Carso, un “laboratorio” europeo di biodiversità, resilienza e sviluppo sostenibile: via alle serate biologiche

In un territorio fragile e straordinario come il Carso, dove biodiversità, attività umane e cambiamenti climatici si intrecciano in modo sempre più complesso, Kras4Us si propone come un laboratorio europeo di buone pratiche per la conservazione e il ripristino degli ecosistemi. Finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Interreg VI-A Italia–Slovenia 2021-2027 e in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il progetto promuove azioni pilota, monitoraggi scientifici e nuovi modelli di gestione sostenibile, coinvolgendo attivamente comunità locali, agricoltori e operatori del territorio. Il progetto riunisce le partnership di Gal Carso – Las Kras, Università del Litorale (University of Primorska), Dopps – BirdLife Slovenia e l’Autorità governativa slovena responsabile della gestione, protezione e conservazione del Parco regionale delle Grotte di Škocjan, per una visione strategica del paesaggio carsico transfrontaliero.


A fare il punto sui primi risultati e sulle prospettive del progetto è stato il Simposio sulle buone pratiche per la conservazione della biodiversità nel paesaggio agricolo del Carso, svoltosi di recente a Isola, in Slovenia,con una giornata coordinata dal direttore del Gal Carso Aleš Pernarčič che ha approfondito tre aree principali: gestione sostenibile di pascoli, prati e stagni, ripristino delle aree colpite dagli incendi, rapporto tra biodiversità ed economie circolari. L’incontro ha evidenziato la complessità del sistema carsico e l’importanza di una cooperazione transfrontaliera basata su solide evidenze scientifiche. «Proteggere la biodiversità significa anche proteggere l’identità del paesaggio carsico», ha sottolineato Vladimir Ivović, dell’Università del Litorale, mentre la responsabile del progetto Sara Zupan ha evidenziato la necessità di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti operativi condivisi.

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione attiva del territorio: le praterie carsiche, tra gli habitat più ricchi di specie in Europa, dipendono da pratiche come pascolo e sfalcio, mentre gli stagni rappresentano habitat essenziali per la riproduzione degli anfibi in un ambiente povero di acque superficiali. Ampio spazio è stato riservato anche al tema degli incendi, interpretati come segnale di un sistema sotto pressione, con interventi sul piano antincendio del Carso, sugli effetti del grande incendio del 2022 sull’avifauna e sulle conseguenze per le comunità di impollinatori. Le riflessioni hanno inoltre affrontato questioni legate all’abbandono agricolo e alla frammentazione fondiaria. Il simposio ha confermato il potenziale del Carso come laboratorio di soluzioni replicabili a livello europeo, sottolineando come Kras4Us rappresenti non solo un progetto di ricerca, ma un percorso condiviso per rafforzare la resilienza degli ecosistemi e il rapporto tra ambiente e comunità.
Tutte queste tematiche saranno ulteriormente trattate in un ciclo di incontri con esperti di settore, le “Serate biologiche”, aperte a tutti in presenza nella sala conferenze dell’Università del Litorale oppure online (https://bioloski-veceri.famnit.upr.si/sl/program/), sempre con inizio alle 19. Dopo l’incontro di oggi, 18 febbraio, sul destino dei pesci cartilaginei nel Mar Adriatico, il tema degli incendi sarà trattato mercoledì 4 marzo nell’incontro “L’impatto degli incendi sulla flora carica”, mentre il 18 marzo sarà la volta di “Impollinatori nei territori carsici bruciati”, il 1° aprile sarà la volta dell’incontro “Le praterie ed i prati da sfalcio del Carso italiano e sloveno, tra conservazione e gestione”.

—^—

In copertina e all’interno, tre splendide immagini del Carso in riva al mare Adriatico e nell’entroterra, oltre ai partecipanti al Simposio di Isola in Slovenia.

