Ambiente difeso da buone pratiche combattendo lo spreco alimentare

C’è un gesto e c’è un’azione concreta che possiamo tutti fare in occasione della 10a Giornata Nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in calendario domani 5 febbraio: scaricare e attivare la nuova app Sprecometro, strumento quotidiano per un vivere sostenibile. Sprecometro, presentata a Roma dal fondatore Spreco Zero, Andrea Segrè, con l’Ambasciatore buone pratiche Andrea Maggi, è la app istituzionale sviluppata dall’Osservatorio Waste Watcher International su cibo e sostenibilità, gratuitamente scaricabile e utilizzabile.

La presentazione a Roma.

Sviluppata per la direzione scientifica dell’agroeconomista triestino Andrea Segrè, nasce in vista della Giornata antispreco nell’ambito della Campagna Spreco Zero, attraverso il lavoro congiunto del Dipartimento di Scienze e Tecnologie agro-alimentari dell’Università di Bologna e di Last Minute Market impresa sociale spin off accademico dell’Alma Mater. Serve a misurare e prevenire lo spreco di cibo, da soli o in gruppo (famiglia, amici, gruppo di lavoro). Aggiornando puntualmente il proprio comportamento grazie al diario dello spreco contenuto nell’app, l’utente può valutare i progressi avvenuti nel corso del tempo fissando degli obiettivi di riduzione in linea con l’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile, in particolare il 12.3: “dimezzare lo spreco alimentare entro il 2030”.
L’app, inoltre, attribuisce dei punteggi per ogni variazione in diminuzione dello spreco individuale nel tempo e per ogni contenuto visionato: video, lettura delle schede, risposte corrette dei quiz consentendo di confrontarsi con altri utenti. E consente di attivare dei gruppi di riferimento: amici, famiglia, classe scolastica/universitaria, dipendenti aziendali, pubblica amministrazione… In questo modo, si potranno calcolare i dati aggregati di impatto economico e ambientale per valutare i progressi dei singoli, dei gruppi di amici e del totale degli utenti: una sfida da vincere tutti assieme! Infine il collegamento al canale Instagram Sprecometro consente a tutti di condividere risultati e progressi della comunità che partecipa alla sfida globale: dimezzare lo spreco entro il 2030!

Ma Sprecometro è molto di più, è uno strumento prezioso per stimare l’impatto economico (in euro) e ambientale (in CO2 e H2O) dello spreco del cibo nelle case, nelle comunità aziendali e scolastiche. La app misura infatti in grammi lo spreco alimentare di singoli e gruppi, valutando la perdita economica (euro), l’impronta carbonica (C02 e km percorsi da un auto) e l’impronta idrica (H20 e bottiglie di acqua da 0.5 litri).
Oltre 500 studenti di tutta italia, ovvero la totalità degli allievi dei nuovi Licei di transizione ecologica e digitale che fanno in questo anno scolastico il loro esordio formativo, hanno già testato Sprecometro, che fornisce consigli, video, buone pratiche e ricette per azzerare lo spreco di cibo a casa e calcolare ogni giorno la nostra impronta ambientale.

Andrea Segrè

UNA IMPORTANTE SFIDA

L’Agenda Onu 2030 con i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) è diventata il quadro di riferimento imprescindibile per promuovere la sostenibilità ambientale, sociale ed economica a livello globale. Ma, mentre il 2030 si avvicina rapidamente – mancano meno di 7 anni – il raggiungimento degli Obiettivi si allontana. Certo pandemia, guerra, riscaldamento globale ostacolano il percorso. Eppure, non è proprio dalle crisi che si possono produrre dei cambiamenti e magari spingere le nostre azioni verso un futuro prossimo più sostenibile?
E poi, se oltre a una direzione e a degli obiettivi, nessuno ci dà le indicazioni concrete di dove andare e non ci fornisce una misura dei risultati raggiunti e quanto manca alla meta, come possiamo sapere se stiamo andando bene?
Lo Sprecometro è uno strumento individuale e collettivo che ci aiuta proprio a seguire una bussola per non rimandare l’Obiettivo Onu che al 2030 chiede di ridurre lo spreco alimentare del 50%. Questa, più di molte altre lanciate dagli SDGs, è una Sfida da vincere tutti assieme. Una Sfida dove ognuno può dare un suo contributo fattivo tenendo conto che l’alimentazione soddisfa un bisogno primario, ha un impatto sulla salute, l’ambiente, l’economia.
Lo Sprecometro – uno strumento tanto agile e veloce quanto “solido” dal punto di vista scientifico – in sole 3 domande e 5 minuti di tempo, e con l’aggiornamento di un diario, misura quanto cibo sprechiamo all’interno delle nostre mura domestiche. Ci fa capire non solo quali alimenti sprechiamo, ma anche il perché li gettiamo via ancora buoni da mangiare. Per ognuno di noi lo Sprecometro definisce, alla fine della prima (e unica) rilevazione, un identikit preciso – Sprecone, Disattento, Attento, Parsimonioso – che periodicamente verrà aggiornato a seconda degli aumenti o diminuzioni degli sprechi domestici ed anche in base al percorso informativo ed educativo che verrà intrapreso seguendo i mini video, le schede informative di approfondimento e rispondendo ai relativi quiz, che ci aiuteranno concretamente a ridurre lo spreco alimentare domestico e adottare diete sane. Periodicamente potremo verificare se gli esercizi funzionano e confrontarci con tanti altri che come noi si pongono lo stesso obiettivo: siccome la Sfida globale è ridurre della metà lo spreco alimentare la vittoria finale dipende dal numero di partecipanti. Tanto maggiore è la Comunità tanto più importanti saranno i risultati.

COME FUNZIONA LA APP

● Appena scaricata l’app, per registrarsi e aprire un account, è necessario rispondere ad un questionario iniziale, durata non superiore a 5 minuti, che ha l’obiettivo di targettizzare l’utilizzatore dell’app in uno dei 4 profili creati (oltre), differenziati in base alle risposte di un questionario sulle abitudini di consumo e spesa alimentare ma anche sulle quantità in grammi di spreco per 23 categorie di alimenti (carne rossa, carne bianca, frutta fresca, verdure, pane…).

● Terminato il test iniziale viene assegnato all’utente un profilo, dal meno attento al più attento: Sprecone, Disattento, Attento e Parsimonioso.

● L’app inoltre fornisce, in base alla quantità in grammi di spreco per ogni singolo alimento, una misura in grammi totali e una misura dei relativi impatti economici (perdita in euro) ed ambientali (impronta ecologica, espressa in kgCO2eq, ed idrica, espressa in m3 di acqua) che varia nel tempo in base agli aggiornamenti apportati dallo stesso utente dello spreco.

● In più i dati relativi all’impronta carbonica sono convertiti live in km percorsi da un’auto e l’impronta idrica è espressa anche in bottiglie d’acqua da 0.5 l, così da dare una veloce raffigurazione dell’impatto agli utenti. Gli impatti verranno inoltre tradotti in grafici che sono sempre disponibile sulla dashboard.

