La cucina della Riviera guarda al dopo-virus: parla Alberto Tonizzo

di Carlo Morandini

RIVIGNANO – In questi giorni si parla di emergenza sanitaria, ma non si parla abbastanza di ciò che sarà il dopo-emergenza. Di come potremo riprendere la vita di ogni giorno. Non certo come prima. Ma, proprio per questo, cercando di ipotizzare percorsi nuovi da seguire per rendere sostenibile la ripresa. Che come concordano diversi analisti, con una valutazione multidisciplinare, potrebbe coincidere con l’auspicato rilancio. E con un nuovo periodo di sviluppo. Con la crescita. Non solo dell’economia, ma anche dei valori, del benessere. Di un benessere al quale un ritmo frenetico dell’esistenza ci aveva disabituati.
Cambierà l’Europa questo virus? Se così sarà, cambieranno gli scenari dei flussi turistici, specialmente di quel turismo attento e di ricerca. Che finora ha sostenuto settori di nicchia, e non solo, del territorio. Che sono trainanti per la sua attrattività. E che sono forse i principali custodi della cultura del territorio stesso. Dell’essenza della civiltà contadina che è stata per secoli la fonte dell’economia dell’area.
Eccellenze che sono la più alta espressione dall’agricoltura di qualità, dall’agroalimentare specializzato, dall’alta ristorazione, dalla ricettività di pregio all’enologia, che oramai ha raggiunto un livello di qualità omogeneo, ma differenziato per prodotti. E, fino a oggi, anche per mercati.  Infatti, gli operatori più attenti si stanno già interrogando su come sarà il futuro del dopo-pandemia. Di più, cercando di capire come poter assecondare le attese degli ospiti, a tavola, in cantina, nelle nicchie della ricettività eccetera. Perché gli operatori che amano la loro attività puntano soprattutto a far sentire gli ospiti come a casa propria. Il ‘come a casa loro’, però, a questo punto implica, per esempio, di intuire come sorprendere i commensali con piatti che rispondano ai loro desideri, ma che mantengano saldo l’attaccamento al territorio, alla stagionalità, a un percorso identitario, orientato all’alta qualità. La ristorazione costiera se lo sta chiedendo, a cominciare dalla cucina di maggior valore. Così come quella di pregio del Trentino, come segnala l’amico e maestro di penna Edoardo Raspelli. Ma anche nella Riviera Friulana sta accadendo questo.

Alberto Tonizzo con le Frecce Tricolori, con la nipote dell’Aga Khan e con Carlo Cracco.

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Gelato artigianale di pregio che arriva fin davanti casa, piatti anche elaborati ma pronti che sono consegnati sull’uscio dei committenti. Grandi vini, anche di cantine che si distinguono spesso nei concorsi enologici internazionali, spediti, pure su distanze brevi, con il corriere. Una cucina stellata che poi ha proposto, e il riscontro è stato positivo, il recente menù pasquale.
Nella Riviera Friulana ad aprire questa strada è stato Alberto Tonizzo, chef stellato titolare del ristorante “Al Ferarut” di Rivignano, locale con una storia di oltre cinquant’anni. Che l’emergenza, nonostante l’alto livello di qualità raggiunto, ha indotto a cambiare strategia e progettualità. Già, progettualità. È su questo elemento che si concentra Tonizzo. Chiedendosi se si riprenderà come prima. Se a tavola si potrà stare, presto o quando. Nel caso, il suo locale, pensato negli anni Sessanta, possiede gli spazi per poter continuare nel rispetto delle distanze tra i commensali. Senza intaccare la qualità del convivio.
Ma, si chiede Alberto, avremo ancora ospiti stranieri? Quelli che continuano a scegliere la nostra cucina, dopo questa brusca fermata avranno le stesse attese, gli stessi gusti, vorranno le stesse cose? Quella di Tonizzo è una cucina che parte dalle emozioni, suscitate da piatti che nascono dalla geniale intuizione di Gualtiero Marchesi: una “nouvelle cusine” calata sul territorio e capace di interpretarne l’essenza, le carature, il retaggio di una storia ancorata alle tradizioni della campagna, del fiume, della laguna, del mare Adriatico. Mah? Si chiede ancora Alberto: sarà ancora così? O si vorrà riassaporare il gusto della tavola tradizionale. Avrà un senso impiegare tanto tempo in cucina per preparare piatti spettacolari, una sinfonia di sapori, aromi, colori. O dopo questa pausa di riflessione bisognerà fare un passo indietro e ripartire per un “rinascimento” della cucina italiana, che è sempre trainante tra i sapori del mondo?

