La stalla dei Principi di Porcia e Brugnera ad Azzano Decimo (355 bovini) è la prima in regione certificata Sqnba e figura tra le 100 leader in Italia: eccellente traguardo

La società agricola Principi di Porcia e Brugnera, di Azzano Decimo, è la prima azienda zootecnica del Friuli Venezia Giulia (e una delle prime 100 in Italia) a ricevere la certificazione volontaria Sqnba (Sistema di Qualità Nazionale Benessere Animale), secondo i criteri definiti, nel 2022, dal Ministero dell’agricoltura (Masaf). Un traguardo di eccellenza raggiunto grazie al lavoro condiviso tra proprietà, dirigenti aziendali, tecnici dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia e dell’Organismo di controllo Ifcq di San Daniele che ha firmato la certificazione.


«Conosciamo da molti anni l’impegno della Principi di Porcia verso la sostenibilità e il costante miglioramento dedicato al benessere animale della loro mandria – spiegano il direttore dell’Associazione, Marco Bassi, e il tecnico, Claudio Pasquini -. Il raggiungimento della certificazione non è indubbiamente alla portata di tutte le aziende, ma alla stalla azzanese sono stati sufficienti alcuni interventi innovativi per mettersi in linea con tutti i 51 parametri richiesti dal protocollo “bovini da latte in stalla”, nonostante il raggiungimento dell’Sqnba non preveda alcun riconoscimento economico o, come in questo caso dove non siamo in presenza di pascolo a disposizione delle bovine, nemmeno di premi europei».
«La nostra azienda è organizzata, storicamente, per le produzioni diversificate, con la stalla al centro – aggiunge il direttore, Andrea Quellerba -. L’economia circolare che abbiamo implementato anno dopo anno, si riflette indubbiamente sulla sostenibilità ambientale, ma anche su quella economica perché se gli animali stanno bene, sono più sani, producono meglio e di più. Ora, la certificazione rede maggiormente trasparenti tali risultati».
L’azienda azzanese si sviluppa su quasi 900 ettari di superficie, con terreni dislocati in sette Comuni diversi. I seminativi (con foraggi, cereali e leguminose) occupano 550 ettari e producono circa il 70% della razione alimentare delle vacche (che, a loro volta, con le deiezioni, alimentano l’impianto a biogas dal quale si ricava anche la sostanza organica distribuita sui campi). Poi ci sono 60 ettari dedicati alla coltivazione di noci 30 ettari a pioppeto e 145 ettari di vigneto, gestiti a basso impatto ambientale secondo il protocollo ministeriale Viva. Con biogas, idroelettrico e solare, l’azienda è autosufficiente dal punto di vista energetico.
La stalla ospita 355 capi bovini, con 190 vacche in produzione dalle quali vengono munti 2.200.000 litri di latte l’anno. Con il lavoro sul miglioramento del benessere animale, passando semplicemente dalla gestione della lettiera permanente al sistema a cuccette, tra l’altro, si è ottenuto un 8% in più di vacche in lattazione, un incremento del 7% di produzione di latte a capo e un 97% in più dei parametri di qualità del latte. «Confidiamo che la Principi di Porcia si trasformi in uno stimolante esempio anche per altre aziende regionali alle quali non mancherà, nel caso, il sostegno e la collaborazione di tutto lo staff tecnico dell’Associazione», è la conclusione di Bassi.

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In copertina e all’interno, bovine nella grande stalla, il direttore Andrea Quellerba, il titolare Guecello di Porcia e Claudio Pasquini; infine, il centro zootecnico.

