavoro. Per venire loro incontro, in un’azione di solidarietà, i pescatori di fasolari nel 2020 hanno deciso, chiedendo l’autorizzazione al Mipaaf, di suddividere le loro quote di pesca con i colleghi più sfortunati, pescando a turno.
«La gestione risulta complessa, in quanto bisogna permettere a tutti di pescare e di ottenere lo stesso reddito, facendo turnare le barche in pesca. Un grosso aiuto ci è stato fornito dalla Guardia costiera di Monfalcone, alla quale rivolgiamo un sentito ringraziamento, che ha dimostrato una grande sensibilità e attenzione nel cogliere l’importanza dell’assicurare a tutti la possibilità di lavorare nel rispetto delle regole – spiega ancora Regeni -. Ci ha aiutato nello stabilire le modalità per programmare la turnazione e nell’individuare gli schemi più semplici ed efficaci di comunicazione reciproca, fra Consorzio e Guardia costiera». La solidarietà fra operatori e l’importante frenata ai consumi dovuta all’emergenza Covid ha portato, però, a una drastica diminuzione del fatturato per tutti: come si diceva, se una barca di fasolari, mediamente, nell’ultimo triennio fatturava 80 mila euro, il 2020 si chiude con una media di circa 45 mila. Un durissimo colpo, insomma.
«La situazione delle risorse non è ancora migliorata e, per questo – conclude il presidente Regeni -, abbiamo chiesto al Mipaaf di riconfermare la presente metodologia di lavoro, sperando in un recupero del mercato e, di conseguenza, in un miglior reddito per tutti».

Pescatori nel porto di Grado.

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In copertina, i gustosissimi fasolari molto ricercati nella ristorazione.

 

 

Faraona e panettone in due originali proposte per Capodanno

(c.s.) A Capodanno volete stupire i vostri cari con qualcosa di tradizionale, per sorprendere i sensi, particolarmente rivisitato da uno chef con parecchia fantasia creativa? Il veneto Simone Gastardello in occasione delle festività ha voluto elaborare un paio di imperdibili ricette e condividerle con quanti vogliono dedicarsi alla preparazione di piatti non solo unici e originali, ma che sappiano scaldare l’atmosfera di questo particolare momento storico. Ecco, allora, la proposta che fa per voi per il cenone di San Silvestro, un piatto unico di quelli giusti con l’aggiunta del dessert, composto da una specie di panettone pure quello rivisitato alla grande, ma davvero gustoso, che piacerà soprattutto ai bambini. Al piatto forte potremmo dare questo titolo: Faraona con zucca, melograno, verza, salsa alla grappa e cacao. Se avete voglia di cimentarvi, questa è la procedura: cuocere la zucca al cartoccio, in forno a 140° per 45’ circa, con il rosmarino, la cannella e un filo d’olio extravergine d’oliva. Togliere dal cartoccio, eliminare gli aromi e frullare. Sistemare di sale e tenere da parte. Spremere il melograno e recuperare il succo, filtrarlo con un colino a maglia fine e metterlo in un pentolino. Cuocere a fuoco lento il succo di melograno finché non risulta sciropposo. Mondare le foglie di verza e tagliarle a julienne. Rosolare, lasciandole croccanti, in un fondo d’olio evo, aglio e rosmarino.

Il gustoso piatto di faraona.