Alberto Tonizzo cita Ferran Adrià, un faro della ristorazione moderna, capofila di un pensiero rivoluzionario che si fonda sulla cosiddetta cucina molecolare: “Non è il momento della creatività, ma della logica imprenditoriale”. E per Alberto, che ha già cominciato a interpretare questo percorso, nel piatto “si ritornerà alla terra e al mare”, anche se questa riflessione identificherà soltanto una delle fasi di questa trasformazione. Perché un’onda invisibile ha invaso e modificato la nostra quotidianità, le nostre sicurezze e il nostro futuro. Si parla molto di sintomi derivanti dal virus, ma molto meno del virus, come episodio di un cambiamento preannunciato. Perché cambierà sensibilmente gli stili di vita. Alcuni parlano di ‘buoni pasto’, altri di proposte promozionali, altri rievocano i fasti antichi di pietanze rassicuranti. Altri ancora fanno pronostici tra quali modelli reggeranno alla crisi, quali riusciranno a trasformare l’offerta, quali chiuderanno per sempre i battenti. Un cambiamento, quello che si sta ormai palesando, che partendo dai riflessi economici della pandemia ricadrà su conseguenze anche pesanti dal punto di vista economico. Tant’è che un consistente gruppo di operatori del turismo, della ristorazione, dell’agroalimentare rappresentati dalle rispettive associazioni stanno facendo pressione sul Governo affinché siano previsti interventi a sostegno delle realtà più piccole, e sono davvero tante, che risentono e risentiranno della crisi”.

Fare pronostici? Per Alberto Tonizzo è ancora azzardato. Occorre considerare che “la ristorazione è l’espressione della società, che ora è globalizzata. Ma rimarremo così o si ritornerà alle identità locali, che in realtà da noi non si sono mai sopite? Riscopriremo il gusto di assaporare al di là dei condizionamenti?”. La sua cucina era già così. Ma la domanda è: continuare così o cercare di capire quale sarà l’approccio con il cibo dopo la pandemia, ovvero dopo una prolungata e forzata ‘pausa di riflessione’?
Si amplifica, nel contempo, il valore dei messaggi attraverso i social media. Che raggiungono una società in rete, articolata e variegata, complessa ma sempre più completa. Questo vale anche per la comunicazione in generale: i grandi quotidiani erano già in crisi, con la pandemia hanno imboccato una ulteriore discesa. Per cui il vettore più efficace per comunicare e far conoscere le proprie peculiarità sono oggi sempre di più i social, e quindi il web. Gli stessi quotidiani offrono la possibilità di essere letti nel telefonino con un semplice clic.

Quindi, la ristorazione dove potrà andare? “Dovrebbe raggiungere una visione più ‘teleotipica’, incentrata sull’obiettivo finale, piuttosto che soffermarsi su teorie, creatività e fiction a tavola. Dovrà essere più vicina all’esperienza sensibile, che comprende l’esistenza delle finalità e del finalismo dell’umanità”.
Ovvero? “Un ritorno a sé stessi, alla percezione dei sapori e alla riscoperta della memoria del gusto, dei profumi, delle sensazioni che promanavano dalla cucina delle nonne e delle madri. Ovvero, un ritorno alla natura nel piatto”.
Come? “Attraverso la sostenibilità ambientale, quella economica, la proposta di luoghi ameni: ognuno di questi valori sarà la conseguenza dell’altro, in un’armonia naturale, umana e godibile”.
Quindi, della buona ristorazione, che ne sarà? “Dovrà assumere connotati più reali, più attuali, più concreti. Valori umani legati alla territorialità, alla prossimità, alla valorizzazione delle culture e del rapporto tra persone, nel rispetto del pianeta e della reciprocità”.
(1 – continua)

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In copertina, Alberto Tonizzo con i suoi collaboratori al “Ferarut”.

