Pordenone, latte crudo e formaggi di montagna: al Teatro Verdi obiettivo puntato sul cambiamento climatico

In un tempo in cui la montagna cambia volto sotto la pressione del riscaldamento globale, parlare di cibo significa parlare di paesaggio, economia, cultura e futuro. Parlare di cambiamento climatico, di trasformazioni economiche, di equilibri sociali sempre più fragili. Significa interrogarsi su quali territori stiamo perdendo e su quali, invece, possiamo ancora scegliere di abitare in modo responsabile. È da questa consapevolezza che nasce l’incontro “Latte crudo e formaggi di montagna”, il secondo appuntamento della rassegna ideata dal Teatro Verdi di Pordenone, R_Evolution Green, in programma giovedì 15 gennaio, alle ore 18, in Sala Ridotto, quest’anno dedicata al Cibo di montagna.

Mauro Varotto


L’incontro muove da un elemento apparentemente semplice e quotidiano – il latte – per interrogare una filiera complessa e sempre più fragile. In un’epoca in cui la neve in quota si fa rara e discontinua, latte e formaggi sono destinati a recuperare il loro antico ruolo di “oro bianco” delle Alpi: non solo prodotti alimentari, ma risorse strategiche, capaci di raccontare un territorio e di mantenerlo vivo. Negli ultimi anni, le denominazioni di origine legate ai formaggi di montagna si sono moltiplicate, segno di un rinnovato interesse per la qualità e per il legame con i luoghi di produzione. Ma a questo riconoscimento formale non sempre corrisponde una reale tutela dei territori: le superfici a prato-pascolo si riducono, gli allevamenti tendono a industrializzarsi, le logiche del mercato rischiano di svuotare di senso parole come “tradizione”, “artigianalità”, “sostenibilità”.
A guidare il pubblico dentro questo scenario saranno il sociologo e documentarista Michele Trentini, che impiega l’etnografia e l’antropologia visuale per documentare le relazioni tra uomo e paesaggio, con particolare attenzione all’ambiente alpino, e l’allevatrice e casara Irene Piazza. A condurre l’appuntamento il geografo dell’Università di Padova di Mauro Varotto, curatore dell’intera rassegna, con e l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via. Insieme offriranno una bussola critica per orientarsi tra pratiche virtuose e scorciatoie del marketing, tra narrazioni rassicuranti e dati concreti. L’obiettivo non è demonizzare, ma comprendere: distinguere ciò che tutela davvero il benessere animale, la salute del consumatore e l’equilibrio ambientale, da ciò che ne utilizza solo l’immagine. Al centro del confronto ci sarà il latte crudo, simbolo di una relazione diretta e non mediata con il territorio: un alimento che porta con sé opportunità, ma anche responsabilità. Parlare di latte crudo significa interrogarsi sul rapporto tra sicurezza alimentare e biodiversità, tra standardizzazione e specificità locali, tra conoscenza scientifica e saperi tradizionali.
Come in tutti gli appuntamenti di R_Evolution Green, anche questo incontro invita a superare una visione semplificata delle questioni ambientali, proponendo uno sguardo complesso, capace di tenere insieme ecologia, economia e cultura. Perché il cibo non è mai solo cibo: è una storia che parla di territori abitati, di comunità resistenti, di scelte quotidiane che hanno un impatto profondo sul mondo che ci circonda. E forse dentro un formaggio di montagna può esserci davvero un piccolo pezzo di prateria alpina da portare a casa: non come souvenir, ma come responsabilità condivisa.

Ingresso gratuito, prenotazioni online o in biglietteria (aperta dal lunedì al venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19). www.teatroverdipordenone.it

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In copertina, formaggi di montagna: una produzione da valorizzare.

Cambiamento climatico, Marco Simonit leader nella potatura della vite per il Corriere della Sera è il miglior tecnico