Pulire i petti di faraona e tenere da parte le ossa. In una casseruola mettere sedano, carota e cipolla a pezzetti. Rosolare in un fondo d’olio di semi di girasole, aggiungere le ossa di faraona, cuocere a fuoco vivace e sfumare con vino rosso. Far evaporare il vino, aggiungere del ghiaccio fino a coprire, abbassare la fiamma e sobbollire delicatamente per 4 ore. Filtrare e recuperare il fondo ottenuto, porlo in un altro pentolino e farlo ridurre.
​Una volta che la salsa acquista una consistenza densa e concentrata, montare con l’aiuto di una frusta, aggiungendo burro freddo a fiocchetti, la grappa e il cacao, regolare di sale e tenere da parte. In una casseruola, con un fondo di burro, rosmarino e aglio, rosolare i petti di faraona dal lato della pelle, porli in una placca e infornare a 160° per circa 15′. Togliere dalla placca, far riposare qualche minuto, scaloppare i petti di faraona e comporre il piatto, pronto da servire.
Questi gli ingredienti: 2 petti di faraona con osso, 100 g di zucca (consigliata la Delica, detta anche veneta o mantovana), rosmarino, cannella, 1 spicchio d’aglio, 1 melograno, 4 foglie di verza, 1 spicchio d’aglio, mezzza cipolla, mezza carota, 1 costa di sedano, vino rosso, 15 g di grappa secca, 8 g di cacao amaro in polvere, olio extravergine d’oliva, olio di semi di girasole e burro.
Il dessert lo chiamiamo Panettone con gelato alla vaniglia e salsa ai tre cioccolati. Questa la procedura: montare lo zucchero con i tuorli, scaldare in un pentolino il latte con la panna e quando il composto è ben caldo aggiungerlo ai tuorli. Mettere in un pentolino a fuoco moderato e portare a 83°, detta cottura della rosa (se non si possiede un termometro per alimenti, immergere un cucchiaio nella salsa sulla quale rimane un velo di crema e soffiando si dovrebbe formare un’increspatura simile ai petali della rosa). Dividere la salsa ancora calda in tre ciotole, far sciogliere in ciascuna le diverse tipologie di cioccolato e mescolare. In un pentolino mettere il burro a sciogliere a fuoco lento, filtrare con un telo e nuovamente riscaldare fino a che non risulta color nocciola. A questo punto adagiare il quadrato di panettone e rosolare da tutti i lati. Togliere dal fuoco e adagiare su carta assorbente.
Per il caramello mettere in un pentolino acqua e zucchero, mescolare, accendere la fiamma e lasciar cuocere fino a ottenere il caramello, senza mescolare. Prendere quindi una forchetta e disegnare a piacere su carta da forno, per ottenere le decorazioni necessarie per decorare il piatto. Per l’impiattamento mettere sul fondo del piatto le tre salse, adagiare sopra il panettone ancora caldo, mettere una pallina di gelato alla vaniglia e finire decorando con il caramello.
Questi gli ingredienti: 1 quadrato di panettone per la base, 1 pallina di gelato alla vaniglia, 10 gr. di burro. Per il caramello: 50 gr. di zucchero e 30 gr. d’acqua. Per la salsa ai 3 cioccolati: 125 gr. di latte, 125 gr. di panna, 50 gr. di tuorlo d’uovo, 25 gr. di zucchero, 20 gr. di cioccolato bianco, 20 al latte e 20 di cioccolato fondente.
Buon appetito e Buon Anno a tutti!

Spumanti protagonisti a Capodanno.

(g.l.) E i vini? Per la delicata carne della faraona potrebbero andare molto bene uno Schioppettino di Prepotto, un Pinot nero o un leggero Merlot, mentre il panettone con gelato alla vaniglia e salsa ai tre cioccolati troverebbe di sicuro un riuscito abbinamento con un ottimo brut, ma anche con un bel Prosecco o una Ribolla gialla spumantizzata di cui il Vigneto Fvg è ormai affermato e apprezzato produttore. Bollicine ideali anche per brindare al nuovo anno e salutare quello difficile che finalmente ci sta per lasciare. Cin cin!

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In copertina, ecco l’originale panettone con gelato alla vaniglia e salsa ai tre cioccolati.

Il “Gubana Day” compie 15 anni: parte la sfida alla pastiera napoletana

L’annuncio era stato dato, come è tradizione, la sera di Capodanno: sarà la pastiera napoletana a sfidare quest’anno la gubana di Cividale e delle Valli del Natisone. E ora è arrivato il momento, in barba al Coronavirus, di dar vita alla competizione – l’appuntamento è nel fine settimana – che si annuncia come una fra le più “agguerrite” del Gubana Day-Premio Bepi Tosolini, manifestazione di fine inverno che si rinnova da ben quindici edizioni al Caffè San Marco 1793, macinando successi di anno in anno. Gli organizzatori dell’affermato concorso, la cui fama ha superato anche i confini nazionali, per festeggiare l’importante tappa hanno infatti voluto scegliere uno sfidante di prim’ordine, come appunto il dolce tipico campano molto conosciuto non solo in Italia ma anche nel mondo. Ecco, pertanto, le “formazioni” in campo che porranno in degustazione 7 gubane e 7 pastiere.