● L’utente può migliorare il suo profilo periodicamente in base ai grammi dei vari alimenti sprecati, che l’utente potrà aggiornare giornalmente, settimanalmente o con una propria periodicità, grazie alla visione dei contenuti educativi che l’app propone, e che sono strutturati come video (indicativamente di 2-3 minuti), schede informative di approfondimento e quiz per valutare l’effettivo apprendimento del contenuto educativo.

● L’app attribuisce dei punteggi per ogni variazioni in diminuzione dello spreco individuale nel tempo e per ogni attività a cui si partecipa: visione dei video, lettura delle schede, risposte corrette dei quiz.

● Gli utenti potranno vivere la loro esperienza nello Sprecometro in modo singolo o aggregato. Vi è infatti la possibilità di creare cluster tra amici, colleghi, compagni di classe, aziende, pubblica amministrazione ecc

● Il punteggio totale acquisito, oltre a servire a definire il proprio profilo è anche funzionale al confronto all’interno del cluster di appartenenza. Così da stimolare una sana competizione rispetto alla riduzione degli sprechi e al miglioramento delle proprie abitudini di consumo e spesa.

● L’app è in grado di calcolare non solo il dato personale dell’utente ma anche il dato aggregato del cluster (amici) dove è inserito, ed esso sarà visualizzabile dall’intero cluster di amici.

● E’ quindi possibile per ogni cluster estrapolare i dati, analizzarli e produrre report periodici valutando i progressi nel tempo e le variazioni delle impronte dello stesso gruppo.

● L’app ha un suo account Instagram. Inoltre si può collegare il proprio account dello Sprecometro con il proprio account Instagram per condividere con i propri follower i progressi effettuati nell’app e i risultati raggiunti individualmente o all’interno del proprio cluster.vta Partne

IL TEST DELLO SPRECO

SPRECONE: Fare la spesa e prepararti pranzo e cena non sono attività nelle tue corde, ti piace dedicare il tuo tempo ad altro. Per cui il tuo rapporto con il cibo inizia e finisce con il tempo necessario a consumarlo. Ciò che avanza quindi spesso finisce gettato. Per queste ragioni ti suggeriamo vivamente di sfogliare le buone pratiche che hanno vinto nei diversi anni il Premio Vivere a Spreco Zero, di compulsare libro il Metodo Spreco Zero e di iniziare il nuovo percorso informativo ed educativo seguendo i mini-video, le schede informative e i relativi quiz proposti da Sprecometro.

DISATTENTO: Il consumo di cibo per te è un aspetto legato più che altro alle esigenze fisiologiche che va a soddisfare. Per cui il cibo non è al centro delle tue attenzioni e spesso dispensa e frigorifero sono poco organizzati e quindi diventano i luoghi del dimenticatoio, e in alcuni casi l’anticamera della pattumiera. Per queste ragioni sei pregato di sfogliare le buone pratiche che hanno vinto nei diversi anni il Premio Vivere a Spreco Zero, di compulsare libro il Metodo Spreco Zero e di iniziare il nuovo percorso informativo ed educativo seguendo i mini-video, le schede informative e i relativi quiz proposti da Sprecometro.

ATTENTO: Per te lo spreco di cibo è legato a eventi fortuiti e occasionali più che a vicende abituali. È necessario aumentare quindi l’attenzione e soprattutto stare più attenti alla pianificazione degli acquisti e dei consumi. Sei bravo ma ti consigliamo lo stesso di sfogliare le buone pratiche che hanno vinto nei diversi anni il Premio Vivere a Spreco Zero, di compulsare libro il Metodo Spreco Zero e di iniziare il nuovo percorso informativo ed educativo seguendo i mini-video, le schede informative e i relativi quiz proposti da Sprecometro.

PARSIMONIOSO: Sei sicuramente un consumatore attento e informato, il concetto di sostenibilità fa parte del tuo background quindi la prevenzione e la lotta allo spreco alimentare sono per te un modo di agire consolidato. Ma visto che non si finisce mai di imparare ti consigliamo di sfogliare le buone pratiche che hanno vinto nei diversi anni il Premio Vivere a Spreco Zero, di compulsare libro il Metodo Spreco Zero e di iniziare il nuovo percorso informativo ed educativo seguendo i mini-video, le schede informative e i relativi quiz proposti da Sprecometro.

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In copertina, ecco come si presenta la nuova app anti-spreco alimentare.

Energia, soltanto in Italia 4 miliardi in fumo a causa dei tanti sprechi alimentari

Per il secondo anno, è italiano il primo rapporto globale sul rapporto fra cibo e spreco: un’indagine firmata da Waste Watcher, International Observatory on Food & Sustainability, promossa dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market con il monitoraggio Ipsos, realizzata in 9 Paesi del mondo: Italia, Spagna, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti, Sudafrica, Brasile, Giappone. Sono i dati del secondo Cross Country Report, una panoramica globale sulle abitudini di consumo e spreco intorno al pianeta, raccolta in vista della 3a Giornata internazionale di consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari in calendario il 29 settembre, e della Giornata mondiale del cibo, il World Food Day in calendario il prossimo 16 ottobre. Proprio in occasione del World Food Day sarà integralmente diffuso il Rapporto, che quest’anno estende il suo sguardo ai consumi nel continente africano, e inoltre in Francia e in Giappone. Waste Watcher integra così, con una rilevazione estiva, lo storico monitoraggio che viene diffuso in occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco, il 5 febbraio, attraverso rilevazione invernale.

STAGIONALITA’ – In questo modo le indagini, nel tempo, potranno monitorare l’andamento dello spreco alimentare domestico in Italia con attenzione alla stagionalità dei consumi: «un aspetto – spiega il fondatore Spreco Zero Andrea Segrè – certamente essenziale per restituire dati specifici e attendibili, focalizzati sulle abitudini di ciascuno in conseguenza della dieta adottata e degli alimenti realmente consumati». All’indagine hanno preso parte 9mila cittadini, con un campione statistico di 1000 interviste per ciascun Paese:. «Il Cross Country Report Waste Watcher International offre, con una metodologia di indagine sui comportamenti di consumo mai testata prima a questo livello, una “istantanea” sulle abitudini alimentari a livello mondiale –spiega il direttore scientifico Waste Watcher International Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero, ordinario di Politica agraria internazionale all’Università di Bologna – Intendiamo promuovere annualmente questo Rapporto come punto di partenza per promuovere politiche pubbliche e private e iniziative internazionali di sensibilizzazione finalizzate a concretizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, in particolare al punto 12.3 dove si prevede di dimezzare gli sprechi alimentari entro il 2030. Il Rapporto conferma con dati puntuali il forte collegamento fra abitudini di consumo, spreco alimentare e diete sane, sostenibili e tradizionali come la Dieta mediterranea. Aumentare la consapevolezza dei cittadini e delle istituzioni in tutto il mondo permette di promuovere un’alimentazione sana e sostenibile, com’è appunto la Dieta Mediterranea, e di prevenire e ridurre lo spreco alimentare a livello domestico. Anche il consumo e la cucina domestica permettono di ridurre lo spreco: chi è abituato a mangiare fuori spreca di più in casa. Sono questioni che i cittadini ma anche e soprattutto le governance del pianeta devono adesso affrontare in modo strutturale».

