A Trieste è rinvio per Enoturismo mondiale e Olio Capitale

di Gi Elle

Ancora cancellazioni illustri, e conseguenti rinvii, a causa di Coronavirus, nel settore vitivinicolo e agroalimentare in genere. Adesso è il turno dell’International Wine Tourism Conference, l’evento mondiale dedicato all’enoturismo che era in programma a Trieste a fine marzo e che sarà posticipato a settembre. Nel contempo, anche Olio Capitale, prestigiosa manifestazione inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date ed è prevista per la seconda metà di maggio. E’ quanto rende noto la Regione tramite PromoTurismoFvg in considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale sul Coronavirus che sta generando difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale, per cui anche l’importante evento – indetto per la prima volta in Friuli Venezia Giulia – subirà una sostanziosa variazione di data e slitterà a dopo l’estate, esattamente dal 22 al 24 settembre, sempre a Trieste, mantenendo il programma iniziale che prevede il coinvolgimento di tutta la regione, interessata a quel grande fenomeno che ormai è da tutti conosciuto appunto come enoturismo. E che trova la sua massima espressione nella ormai più che collaudata manifestazione di Cantine Aperte, in calendario ogni anno, qui come in tutt’Italia, l’ultimo weekend di maggio, a cura del Movimento turismo del vino del Friuli Venezia Giulia.

La decisione – che segue quella recentissima per il Vinitaly, manifestazione strategica cui guardano sempre con altissimo interesse anche gli operatori del Vigneto Fvg, e che è stato posticipato a giugno – è il risultato di un’attenta verifica compiuta alla luce dei dati disponibili riguardanti le conferme di presenza fornite dall’organizzazione di Wine Pleasures, oltre che dell’ascolto delle posizioni degli stakeholder del mercato, che hanno portato i due partner, PromoTurismoFvg e Wine Pleasures, appunto, alla scelta di soprassedere per ora al grande evento posticipandolo quindi di qualche mese.
Dopo l’edizione del 2018 a Budapest e quella del 2019 a Bilbao, il Friuli Venezia Giulia era stato stato scelto dal comitato di Iwinetc, a marzo dello scorso anno – tanto che l’annuncio era stato dato proprio in occasione del Vinitaly 2019 -, per l’ospitalità ricevuta, la conformità delle strutture ricettive e congressuali, la garanzia di ricevere da PromoTurismoFvg tutto il supporto logistico e organizzativo necessario e, non da ultimo, l’ascesa della destinazione come meta per il turismo enogastronomico.
Fondata in Spagna nel 2009, la conferenza mondiale si tiene ogni anno in località emergenti per il turismo enogastronomico (tra cui Porto, Tbilisi, lo Champagne, Barcellona e i Paesi Baschi, sede dell’ultima edizione); il fatto che l’organizzazione abbia scelto proprio il Friuli Venezia Giulia per l’evento del 2020, rappresenta per la nostra Regione un’ulteriore conferma che le strategie portate avanti in questi anni al fine di valorizzare l’offerta enogastronomica unita al turismo e, in questo caso, a quello congressuale – del quale Trieste è leader -, sta portando grandi risultati.

Anche Olio Capitale, dicevamo, manifestazione dedicata all’extravergine di qualità, inizialmente programmata in concomitanza con Iwinetc dal 20 al 22 marzo, subirà una modifica delle date, tanto da essere prevista per la seconda metà di maggio, quindi prima il caldo dell’estate.

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In copertina, un’immagine di Cantine Aperte in Friuli Venezia Giulia.

LA RICETTA – Lo strudel o “Strùcolo de pomi”

di Roberto Zottar

Un dolce arrivato dall’Austria, probabilmente attraverso la Slovenia, è lo strudel, caratterizzato da un impasto di pasta stesa, sul quale si spalma un ripieno, si arrotola e si cucina al forno. Secondo varie fonti, tra cui il Larousse Gastronomique, l’origine remota di questo dolce è il baklava orientale, sfoglie sottili di pasta che racchiudono un ripieno di mandorle, noci e miele.
Seguendo le conquiste dei Turchi, il baklava arrivò a Budapest nel 1541. In Ungheria il baklava si arricchì di frutta, principalmente mele, con l’aggiunta di uva passa e cannella, assumendo anche un nome tedesco, strudel, cioè “vortice, gorgo”, perché era arrotolato su se stesso a spirale. Dall’Ungheria, dove oggi invece è conosciuto come rétes, il dolce passò in Austria e da qui si diffuse in tutto l’Impero Austroungarico assumendo prevalentemente una forma diritta. La prima ricetta con il nome Strudel è in un manoscritto di tal cuoco Puech del 1696 conservata nella Wiener Stadtbibliothek di Vienna.
Lo strudel è uno dei dolci più presenti nelle famiglie di Gorizia, di Trieste e del Carso, mentre tradizionalmente non era presente in Friuli o in Carnia, tanto che non è citato nei testi della Contessa Giuseppina Perusini Antonini e di Pietro Adami. Il nome locale strucolo si collega al tedesco dialettale struckel, sinonimo di strudel e probabilmente il termine ci è arrivato tramite lo sloveno štrùkelj.