Allevatori Fvg, possibili strategie per ridurre l’utilizzo di antibiotici nelle stalle: la fitoterapia può essere di grande aiuto

L’Italia, dopo la Polonia, è il Paese europeo con il più alto consumo di antibiotici a uso zootecnico, con una quantità doppia per animale rispetto alla media. Negli ultimi 10 anni, però, l’utilizzo di questi farmaci si è ridotto del 57,5%, in linea con quello degli altri Paesi del continente. Ma l’Ue ha fissato obiettivi più ambiziosi all’interno dell’approccio One Health con la richiesta (ai 27 Stati membri) di una riduzione della vendita del 50% entro il 2030, sulla base dei consumi del 2018. La richiesta è giustificata dal fatto che la resistenza agli antibiotici, negli animali e negli uomini, è salita a livelli preoccupanti rendendo pure infezioni comuni sempre più difficili da trattare anche a motivo della diffusione di batteri resistenti (trasferibili all’uomo) all’interno dei prodotti di origine zootecnica (latte, carne, uova). Dunque, gli allevatori e i veterinari, nel gestire la salute degli animali, sono chiamati a un percorso di prudenza di utilizzo, di rispetto delle regole sempre più stringenti e della ricerca di strategie di cura alternative. Tutte le norme sul benessere animale vanno in questa direzione ma anche, ad esempio, l’utilizzo dei principi attivi ricavati dalle piante come hanno illustrato i veterinari di GreenVet, Alice Caneschi e Maurizio Scozzoli, durante un recente incontro organizzato a Codroipo dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia.
«Il nostro impegno sulla formazione degli allevatori consapevoli è costante. Tanti progressi nella riduzione dell’uso degli antibiotici sono stati fatti rispetto agli ultimi dieci anni – spiega il direttore dell’Associazione, Marco Bassi -, ma forse dobbiamo imparare a raccontarci meglio al pubblico. Incontri come quello odierno (e altri sono in programma) aiutano noi e le aziende a essere più forti quando ci si rivolge al mercato».
«Da trent’anni ci occupiamo dell’impiego delle erbe officinali, in forma di miscele di piante, estratti e oli essenziali, in ambito zootecnico – sottolinea Scozzoli -. L’efficacia di questi prodotti è stata testata da molte Università italiane ed estere. Possiamo dire, perciò, che i prodotti botanici, se utilizzati correttamente, possono sostituire con efficacia dal 50 al 70% degli antibiotici somministrati in zootecnia. I costi dei trattamenti sono abbastanza simili, ma non bisogna dimenticare i tanti benefici collaterali generati dall’uso di prodotti vegetali. Perciò, gli allevatori (in particolare quelli biologici) sono molto sensibili verso le potenzialità delle cure zootecniche a base vegetale e la ricerca sta facendo notevoli passi avanti. Per aumentarne la diffusione, troviamo ancora un po’ carente l’aspetto legislativo europeo dove attualmente, su questi temi, ogni Paese si muove per conto suo senza un quadro di riferimento unico. Anche la formazione universitaria veterinaria, a mio avviso, dovrebbe dimostrare qualche apertura in più. Se abbiamo i prodotti che funzionano, ma non conosciamo bene le loro caratteristiche e non sappiamo come consigliarli e utilizzarli al momento giusto e con i corretti dosaggi, non facciamo alcun progresso», è la conclusione del veterinario.

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In copertina, i bellissimi fiori dell’arnica coltivata sul Piancavallo nel Pordenonese.

I conigli friulani mietono successi diventando campioni italiani ed europei: alleviamo il 5,8% di quelli del Belpaese

Gli allevatori friulani di conigli da Registro Anagrafico vincono in Europa e in Italia. Alla XXX edizione della Mostra europea, tenutasi recentemente a Nitra (Slovacchia), infatti, due soggetti hanno ottenuto il titolo di Campione europeo e molti altri punteggi elevati sono andati ai sette allevatori regionali iscritti che presentavano in concorso 43 animali, raggiungendo un risultato straordinario e collocando i nostri coniglicoltori a un livello pari a quello dei più esperti e numerosi allevatori europei. L’Ariete inglese dell’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento, è stato eletto Campione europeo assieme al Lince di Walter Manzon, di Porcia.

Oscar Pizzinato, di Fanna.