Marco Simonit è stato premiato come miglior tecnico d’Italia dalla prestigiosa guida del Corriere della Sera “I migliori 100 vini e vignaioli d’Italia”, firmata da Luciano Ferraro, vicedirettore del più famoso giornale d’Italia, e da James Suckling, critico enologico tra i più autorevoli al mondo. Giunta all’11ª edizione, la guida quest’anno è dedicata a come i vignaioli stanno affrontando gli effetti del cambiamento climatico.
Queste le motivazioni del premio: «Marco Simonit non è solo uno dei maggiori esperti al mondo di potatura della vite. Inventore di un nuovo metodo che salvaguarda e rafforza le piante (mantenere la corretta ramificazione per garantire la viabilità linfatica), fondatore di Simonit&Sirch Vine Master Pruners, brillante comunicatore che ha trasformato una pratica agricola in una fonte di divulgazione, Simonit è anche un attento osservatore di quello che accade nel mondo agricolo. Con un’attenzione speciale per il clima, che lo ha portato nel 2024 sul palco dell’Università di Harvard a Boston per parlare delle sfide del cambiamento climatico. Il nuovo impegno è favorire la resilienza delle piante alle variabili climatiche anche attraverso le tecniche di potatura. Pensando a vigneti sempre più in alta quota e con densità di impianti inferiori».
«Abbiamo davanti uno scenario agricolo diverso da quello del passato: è necessario usare pratiche antiche e nuove tecnologie per limitare i danni degli effetti del cambiamento climatico, un tema fondamentale, di cui si parla ancora troppo poco”, ha spiegato Ferraro durante la presentazione della guida, aggiungendo che “per questo abbiamo voluto dedicare la guida 2025 a tutti quei vignaioli che hanno trovato nuove strade per contrastare il global warming salvando ancora una volta la qualità e la varietà del vino italiano».
Alla sezione con il racconto dell’esperienza di 100 vignaioli, si aggiunge quella con la classifica dei 100 migliori vini, stilata per il secondo anno consecutivo e con l’introduzione di nuovi criteri per il punteggio da Suckling. La guida contiene anche un’appendice dedicata ai dieci migliori vigneti italiani, per storia, resilienza e bellezza, firmata da Marco Simonit, e un intervento di Federico Rampini dal titolo “Uno sguardo dall’America”, che racconta come il vino sia diventato «un’arma possente nell’arsenale del “soft power” italiano negli Stati Uniti».

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In copertina, il tecnico Marco Simonit premiato dal Corriere della Sera.

La viticoltura cambia, dal Parlamento Ue via libera alle nuove tecniche genomiche: ok dalla Doc Pinot grigio delle Venezie  

Il Consorzio di Tutela Doc delle Venezie (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia autonoma di Trento) ha accolto favorevolmente il voto del Parlamento europeo in merito alle nuove tecniche genomiche, un testo particolarmente atteso, approvato nei giorni scorsi con 307 voti a favore, 263 contrari e 41 astenuti. Si attende ora il trilogo, il negoziato cui prendono parte le tre istituzioni Ue con l’obiettivo di condividere e chiudere l’accordo politico sulla proposta legislativa.

Albino Armani


«Le sfide imposte dal cambiamento climatico in atto e dagli orientamenti della politica europea impongono un cambiamento anche rispetto al ruolo della genetica – ha detto al riguardo il presidente del Consorzio, Albino Armani – e in quest’ottica il via libera del Parlamento europeo rappresenta un passo avanti importante verso un modello più sostenibile e in grado di tutelare la capacità produttiva delle imprese vitivinicole».
«In un contesto nel quale gli effetti dei cambiamenti climatici sono già realtà – ha aggiunto Stefano Sequino, direttore del Consorzio – le nuove tecnologiche genetiche non-Ogm possono dare un importante contributo in termini di maggiore capacità di adattamento alle fitopatie della vite, che sempre più spesso causano gravi danni ai vigneti e ingenti cali di produzione, così come alla siccità. Si tratta di un tema strategico per il futuro della viticoltura e per questo occorre sollecitare la ricerca e, con approccio altrettanto scientifico, il dibattito a tutti i livelli». Il Consorzio auspica ora un proficuo confronto che porti alla definizione dell’accordo politico prima della scadenza dell’attuale legislatura.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio la varietà tutelata dal Consorzio interregionale.

Clima impazzito, dalla Cantina di Ramuscello (ora dotata di un innovativo depuratore) l’appello a cambiare quanto prima il nostro stile di vita

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – Ad Azzano Decimo, a una manciata di chilometri da Ramuscello, nel nubifragio di pochi giorni fa che ha devastato le colture di mezzo Friuli, è caduto un “chicco” di grandine di ben 19 centimetri, un primato assoluto a livello perlomeno europeo. Si tratta soltanto di un “episodio”, ma che si inquadra in un fenomeno meteorologico certamente unico per l’ampiezza dei territori colpiti e di un’intensità tale che non si era mai vista. «La serie di dati storica ci dice che, nel 2023 e negli anni più recenti, sono stati registrati un numero molto elevato di record meteorologici, mai verificatisi prima. Dobbiamo prevenire e intervenire, mettendo il contrasto alla crisi climatica come priorità. Tutti i ghiacciai del mondo si stanno ritirando. Anche quelli delle Alpi che sono destinati a sparire entro fine secolo e provocano l’aumento del livello del mare creando problemi anche alle lagune friulane e a tutti gli insediamenti e le attività della costa. I negazionisti devono prendersi la responsabilità delle loro posizioni antiscientifiche e dannose». Sono, queste, le severe conclusioni a cui è giunto, ieri mattina di fronte a un affollato parterre, il climatologo Luca Mercalli – il cui nome evoca l’inventore della famosa “scala” che misura il grado di distruzione provocato dai terremoti – intervenendo al convegno “Acqua” organizzato dalla Cantina Produttori di Ramuscello e San Vito e coordinato dal divulgatore e documentarista Marco Virgilio, in occasione dell’inaugurazione del modernissimo e innovativo depuratore e del grande murale realizzato, per abbellirne un lato, dal maestro Francesco Tullio Altan.

