Sipario a Feletto sulla Festa della Verza ideata da Giannino Angeli già sindaco di Tavagnacco e memoria storica premiato dal Comune come “cittadino benemerito”

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Con le odierne, ultime proposte cala il sipario sulla ormai tradizionale Festa della Verza di Feletto Umberto che era cominciata venerdì. Tre giorni tutti speciali perché, oltre al celebrare l’umile ma importante ortaggio invernale, hanno segnato il primo quarto di secolo della manifestazione, ma anche la premiazione di quello che, agli albori del Terzo millennio, ne era stato l’ideatore: Giannino Angeli, già sindaco di Tavagnacco e attento custode e valorizzatore delle peculiarità di questo lembo di Friuli alle porte di Udine, siano esse storiche, culturali o economico-produttive. Proprio per questo il suo Comune ha voluto premiarlo con l’ambito diploma di “cittadino benemerito”, festeggiandolo ieri mattina in apertura dell’annuale momento di riflessione, al Teatro Maurensig, proprio sulla verza “regina” dell’inverno.

«Riconoscere l’impegno di chi ha dedicato tempo e passione alla comunità significa rafforzare il senso di appartenenza e trasmettere alle nuove generazioni i valori della partecipazione civica, della solidarietà e della responsabilità verso il bene comune», ha sottolineato il presidente del Consiglio regionale Fvg, Mauro Bordin, intervenendo alla significativa cerimonia, presenti anche i colleghi consiglieri Moreno Lirutti e Serena Pellegrino. Ma fra gli altri ospiti e il folto pubblico giunto a festeggiare Angeli c’erano anche Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine,  l’ingegner Giorgio Arpino, leader della Lilt udinese, e il presidente della Società Filologica Friulana Federico Vicario. Gli onori di casa sono stati fatti dal sindaco Giovanni Cucci e dall’assessore comunale alla cultura Ornella Comuzzi; coordinatore dell’incontro, invece, il giornalista Bepi Pucciarelli che da sempre segue la manifestazione proposta in occasione della ricorrenza di Sant’Antonio Abate, patrono di Feletto (onorato stamane con una Messa solenne celebrata in lingua friulana) e protettore degli animali allevati, siano essi destinati alla produzione o domestici e quindi d’affezione. Proprio per questa sua dedizione, Pucciarelli – che da 23 anni cura anche la pubblicazione dell’originale “Verzino” – ha ricevuto dalle mani dell’assessore Comuzzi un simpatico segno di riconoscenza.
Tradizione agricola e identità locali si sono, dunque, incontrate nella popolosa frazione di Tavagnacco – peraltro anche sede municipale – in occasione dell’appunto ormai tradizionale Festa della Verza, che ha ospitato il convegno “Ortaggi invernali in un clima che cambia”. Un appuntamento di rilievo per il settore, che, come detto, ha visto la partecipazione del presidente Bordin. Il massimo esponente dell’Assemblea legislativa regionale ha sottolineato il valore di iniziative capaci di coniugare tradizione, identità territoriale e attualità. «Questa manifestazione – ha evidenziato – è un esempio concreto di come le comunità locali sappiano valorizzare la propria storia affrontando al tempo stesso le sfide del presente, a partire dagli effetti del cambiamento climatico sul mondo agricolo».


L’avvocato Bordin ha, inoltre, richiamato l’attenzione sull’importanza delle scelte dei consumatori: “Quando acquistiamo i prodotti, prestiamo attenzione alla loro origine: è proprio questo l’elemento che garantisce qualità e tutela il lavoro delle nostre comunità agricole”. Ma non è mancato un suo riferimento al ruolo fondamentale del volontariato, espresso, in questo caso, attraverso la Pro Feletto e i suoi collaboratori: «Manifestazioni come questa esistono e crescono grazie all’impegno silenzioso ma prezioso dei volontari. Il loro lavoro è un patrimonio sociale che rafforza la coesione delle comunità e rende vivo il territorio».
I lavori del convegno sono stati animati dalle interessanti relazioni di tre esperti: il dottor Massimo Percotto, delegato onorario della Accademia Italiana della Cucina di Udine, l’agronomo Costantino Cattivello, appena rientrato da un importante soggiorno di studio e lavoro in Cina, e Luisa Dalla Costa, ricercatrice dell’Università di Udine. Tutti, ovviamente con accenti diversi, si sono soffermati sugli effetti dei cambiamenti climatici di questi ultimi anni sulle verze e sulle brassicacee in genere che, come è noto, per essere buone e digeribili devono subire un “colpo di freddo” attraverso le prime gelate di fine autunno-inizio inverno. Per questo, si è focalizzata la loro presenza sulle nostre tavole, anche alla luce del recentissimo pronunciamento dell’Unesco che ha eletto la Cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’Umanità. Infine, una simpaticissima chiusura da parte di Dino Persello, attore, regista e narratore, sandanielese di residenza ma originario di Dignano, da sempre attento alla storia e alle tradizioni del nostro Friuli, che, non senza un velo di commozione, ha ricordato la sua difficile infanzia  di orfano di madre e quelle “quattro verze cotte dal gelo di gennaio” – quando faceva molto più freddo di oggi – mentre con il padre, sul ghiacciato ferro della bicicletta, era in ansiosa ricerca di quell’irraggiungibile e, purtroppo, inesistente “paese dei balocchi”.
Le verze hanno offerto, come sempre anche la possibilità di gustosi assaggi. Il ricavato delle libere offerte, come nelle precedenti edizioni, andrà alla Lega italiana per la lotta contro i tumori, sezione di Udine, guidata, come detto, dall’ingegner Arpino. Da ricordare, infine, che in questi tre giorni dedicati alla popolare crucifera nei locali pubblici di Feletto e Tavagnacco è stato possibile degustare assaggi, piatti o menù completi con protagonista proprio la verza o altri ortaggi della medesima famiglia. Arrivederci al 2027!