Procedimento:
La pasta dello strucolo in genere è un semplice impasto steso molto sottile di acqua, farina e grasso, talvolta con l’aggiunta di uovo e/o vino e aceto, la cosiddetta pasta da strudel o pasta tirada o pasta mata.
Per realizzarla lavorate molto a lungo 200 grammi di farina, un uovo, 40 grammi d’acqua tiepida, un cucchiaio d’olio d’arachide e un cucchiaino di aceto. Fate riposare la pasta, che sarà un po’ collosa, coperta d’olio. Volendo così si conserva per alcuni giorni. Asciugatela con carta da cucina e stendetela su un canovaccio infarinato con il mattarello fino ad ottenere una sfoglia. Prendete allora la pasta da sotto sul dorso delle mani e tiratela fino ad ottenere quasi una pellicola. Da qui il nome di pasta tirada. Si dice che è stesa alla perfezione se si riesce a leggere un giornale posto sotto di essa! Pennellate con burro fuso, farcite con un ripieno di 2 kg di mele sbucciate e tagliate a fettine sottili, 100 grammi di zucchero, 100 grammi di pane grattugiato tostato nel burro, 100 grammi di uvetta macerata nel rum, succo e buccia di mezzo limone, un pizzico di cannella. Arrotolate il dolce aiutandovi con il canovaccio, pennellate esternamente con burro e infornate a 190° per 30-35 minuti.
Con queste dosi si può realizzare o uno strudel grande o due pezzi più piccoli.

Vino:
Un Verduzzo dei Colli orientali e per chi la preferisce anche una Ribolla gialla spumantizzata.

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In copertina, ecco come si presenta lo “Strùcolo de pomi” o strudel.

 

LA RICETTA – Rigojanci una torta romantica

di Roberto Zottar

La fine del Settecento ha visto l’apertura a Gorizia e a Trieste delle prime “botteghe da caffè” e questi bar ante litteram, nel riproporre localmente il gusto e la ricercatezza della pasticceria viennese, hanno diffuso in tempo reale le varie torte di innovazione che nell’Ottocento erano di moda nelle capitali del­l’impero asburgico. E da allora troviamo nelle pasticcerie di Gorizia e Trieste e nelle produzioni casalinghe, dolci del tutto sconosciuti a pochi chilometri di distanza e che ancora riflettono il carattere cosmopoli­ta della Venezia Giulia. Tra questi, oltre le torte Sacher, Dobos, Pissinger, c’è la rigojanci, come popolarmente viene chiamata la torta di pan di spagna al cioccolato farcito abbondantemente da una crema di cioccolato e panna.

(g.l.) Nell’ambito della mostra Francesco Giuseppe I Uomo Imperatore Patrono delle Scienze e delle Arti, aperta a Gorizia fino al 16 giugno, al Museo Santa Chiara di Corso Verdi, il dottor Roberto Zottar ha presentato lo scorso fine settimana  Le torte dell’Imperatore Francesco Giuseppe nelle pasticcerie goriziane. Lo ringraziamo per averci dato la possibilità di pubblicare storia e ricetta di questo dolce mitteleuropeo. Sabato su FriuliVG.com seguirà, invece, la ricetta della famosissima torta Sacherche su questo sito sarà replicata giovedì prossimo.

La storia del dolce è molto romantica e scandalosa allo stesso tempo. Il violinista zigano Jancsi Rigò nel 1896 ebbe modo di suonare nel locale dove stava cenando la bionda milionaria americana Klara Ward sposata con il principe belga Joseph Chimay et de Caraman. Lei si era sposata a soli 17 anni e lo sposo aveva più del doppio dei suoi anni; il matrimonio fece scalpore sui giornali dell’epoca in quanto la ricchezza americana sposava la aristocrazia europea più povera. Il famoso cuoco francese Escoffier dedicò a Klara ben due ricette: l’Oeufs à la Chimay, uova con funghi cotte al gratin, e il Poularde Chimay, pollo disossato ripieno con foie gras, tartufi e tagliolini.
L’incontro di Klara con Jancsi fu il classico colpo di fulmine tanto che Klara abbandonò il nobile marito.  Toulose Lautrec ritrasse la coppia in un celebre quadro. Fu poi lo stesso violinista, anche forse per emulare le celebri dediche gastronomiche che Klara aveva ricevuto, a realizzare con il pasticcere Gerbeaud, il dolce che prese il suo nome. La Pasticceria Gerbeaud di Budapest ha tolto da alcuni anni la torta dal menu, dove rimane ancora invece la Dobos, e, tra l’altro, anche la storia romantica al tempo finì. Si racconta che la coppia si stabilì in Egitto, ma le bionde principesse sono spesso volubili e durante un viaggio in Europa Klara si innamorò di uno spagnolo e abbandonò Jancsi. Sembra che alla fine sposò un italiano, capostazione della Ferrovia Vesuviana.

Procedimento:
Per fare a casa la torta vi propongo di realizzare un bisquit al cacao senza farina, montando lungamente 5 uova intere con 150 g di zucchero a cui aggiungerete 80 g di cacao setacciato. Cottura in forno a 180° per 12’.
Per la crema portate a bollore 1 litro di panna con 100 g di miele, 60 g di cacao e 170 g di cioccolato. Fate riposare in frigo e montate poi la crema. Componete il dolce mettendo un alto strato di crema tra due strati di bisquit. Fate consolidare in frigorifero e finite con una glassa lucida al cioccolato.

Vino:
Abbinamento perfetto con un Ramandolo passito Docg o se preferite uno spumante va bene anche un buon Moscato d’Asti.

L’imperatore Francesco Giuseppe I.

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In copertina, ecco la torta Rigojanci che risale a fine ‘800.