 

A Pasqua sulle tavole di casa arriva la Riviera con un pranzo “stellato”

di Carlo Morandini

Ed ecco che l’avvicinarsi della tradizione pasquale ha motivato la ristorazione “stellata” a reagire con forza. Alberto Tonizzo, chef e patron del ristorante “Al Ferarut” di Rivignano, si è infatti messo a disposizione di quanti non intendono trascurare le consuetudini della grande festa. E rispettando le precauzioni di sicurezza, anche a casa, si vogliono godere la suggestione di un pranzo di classe sulla propria tavola. Consegnato a domicilio e personalizzato. Un’occasione difficilmente ripetibile, perché nelle giornate delle grandi festività la ristorazione e l’alta cucina sono impegnate a fondo nei propri locali per mettersi a disposizione di una clientela sempre più esigente e preparata.
Alberto, come si legge nei suoi piatti, che sono creazioni scaturite dalla cultura del territorio e dai prodotti locali della stagione, ha ideato un menù che coniuga i sapori dell’area con il cima primaverile che suggerisce l’impiego di fiori, erbe e frutti del momento. Non per assemblare piatti dall’aspetto indubbiamente suggestivo e attraente, ma per trasmettere le emozioni del gusto della stagionalità. I “Ravioli di mele e fiori, ‘garusoi’ in umido con pesto di erbe spontanee, piantaggine agrodolce e caprino” è il piatto ideato per celebrare la primavera rivierasca, che “nasce da una pasta finissima di riso fatta con succo di fiori fermentato, ripiena di mele biologiche e infuso alla camomilla, con le erbe di raccolta, i rizomi e le foglie di piantaggine agrodolce, caprino di Blessano con pesto di erbe spontanee”. Da abbinare con uno Chardonnay della Riviera. È il piatto della primavera di queste zone. Che va a comporre una tavolozza di sapori. Una delle valenze che al ristorante di Rivignano ha fatto meritare i maggiori riconoscimenti. A cominciare dalla Guida Michelin. Per passare all’Associazione giovani ristoratori d’Europa, della quale Alberto Tonizzo fa parte da tempo, e che nel Friuli Venezia Giulia ha avuto tra i suoi promotori Andrea Gabin ed Emanuele Scarello. All’Associazione Le Soste.
Non sono che la sintesi di cinquant’anni di attività del locale fondato da Guerrino Tonizzo, padre di Alberto. Sempre di tendenza. Con ospiti, all’epoca, quali Claudio Villa, o il Mister Enzo Bearzot, I Nomadi, che hanno pernottato all’albergo connesso “Al Ferarut”. E ancora tra gli ospiti il pilota di F1 Juan Manuel Fangio. E in questi ormai oltre dieci anni di Stella Michelin, Aldo Giovanni e Giacomo, Le Iene, Arturo Antunes Coimbra, detto “Zico”. Alberto ha esportato le carature del suo ristorante anche nei grandi eventi e negli open day di aziende come Prada, Electrolux, Tesla. O in location come lo Yacht club Costa Smeralda. Con la ‘piccola’ soddisfazione di ottenere l’apprezzamento di Tronchetti Provera per i piatti degustati. Tutti questi riconoscimenti, per un locale che è il simbolo dei sapori della Riviera Friulana.

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In copertina, Alberto Tonizzo con Carlo Cracco e qui sopra con il padre Guerrino, fondatore del “Ferarut”.