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In copertina, il sindaco Giovanni Cucci e il presidente Mauro Bordin premiano Giannino Angeli “cittadino benemerito” di Tavagnacco; all’interno, immagini del convegno, con la partecipazione di Massimo Percotto, Costantino Cattivello, Luisa Dalla Costa e Dino Persello; e la premiazione di Bepi Pucciarelli;  infine, Angeli festeggiato dall’assessore Ornella Comuzzi, dalla moglie e dalla figlia, oltre che dal presidente della Filologica Federico Vicario.

La verza regina dell’inverno ritorna alla sagra di Sant’Antonio Abate a Feletto con un focus sugli effetti dei cambiamenti climatici. Sarà “cittadino benemerito” il sindaco emerito Giannino Angeli

Riecco la verza regina dell’inverno! L’umile ma delizioso (e importante) ortaggio sarà infatti di nuovo protagonista a Feletto Umberto dove sabato prossimo, 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, al quale la popolosa frazione di Tavagnacco è devota, si terrà dalle 10.30, al Teatro Paolo Maurensig, il convegno che dall’inizio del secolo è parte di rilievo della tradizionale “Festa della Verza”, che la comunità felettana celebra appunto in concomitanza con la ricorrenza del Patrono.


Il tema di quest’anno è di stretta attualità: anche se le condizioni meteo decisamente rigide di queste ultime settimane fanno pensare agli inverni del Novecento, il “nuovo” clima influisce in maniera significativa sulle coltivazioni. Nel corso del convegno, intitolato appunto “Ortaggi invernali e cambiamenti climatici” l’agronomo Costantino Cattivello (reduce da un recente viaggio di studio e lavoro in Cina) parlerà di “Orticole invernali in un clima che cambia”, mentre Massimo Percotto, delegato onorario della Accademia Italiana della Cucina di Udine, analizzerà l’influenza dei cambiamenti climatici sulle proposte gastronomiche a base di ortaggi invernali nella nostra cucina. A completare la rosa dei relatori ci saranno Luisa Dalla Costa, ricercatrice dell’Università di Udine, e Dino Persello, narratore e regista friulano. Sarà presente e porterà il saluto della Regione Fvg il presidente del Consiglio avvocato Mauro Bordin. I lavori saranno coordinati dal giornalista Bepi Pucciarelli.
Nel corso del convegno verrà attribuito il riconoscimento di “Cittadino benemerito”, una apprezzata novità avviata lo scorso anno a seguito di una delibera proposta dalla Giunta ed approvata dal Consiglio comunale. Il premiato di quest’anno sarà Giannino Angeli, già sindaco di Tavagnacco e custode della memoria storica della Comunità. Promotore delle tradizioni locali, ha contribuito con i suoi libri, le sue iniziative e il suo impegno costante, a trasmettere alle nuove generazioni il valore della solidarietà, della libertà e della partecipazione civica. Sua anche l’idea – un quarto di secolo fa – della Festa della Verza e del “verzino”, il libriccino che viene stampato ogni anno in occasione della festa e che non mancherà neppure per questa 23ma edizione.
La serata di sabato prevede alle ore 20.45, nella Chiesa di Sant’Antonio Abate, un concerto d’organo in onore del Patrono. Alle tastiere del pregiato strumento settecentesco, opera del maestro organaro Francesco Antonio Dacci, l’organista Luca Sartore. La festa religiosa proseguirà domenica, alle 10.30, con la Messa solenne in lingua friulana, cui seguirà la distribuzione del pane benedetto, con il saluto del sindaco e l’esibizione del gruppo “Scampanotadôrs furlans”; al termine, negli spazi antistanti la villa Tinin, la tradizionale degustazione di “vergis e luianie” a cura delle Pro Loco di Feletto Umberto e Tavagnacco e la distribuzione di verze in collaborazione con Udine Mercati.
Assaggi e verze saranno “a offerta libera” ed il ricavato, come nelle precedenti edizioni, andrà alla Lilt udinese guidata dall’ingegner Giorgio Arpino. Ricordiamo, infine, che da domani a domenica, nei locali pubblici di Feletto e Tavagnacco sarà possibile degustare assaggi, piatti o menù completi con protagonista la verza o altri ortaggi della medesima famiglia; l’elenco completo degli aderenti all’iniziativa “La Verza in osteria” è disponibile sui siti social del Comune e della Pro Loco.

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In copertina, la verza tipico ortaggio invernale; all’interno, gli intervenuti alla conferanza stampa di ieri: da destra, il sindaco Giovanni Cucci, l’assessore Ornella Comuzzo e il presidente della Lilt Udine ingegner Giorgio Arpino.

Sipario sulla Festa della Verza a Feletto manifestazione dal sapore antico ma che sa anche rimanere al passo con i tempi

Per la Festa della Verza di Feletto, nata nel 2001, l’edizione che si è svolta nell’ultimo weekend è stata “quasi un Giubileo”. Il riferimento all’evento religioso non vuol essere irriverente, semmai tende a sottolineare il legame che esiste da sempre tra l’evento laico, incentrato sulla gastronomia (e non solo) della verza e degli ortaggi invernali, e la ricorrenza di Sant’Antonio Abate (17 gennaio) patrono della comunità felettana al quale è dedicata la chiesa parrocchiale.