Gubana: Panificio Del Fabbro, Panificio del Foro, Panificio Cattarossi e Civiform di Cividale, gubanifici Giuditta Teresa, Dorbolò e Dall’Ava delle Valli del Natisone.
Pastiera: pasticcerie Di Rosa Antonio di Torre del Greco, Gabbiano Salvatore di Pompei, Di Rosa Giuseppe di Torre Annunziata, Somma Michele di Santa Maria la Carità, Past Dolce e Caffè di Boscoreale, Gerardo Di Dato di Angri e Bar Alba di Scafati.

Andrea Cecchini, agronomo, gastronauta e titolare con il figlio Marco dello storico Caffè – che si apre sotto l’antico palazzo municipale, davanti al maestoso Duomo e alla statua bronzea di Giulio Cesare – è il promotore del singolare evento assieme alle Distillerie Bepi Tosolini di Marsure di Povoletto. E ha appunto voluto esorcizzare il clima di austerità e di quarantena che si vive in queste settimane, a causa dell’emergenza sanitaria, riproponendo un evento che in tre lustri è diventato un vero e proprio “cult”.
Della giuria tecnica fanno parte i giornalisti Rossano Cattivello, Stefano Cosma, Giuseppe Longo, Gianni Pistrini, Mariarosa Rigotti, Fabiana Romanutti e Mariella Trimboli, la cuoca-docente Nicol Pisa e, di diritto, la rappresentante dello sponsor, Lisa Tosolini. A presiederla sarà, per ovvie ragioni di cortesia e ospitalità, la giovane cuoca napoletana Azzurra Califano.
La giuria tecnica si riunirà dunque a porte chiuse giovedì 5 marzo, in serata,  per procedere alla degustazione appunto di 7 gubane e di altrettante pastiere per poi assegnare un giudizio di merito che concorrerà, unitamente a quello della giuria popolare (gli avventori dello storico Caffè San Marco), al verdetto finale del dolce favorito. Sabato 7 e domenica 8 marzo, infatti, la degustazione sarà offerta a quanti vorranno partecipare alla sicuramente appassionante disfida.

Una giuria tecnica di alcuni anni fa.

Un particolare divertente sottende a questa sfida tra il Cividalese e il territorio partenopeo. Da 15 anni, ogni 1 gennaio, a Cividale si sforna la gubana più grande del mondo che ha raggiunto lo scorso Capodanno il ragguardevole perso di 103 chili. A Napoli, invece,  emuli forse inconsapevoli dell’iniziativa friulana, hanno sfornato una pastiera da Guinness del diametro di 2 metri. Ciò non poteva passare inosservato nella città patriarcale che nella sua lunga storia di sfide ne ha combattute tante.
Come dicevamo all’inizio, nel Capodanno ducale è stato presentato il nuovo concorso “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini” che dunque vedrà in campo appunto la famosa pastiera napoletana. Negli anni passati la sfida aveva riguardato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il Kartner Reindling (2011), tipico dolce carinziano, l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015), il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017), la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019). Come si può notare, il concorso dolciario ha superato ben tre volte i confini nazionali, ma non si era mai spinto così al Sud dello Stivale, fermandosi appunto alla Toscana e alle Marche.

La gubana…

La gubana si ricava da un sapiente mix di ingredienti. Ma ogni produttore ha la sua ricetta così da rendere variegato il gusto di questa specialità dolciaria che ha origini medioevali per quanto ancora misteriose. Le Valli del Natisone e la stessa Cividale sono sicuramente la sua culla. La gubana viene, infatti, citata per la prima volta nel 1409 quando compare inserita tra le 72 vivande servite al banchetto in onore di Papa Gregorio XII giunto a Cividale per presiedere un burrascoso Concilio.
La pastiera napoletana ha anch’essa umili origini che la leggenda vuole attribuire a marinai naufraghi che nel XVI secolo avrebbero fatto ricorso a quanto rimaneva in dispensa per il proprio nutrimento. Simile alla crostata, è una specialità particolarmente apprezzata nelle festività pasquali.

… e la pastiera.

Per informazioni:
Dottor Andrea Cecchini
3355279130

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In copertina, una gubana presentata al concorso di un anno fa a Cividale.

