“Vino Terre” atto secondo, le bottiglie della Cantina di Ramuscello e San Vito vestite dai ragazzi-artisti di Cordenons protagoniste a Sesto al Reghena. Con un omaggio al grande Gherardo Freschi

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E ora via spediti con “Vino Terre” verso la terza edizione! La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, durante una bellissima festa ospitata nell’auditorium del centro culturale Burovich di Sesto al Reghena, ha infatti presentato al pubblico le bottiglie del secondo anno di questo progetto unico nel suo genere. E l’ha fatto rievocando la figura di un grande friulano, l’agronomo Gherardo Freschi, a 220 anni dalla nascita con la presentazione di un bel libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri.

Il progetto – Dopo aver riposato al buio e in… silenzio, per un anno, in una fossa all’interno del vigneto di produzione; cullate dall’acqua di falda del Tagliamento; degustate da una Commissione di esperti, le 555 bottiglie, con la loro artistica etichetta, sono state svelate proprio con questo evento molto partecipato svoltosi accanto alla meravigliosa Abbazia. Le bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso Doc Friuli 2023, uniche al mondo, frutto di un’idea e di un lavoro di gruppo coordinato dal presidente della Cooperativa vitivinicola Gianluca Trevisan e dal suo direttore Rodolfo Rizzi sono state, dunque, le protagoniste dell’appuntamento al quale hanno fatto da corollario una ricca serie di interventi coordinati dal giornalista Adriano Del Fabro.

La presentazione – I lavori si sono aperti con la lettura del messaggio di saluto inviato dal governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, il quale ha sottolineato il valore storico e attuale di Gherardo Freschi e il ruolo strategico del settore vitivinicolo per il Friuli Venezia Giulia, ringraziando Enti e partecipanti, e riconoscendo nel progetto “Vino Terre” un significativo esempio di collaborazione e sviluppo del territorio. Dopo i saluti del sindaco di Sesto al Reghena, Zaida Franceschetti; dell’assessore del Comune di San Vito al Tagliamento, Michela Bortolussi, e del presidente Trevisan, è stato il momento del docente, giornalista e scrittore, Walter Tomada, che ha offerto un’ampia e apprezzata riflessione sul contesto storico e culturale in cui visse l’agronomo Freschi, evidenziandone la modernità del pensiero e il ruolo di intellettuale capace di leggere e interpretare le trasformazioni del suo tempo. I giornalisti Stefano Cosma e Cristina Burcheri, poi, hanno presentato il loro libro: “Gherardo Freschi. Un friulano dell’Ottocento tra scienza, visione europea e azione concreta”; un approfondito lavoro di ricerca dedicato al grande e illuminato personaggio vissuto a Ramuscello (1805-1893) che ha dato un significativo contributo allo sviluppo della viticoltura e dell’agricoltura della sua epoca, nel territorio di residenza ma anche in tutto il Friuli.

I ragazzi artisti – Gli studenti del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons, accompagnati dal dirigente scolastico, Enrico Quattrin, e dagli insegnanti Moira Piemonte e Sara Marzari, hanno presentato i loro 11 lavori grafici che, diventati etichette, fanno bella mostra di sé sulle bottiglie che, non solo conservano ancora le tracce della terra che le ha protette per dodici mesi ma, per la prima volta in regione, sono anche dotate di tecnologia NFT (Non-Fungible Token) che collega l’acquirente al “gemello digitale” dell’opera. Questo progetto consente ai ragazzi di entrare nel mercato digitale dell’arte contemporanea grazie alla “blockchain”.
Maria Luisa Fichera ha portato i saluti e l’apprezzamento della Comunità di Sant’Egidio poiché, come è noto, la Cantina ha deciso di devolvere, pure per questa edizione, parte del ricavato della vendita del libro su Gherardo Freschi e delle bottiglie di “Vino Terre” alla Comunità benemerita, in sostegno dell’importante progetto dei Corridoi Umanitari, contribuendo così a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità. In conclusione, gli apprezzamenti per la realizzazione del progetto e il coinvolgimento così importante e strutturato dei giovani liceali, sono stati rivolti al gruppo dirigente della cooperativa e ai soci dal consigliere regionale Lucia Buna, anche a nome della Giunta del Friuli Venezia Giulia.