Un legame che è stato ribadito dal sindaco di Tavagnacco, Giovanni Cucci, nell’aprire i lavori del tradizionale convegno svoltosi nella sala consiliare “Egidio Feruglio” dal titolo appunto “Un quarto di secolo di verza a Feletto”. A celebrare l’umile brassicacea sono intervenuti lo scrittore e comunicatore Matteo Bellotto, il gastronomo Roberto Zottar, delegato onorario di Gorizia dell’Accademia italiana della cucina, lo chef stellato Emanuele Scarello (trattoria Agli Amici di Godia). Con loro, al tavolo dei relatori, il moderatore Bepi Pucciarelli – che dal 2001 cura annualmente la pubblicazione del “verzino”, opuscolo nel quale la verza da semplice ortaggio diviene prodotto culturale –, l’assessore Ornella Comuzzo (che ha curato la regia della Festa della Verza assieme al presidente della Pro Loco Cil Feletto Nicolò Sgarellino), ed il “padre nobile”
della manifestazione, lo storico Giannino Angeli. Presenti a portare i loro saluti anche Paola Cargnelutti, in rappresentanza del Comitato Commercianti Feletto Centro, e l’ingegner Giorgio Arpino per la Lilt di Udine.


«La Festa della Verza rappresenta per la comunità di Feletto un’occasione per ricordare tradizioni, storie e ricette, ma anche per confermare un impegno a livello sociale: i proventi della festa verranno devoluti, come sempre è accaduto, alla sezione di Udine della Lega italiana per la lotta contro i tumori», ha osservato l’assessore Comuzzo, sottolineando anche l’importante sinergia e collaborazione tra i promotori dell’evento. Ricco, infatti, era il programma dei festeggiamenti: menù a tema per tutto il fine settimana nei locali aderenti per una ”sagra diffusa”, il convegno che ha previsto anche il riconoscimento di “Cittadino benemerito del Comune di Tavagnacco “ a Gianni Arteni, per la sua attività di imprenditore illuminato, e il concerto del “Lûs ensemble” al teatro Maurensig nella giornata di sabato. Domenica, invece, la parte più strettamente religiosa, con la Messa in lingua friulana, la distribuzione del “pane di Sant’Antonio” e la benedizione del paese da parte del parroco don Marcin Gazzetta, cui è seguito il discorso del sindaco. Entrambi hanno sottolineato il valore di questi eventi per mantenere salde le radici della Comunità rafforzandone l’identità e il sentimento di unione. L’esibizione della banda Congedati Divisione Mantova e l’assaggio di ”verze e luianie” preparate dalla Pro Loco di Feletto con il supporto di quella di Tavagnacco hanno concluso nel migliore dei modi una manifestazione dal sapore antico che sa mantenersi al passo con i tempi.

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In copertina, un momento della benedizione del paese nella ricorrenza di Sant’Antonio Abate mentre parla il sindaco Giovanni Cucci; all’interno, i relatori del convegno sulla verza e un’altra immagine della sentita cerimonia religiosa a Feletto.

A Feletto riecco la Festa della Verza prelibatezza regina dell’inverno ottima per una sana alimentazione

Era il 17 gennaio del 2001 (il primo anno del Terzo millennio) quando a Feletto Umberto si celebrava la prima edizione della “Festa della Verza”. Una festa nuova ma con radici antiche, perché legata alla ricorrenza del Patrono della frazione di Tavagnacco, Sant’Antonio Abate (in Friuli conosciuto anche come “Sant’Antoni dal purcìt”). Benemeriti promotori, il compianto Bepi Bigotti – allora presidente della Pro Loco Cil Feletto – e l’amministrazione comunale guidata da Valerio Frezza, che accolsero con entusiasmo l’idea del concittadino ed ex sindaco Giannino Angeli, appassionato cultore di storia e tradizioni locali. In quell’occasione, veniva anche presentato un libretto di ricette (e non solo) iniziando una serie che si sarebbe interrotta soltanto nel 2020: non a causa della pandemia (che sarebbe tuttavia arrivata poche settimane dopo), ma del tardivo rinnovo del direttivo della Pro Loco. Al Covid-19 va invece attribuito lo “stop” dei due anni successivi, 2021 e 2022.

Un momento della presentazione.


La ripartenza c’è stata finalmente lo scorso anno, quando la Pro Feletto con la collaborazione di quella di Tavagnacco, della Parrocchia e dell’Amministrazione comunale ha organizzato – in occasione della Festa del Santo Patrono -, dopo la Messa solenne delle 10.30 celebrata in lingua friulana con la distribuzione del Pane di Sant’Antonio, il tradizionale assaggio di verze con le salsicce. Una ripartenza in forma ridotta, quasi il “numero zero” di una nuova serie, con l’impegno congiunto di Pro Loco e Amministrazione comunale a far tornare nel calendario delle sagre friulane quella che era una delle pochissime – se non l’unica – del mese di gennaio. Un impegno mantenuto, come si può vedere dal programma di quest’anno, presentato ieri mattina in Municipio. Durante l’incontro dedicato alla illustrazione dell’evento, il sindaco Giovanni Cucci ha sottolineato: «Abbiamo mantenuto l’impegno preso un anno fa dal mio predecessore, l’amico Moreno Lirutti, alla presentazione del libro dedicato al medico gastronomo Valerio Rossitti nel centenario della nascita». E ha auspicato che l’impegno delle Pro Loco e dell’Associazione Commercianti centro continui per le edizioni future della Festa della Verza e delle altre iniziative mirate a valorizzare il territorio.
«Quella della Verza – ha quindi spiegato l’assessore alla Cultura e alle pari opportunità, Ornella Comuzzo – è una festa che partendo dalla tradizione e dal momento religioso ha saputo attirare l’attenzione della comunità con temi di attualità e di interesse generale. A cominciare da quello della salute: già nelle passate edizioni è stato più volte ribadito il concetto della sana alimentazione (e la verza, come tutte le altre crucifere, rientra tra gli alimenti che fanno bene). Un concetto che nel convegno di quest’anno verrà ribadito dal presidente della Lilt friulana, Giorgio Arpino, che parlerà della cultura della prevenzione come “stile di vita”, uno stile nel quale l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale».


