Vini, protagoniste anche oggi al Salone di Parigi le etichette di diciotto aziende Fvg

“Quella di Parigi è una vetrina importantissima dove i nostri vini si stanno facendo riconoscere per le peculiarità di una produzione locale capace di raccontare un i
ntero territorio. Grazie alla preparazione e al supporto di Ersa, anche quest’anno il Friuli Venezia Giulia si presenta agli esperti e alla stampa internazionale con diciotto aziende e una vasta gamma di etichette Doc, Docg e Igt protagoniste anche di due masterclass di livello”. È un bilancio più che positivo quello che l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, ha restituito nel corso della prima giornata al Wine Paris-Vinexpo Paris 2023, la rassegna fieristica internazionale B2B dedicata ai vini che si conclude proprio oggi al quartiere espositivo Paris Expo Porte de Versailles.
“La Regione è presente attraverso l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale-Ersa che ha curato l’organizzazione e la gestione complessiva della partecipazione in collettiva delle aziende vitivinicole regionali alla manifestazione, registrando un riscontro positivo da parte sia dei partecipanti che degli operatori specializzati presenti, con importanti ricadute in termini di visibilità della produzione vitivinicola regionale sui mercati europei ed internazionali”, ha spiegato Zannier, aggiungendo che “lo stand espositivo istituzionale in rappresentanza della produzione vitivinicola del Friuli Venezia Giulia accoglie quest’anno diciotto aziende, di cui otto in presenza con postazione individuale e dieci rappresentate attraverso due banchi di degustazione assistita supportati da sommelier di comprovata esperienza”.
Alle otto aziende presenti con una propria postazione autonoma è stato richiesto di presentare vini Doc, Docg e Igt del Friuli Venezia Giulia, fermi o spumantizzati. A ciascuna delle dieci aziende partecipanti con la modalità di degustazione assistita è stato richiesto di presentare quattro etichette, di cui due a scelta tra Cabernet franc, Cabernet sauvignon, Chardonnay, Merlot, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Prosecco e due a scelta tra Friulano, Ribolla gialla, vini bianchi e vini rossi da vitigno autoctono.
“Stamattina – ha aggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – si è svolta anche una delle due masterclass con cui Ersa ha reso più incisiva la partecipazione della Regione al Salone internazionale dei vini, al fine di presentare alla platea di professionisti del settore la produzione vitivinicola regionale. I vini protagonisti dei due appuntamenti sono stati selezionati, da una commissione di valutazione appositamente istituita, tra quelli proposti dalle diciotto aziende partecipanti alla collettiva”. La prima masterclass era dedicata al tema “Tra aromi e acidità il Friuli Venezia Giulia raccontato dai vitigni”, la seconda, in programma proprio oggi, sarà incentrata su “Passato, presente e futuro del Friuli Venezia Giulia”. I due appuntamenti fanno parte del programma di 54 masterclass proposti dalla fiera, alla quale sono già stati accreditati numerosi giornalisti internazionali e registrati oltre tremila incontri.
Le aziende presenti alla rassegna parigina nello stand del Friuli Venezia Giulia sono: Scarbolo – Friuli Colli Orientali, Borgo Veritas, Bortolusso Cav. Emiro, Bucovaz, Butussi Valentino, Draga – Miklus Winery, Dri Giovanni Il Roncat, Ermacora, Gigante Adriano, Il Roncal, Kurtin, Modeano, Obiz, Pitars, Stocco, Talis Wine, Tenimenti Civa, Tenute Tomasella.

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In copertina e qui sopra l’assessore Stefano Zannier all’apertura del primo masterclass sui vini regionali al Wine Paris-Vinexpo Paris.

