Applausi commossi al film dedicato alla storia di Santo Cereser che partito da Prata fece fortuna con la vite in Brasile

Applausi commossi da parte del pubblico di un centinaio di persone alla prima proiezione nella città di Pordenone del film “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues, avvenuta al Cinemazero. Una storia fortemente legata al Friuli occidentale, visto che al centro della narrazione c’è la figura di Santo Cereser, nato a Prata di Pordenone e partito nel 1887 con destinazione il Brasile, nello specifico nella città di Jundiaí (Stato di San Paolo). Qui ancora vivono i suoi discendenti i quali dirigono la ditta vinicola di successo da lui fondata.
La serata è stata promossa da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Saluti iniziali da parte del presidente di Efasce Angioletto Tubaro, del consigliere regionale Markus Maurmair e dell’assessore comunale di Pordenone Walter De Bortoli. Dal Brasile ospiti d’eccezione lo stesso regista Rodrigo Rodrigues, il compositore delle musiche originali del film Kaique Fontes e Humberto Cereser, discendente di Santo e attuale dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí. A coadiuvarli l’interprete di EfasceE Simonetta De Paoli. Al termine della proiezione Piero Colussi, del direttivo di Cinemazero, ha intervistato Rodrigues.

«Una storia – ha sottolineato il presidente Efasce, Angioletto Tubaro -, quella di Santo Cereser e della sua famiglia, che simboleggia idealmente quella di tutti gli emigranti che son partiti dal Friuli Venezia Giulia e che con sacrificio hanno dato un futuro alle loro famiglie. I legami con la terra di origine, a oltre un secolo di distanza, sono rimasti però forti e lo abbiamo potuto toccare con mano recentemente nella nostra visita istituzionale in un altro Stato brasiliano, quello del Rio Grande do Sul in occasione dell’anniversario dei 150 anni dall’arrivo dei primi emigranti italiani. Mi unisco in tal senso al messaggio fattoci avere in occasione di questa proiezione da Argel Rigo, coordinatore Efasce Brasile: la storia della famiglia Cereser riflette la storia di tante famiglie pordenonesi che si sono sparse nel mondo e il loro successo nel campo vinicolo è simbolo di nuova vita come quella della vite che ogni anno torna a dare nuovi grappoli. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, al Comune di Pordenone per la consueta vicinanza alle nostre iniziative e a Cinemazero per la collaborazione».
Il film, con una narrazione molto toccante, racconta di come dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di San Paolo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno riuscì a portare con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì così la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne. Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la Crs Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Da ricordare infine che, proprio grazie alla condivisione della storia della famiglia Cereser, Prata di Pordenone e Jundiaí hanno formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia.

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In copertina, Santo Cereser in Brasile con la sua numerosa famiglia; all’interno, due immagini della proiezione al Cinemazero di Pordenone mentre parla il presidente di Efasce Angioletto Tubaro.

Da Prata di Pordenone al Brasile la storia vitivinicola della famiglia Cereser: venerdì il film con Efasce al Cinemazero

Partita dal Friuli nella seconda metà dell’Ottocento con una valigia piena di speranze e dopo aver dato vita grazie al duro lavoro a una nota realtà vitivinicola in Brasile, la famiglia Cereser “torna” nel territorio pordenonese grazie a un film. “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues sarà infatti proiettato venerdì 19 dicembre alle 18 – con ingresso gratuito – al Cinemazero di Pordenone. L’evento – promosso da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – sarà alla presenza dello stesso regista che risponderà alle domande del pubblico.


Al centro della narrazione la figura di Santo Cereser nato a Prata di Pordenone nel 1838. Dopo un passaggio a Noventa di Piave, partì da Genova nel luglio 1887 destinazione Brasile e nello specifico la città di Jundiaí nella regione di São Paulo. “Proprio tra Prata di Pordenone e Jundiaí è stato formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia – spiega Angioletto Tubaro, presidente di Efasce Pordenonesi nel Mondo – da cui sono nate diverse iniziative a cui come Efasce abbiamo partecipato, compresa la prima italiana del film lo scorso ottobre al teatro Pileo di Prata. Ora vogliamo presentare questa opera, che ben racconta la storia dell’immigrazione italiana in generale e friulana in particolare in Brasile, al pubblico di Pordenone. Vicende storiche all’insegna del coraggio, del sacrificio e della speranza da parte di uomini e donne che cercavano una nuova vita senza però dimenticare la propria terra d’origine. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, a Cinemazero per l’accoglienza, al regista Rodrigo Rodrigues per la sua presenza e al nostro socio Gianni Cereser insieme alla nostra Segreteria”.
Dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di São Paulo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno portò con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne.
Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la CRS Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Ad esempio, un discendente, Humberto Cereser, è dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí.