Le Città del vino – Anche il Comune di Sesto al Reghena da qualche anno è entrato a far parte dell’ormai grande famiglia delle Città del vino Fvg. Ha pertanto portato un saluto il coordinatore regionale Tiziano Venturini che si è complimentato per l’originale progetto della Cooperativa ramuscellese che qualifica la vitivinicoltura di questa importante area del Vigneto Fvg.

L’emozionante colonna sonora della mattinata è stata affidata al fisarmonicista Paolo Forte. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, dei Comuni di Sesto al Reghena, di San Vito al Tagliamento, di Cordovado, di Confcooperative Pordenone e dell’Associazione Città del Vino. Al termine, con un graditissimo rinfresco nel cortile “inondato” da un sole quasi primaverile, e accompagnato dagli splendidi vini della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, si è conclusa la giornata-evento, dando appuntamento alla prossima edizione. Che sarà, come detto, la terza di un progetto unico nel suo genere e che ha fatto molto parlare di sé e della Cooperativa che l’ha promosso. Per cui arrivederci al 2026!

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In copertina e qui sopra, alcune delle bellissime etichette realizzate dagli studenti del Galvani di Cordenons; all’interno, immagini della cerimonia: con il dirigente scolastico e gli insegnanti, il presidente Gianluca Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi; l’auditorium gremito, gli autori Stefano Cosma e Cristina Burcheri, il coordinatore Fvg Città del vino Tiziano Venturini e il docente Walter Tomada.

(Al servizio fotografico ha collaborato anche Claudio Fabbro)

La Cantina di Ramuscello e San Vito conferma un buon bilancio. Trevisan: dal 2000 il trend dei conferimenti è sempre superiore ai 100 mila quintali di uva

L’annata 2024 ha confermato la crescita, in positivo, della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 21 mila euro (+23%) per un fatturato di oltre 13 milioni.
«Prosegue il trend positivo della cooperativa che, da ormai cinque anni, anche con andamenti difficili dal punto di vista meteorologico e produttivo, vede un conferimento delle uve sempre al di sopra dei 100 mila quintali per ogni singola vendemmia – dice il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -. Ciò è di grande aiuto per una gestione economica equilibrata, sempre in grado di remunerare adeguatamente il lavoro dei 171 soci in vigna e di sostenere i numerosi investimenti che abbiamo fatto in questi anni». Più precisamente, dagli 881 ettari di vigneto gestiti, sono stati raccolti e conferiti oltre 122 mila quintali di uva.
«L’impegno di Ramuscello verso la qualità del vino – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi – resta sempre alto. Così, anche per questa annata, sono state confermate le certificazioni di “vino vegano”, del “vino a residuo minimo”, la Sqnpi, la “cantina biologica” e la Iso 9001-2015. A queste, nell’anno in corso, si è aggiunto il nostro ingresso nel progetto regionale di “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
La Cantina è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la collaborazione con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale pluriennale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito rientra anche il progetto “Vino Terre” (giunto alla seconda edizione) che prevede, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa, profonda alcuni metri, a contatto con le acque di risorgiva del Tagliamento. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite, è stato devoluto alla Comunità di Sant’Egidio sostenendo i Corridoi Umanitari finalizzati a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 97% del vino prodotto (Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, le varietà maggiorente coltivate e più remunerate) e occupa una dozzina di persone.

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In copertina, il presidente Gianluca Trevisan durante l’assemblea dei soci della Cantina.

Un periodo di ferie anche per la Cantina di Ramuscello prima della vendemmia: ecco le sue chiusure nel mese di agosto

(g.l.) È arrivato agosto, peraltro con un pessimo inizio dal punto di vista meteorologico che fa il paio con il brutto ricordo che ci ha lasciato luglio. Tuttavia, questo resta il mese delle vacanze per eccellenza: le avevano inventate già gli antichi Romani quando, nel 18 a.C, l’imperatore Ottaviano Augusto istituì quelle che sono passate alla Storia come “Feriae Augusti” – il nostro Ferragosto -, vale a dire “il riposo di Augusto” che concedeva un periodo di relax dopo i lavori primaverili ed estivi in campagna e prima della vendemmia. Un riposo al quale non si sottrae neppure la Cantina Produttori Ramuscello e San Vito – guidata dal presidente Gianluca Trevisan e diretta dall’enologo Rodolfo Rizzi – che ha appena comunicato le sue prossime chiusure. Eccole: Uffici da sabato 9 agosto a domenica 17 agosto compreso; Produzione da sabato 9 agosto a domenica 17 agosto compreso; Punto vendita da lunedì 11 agosto a domenica 17 agosto compreso. Uno stop che si concentra, dunque, nella parte centrale del mese, quella che ruota appunto intorno ai giorni ferragostani. Un periodo di ferie indispensabile per ricaricare le “batterie” in vista proprio della vendemmia che, almeno per quanto riguarda la raccolta delle uve destinate alla produzione di spumanti, comincerà fra poche settimane.