Come salvare le viti dal male dell’esca? Un corso di dendrochirurgia a Capriva

Una full-immersion di tre giorni per imparare la dendrochirurgia, l’innovativa tecnica ideata dai Vine Master Pruners Simonit&Sirch per salvare la vite dal male dell’esca senza estirparla. L’appuntamento è dal 3 al 6 ottobre all’Accademia Vine Lodge di Capriva del Friul, nel Collio, dove si terrà un corso residenziale che insegnerà le basi di questa tecnica.
La dendrochirurgia è una vera e propria operazione chirurgica sulla pianta attraverso la quale – con l’impiego di una specifica attrezzatura – viene eliminata la carie bianca che colonizza la struttura legnosa. I risultati che il team Simonit&Sirch ha raggiunto in dodici anni di lavori e sperimentazioni sono sorprendenti: il 90% delle piante trattate è tornato pienamente produttivo. Una conseguenza di grande importanza, sia per la qualità dei vini che per la ricaduta economica dell’azienda.
Sono state sottoposte alla dendrochirurgia più di 15 mila piante di dodici varietà (Sauvignon blanc, Chardonnay, Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Sauvignon, Pinot nero, Riesling, Malvasia istriana, Sangiovese, Gruener Veltiner, Carmenere, Malbec), in vigneti di dodici regioni viticole italiane e straniere: Collio, Franciacorta, Montalcino, Champagne, Borgogna, Bordeaux, Mendoza, Kamptal, Steiermark, Pfalz, Istria e Maipo in Cile. Analizzando i dati raccolti – e validati anche dall’Università e dall’Inra, Institut National de la Recherche Agronomique di Bordeaux – si evince che la dendrochirurgia rallenta la progressione di sintomi di mortalità delle piante infette e che la qualità delle uve è comparabile a quella di piante sane. Non è lo stesso per le piante infette non operate.
Durante il corso, i tutor Simonit&Sirch accompagneranno gli iscritti in un percorso formativo teorico e pratico sulla dendrochirurgia. Per svolgere l’intervento in sicurezza e con un buon esito è infatti necessario che l’operatore sia debitamente formato all’utilizzo dell’attrezzatura e alla corretta esecuzione della tecnica operativa. Il corso si articolerà in tre giornate di formazione per un totale di cinque lezioni pratiche e una teorica. La lezione teorica si terrà nella stessa Accademia Vine Lodge, dove alloggeranno i corsisti, mentre le lezioni pratiche si svolgeranno in vigneti limitrofi, tra Cormons e Capriva. Per informazioni: scrivere a info@vinemasterpruners.com, www.vinemasterpruners.com

info@vinemasterpruners.com
www.vinemasterpruners.com

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In copertina e all’interno immagini che mostrano come si interviene sulle viti.

“Friuli Doc”, finale tutto in crescendo. Grande protagonista la zona Collinare

(g.l.) Ultimo giorno, tutto all’insegna del bel tempo – anzi, un caldo quasi estivo! -, per Friuli Doc, edizione che, seppur contrassegnata da Green pass e inevitabili precauzioni anti-contagio, passerà agli archivi sicuramente come una fra le migliori. Anche perché il contenimento della folla, che negli anni pre-Covid aveva assunto livelli ormai inaccettabili, non può che favorire la qualità dell’offerta.
E uno dei settori che finora ha registrato maggiori consensi è quella della zona collinare, curata dalle Pro Loco, allestito come sempre sul piazzale del Castello di Udine, in un’area fra le più prestigiose della città. La ripartenza di un territorio è rappresentata anche dal ritorno di una manifestazione importante come Friuli Doc, all’interno della quale una presenza come quella delle Pro Loco è una garanzia per la promozione dell’enogastronomico anche in chiave turistica, aveva detto riguardo a questo importante padiglione l’assessore regionale alle Attività produttive, nel corso dell’inaugurazione dello spazio del Consorzio Pro Loco Collinare.
Il rappresentante della Giunta regionale Fvg, dopo aver manifestato soddisfazione per l’organizzazione in piena sicurezza del servizio ai tavoli, ha sottolineato la genuinità dell’offerta del Consorzio in quanto espressione di un territorio produttore di riconosciute eccellenze della tradizione della cucina regionale. L’esponente dell’Esecutivo regionale ha poi inteso estendere un ringraziamento a tutti i volontari che si sono impegnati per garantire la presenza del Consorzio alla kermesse udinese, rimarcando come l’associazionismo rappresenti il cuore pulsante del tessuto sociale della regione e come questo abbia avuto un ruolo rilevante anche nel coadiuvare le istituzioni nella gestione del contrasto alla pandemia.
Soddisfatto anche il presidente del Consorzio, il quale confidando nelle previsioni meteo favorevoli aveva previsto – come poi regolarmente avvenuto – un grande afflusso di persone nell’area allestita in piazza della Patria del Friuli. Un bel segnale di rilancio, come ha osservato lo stesso presidente, dopo il lungo stop dovuto alla pandemia. Al suo fianco, al momento dell’inaugurazione, anche il presidente del Comitato esecutivo della Comunità Collinare del Friuli.
Tra le specialità che si possono trovare fino a questa sera nello spazio delle Pro Loco della Comunità Collinare ci sono il toro allo spiedo di Buja, il frico di Flaibano, il prosciutto di San Daniele e la trota di Forgaria; sul fronte dei vini, primeggiano la Ribolla gialla spumantizzata, il Verduzzo e il Cabernet sauvignon. Grande novità per il 2021, infine, la birra artigianale.