MAPPA GLOBALE – E osserva il direttore scientifico Ipsos, Enzo Risso: «l’edizione 2022 dell’osservatorio non solo si è ampliata, ma ha voluto anche toccare Paesi di quasi tutti i continenti, per iniziare a realizzare una mappa globale dello spreco alimentare nelle diverse culture. In particolare si è osservato in che modo e in che forme la cultura culinaria di ogni paese incide sullo spreco. Così abbiamo l’Italia che con Germania, Spagna e Gran Bretagna guida la classifica dello spreco di frutta. Il Brasile, invece, svetta nello spreco di cereali e riso cotti e di tuberi in generale. In Giappone, lo stile culinario porta a gettare maggiormente verdure, tuberi e cipolle. Pane fresco e frutta, infine, sono i prodotti che finiscono maggiormente nella spazzatura negli USA. Se un tempo si poteva dire Paese che vai usanza che trovi, oggi possiamo classificare i diversi paesi parafrasando il vecchio motto: Paese che vai spreco che trovi”.

FRUTTA LA PIU’ SPRECATA – Ed ecco intanto le prime anticipazioni del 2° Cross Country Waste Watcher International: è la frutta l’alimento più sprecato del pianeta, lo confermano i dati raccolti lo scorso agosto. In Italia gettiamo individualmente 30, 3 grammi di frutta alla settimana, segue l’insalata con una media di 26,4 grammi pro capite, e il pane fresco con 22,8 grammi. Ci superano però gli Stati Uniti, con 39,3 grammi a testa, la Germania con 35,3 e il Regno Unito che si attesta su uno spreco settimanale di 33,1 grammi a testa. In tema di spreco della frutta vanno meglio il Sudafrica (11,6 grammi) o la Francia (25, 8 grammi). E ancora, in Italia gettiamo ogni settimana 21 grammi di verdure e ben 22,8 grammi di tuberi, aglio e cipolle. Mentre altrove, nella nefasta “hit” degli alimenti più sprecati, entrano per esempio latte e yogurt (38,1 grammi settimanali negli Stati Uniti, 27,1 in Germania), o ancora gli affettati e salumi (21,6 grammi in Francia, 14,2 grammi settimanali in Giappone), ma anche riso e cereali che in Brasile si gettano per 27,2 grammi settimanali, o i cibi pronti che i giapponesi sprecano in misura media di 11,5 grammi settimanali.

ENERGIA E SPRECHI NASCOSTI – Nel 2022, annus horribilis per i costi energetici in tutto il pianeta, l’Osservatorio Waste Watcher International ha monitorato l’incidenza dello spreco alimentare rispetto all’energia ‘nascosta’ utilizzata nella catena di produzione agroalimentare. Sulla base dei dati sullo spreco alimentare in Italia comunicati da Waste Watcher lo scorso 5 febbraio, Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare (1.866.000 tonnellate di cibo gettate complessivamente annualmente solo nelle nostre case + 5.164.928 tonnellate nella filiera di produzione e distribuzione), vale ben 4,02 miliardi € lo spreco di energia ‘nascosta’ nel cibo che abbiamo gettato lo scorso anno nelle nostre case. Un costo che porta a circa 11 miliardi € complessivi il valore dello spreco alimentare in Italia.
Il dato è generato dalla metodologia Waste Watcher International su report Enea: in Italia la produzione alimentare assorbe oltre l’11% dei consumi energetici industriali totali, per circa 13,3 milioni di tonnellate di petrolio equivalente. Lungo l’intera filiera si sprecano circa 67 kg di cibo a persona (Food Waste Index Onu), che equivalgono al 18% della produzione, e sempre in Italia viene sprecato il 35% di cibo a livello domestico (Waste Watcher International), per questo l’energia sprecata con lo spreco alimentare domestico vale circa 4,02 miliardi di euro, sulla base di un costo dell’energia elettrica pari a circa 0,4151 €/kWh (https://www.arera.it/it/dati/eep35.htm).
Lo stesso spreco alimentare domestico nel periodo equivalente del 2020 determinava una perdita economica a livello energetico di 1,61 miliardi €. Ridurre lo spreco alimentare determinerebbe una diminuzione non solo dell’impronta energetica ma anche degli impatti ambientali, considerato che la maggior parte dell’energia usata nelle filiere agroalimentari è di origine fossile.

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In copertina, il professor Andrea Segrè fondatore della campagna Spreco Zero.

La Giornata mondiale dell’Ambiente: premio a Mercalli e proposte in Fvg

(g.l.) Cinque giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente che pure in Friuli Venezia Giulia registra, tra oggi e domani, numerose iniziative. E sarà il divulgatore scientifico Luca Mercalli il volto del Premio Vivere a Spreco Zero 2021, l’evento promosso dalla campagna Spreco Zero di Last Minute Market che annualmente assegna gli “Oscar” della sostenibilità a cittadini, scuole, enti pubblici, imprese e associazioni. Va infatti al climatologo e meteorologo torinese, presidente della Società Meteorologica italiana, la 9a edizione del Premio nella categoria Testimonial: «I grandi obiettivi – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, il triestino Andrea Segrè – hanno bisogno di supporters esemplari per arrivare all’attenzione concreta dei cittadini ed essere condivisi nelle buone pratiche delle nostre vite. Il Premio a Luca Mercalli è non solo un riconoscimento per la sua capacità di sensibilizzazione attraverso l’attività divulgativa, ma anche un attestato di gratitudine per la concreta testimonianza di quel “passo sostenibile” che può garantire un futuro al pianeta». Scelte precise in direzione dello sviluppo sostenibile, che Luca Mercalli consegna ai cittadini anche attraverso i suoi saggi, nei quali è documentata la personale attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale nel quotidiano, nel nome anche delle generazioni future che abiteranno il pianeta. ll Premio Vivere a #sprecozero, assegnato in partnership con Federcasse ed Emil Banca, sarà consegnato a Luca Mercalli in novembre, quando saranno proclamati e poi premiati tutti i vincitori della 9a edizione.
L’annuncio è arrivato proprio in vista del 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente: un video che vedrà protagonisti Luca Mercalli e Andrea Segrè sarà online sui canali social della campagna oggi alle 12. Il conferimento a Luca Mercalli del Premio Vivere a Spreco Zero anticipa il lancio della call della 9a edizione del Premio Vivere a Spreco Zero, programmata per il 27 luglio, con streaming live sempre dalle 12. Il bando del Premio sarà poi aperto per una decina di categorie e come ogni anno permetterà di individuare le migliori Buone Pratiche nazionali in tema di prevenzione dello spreco messe in atto da Enti pubblici, scuole, imprese e cittadini. Ma non solo: anche di valorizzare le migliori pubblicazioni in tema di sviluppo sostenibile, i migliori progetti in tema di economia circolare e promozione della biodiversità, di valorizzare le buone pratiche legate a stili di vita sani e salutari grazie a scelte alimentari, come la dieta mediterranea, a basso impatto ambientale. Una visione “one health”, dunque, che include in un unico raggio la salute dell’uomo e di tutti i viventi e quella della terra che abitiamo.
Luca Mercalli è ricercatore e conferenziere internazionale sui temi della climatologia e glaciologia con oltre 2400 incontri al suo attivo. Direttore della rivista Nimbus, organo della Società Meteorologica Italiana, è responsabile dell’Osservatorio Meteorologico del Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, riconosciuto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale come patrimonio storico-scientifico. Insegna sostenibilità ambientale all’Università di Torino-SSST. Noto al pubblico per aver partecipato a trasmissioni televisive come Che tempo che fa, Rai3 Ambiente Italia, Tg2 Montagne, Scala Mercalli, collabora come editorialista al Fatto Quotidiano. È un componente del Consiglio scientifico di Ispra. Tra i suoi libri: Prepariamoci (Chiarelettere), Non c’è più tempo (Einaudi), Il clima che cambia (Rizzoli), Salire in montagna (Einaudi). Sono stati testimonial del Premio Vivere a Spreco Zero, dal 2015 ad oggi, gli scrittori Susanna Tamaro e Paolo Rumiz, lo chef Moreno Cedroni, il cartoonist Francesco Tullio Altan, gli artisti Giobbe Covatta, Neri Marcorè e Veronica Pivetti. Info e dettagli sul sito www.sprecozero.it