Tradotto, tutto questo significa che ormai non c’è più tempo. Bisogna che tutti facciamo la nostra piccola parte per ridurre le emissioni, e quindi il riscaldamento globale causato dal famoso “effetto serra”, cercando di frenare, anche se non sarà per nulla facile, il repentino cambiamento climatico in corso, considerando che ognuno di noi “produce” ogni anno qualcosa – sono ancora parole di Mercalli, che è presidente della Società Meteorologica Italiana, oltre che giornalista scientifico – come 7 mila chili di anidride carbonica, quantitativo che aumenta spaventosamente nel continente asiatico e in America, mentre nei Paesi meno evoluti dell’Africa è quasi insignificante. Per cui, per il climatologo, è improprio classificare i gravissimi fenomeni di queste settimane semplicemente come “maltempo”. Sono, purtroppo, qualcosa di molto peggio!
«Il Friuli Venezia Giulia è una delle regioni italiane più ricche d’acqua e per questo, finora, ci siamo poco preoccupati del suo uso sostenibile. È necessario pensare e ripensare a un suo utilizzo più duraturo e, perciò, serve un piano strategico regionale ad hoc, non solo per gestire la quantità disponibile, ma anche la qualità. L’abbassamento strutturale delle falde provocherà la necessità di tutta una serie di riprogettazioni legate all’idraulica e, dunque, bisogna mettere tutte le competenze necessarie attorno a un tavolo», gli ha fatto eco il geofisico Bruno Della Vedova, uno tra i massimi esperti di cosa nasconda il sottosuolo della nostra regione. Edoardo De Cal, studente del Politecnico di Milano, ha invece illustrato le caratteristiche e le potenzialità dell’app Wop-Station ideata con alcuni colleghi per la gestione e il risparmio delle risorse idriche nelle aziende agricole, basata sull’elaborazione dei dati satellitari attualmente disponibili.

«Sarà un ulteriore passo avanti della cooperativa all’insegna dell’economia circolare e della sostenibilità – aveva sottolineato in apertura, dopo il saluto agli ospiti, il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan, riferendosi appunto alla realizzazione del nuovo depuratore -. Un impegno economico importante che si è concretato grazie anche al supporto dell’assessorato regionale alle Risorse agroalimentari. Un’opera, fortemente voluta dagli amministratori della Cantina, che si prefigge di migliorarne la sostenibilità ambientale integrando, allo stesso tempo, alcuni servizi tecnici dedicati agli oltre 150 soci e mantenendo così un forte legame con il territorio. L’opera appena inaugurata, alimentata dall’impianto fotovoltaico installato sul tetto della Cantina e capace di produrre 280 kWh, è stato realizzato da una ditta locale con una capacità di depurare, ogni anno, oltre 20 mila metri cubi d’acqua derivata esclusivamente dalle lavorazioni. Questo nuovo manufatto “4.0” non si limiterà al solo trattamento delle acque reflue ma, sfruttando un sofisticato impianto di filtrazione di ultima generazione, riverserà un’acqua batteriologicamente pura che potrà essere utilizzata per il lavaggio degli atomizzatori dei soci, in un’apposita piazzola a recupero totale. Inoltre, parte dell’acqua che uscirà dall’impianto di depurazione, potrà essere impiegata per l’irrigazione dei giardini e del futuro “bosco didattico”, che verrà piantumato, nei prossimi mesi, a fianco degli edifici della Cantina».