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In copertina, ecco l’immagine con cui si annuncia il film sulla famiglia Cereser.

Oro, affari e finanza tra luci e ombre: il mondo d’oggi riletto da Diego Fusaro intrecciando a Sedilis il pensiero di Marx con un calice di Ramandolo Docg

di Giuseppe Longo

TARCENTO – Da sempre si sa che l’oro è il bene rifugio per eccellenza, in grado di metterci al riparo dai danni di improvvise (e neanche tanto) tempeste finanziarie – chi non ricorda i gravi contraccolpi anche sui nostri conti correnti in seguito al tracollo di Lehman Brothers nei primi anni Duemila? – o da crisi di vario genere che possono turbare il regolare andamento economico. Quindi, investire in oro o in altri metalli preziosi (ottimo anche l’argento) rappresenterebbe una saggia formula per tutelare i propri risparmi, anche perché chi l’ha fatto una ventina di anni fa, all’epoca della introduzione dell’euro, si trova oggi con un valore fortemente lievitato, mentre il potere d’acquisto della moneta unica si è andato via via riducendo a causa del rincaro, spinto da varie motivazioni, delle materie prime e della erosione di salari, stipendi e pensioni da parte di una inflazione costante, addirittura senza freni.


Vale oro, dunque, la nostra tranquillità economica, specialmente in un momento delicato come l’attuale, oppresso da un debito pubblico sempre più gigantesco, travagliato da guerre che non intendono spegnersi, da crisi di ogni tipo e da economie mondiali che si fronteggiano attraverso due grandi blocchi: quello occidentale-atlantico con a capo gli Stati Uniti d’America e quello rappresentato dai cosiddetti Brics, i Paesi emergenti fra i quali agli iniziali Brasile, Russia, India e Cina si sono aggiunti Sudafrica, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Iran e Indonesia. Uno scenario molto complesso nel quale è avvenuta anche la presentazione del libro del professor Diego Fusaro “Marx a Wall Street. Il capitalismo finanziario e le sue truffe” (Edizioni Piemme), un saggio provocatorio e profondo che analizza le contraddizioni del capitalismo globale, intrecciando il pensiero di Marx con le dinamiche speculative dell’alta finanza.


Una presentazione che non è avvenuta, come si potrebbe pensare, nella sede di un ente pubblico o di un’organizzazione che si occupi di economia, bensì in una bella azienda agricola del Tarcentino: all’agriturismo Micossi che s’incontra sulla strada che sale da Nimis alla volta di borgo Clotz e prosegue per Sedilis, nel cuore del “cru” che ci dona quel gioiello che il Ramandolo, da un quarto di secolo premiato dalla Docg, la denominazione di origine controllata e garantita, il massimo riconoscimento per un vino di qualità. E il Ramandolo, ottenuto nei vigneti ai piedi della Bernadia tra Nimis e Tarcento, è il primo ad averlo ottenuto in Friuli Venezia Giulia, dopo un lungo iter legislativo, nell’ormai lontano 2001. L’incontro è stato organizzato da Geko Gold – una realtà attenta alla cultura economica e ai percorsi di consapevolezza personale e collettiva (le cui sedi si ritrovano nella Repubblica di San Marino, a Rimini e a Padova), sul posto con suoi rappresentanti – con un protagonista d’eccezione del pensiero contemporaneo, il filosofo opinionista e saggista torinese autore di numerosi volumi che fanno luce sulle complicate tematiche d’oggi, divenendo uno degli intellettuali più discussi del panorama italiano, capace di accendere il dibattito e stimolare nuove visioni sui temi economici, sociali e culturali del nostro tempo.


