Il Piligrin (Piculit neri e Merlot) domani sposerà l’alta gastronomia Made in Fvg

Tornano le “cene spettacolo” di Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori, il Consorzio che riunisce 21 ristoratori top del Friuli Venezia Giulia, affiancati da una filiera di quasi 50 imprese tra vignaioli, distillatori e artigiani del gusto; ovvero una vera e propria squadra che rappresenta l’eccellenza dell’agroalimentare regionale. Anche quest’estate l’associazione mette in scena le sue sofisticate “dinner show” in location di prestigio e di grande effetto scenografico: appuntamenti unici con l’alta ristorazione e con il meglio della produzione vitivinicola locale.
Come già riferito,la prima tappa è in programma domani, 5 luglio, a partire dalle ore 19.30, nel parco storico del Castello di Spessa, a Capriva del Friuli, un contesto ricco di bellezza e suggestione che conquisterà le centinaia di ospiti presenti. Ad accoglierle, un gruppo di una sessantina fra ristoratori, vignaioli, produttori agroalimentari tra cui Albino Armani – Viticoltori dal 1607, che sarà al banco d’assaggio a fianco del ristorante Da Nando a costituire una delle 21 “stazioni del gusto” presidiate dagli altrettanti chef che cucineranno live piatti estivi di alta creatività, proposti in abbinamento a vini delle cantine regionali.
Sarà in particolare il Piligrin della linea Terre di Plovia ad essere servito in accompagnamento alle pietanze proposte nel menù firmato Da Nando: un rosso nato dalla passione per i vitigni autoctoni che da sempre descrive la vita umana e professionale della famiglia Armani. Qui, infatti, il Piculit neri, di profonda matrice locale, spartisce il palcoscenico con il Merlot, generando un fresco connubio dove il frutto emerge con vitalità e freschezza. Piligrin è un cenno alla storia dell’Alta Grave Friulana, terra di passaggio dei pellegrini (da cui il nome) che, diretti in Terra Santa, percorrevano il Cammino del Tagliamento attraversando, appunto, le Terre di Plovia. Un vino che fa parte di un progetto ambizioso per la valorizzazione delle varietà indigene portato avanti con Walter Filiputti, docente e scrittore, nonché presidente del Consorzio Friuli Venezia Giulia Via dei Sapori e portabandiera dell’eccellenza enogastronomica della regione.
Il secondo appuntamento con le Dinner Show si terrà martedì 25 luglio sull’incantevole Lungomare di Grado. Maggiori informazioni sul programma delle serate e modalità di partecipazione, consultare il sito www.friuliviadeisapori.it

www.albinoarmani.com

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In copertina, vigneti dell’Alta Grave Friulana dove nasce il Piligrin (Piculit neri più Merlot).

“Cibo a Regola d’Arte” a Milano protagonisti Alto Tagliamento e Montasio

Si terrà da oggi a domenica, 29 maggio, alla Fabbrica del Vapore di Milano, la tredicesima edizione di “Cibo a Regola d’Arte”, il food festival del Corriere della Sera curato dalla redazione di Cook che ogni anno porta all’attenzione del grande pubblico tematiche importanti legate al mondo dell’alimentazione offrendo al tempo stesso un’occasione unica di convivialità e divertimento. Una tre giorni di performance, discussioni e dibattiti guidati dai più noti protagonisti del mondo gastronomico italiano ed internazionale, che quest’anno vede tra le sue presenze più qualificate anche il vitivinicoltore veneto-friulano Albino Armani – appena riconfermato alla guida del Consorzio Doc delle Venezie (che riunisce i produttori di Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia di Trento) -, il quale stamane ha dato vita a una masterclass dal titolo “Dall’Alto Tagliamento all’Altopiano del Montasio”, suscitando grande interesse.
Coordinato da PromoTurismoFvg, l’ente di sviluppo e promozione turistica del Friuli Venezia Giulia, e condotto da Gunnar Cautero – resident oste de L’Osteria della Stazione, punto di riferimento del capoluogo lombardo per tutti gli affezionati di enogastronomia friulana – il seminario ha fornito l’occasione per parlare di Terre di Plovia, il nuovo progetto dell’Alta Grave Friulana per la valorizzazione dei vitigni autoctoni già presentato da Albino Armani a Vinitaly. In particolare, è stato il bianco “Flum” (cioè fiume, in lingua friulana, e quindi Tagliamento) – con il suo straordinario equilibrio tra Chardonnay, bacca bianca internazionale per antonomasia, e Friulano (ex Tocai) e Sciaglin, vitigni di profonda matrice locale – ad essere proposto in abbinamento al formaggio Montasio Dop, co-partner dell’evento. Un connubio perfetto tra due eccellenze della regione friulana che da sempre fanno del legame con il territorio e dell’esaltazione delle tradizioni la propria forza.