«L’inaugurazione di questa importante opera per la sostenibilità della Cantina di Ramuscello e San Vito deve essere l’occasione per fare un punto sulla gestione della risorsa acqua: bisogna intraprendere un percorso prima di tutto culturale, che ammetta anzitutto che non esiste distinzione tra tipologia di utilizzo, il quale deve per tutti essere improntato al risparmio e all’eliminazione degli sprechi», ha detto infine, traendo le conclusioni della proficua mattinata, il titolare dell’Agricoltura regionale, Stefano Zannier. «In assestamento di bilancio, abbiamo appena approvato una norma che ha la disponibilità di un milione di euro per sostenere la realizzazione degli impianti di depurazione per aziende di dimensioni più piccole rispetto a quella protagonista dell’inaugurazione di oggi e che avevano maggiori difficoltà ad investire in questo tipo di impianti» ha reso noto l’esponente della Giunta Fedriga. Zannier ha pure richiamato l’attenzione sul fatto che l’esposizione sempre più frequente a fenomeni atmosferici estremi deve portare a raccogliere l’acqua quando è presente e a utilizzarla con massima efficienza quando è scarsa. «A tal fine la Regione da tempo investe imponenti risorse. Solo l’anno scorso sono stati destinati a questo tema 20 milioni di euro, con 7 milioni per il triennio per finanziare sistemi ad alta efficienza, ma bisogna urgentemente iniziare a mettere a terra progettualità per la raccolta di acqua di ingenti dimensioni», ha osservato l’assessore. «Serve valutare – ha infatti aggiunto concludendo la sua riflessione – le situazioni per quelle che sono. Non ci sono soluzioni magiche, ma bisogna confrontarsi a tutti i livelli per provocare un necessario cambiamento culturale utilizzando una prassi operativa razionale. La sfida non è solo quella di ridurre i consumi idrici, ma anche quella di servire i territori che oggi sono senz’acqua e ne hanno necessità. Bisogna consumare meno per ampliare la distribuzione anche alle molte superfici bisognose, oggi o nell’immediato futuro».

Prima di passare all’inaugurazione del depuratore, sotto un sole che ormai picchiava forte, il direttore della Cantina, enologo Rodolfo Rizzi, ricollegandosi alla grande opera d’arte che lo “ingentilisce”, ha osservato che «sicuramente la novità, unica nel suo genere, è rappresentata dal grande murale (15 metri per tre), opera del maestro Altan, che spicca imponente su una parete del depuratore. L’opera, che ritrae un paesaggio bucolico ricco d’acqua e dove svettano numerosi personaggi, cari all’artista friulano, con la Pimpa che fa gli onori di casa, sarà meta di visite da parte dei cittadini e scolaresche. L’esecuzione di questo magnifico murale è stata possibile grazie al contributo degli alunni della 3a classe del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons, guidati dalla professoressa Sara Marzari, da Vanessa D’Andrea, della Scuola Mosaicisti del Friuli, e da Fabio Brusadin dell’Associazione culturale Kantiere Misto».
Depuratore e murale sono stati quindi benedetti dal vescovo di Concordia-Pordenone, monsignor Giuseppe Pellegrini – «Sono molto contento di essere qui, perché anch’io sono figlio di viticoltori», ha detto il presule -, concludendo la festosa e riuscitissima cerimonia che è stata infine coronata da un sontuoso rinfresco, accompagnato dagli splendidi vini della Cantina, apprezzato, come tutta l’organizzazione, dal foltissimo numero di invitati – si calcola trecento persone! -, tra cui molte autorità. Con il sindaco reggente di Sesto al Reghena (Città del vino Fvg), Andrea Nonis, e altri primi cittadini della zona, c’erano anche i consiglieri regionali Diego Bernardis e Markus Maurmair, nonché esponenti del mondo cooperativistico, come i presidenti di Confcooperative Pordenone, Luigi Piccoli, e di Confcooperative Fvg, Daniele Castagnaviz, e vitivinicolo, tra cui Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani. La giovanissima arpista Tamara Bonotto, vincitrice del premio “Giovani Talenti 2022”, durante il convegno aveva invece proposto alcuni apprezzati interventi musicali, alleggerendo la pesante “atmosfera” di preoccupazione inevitabilmente creato dalle allarmistiche constatazioni e previsioni degli esperti chiamati ad analizzare il particolare momento che stiamo vivendo, che va, appunto, dalla ormai cronica carenza d’acqua, con gravi e ricorrenti episodi siccitosi, allo scatenarsi di fenomeni estremi di questo clima impazzito come quelli recentissimi che hanno sconvolto anche le campagne della nostra regione.

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In copertina, il taglio del nastro per l’inaugurazione ufficiale del nuovo depuratore e del murale di Altan; all’interno, il convegno sul clima con gli interventi di Luca Mercalli, Bruno Della Vedova ed Edoardo De Cal; il saluto dell’assessore Stefano Zannier, la sala affollata e la giovane arpista Tamara Bonotto; la benedizione del vescovo Giuseppe Pellegrini e il folto pubblico; infine, lo scoprimento da parte degli studenti del grande murale con opportuna foto ricordo e una nuovissima irroratrice a recupero.

