Zannier e la nuova Pac in Fvg: approvate le linee strategiche, ora aspettiamo Agea

La Giunta del Friuli Venezia Giulia ha approvato il Complemento per lo sviluppo rurale del Piano strategico della Politica agricola comune 2023-2027 per la nostra regione. «Con la delibera si è compiuto l’ultimo atto formale – ha spiegato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, proponendo il documento all’Esecutivo Fedriga – che dà il via al piano che sostituisce di fatto il precedente Piano sviluppo rurale e che allinea la Regione alla nuova Pac. Ora attendiamo solo l’attivazione, da parte di Agea, della piattaforma informatica che consentirà la presentazione delle domande dei contributi da parte degli agricoltori. Si tratta – come ha spiegato ancora l’assessore – delle priorità strategiche per l’agricoltura e il mondo rurale della nostra regione che contiene anche le proposte di intervento per lo sviluppo rurale all’interno della Pac 2023-2027».

L’assessore Stefano Zannier.


Nel Complemento per lo sviluppo rurale si riportano le indicazioni di come la strategia nazionale viene declinata a livello regionale. «Si è trattato di un lavoro molto complesso – ha sottolineato l’assessore Zannier, che evidenzia alcuni elementi di criticità nel sistema – anche a causa dell’anomalia di una Politica agricola comune che è diventata quinquennale, anziché settennale. Un piano che viene redatto a livello nazionale a fronte di competenze che erano sempre state regionali. I limiti posti dal regolamento comunitario hanno sensibilmente ridotto gli spazi per le azioni di partenariato pubblico-privato, con l’eccezione del progetto “Leader” per favorire la vitalità delle aree rurali e combattere lo spopolamento con il coinvolgimento dei Gal, i Gruppi di azione locali».
Alla redazione del piano, come ha spiegato il titolare dell’Agricoltura Fvg, «si è arrivati attraverso un importante percorso partecipativo a tappe con tutti gli attori del mondo agricolo e rurale che ha permesso di fare sintesi delle esigenze e degli obiettivi del Friuli Venezia Giulia. Questo nonostante gli spazi di manovra autonomi delle Regioni sulla Pac siano stati fortemente limitati e ridotti a pochi punti percentuali del budget. Per questo la politica del Friuli Venezia Giulia è stata quella di concentrare i volumi finanziari su un numero ridotto di interventi al fine di massimizzarne l’efficacia».
L’esponente della Giunta ha fatto, inoltre, notare che «l mondo agricolo regionale ha ben chiaro, in particolare in questa non facile congiuntura economica e a fronte del cambiamento climatico, che la priorità strategica è rappresentata dagli investimenti in innovazione tecnologica». E sulla dotazione finanziaria ha aggiunto: «È vero che è aumentata, salendo a 227 milioni per i cinque anni a fronte dei 292 dell’arco temporale dei precedenti sette anni, ma è vero anche che contemporaneamente sono in proporzione diminuite le risorse del Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale».
La nuova Pac, tra le altre prescrizioni, introduce una condizionalità rafforzata a partire dal 2024: per avere accesso alle risorse economiche gli agricoltori dovranno rispettare alcuni obblighi tra cui la rotazione annuale delle colture come cambio di genere botanico al fine di abbassare l’uso di fitofarmaci e rafforzare la salubrità delle colture. Una ulteriore condizione impone di destinare il 4 per cento delle proprietà agricole ad area non produttiva a salvaguardia delle biodiversità. Previsto, inoltre, un meccanismo che incentiva la riduzione dell’uso di antibiotici negli allevamenti.

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In copertina, la coltivazione della soia in Friuli Venezia Giulia.

Agricoltura in difficoltà per i rincari: l’analisi di Zannier con Coldiretti Fvg

Rincari energetici, controllo della fauna selvatica e organismo pagatore sono stati i principali temi affrontati dall’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, nella riunione con il Consiglio direttivo di Coldiretti Fvg, a Udine, nella sede della Cciaa Pordenone-Udine. «L’aumento dei costi energetici sta mettendo in difficoltà tutte le imprese anche quelle del comparto agroalimentare – ha ricordato Zannier -; il contraccolpo più rilevante lo avverte il settore primario che non ha una linea diretta sulla commercializzazione, ma vende il prodotto alla trasformazione. Non ci sono ricette regionali specifiche per intervenire anche per questioni di competenza. C’è una forte sollecitazione rivolta al Governo centrale affinché si trovino soluzioni a favore delle imprese per l’abbattimento dei costi energetici».