Il saggista quarantaduenne – davanti a un folto e attento uditorio, al quale ha proposto una vera e propria “lezione” socio-economica – ha fatto il punto su quest’epoca di forti polarizzazioni, nuovi ordini mondiali, tensioni internazionali e sconfitte politiche altisonanti, sostenendo quanto sia importante una riflessione profonda sul mondo in cui viviamo e su chi muove i fili dell’alta finanza, a cominciare dai gruppi bancari e dalle Banche centrali (in primis Bce e Federal Reserve), oltre che dal Fondo monetario internazionale. Diego Fusaro è tornato, infatti, sul tema che più di tutti lo rende riconoscibile come studioso in Italia e nel mondo: appunto Karl Marx e il capitalismo di oggi. «Lo “spettro di Marx” – ha osservato il professore – seguita ad aggirarsi minaccioso tra le rovine del desolato paesaggio post-1989, e resta la guida imprescindibile e il sismografo irrinunciabile per cartografare le contraddizioni che costellano il nostro presente». Come dire che “Marx a Wall Street” indaga criticamente il nuovo capitalismo finanziario che si è venuto contraddittoriamente delineando a partire dagli anni Ottanta del cosiddetto “secolo breve” e che si è rafforzato con la marcia trionfale della globalizzazione liberal-finanziaria, fino a questi ultimi anni, E a maggior ragione oggi che, con la vittoria negli Usa di Donald Trump, entra in una nuova e sofisticata fase dell’ordine mondiale. Molto ampia, dunque, la tematica affrontata in una utile e partecipata riflessione, stimolata da vari interventi, anche sorseggiando un ottimo Ramandolo Docg. Che poi a Nimis, in una fortunata manifestazione promozionale d’autunno, diventa puntualmente “Oro di Ramandolo”…

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Diego Fusaro (Torino, 1983) è una delle voci più critiche e indipendenti della riflessione filosofica contemporanea. Specialista di Filosofia della storia e interprete eterodosso di Hegel e Marx, insegna Storia della filosofia all’Istituto Alti Studi Strategici e Politici di Milano. All’insegnamento e alla ricerca affianca la divulgazione, anche attraverso collaborazioni giornalistiche con testate quali La Stampa e Il Fatto Quotidiano. Tra i suoi libri: Bentornato Marx! (Milano, 2009), Pensare altrimenti (Torino, 2017), Storia e coscienza del precariato (Milano, 2018), Il nuovo ordine erotico (Milano, 2018), Glebalizzazione (Milano, 2019).

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In copertina e all’interno immagini dell’incontro con il professor Diego Fusaro.

Confagricoltura Fvg è preoccupata per l’accordo Ue-Mercosur: molto penalizzate zootecnia e cerealicoltura

Confagricoltura ha appreso con disappunto la notizia dell’accordo Ue-Mercosur (che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) al quale si è sempre opposta fermamente per i rischi che comporta per gran parte del settore primario e per i consumatori italiani.
«L’intesa non garantisce equità e reciprocità nei rapporti, né protezione per il nostro modello agricolo – è il pensiero di Confagricoltura Fvg –. Comprendiamo la necessità di approfondire le relazioni commerciali internazionali, ma questo non deve avvenire a discapito degli agricoltori europei e delle nostre produzioni».
«Le preoccupazioni principali riguardano l’impatto derivante da una maggiore apertura alle importazioni di prodotti agroalimentari dal Mercosur, in particolare carni bovine, pollame, riso, mais e zucchero – spiega il presidente regionale di Confagricoltura, Philip Thurn Valsassina -. Pur presentando potenziali vantaggi per alcuni settori industriali, l’intesa è altamente penalizzante per le produzioni europee e italiane in termini di concorrenza e sicurezza alimentare. Inoltre, permangono forti dubbi sulla garanzia degli stessi standard di sicurezza alimentare a tutela dei consumatori e stesse regole del lavoro, di sostenibilità e di competitività, a tutela di lavoratori e imprese».
Per questo, Confagricoltura, in linea con il Copa-Cogeca, attende di valutare con attenzione i termini dell’accordo per capire se sarà stato inserito il tema della reciprocità che deve essere alla base dell’intesa.

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In copertina, la presidente Ursula von der Leyen con i rappresentanti del Mercosur.