Viticoltura e cambiamento climatico: da domani in streaming Giovanni Bigot

Qual è il futuro della viticoltura in un mondo in cui il cambiamento climatico si fa sempre più evidente? Come reagire a uno scenario sconosciuto, dove fenomeni violenti si manifestano sempre più frequentemente? Sono questi alcuni dei temi della nuova rubrica di Giovanni Bigot, fondatore della società Perleuve e ideatore dell’Indice Bigot, metodo di valutazione oggettivo del potenziale qualitativo del vigneto che prende in considerazione i nove parametri agronomici più importanti. A partire da domani 15 marzo alle 7.30, una volta al mese, l’agronomo e ricercatore friulano analizzerà l’impatto del cambiamento climatico sulla viticoltura attraverso l’Indice, i dati di oltre 400 aziende e gli indici bioclimatici calcolati per ogni area viticola.
Nella prima puntata, a discutere di viticoltura di precisione assieme a Giovanni Bigot ci saranno anche i professori Maurizia Sigura e Rino Gubiani, docenti del Dipartimento di scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Università di Udine. Negli appuntamenti successivi interverrà anche l’enologo Ramon Persello, laureato in Viticoltura ed Enologia con una tesi sugli indici bioclimatici ed esperto di agrometeorologia e cambiamenti del clima.
La nuova rubrica si inserisce nella quarta stagione delle dirette Conversazioni viticole con Giovanni Bigot, che avranno come ospiti docenti universitari, ricercatori ed esperti dei diversi temi trattati. Le puntate saranno trasmesse in diretta streaming e rese disponibili in podcast su LinkedIn, Facebook, YouTube e sul sito di 4Grapes®.
“Bisogna conoscere il cambiamento climatico – spiega Bigot – per valutare le azioni da mettere in campo. Abbiamo acquisito i dati agronomici delle aziende presenti nelle più importanti zone viticole mondiali, li abbiamo analizzati e ne abbiamo ricavato delle previsioni che esporremo durante le dirette. Questi dati servono per comprendere il futuro, intravederne gli scenari e anticipare le scelte agronomiche. L’Indice diventa così uno strumento utile per leggere i fenomeni che sempre di più impattano su aspetti fondamentali della viticoltura, oltre che sul terroir”.
Da quest’anno, Giovanni Bigot insegnerà scouting viticolo nell’ambito della “Viticoltura di precisione” del corso di laurea in Viticoltura ed Enologia dell’Università di Udine. Le lezioni si concentreranno sulla raccolta di dati riguardanti le condizioni delle viti, delle foglie e dei grappoli, con l’obiettivo di identificare eventuali problemi e prendere le opportune misure preventive o correttive, aumentando il potenziale qualitativo del vigneto, riducendo l’impatto ambientale e i costi.
“Il monitoraggio del vigneto e la viticoltura di precisione – conclude l’agronomo friulano – entrano per la prima volta in un corso accademico, segno che si tratta di temi sempre più rilevanti nell’ambito dell’agricoltura e della produzione vinicola. L’introduzione di corsi universitari su questi argomenti rappresenta un importante passo avanti nella formazione di professionisti del settore”.

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In copertina, l’agronomo friulano Giovanni Bigot esperto in viticoltura di precisione.

Cambiamento climatico e siccità in Fvg: soluzioni innovative per la risorsa acqua saranno sotto la lente oggi a Casarsa

Cambiamento climatico e siccità sono al centro dell’attenzione del mondo agricolo, soprattutto dopo una stagione preoccupante per il calo delle risorse idriche. Per questo a Casarsa della Delizia, importante realtà di riferimento per le produzioni agricole e in particolare per la viticoltura, oggi, 27 gennaio, alle 17 nel Ridotto del Teatro comunale Pasolini, si terrà un convegno che punterà, grazie agli interventi degli esperti, a delinerare un quadro di azione non solo per il futuro ma anche per il presente.
“Risorse idriche e cambiamento climatico – Ricerca e innovazione in agricoltura” è un evento organizzato dalla Città di Casarsa della Delizia con il suo Assessorato al commercio-agricoltura-artigianato-industria in collaborazione con Consorzio di Bonifica Cellina Meduna, Coldiretti Pordenone e La Delizia Viticoltori Friulani.
Assieme a Stefano Zannier, assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna del Friuli Venezia Giulia, interverranno Andrea Cicogna dell’Arpa – Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente del Friuli Venezia Giulia, sul tema “Il cambiamento climatico in Fvg e l’impatto sulle imprese agricole”; Stefano Barbieri, dell’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia, su “Soluzioni innovative per una irrigazione sostenibile”; Paolo Sivilotti, del Dipartimento Scienze agroalimentari e ambientali dell’Università di Udine, su “La gestione degli stress idrici e termici nel vigneto”. Modererà il giornalista Fabiano Filippin.
«Un convegno – ha affermato il sindaco Claudio Colussi – che farà il punto sulla situazione climatica del nostro territorio e proporrà soluzioni innovative per gestire le coltivazioni, a partire dai vigneti, utilizzando al meglio ogni singola goccia d’acqua. Un momento di riflessione e di progettazione che abbiamo voluto organizzare assieme ai partner del settore in modo da aprire un momento di dialogo in vista della prossima stagione agricola».