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In copertina e qui sopra due immagini (pagina Facebook di Friuli Doc) della festa sul piazzale del Castello.

La vendemmia secondo Assoenologi Fvg: -7 per cento. Ma di una qualità ottima

di Giuseppe Longo

Primi a partire con la vendemmia, all’inizio della settimana appena conclusa, con la raccolta del Pinot grigio, sono stati i viticoltori della Cantina di Casarsa. E ora si preparano i soci della Produttori di Cormons, ma anche altri viticoltori, singoli o in cooperativa, soprattutto delle zone rivierasche e del Medio Friuli. Due aree importanti del Vigneto Fvg dalle quali sono giunti segnali molto buoni per la stagione vitivinicola 2021, soprattutto in termini qualitativi grazie all’eccellente salute dei grappoli, mentre la quantità è ovunque stimata con un leggero calo, dovuto soprattutto ad avversità atmosferiche come le grandinate che hanno devastato importanti aree della Destra Tagliamento. Indicazioni confermate da Assoenologi Fvg, voce notoriamente autorevole in materia, attraverso la propria riunione prevendemmiale, dalla quale è emerso un decremento produttivo di circa il 7 per cento rispetto alla precedente campagna, che pure non era stata particolarmente generosa, per un totale che supera di poco 1 milione e 700 mila ettolitri di vino. Ma, appunto, di ottima qualità.

Calzavara, Rizzi, Zannier, Cotarella e Brogioni a Corno di Rosazzo.