Agrisolare senza vincolo di autoconsumo: Cia Fvg è grata al ministro Lollobrigida

«Il ministero si appresta a pubblicare un nuovo bando sull’agrisolare che supererà la criticità, ossia la necessità di estendere il concetto di autoconsumo e rendere la misura ancora più attrattiva». Così il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, rispondendo a un’interrogazione a risposta immediata alla Camera nella quale l’onorevole Giuseppe Castiglione chiedeva conto delle misure Pnrr che competono al Masaf.
«La scarsa adesione degli agricoltori al primo bando – spiega Franco Clementin, presidente di Cia Fvg-Agricoltori Italiani -, era proprio causata dal fatto di non poter installare in azienda kWh eccedenti l’autoconsumo. Fin dal momento della discussione della misura ci eravamo detti fortemente perplessi anche perché, d’altro canto, assistiamo all’assalto delle campagne fertili da parte di imprese e Fondi che installano il fotovoltaico a terra a fini meramente speculativi che, tra l’altro, causano un irragionevole consumo di suolo. Ben venga dunque – conclude Clementin – questa nuova iniziativa ministeriale che, speriamo, veda presto la luce senza vincoli troppo stringenti».
Per quanto riguarda ancora l’agrisolare, Lollobrigida ha aggiunto che «le positive interlocuzioni informali che abbiamo avviato e concluso con la Commissione europea permetteranno di introdurre alcune importanti novità: l’incremento del contributo a fondo perduto concesso alle imprese agricole su tutto il territorio nazionale; l’introduzione del nuovo concetto di autoconsumo condiviso (comunità energetiche rinnovabili) e l’eliminazione totale, in diversi casi, del vincolo di autoconsumo».

—^—

In copertina, agrivoltaico sui tetti di un allevamento caprino in Friuli Venezia Giulia.

Agrisolare, anche in Fvg al via il bando per poter produrre energie rinnovabili

Il bando Agrisolare pubblicato dal Mipaaf è stato oggetto di approfondimento da parte del consiglio direttivo di Confagricoltura. È stato deciso di avviare la macchina operativa che dovrà seguire su tutto il territorio nazionale le imprese che intendono partecipare al bando. Secondo le indicazioni del Ministero, il provvedimento potrà consentire una nuova capacità di generazione pari a 375mila kW da energia solare.
Soddisfazione è stata espressa dal presidente Massimiliano Giansanti e dai componenti del Direttivo per l’inclusione delle serre tra le strutture produttive contemplate nella misura del Pnrr Parco Agrisolare, proprio come aveva richiesto Confagricoltura, che si era opposta all’esclusione del comparto serricolo e delle attività forestali dalla prima stesura del provvedimento dedicato all’installazione di impianti fotovoltaici su edifici a uso produttivo nei settori agricolo, zootecnico e agroindustriale.
Per l’assistenza alle aziende fino alla scadenza della presentazione delle domande, prevista il 27 settembre, Confagricoltura lavorerà assieme ad Anb, l’Associazione Nazionale Bieticoltori che ha di recente aderito all’Organizzazione. Anche in Friuli Venezia Giulia ci si potrà rivolgere alle strutture provinciali di Confagricoltura Fvg (Udine, Pordenone e Gorizia) e alla struttura regionale con sede nel capoluogo friulano.
Le risorse stanziate per il Parco Agrisolare ammontano a 1,5 miliardi di euro, di cui 1,2 riservati a interventi nel settore della produzione agricola primaria e i restanti 300 milioni equamente ripartiti per investimenti nella trasformazione dei prodotti primari in produzioni agricole e non agricole.
I tempi sono ristretti e il bando è complesso, oltre a essere il primo dedicato al comparto nell’ambito del Pnrr. Un altro limite, già evidenziato da Confagricoltura, è rappresentato dal vincolo dell’autoconsumo, ancorché rivisto rispetto alle bozze iniziali. A tale riguardo la Confederazione continuerà a lavorare affinché nei prossimi bandi questo vincolo venga rimosso, in modo da consentire al settore primario di esprimere al massimo, tanto più nell’attuale situazione di crisi degli approvvigionamenti, la capacità di produzione di energia rinnovabile.

—^—

In copertina, Agrisolare su una cantina sociale: qui siamo a Ramuscello nella provincia di Pordenone.