Rizzi e Trevisan per Sant’Egidio a Roma.


Ricordiamo che la cooperativa ramuscellese, con oltre sessant’anni di storia sempre in crescita, raccoglie e trasforma annualmente oltre 100 mila quintali di uva. Il 90 per cento è rappresentate da varietà bianche ed oggi è, per dimensione, la terza Cantina del Friuli Venezia Giulia. Al momento del ricevimento dei grappoli, soprattutto da settembre, vengono effettuati accertamenti sul loro stato sanitario, sul contenuto di zuccheri e sull’acidità per stabilirne i principali parametri qualitativi. Ma il suo staff di tecnici molto preparati esegue tutti i controlli necessari per monitorare ogni stadio della produzione, a cominciare dalla vigna per continuare nello stabilimento enologico con la lavorazione dei mosti e dei vini. Da qualche anno, la Cantina Produttori Ramuscello e San Vito si può fregiare della certificazione Sqnpi, come dire il Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata che tutela la sostenibilità del lavoro nel vigneto grazie al minor impatto ambientale nella difesa della vite dagli attacchi fungini e parassitari che sono sempre in agguato, specialmente in annate piovose come questa.
In questi ultimi anni la cooperativa vitivinicola si è distinta anche per brillanti iniziative, tra le quali eccellono quella dell’originale progetto Vino Terre, legato anche a una importante finalità umanitaria a favore della Comunità di Sant’Egidio, e quella della innovativa produzione del “vino vegano” che consente di stare al passo con i tempi e con le mutate abitudini alimentari dei consumatori. Senza dimenticare, poi, l’entrata in funzione, un paio di anni fa, di un modernissimo impianto di depurazione delle acque utilizzate in cantina per il loro reimpiego, sotto lo “sguardo” attento della Pimpa di Altan che campeggia su una fiancata della importante struttura.

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In copertina, il complesso degli edifici della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito.

La Cantina di Ramuscello e San Vito rafforza la sua presenza in Carnia: nuova sede per la Bottega del Vino a Paluzza

La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito rafforza la sua presenza in Carnia. A Paluzza, “La Bottega del Vino” ha infatti inaugurato la sua nuova sede in Via Nazionale 2 (ex bar Vanino), rinnovando il legame tra la titolare Federica Lalli, la Cantina pordenonese fondata nel 1959 e, appunto, il territorio carnico. Il locale, attivo sin dal 1925, si trova accanto all’ex Caserma degli Alpini dedicata a Maria Plozner Mentil, l’unica in Italia intitolata a una donna. Un luogo simbolico, profondamente radicato nella memoria della comunità. Era il 2021 quando la Cantina di Ramuscello e San Vito, confidando nelle potenzialità della Carnia, apriva “La Bottega del Vino” nel cuore di Paluzza. Posizionata lungo la direttrice del Passo di Monte Croce, la nuova “Bottega” si colloca in una zona strategica per i flussi turistici, in particolare quelli provenienti dall’Austria.


Ora, il nuovo spazio non è solo un punto vendita dei vini della Cantina cooperativa, ma anche luogo di degustazione dei prodotti tipici locali, come i formaggi del Caseificio Sociale Alto Bût e il prosciutto di San Daniele Dop firmato Testa & Molinaro. La struttura dispone di ampio parcheggio e di una zona esterna attrezzata con tavolini, ideale per momenti di sosta e convivialità. Attualmente è aperta dal martedì al sabato, con apertura domenicale in programma a breve.
Nel suo intervento durante l’inaugurazione, il vicepresidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Stefano Mazzolini, ha sottolineato l’importanza del grande lavoro fatto dalla Regione Fvg e dagli enti locali per la riapertura, in tempi record, della Strada Statale 52 bis, asse viario fondamentale per i collegamenti verso il passo e per l’intera economia locale. All’evento erano presenti anche il sindaco di Paluzza, Luca Scrignaro, il presidente della Cantina di Ramuscello, Gianluca Trevisan e, naturalmente, la padrona di casa, Federica Lalli.