FruttaFriuli, da oggi il via alla raccolta delle mele Gala. Poi le altre varietà e i kiwi. Paoli: magazzini per 260 mila quintali, all’estero il 70% del prodotto

Pronte per il mercato le prime mele del 2024. Oggi FruttaFriuli, la più grande cooperativa di frutticoltori della regione presieduta da Livio Salvador e con 150 soci attivi, ha infatti dato ufficialmente il via alla nuova campagna di raccolta, che comincia con le varietà più precoci come la gustosissima Gala. A tal fine, nella sede di Spilimbergo, in zona industriale, si è tenuta una riunione con i soci per illustrare la situazione di questa stagione agricola proprio in vista dell’avvio della raccolta delle mele. Dopo le Gala, si proseguirà fino a inizio novembre con le altre varietà, mentre per quanto riguarda i kiwi si partirà a ottobre con la varietà gialla, continuando poi con quelle verde e rossa. Si prevede una raccolta in aumento rispetto allo scorso anno. In più sono stati completati i lavori di ammodernamento dell’area selezione, stoccaggio e conservazione della sede centrale, per una filiera di gestione della frutta moderna e funzionale.

«Fino a qui – commenta il direttore Armando Paoli – abbiamo potuto contare su una stagione non particolarmente problematica a livello meteorologico. Forse un po’ troppa acqua in primavera, ma questo permette ora di avere riserve idriche a sufficienza per il proseguimento dell’estate. Avendo i nostri soci investito nelle reti di protezione, che hanno colore scuro, sia il troppo sole che le grandinate non hanno destato particolari problemi. Per quanto riguarda le mele, ci attendiamo quindi di superare i 200 mila quintali di raccolta, come da noi preventivato nel piano di sviluppo pluriennale. Per i kiwi sarà da attendere settembre per avere delle previsioni più certe, ma siamo fiduciosi per una buona raccolta. Nell’attesa del prodotto nuovo, abbiamo dei soddisfacenti livelli di magazzino per far fronte alle domande della clientela».
Come è noto, la cooperativa è nata nel sorta nel 2022 dopo la fusione tra le cooperative Friulfruct di Spilimbergo e Friulkiwi di Rauscedo, diventando il maggiore player regionale della frutticoltura in ambito cooperativistico e non solo. Dopo i lavori – anche con finanziamenti della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – di ampliamento ed efficientamento energetico (fondamentali in questi periodi di rincaro dei costi e inflazione dovuta anche alle tensioni internazionali), la cooperativa ha ora una capacità di conservazione di 260 mila quintali tra le due sedi, quella spilimberghese e quella rauscedana. Ma non è l’unica novità.
«In questa raccolta 2024 – aggiunge infatti il direttore Paoli – potremo contare sulla nuova calibratrice e sull’ammodernamento dell’intera catena del freddo all’interno del nostro ciclo di selezione e stoccaggio della frutta. Prossimo passaggio sarà la riqualificazione degli uffici, ma già adesso la parte produttiva è tutta ampliata, ammodernata ed energeticamente sostenibile: un grande traguardo dopo intensi lavori in questi ultimi anni, anche durante l’emergenza Covid-19, visto che non ci siamo mai fermati».


FruttaFriuli lavora con la grande distribuzione nazionale per il 30% della sua produzione e per il 70% è vocata all’export, con la frutta friulana che è apprezzata e richiesta non solo in Europa e nell’area mediterranea e del Golfo Persico ma anche in India, Brasile e Canada. «A livello commerciale – conclude il direttore di FruttaFriuli – siamo reduci da un’annata positiva e se ne sta aprendo un’altra con premesse altrettanto incoraggianti. La domanda è buona nonché le quotazioni sui mercati sono interessanti. Di fatto, mele e kiwi friulani si stanno facendo apprezzare a livello internazionale e questa è una delle condizioni per un proseguimento dello sviluppo e della sostenibilità economica del comparto».

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In copertina, si staccano dai meli le prime Gala della stagione; all’interno, Salvador e Paoli all’ultima assemblea con l’assessore regionale Stefano Zannier e alcune delle nuove celle frigo di Frutta Friuli.