«E a proposito di cultura, quella con la “C” maiuscola, – ha proseguito la Comuzzo -, sono particolarmente lieta della presenza al convegno 2024, come relatore, del professor Angelo Floramo, che tra poco più di una settimana sarà a Percoto per ritirare un meritatissimo Premio Nonino”. Il “panel” dei relatori al convegno, che sarà moderato da Bepi Pucciarelli, sarà completato da Costantino Cattivello, agronomo e ricercatore dell’agenzia regionale Ersa, che parlerà di “Verza e non solo tra scienza e ricerca».
Nicolò Sgarellino, da pochi giorni riconfermato presidente della Pro Loco Cil Feletto Umberto, ha commentato positivamente l’adesione alla “Verza in Osteria” di ben dieci esercizi pubblici nei quali sarà possibile degustare la “regina dell’orto”. Locali (nominativi e piatti proposti si possono trovare alle pagine Facebook del Comune e delle Pro Loco) ubicati non solo nel capoluogo ma anche a Tavagnacco e a Colugna, rendendo quella della verza una “festa diffusa” sul territorio comunale. Alla presentazione della Festa che riparte in grande stile è intervenuto anche il maestro di cucina Germano Pontoni.

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In copertina, una bella offerta di verze sul banco di un mercato ortofrutticolo.

“Vita dalla Vite”, domani a Buttrio convegno aspettando la grande Fiera dei vini che compie 90 anni

Mentre si sta delineando il programma della novantesima edizione (9-11 giugno), la Fiera regionale dei vini di Buttrio propone un’anticipazione domani, 20 maggio, alle 10.30 nel parco di Villa di Toppo-Florio. Ci sarà, infatti, il convegno “Vita dalla Vite”: interverranno Bepi Pucciarelli, giornalista enogastronomo, con l’intervento “Cent’anni di… cultura da osteria”; Enos Costantini agronomo “Eran trecento, eran giovani e forti… Due secoli di vitigni in Friuli; e Gabriele Caiazza, storico, “Novant’anni e non sentirli… Storia della Fiera dei Vini più antica del Friuli”. Modererà l’evento Adriano Del Fabro, giornalista direttore di Sole Verde. L’appuntamento rientra anche nel programma della “Setemane de culture furlane” della Società Filologica Friulana. Evento della Pro Loco organizzato assieme al Comune di Buttrio.
“Siamo lieti – commenta il presidente della Pro Buri, Emilio Bardus – di poter ospitare questo importante convegno che sarà ricco di spunti tecnici e non solo sul vino regionale. Inoltre, sarà l’occasione per iniziare a ripercorrere i 90 anni della nostra storia: siamo non solo la Fiera dei Vini più antica del Friuli, ma anche una delle più longeve d’Italia”.
A breve sarà presentato il programma della manifestazione, ma già sono noti alcuni appuntamenti. “Con il Gruppo Camper club Torre Natisone anche quest’anno durante tutta la manifestazione proporremo uno speciale programma turistico dedicato ai camperisti – conclude Bardus – i quali arriveranno da tutta Italia. Con il Club Mezzo Mille Udine invece riproporremo il Raduno d’auto d’epoca l’11 giugno. Il 10 giugno invece spazio alle famiglie con una giornata dedicata all’avvicinamento, con laboratori e giochi, alle attività dei volontari di Protezione civile, Croce rossa e Addestramento cani da catastrofe. Le iscrizioni a tutti e tre gli appuntamenti sono aperte”.

Informazioni su www.buri.it e sui social della Pro Loco.

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In copertina, immagine di ordinati vigneti sulle colline del Castello di Buttrio.

A Feletto ritornerà la “Festa della Verza” nel ricordo del dottor Valerio Rossitti

di Giuseppe Longo

TAVAGNACCO – Festa grande oggi a Feletto Umberto per il suo patrono. Dopo la Messa solenne in lingua friulana, ci sarà la tradizionale distribuzione del “Pane di Sant’Antonio”, con la benedizione del paese e un concerto di campane. Come annunciano gli organizzatori, si potranno anche acquistare i prodotti ortofrutticoli a Km 0, in particolare le verze tipico ortaggio di stagione. E al termine del rito domenicale sia a Feletto che a Tavagnacco – anche il capoluogo, infatti, festeggia Sant’Antonio Abate – le Pro Loco delle due comunità offriranno un assaggio di verze con le salsicce, gustoso piatto invernale che abbina i sapori dell’orto a quelli delle saporite carni suine.

Il ricordo di Valerio Rossitti.