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In copertina e all’interno due immagini del taglio del nastro avvenuto a Paluzza.

Cantina di Ramuscello e San Vito: bilancio ok, vigneti e soci in crescita. Trevisan e Rizzi: “Vince la qualità”

Il 2024 si conferma un anno positivo per i risultati economici della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 17 mila euro. «Pur provenendo da un’annata difficile, segnata da grandinate e siccità, che ha provocato un sensibile calo della produzione d’uva, con rese inferiori alla media degli ultimi anni – spiega il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -, grazie a un’attenta gestione della cooperativa e alle capacità professionali dei nostri collaboratori, siamo riusciti a proporre un risultato positivo continuando, inoltre, a essere attrattivi: il numero dei soci è incrementato del 12%, raggiungendo quota 173 (con 970 ettari di vigneto gestiti) per un conferimento di prodotto che supera i 100 mila quintali».

I soci in assemblea a Ramuscello.

Gianluca Trevisan

Rodolfo Rizzi

«Indipendentemente dalle caratteristiche della vendemmia – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi –, da sempre la nostra Cantina si caratterizza per il costante impegno verso miglioramento qualitativo dei vini prodotti attraverso un’attenta formazione dei soci e un’accurata e sostenibile strategia fitosanitaria. Uno staff di enologi, poi, utilizzando le tecnologie moderne e dei collaudati e restrittivi protocolli Vegan (assenza totale di coadiuvanti di origine animale), trasformano l’uva conferita in ottimo vino. E anche quest’anno sono giunti nuovi riconoscimenti ai nostri sforzi, non solo con la riconferma della certificazione di “vino vegano”, ma pure con quella, assegnata per la prima volta in regione, di “vino a residuo minimo”».
La Cantina, che ha sede nel Comune di Sesto al Reghena, è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la formalizzazione di convenzioni con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito, è stato anche inserito il nuovo progetto denominato “Vino Terre” che ha previsto, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa scavata all’interno del vigneto di coltivazione dell’uva. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite – come annunciato sabato scorso alla bellissima presentazione di San Vito al Tagliamento -, sarà devoluto alla Comunità di Sant’Egidio per sostenere i loro Corridoi Umanitari contribuendo così a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello e San Vito è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 95% del vino prodotto (Prosecco e Pinot grigio, le varietà maggiorente coltivate) e occupa una dozzina di persone.

 

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In copertina, una panoramica della Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito; qui sopra, le bottiglie di Vino Terre appena estratte dal suolo del vigneto che ha prodotto le uve di Refosco dal peduncolo rosso.

A Ramuscello nasce “Vinum Terrae” Refosco affinato per un anno in fossa tra sostenibilità e solidarietà

Buio costante, assoluto silenzio e temperatura stabile, sono gli ingredienti che delineano questo nuovo progetto finalizzato, sia alla sperimentazione enologica che alla solidarietà. Così, nella Giornata Internazionale della Madre Terra, che si celebra il 22 aprile di ogni anno, la Cantina Produttori Ramuscello e San Vito ha varato “Vinum Terrae” (Il Vino della Terra). Per dare vita a questa originale e ambiziosa idea, nel giorno prescelto, ogni anno verranno interrate delle bottiglie di Refosco dal Peduncolo rosso Doc Friuli Venezia Giulia con Certificato Vegano (quest’anno sono 555) provenienti dall’ultima vendemmia.