Al Giardino botanico
di Santa Marizza

(s.b.) Il rispetto, come speciale valore morale e sociale, è al centro del programma dell’annuale manifestazione “Pianeta Terra“ che l’associazione culturale Art&Stella ha organizzato per oggi 5 giugno, a partire dalle 15, al Giardino botanico di Santa Marizza, in Comune di Varmo. Sarà un incontro di arte e cultura con artisti provenienti da tutto il Friuli Venezia Giulia e dal Veneto. Nel bellissimo giardino/vivaio di Ruggero Bosco, pieno di angoli suggestivi, si potrà ammirare, insieme con le numerose piante d’ombra, come edere, felci e bossi, rose antiche e botaniche, ed un laghetto, alimentato da acqua sorgiva, una serie di mostre di pittura e di scultura, di fotografia, declamazioni di poesie, esibizioni musicali. In particolare, alle 15.30, Gloria Corradi e Olivia Rossi presenteranno il tema “Rispetto“ attraverso poesie, racconti e libri. Alle 16, sarà proposto il libro “Gli anelli dell’arcano”, un romanzo storico che parla del passaggio in Friuli di Riccardo Cuor di Leone, Re d’Inghilterra, vissuto nella seconda metà del XII secolo. Ne parleranno l’autore, Giordano Paron, e lo storico Mario Salvalaggio. Alle 17.30 interverrà Rocco Burtone, raccontando il rispetto attraverso le sue composizioni, da artista a 360 gradi: il rispetto per la poesia con “DiVersi al Muro” e “Scarichi Pesanti”, per la verità con “Nessun Colpevole” e per le minoranze “Canzone del disordine”. In conclusione, tutta a suo modo, chiederà il rispetto per l’inutilismo dei “Burtonari”. E invece fioccheranno gli applausi. «L’arte è sempre vicina e sensibile sui temi sociali – è il pensiero del presidente di Art&Stella, Massimo Pitton –, in questo caso per la salvaguardia dell’ambiente, che si raggiunge proprio con il rispetto del territorio in cui si vive». I posti sono limitati (per informazioni e prenotazioni – Massimo, telefono 339.1771961).

Palazzolo e Precenicco
difendono lo Stella

(s.b.) Operazione “Sponde pulite”, domani 6 giugno, lungo lo Stella a Palazzolo e a Precenicco, al fine di salvaguardare uno degli ambienti naturalistici più preziosi del Friuli Venezia Giulia. Il fiume nasce infatti dalle Risorgive della pianura friulana e, dopo aver percorso la Riviera, sfocia nella Laguna di Marano. Corso d’acqua particolarmente amato dagli abitanti dei paesi che attraversa, per le bellezze naturali che regala, ma che è stato anche temuto per le continue esondazioni che, almeno fino all’altro secolo, allagavano le campagne e gli abitati, causando danni, a volte notevoli. Nel dopoguerra, la crescita economica e sociale, i consumi della gente, gli scarichi spesso tossici delle aziende, inquinarono quelle acque scure. A Palazzolo, già nel 1971, il Circolo giovanile La Sveglia organizzò un convegno sull’inquinamento, con una notevole partecipazione di relatori e di pubblico, ma ancora oggi la Goletta Verde denuncia il forte inquinamento dello Stella, in particolare alle foci. Poi, negli anni 1980/90, giovani e meno giovani di associazioni locali, si impegnarono per la valorizzazione e la salvaguardia del fiume, anche con la raccolta degli immondezzai depositatisi lungo le sponde. Negli anni del Duemila, è cresciuta la sensibilità ambientale generale, ma è mancata la spinta per attività in tal senso. Quest’anno è scesa in campo la Plastic Free Odv Onlus, un’associazione di volontariato che è nata nel 2019 come realtà digitale. Nei primi dodici mesi ha raggiunto 150 milioni di utenti e oggi, con oltre 900 referenti in tutt’Italia, è considerata la più importante e concreta associazione che opera in questo campo. A Palazzolo dello Stella, il referente è Marco Tollon, il cui impegno ha già prodotto un’ iniziativa speciale lungo le sponde del fiume. In collaborazione con i Comuni di Palazzolo e Precenicco, ha organizzato la raccolta “Plastic free Ripuliamo lo Stella”, appunto per domani. La partecipazione è aperta a tutti (fino all’età di 16 anni, accompagnati), il ritrovo è presso la Casa del Marinaretto a Palazzolo e in Piazza del Porto a Precenicco, alle 9. La plastica abbandonata sul territorio ha quindi le ore contate e, come affermato da Tollon, «importante sarà il messaggio di pulizia condivisa, che in questa giornata dovrà raggiungere la sensibilità della gente: curiamo la salute e la bellezza del fiume Stella e del suo territorio, vivremo meglio».