Ed è appropriato definire “assaggio” quanto verrà proposto stamane, perché la verza tornerà a essere grande protagonista fin dal 2024. Infatti, nel prossimo gennaio, sempre in coincidenza con la memoria di “Sant Antoni des bestis” o dal “purcit”, c’è tutta la volontà da parte del Comune di Tavagnacco e della Pro Feletto di riproporre la bellissima “Festa della Verza” che aveva animato per diciannove anni la popolosa cittadina alle porte di Udine. L’ha assicurato l’assessore Ornella Comuzzo, l’altra sera, durante l’affollato incontro in sala Feruglio dedicato al ricordo di Valerio Rossitti, medico ed enogastronomo, nel centenario della nascita che ricorreva proprio il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate. Un annuncio accolto con grande soddisfazione da Giannino Angeli, da sempre appassionato “regista” dell’iniziativa, che non ha voluto mancare all’appuntamento, ma anche da Bepi Pucciarelli, giornalista ed esperto di lungo corso in fatto di vini e cucina tipica, il quale ha garantito fin d’ora la sua collaborazione “tecnica” affinché sia una ventesima edizione in grande stile.

Il saluto del sindaco Liruti e i relatori.

Un preparato tavolo di relatori ha dunque reso omaggio al dottor Rossitti, uomo di «scienza e competenza» come l’ha definito il giornalista Silvano Bertossi, pure lui da sempre attento alla promozione e alla valorizzazione della buona tavola di casa nostra, tanto da aver fondato la Confraternita della polenta friulana di cui anche il medico di Feletto era convinto sostenitore. Nell’occasione, è stato presentato il libro di Valerio Rossitti “La Veridica Historia della Gastronomia – Dal pomo d’Adamo alle frasche di Maria Teresa” pubblicato, con la supervisione di Germano Pontoni, dall’editrice L’Orto della Cultura di Pasian di Prato, rappresentata da Maura, sorella del maestro di cucina che ha offerto alla platea un affettuoso ricordo di Rossitti. «Instancabile ed entusiasta studioso del gusto che, con attento e scrupoloso lavoro di ricerca, è riuscito a far riparlare mio padre nelle righe di questo libro nel centenario della nascita», ha detto di Pontoni la figlia Piera, commossa per aver constatato la grande stima che circonda ancora Valerio Rossitti. «Umanista, cioè una persona interessata all’uomo e alla sua storia», l’ha definito nella prefazione al libro Marisanta di Prampero, ricordando di averlo conosciuto negli anni ’60 «quando arrivai sposa in quel di Tavagnacco». E ancora: «Mi fu presentato come il dottor Rossitti, medico, alla sagra degli asparagi che dal 1935 si teneva nel parco della Villa di Prampero, ma da come parlava di quei turioni esposti capii subito che, oltre ad essere medico, era anche un gastronomo». Ricordo rafforzato anche dalle parole di Renata Capria D’Aronco, la quale ha sottolineato tutto l’apprezzamento del Club per l’Unesco di Udine per l’organizzazione dell’importante serata. Alla quale con il sindaco Moreno Lirutti, che ha fatto gli onori di casa, hanno partecipato anche due primi cittadini emeriti, il già citato Giannino Angeli e Mario Pezzetta, che fu anche presidente della Pro Tavagnacco. Ma in platea a onorare la figura del medico-gastronomo – ricordato anche dalla proiezione di immagini curata dallo chef Sergio Negro – c’erano pure Alessandro Salvin, leader del Ducato dei vini friulani – che ha appena festeggiato mezzo secolo di vita -, e l’ingegner Giorgio Arpino, presidente della Lilt Udine da sempre partner con i suoi volontari della “Festa della Verza”. Come avverrà sicuramente anche nel 2024 quando, ne siamo certi, la manifestazione ritornerà a Feletto. Proprio nel ricordo del dottor Valerio Rossitti.

Il folto pubblico in sala Feruglio.

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In copertina, la verza il tipico ortaggio invernale che tornerà a essere festeggiato a Feletto Umberto.

Cent’anni fa nasceva Valerio Rossitti medico ed enogastronomo: Tavagnacco oggi lo ricorda con un libro