Guerrino e Alberto, due generazioni di successo al “Ferarùt”

di Giuseppe Longo

RIVIGNANO – Mezzo secolo di cucina, due generazioni protagoniste, quelle dei Tonizzo, e un grande successo conquistato non senza sacrificio lungo un cammino avviato nel lontano 1970 dal padre Guerrino e da anni ormai continuato dal figlio Alberto con indubbia professionalità, tanto da meritare l’ambita Stella Michelin. Anche se Guerrino, sorretto da una forma invidiabile a dispetto dell’anagrafe, non manca di dare il suo appoggio prezioso, abbinato a una collaborazione sempre gradita e a saggi consigli. Ecco il “Ferarùt” di oggi, ma che deriva da una esperienza maturata in cinquant’anni tondi tondi, da quando Guerrino costruì il nuovo locale lasciando quello storico del centro di Rivignano, Al Cacciatore, ma chiamandolo con il nome con cui veniva identificata la vecchia trattoria – “Ferarut”, appunto -, suggerito da quella piccola lampada che lo contraddistingueva e che è diventato un “marchio”. Di qualità.

Lo chef stellato Alberto Tonizzo.


Come quella che la cucina di Alberto Tonizzo ha fatto arrivare, l’altra sera, nelle sale dell’accogliente ristorante – “ci dicono che dovrebbe essere aggiornato – confida il padre, che col suo tratto discreto e cordiale ha coordinato la riuscitissima cena dedicata al mezzo secolo -, ma crediamo vada ancora bene così”. E hanno perfettamente ragione, perché certi restauri hanno distrutto l'”anima” dei locali preesistenti -, una qualità, dicevamo, declinata in una serie di piatti divenuti famosi. Piatti che hanno permesso al “Ferarùt” di rileggere con i suoi ospiti una storia lunga appunto dieci lustri. Abbinati a vini di grande pregio del Vigneto Friuli, ma non solo, che hanno esaltato la sinfonia di sapori, aromi e profumi delle varie ricette ideate, sperimentate e portate in tavola dai Tonizzo, attingendo a una tradizione sempre viva e preziosa, innestata però a un’innovazione suggerita da fantasia e competenza non comuni, che fanno leva sulle materie prime che dispensano la generosa terra della Riviera e il vicino mare Adriatico.

Piccole golosità di benvenuto.

E che vi proponiamo, cominciando da quelle che hanno entusiasmato i numerosi commensali, ma pure chi scrive, come l’Insalata di granciporro con Rosa di Gorizia ed un racconto in quattro salse del 1973 – quindi agli albori della brillante avventura del “Ferarùt” – e la Razza marina marinata alla soia scura, radici di soncino, agrodolce di funghi pioppini ed altri sapori (2012): musica soave per le papille gustative. E che i vini scelti da Alberto Tonizzo, che è pure appassionato sommelier, hanno esaltato: un Lugana 2018 “Madonna della Scoperta” e un Sancerre 2014 “Haute de la Poussie”, due bianchi prestigiosi, il primo maturato tra le brezze del Lago di Garda e il secondo frutto, nella Valle della Loira, degli antichi saperi che continuano a contraddistinguere la viticoltura d’Oltralpe.
Ma la carrellata di piatti storici era cominciata con un Cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia e stellina dei prati (2010) e con i Capelli d’angelo con canocchie, pomata di mandorle d’Avola e limoni (2015), accompagnati da un’ottima Ribolla gialla 2017 “La Rajade” – cioè Dolegna del Collio – e anticipati da alcune piccole golosità di benvenuto con un drink d’anice e lemongrass. Originalissimi poi i primi piatti: Zuppa di pesce ai cinque fumetti (1975) e Gnocchi di barbabietola rossa “Brovade come fosse tartufo” (“un’idea – ha raccontato lo chef stellato – che mi era venuta durante una memorabile cena in una cantina di Ramandolo”), yogurt e zizania acquatica (2011), serviti con gli stessi vini, gardesano e francese.

Il mitico dolce.