Una “fotografia” scattata grazie alle parole di qualificati relatori, presenti i vertici di Assoenologi: a Corno di Rosazzo c’erano, infatti, il presidente Riccardo Cotarella e il direttore generale Paolo Brogioni, che hanno dato una “lettura” a livello nazionale del settore della vite e del vino proprio alla vigilia della vendemmia che è ormai quasi ovunque ai nastri di partenza (pur essendo sensibilmente posticipata rispetto alla media degli ultimi anni), eccettuate le zone più a nord dei Colli orientali del Friuli, non solo per questioni ambientali ma anche per la presenza di varietà tardive come Verduzzo (per il Ramandolo Docg) e il Refosco di Faedis (o nostrano) e dal peduncolo rosso, o il pochissimo ma eccelso Picolit.
C’era anche l’assessore regionale alle Risorse agricole, Stefano Zannier, il quale ha sottolineato che un ruolo determinante per la produzione vitivinicola, ma anche per la tutela e la valorizzazione del territorio, si ritrova proprio nella figura dell’enologo, che ha il compito di assicurare al processo produttivo dei vini, dalla coltivazione del vigneto alla diffusione delle bottiglie sul mercato, un percorso atto a garantire una qualità sostenibile e il successo tra i consumatori, portando giovamento all’intera economia del Friuli Venezia Giulia.
I temi principali affrontati dai qualificati relatori ruotavano attorno al concetto che il vino risulta essere sempre di più un “ambasciatore” della qualità del territorio che lo esprime, attraverso una realtà produttiva nella quale la necessità di coesione, del saper fare sistema – argomento questo che da sempre sta molto a cuore dell’assessore Zannier – risulta essere ancor di più oggi elemento cardine per la tenuta e la crescita di un settore che in certi segmenti ha ancora spazi di espansione, come quelli del Prosecco Doc e del Pinot grigio. Occorre però che l’intera filiera vitienologica si impegni, sempre più unita, per consolidare e rafforzare il livello di qualità, già alto, dimostrandosi altresì capace di affermare nel mondo l’immagine del vino Fvg. Per raggiungere questo traguardo – è stato sottolineato durante la convention prevendemmiale a villa Nachini Cabassi, dove ha sede anche il Consorzio Doc Friuli Colli orientali e Docg Ramandolo – bisogna essere in grado di affrontare e superare il confronto con le altre realtà di produzione, che hanno ormai consolidato la loro immagine.

Fabbro e Rizzi

Stefano Zannier

Albino Armani

Stefano Zanette

Per favorire questo processo, la Regione Fvg – ha assicurato l’esponente della Giunta Fedriga – è disponibile a fornire un sostegno mirato, nella consapevolezza che dovranno essere sempre le aziende e i loro Consorzi a voler investire con convinzione nella promozione, in quanto le istituzioni non si potranno sostituire alla loro capacità di conoscere e interpretare i mercati e le tendenze. Le quali sono spesso determinate da una non approfondita conoscenza delle specificità di un settore articolato e complesso qual è, appunto, quello della vitivinicoltura, tanto che proprio gli enologi possono dare un importante contributo alle stesse aziende, ma anche gli enti pubblici e ai consumatori, nell’affermazione di una cultura del territorio, attraverso la quale il Vigneto Fvg non potrà che vincere nuove sfide.
Approfondite le analisi dei relatori, presentati e moderati da Claudio Fabbro, intervenuto pure con le sempre interessanti e puntuali osservazioni sul settore, anche con richiami ad annate pregresse. La “scaletta” dei lavori prevedeva, infatti, dopo il saluto di Rodolfo Rizzi, presidente di Assoenologi Fvg, le relazioni del meteorologo Marco Virgilio, sull’andamento atmosferico primavera-estate; dell’agronomo Giovanni Bigot, sulla sanità e sul potenziale qualitativo delle uve; del professor Emilio Celotti, dell’Università di Udine, sulla vendemmia in generale e sulla necessità di vinificare con attenzione avendo come primo obiettivo proprio la qualità. C’erano anche Stefano Zanette, presidente della Doc Prosecco, e Albino Armani, leader della Doc Delle Venezie (Pinot grigio), i quali sono intervenuti con interessanti considerazioni riguardanti i rispettivi ambiti di competenza che sottendono settori ancora in piena espansione, veri e propri “fenomeni” produttivi del momento.

Vertici Assoenologi e relatori.