di Giuseppe Longo

La memoria di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali allevati e patrono di Tavagnacco e di Feletto Umberto, come è noto ricorre il 17 gennaio. E proprio in questo giorno di cent’anni fa nasceva il dottor Valerio Rossitti, medico condotto per decenni e cultore dell’enogastronomia friulana alla quale ha dedicato tutto il suo vasto sapere. Così, la Civica amministrazione ha organizzato proprio per oggi, nell’ambito delle manifestazioni dedicate a “Sant’Antoni des bestis” cominciate ieri, un incontro per la presentazione del volume “La Veridica Historia della Gastronomia – Dal pomo d’Adamo alle frasche di Maria Teresa” appunto di Valerio Rossitti, grande conoscitore anche della storia di queste nostre contrade, soprattutto se collegate alla buona tavola, tanto che il libro (edizioni L’Orto della Cultura) fa parte dei suoi “Quaderni di cucina”. L’appuntamento culturale è dunque, alle 18, nella sala consiliare “Egidio Feruglio” di piazza Indipendenza, a Feletto.
Dopo il saluto del sindaco di Tavagnacco Moreno Lirutti, interverrà Piera Rossitti per portare una testimonianza diretta sul padre. Quindi prenderanno la parola Marisanta di Prampero de Carvalho, storica; Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine; i giornalisti esperti di enogastronomia Silvano Bertossi e Bepi Pucciarelli; il maestro di cucina Germano Pontoni. Gli interventi saranno moderati da Ornella Comuzzo, assessore comunale alla cultura, pari opportunità e associazioni. L’incontro è stato appunto organizzato dal Comune, dalle Pro Loco di Feletto Umberto e di Tavagnacco, unitamente alle Parrocchie delle due località i cui fedeli si affidano allo stesso patrono.
Con questo evento, la Civica amministrazione vuole dunque rendere omaggio al dottor Valerio Rossitti nel centenario della nascita ricordando a tal fine «una figura eclettica molto legata al territorio, medico di base per quasi trent’anni nel Comune di Tavagnacco, autore di molte pubblicazioni dedicate alla gastronomia, ai costumi e alle tradizioni friulane, al canto popolare in Friuli e all’arte. Rossitti fu anche partigiano, militò nella brigata Garibaldi. Come medico è stato specialista in medicina e chirurgia, igiene, puericultura e pediatria, malattie dell’apparato digerente, sangue e ricambio. È stato direttore di varie testate (“Amici dei musei”, “Bollettino del centro micologico friulano”..) e autore di varie pubblicazioni e ricerche in vari ambiti di studio. La sua vera passione però – sottolinea ancora il Comune – era la cucina e nella veste di appassionato di gastronomia» verrà ricordato proprio «da giornalisti, storici, maestri di cucina e scrittori che ebbero modo di conoscerlo e di apprezzarlo».
Ebbi l’occasione di incontrare per la prima volta Valerio Rossitti molti anni fa, diciamo una quarantina, quando la famosa “Mostra degli asparagi di Tavagnacco” veniva ancora organizzata, dalla Pro Loco allora guidata da Mario Pezzetta, nella magnifica cornice del parco dei Conti di Prampero. Proprio in quegli anni Ottanta veniva proposto, sempre nell’ambito della manifestazione espositiva, anche un concorso fra le cuoche del Comune volto a premiare la ricetta più originale che avesse come base appunto il bianco turione, storico vanto di queste campagne alle porte di Udine. Quindi, per diversi anni partecipai a queste serate di degustazione allestite sempre con la sapiente regia del medico-enogastronomo. Ma anche tante altre occasioni, in diverse località del Friuli, ci videro alla stessa tavola a condividere eccellenze e tipicità della nostra cucina, accompagnate da vini (da pochi anni erano nate le Doc) che già allora non temevano confronti. E così da lui imparai anche tante cose nuove e importanti!
E un appuntamento molto apprezzato con la cucina friulana veniva organizzato fino a pochi anni fa proprio a Feletto con l’appassionata regia di Giannino Angeli. La ricorrenza di Sant’Antonio Abate era, infatti, arricchita anche dalla “Festa della Verza”, umile quanto ottimo ortaggio degli inverni friulani. Una bella e sempre riuscita manifestazione che, complice l’emergenza sanitaria degli ultimi anni, è finita negli archivi della popolosa frazione di Tavagnacco. Ma dai quali sarebbe bello, e anche importante, venisse ripescata – la volontà, al riguardo, c’è già da parte di Comune e Pro Loco -, arricchendo così nuovamente la proposta della sagra di gennaio: sarebbe sicuramente contento anche Valerio Rossitti!

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In copertina, il dottor Valerio Rossitti nel 1986 a Buttrio (si riconosce anche Gigi Valle, scomparso recentemente) quando nacque l’Associazione dei cuochi friulani.

 

Pitina, vanto dell’enogastronomia Fvg. Grande successo alla festa di Tramonti

«Un territorio è sempre anche espressione dei suoi prodotti tipici. E quando questi prodotti diventano parte integrante della narrazione del territorio si crea anche una ristorazione che con i piatti porta in tavola e propone la propria terra. Quando c’è questo circolo virtuoso non può che esserci una comunità, come quella regionale, che ha capito di poter valorizzare la propria produzione di eccellenza. Nel caso della Pitina delle valli pordenonesi, questo è accaduto e sta accadendo. Un prodotto che, seppure di nicchia, sta dando lustro e valore all’enogastronomia e che ci aiuta a fare vivere le nostre comunità diventando elemento di attrattività turistico-culturale». Parole pronunciate dall’assessore alle Risorse agroalimentari e alla Montagna, Stefano Zannier, intervento alla cena didattica “La Pitina, icona del territorio” organizzata allo Ial, l’Istituto alberghiero di Aviano. L’evento, voluto dall’Associazione produttori Pitina Igp, ha offerto l’occasione per fare il punto su un prodotto che negli ultimi anni è riuscito a farsi conoscere e apprezzare. Nel corso della serata si sono tirate le somme sulla conclusione del progetto di promozione “Sviluppo e innovazione nella promozione dei prodotti agroalimentari tipici del territorio”, un’iniziativa promossa del Gruppo di azione locale di Montagna Leader.

La cena didattica di Aviano.