«Abbiamo scelto questa data simbolica per la nostra iniziativa, a significare la costante attenzione della Cantina verso l’ambiente, la sostenibilità e la solidarietà – spiega il presidente della cooperativa pordenonese, Gianluca Trevisan –. Infatti, tra un anno esatto, quando le estrarremo dalla terra, queste bottiglie saranno adeguatamente etichettate (con un nuovo progetto che svilupperemo prossimamente), differenziandole dalla normale linea produttiva. Tutte le bottiglie, tassativamente numerate, saranno giustamente valorizzate, sia attraverso un’importante Asta, che messe in vendita nei normali canali distributivi, e il ricavato sarà devoluto interamente alla Comunità di Sant’Egidio di Roma ai fini di implementare il loro importantissimo impegno sull’organizzazione dei “Corridoi Umanitari”».
«Dal punto di vista tecnico – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi -, le bottiglie di Refosco vengono interrate nel vigneto da dove sono state vendemmiate le uve che hanno creato il vino, a una profondità tale da incrociare le acque di risorgiva del fiume Tagliamento che, qui, sono abbastanza superficiali. Per 12 mesi, dunque, l’evoluzione e l’affinamento di questo vino rosso, avverrà in un ambiente protetto da interferenze esterne e in maniera assolutamente naturale. Una tecnica enologica nuova e mai sperimentata prima d’ora in Italia. Fondamentale, durante questo innovativo affinamento, sarà l’assenza totale di luce e soprattutto di rumori che potrebbero, in qualche modo, modificare negativamente l’aspetto organolettico del vino. Un ruolo importante, durante questo periodo, lo avranno anche le acque di risorgiva che sapranno regolare la temperatura interna del suolo. Tra un anno, prima di etichettare e porre in vendita le bottiglie, dopo attente analisi, saremo in grado di verificare, attraverso una degustazione con i migliori esperti del settore, le evoluzioni qualitative di questo vino che avrà trascorso 365 giorni di “assoluto riposo”. Giorni passati al buio, nel silenzio più totale del sottosuolo dove solo il lentissimo movimento delle radici della sua pianta madre lo poteva cullare».

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In copertina e all’interno alcune immagini dell’interramento delle bottiglie di Refosco.

 

A Ramuscello il vino vegano raddoppia: cinque etichette con il certificato Ceviq

La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito raddoppia la produzione di vino vegano. Dalla vendemmia 2022, infatti, sono stati prodotti e certificati 10 mila ettolitri rispetto ai 5.400 dell’anno precedente. Di fatto, si tratta della maggior quantità di vino vegano prodotto e certificato in Friuli Venezia Giulia.
«Da molti anni la nostra Cantina cooperativa – spiega il presidente Gianluca Trevisan – è impegnata sulla costante ricerca della salubrità, sia delle uve che dei vini prodotti. Oltre al vino vegano, lo scorso anno abbiamo ottenuto anche la certificazione per la produzione del vino biologico. Inoltre, l’80 per cento dei nostri soci aderisce volontariamente alla difesa integrata, denominata Sqnpi, seguendone scrupolosamente il disciplinare ministeriale. Sul tema della sostenibilità ambientale, siamo sempre attenti alle sensibilità del mercato e alle diverse richieste degli imbottigliatori: per questo abbiamo intrapreso un percorso di assistenza tecnica in campagna, fatta di controlli e verifiche, che dovrebbe portarci all’obbiettivo di un vino a “residuo zero”».
«Quello del quale stiamo parlando è un mercato in crescita – aggiunge il direttore della Cantina, Rodolfo Rizzi – al quale noi dedichiamo circa il 20 per cento della nostra produzione che, dalle nostre previsioni, sarà destinata ad aumentare ancora negli anni futuri. I principali imbottigliatori, per ora, sono dislocati nel Nord Italia, ma il nostro vino vegano viene già distribuito in tutta la Penisola».
Il relativo protocollo di certificazione è stato predisposto dal Ceviq (Certificazione Vini e Prodotti Italiani di Qualità) che ha provveduto, nei giorni scorsi, a consegnare il documento ufficiale alla Cantina attraverso il suo direttore, Michele Bertolami, e la dottoressa Federica Buchini. I vini certificati sono Pinot grigio, Prosecco, Merlot, Ribolla gialla e Refosco dal peduncolo rosso. Presenti alla consegna anche la vicepresidente della Cantina di Ramuscello, Laura Bertolin; il vicesindaco di Sesto al Reghena, Andrea Nonis, e il coordinatore regionale delle Città del Vino del Fvg, Tiziano Venturini.

La consegna del certificato Ceviq.