Il meraviglioso parco
della villa di Tissano

A pochi chilometri da Udine sorge una bella villa secentesca con un parco secolare progettato nei primi anni del ‘900 dal conte Fabio Beretta che annovera oltre 150 specie di piante da giardino tra cui spicca un raro “albero dei fazzoletti” e un leccio di più di 200 anni. Siamo nella villa di Tissano, in Comune di Santa Maria la Longa, splendida dimora oggi trasformata in hotel e ristorante e gestita dalla famiglia Cecchini. Per l’iniziativa “Appuntamento in giardino” promossa dall’Apgi a livello nazionale in programma oggi e domani viene annunciato un importante progetto di catalogazione del giardino a cura dell’agronomo Giorgio Marcon che sarà affiancato da un progetto della scuola grafica del centro di formazione del Centro solidarietà giovani Giovanni Micesio di Udine che prevede l’etichettetura di tutte le piante con il codice QR per facilitare l’identificazione di ciascuna in previsione di visite didattiche e turistiche nel parco stesso. Una iniziativa di notevole rilievo botanico che andrà a valorizzare questo patrimonio arboreo e floreale alle porte del capoluogo friulano. Inoltre, grazie ad una sapiente operazione di approvvigionamento idrico il giardino è bagnato da laghetti e fontane che conferiscono ulteriore fascino al contesto green. Il parco è popolato da diversi animali tra cui asini, galline e pulcini, scoiattoli e rane. Varie specie di volatili e due alveari di api fanno bella mostra di sè. Nel weekend sarà possibile visitare tutto questo e intrattenersi piacevolmente ad assistere agli eventi in programma come i racconti al tramonto… storie di Paolo Tosolini in memoria dell’artista giardiniere Paolo Roiatti (oggi e domani ore 18), gli interventi muiscali a cura dell’associazione Progetto Musica (domani ore 12) e ammirare le installazioni artistiche realizzate in ceramica Raku da Luciano Beltramini e installate nel parco per l’occasione.

Biodiversità tutelata
nel Medio Friuli

«La salvaguardia delle biodiversità e la valorizzazione del patrimonio ecologico e forestale del quale il Friuli Venezia Giulia è ricco, assumono particolare significato nel periodo della ripartenza della nostra comunità perché consentono, attraverso iniziative come quelle previste per il fine settimana al Mulino Braida che mettono assieme quattro Comuni del Medio Friuli, di sensibilizzare i cittadini e favorire, soprattutto tra i giovani, l’affermazione del concetto di tutela sostenibile dei biotopi. Tali eventi stimolano, inoltre, la consapevolezza nei confronti dei beni da preservare per mantenere intatta la suggestione che sanno trasmettere. Un’attenzione conservativa e sostenibile che deve portare ad un maggiore impegno di tutti i cittadini nel rispetto dell’ambiente naturale e del patrimonio forestale per l’intero arco della vita». È quanto ha evidenziato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, intervenendo alla presentazione a Udine, assieme al presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, delle giornate ecologiche che avranno quale fulcro il Mulino Braida di Flambro. L’iniziativa coinvolgerà anche il Comune di Talmassons, dove si trova la storica struttura, e quelli adiacenti di Bertiolo, Castions di Strada e Gonars. Presenti i sindaci delle quattro realtà contermini che da diversi anni promuovono congiuntamente i valori della salvaguardia e valorizzazione dell’ecosistema attraverso le peculiarità naturalistiche presenti sul loro territorio, è stato ricordato che domani 6 giugno, nel Mulino Braida di Talmassons la cui proprietà è della Regione Fvg, il Corpo forestale regionale donerà un albero per ciascun neonato del 2020. Un’iniziativa significativa, ha evidenziato Zannier, come lo sono le Giornate ecologiche, che vedranno coinvolti i cittadini di ogni età nella raccolta dei rifiuti abbandonati nell’ambiente. L’assessore regionale ha preso lo spunto proprio da questa iniziativa per sviluppare una riflessione sulla necessità di favorire la sensibilizzazione di tutti al rispetto dell’ambiente e fare in modo che, anche dopo la ripartenza, i nostri prati e i beni forestali si possano presentare nel pieno della loro bellezza. Una suggestione, ha concluso, quella offerta dai biotopi naturali fatti conoscere anche tra gli alunni e gli studenti a scopo didattico, che sa trasmette le emozioni della consapevolezza ambientale anche tra i futuri cittadini.

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In copertina, il famoso climatologo e meteorologo Luca Mercalli vincitore del Premio Vivere a Spreco Zero 2021.

Quale futuro per produzione e consumo bio? Domani forum con “Spreco Zero”

“…E poi? Il futuro della produzione e del consumo biologico e biodinamico” titola il Forum promosso in live streaming per domani 20 novembre, alle 18, sul canale youtube della campagna Spreco Zero https://youtu.be/l53rE3mZPFk con la partecipazione di Fabrizio Piva, amministratore delegato Ccpb srl, sul tema “Il futuro del biologico o il biologico del futuro?”, Fabio Brescacin, presidente Naturasì, che relazionerà su “Produttori, commercianti e consumatori: scontro o alleanza?”, e inoltre Giovanni Dinelli, docente Università di Bologna, su “Agricoltura 3.0: la sfida agroecologica e tecnologica”, Ilaria Pertot, docente Università di Trento, su “L’agricoltura che vorrei: il futuro passa attraverso la scelta del consumatore” e Andrea Segrè, Università di Bologna su “Il dilemma del futuro: aumentare la produzione o ridurre gli sprechi? La via sostenibile”. Introduce l’incontro Enea Burani, Cooperativa Agricola Biodinamica La Collina. L’iniziativa è promossa nell’ambito del progetto “…e poi? Visioni di futuro”, a cura di Andrea Segrè e Ilaria Pertot, main partner Ccpb srl, in collaborazione con le citate NaturaSì e La Collina.

Fabrizio Piva

Fabio Brescacin

Hanno superato quota 80mila, in Italia, i produttori che scelgono di coltivare con il metodo biologico le campagne: un numero da primato europeo, evidenziato anche dall’incidenza delle superfici coltivate a bio nel Paese, aumentate del 79%, superando il 15% dell’incidenza di superficie sul totale coltivato (dati Sinab). E in Italia sono oltre 4.500 le aziende impegnate nell’applicazione delle tecniche biodinamiche, con una tendenza costante all’aumento (fonte: Ass. Agricoltura Biodinamica). «La sfida, amplificata dal 2020 pandemico che richiede scelte urgenti e non più differibili – spiegano i ricercatori Andrea Segrè e Ilaria Pertot – è adesso per la concretizzazione di una filiera in cui l’eccellenza e la qualità produttiva si coniughino ai criteri di sviluppo sostenibile e tutela ambientale, includendo il cittadino-consumatore in un circolo virtuoso di accesso al cibo sano e salutare, al tempo stesso di attenzione alla prevenzione degli sprechi alimentari nella distribuzione come a livello domestico». Fare agricoltura con criteri biologici è sempre più stimolante, non solo per i vantaggi in chiave di sviluppo sostenibile, ma anche per la redditività delle imprese come dimostra un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica Pnas: infatti, l’agricoltura biologica è significativamente più redditizia (22–35%) e presenta un rapporto costi/benefici più elevato (20–24%) rispetto all’agricoltura convenzionale) nonostante la resa inferiore per ettaro. Un dato che evidenzia come l’abbandono dell’impiego di fertilizzanti e pesticidi di sintesi chimica sia positivo per i produttori e la collettività. A confermare il trend in crescita sono anche i dati relativi all’export di prodotti biologici, che vede l’Italia Paese leader a livello internazionale. Senza contare che gli standard produttivi dell’agricoltura biologica e biodinamica sono in linea con l’innovativa strategia Farm to Fork, diventata riferimento istituzionale del Green Deal europeo.