«Un progetto – come ha sostenuto l’assessore Zannier – che in questi ultimi anni ha certamente fatto crescere i produttori che hanno dovuto misurarsi con il disciplinare che i prodotti Igp devono osservare. La Pitina è sicuramente destinata a vedere salire la produzione, ma rimarrà sempre un prodotto di nicchia e di grande qualità il cui consumo ha proprio l’obiettivo di far conoscere il territorio dove è nato. Possiamo dire che l’unicità del prodotto è un forte elemento di attrattività. Ecco dunque l’importanza – ha evidenziato Zannier – di costituire quel sistema a filiera fatto dai produttori e dalla rete dei ristoratori in grado di massimizzare la promozione». Val Tramontina, Valcellina, Val Colvera, sono queste le vallate che custodiscono quel piccolo tesoro della gastronomia dei tempi andati: la Pitina, il salume (realizzato con carni ovine e caprine, ma anche con selvaggina) per il quale un gruppo di produttori ha ottenuto nel 2018, al termine di un iter durato parecchi anni, il riconoscimento della Igp (Indicazione geografica protetta). Ma già dal 2002 la Pitina era stata inserita tra i Presidi di Slow Food.
Un percorso che, durante l’evento allo Ial di Aviano, è stato ricordato dal giornalista esperto di enogastronomia Bepi Pucciarelli. Nel corso della serata è stato anche presentato il volume “Dieci anni di Premio Trivelli”, una raccolta di ricette dei piatti realizzati dai ristoranti premiati negli anni. Ricette che hanno accompagnato il percorso che ha portato alla tutela comunitaria ottenuta con la certificazione Igp e il riconoscimento come prodotto “culturale”. Il libro è stato realizzato in collaborazione con Lis Aganis, Ecomuseo delle Dolomiti Friulane. Il volume vuole essere anche una testimonianza, come ha voluto evidenziare la presidente dell’Ecomuseo Lis Aganis Rita Bressa, di come il futuro stia nelle mani delle giovani generazioni che stanno investendo, anche nelle aree montane, in produzioni e lavorazioni dei prodotti agroalimentari tradizionali. E’ a loro che con orgoglio – è stato ribadito – va trasmessa la memoria al fine di mantenere viva una tradizione che attraverso nuove produzioni di specialità come la Pitina evita che cibi di una volta spariscano dalle tavole del Friuli Venezia Giulia.

La Festa a Tramonti di Sopra.


Intanto, grande successo è stato ottenuto dalla Festa della Pitina Igp a Tramonti di Sopra. Il ritorno della manifestazione in onore del primo presidio Slow Food del Friuli Venezia Giulia è stato un successo su tutti i fronti: un’eccezionale affluenza di pubblico, una grande soddisfazione degli oltre 50 produttori presenti che arrivavano da tutta Italia e dall’estero e, naturalmente, grande apprezzamento per la regina della festa, la Pitina appunto, i cui produttori hanno finito inaspettatamente le scorte durante le due giornate. Sono state almeno un migliaio, infatti, le persone arrivate a Tramonti di Sopra grazie a giornate tiepide di sole che hanno esaltato la bellezza dei colori autunnali della Val Tramontina.
Tutte le strutture ricettive della Valle, infatti, sono state riaperte ad hoc per il weekend e hanno segnato il tutto esaurito (hotel, agriturismi, b&b, alberghi diffusi) durante un periodo che normalmente sarebbe fuori stagione. Novanta persone si sono sedute al tavolo della Cena dell’Alleanza che ha fatto cucinare insieme ben sette degli undici cuochi dell’alleanza Slow Food presenti a Tramonti che arrivavano da Friuli, Toscana, Emilia Romagna, Alto Adige, Germania e Svezia. Gli organizzatori, la Condotta del Pordenonese di Slow Food con Proloco e Comune di Tramonti di Sopra e Associazione Produttori Pitina Igp, in collaborazione con Regione Fvg, Promoturismo, Concentro, Cciaa di Pordenone, Ascom, Confcommercio e Fipe di Pordenone, Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis APS e con il Patrocinio della Fondazione Dolomiti Unesco e del Parco Naturale Dolomiti friulane, guardano già alla prossima edizione e all’autunno 2023. www.festadellapitina.com

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In copertina, la Pitina delle Valli pordenonesi da quattro anni è Igp.

Premio Trivelli, di Cavasso Nuovo e Tarcento i migliori piatti con la Pitina

L’osteria Ai Cacciatori di Cavasso Nuovo ed il ristorante Costantini di Collalto di Tarcento si sono aggiudicati – a pari merito – la decima edizione del “Premio Mattia Trivelli”, nato nel 2012 per valorizzare un tradizionale salume delle Valli Pordenonesi – la Pitina – che da prodotto a rischio di estinzione è divenuto una vera e propria icona del territorio dove nasce e al quale dal 2018 è stato riconosciuto il marchio comunitario della Igp, l’Indicazione geografica protetta).