Il bianco “Flum” dedicato al Tagliamento.

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In copertina, ecco un’immagine dei vigneti di Terre di Plovia nelle Grave del Friuli.

Quel brut di Ribolla nato nelle Grave di Lestans “estrema” Champagne friulana

Vitigno autoctono friulano per eccellenza, la Ribolla gialla viene citata per la prima volta in un atto di vendita del 1299 firmato dal notaio Emanno di Gemona. È ufficialmente dal Medioevo, quindi, che questa varietà di vite accompagna la storia del Friuli Venezia Giulia e il suo futuro sarà sempre più florido se si sceglierà di valorizzarlo con il giusto percorso identitario. Ne è convinto Albino Armani, trentino, dagli anni Novanta viticoltore friulano acquisito, innamorato di questa terra che definisce «unica e affascinante, da conoscere e in cui farmi riconoscere ogni giorno». La Grande Bellezza del Vigneto friulano consiste nella sua straordinaria diversità: dal terreno al microclima, all’interpretazione umana, la regione è un caleidoscopio di anime ed espressioni. Non è un caso che Armani abbia scelto di produrre la Ribolla gialla nell’Alta Grave Friulana. Dalla Vallagarina – dove da sempre l’azienda è impegnata nel recupero dell’antico patrimonio ampelografico locale, come il Foja Tonda e la Nera dei Baisi – e dal Monte Baldo, il produttore porta a Lestans, poco sopra Sequals, in provincia di Pordenone, un bagaglio culturale unico, specchio della propria filosofia aziendale, che parla di valorizzazione delle varietà autoctone e di metodo “champenoise”.

Grappoli di Ribolla gialla.


Un binomio vincente se applicato in particolare alla Ribolla gialla, varietà che nella visione aziendale diventa bandiera dell’eccezionale vocazionalità dell’Alta Grave Friulana per la produzione spumantistica. La Ribolla gialla Brut Millesimato Doc Friuli di Armani – ora in commercio con l’annata 2016 (tiraggio 2018) – incontra qui l’arte della rifermentazione in bottiglia – «unica a mio avviso in grado di veicolare la reale identità del territorio», dice Albino Armani – con una sosta sui lieviti di 24 mesi e minimo 9 mesi di affinamento in bottiglia. I circa 2 ettari di vigneto di Ribolla si trovano a Lestans, sulle rive dei torrenti in cui scorrono frammenti di roccia strappati alla montagna e trasformati lentamente in sassi bianchi e tondi: i “claps” in lingua friulana. Siamo precisamente nel paesaggio dei Magredi. Qui troviamo terreni ghiaiosi che si prestano perfettamente alla produzione di spumanti complessi ed eleganti, aiutati dalla vendemmia manuale precoce per preservare l’acidità e l’integrità del grappolo e da rese volutamente basse.
Non è solo una questione di terreno. «Per valutare un prodotto è fondamentale prendere in esame soprattutto il microclima, che, a parità di suoli, fa la totale differenza. Qui a Lestans troviamo delle condizioni quasi estreme, al limite della viticoltura, simili se vogliamo a quelle della Champagne: ci troviamo a nord, sotto le montagne (le Alpi Carniche) che offrono alla viticoltura un clima prealpino ideale per la coltivazione di vitigni da base spumante. La Ribolla gialla è un’uva di netta personalità, che, se trattata con competenza, si presta perfettamente alla spumantizzazione attraverso il metodo classico, dove riesce ad esprimere tutto il suo potenziale. In un contesto che privilegia quasi completamente la lavorazione della varietà con il più semplice e meno costoso metodo Martinotti, Armani ha saputo affrontare il rischio e vincere una grande sfida», spiega Walter Filiputti, nome di punta dell’enologia friulana, docente, giornalista e autore di numerose opere, nonché consulente dell’azienda di Albino Armani.

La degustazione – Uno spumante dal perlage fine e persistente, che unisce la raffinata mineralità del terroir dell’Alta Grave con la fragranza floreale ed agrumata impreziosita dalla lunga sosta sui lieviti. Al palato freschezza e sapidità sono ben bilanciate, il sorso ampio e il finale lungo e asciutto invitano a versare un secondo bicchiere. Piacevole come aperitivo, si abbina facilmente alla cucina vegetariana, carni bianche e piatti di pesce più o meno elaborati. Ottimo con il Prosciutto di San Daniele Dop, eccellenza gastronomica della tradizione friulana. Tra le cucine internazionali, si accompagna molto bene con il sushi.

Per ulteriori informazioni su Albino Armani visitare il sito www.albinoarmani.com

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In copertina, vigneti di Ribolla gialla nella zona di Lestans nel Pordenonese.