Zannier alla riunione Coldiretti Fvg.

«La Regione non ha strumenti propri per intervenire se non misure di tipo finanziario – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga come si legge in una nota Arc -: abbiamo la possibilità di concedere prestiti di conduzione piuttosto che anticipi di magazzino, ma le misure di intervento dedicato devono essere nazionali». Zannier ha voluto fare un distinguo su alcune situazioni sleali nei confronti dei produttori primari: «Non si può remunerare il latte al di sotto del costo di produzione, ovvero al di sotto dei 46 centesimi; su questo bisogna continuare a mantenere alta l’attenzione. E’ una pratica sleale come indicato chiaramente nei decreti ministeriali emanati a dicembre e va segnalata per tutelare le aziende del settore. Vanno dati segnali al sistema anche in virtù dell’accordo dello scorso novembre siglato tra le organizzazioni agricole, l’industria alimentare e la grande distribuzione».
«Accanto alla necessità di individuare delle linee di intervento immediato per compensare i costi energetici – ha aggiunto Zannier – serve una visione per il futuro utilizzando, ad esempio, le risorse del Pnrr per favorire sistemi alternativi all’energia elettrica: dal fotovoltaico installato sulle coperture dei fabbricati, ai sistemi a biogas o biometano».
Sull’agrovoltaico l’assessore ha annunciato l’intenzione di effettuare delle simulazioni in campi sperimentali, in collaborazione con l’Università e i centri di ricerca, per raccogliere i dati e capire se installando queste tipologie di impianti impattanti sia possibile fare produzione agricola. Durante la riunione Zannier ha spiegato anche la già annunciata scelta di uscire dall’ambito di Agea come organismo pagatore. La prima ipotesi, ovvero l’adesione del Friuli Venezia Giulia all’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) risultava preferibile, ma è stata poi abbandonata a fronte di alcuni approfondimenti tecnico-amministrativi; è stato quindi deciso di costituire un organismo pagatore interamente interno al Friuli Venezia Giulia con una dotazione organica propria.
Quanto al controllo della fauna selvatica l’esponente regionale ha dato conto delle scarse forze da poter mettere in campo per rendere efficace il controllo, ma ha ricordato, grazie alla nuova legge regionale, l’apertura il 1° aprile della stagione della caccia e la possibilità di utilizzare i cacciatori, e non solo i forestali, sul territorio per il contenimento dei cinghiali. L’assessore regionale ha concluso evidenziando la proficua reciproca collaborazione con le categorie che ha permesso di ottenere un confronto franco e di dare risposte a diverse questioni.

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In copertina, terreni arati in  vista delle imminenti semine primaverili.

Agea-lumaca, in Fvg per i pagamenti Ue nascerà un organismo autonomo Ersa

La Regione Fvg ha imboccato la strada per costituire un nuovo autonomo Organismo pagatore degli aiuti comunitari per il Friuli Venezia Giulia che sarà operativo per effettuare i pagamenti dal 2024 e consentirà all’Amministrazione regionale di affrancarsi dalla gestione dell’organismo pagatore nazionale Agea. Lo ha riferito alla II Commissione consiliare l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali, ittiche e montagna, Stefano Zannier, il quale ha illustrato, come informa Arc, le motivazioni che hanno portato a questa scelta e le modalità da adottare per avviare l’iter di costituzione del nuovo organismo.

L’assessore Stefano Zannier.


