Confagricoltura Fvg e l’accordo Ceta: tutto ok per San Daniele e Prosecco

«A cinque anni dall’entrata in vigore dell’accordo Ceta tra Unione europea e Canada, i risultati confermano performance largamente positive per l’Ue, l’Italia e per l’export agroalimentare. Confagricoltura Fvg aveva sostenuto già allora l’intesa, che si è rivelata positiva non solo dal punto di vista commerciale, ma anche nel contesto macroeconomico e politico». Così il presidente regionale di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina, commenta i dati diffusi dalla Commissione europea in occasione del primo lustro di applicazione del Ceta.

Il presidente Philip Thurn Valsassina.


In una nota, la Commissione fornisce i dati e conferma che ci sono state significative ricadute per l’economia e per i consumatori: gli scambi bilaterali e bidirezionali di merci tra l’Ue e il Canada sono aumentati del 31 per cento negli ultimi cinque anni, raggiungendo i 60 miliardi di euro, con un ritmo di crescita medio annuo, tra il 2017 e il 2021, del 5,5 per cento, superiore di oltre un punto percentuale rispetto alla performance del “Made in Italy” verso il mondo. Per l’Italia (che, ancora, non ha ratificato l’accordo), la crescita delle esportazioni verso il Canada dall’entrata in vigore del Ceta è stata del 36,3 per cento, raggiungendo nel 2021 quota 7 miliardi, con un aumento del 15 per cento dei posti di lavoro (il secondo maggior incremento dopo la Germania, a livello Ue).
Tra le voci più performanti dell’export tricolore figura proprio l’agroalimentare (prosciutto di San Daniele compreso), cresciuto del 41 per cento, con aumenti dell’82 per cento in cinque anni nell’ortofrutta trasformata e del 24 per cento nel comparto bevande (Prosecco compreso), spiriti e aceti. Nel quinquennio, anche grazie all’alimentare, il Canada è diventato la nostra decima destinazione al di fuori dell’Ue guadagnando quattro posizioni. Pure i dati parziali di quest’anno confermano tale buona dinamica: +28,8 per cento per il nostro export nel primo semestre rispetto allo stesso periodo del 2021.
«Siamo convinti che gli accordi commerciali bilaterali sottoscritti dall’Ue siano, in generale, un valido strumento per supportare la crescita delle esportazioni agroalimentari regionali e italiane – sostiene Thurn Valsassina – anche per la tutela assicurata alle Indicazioni Geografiche. Il Ceta, inoltre, offre l’occasione di allargare le intese. A fine mese, durante il programmato incontro tra il Commissario Ue all’agricoltura e le autorità di Ottawa, si potrà siglare un accordo per l’aumento delle importazioni di ammoniaca sul mercato europeo, come contributo per evitare una carenza di fertilizzanti nella Comunità».

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In copertina, prosciutti in fase di stagionatura a San Daniele; qui sopra, bollicine di Prosecco.

Dai vini ai prosciutti e ai formaggi Fvg: bene le vendite in Canada

«Gli ultimi dati relativi all’accordo Ue-Canada (Ceta) dimostrano che l’unica strada perseguibile per rilanciare l’export, in base a principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti, è quella dei negoziati bilaterali. L’alternativa, a seguito pure della difficoltà di intese Wto, finisce per essere quella dei rapporti di forza basati sull’imposizione di dazi e sulle inevitabili misure di ritorsione, come sta accadendo, negli ultimi tempi, tra Ue-Usa», ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina.
In base alle elaborazioni del Centro Studi dell’organizzazione imprenditoriale su dati Istat, infatti, a seguito dell’accordo Ceta, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani sul mercato canadese sono aumentate, nel complesso, del 9,7 per cento (gennaio-settembre 2019 su stesso periodo 2018). Circa un quinto dell’export totale, in valore, dell’Italia verso il Canada è composto da prodotti agricoli e agroalimentari e, di questi, quasi il 40 per cento è costituto da prodotti vitivinicoli (7,7 milioni di euro il valore di quelli del Friuli Venezia Giulia, pari al  5,5 per cento delle esportazioni enoiche regionali, in crescita del 13 per cento l’anno).
C’è sempre più interesse per vini e spumanti “Made in Italy” di qualità, tanto è vero che le esportazioni di imbottigliato in recipienti superiori a 2 litri (come a esempio il vino sfuso o in damigiana) sono fortemente diminuite, sia in valore, sia in quantità (-33,8 per cento). C’è indubbiamente una fascia di consumatori che apprezza i vini e gli spumanti italiani (+12 per cento) di qualità, trainati dal Prosecco Doc, e che sono disposti a spendere di più.
Il Ceta – pone ancora in evidenza l’organizzazione degli imprenditori agricoli – fa bene anche alle esportazioni dei formaggi italiani i quali, nel primo trimestre 2019, sembravano avere avuto una battuta d’arresto e che invece, tra giugno e settembre, risultano al di sopra della media mensile. Importante poi nell’accordo Ue-Canada, ad avviso di Confagricoltura, pure la tutela delle Indicazioni geografiche agroalimentari, in particolare delle 10 che rappresentano il 90 per cento del valore dell’export di tutte le denominazioni agroalimentari del nostro Paese. È il caso delle denominazioni “Prosciutto San Daniele” e “Prosciutto di Parma” che non potevano essere utilizzate in Canada da oltre 20 anni.

Il prosciutto Dop San Daniele. 

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In copertina, spumanti friulani di qualità: in Canada c’è sempre maggior interesse.