Quale dolce sfiderà la gubana? Cividale lo svela a Capodanno

di Gi Elle

Ma quale sarà il dolce che fra un paio di mesi sfiderà, nella ormai tradizionale contesa, la gubana di Cividale e delle Valli del Natisone? Lo si saprà la sera di Capodanno, sotto la loggia muncipale della città longobarda, appena tagliata quella che potremmo chiamare la gubanissima” per augurare, assieme a un calice di ottime bollicine dei Colli orientali del Friuli, un buon 2020. Una festa irrinunciabile la prima sera dell’anno appena nato, che è sempre stata contraddistinta da un nuovo record. Sono stati, infatti, ben 14 quelli consecutivi per la maxi-gubana. Il vicino Forno Cattarossi (è a due passi dal famoso Ponte del Diavolo) e il suo titolare Berto Blasuttig si sono sempre superati nello sfornare la “gubana più grande del mondo” e per la 15a edizione c’è da scommettere in un nuovo passo avanti dopo quello del Capodanno 2019, quando il gigantesco dolce superò il quintale avendo raggiunto il peso di ben 102 chili contro i 98 dell’edizione precedente.

La sera del 1° gennaio si rinnoverà, dunque, questa ormai  consolidata iniziativa di sfornare la gubana che stupisce tutti e di adagiarla su un’ampia tavola sotto gli occhi di… Giulio Cesare e della folla incuriosita, per essere ammirata e poi offerta in degustazione per il brindisi augurale, il tutto promosso dal Caffè San Marco e dai suoi titolari Andrea e Marco Cecchini. Centinaia di persone partecipano ogni anno a questo evento nello storico locale cittadino animate dall’attesa di sapere se il record della precedente edizione sarà battuto, ma soprattutto per assaggiare il rinomato dolce del Friuli in versione extralarge.
Gli organizzatori si sono detti molto soddisfatti del progressivo incremento dimensionale che la gubana da Guinness” ha avuto di anno in anno. La festosa degustazione, come detto, sarà accompagnata dalle bollicine rigorosamente dei Colli orientali, offerte dalla Vigna Angeli di Prepotto. I rappresentanti dei principali enti cittadini (Comune, Civibank, Ascom), della Regione e dei Comuni limitrofi sono soliti  presenziare all’evento condividendone le finalità rivolte al rilancio del dolce tipico friulano, vanto di Cividale e delle Valli del Natisone. Per cui tutti brinderanno alle sue nuove fortune e anche all’esito dell’ormai prossimo concorso che più di una volta ha avuto respiro internazionale.

Nel Capodanno ducale, come dicevamo all’inizio, verrà appunto  presentato il “Gubana Day-Premio Bepi Tosolini”, la cui 15a edizione si terrà alla fine del prossimo febbraio: un weekend all’insegna delle degustazioni di gubana e, da ben 11 anni, anche di una originalissima competizione tra dolci di altre provenienze. Dopo aver sfidato la Putizza goriziana (2009), il Presniz triestino (2010), il tipico dolce carinziano Kartner Reindling (2011), l’Oreshaza istriana (2012), lo Strudel sappadino (2013), il Tiramisù carnico (2014), la Sacher Torte viennese (2015),  il Panforte di Siena (2016), il Frustingo di Ascoli (2017) , la Pinsa di Vittorio Veneto (2018) e il Pane di San Siro di Pavia (2019), si conoscerà il prossimo dolce italico che se la vedrà con la gubana per l’edizione 2020 dell’ormai affermato e seguitissimo concorso.  Ma prima di tutto brindiamo al Capodanno. E nell’attesa leggete anche il precedente articolo, quello dedicato alla Ricetta del sabato, nel quale il dottor Roberto Zottar ci offre interessanti informazioni proprio sulla gubana, spiegando pure il “modus operandi” per ottenere un dolce squisito. Arrivederci, dunque, a Cividale.

Per informazioni:
Dottor Andrea Cecchini
telefono 3355279130

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In copertina e qui sopra la “gubanissima” di 102 chili tagliata nel Capodanno 2019 a Cividale.