«Il ritardo nei pagamenti da parte di Agea è ormai strutturale», ha affermato Zannier annunciando che ci sarebbe stato un incontro tra il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, tutti gli assessori regionali competenti e i vertici di Agea per fare il punto su alcune criticità. «Nel frattempo – ha aggiunto l’assessore -, altre Regioni tra cui Marche, Abruzzo e Campania, stanno uscendo dal sistema Agea che ad oggi gestisce solo 13 Regioni su venti e domani potrebbe gestirne nove».
Come ha spiegato l’esponente della Giunta Fedriga, la prima ipotesi, ovvero l’adesione del Friuli Venezia Giulia all’Agenzia veneta per i pagamenti in agricoltura (Avepa) risultava preferibile, ma è stata poi abbandonata a fronte di alcuni approfondimenti tecnico-amministrativi. «Hanno pesato sia valutazioni relative agli oneri delle risorse umane per la Regione Veneto, sia la procedura di riconoscimento, che secondo il Mipaaf non si sarebbe potuta limitare a un aggiornamento del riconoscimento di Avepa per l’estensione delle funzioni, ma avrebbe dovuto ripercorrere integralmente l’iter come nel caso di un’istituzione ex novo», ha spiegato l’assessore.
«Abbiamo quindi deciso di costituire un organismo pagatore interamente interno al Friuli Venezia Giulia con una dotazione organica propria», ha dichiarato Zannier. Ulteriori valutazioni tecniche hanno portato alla decisione di costituire una componente interna all’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia (Ersa), con una direzione a sé stante distinta da quella di Ersa che ne garantisca l’autonomia e una struttura amministrativa simile a quella del Veneto, ma proporzionalmente adeguata alle procedure di cui l’organismo pagatore si dovrà fare carico. «Attualmente stiamo ancora valutando se portare in carico al nuovo organismo sia la gestione del primo che del secondo pilastro della Programmazione comunitaria o se affidargli inizialmente solo una gestione parziale. Di certo, il passaggio avverrà gradualmente e valuteremo in corso d’opera se sia più opportuno abbandonare del tutto Agea o lasciare in capo ad essa alcune gestioni, almeno provvisoriamente», ha aggiunto il titolare dell’Agricoltura Fvg. Per rendere operativa la struttura verranno avviati percorsi assunzionali specifici per dotarsi di una pianta organica attualmente stimata in 53 addetti, con un costo medio nei prossimi anni attorno ai 3 milioni di euro l’anno. «È una scelta ambiziosa e complessa – ha rimarcato Zannier -, ma divenuta necessaria se si considera che l’attuale capacità di pagamento è di alcuni mesi, mentre il Veneto con Avepa impiega 45 giorni a liquidare i beneficiari». L’attuale Programmazione agricola comunitaria (Pac), prorogata a causa del Covid fino al 2023, conta su una dotazione finanziaria del solo Psr di 398 milioni di euro; la prossima programmazione, che abbraccerà l’arco temporale 2023-2027, dovrebbe assegnare al Friuli Venezia Giulia una dotazione ancora incerta, ma comunque del medesimo ordine di grandezza rapportata alle sole cinque annualità.

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In copertina, si provvede all’aratura dei terreni in vista delle semine.

Nuovi impianti viticoli: le domande vanno presentate entro il 31 marzo

La domanda di autorizzazione di nuovi impianti viticoli può essere presentata fino al 31 marzo prossimo e deve contenere la regione o le regioni su cui si chiede il via libera, le superfici e la scelta dei criteri di priorità. E’ stata infatti pubblicata il 10 febbraio – come informa Il Punto Coldiretti – la circolare Agea con le istruzioni per ottenere le autorizzazioni per nuovi impianti, reimpianti viticoli e per la costituzione e aggiornamento del Registro informatico pubblico delle autorizzazioni per gli impianti viticoli. Come è noto, dal 2016 (e fino al 2030) si possono impiantare vigneti da uva da vino solo se si dispone di un’autorizzazione.
Dal 2018, inoltre, è stato fissato un tetto massimo per ogni domanda di 50 ettari. E’ possibile avvalersi dei criteri di priorità che sono: organizzazioni senza scopo di lucro con fini sociali che hanno ricevuto terreni confiscati per reati di criminalità, superfici caratterizzate da vincoli naturali, viticoltori che hanno applicato le norme della produzione biologica sull’intera superficie vitata per almeno 5 anni precedenti alla domanda.
La circolare ricorda che a seguito dell’emergenza Covid-19 la durata delle autorizzazioni all’impianto o al reimpianto scadute nel 2020 è prorogata fino al 31 dicembre 2021. Inoltre, i produttori in possesso di autorizzazioni per nuovo impianto in scadenza nel 2020 non sono passibili delle sanzioni – anche per una quota parte dell’autorizzazione – a condizione che comunichino al Mipaaf e alla Regione o Provincia Autonoma competente entro il 28 febbraio 2021 che non intendono avvalersene e che non desiderano beneficiare della proroga di validità
Secondo le scelte effettuate dalle regioni per il 2021 la soglia massima in ettari è di 50 ettari per la Valle d’Aosta, 20 ettari per il Piemonte, 2 ettari per la Lombardia, 2 ettari per la Provincia autonoma di Trento, 0,3 ettari per la Provincia autonoma di Bolzano, 1 ettaro per il Friuli Venezia Giulia, 1 ettaro per il Veneto, 2 ettari per la Liguria, 1 ettaro per l’Emilia Romagna, 10 ettari per le Marche, 30 ettari per la Toscana, 25 ettari per l’Umbria, 25 ettari per il Lazio, 10 ettari per l’Abruzzo, 5 ettari per il Molise, 3 ettari per la Campania, 20 ettari per la Puglia, 2 ettari per la Basilicata, 5 ettari per la Calabria, 5 ettari per la Sicilia e 7 ettari per la Sardegna.