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In copertina, vigneti nelle Grave di Casarsa durante l’ultima vendemmia.

 

A Pordenone oggi l’ultimo giorno di Rive: Zannier al convegno su viticoltura-clima

«Accanto al sistema nazionale basato sul fondo per il risarcimento dei danni causati da eventi eccezionali, va assolutamente incentivato quello già esistente basato sul mutualismo e le assicurazioni per non dare false illusioni agli agricoltori di fronte ad eventi che si ripetono sempre con maggiore frequenza». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, partecipando a Pordenone al convegno svoltosi in Fiera dal titolo “La viticoltura moderna tra cambiamento climatico, il greening e delle nuove tecnologie. Gestire al meglio il rischio climatico e fitopatologico”, nell’ambito di Expo Rive, il salone del settore vitivinicolo che si conclude proprio oggi.

Zannier e Del Fabbro.

L’esponente della Giunta Fedriga ha posto in evidenza la necessità di sostenere un sistema parallelo al fondo nazionale per garantire risarcimenti congrui agli agricoltori. «La gestione del rischio – ha detto Zannier – non può essere più coperta esclusivamente dal fondo nazionale di solidarietà, poiché gli eventi eccezionali si stanno ripetendo con una certa continuità. Di conseguenza la capienza del fondo stesso si sta svuotando e quindi se si continua a battere questa strada si rischia di illudere gli agricoltori su possibili risarcimenti a loro favore. C’è quindi bisogno di incentivare e sostenere i sistemi già esistenti di tipo mutualistico o basati su polizze assicurative, poiché questi garantiscono una copertura del rischio più certa rispetto a qualsiasi intervento straordinario del piano nazionale».
Come detto, l’incontro – moderato dal giornalista Adriano Del Fabro, è avvenuto nell’ambito di Rive, la rassegna internazionale dedicata alla viticoltura ed enologia in corso di svolgimento nei padiglioni della Fiera di viale Treviso, a cui l’assessore ha partecipato alla cerimonia di inaugurazione. Alla presenza in remoto del ministro alle Politiche agricole Stefano Patuanelli, del presidente della Fiera Renato Puiatti, del prefetto di Pordenone Domenico Lione e del presidente di Confindustria Alto Adriatico e vicepresidente della Camera di Commercio di Udine e Pordenone, Michelangelo Agrusti, Zannier ha posto in evidenza la necessità che i vari attori protagonisti del comparto agricolo si confrontino per definire scenari futuri possibili da raggiungere.
«Se a monte delle specializzazioni non c’è una visione di insieme che mira alla definizione di obiettivi perseguibili – ha detto il titolare regionale delle Risorse agroalimentari – la meccanizzazione e l’innovazione in un settore di vitale importanza per l’economia regionale e nazionale, qual è quello agricolo, resta fine a se stessa e non porterà a sviluppo futuro di lungo periodo. La presenza di risorse provenienti da vari canali contributivi di per se non è sufficiente per far compiere all’agricoltura un salto di qualità; perché ciò accada è altrettanto importante che quelle risorse vengano utilizzate anche per dare forma ad una tecnologia intimamente calata nel contesto in cui si trova, altrimenti il rischio è di avere a disposizione macchinari che non producono i vantaggi sperati».

Da remoto il ministro Patuanelli.

Riflessione a Fiume Veneto
con le Donne del Vino Fvg

E di clima e viticoltura, come già annunciato, si parlerà oggi, 12 novembre, anche a Fiume Veneto. Alle 17, l’Associazione Nazionale Donne del Vino delegazione del Friuli Venezia Giulia ha organizzato, infatti, nella sede della cantina Fossa Mala, il convegno “I cambiamenti climatici e le ripercussioni in vigna e cantina”. L’incontro, aperto a tutti gli interessanti, sarà animato da esperti del settore, che si confronteranno sul delicato tema che riguarda il presente ed il futuro della viticoltura nel nostro territorio e in tutta Italia. Sarà presente Stefano Zannier, assessore alle Risorse agroalimentari del Friuli Venezia Giulia, con una breve introduzione al tema del convegno, mentre il tecnologo e ricercatore dalla Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige, Emanuele Eccel, esporrà i risultati del progetto MEDCLIV come opportunità per migliorare la resilienza ai cambiamenti climatici.
Il presidente di Assoenologi Fvg, Rodolfo Rizzi, metterà quindi in evidenza le problematiche che riguardano la produzione dei vini, mentre l’agronomo Giovanni Bigot, di Perleuve, spiegherà le ripercussioni in vigna e il metereologo dell’Osmer Fvg, Marco Virgilio, mostrerà alcuni dati utili degli ultimi anni nel nostro territorio. Amorim Cork Italia e Verspieren Italia indicheranno, invece, progetti interni alle aziende relativi alla sostenibilità ambientale e al contenimento del rischio.
Le Donne del Vino, comunicatrici ed esperte del settore Elena Roppa, Roberta d’Urso e Marianna Cardone porteranno alcune buone pratiche ed esempi virtuosi dalle aziende vitivinicole delle regioni Friuli Venezia Giulia, Sicilia e Puglia. La discussione sarà moderata da Domenica Grande, conduttrice radiofonica e sommelier. Le Donne del Vino hanno fatto proprio il tema dell’ambiente e della sostenibilità ambientale nella pratica già da molti anni e il biennio 2020-2021 è stato consacrato a questo argomento in tutte le loro manifestazioni. Le Donne del Vino del Friuli Venezia Giulia, guidate dalla delegata Cristina Cigolotti e dalla vice delegata Liliana Savioli, unitamente alle due consigliere nazionali Cristiana Cirielli e Antonella Cantarutti, ritengono fondamentale organizzare questi momenti di confronto sul tema per condividere informazioni e progetti a livello regionale e fare rete nel settore del vino.
Per chi fosse interessato a partecipare, è necessario inviare una mail a friuliveneziagiulia@ledonnedelvino.com con oggetto Convegno 12 novembre. Per accedere al convegno, è necessario essere muniti di green pass.