(Photolife.it)

Natale e San Silvestro a tavola (quante proposte!) nella Riviera Friulana

di Carlo Morandini

A Natale la Riviera Friulana pullula di occasioni di intrattenimento e di invitanti momenti per trascorrere l’importante giorno di festa assieme ad amici, familiari e a chi si ama. E uno dei modi migliori per festeggiare è quello di concedersi un diversivo, dedicando la giornata al gusto, ai sapori genuini, a quelli tradizionali, o frutto dell’innovazione. Innovazione, che spesso coincide con la ricerca di sapori e abbinamenti che sono proprio quelli che il palato si attende di incontrare. Il segreto dei grandi chef e gourmet? Ce lo ricorda il cuoco stellato Alberto Tonizzo, di Rivignano: preparare quello che gli ospiti desiderano di gustare, vedere, ammirare, assaporare, respirare nel piatto. Ovvero, l’esaltazione della semplicità.
Non tutti i locali rivieraschi, però, saranno a disposizione, oggi ricorrenza del Natale. Ma rimarranno comunque aperti nel periodo delle festività. Partiamo dal Ferarut, che si potrà frequentare non solo il giorno di Natale, ma quest’anno anche la notte di San Silvestro, per restituire agli appassionati l’ospitalità della taverna sottostante al ristorante. Il piatto principe del menù stellato natalizio, come suggerisce Alberto, saranno gli Gnocchi di zucca, storione bianco affumicato, cipolline tostate, yogurt e aneto. Abbinati a una Malvasia. Per rimanere sulla linea delle Risorgive, i Maltagliati delicati al ragù d’anatra ci richiamano al ristorante La Rucola, di Castions di Strada. Dove, invece, a Capodanno, si potrà scegliere tra il pesce, per esempio il Gran fritto, o la carne, e il Filetto di maialetto ai porcini.

A Porpetto, alla Tavernetta da Aligi, Ezio, in cucina, Clia Mari e Tayrin in sala, sono a disposizione nel periodo delle feste. Con antipasti, primi e secondi piatti che rispecchiano la tradizione friulana, ma sono curati e ingentiliti per assecondare il gusto di oggi. Così, la semplice Zuppa di orzo e fagioli diviene una leccornia da ricordare, il Baccalà alla vicentina con polenta possiede un gusto coinvolgente, la Faraona al forno richiama il gusto della cucina delle nonne.
A Lignano Sabbiadoro, il King Pub di Franz Dalle Crode ha predisposto per la notte di San Silvestro un coinvolgente intrattenimento a suon di karaoke con Stefania Fufa Urban, per degustare i food stellati. Un salto in osteria, a La Farmacia dei Sani, per una cucina tradizionale, ma anche proposte a base di pesce e una cantina articolata. Per un percorso che Patrizio e Monica sanno suggerire. Per uno snack con gli amici e addentrarsi nell’atmosfera lignanese, si può fare un passaggio al Villaggio delle Casette tra piazza Fontana, le vie centrali e la Terrazza a Mare, verso la pista di pattinaggio affacciata sula spiaggia in attesa di visitare il Presepe di sabbia. Per assaggiare i sapori rivieraschi proposti da diversi degli associati alla Riviera Friulana: dalla Farmacia dei Sani, all’Hotel Salus, al King Pub. Per poi passare a un drink al Bar Fontana di Mattia Bianchin. O per una sosta corroborante al Central Park di Diego Defilippis. Se si fa sera, ecco l’aperitivo al Tay & Rhum di Samira Dorbolò, dove Michele sa proporre una qualificata selezione di snack vini e bevande di pregio. Anche per soggiornare al contiguo Hotel Tivoli. Se si intende passare la notte a Lignano, l’accoglienza stellata dell’hotel Rossini di Mario Iop propone, oltre agli alloggi dell’hotel e del resort 4 stelle superior, anche il centro benessere dedicato.
Risalendo verso l’area rivierasca, l’azienda Guido Lorenzonetto offre una qualificata scelta di bollicine e non solo. In attesa dell’apertura della nuova location per le degustazioni immersa nel vigneto. Più vicina al Tagliamento, Casa Allegra è la location ideale dalla quale far partire le escursioni a piedi o in bicicletta, o quelle più distanti in auto. Un alloggio ambientato nella campagna rivierasca, arricchito da complementi d’arredo artistici, consente di seguire nel contempo le attività di addestramento dei cavalli campioni di trotto che vengono allevati nell’azienda, e allenati sull’anello adiacente.
Ad Aprilia Marittima, o Latisana Marittima, il nuovo resort La Laguna, della famiglia Toso, con gli alloggi stellati, propone il ristorante dedicato con la cucina di pregio, il centro benessere e la serenità della campagna, a contatto con l’ambiente marinaro del porto turistico. A Latisana, il nuovo King Pub, sempre di Franz Dalle Crode, per gli snack veloci con materie prime di prossimità. E sempre a Latisana, alla Galleria La Cantina, nel cuore della località rivierasca, anche il periodo natalizio è animato da incontri ed eventi culturali. Che sono organizzati da Giovanni Toniatti Giacometti. Il quale è animatore anche di Casa Allegra. Così come di Casa Gioconda, sulla sponda opposta del fiume Tagliamento, in Comune di San Michele. Come Casa Gioia, sempre dei Toniatti Giacometti, si presta anche al soggiorno invernale nella quiete rurale, a poca distanza da Lignano, ma anche da Bibione.