In precedenza, Montichiari (Brescia) aveva ospitato la VII Mostra Nazionale del Registro Anagrafico nell’ambito della Fiera Agricola Zootecnica Italiana dove sette allevatori Fvg hanno esposto 69 soggetti di 15 razze diverse. Dopo un’attenta valutazione da parte degli esperti dell’Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani, sono stati assegnati ai nostri allevatori sette Campioni di Razza (soggetti adulti) e due Eccellenti Extra (soggetti giovani). Ma, soprattutto, al termine del lavoro della Giuria, è stato proclamato campione nazionale, il coniglio di razza Rex, colorazione Blu, di Oscar Pizzinato, di Fanna.
Ottimi risultati che testimoniano le capacità professionali raggiunte dai produttori del Friuli Venezia Giulia, assistiti e affiancati dall’Associazione allevatori regionale. I coniglicoltori del Registro Anagrafico sono una dozzina e allevano, complessivamente, una ventina di razze diverse per circa 600 capi all’anno. Partecipano regolarmente a Fiere e Mostre regionali, italiane ed  europee, raccogliendo sempre ampi consensi. I coniglicoltori professionisti, in Fvg, sono una sessantina e producono per il mercato, annualmente, circa 1.653.000 capi (il 5,8% della produzione italiana).

Walter Manzon, di Porcia.

Per ulteriori informazioni, entrare in selezione o partecipare alle Mostre, l’Associazione Allevatori risponde alla mail: segreteria@aafvg.it

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In copertina, l’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento.

Anche gli allevatori Fvg domani a Roma (con Livoni e Lugo) per celebrare il Giubileo venerando Sant’Antonio Abate

Il 2025 è l’anno del “Giubileo della Speranza”, indetto da Papa Francesco, che ha già richiamato a Roma migliaia di pellegrini in occasione della cerimonia di apertura della Porta Santa nella Basilica di San Pietro e delle celebrazioni eucaristiche nelle altre Basiliche papali della capitale. Anche gli allevatori italiani e friulani si apprestano a partecipare a un evento dal forte significato religioso e storico, in un’epoca in cui il mondo è scosso da numerosi e forti conflitti e tensioni.


L’occasione sarà rappresentata dalla XVIII “Giornata dell’Allevatore” che l’Associazione Italiana Allevatori ha organizzato con la collaborazione delle associate territoriali (Fvg compreso che sarà presente con una ventina di allevatori guidati dal presidente, Renzo Livoni, e dal direttore, Andrea Lugo) nella mattinata di domani, 17 gennaio, per una delle ricorrenze più sentite dagli allevatori italiani che, tradizionalmente, celebrano in questa data Sant’Antonio Abate, patrono di uomini e animali. Una data che, per tutto il mondo rurale, rappresenta un momento di riflessione nel corso del quale i protagonisti del settore zootecnico ribadiscono l’imprescindibilità del proprio ruolo, economico e sociale e lanciano un messaggio chiaro e inequivocabile alle istituzioni e alla collettività: in chiave di sostenibilità, benessere degli animali, qualità del cibo e rispetto dell’ambiente, la nostra zootecnia rappresenta la soluzione, con un modello distintivo e improntato all’equilibrio tra le esigenze della produzione e la domanda di un sistema trasparente e garante della sicurezza alimentare, per tutti.
Il programma della mattinata (ore 9-14) prevede, già dalle prime ore di domani, in Piazza Pio XII, di fronte al celebre Colonnato del Bernini, l’allestimento della ormai tradizionale “Stalla sotto il cielo” curata da Aia e dalle associate territoriali, all’interno della quale si potrà ammirare una rappresentanza degli animali di interesse zootecnico presenti negli allevamenti italiani che costituiscono uno spaccato della “Fattoria Italia”.
A metà mattina (ore 11) si terrà la funzione liturgica all’interno della Basilica di San Pietro, presso l’Altare della Cattedra, presenziata dall’arciprete Mauro Gambetti, vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e presidente della Fabbrica di San Pietro. Al termine della Messa il cardinale Gambetti, assieme alle autorità civili e militari, visiterà la “Stalla sotto il cielo” ed impartirà la benedizione agli animali e agli allevatori con le loro famiglie radunati in Piazza Pio XII, dove potranno assistere anche all’arrivo della sfilata di cavalli e cavalieri che dalla rinnovata Piazza Pia percorreranno tutta Via della Conciliazione fino a raggiungere la Fanfara a cavallo della Polizia di Stato che eseguirà una suggestiva carrellata di brani musicali della tradizione.