A Trieste anche il Museo del Caffè tra il Commercio in vetrina al Porto Vecchio

Dopo la piena riuscita della cerimonia di gemellaggio fra l’associazione Museo del Caffè di Trieste e il grande Museu do Cafe di Santos (Brasile), avvenuta nella sede della Camera di Commercio della Venezia Giulia, alla vigilia della kermesse del Triestespresso Expo – con un’ampia partecipazione di pubblico, la presenza di rappresentanti diplomatici brasiliani di Roma e Milano e il significativo intervento del vicesindaco Serena Tonel che, assieme all’assessore Michele Lobianco, ha manifestato la vicinanza e il sostegno dell’Amministrazione municipale alle iniziative del sodalizio -, un ulteriore motivo di soddisfazione per i vertici dell’associazione triestina è rappresentato dalle parole pronunciate, l’indomani, dall’assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi.

Il gemellaggio Trieste-Brasile.


L’amministratore comunale infatti, proprio di fronte alla vasta e qualificata platea presente all’inaugurazione dell’Expo caffeicolo in Porto Vecchio, ha espressamente dichiarato l’intendimento del Comune di collocare, nell’area “culturale” dell’antico scalo in fase di progressivo recupero e riuso, accanto ad altre sedi museali, anche il Museo Commerciale della Città, riservando in tale ambito pure uno spazio specifico “dedicato” al Museo del Caffè che così non avrebbe sede più adatta, visto il ruolo che il Porto ha avuto storicamente nella importazione e commercializzazione del chicco ancora verde, da tostare e quindi mettere in vendita.
«Si apre in tal modo la via – ha osservato in proposito il presidente dell’Amdc, Gianni Pistrini, con il “vice”, l’imprenditore Doriano Simonato – per la realizzazione, finalmente, del principale fine sociale della nostra associazione, ovvero la costituzione “fisica” di un luogo di esposizione di preziosi reperti e testimonianze della grande storia emporiale della nostra città, particolarmente e da secoli legata al caffè. Un luogo che possa essere anche sede di incontri e di scambi culturali, ancorché capace per il fascino dei suoi contenuti di diventare anche un “grande attrattore” di turisti e studiosi da ogni luogo. Auspichiamo – hanno concluso Pistrini e Simonato – che il Triestespresso Expo 2022 che va a concludersi possa essere in tal senso anche un ottimo “viatico” per l’atteso Museo dedicato al prezioso chicco e alle sue mille storie e motivi di interesse».

Il presidente Gianni Pistrini.

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In copertina, il cartello stradale che sottolinea il grande ruolo che storicamente Trieste ha nel commercio del caffè.

“Triestespresso Expo”, Gianni Pistrini (Amdc) in fiera con l’arcivescovo Crepaldi

Anche il vescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, ha visitato la fiera del “Triestespresso Expo” conclusasi sabato scorso. Il presule, che era affiancato da don Alessandro Amodeo, è stato accompagnato in un ampio “giro” fra i numerosi stand fieristici dal presidente dell’associazione Museo del Caffè di Trieste, Gianni Pistrini, potendo apprezzare la ricchezza della filiera produttiva, dal chicco alla tazzina, notizie e dati sui Paesi produttori, sulle aziende di torrefazione, i costruttori di impianti di cottura del caffè e di macchine per l’espresso, i produttori di tazzine, la confezione, spedizione e traffico del prezioso chicco e altri aspetti ancora di questo affascinante mondo “aromatico”.
L’arcivescovo Crepaldi e Pistrini si sono quindi soffermati in particolare allo stand del Brasile dove hanno incontrato il personale diplomatico e i funzionari che già mercoledì avevano partecipato in Camera di Commercio alla cerimonia di gemellaggio fra l’Amdc di Trieste e il Museu do Cafe di Santos; tra questi Jean Paul Coly capo dell’ufficio Agrobusiness presso l’Ambasciata del Brasile a Roma, Ana Paula Torres funzionario della stessa Ambasciata e il console onorario del Brasile a Trieste Judith Moura de Oliveira.

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Nella foto, il presidente Pistrini, Coly, monsignor Crepaldi, de Oliveira e Torres durante la visita a“Triestespresso Expo”.