Vigneti delle Grave del Friuli.

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In copertina, l’assessore regionale Zannier alla Fiera di Pordenone.

Vigne Museum e Rave, il clima che cambia invitando alla riflessione

di Gi Elle

Già, il clima cambia, eccome! Ne prendiamo atto ogni giorno, a spese dell’ambiente e purtroppo nostre. Una situazione, quindi, delicata e che invita alla riflessione. Come? Intanto, parlandone anche con l’aiuto della cultura. Quella che si dispiegherà da oggi al 16 giugno tra Rosazzo e Soleschiano, note località manzanesi – la prima per l’antica abbazia benedettina circondata da vigneti, in cui si è scritta la storia della vite e del vino in Friuli; la seconda per aver dato i natali a Caterina Percoto, grande letterata nell’amata lingua della nostra terra -, sedi di due espressioni culturali di primo livello, ancora poco o nulla conosciute, che ci invitano appunto a ripensare sul nostro essere e divenire.

In Friuli Venezia Giulia, a pochi chilometri di distanza, convivono infatti due importanti realtà artistiche, “Vigne Museum”, Associazione culturale, e “Rave”, East Village Artist Residency.  Entrambe, unite da una visione simile e complementare, attraverso l’arte contemporanea e la cultura indagano proprio le emergenze del nostro tempo, dalla situazione ambientale al rapporto tra le specie, immaginando il biocentrismo come attitudine culturale, sociale ed economica.

“Rave” è un progetto che apre il dialogo sul ruolo dell’arte contemporanea nei confronti dell’alterità animale e sulla necessità di ripensarsi in una prospettiva biocentrica ed antispecista. A “Rave” gli incontri tra animali, umani e non umani, tra le sensibilità individuali e i dialoghi interdisciplinari, tra il processo di ricerca degli artisti e gli sguardi dell’assolutamente altro, danno vita a una pluralità di visioni inedite e sperimentali.

Il “Vigne Museum” è invece una struttura artistico-architettonica, un museo ideale dedicato alla vite e al paesaggio collocato tra i vigneti storici di Rosazzo, nel cuore dei Colli orientali del Friuli, realizzata nel 2014 da Yona Friedman con Jean-Baptiste Decavèle per i 100 anni di Livio Felluga, patriarca della viticoltura friulana. Da quest’anno il Vigne Museum è diretto dall’omonima associazione culturale, che attraverso varie azioni incentra il proprio programma sull’interdisciplinarietà tra arte, architettura e scienza.

Particolare dell’opera di Yona Friedman e Jean-Baptiste Decavèle.

“Rave” e “Vigne Museum” collaborano per la prima volta alla realizzazione di “L’Età del Rimedio”, programma d’incontri, dibattiti e mostre, a cura di Isabella e Tiziana Pers (fondatrici di “Rave”), Elda Felluga (presidente di “Vigne Museum” Associazione culturale) e Giovanna Felluga (direttore artistico della stessa). Da oggi al 16 giugno, nelle rispettive sedi del Borgo di Soleschiano e di Rosazzo, si alterneranno esponenti del mondo dell’arte, della scienza e della filosofia per raccontare, in base alle proprie ricerche ed esperienze, come i rispettivi settori di competenza stiano modificandosi conseguentemente all’evoluzione del nostro pianeta. Il tema centrale sarà, appunto, il cambiamento climatico.
Stefano Mancuso (neurobiologo vegetale), Leonardo Caffo (filosofo), Giovanni Delù (giardiniere d’arte e orticoltore della Reggia di Versailles) e Giuseppe Stampone (artista) sono solo alcuni dei nomi che parteciperanno a questa kermesse per riflettere sul nostro ruolo in quanto parte integrante della natura, sui paesaggi futuri e sulla possibilità di coesistenza con altre forme di vita, qualsiasi sia il loro modo di esperire il mondo.