Ilaria Pertot

Andrea Segrè

Il progetto “…e poi? Visioni di futuro” a cura di Ilaria Pertot e Andrea Segrè ruota intorno al racconto inedito “A che ora è la fine del mondo? Scivolando verso il futuro”, pubblicato da Edizioni Ambiente in e-book: un testo scientifico-letterario ambientato in montagna e dedicato ai grandi temi del futuro e del mondo post-Covid 19. Il finale del racconto è aperto e permette di inserire uno sviluppo lasciando libera l’immaginazione di chi legge e si cimenterà nella scrittura della conclusione. I lettori, infatti, potranno scaricare gratuitamente l’e-book dopo aver dato la loro visione di alcune situazioni future (crowd foresight). Che lavoro faremo, come viaggeremo, come ci vestiremo, dove vivremo, ma soprattutto come mangeremo e come sarà l’agricoltura di domani? Sono tutte domande che ci facciamo di fronte a questa crisi che ha messo in discussione la nostra normalità e alle quali non sappiamo dare risposta. Le risposte, questa volta, arriveranno proprio da noi, e non dalle tante task force che ambiscono a programmare il nostro futuro. «Attraverso un progetto di ricerca e di comunicazione scientifica – spiegano Segrè e Pertot – vogliamo coinvolgere e sensibilizzare il massimo numero di persone, i giovani in particolare, sui grandi temi che riguardano il futuro dell’umanità, cercando di cogliere nella crisi attuale un’opportunità di cambiamento degli stili di vita e del modo di produrre e consumare il cibo. Una modalità originale per promuovere la cultura della sostenibilità ambientale, sociale ed economica, con particolare riferimento agli obiettivi dell’Agenda Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile».

Enea Burani

Giovanni Dinelli

Info e dettagli sul sito epoi.eu e sprecozero.it

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In copertina, alcune produzioni orticole tipiche dell’autunno.

 

Sprechi alimentari: Andrea Segrè oggi alla prima giornata mondiale

Un terzo del cibo sulla Terra (1,3 mld circa di tonnellate) viene sprecato, senza neanche arrivare in tavola, ogni anno. Intanto, al mondo oltre 820 milioni di persone soffrono la fame: è il 10,8% della popolazione, ovvero 1 persona su 10 che abita il pianeta. C’è poi lo spreco alimentare legato alla gestione e fruizione del cibo nelle nostre case. Solo in Italia, lo spreco alimentare domestico pesa 529,9 grammi ogni settimana per ciascun cittadino (Diari di Famiglia Distal – Waste Watcher), pari a oltre 25 kg di cibo gettati ogni anno. Considerando l’intera popolazione italiana si arriva a un dato vertiginoso: 1.526.400 tonnellate di cibo ogni anno sprecate in Italia, nelle sole dinamiche di fruizione domestica del cibo.
Oggi, 29 settembre 2020, il mondo per la prima volta sarà riunito nella consapevolezza che si possono e si devono ridurre e prevenire gli sprechi e le perdite di cibo. La Giornata internazionale della Consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (International Day of Awareness for Food losses and waste) è stata istituita a fine 2019 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare congiuntamente i cittadini e le governance del pianeta sulla centralità della questione delle perdite e dello spreco di cibo e sulle possibili soluzioni. Dalle 16 è in programma l’evento digitale e globale a cura della Fao, Food and Agriculture Organization, che sarà introdotta dal direttore generale Qu Dongyu con il direttore esecutivo del programma Ambiente delle Nazioni Unite, Inger Andersen. In apertura dei lavori è previsto anche il messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Unico ricercatore italiano coinvolto nei lavori del meeting è Andrea Segrè che parlerà alle 17.10, nell’ambito del panel dedicato al rapporto fra sostenibilità e prevenzione degli sprechi alimentari.
Ecco un estratto dell’intervento che sarà tenuto dal docente triestino, professore di politica agraria internazionale e comparata all’Università di Bologna e di economia circolare all’Università di Trento. Fondatore di Last Minute Market, spin off accreditato dello stesso ateneo emiliano e promotore della Campagna Spreco Zero per l’economia circolare e lo sviluppo sostenibile:

«Quando, oltre vent’anni, fa avviammo il progetto Last Minute Market per il recupero a fini solidali di beni invenduti a partire dalla grande distribuzione non credevo che quest’azione, così intuitiva nella sua concezione (ridurre le eccedenze di cibo alimentando i bisognosi), potesse diventare una sorta di laboratorio anticipatore di alcune grandi questioni che caratterizzano il mondo contemporaneo. Tanto da far decidere alle Nazioni Unite di dedicare una Giornata Internazionale alla consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, il 29 settembre.
Alla fine degli anni 90 la crisi economica era lontana, la povertà relativamente ridotta, la pressione ambientale ancora poco sentita, lo spreco alimentare un fenomeno quasi sconosciuto. Allora volevamo capire come lo spreco alimentare potesse diventare occasione di riscatto promuovendo il dono come valore di relazionale fra chi ha un’eccedenza alimentare e chi soffre una carenza nutrizionale. Fin dall’inizio ci è stato chiaro che coniugare la solidarietà sociale (aiutare gli indigenti) con la sostenibilità ambientale (produrre meno rifiuti) ed economica (ridurre i costi dello smaltimento) era, anzi è possibile cercando nel contempo di promuovere un sistema più efficiente nell’uso delle risorse naturali ed economiche, ma rispettando nel contempo le “risorse” umane. Abbiamo poi esteso il “modello” di recupero anche a beni non alimentari a partire dai farmaci, per poi promuovere la prevenzione come miglior antidoto contro lo spreco: meglio agire prima che il danno sia fatto.
Da questa visione sono partire tante iniziative concrete: nel 2010 la campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica Spreco Zero; la Giornata Nazionale per la prevenzione dello spreco il 5 febbraio; il Premio Vivere a Spreco Zero che ogni anno riconosce le migliori pratiche di enti, istituzioni, imprese, scuole, cittadini; l’Osservatorio Waste Watcher sullo spreco alimentare domestico con i rapporti periodici che monitorano il nostro comportamento alimentare e poi tanti progetti di educazione alimentare nelle scuole: il nostro futuro passa nelle mani, anzi nelle bocche e nelle menti, dei giovani. In un certo senso siamo arrivati ad una sorta di “quadratura del cerchio”, locuzione che si riferisce alla soluzione perfetta a un dato problema, pur sapendo che questa non esiste. Anche perché negli ultimi vent’anni gli squilibri economici, ambientali e sociali sono aumentati, e di molto. Ecco perché il “mercato dell’ultimo minuto” continua ad essere un laboratorio che produce innovazione sociale, ambientale ed economica trasferendo sul “campo” i risultati della ricerca».