E, allora, via alla vendemmia 2021 che, come dicevamo, parte con il piede giusto perché lo stato sanitario delle uve è ottimale e solo in alcune varietà a grappolo compatto si è notato qualche lieve attacco di Botrite. «Allo stato attuale, rispetto allo scorso anno – ha osservato a tale riguardo Rizzi – la quantità di uva si attesta attorno ad un meno 7% e i primi dati analitici (rapporto zucchero-acido) fanno registrare la stessa concentrazione zuccherina della scorsa vendemmia, con un leggero aumento della componente acida, fondamentale per l’equilibrio aromatico del futuro vino». Dopo le basi spumante, scatta dunque l’ora per la raccolta in grande stile del Pinot grigio, Pinot nero e di alcuni cloni di Sauvignon, varietà che in Friuli ha trovato la sua “patria” di elezione facendosi amare in tutto il mondo. A seguire si vendemmieranno le uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera, varietà atta a dare il Prosecco (essendo questo soltanto il nome del vino e non del vitigno) e Ribolla gialla, altro “caso” produttivo di questi anni. Stando alle attuali condizioni climatiche – sono ancora le previsioni Assoenologi Fvg -, solo dopo il 20 di settembre dovrebbero arrivare nelle cantine i primi carri di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc) per terminare con la raccolta delle varietà tardive (gli appunto già ricordati Verduzzo, Refosco e Picolit).
E il mercato? «Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve – sono le osservazioni conclusive di Rodolfo Rizzi -, per ora c’è una certa stagnazione dei prezzi in attesa che si consolidino le varietà più richieste come il Glera per Prosecco e il Pinot grigio. Per le uve rosse, purtroppo ridotte a un venti per cento dell’intera produzione viticola regionale, un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet sauvignon e al Pinot nero che, dallo scorso anno, è entrato nella produzione del Prosecco Rosé». E’ chiaro che sul mercato hanno pesato finora, e non poco, gli effetti pandemici. Ma che un’estate così bella, soprattutto dal punto di vista turistico, potrebbe anche far presto dimenticare, o quasi. Ce lo auguriamo, per il bene di tutti. Intanto, però, buona vendemmia!

La foltissima platea.

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In copertina, grappoli perfettamente maturi di Pinot grigio, nel Cividalese, sui Colli orientali del Friuli.

Enoturismo, conto alla rovescia per Trieste capitale mondiale

di Gi Elle

L’anno nuovo che è appena partito segnerà una tappa molto importante nella promozione vitivinicola. Fra poco più di due mesi, Trieste ospiterà infatti il Congresso mondiale dell’enoturismo, evento che offrirà al Friuli Venezia Giulia l’occasione di lanciare la sfida al binomio tra enogastronomia e turismo congressuale. L’evento avrà una portata cruciale per misurare la capacità della nostra regione – che torna a essere palcoscenico mondiale dopo quello dell’anno scorso con il Sauvignon – di fare sistema nella promozione delle proprie eccellenze vitivinicole e agroalimentari, ma sarà anche l’occasione per testare la vocazione al turismo congressuale della città di Trieste, scelta come sede italiana della dodicesima edizione dell’evento mondiale più importante per l’industria del turismo enogastronomico.

L’International Wine Tourism Conference (Iwinetc 2020) – questa la denominazione esatta dell’evento promozionale – si terrà dal 24 al 26 marzo, quando esperti del settore provenienti da tutto il mondo prenderanno parte a conferenze, workshop, degustazioni e itinerari alla scoperta del patrimonio enogastronomico Fvg. L’amministrazione regionale investirà su questo evento perché offre un’opportunità meravigliosa per mettere alla prova l’alta capacità gestionale degli operatori. Per vincere la sfida è necessaria una forte coesione interna tra i produttori, confortati dal cambio di passo già dimostrato durante lo scorso Vinitaly, al quale i Consorzi dei viticoltori hanno partecipato in pieno spirito di collaborazione e sinergia.
I dati che pongono il Friuli Venezia Giulia al quinto posto tra le regioni italiane ambite per l’enoturismo incoraggiano dunque il comparto e hanno spinto la nostra Amministrazione regionale a cercare una volta di più un’alleanza con il Veneto, che è nel podio della classifica.

Il Friuli Venezia Giulia sarà, dunque, la sede della dodicesima edizione dell’International Wine Tourism Conference 2020, dei convegni annuali sull’enoturismo più importanti su scala mondiale. L’incontro si celebrerà nella Stazione Marittima e al Magazzino 42 e conta dell’appoggio di Promoturismo Fvg. Consisterà in due giornate di dibattiti e riflessioni per orientare l’offerta adattandola alle nuove tendenze della domanda.