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In copertina, la tradizione raffigurazione di Sant’Antonio Abate; all’interno, Fattoria Italia a Roma nei pressi del Vaticano.

Per le produzioni lattiero-casearie in Fvg c’è un manuale di buone prassi igieniche

Dopo un intenso anno di lavoro l’associazione Allevatori Fvg assieme alle Aziende sanitarie della Regione, all’Istituto zooprofilattico delle Venezie, all’Ersa, ad Agrifood e Ocse, ha pubblicato “Il manuale di buone prassi igieniche per le produzioni lattiero-casearie“, uno strumento che mira a guidare i caseifici medio-piccoli – un centinaio in Friuli Venezia Giulia – nel rispettare gli articolati parametri che l’Europa ha fissato in materia di igiene degli alimenti e di strutture di produzione del settore. Una “selva“ di norme fiorita negli ultimi 20 anni che, specie per le realtà lattiero-casearie più piccole, era di difficile interpretazione, onerosa dal punto di vista degli adempimenti burocratici, ragione di importanti investimenti in termini di tempo e risorse. Da qui la decisione, sostenuta e finanziata dalla Regione Fvg che è stata anche uno dei motori dell’iniziativa, di redigere un manuale ad hoc. Un lavoro che ha preso un anno intero e che ha fruttato un manuale pratico di 200 pagine in cui si affrontano in modo chiaro e semplice le procedure e i vari tipi di produzioni casearie della nostra regione. Il manuale è disponibile sul sito della stessa Regione Fvg e direttamente utilizzabile dalle latterie.


«Per le aziende più piccole – ha spiegato Fabiano Simsig di Allevatori Fvg –  è stato impegnativo adeguarsi alle normative comunitarie che sono entrate in vigore nel corso degli ultimi 20 anni. Questo ha fatto sì che nel tempo si siano creati confronti anche vivaci tra l’autorità di controllo e gli operatori del settore. Così, dopo anni di esperienza e di confronti fra gli enti che lavorano sul territorio si è deciso di dar vita a un gruppo di lavoro che realizzasse una sintesi facilmente accessibile di quei 20 anni di operatività e alleggerisse gli oneri burocratici per le aziende, senza in alcun modo fare sconti sulle prassi igieniche». Il gruppo di lavoro ha messo a punto una semplificazione delle procedure, individuato un piano di campionamento comune dei prodotti e ridotto le registrazioni a parità di pulizia, «che deve essere impeccabile» come lo dev’essere la gestione delle non conformità. «Nel caso si verifichino inconvenienti durante il processo di lavorazione – ha concluso Simsig -, questi vanno immediatamente individuati, risolti e registrati così che tutto sia trasparente all’arrivo dei controlli». Il lavoro del gruppo, confluito nel manuale, mira a rendere più flessibili e meno onerose le procedure andando incontro alle esigenze dei caseifici senza derogare in alcun modo agli indispensabili requisiti di igiene e qualità dei prodotti alimentari.

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In copertina, una bovina di razza Pezzata rossa italiana; all’interno, due immagini dell’incontro.