La 1ª Giornata mondiale di consapevolezza delle perdite e sprechi alimentari offre l’occasione per presentare la ricerca Covid-19 lock-down e distanziamento sociale: l’impatto sullo spreco alimentare nelle famiglie Italiane, condotta dal Distal (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroalimentari di Bologna) su dati raccolti da Msi-Aci Europe nell’ambito della campagna Spreco Zero, a proposito di come il lockdown abbia cambiato le abitudini alimentari degli italiani. A nome del Gruppo di ricerca è proprio Andrea Segrè a illustrare i dati: il 51,6% ha sprecato meno cibo durante la quarantena rispetto al periodo precedente. Le donne sono state più un po’ più virtuose, anche se il 57,6% del campione donna ha acquistato più generi alimentari. Sommando chi ha dichiarato di aver sprecato cibo pari o inferiore rispetto a prima della quarantena, la percentuale sale al 91,7% (53% donne contro il 47% uomini). Fra i prodotti alimentari meno sprecati nel lockdown: farina e lievito (43,2%), carni rosse (42,8%), carni bianche (40,7%), latte (40,4%) e avanzi (44,9%). Da notare che il 47,2% dei consumatori ha usato più spesso la lista della spesa (che notoriamente aiuta a prevenire lo spreco e a comprare quello che realmente serve).
A cambiare è anche lo stile di vita: il 70,9% delle donne rispetto al 53,3% degli uomini ha fatto la spesa meno di frequente e ancora sempre più donne (68,9%) che uomini (53,3%) hanno passato meno tempo all’interno dei negozi. Quanto, infine, alla gestione degli avanzi, il 44,9% ne ha sprecato meno. La disponibilità di tempo, secondo la ricerca, è stato un elemento significativo, perché le restrizioni dovute al lockdown hanno permesso di dedicarsi maggiormente ad attività legate al cibo come cucinare in modo accurato, pianificare i pasti e organizzare meglio le scorte.
Il Gruppo di ricerca Distal è composto da: professor Andrea Segrè, professor Matteo Vittuari, dottor Matteo Masotti, dottoressa Elisa Iori, dottor Luca Falasconi e professoressa Tullia Gallina Toschi.

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In copertina, il professor Andrea Segrè che oggi parteciperà al meeting internazionale della Fao.

 

Oggi la Giornata mondiale dell’ambiente punta sulla biodiversità

Più informati, più attenti, preoccupati per il loro futuro in rapporto al degrado ambientale: nei giorni del #lockout e della libera circolazione anche fra regioni, gli italiani si scoprono cittadini del loro tempo. «La parola ambiente – spiega il fondatore della campagna Spreco Zero, Andrea Segrè, presidente di Fondazione Fico – esce da qualsiasi concetto astratto ed entra con prepotenza nella “hit” delle priorità di vita: ben 7 italiani su 10 (68%), infatti, dimostrano di saper correttamente definire la “biodiversità” come “una molteplicità di specie animali, vegetali e microorganismi” e con altrettanta precisione 4 italiani su 10 mettono in collegamento la perdità di biodiversità e l’alterazione degli equilibri ed ecosistemi a conseguenze rilevanti se non addirittura catastrofiche per l’abitabilità terrestre, come la pandemia Covid-19». Un restante 37% manifesta “moderata preoccupazione” per la perdita della biodiversità, confidando che un po’ di impegno consenta all’umanità di risalire la china. Solo 1 italiano su 10 (9%) ritiene che non valga la pena preoccuparsi, e che la perdita di biodiversità sia fisiologica nell’evoluzione degli ecosistemi, ma nell’insieme oltre i 3/4 dell’opinione pubblica hanno colto la serietà delle condizioni. Sono i dati del nuovo Rapporto #Biodiversità, I care 2020 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, diffusi dalla Fondazione Fico con la campagna Spreco Zero della Giornata mondiale dell’ambiente in calendario proprio oggi, 5 giugno, e che quest’anno è dedicata proprio alla Biodiversità. L’indagine Waste Watcher è stata condotta dal 27 al 29 maggio su 1000 soggetti in tutta Italia, secondo un campione statistico per sesso, età, macroaree di residenza, ampiezza del Comune di residenza.

Andrea Segrè

(Photo by Roberto Serra – Iguana )

Preservare la biodiversità, quindi, ma come? Secondo 1 italiano su 2 (50%) sono necessari e urgenti prodotti e detersivi a basso impatto ambientale, mentre per il 42% degli intervistati la strada è privilegiare la varietà di prodotti agroalimentari del territorio attraverso la spesa della famiglia. Sono soluzioni che dimostrano la comprensione dei pericoli in atto e non di difficile attuazione. Ulteriori azioni utili: per 1 italiano su 4 l’impegno nel riutilizzo del cibo avanzato in compost per giardinaggio, per 1 su 5 la pratica di piccole coltivazioni di orto/giardino che valorizzano la biodiversità, per il 17% l’attivazione in esperienze dirette della biodiversità attraverso escursioni e viaggi in luoghi ad alta biodiversità e aree protette. Se agli italiani viene richiesto un impegno personale, quale scelgono di garantire in favore del basso impatto ambientale e di un footprint sostenibile? Un italiano su 2 (53%) si dichiara in prima linea nella raccolta differenziata e sempre il 50% degli intervistati ritiene si debba guardare innanzitutto alla prevenzione dello spreco alimentare. Mentre 4 intervistati su 10 (40%) sono disponibili a ridurre i propri consumi idrici ed energetici, e quasi altrettanti (37%) ad effettuare i piccoli spostamenti a piedi, in bicicletta, in monopattino. Meno fortuna per altre tipologie di impegno sostenibile: come la dotazione di pannelli solari, indicata solo da 1 intervistato su 4 (25%) o l’acquisto di auto elettriche (20%), mentre solo 1 italiano su 10 (12%) si dichiara disposto a ridurre viaggi e movimentazione a mezzo aereo (ma la percentuale di italiani che vola è pari a 1 su 5 circa), e il 13% si considera già su standard adeguati a livello di comportamenti e abitudini sostenibili.