E per finire? Ovviamente il dolce, mitico perché risale pure questo al lontano 1973: Crepes all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci con short drink agli agrumi e karkadè con cacao. Una vera e propria bandiera del locale, che simpaticamente la presenta come la sua “bomba”. Il tutto servito da personale di sala gentile e preparato, sia per i piatti che per i vini, tanto da presentare il tutto accuratamente, man mano che veniva portato in tavola.
Interessante, vero? Un menu di gran classe che ha accompagnato nella scoperta di questi cinquant’anni, aiutando a rileggere la bella ed esaltante storia del “Ferarùt”, scritta dapprima da Guerrino e adesso, ma già da parecchi anni, da Alberto. Con una qualità che è assicurata per chi si siede alla tavola dei Tonizzo. Tanti auguri per i prossimi 50!

L’Insalata di granciporro…

… e la Razza marinata. 

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In copertina, Alberto Tonizzo con il padre Guerrino, le due generazioni del “Ferarùt” di Rivignano.

“Mezzo secolo di cucina”: il Ferarùt rilegge la sua storia

di Carlo Morandini

La cucina di classe, se si sviluppa attorno alla perfetta conoscenza delle sue regole, e oggi anche della disponibilità di nuove tecnologie e conoscenze, non può trascurare di rimanere ancorata alle radici. Non solo ai sapori della tradizione locale, o dell’area interessata, ma anche ai prodotti e alle materie prime disponibili. In questo caso, magari dando la possibilità ai prodotti di esprimere al meglio gusto e profumi. Lo conferma Alberto Tonizzo, lo chef stellato della Riviera Friulana. Che proprio per valorizzare le potenzialità del gusto della zona ha organizzato per domani, 23 gennaio,  una serata di degustazione che permetterà di riscoprire i sapori che hanno reso famoso il suo “Ferarùt” già nel secolo scorso.

L’obiettivo di Tonizzo, ma anche del suo percorso professionale che ha portato già diversi anni fa la Stella Michelin nel ristorante di Rivignano, il locale creato dalla sua famiglia, è proprio quello di consentire agli ospiti di riconoscere i sapori del suo territorio. Dell’area, cioè, di riferimento del locale. Una identità del gusto e dei sapori che è richiesta e apprezzata dai numerosi “navigatori” della buona tavola che scelgono di soggiornare in Friuli Venezia Giulia per assaggiare i piatti tipici, la cucina di pregio e da gourmet, ma anche semplicemente tradizionale, nonché i suoi vini, da quelli alla portata di larga parte dei consumatori, comunque da gran premio visti i risultati nei concorsi internazionali, a quelli di nicchia, come il rosso maggiormente valutato a bottiglia d’Italia. Alberto, che ha iniziato il suo percorso professionale da sommelier, per poi specializzarsi dapprima nei dolci, quindi nella cucina, è infatti fortemente consapevole della necessità di proporre ai degustatori i sapori dell’area per garantirsi il gradimento degli ospiti. Specialmente di quelli che arrivano da più lontano.

Ed è proprio per questo che per domani – l’appuntamento è alle 20 – ha organizzato l’evento “Mezzo secolo di cucina”. Presenterà, con le possibilità di oggi, i piatti che in cinquant’anni di attività hanno reso famoso il “Ferarùt”. Dal cefalo dorato, citronella, pistacchio alla liquirizia con stellina dei prati (2010) ai Capelli d’angelo con Caviale friulano, mandorle d’Avola in pomata e frutto della passione (2015); dall’Insalata di granciporro e Rosa di Gorizia e un racconto in quattro salse (1980) alla Zuppa di pesci ai cinque fumetti (1975). E ancora, gli Gnocchi di barbabietola rossa con “Brovade” come fosse tartufo, yogurth e zizania aromatica (2011); le Crèpe all’arancia, ganache al cioccolato con gelato al fior di latte e noci (1970).

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In copertina e qui sopra piatti e vini di classe al “Ferarùt” di Rivignano.