 

 

Gli “aiuti accoppiati” in agricoltura: ecco le istruzioni di Agea

Agea, cioè l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, ha reso noto che per la campagna 2020 il plafond per gli “aiuti accoppiati” è di 478.600.000 euro, vale a dire il 12,92% del totale nazionale degli aiuti, e interessa il settore zootecnico, dei seminativi e delle colture permanenti. Lo precisa la circolare pubblicata il 18 gennaio scorso con le indicazioni su disciplina e controlli per la campagna 2020 relativi al sostegno accoppiato previsto dall’articolo 52 del regolamento Ue 1307/2013. Ecco, pertanto, le misure per le quali l’agricoltore può chiedere il sostegno accoppiato.

Zootecnia

Per i bovini da latte, premio per vacche da latte ; vacche da latte associate ad allevamenti situati in zone montane. Premio per le bufale di età superiore a 30 mesi.
Per i bovini da carne premio per le vacche nutrici di razze da carne o a duplice attitudine iscritte nei Libri genealogici o nel Registro anagrafico delle razze bovine ; vacche a duplice attitudine iscritte nel Libri genealogici o nel Registro anagrafico, facenti parte di allevamenti che aderiscono a piani di gestione della razza; vacche nutrici non iscritte nei Libri genealogici o nel registro anagrafico e appartenenti ad allevamenti non iscritti nella Bdn come allevamenti da latte.
Per i bovini macellati premio ai capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione ; ai capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per un periodo non inferiore ai dodici mesi; premio ai capi bovini macellati di età compresa tra i 12 e 24 mesi aderenti a sistemi di qualità nazionale o regionale e allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; capi macellati di età compresa tra i 12 e 24 mesi aderenti a sistemi di etichettatura facoltativa riconosciuti e allevati per un periodo non inferiore a sei mesi prima della macellazione; capi di età compresa tra i 12 e 24 mesi allevati per almeno sei mesi e certificati a denominazione di origine protetta o indicazione geografica protetta.
Per gli ovi-caprini premio agnelle da rimonta e capi macellati.

Seminativi

Premio alla coltivazione di soia nelle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Premio alla coltivazione delle proteaginose, delle leguminose da granella e di erbai annuali di sole leguminose nelle Regioni Toscana, Umbria, Marche e Lazio.
Premio alla coltivazione di frumento duro nelle Regioni Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna.
Premio alla coltivazione di leguminose da granella e erbai annuali di sole leguminose nelle Regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna
Premio per il settore riso, per il settore barbabietola da zucchero e per il settore pomodoro da destinare alla trasformazione.
Per l’ olio di oliva premio alle superfici olivicole nelle Regioni Liguria, Puglia e Calabria, alle superfici olivicole in Puglia e Calabria caratterizzate da una pendenza media superiore al 7,5% e alle superfici olivicole che aderiscono a sistemi di qualità,

Il sostegno accoppiato deve essere chiesto dall’agricoltore interessato nella domanda unica di pagamento e, ai fini del percepimento del contributo, lo stesso agricoltore deve possedere il requisito di agricoltore in attività. Per l’aiuto accoppiato per la zootecnia la domanda unica deve essere riferita ad almeno tre Uba e almeno cinquemila metri quadrati per l’aiuto previsto per le superfici.