Ma quali sono i segnali che arrivano agli italiani dall’ambiente? Nelle settimane di lockdown innanzitutto l’aria pulita come termometro di un habitat piu’ sano secondo l’83% degli italiani, ma anche acque più pulite dei mari, fiumi e laghi per 7 intervistati su 10, oltre alla maggiore varietà o presenza di volatili nei cieli (63%) e di specie di animali che in precedenza non si avventuravano in area urbana (56%). Sono soprattutto le specie animali a farsi notare per la loro rarefazione, nella crisi complessiva della biodiversità: farfalle e insetti per il 66% degli italiani, grilli rane e cicale per il 63%, ma un segnale inquietante arriva per 6 intervistati sulle 10 dalle cosiddette specie “aliene”, ovvero piante/animali invasivi di origine esotica/alloctona, che avvistiamo nel nostro ambiente e che sono stati importati dalla loro area di origine. Solo la scelta di frutta e verdura è un indicatore in calo meno percepito (41%): probabilmente, nei luoghi di vendita l’offerta è ancora sufficientemente ampia.


«Esiste uno stile alimentare che, secondo gli italiani, è piu’ rappresentativo della biodiversita’: la dieta mediterranea, secondo il 63% degli intervistati – osserva ancora Andrea Segrè –. Una valutazione pressoché unanime, perché la dieta onnivora è la più “biodiversa” solo per il 16% degli intervistati, e quella vegetariana/vegana per il complessivo 11% delle risposte. Questo ci permette di dire che, complessivamente, abbiamo fatto dei progressi nella strada dell’educazione ambientale e alimentare. Anche se molto resta da fare in vista degli Obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030, ed è questo il momento per uno scatto decisivo. Come abbiamo sperimentato nelle ultime settimane, siamo al limite. Con la pandemia Covid-19 il 2020 è diventato punto di svolta obbligato e la perdita di biodiversità è indicata fra le cause scatenanti di epidemie virali. Secondo la più autorevole rivista scientifica mondiale, Nature, se il riscaldamento globale dovesse continuare con il ritmo attuale, entro la fine del 21esimo secolo scatterà un allarme estinzione per il 73% delle specie animali e vegetali di tutto il mondo».

I “cenoni” di Natale e Capodanno: ecco 5 regole anti-sprechi

di Gi Elle

Poche ore ormai ed ecco la notte di Natale, famosa per il suo “cenone” – anche se il pranzo di domani certamente non demerita – che fa il paio con quello che seguirà a Capodanno. Feste in cui la buona tavola, ma anche abbondante (troppo, il più delle volte!), è protagonista. In queste occasioni però sono di scena anche gli sprechi: ciò che è opportuno evitare, per una serie di ragioni, il più possibile.
Come utile premessa a quanto stiamo per dirvi, va rilevato che i risultati del recente vertice di Madrid – come ci hanno riferito le cronache – sono stati deludenti, ma che nel frattempo l’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 dicembre ha ufficialmente introdotto la Giornata internazionale della Consapevolezza sugli sprechi e le perdite alimentari, International Day of Awareness for Food losses and waste.«Dal 2020, insieme al 5 febbraio, Giornata Italiana di Prevenzione dello spreco alimentare, il 29 settembre entrerà nell’Agenda sostenibile annuale della campagna Spreco Zero», annuncia il fondatore Andrea Segrè, che anticipa: «il 2020 porterà molte novità, come il progetto Spreco Zero 2030 di sensibilizzazione sugli Obiettivi che le Nazioni Unite hanno fissato per lo sviluppo sostenibile del pianeta».
Sarà uno “spin off” della storica campagna Spreco Zero per puntare al cuore degli obiettivi di sostenibilità che sono alla portata di tutti, ogni giorno. Nelle nostre case sprechiamo ogni anno cibo per un valore di 12 miliardi di euro, ovvero 700,7 grammi che ci costano 3,75 euro ogni settimana (dati Diari di Famiglia / Oss. Waste Watcher), ma la buona notizia è che la svolta siamo noi: un cambiamento culturale può aiutarci a invertire la direzione e a dimezzare lo spreco pro capite entro il 2030, come fissato negli obiettivi delle Nazioni Unite. Solo in Italia lo smaltimento dei rifiuti impropri (sprechi) produce 9,5 milioni di tonnellate di CO2 (anidride carbonica) e impoverisce 7.920 ettari di terreno, consuma inoltre 105 milioni di metri cubi d’acqua. Ogni tonnellata di rifiuti alimentari genera 4,2 tonnellate di CO2, in un anno se ne generano quindi oltre 8 milioni. Senza sprechi nel nostro Paese le emissioni CO2 potrebbero calare del 15% (Libro Nero degli Sprechi)».  Ecco dunque, nel conto alla rovescia verso Natale 2019 e il Nuovo Anno, 5 regole must #sprecozero consigliate dal fondatore di Last Minute Market, il già citato dottor Segrè. Cinque semplici precauzioni perché festeggiare in casa non faccia rima con sprecare, un agile ripasso da rinnovare prima dei cenoni.

Check-in

Fai la lista della spesa passando in rassegna frigorifero e dispensa basandoti sul numero dei commensali. Ricorda che in cucina il detto “quanto basta” funziona sempre.

Chek-out

Evita le sirene del marketing: le offerte 3×2 e il sottocosto non servono se ti metti in viaggio per le feste. Se proprio non riesci a resistere acquista solo alimenti che puoi conservare.

Weight & Waste Watchers: ovvero, pesa e osserva

Pesa gli alimenti e soppesa i tuoi invitati prima di cucinare quantità che si adattano meglio a una caserma. L’eccesso a tavola fa male alla salute e all’ambiente se poi finisce nella spazzatura.

The Day After: il giorno dopo

Recupera tutto ciò che rimane di pranzi & cene della festa e crea un super pasto del giorno dopo da condividere con gli amici. Ciò che avanza congelalo, mangiandolo qualche mese dopo ti ricorderai con piacere delle feste.

#Zerowaste: #sprecozero

Differenzia nei bidoni e nei sacchi dedicati della spazzatura tutto ciò che resta a tavola e sotto l’albero, dal cibo agli imballaggi. Dagli una seconda chance: gli alimenti nell’umido per il compost delle piante, il packaging per un nuovo ciclo. La vita continua!

“Il metodo Spreco Zero” (Rizzoli Bur) dell’agroeconomista Andrea Segrè, triestino, professore ordinario di Politica Agraria Internazionale e Comparata all’Università di Bologna, riunisce le regole per la gestione ottimale del cibo, dal suo acquisto al modo in cui lo custodiremo fra il frigo e la dispensa, al suo smaltimento. Nella distribuzione, che pure adotta da tempo comportamenti virtuosi e pratiche di recupero del cibo a ridosso di scadenza, la stima nazionale è di 220 mila tonnellate di cibo sprecato ogni anno, 2,89 kg/pro-capite, ovvero 18,7 kg di cibo sprecati ogni anno per metro quadro di superficie di vendita, soprattutto frutta e verdura, pane e prodotti da forno, latticini (progetto Reduce 2018). E nelle scuole? L’indagine Reduce sulla refezione scolastica ha calcolato un avanzo medio di 90 grammi nel piatto di ogni studente, e di 27 grammi di cibo intatto, abbandonato nelle mense per ogni pasto.

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In copertina, il professor Andrea Segrè con il suo libro dedicato tutto al “metodo spreco zero”.