Il chiosco di Isola Augusta, nelle festività, proporrà invece gli snack dei sapori della tradizione friulana. Con i vini che la famiglia Bassani ha saputo valorizzare in un territorio, il Latisanese, che molti esperti hanno definito un “cru”. Passando per Precenicco, nell’azienda Baccichetto Vittorino, Alessandro e Paolo sono ben felici di suggerire i loro vini rivieraschi. Quelli agroalimentari, assieme ai cibi di pregio a base delle carni bianche di coniglio, si possono trovare a poca distanza, al punto vendita della Vecon-Coniglio natura di Zeno Roma, Eccellenze friulane. E da lì, a Marano Lagunare, per raggiungere la Vedova Raddi, trattoria Alla Laguna, di Decio Raddi, per il pesce proposto nell’antica maniera, la distanza è breve.
Tra Strassoldo e Cervignano, Cà Bolani propone bollicine di pregio e i vini classici rivieraschi che, come ricorda l’enologo Roberto Marcolini, rispecchiano le caratteristiche essenziali delle varietà dei vini di pregio. Senza forzature. Tra Fiumicello e Villa Vicentina, la Cantina Valpanera è invece specializzata nella produzione del Refosco dal peduncolo rosso. Anche d’annata. Acquisita da Alessandro e Paolo Baccichetto, l’azienda è in fase di rilancio. Mentre sulla riva sinistra dell’Isonzo, Enzo, Davide e Nicola Lorenzon propongono i vini generati dalle terre ghiaiose e sabbiose delle aree in prossimità del fiume. Che nelle sale degustazione possono essere testati assieme ai prodotti della campagna isontina.

Ad Aquileia, l’azienda agricola Brojli, della famiglia Clementin, specializzata nei vini rivieraschi, dispone di una suggestiva location affacciata verso la Basilica dei Patriarchi. Anche a Grado, il Natale è vissuto con la valorizzazione dei suoi simboli. Ed ecco i Presepi artistici distribuiti tra le calli, accanto a quello galleggiante nel porto canale. Il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno? Nell’atmosfera caratteristica ed elegante dell’Hotel Astoria di Sandro Lovato. Magari dopo una sosta al centro benessere o nelle piscine di acqua di mare riscaldata, e all’ultimo piano, al ristorante Al Settimo Cielo. Per godere dello spettacolo lagunare visto dall’alto. Il menù è curato, come il servizio guidato dal vicepresidente dell’Amira, Giacomo Rubini. Tra le altre proposte, il Calamaro tostato su passata di ceci e germogli di sakura. Infine, per un Natale particolare, o un fine anno da ricordare, le motonavi di Adriano Zentilin, la Nuova Saturno e altre, vi possono portare in escursioni da sogno tra Marano, Lignano, Grado e lo scenario fantastico del fiume Stella e della laguna.

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In copertina e all’interno ecco alcuni esempi di cosa offre la Riviera.