 

Distillazione sottoprodotti della vinificazione: le istruzioni dell’Agea

L’Agea ha pubblicato le istruzioni per l’accesso alla misura della “distillazione dei sottoprodotti della vinificazione – alcol uso industriale” relativa alla campagna 2020/2021. Possono accedere all’intervento i distillatori. I produttori che hanno trasformato uve in vino devono consegnare fecce e vinacce al distillatore per la trasformazione in alcol a fini industriali o energetici.
Il documento Agea – come riferisce in una nota Il Punto Coldiretti – precisa che gli aiuti per grado e per ettolitro sono pari a 1,10 euro per l’ alcol etilico da vinaccia 1,10 e 0,50 euro per l’ alcol etilico da vino e fecce, mentre il distillatore riconoscerà al produttore 0,016 euro per Kg. Se però il trasporto al centro di raccolta è a carico del distillatore, l’aiuto è nel limite massimo del 10% rispetto al volume di alcol contenuto nel vino prodotto su base nazionale.
Definito anche il calendario per le consegne dei sottoprodotti ai distillatori: per le vinacce, entro 30 giorni dalla fine del periodo vendemmiale; per le fecce, entro 30 giorni dal loro ottenimento e comunque entro il termine ultimo del 31 luglio.
La distillazione dei sottoprodotti deve avvenire entro il 20 giugno 2021, sia per le vinacce che per le fecce. Tuttavia, per i quantitativi di fecce e vinacce non distillate entro tale termine l’ultima scadenza per la distillazione è il 31 luglio 2021.
Quanto alle caratteristiche dei prodotti per le vinacce sono richiesti 2,8 litri di alcool anidro (effettivo e potenziale) per 100 kg; per le fecce di vino 4 litri di alcool anidro per 100 Kg, a 45% di umidità, previa denaturazione.
Per incassare l’aiuto, l’alcol ottenuto dalla distillazione dei sottoprodotti deve avere un titolo alcolometrico pari o superiore al 92% volume e deve essere utilizzato esclusivamente per fini industriali o energetici.

 

Mais, soia e vite dominano le superfici coltivate in Fvg

Nel Friuli Venezia Giulia, al momento, la maggior parte della superficie agricola coltivata con specie arboree è destinata alla viticoltura, con 27 mila ettari di vigneto. Mentre, tra le orticole praticate all’aria aperta, è in crescita quella dell’asparago, con 180 ettari. Le coltivazioni cerealicole più diffuse sono il mais con 40.021 ettari, il frumento tenero con 8.780, l’orzo con 8.223 e il sorgo con 1.640 ettari. Questi dati, assieme a quelli delle altre principali colture praticate in Fvg, si ricavano dalle rilevazioni periodiche effettuate dall’Ersa, l’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale, per adempiere agli obblighi Istat.

Un dato rilevante, è stato evidenziato, come riferisce Arc, in occasione di una visita all’Ersa dell’assessore regionale alle Risorse rurali e agroalimentari, Stefano Zannier, proviene dalla conferma della consistenza delle colture specializzate, come i radicchi (50 ettari) o le zucchine (10). “Tengono” anche le legnose fruttifere, delle quali fa parte pure la vite: tra esse, l’actinidia o kiwi, coltivazione introdotta in Friuli Venezia Giulia sperimentalmente una trentina d’anni fa e che ora interessa ben 520 ettari di superficie avendo la specie trovato un ottimo ambientamento. Mantiene le posizioni rispetto al passato anche l’olivicoltura, con 260 ettari coltivati, che genera prodotti di pregio rappresentativi della qualità raggiunta dal mondo rurale regionale.
Tra le leguminose, risulta stabile la coltivazione del pisello che, con 800 ettari, costituisce un elemento importante dell’economia agraria. Ma notevole consistenza per l’economia dell’agricoltura Fvg, rivestono anche le piante oleaginose: la soia con 28.733 ettari, il girasole con 3.858 e il colza con 2.636 ettari.

Quelli che, a livello puramente statistico, l’Istat definisce come “altri cereali”, cioè farro, miglio, panico, tritordeum, grano saraceno e spelta, interessano una superficie di 200 ettari. Infine, la patata, per quanto attiene alle sue varietà comuni, non precoci, è presente su 126 ettari.
I dati sulle superfici agrarie coltivate, raccolti dalla Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche, con la quale ha collaborato la Direzione generale della Regione, sono stati ricavati da fascicoli aziendali gestiti da Agea. Le rilevazioni sono in linea con quelle presentate nel Rapporto 2019 alla congiuntura del settore agricolo nel Friuli Venezia Giulia, pubblicate sul sito dell’Ersa.

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In copertina coltivazione di mais e all’interno di vite e soia.