Caffè, Trieste si gemella col Brasile aderendo alla candidatura Unesco

Sarà all’insegna del caffè e della conferma della lunga tradizione triestina in questo settore l’appuntamento, aperto al pubblico, che si terrà domani pomeriggio, 26 ottobre, con inizio alle ore 16, nella sala Maggiore della Camera di Commercio, al primo piano dello storico Palazzo della Borsa, e che avrà il suo momento centrale nella cerimonia di gemellaggio fra l’Associazione Museo del Caffè di Trieste e il grande Museu do Cafe di Santos, in Brasile. Cerimonia che vedrà come “attori” principali i vertici dell’associazione triestina e dell’importante istituzione culturale brasiliana rappresentata dal direttore esecutivo del “Museu” Alessandra Almeida, alla presenza anche di rappresentanti diplomatici dell’Ambasciata del Brasile a Roma e del Consolato Generale di Milano nonché dell’Amministrazione municipale triestina e della Regione Friuli Venezia Giulia, mentre il prefetto Annunziato Vardè ha dato il proprio ufficiale patrocinio all’iniziativa.
E mentre il gemellaggio fra le due realtà culturali vorrà sottolineare l’intento di ogni possibile maggior collaborazione reciproca, le presenze istituzionali saranno a ribadire tutta l’importanza di quel rapporto di lunga data fra Brasile e Trieste che contribuì non poco a fare della città una delle principali “capitali del caffè” a livello mondiale. Un rapporto che già nell’ormai lontano 1977 trovò una sua formale “consacrazione” nel gemellaggio fra le città di Trieste e di Santos (stabilito con delibera consiliare del Comune di Trieste e quindi suggellato con apposita cerimonia nella città-porto brasiliana, il 13 marzo 1978, dagli allora sindaci Marcello Spaccini e António Manoel de Carvalho).
Nel corso dell’incontro, come detto aperto a tutti i cittadini interessati, ci sarà anche una relazione dello studioso Bruno Vajente sui rapporti commerciali Trieste-Brasile e verrà proiettato un inedito cortometraggio degli anni ’70 sulla movimentazione del caffè brasiliano nel Porto di Trieste.
In questo ottobre triestino contrassegnato da numerosi importanti eventi legati al caffè, il gemellaggio di mercoledì costituirà un momento di particolare significato, nell’auspicio della continuità di un fondamentale ruolo commerciale e di una storia civile e imprenditoriale della città.

Preziosi reperti all’ente camerale.

Intanto, anche l’Associazione Museo del Caffè di Trieste ha convintamente aderito all’iniziativa per la candidatura all’Unesco del “rito del caffè espresso italiano quale patrimonio immateriale dell’umanità”, rilanciata nel corso di un’apposita riunione in sede ministeriale romana, tenutasi ai primi di settembre al Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.
L’associazione Museo del Caffè di Trieste, il cui prioritario fine sociale è appunto la costituzione, in accordo con le Istituzioni cittadine, di un Museo degno di questo nome, dedicato alle testimonianze, oggetti, reperti e molteplici connessioni che hanno profondamente legato da secoli la “nera bevanda” alla storia, cultura ed economia di questa città emporiale, e perciò in grado di essere un “grande attrattore” di vaste attenzioni di turisti, curiosi, studiosi e appassionati del ramo, non poteva non essere in prima linea in questa azione congiunta e coordinata fra le più importanti realtà caffeicole del settore, nell’intento di fare di Trieste, ancora una volta – e in questo caso nell’ambito della più ampia candidatura nazionale all’Unesco – un “centro” di primaria importanza per tutto ciò che ruota attorno al “prezioso chicco”.
All’incontro all’Antico Caffè San Marco, che, in non casuale concomitanza con la “Giornata Internazionale del Caffè”, ha segnato di fatto l’avvio triestino della campagna di promozione di “Caffè patrimonio Unesco”, l’adesione dell’Associazione Museo del Caffè di Trieste è stata ribadita dal responsabile stampa dell’Amdc Fulvio Sabo che, portando il saluto del presidente Gianni Pistrini e del “vice” Doriano Simonato impossibilitati a presenziare, ha sottolineato l’opportunità di una iniziativa coordinata a livello nazionale, per la maggior forza della candidatura, pur mantenendo ben evidenti le diverse peculiarità nel modo di fare e di “vivere” il caffè, a seconda delle diverse appartenenze territoriali e culturali; esempio classico Napoli e Trieste, che però in occasioni come questa dovrebbero appunto “marciare” affiancate.
In apertura della presentazione della campagna, che si estrinsecherà nella raccolta di decine di migliaia di firme di cittadini e adesione di istituzioni in tutte le città d’Italia, allo scopo, come detto, di raggiungere l’ambizioso e non facile obiettivo della candidatura all’Unesco, sono intervenuti i due maggiori “promotori” triestini dell’iniziativa, il presidente dell’Associazione Caffè Trieste Fabrizio Polojaz e il presidente del Gruppo Italiano Torrefattori di Caffè (che raccoglie i ben 743 torrefattori d’Italia !), il triestino Omar Zidarich. Polojaz, che è anche coordinatore della cosiddetta “comunità emblematica” triestina, che organizza tutte le realtà caffeicole cittadine che partecipano allo sforzo comune per la candidatura Unesco, ha illustrato alcuni semplici ma efficaci “strumenti” divulgativi della campagna, in primis la bella brochure intitolata “Il viaggio del Caffè” che spiega in poche paginette tutto o quasi del magico chicco (le origini, la pianta, le qualità più famose, fino al trasporto, tostatura, confezionamento, miscelazione e modi diversi di degustazione, ivi comprese le famose “particolarità” triestine in questo campo), per concludere che un mezzo importante della candidatura sarà «far capire a tutti che il caffè, secondo la nostra visione triestina e italiana, non è solo una bevanda, pur pregiata, ma è prima di tutto un’arte, un modo di essere, un’occasione per stare assieme, un simbolo insomma dell’”italian way of life”».