 

Natale e San Silvestro a tavola (quante proposte!) nella Riviera Friulana

di Carlo Morandini

A Natale la Riviera Friulana pullula di occasioni di intrattenimento e di invitanti momenti per trascorrere l’importante giorno di festa assieme ad amici, familiari e a chi si ama. E uno dei modi migliori per festeggiare è quello di concedersi un diversivo, dedicando la giornata al gusto, ai sapori genuini, a quelli tradizionali, o frutto dell’innovazione. Innovazione, che spesso coincide con la ricerca di sapori e abbinamenti che sono proprio quelli che il palato si attende di incontrare. Il segreto dei grandi chef e gourmet? Ce lo ricorda il cuoco stellato Alberto Tonizzo, di Rivignano: preparare quello che gli ospiti desiderano di gustare, vedere, ammirare, assaporare, respirare nel piatto. Ovvero, l’esaltazione della semplicità.
Non tutti i locali rivieraschi, però, saranno a disposizione, oggi ricorrenza del Natale. Ma rimarranno comunque aperti nel periodo delle festività. Partiamo dal Ferarut, che si potrà frequentare non solo il giorno di Natale, ma quest’anno anche la notte di San Silvestro, per restituire agli appassionati l’ospitalità della taverna sottostante al ristorante. Il piatto principe del menù stellato natalizio, come suggerisce Alberto, saranno gli Gnocchi di zucca, storione bianco affumicato, cipolline tostate, yogurt e aneto. Abbinati a una Malvasia. Per rimanere sulla linea delle Risorgive, i Maltagliati delicati al ragù d’anatra ci richiamano al ristorante La Rucola, di Castions di Strada. Dove, invece, a Capodanno, si potrà scegliere tra il pesce, per esempio il Gran fritto, o la carne, e il Filetto di maialetto ai porcini.

A Porpetto, alla Tavernetta da Aligi, Ezio, in cucina, Clia Mari e Tayrin in sala, sono a disposizione nel periodo delle feste. Con antipasti, primi e secondi piatti che rispecchiano la tradizione friulana, ma sono curati e ingentiliti per assecondare il gusto di oggi. Così, la semplice Zuppa di orzo e fagioli diviene una leccornia da ricordare, il Baccalà alla vicentina con polenta possiede un gusto coinvolgente, la Faraona al forno richiama il gusto della cucina delle nonne.
A Lignano Sabbiadoro, il King Pub di Franz Dalle Crode ha predisposto per la notte di San Silvestro un coinvolgente intrattenimento a suon di karaoke con Stefania Fufa Urban, per degustare i food stellati. Un salto in osteria, a La Farmacia dei Sani, per una cucina tradizionale, ma anche proposte a base di pesce e una cantina articolata. Per un percorso che Patrizio e Monica sanno suggerire. Per uno snack con gli amici e addentrarsi nell’atmosfera lignanese, si può fare un passaggio al Villaggio delle Casette tra piazza Fontana, le vie centrali e la Terrazza a Mare, verso la pista di pattinaggio affacciata sula spiaggia in attesa di visitare il Presepe di sabbia. Per assaggiare i sapori rivieraschi proposti da diversi degli associati alla Riviera Friulana: dalla Farmacia dei Sani, all’Hotel Salus, al King Pub. Per poi passare a un drink al Bar Fontana di Mattia Bianchin. O per una sosta corroborante al Central Park di Diego Defilippis. Se si fa sera, ecco l’aperitivo al Tay & Rhum di Samira Dorbolò, dove Michele sa proporre una qualificata selezione di snack vini e bevande di pregio. Anche per soggiornare al contiguo Hotel Tivoli. Se si intende passare la notte a Lignano, l’accoglienza stellata dell’hotel Rossini di Mario Iop propone, oltre agli alloggi dell’hotel e del resort 4 stelle superior, anche il centro benessere dedicato.
Risalendo verso l’area rivierasca, l’azienda Guido Lorenzonetto offre una qualificata scelta di bollicine e non solo. In attesa dell’apertura della nuova location per le degustazioni immersa nel vigneto. Più vicina al Tagliamento, Casa Allegra è la location ideale dalla quale far partire le escursioni a piedi o in bicicletta, o quelle più distanti in auto. Un alloggio ambientato nella campagna rivierasca, arricchito da complementi d’arredo artistici, consente di seguire nel contempo le attività di addestramento dei cavalli campioni di trotto che vengono allevati nell’azienda, e allenati sull’anello adiacente.
Ad Aprilia Marittima, o Latisana Marittima, il nuovo resort La Laguna, della famiglia Toso, con gli alloggi stellati, propone il ristorante dedicato con la cucina di pregio, il centro benessere e la serenità della campagna, a contatto con l’ambiente marinaro del porto turistico. A Latisana, il nuovo King Pub, sempre di Franz Dalle Crode, per gli snack veloci con materie prime di prossimità. E sempre a Latisana, alla Galleria La Cantina, nel cuore della località rivierasca, anche il periodo natalizio è animato da incontri ed eventi culturali. Che sono organizzati da Giovanni Toniatti Giacometti. Il quale è animatore anche di Casa Allegra. Così come di Casa Gioconda, sulla sponda opposta del fiume Tagliamento, in Comune di San Michele. Come Casa Gioia, sempre dei Toniatti Giacometti, si presta anche al soggiorno invernale nella quiete rurale, a poca distanza da Lignano, ma anche da Bibione.