Le colture ai raggi X in Fvg: bene il melo, ma ora vola il nocciolo

“La situazione attuale delle colture in Friuli Venezia Giulia conferma il buon andamento del melo con oltre 1.200 ettari e registra il forte incremento della coltivazione del nocciolo le cui superfici superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone”. Lo ha reso noto l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna, Stefano Zannier, sulla base delle rilevazioni su alcune colture effettuate dall’Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) per adempiere agli obblighi Istat attuate nello scorso mese di giugno. I dati delle superfici, in ettari, provengono da Agea, mentre le produzioni, in quintali, sono state stimate a partire dalla resa, parametro che cambia a seconda delle condizioni e l’Ersa in questo caso ha utilizzato valori validati per il Fvg con fonti interne e del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Crea). Alla raccolta e alla validazione dei dati hanno collaborato la Direzione generale della Regione Fvg e la Direzione centrale risorse agroalimentari, forestali e ittiche. L’Istat ha chiesto, al momento, di considerare le seguenti colture: patata novella, carciofo e alberi da frutto quali melo, pero, pesco, pesco nettarina, mandorlo e, appunto, nocciolo.

Stefano Zannier

Per la patata (126 ettari di superfice coltivata) – informa una nota Arc – si tratta della prima raccolta, che coinvolge quelle varietà precoci (circa il 10% di quelle coltivate in regione) inadatte alla conservazione e destinate alla vendita diretta, mentre il carciofo resta una coltura marginale (meno di un ettaro investito). Per quanto riguarda invece gli alberi da frutto, si nota la marginalità dell’incidenza del mandorlo (solo 5 ettari in regione) rispetto alle altre colture fruttifere. Tra queste non sorprendono i dati raccolti di melo (oltre 1.200 ettari per varietà commerciali come Gala, Golden Delicious, Red Delicious, Granny Smith, Fuji, Pink Lady, senza dimenticare la nicchia costituita dalle varietà antiche tipiche della regione – Gialla di Priuso, di Corone, Ruggine Dorata, Rosso Invernale, Chei di Rose, Naranzinis, Striato Dolce, Zeuka, Marc Panara, Blancon – e poi pero e pesco, in quanto le superfici investite risultano in linea con quelle degli altri anni (rispettivamente 122 e 109 ettari).

Si registra un’impennata delle superfici destinate al nocciolo, che superano i 250 ettari, ripartiti tra le province di Udine e Pordenone. La messa a dimora di nuovi alberi, infatti, è iniziata circa due anni fa, per soddisfare la richiesta sempre maggiore di nocciole italiane, sia per il consumo fresco sia per la trasformazione nell’industria dolciaria. Si tratta di una specie molto adattabile. Ad oggi, in Italia, la quasi totalità della produzione avviene solo in Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia. Per questo motivo, il nocciolo ha attirato l’attenzione di diversi agricoltori in Friuli Venezia Giulia, e l’Ersa ha svolto un importante studio sull’attitudine dei suoli alla sua coltivazione, che ha determinato un rilevante riscontro positivo. Si ricorda, tuttavia, che la presenza della cimice asiatica nel 2019 ha rappresentato, purtroppo, un problema, in quanto il nocciolo ne è risultato vulnerabile. Anche nel pesco è stata segnalata la presenza di adulti del temutissimo insetto, talvolta anche con danni ai frutti.

La provincia di Udine – ha rilevato infine l’assessore Zannier – rappresenta oltre il 60% della superficie agricola utilizzata, di conseguenza è facile immaginare che anche le colture esaminate siano concentrate in questa area: per la patata si arriva al 71% (segue Pordenone con 22%), per il melo 53% (segue Pordenone con il 45%), per il pero 78% (segue Gorizia col 20%), per il pesco 77% (segue Gorizia col 19%), per il pesco nettarina 71% (segue Gorizia col 25%), per il mandorlo l’80% (il rimanente 20% a Pordenone), per il nocciolo il 54% (segue Pordenone con il 45,9%). Trieste rappresenta meno dell’1% della superficie agricola utilizzata in Friuli Venezia Giulia e, per questo motivo, l’apporto alle colture esaminate è trascurabile (si parla di superfici totalmente assenti o di molto inferiori all’ettaro)”.

Mele prodotte in Friuli.

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In copertina, nocciole in Fvg nella fase estiva di accrescimento.