No a prodotti animali
e relativi derivati

Per ottenere la certificazione, con la menzione a produttore di “vino vegano”, la Cantina e i suoi soci devono ottemperare a un rigido protocollo che il Ceviq ha elaborato al fine di evitare qualsiasi contaminazione con prodotti di origine animale e i relativi derivati. Il consumatore vegano, per propria scelta, non intende assimilare alcun alimento di origine animale e nemmeno i relativi derivati. Quindi, partendo dal vigneto, si devono evitare concimazioni a base di letame e pollina per sostituirle con sovesci di leguminose e composti vegetali a base di humus, da compiere durante l’anno, a seconda delle esigenze colturali.Per quanto riguarda il processo di trasformazione in cantina, si devono eliminare tutti i derivati animali che servono per la stabilizzazione e chiarificazione del vino per sostituirli con estratti di origine vegetale. In questo modo si eliminano anche le tante problematiche derivate dall’assunzione di sostanze allergeniche le quali, tra le altre cose, in ottemperanza alla legislazione in vigore in alcuni Paesi esteri, devono essere riportate in etichetta. Inoltre, grazie alle lunghe soste del vino sui lieviti di fermentazione, si riesce a conferire ulteriore stabilità e completezza aromatica al prodotto. Per ottenere poi la certificazione a “vino vegano”, non si possono utilizzare le colle, a base di caseina, per etichettare le bottiglie e, quindi, vanno utilizzate esclusivamente etichette adesive. Infine, il vino deve essere analizzato da un laboratorio accreditato che stabilisca l’assenza totale del Dna animale (bovino, suino e ittico).

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In copertina, ecco l’etichetta del Refosco dal peduncolo rosso “vegano” di Ramuscello.

Cantine cooperative Fvg, certificata l’uva che sarà raccolta su oltre 3 mila ettari

Raccolta su oltre 3 mila ettari di vigneto, l’uva di buona parte della vendemmia 2021 di tutte le cantine cooperative del Fvg sarà sostenibile e certificata. Infatti, la cantina Viticoltori Friulani La Delizia (di Casarsa), la Cantina produttori Ramuscello e San Vito, la Cantina produttori Cormòns, la cantina Vini San Giorgio (di San Giorgio alla Richinvelda) e la Cantina Rauscedo hanno aderito allo schema di certificazione, gestito dal Ministero delle Politiche agricole, Sqnpi (Sistema di Qualità Nazionale Produzione Integrata) che consentirà, a chi lo vorrà, di apporre sull’etichetta il simpatico e conosciuto logo dell’”apetta” su sfondo bianco e contorno verde.

Il marchio a Ramuscello

Venanzio Francescutti

Una adesione massiccia dei soci, coordinata in maniera convinta dai dirigenti che pongono la regione enologica cooperativa del Friuli Venezia Giulia ai vertici nazionali dove il 51 per cento delle cooperative ha già aderito a uno standard di certificazione volontaria (Sqnpi in primis, ma anche Equalitas e Viva).
Sono 350 i soci produttori coinvolti per una superficie di vigna interessata appunto di oltre 3.000 ettari, in un contesto dove la cooperazione vitivinicola raccoglie e vinifica oltre il 40 per cento dell’intera produzione regionale di uva, per un fatturato complessivo che supera gli 85 milioni di euro.
«Ricordiamo che lo scopo dello schema di certificazione è misurare la performance ambientale e sociale delle imprese, così come i risultati economici. Si tratta di uno standard certificato da un ente terzo (Ceviq) e che richiede alle aziende di rispettare elevate performance di sostenibilità sociale e ambientale e di rendere trasparente pubblicamente il punteggio ottenuto – sottolinea Venanzio Francescutti, presidente di FedAgriPesca Fvg -. Le nostre cooperative sono ben consapevoli dei numerosi vantaggi competitivi derivanti dal conseguimento degli standard di certificazione volontari: oltre al tendenziale incremento dei volumi venduti e del valore, si evidenzia un “plus valoriale” assegnato soprattutto dagli acquirenti stranieri oltre a essere indice di una forte coesione e consapevolezza tra i soggetti aderenti intorno al tema imprescindibile della tutela ambientale». E c’è già chi guarda al biologico, come stanno facendo la Cantina Rauscedo (partendo dalla coltivazione di viti resistenti alle principali fitopatie) e la Cantina Ramuscello e San Vito.

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In copertina, bellissima uva bianca alla vigilia della raccolta.