Il presidente Gianni Pistrini.


Omar Zidarich dal canto suo ha illustrato il progetto e la particolare “Carta dei Valori del Rito del Caffè Espresso Italiano” che è a fondamento della candidatura: una vera e propria dichiarazione di intenti e di ideali che pone alla base di tutta l’”operazione” concetti come Socialità (del caffè), Solidarietà e Uguaglianza (il caffè è per sua natura “interclassista” e solidale, basti pensare alla pratica napoletana del “caffè sospeso”) e poi Identità (torna qui il concetto del “modo di vivere italiano”), Universalità e Inclusività, ma anche Tradizione, Ritualità (spesso un vero e proprio culto che si pratica, seguendo antiche regole, anche negli spazi domestici), Creatività e Sostenibilità (con obiettivi da indicare e da perseguire sia per quanto riguarda la difesa dell’ambiente sia per la tutela dei lavoratori delle piantagioni). Su questi cardini morali e sociali si vuole basare la proposta italiana per la candidatura all’Unesco del “rito del caffè espresso italiano quale patrimonio immateriale dell’umanità”.
A sostegno della candidatura, e quindi delle specifiche iniziative triestine per il raggiungimento dell’obiettivo, sono quindi intervenuti il vicesindaco di Trieste, Serena Tonel, per esprimere l’adesione e il fattivo supporto del Municipio e il sindaco di Sgonico, Monica Hrovatin, che ha ricordato come nel suo pur piccolo territorio comunale siano insediate ben tre aziende caffeicole, a testimonianza della grande importanza che questo peculiare settore riveste per l’economia dell’intera nostra provincia.
Da segnalare che le firme di adesione della cittadinanza potranno venir raccolte sia “fisicamente” sui moduli distribuiti in diversi bar e caffè della città, sia online sul sito www.ritodelcaffe.it. Per quanto riguarda ancora la Amdc va rilevato che l’associazione Museo del Caffè sarà presente e partecipe anche ai diversi successivi eventi previsti in materia nel mese di ottobre quali la fiera Triestespresso Expo e il Trieste Coffee Festival, altrettante importanti occasioni in più per ribadire e rafforzare la candidatura. Con l’occasione si ricorda infine che il neo-inaugurato “Magazin de cafè” di via Aldo Manuzio 10 B, piccolo e curioso angolo di chicche caffeicole curato dall’Amdc, è visitabile su prenotazione telefonando al 368.435343 (info: www.amdctrieste.it).

Il rito giornaliero del caffè.

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In copertina, l’adesione di Trieste, “città del Caffè”, alla candidatura Unesco del rito quale Patrimonio immateriale dell’Umanità.