 

Dal nuovo logo della Doc delle Venezie agli spumanti. Anche di montagna

Nuova immagine per la Doc delle Venezie, che riunisce e tutela produttori di Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino. Siamo, infatti, quasi alla fine dell’imponente operazione di rebranding che da marzo vede impegnato il Consorzio, intenzionato ad aumentare la reputation del marchio collettivo che rappresenta la più estesa area vocata al Pinot grigio a livello mondiale. Ma al centro del progetto c’è prima di tutto la volontà di creare un’immagine nuova e reale della Denominazione, un volto che sia in grado di rappresentare insieme tutti i valori intrinsechi di cultura e territorio che contraddistinguono le Tre Venezie  e di veicolarli in modo efficace nei mercati internazionali.

Grappoli di Pinot grigio.


Si chiude quindi con il restyling del logo della Do triveneta e la sua presentazione ufficiale in sede di assemblea dei soci la prima fase di questo grande lavoro di posizionamento, strategia e rafforzamento della brand awareness promosso dal Consorzio di Tutela e affidato all’agenzia Grey: una veste rinnovata per il Pinot grigio delle Venezie che, oltre a strizzare l’occhio a componenti grafiche più moderne e ad uno stile più giovanile e al passo coi tempi, include per la prima volta chiari riferimenti a tutto il territorio. Al centro restano invariati la presenza del ferro di Gondola e il richiamo alla bandiera italiana, ingredienti chiave che dal 2017 hanno permesso alla Denominazione di farsi conoscere e apprezzare nel mondo e che restano quindi i protagonisti della scena. Due icone immancabili che ora, però, sono accompagnate da elementi geografici altrettanto importanti quali la pianura, le colline e le montagne che modellano il nostro Nordest, linee che prendono vita rispettivamente dai tre sestieri a rappresentare le tre regioni di produzione Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento. A racchiudere il sigillo, infine, un elegante lettering esterno separato da 12 punti che simboleggiano le altrettante province distribuite nell’areale di produzione della Doc.
«Abbiamo sempre avuto la fortuna di avere nel nome e nel logo un’icona mondiale, Venezia», dice il presidente del Consorzio, Albino Armani, che continua: «Con l’operazione di rebranding che vede impegnato il nostro Cda da inizio marzo, ci siamo resi conto che questa rappresentazione non era più sufficiente e che doveva essere arricchita e valorizzata da quello che è il reale patrimonio territoriale di tutto il Triveneto. Il nostro obiettivo oggi è quello di trasmettere al mondo un messaggio quanto più vero e coerente, pur mantenendo quella familiarità che ci siamo guadagnati, con non poca fatica, a livello globale sin dall’inizio della nostra avventura».

Bottiglia col vecchio logo.

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Intanto, da oggi a domenica, a Garda, nella cornice di Palazzo Pincini Carlotti, storico edificio che regala ai suoi visitatori una vista mozzafiato sul Benaco, torna l’atteso appuntamento con Spumantitalia, Festival organizzato da Bubble’s Italia giunto alla sua terza edizione, dedicato al mondo spumantistico Made in Italy. Tra i grandi protagonisti della tre giorni di masterclass, incontri, dibattiti, degustazioni e talk shows, guidati dai più noti esperti del settore, non poteva mancare proprio Albino Armani, che oggi si presenterà al pubblico di professionisti, operatori e winelovers con il meglio della sua proposta “effervescente” metodo classico, nell’ambito di due seminari intitolati “Fenomeno Ribolla gialla” (ore 11-12, Sala Pinot Nero) e “Spumanti di montagna” (ore 16-17, Sala Pinot grigio).
Non soltanto un’occasione per brindare alla tanto attesa ripartenza che vede la partecipazione di piccoli e grandi produttori, Consorzi vitivinicoli e interpreti del sistema culturale, tecnico e scientifico del mondo del vino, finalmente riuniti per degustare insieme e confrontarsi vis-a-vis: la kermesse gardesana sarà infatti un palcoscenico importante che proporrà sui banchi, oltre alle migliori bollicine italiane, tematiche di grande attualità e fermento per il settore, alcune anche molto care allo stesso Armani.

Spumanti protagonisti a Garda.