Oggi, alle 16.30, la manifestazione inizierà all’interno del “Vigne Museum” con l’inaugurazione di Architecture of intelligence, progetto “Rave” di Giuseppe Stampone con la partecipazione di Dom Mimi, diventando così il luogo simbolico di collegamento dell’intera iniziativa.
L’incontro con l’architettura di Yona Friedman ha ispirato un progetto inedito di Giuseppe Stampone, visitabile fino a domenica 16 giugno, composto da una serie di disegni in aperto dialogo con la struttura di Friedman e presentati assieme alla fotografie di Dom Mimi per dar vita ad una vera e propria mappa emozionale.
The Architecture of Intelligence fa parte di un progetto più esteso ed articolato che Giuseppe Stampone sta realizzando all’interno della residenza “Rave”.

Ancora al “Vigne Museum”.

Il programma continuerà all’insegna dell’arte contemporanea. Dalle 17 alle 20 sarà aperta al pubblico la mostra diffusa Animâi Libars, una retrospettiva che presenta alcune delle opere realizzate dal 2011 dagli artisti in residenza, fra cui: Regina José Galindo, Igor Grubić, Ivan Moudov, Adrian Paci, Diego Perrone e Nada Prlja. Le opere video saranno allestite nella sede di “Rave”, nel Borgo Vegetariano di Soleschiano di Manzano, location dal fascino rurale della campagna friulana, dove vivono alcuni degli animali che sono stati salvati dal macello e da meccanismi consumistici grazie alle azioni di Tiziana Pers attraverso la sua pratica artistica Art History.
La tavola rotonda dal titolo Immaginari oltre la specie, a cura di “Rave” East Villa Artists Residency, sarà il primo momento divulgativo e d’incontro con il pubblico da parte dei tanti ospiti della manifestazione. Alle 18, sempre a “Rave”, Isabella Pers (artista e co-fondatrice “Rave”) introdurrà: Leonardo Caffo (filosofo), Daniele Capra (critico d’arte e curatore), Gino Colla (collezionista, fondatore OnArt), Mirta d’Argenzio (storica dell’arte), Federica La Paglia (critica d’arte e curatrice), Marinella Paderni (critica d’arte e curatrice),Giuseppe Stampone (artista), Domenico Stinellis (fotografo), Antonello Tolve (teorico e critico d’arte), Marianna Tonelli (studentessa, FridaysForFuture).

Il fine settimana successivo, a partire da sabato 15, alle 11, i riflettori si sposteranno nuovamente sul “Vigne Museum” con l’incontro pubblico, a cura dell’omonima Associazione culturale, parte del ciclo Paesaggi Futuri al Vigne Museum, dal titolo Rivoluzione Pianeta, ospitato in Abbazia di Rosazzo a pochi passi dalla struttura di Yona Friedman realizzata con Jean Baptiste Decavèle. Moderati da Patrizia Catalano (giornalista e curatrice) interverranno Giovanni Delù (giardiniere d’arte e orticoltore del Giardino di Versailles), Pietro Gaglianò (critico d’arte e curatore), Stefano Mancuso (neurobiologo vegetale), Daniele Puppi (artista), Marisa Sestito (vicepresidente Giant Trees Foundation, anglista) e Giuseppe Stampone (artista).
La rassegna terminerà in modo conviviale e festoso, domenica 16 giugno alle 11.30, con la food designer Annagiola Gaglianò che realizzerà nel Borgo di Soleschiano, un Vegan Show Cooking, omaggio a “Rave” e alla sua forte identità legata alla questione animale.

Incontri di riflessione a “Rave”.

La manifestazione gode del patrocinio della Fondazione No Man’s Land di cui Yona Friedman è presidente onorario. Il Vigne Museum e le sue attività sono supportati dall’Azienda Livio Felluga in qualità di main sponsor. Rave è realizzato con il supporto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con All/Università degli Studi di Udine, L’Officina, Trieste Contemporanea, Gallinae in Fabula, Musiz Foundation mentre Vulcano è Main Partner. Molte le realtà attive sul territorio che hanno aderito come sponsor tecnici aiutando a consolidare il rapporto con il tessuto economico ed istituzionale locale ad un coinvolgimento attivo della popolazione: Biolab Vegetarian & Vegan Organic Food, Agriturismo Vegetariano Al Rôl ai Conti di Maniago da Anna e B&B e Birra Agricola Lippo.

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In copertina, il “Vigne Museum” realizzato sui colli di Rosazzo.