(Foto Carlo Morandini)

I “cenoni” di Natale e Capodanno: ecco 5 regole anti-sprechi

di Gi Elle

Poche ore ormai ed ecco la notte di Natale, famosa per il suo “cenone” – anche se il pranzo di domani certamente non demerita – che fa il paio con quello che seguirà a Capodanno. Feste in cui la buona tavola, ma anche abbondante (troppo, il più delle volte!), è protagonista. In queste occasioni però sono di scena anche gli sprechi: ciò che è opportuno evitare, per una serie di ragioni, il più possibile.
Come utile premessa a quanto stiamo per dirvi, va rilevato che i risultati del recente vertice di Madrid – come ci hanno riferito le cronache – sono stati deludenti, ma che nel frattempo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre ha ufficialmente introdotto la Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, International Day of Awareness for Food losses and waste.«Dal 2020, insieme al 5 febbraio, Giornata Italiana di Prevenzione dello spreco alimentare, il 29 settembre entrerà nell’Agenda sostenibile annuale della campagna Spreco Zero», annuncia il fondatore Andrea Segrè, che anticipa: «il 2020 porterà molte novità, come il progetto Spreco Zero 2030 di sensibilizzazione sugli Obiettivi che le Nazioni Unite hanno fissato per lo sviluppo sostenibile del pianeta».
Sarà uno “spin off” della storica campagna Spreco Zero per puntare al cuore degli obiettivi di sostenibilità che sono alla portata di tutti, ogni giorno. Nelle nostre case sprechiamo ogni anno cibo per un valore di 12 miliardi di euro, ovvero 700,7 grammi che ci costano 3,75 euro ogni settimana (dati Diari di Famiglia / Oss. Waste Watcher), ma la buona notizia è che la svolta siamo noi: un cambiamento culturale può aiutarci a invertire la direzione e a dimezzare lo spreco pro capite entro il 2030, come fissato negli obiettivi delle Nazioni Unite. Solo in Italia lo smaltimento dei rifiuti impropri (sprechi) produce 9,5 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica) e impoverisce 7.920 ettari di terreno, consuma inoltre 105 milioni di metri cubi d’acqua. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2, in un anno se ne generano quindi oltre 8 milioni. Senza sprechi nel nostro Paese le emissioni CO2 potrebbero calare del 15% (Libro Nero degli Sprechi)».  Ecco dunque, nel conto alla rovescia verso Natale 2019 e il Nuovo Anno, 5 regole must #sprecozero consigliate dal fondatore di Last Minute Market, il già citato dottor Segrè. Cinque semplici precauzioni perché festeggiare in casa non faccia rima con sprecare, un agile ripasso da rinnovare prima dei cenoni.

Check-in

Fai la lista della spesa passando in rassegna frigorifero e dispensa basandoti sul numero dei commensali. Ricorda che in cucina il detto “quanto basta” funziona sempre.

Chek-out

Evita le sirene del marketing: le offerte 3×2 e il sottocosto non servono se ti metti in viaggio per le feste. Se proprio non riesci a resistere acquista solo alimenti che puoi conservare.

Weight & Waste Watchers: ovvero, pesa e osserva

Pesa gli alimenti e soppesa i tuoi invitati prima di cucinare quantità che si adattano meglio a una caserma. L’eccesso a tavola fa male alla salute e all’ambiente se poi finisce nella spazzatura.

The Day After: il giorno dopo

Recupera tutto ciò che rimane di pranzi & cene della festa e crea un super pasto del giorno dopo da condividere con gli amici. Ciò che avanza congelalo, mangiandolo qualche mese dopo ti ricorderai con piacere delle feste.

#Zerowaste: #sprecozero

Differenzia nei bidoni e nei sacchi dedicati della spazzatura tutto ciò che resta a tavola e sotto l’albero, dal cibo agli imballaggi. Dagli una seconda chance: gli alimenti nell’umido per il compost delle piante, il packaging per un nuovo ciclo. La vita continua!

“Il metodo Spreco Zero” (Rizzoli Bur) dell’agroeconomista Andrea Segrè, triestino, professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna, riunisce le regole per la gestione ottimale del cibo, dal suo acquisto al modo in cui lo custodiremo fra il frigo e la dispensa, al suo smaltimento. Nella distribuzione, che pure adotta da tempo comportamenti virtuosi e pratiche di recupero del cibo a ridosso di scadenza, la stima nazionale è di 220 mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 2,89 kg/pro-capite, ovvero 18,7 kg di cibo sprecati ogni anno per metro quadro di superficie di vendita, soprattutto frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini (progetto Reduce 2018). E nelle scuole? L’indagine Reduce sulla refezione scolastica ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto.

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In copertina, il professor Andrea Segrè con il suo libro dedicato tutto al “metodo spreco zero”.