Fattorie Friulane, debutto in Italia: superato il primo test e-commerce

I primi ordini sono stati consegnati in Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e naturalmente anche in Friuli Venezia Giulia. Il primo test di Fattorie Friulane, l’e-commerce promosso e gestito dall’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, che ha debuttato lo scorso 25 novembre, può dunque dirsi riuscito. «Siamo soddisfatti di questo avvio, abbiamo effettuato le prime consegne la scorsa settimana, gli ordini sono arrivati da diverse parti d’Italia e continuano ad arrivare come pure le richieste di aziende che vogliono vendere i propri prodotti sull’e-commerce», fa sapere il direttore degli Allevatori Fvg, Andrea Lugo, che stamattina assieme al presidente Renzo Livoni ha fatto una consegna speciale portando una selezione dei prodotti in vendita su Fattorie Friulane al presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, e al consigliere regionale Alberto Budai che del progetto è stato un fervente sostenitore.


La piattaforma, raggiungibile al sito Internet www.fattoriefriulane.it, è un unicum a livello europeo, la prima gestita direttamente da un’associazione di allevatori. Consente di far arrivare il meglio del paniere agroalimentare regionale nelle case degli italiani e con l’anno prossimo, esaurita la fase di test, anche oltre i confini nazionali. Vi si possono acquistare circa 300 diversi prodotti di 60 aziende: formaggi stagionati, ma anche birra, olio, salami, confetture, conserve, farine e succhi di frutta. Al momento, i prodotti acquistabili sono essenzialmente stagionati o confezionati, che non necessitano dunque di particolari cure in termini di refrigerazione, ma nel futuro prossimo l’intenzione dell’associazione è quella di ampliare l’offerta, includendo anche prodotti freschi e surgelati.
La logistica è gestita direttamente dall’associazione nell’ex laboratorio di lavorazione della carne De Narda a Rodeano, acquisito grazie a un contributo a fondo perduto della Regione, dove sono concentrati rifornimenti, ricevimento ed evasione ordini, preparazione delle confezioni, ricerca del trasportatore e spedizione del prodotto. All’allevatore è riconosciuto il prezzo di vendita, detratto delle spese sostenute per la gestione degli ordini e la spedizione.

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In copertina, la selezione di prodotti degli Allevatori Fvg e all’interno la sua consegna a Fedriga e Budai da parte di Lugo e Livoni.

Non solo formaggi, a Malga Montasio ecco l’amaro con le erbe dei pascoli

Non solo latte e prodotti caseari. Malga Montasio, la struttura gestita dagli Allevatori Fvg che anche quest’anno si sta confermando tra i protagonisti dell’estate turistica in Friuli Venezia Giulia, allarga il suo paniere. All’agriturismo condotto dall’associazione sono stati, infatti, appena presentati i liquori prodotti con le erbe dei pascoli e con il latte prodotto dalle vacche – oltre 200 anche quest’anno – condotte in quota.
I nuovi prodotti sono quattro: l’Amaro del Montasio, a base di erbe dei pascoli della malga, e il Liquore al latte di malga, aromatizzato alla menta, al caramello e alla liquirizia. Le bottiglie da mezzo litro sono una piccola opera d’arte: fasciate in un’elegante etichetta che riproduce su carta la profondità dell’altopiano, abbracciato dalle Alpi Giulie e affacciato sulla maestosa catena del Canin.
«Abbiamo pensato di valorizzare ulteriormente la malga, nota per essere quella che dà il nome all’unica Dop del settore lattiero caseario in Fvg, il formaggio Montasio, anche per produrre liquori, distillati di profumi e sapori dell’altopiano, da servire a fine pasto alle migliaia di turisti che salgono in quota e si fermano all’agriturismo e da vendere allo spaccio, insieme ai nostri prodotti tipici, dal latte ai formaggi, passando per burro e ricotta», spiega il direttore dell’Aafvg, Andrea Lugo.
Con l’appoggio dei soci, a partire dal presidente Renzo Livoni, il direttore ha spinto con forza e determinazione sullo sviluppo della malga, divenuta in questi ultimi anni, grazie a importanti investimenti, a ricchi calendari d’iniziative e non ultimo all’arrivo del Giro d’Italia, una meta “classica” delle scampagnate fuori porta, anche di qualche giorno, grazie alle sette camere dell’agriturismo.

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In copertina, l’Amaro del Montasio e qui sopra gli altri prodotti della Malga.