Partiamo dalla Ribolla gialla, una varietà che nella visione aziendale si traduce nell’eccezionale vocazionalità delle Grave Friulane per la produzione spumantistica, oggi non ancora completamente compresa. La Ribolla gialla Brut Millesimato di Armani incontra l’arte del metodo classico (30 mesi sui lieviti) – «l’unica a mio avviso in grado di veicolare la reale identità del territorio” secondo il produttore – a Lestans, sulle rive dei torrenti in cui scorrono frammenti di roccia strappati alla montagna e trasformati lentamente in sassi bianchi e tondi: i “claps” in lingua friulana. Siamo nell’Alta Grave Friulana, su terreni ghiaiosi che si prestano perfettamente alla produzione di spumanti freschi ed eleganti, aiutati dalla vendemmia precoce e da rese naturalmente basse.
Passiamo poi ad un altro tema che a tutti gli effetti rappresenta il comune denominatore della viticoltura firmata Albino Armani: le produzioni di quota, ovvero sopra i 600 metri di altitudine. La spumantistica di montagna ha un fascino tutto suo per per il produttore veneto, che richiede grandi sforzi e non accetta compromessi, e rappresenta quindi una vera e propria filosofia aziendale. «Sono le caratteristiche del territorio e, soprattutto, la montagna ad accomunare ognuna delle realtà che fanno parte della nostra azienda, dal Trentino – da cui proviene il Clè Trento Doc metodo classico pas dosé protagonista con etichette di altre aziende alla masterclass sopraccitata – al Friuli fino a Marano di Valpolicella. In tutte le zone dove ho deciso di produrre vino, ho sentito forte la necessità di ritrovare uno spirito di casa, che mi riportasse alla mie origini trentine, precisamente del Monte Baldo». Il Clè Trento Doc Millesimato Dosaggio Zero – le cui uve di Chardonnay e Pinot nero vengono prodotte tra l’altopiano di Brentonico e i declivi della Vallagarina su terreni ricchi di basalto e calcare – racchiude nella bottiglia, dopo un élevage sui lieviti di almeno 36 mesi, tutte le caratteristiche proprie del vero spumante di altura: marcata acidità, grande freschezza, elegante aromaticità. www.albinoarmani.com

Armani con la sua famiglia.


Il programma completo dei talk show e delle masterclass è consultabile sul sito della manifestazione www.spumantitalia.it

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In copertina, ecco il nuovo marchio della Doc delle Venezie.

 

Alte Grave del Friuli terra ideale per gli spumanti, parola di Albino Armani

(g.l.) La conformazione dei suoli e il microclima delle Grave del Friuli, in particolare della parte più a nord, tanto per intenderci quella che si estende nei magredi tra Lestans e Sequals, offre una combinazione unica per la produzione di spumanti di qualità. Parole di Albino Armani, storico produttore veronese e presidente del Consorzio della Doc delle Venezie – che ha nel Pinot grigio prodotto in Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto la sua bandiera -, che in quest’area friulana ha investito parecchio traendone importanti soddisfazioni.
Come quella del Prosecco Rosé Doc millesimato (2020), extra dry, fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti, nel quale c’è l’unione perfetta dello slancio fruttato della Glera e la struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Un vino con perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza e persistenza… Caratteristiche che sono valse al nuovo prodotto firmato proprio Albino Armani – Viticoltori dal 1607 una lunga serie di riconoscimenti internazionali, a partire dal primo posto al concorso Prosecco Trophy 2021 di Falstaff (92 punti) e dalla medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles 2021.

Albino Armani

Risultati eccellenti che si traducono in un successo tutto friulano, o meglio dell’Alta Grave Friulana, a conferma delle grandissime potenzialità, poche volte realmente comprese, di un territorio naturalmente vocato alla produzione vitivinicola in generale e alla spumantistica in particolare. Nello specifico, le uve di questo Prosecco Rosé, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi – con i “claps” in prima linea, i tipici sassi bianchi nel dialetto locale – ghiaiosi e calcarei, estremamente drenanti. Ci troviamo, più precisamente, nel paesaggio dei magredi: la vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto a tratti aspro, che concede rese naturalmente contenute ma dalla qualità molto elevata. Qui prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.
Una passione quella per il territorio friulano che è nel cuore e nelle ambizioni di Armani sin dagli albori della sua carriera. Passione che si trasforma dapprima in una sfida, e poi in una scommessa vinta. «La mia avventura in Friuli è iniziata ormai trent’anni fa», racconta Albino Armani, che continua: «È stato importante approcciarsi alla cultura e alla gente friulane con umiltà e fare mia nel tempo la complessità di questo territorio che amo sin da ragazzo. Una terra in cui non esiste omogeneità, tutt’altro: è un vero e proprio caleidoscopio di anime e di interpretazioni, dove convivono infinite diversità enologiche, morfologiche e climatiche. Ed è soprattutto nella Grave friulana – con le sue differenze pedologiche e i suoi climi estremi – che vedo da sempre un enorme potenziale, ancora oggi a mio avviso inespresso, nella produzione di spumanti da uve locali. In riferimento alle varietà più note legate all’areale, parliamo soprattutto di Prosecco e Ribolla gialla, sono convinto che la conformazione dei suoli e il microclima della Alta Grave offrano una combinazione unica per la produzione di spumanti dall’elegante ed inconfondibile profilo enologico, che molto presto verrà riconosciuto a livello internazionale».

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In copertina e all’interno vigneti nella zona di Sequals e in altre aree delle Alte Grave del Friuli.