Per maggiori info:
www.iwinetc.com/2020italy

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In copertina, le colline friulane sono meta prediletta dagli enoturisti.

La “stirpe” del vino nell’affascinante viaggio della genetica  

Ritornano, dopo la pausa estiva, gli attesi appuntamenti della rassegna “I Colloqui dell’Abbazia. Il viaggio della carta geografica di Livio Felluga”, promossa dalla Fondazione Abbazia di Rosazzo e dall’azienda Livio Felluga nella storica Abbazia friulana in Comune di Manzano.
Giovedì 5 settembre, alle ore 18, saranno protagonisti del viaggio nella genetica della vite i docenti e ricercatori  Attilio Scienza e Serena Imazio, autori del saggio “La stirpe del vino. Nobili ascendenze e incroci bastardi dei vini più amati”, edito da Sperling & Kupfer. Un originale lavoro dal quale emergono e si rivelano le antiche parentele dei più celebri vitigni. Un libro che per la prima volta ricostruisce la famiglia del vino: muovendosi fra analisi del Dna, archeologia, antropologia, mito e letteratura, raccontando l’origine e la storia dei grandi vitigni.
Con gli autori dialogherà l’agronomo e giornalista Claudio Fabbro, un viaggio curioso attraverso i legami palesi o sottintesi fra Pinot e Chardonnay, Nebbiolo e Syrah, Sangiovese e Gaglioppo. Una storia antica di vitigni ma anche di uomini e donne che hanno amato e coltivato la terra e l’arte del creare vini dai profumi e sapori raffinati e particolari.

In principio fu il Pinot: capriccioso, poco produttivo, instabile nel colore, eppure capace di regalare vini così eleganti e profumati che generazioni di uomini lo hanno curato e diffuso. E il Pinot li ha ripagati: mutevole per natura, ha dato origine al Pinot bianco e al Pinot grigio; incrociandosi, ha generato lo Chardonnay e forse il Traminer, dal quale derivano il Cabernet sauvignon e il Merlot. In Italia ha per nipoti Marzemino, Lagrein e Refosco. La sua storia è esemplare: oggi in Europa si contano circa diecimila vitigni, diversissimi per caratteristiche, che discendono però da pochi avi fondatori. L’analisi genetica ha rivelato insospettabili storie di incroci, scambi e migrazioni. Furono i mercanti a introdurre vitigni esotici, come Moscati e Malvasie, e gli uomini che si allontanavano dalla loro terra a portare con sé le proprie radici sotto forma di piante, contaminando il patrimonio locale e creando nuove varietà.

Attilio Scienza è professore ordinario fuori ruolo all’Università degli Studi di Milano dove ha insegnato Miglioramento genetico della vite. I suoi temi di ricerca riguardano il miglioramento genetico delle varietà, la valorizzazione dei vitigni antichi, lo studio delle interazioni tra il vitigno e l’ambiente. Si è occupato della salvaguardia e valorizzazione del germoplasma georgiano. È autore di 350 pubblicazioni scientifiche e di 15 libri, accademici e divulgativi.

Attilio Scienza

Serena Imazio, dopo la laurea in Biologia, inizia un viaggio nel mondo del vino con un dottorato sulla genetica e l’origine della vite coltivata. È stata ricercatrice all’Università di Modena e Reggio Emilia e al Centro di Trasferimento Tecnologico dell’Emilia Romagna, dove si è avvicinata al mondo della comunicazione.

Serena Imazio

L’appuntamento, che si terrà nella Sala delle Palme, si concluderà con un brindisi dei vini Livio Felluga, la cui etichetta, rappresentata da un’antica mappa del territorio, viaggia in oltre ottanta Paesi nel mondo. La rassegna è realizzata in collaborazione con MiBAC, Biblioteca Statale Isontina, Associazione culturale Vigne Museum e Comune di Manzano.

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In copertina, tipico grappolo di Picolit: giovedì a Rosazzo si parlerà anche dei vitigni storici.