Osteria Ai Cacciatori

Ristorante Costantini

La cerimonia di premiazione – trasmessa anche sulla pagina Facebook dell’Ecomuseo delle Dolomiti Friulane Lis Aganis – è avvenuta domenica nella sala consiliare del “Palazàt”, il municipio di Cavasso Nuovo, dove ha fatto gli onori di casa il sindaco Silvano Romanin. Il saluto degli organizzatori è stato portato dalla vicepresidente dell’Ecomuseo, Marina Crovato, che ha ribadito come nel sottotitolo del Premio (“La Pitina, prodotto culturale”) sia condensata la storia di questo gustoso salume, da prodotto di sopravvivenza a ingrediente protagonista di piatti gourmet. Da sempre l’Ecomuseo tutela il patrimonio culturale e valorizza i saperi che le comunità tramandano anche attraverso i prodotti della tradizione: il cibo è cultura! Il saluto dei produttori di Pitina è stato portato dal presidente della loro Associazione, Manuel Gambon; quello dell’Istituto alberghiero Ial di Aviano (dove sono avvenute le degustazioni dei piatti in concorso) è stato affidato invece ad un videoclip realizzato dagli allievi che hanno collaborato e assistito ai lavori della Giuria, composta da Ubaldo Alzetta (ristoratore e socio fondatore dell’Associazione Produttori Pitina), Giuseppe Damiani (esperto di turismo sostenibile), dal giornalista enogastronomo Bepi Pucciarelli e da Giorgio Viel, direttore del Centro studi Friuli Venezia Giulia dell’Accademia Italiana della Cucina, che ha presentato e commentato i piatti in concorso.
Per la prima volta in dieci anni la Giuria ha deciso per un premio “ex aequo”, attribuito al piatto “Blecs di farina di castagne con Pitina, mele antiche e ricotta stagionata” (Osteria ai Cacciatori) e allo “Gnocco di rape rosse ripieno di formaggio Asino e Pitina” (Ristorante Costantini). «Due piatti – ha sottolineato la Giuria nelle motivazioni del Premio – assolutamente diversi, ma entrambi di altissimo livello. I Blecs di Danêl (Daniele Corte, l’oste dei Cacciatori) sono un concentrato di tradizione e di storia del territorio, nel quale gli ingredienti – farina di castagne, Pitina, mele antiche e ricotta stagionata – sono tenuti insieme da un collante fatto di esperienza e amore. Passione e ricerca sono gli ingredienti non scritti dello Gnocco studiato e realizzato da Marco Furlano, chef del ristorante Costantini: anch’esso un piatto quasi a km zero e realizzato con un occhio particolare alla sostenibilità». La Giuria ha anche segnalato come meritevoli del tradizionale “Premio Speciale” il piatto presentati da Gelindo dei Magredi, di Vivaro, e dal maestro pasticciere Stefano Venier dell’Arte Dolce, di Spilimbergo.
In chiusura della cerimonia di premiazione (alla quale ha partecipato anche il consigliere regionale Emanuele Zanon), gli organizzatori hanno confermato la volontà di proseguire con il Premio Mattia Trivelli, la cui formula a partire dall’edizione 2022 sarà “riveduta e corretta”. Verranno aggiornati il Regolamento ed il “format” del Premio, facendo tesoro dell’esperienza accumulata in questo primo decennio; verrà anche ampliata e valorizzata la collaborazione – positivamente testata nell’ultimo biennio – con l’Istituto alberghiero Ial di Aviano. Il progetto è finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con la Lr 21/2016.

Associazione Lis Aganis Ecomuseo Regionale delle Dolomiti Friulane APS Via Maestri del Lavoro, 1 33085 Maniago (Pn) – tel 0427.764425 – cell. 393.9494762/3 info@ecomuseolisaganis.it – www.ecomuseolisaganis.it

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In copertina, la Pitina (da Il Cibario, Ersa Fvg) e qui sopra la premiazione: da sinistra il sindaco di Cavasso Nuovo Silvano Romanin, Daniele Corte (Osteria ai Cacciatori), Marina Crovato dell’Ecomuseo Lis Aganis, lo chef del Ristorante Costantini Marco Furlano e Manuel Gambon.

“Salvadigus” al secondo appuntamento: l’enogastronomia ora invita a Collalto

(g.l.) Secondo appuntamento, domani, con “Salvadigus”, l’affermato circuito enogastronomico dedicato alla tradizione della selvaggina, con sottotitolo “Caccia al gusto nelle Prealpi Giulie”. La cena si terrà al ristorante Costantini di Collalto, dove la manifestazione era stata illustrata, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, del riconfermato sindaco di Tarcento, Mauro Steccati, e del critico enogastronomico Bepi Pucciarelli. Presenti, ovviamente, con Pio Costantini anche i titolari degli altri locali di Salvadigus 2021: Luca Braidot dell’Osteria di Villafredda (che ha ospitato il primo incontro), Paolo De Monte (Il Ristorantino dell’Albergo Centrale) e Fabiana Capovilla (Osteria Tinat).
“Salvadigus” – avevano spiegato i ristoratori – si propone come una vera e propria esperienza itinerante nel gusto, definita “percorso di caccia”. In ogni locale piatti di selvaggina diversi ed esclusivi per soddisfare ed appagare i gusti degli appassionati: a base di cinghiale, cervo, camoscio, fagiano, pernice e germano reale. Il tour prevede una serata “di gala” per ciascuno dei quattro venerdì di novembre. Dopo l’esordio all’Osteria di Villafredda, domani sarà appunto la volta di Costantini, mentre il 19 novembre toccherà al Ristorantino di Tarcento. Chiuderà la rassegna – venerdì 26 novembre – l’Osteria Tinat, nel contermine Comune di Nimis. Ma non chiuderà “Salvadigus 2021” perché, fino alla fine dell’anno, tutti i quattro locali manterranno nel menu alcuni piatti di quelli ideati per la rassegna.
La manifestazione enoastronomica beneficia del patrocinio del Comune di Tarcento ed ha come sponsor due eccellenze del territorio: il Ramandolo Docg, prodotto nell’area riconosciuta tra Nimis e Tarcento, e la Distilleria Ceschia di Nimis, la più antica del Friuli. Per la partecipazione alle serate è indispensabile la prenotazione.

Il ristorante Costantini di Collalto.

I RISTORANTI DI SALVADIGUS

Ristorante Osteria VILLAFREDDA – via Liruti, 7 Loneriacco di Tarcento Tel. 0432.79215
Ristorante COSTANTINI – via Pontebbana – Collalto di Tarcento Tel. 0432.792372-792004
Albergo CENTRALE-IL RISTORANTINO – via Garibaldi, 1 Tarcento Tel. 0432.785150
Osteria TINAT- via Cloz, 40, Borgo Cloz, Nimis Tel. 0432.1848238