Il chiosco di Isola Augusta, nelle festività, proporrà invece gli snack dei sapori della tradizione friulana. Con i vini che la famiglia Bassani ha saputo valorizzare in un territorio, il Latisanese, che molti esperti hanno definito un “cru”. Passando per Precenicco, nell’azienda Baccichetto Vittorino, Alessandro e Paolo sono ben felici di suggerire i loro vini rivieraschi. Quelli agroalimentari, assieme ai cibi di pregio a base delle carni bianche di coniglio, si possono trovare a poca distanza, al punto vendita della Vecon-Coniglio natura di Zeno Roma, Eccellenze friulane. E da lì, a Marano Lagunare, per raggiungere la Vedova Raddi, trattoria Alla Laguna, di Decio Raddi, per il pesce proposto nell’antica maniera, la distanza è breve.
Tra Strassoldo e Cervignano, Cà Bolani propone bollicine di pregio e i vini classici rivieraschi che, come ricorda l’enologo Roberto Marcolini, rispecchiano le caratteristiche essenziali delle varietà dei vini di pregio. Senza forzature. Tra Fiumicello e Villa Vicentina, la Cantina Valpanera è invece specializzata nella produzione del Refosco dal peduncolo rosso. Anche d’annata. Acquisita da Alessandro e Paolo Baccichetto, l’azienda è in fase di rilancio. Mentre sulla riva sinistra dell’Isonzo, Enzo, Davide e Nicola Lorenzon propongono i vini generati dalle terre ghiaiose e sabbiose delle aree in prossimità del fiume. Che nelle sale degustazione possono essere testati assieme ai prodotti della campagna isontina.

Ad Aquileia, l’azienda agricola Brojli, della famiglia Clementin, specializzata nei vini rivieraschi, dispone di una suggestiva location affacciata verso la Basilica dei Patriarchi. Anche a Grado, il Natale è vissuto con la valorizzazione dei suoi simboli. Ed ecco i Presepi artistici distribuiti tra le calli, accanto a quello galleggiante nel porto canale. Il pranzo di Natale o il cenone di Capodanno? Nell’atmosfera caratteristica ed elegante dell’Hotel Astoria di Sandro Lovato. Magari dopo una sosta al centro benessere o nelle piscine di acqua di mare riscaldata, e all’ultimo piano, al ristorante Al Settimo Cielo. Per godere dello spettacolo lagunare visto dall’alto. Il menù è curato, come il servizio guidato dal vicepresidente dell’Amira, Giacomo Rubini. Tra le altre proposte, il Calamaro tostato su passata di ceci e germogli di sakura. Infine, per un Natale particolare, o un fine anno da ricordare, le motonavi di Adriano Zentilin, la Nuova Saturno e altre, vi possono portare in escursioni da sogno tra Marano, Lignano, Grado e lo scenario fantastico del fiume Stella e della laguna.

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In copertina e all’interno ecco alcuni esempi di cosa offre la Riviera.

(Foto Carlo Morandini)