A Tolmezzo 25 bovine dell’Alto Friuli tornate dall’alpeggio all’Asta d’Autunno

L’Associazione allevatori del Friuli Venezia Giulia ha organizzato per il 12 ottobre, a Tolmezzo, l’Asta d’Autunno, il mercato regionale delle bovine di razza Pezzata bruna e Pezzata rossa italiana. All’appuntamento, che sarà ospitato a partire dalle 11 al centro zonale aste di via Paluzza, parteciperanno 19 aziende zootecniche della montagna che metteranno in vendita un totale di 25 bovine, «animali – spiega il direttore di AaFvg, Andrea Lugo – di diverse età reduci al 99% dall’alpeggio estivo».
L’evento si svolgerà come una tradizionale asta, con offerte al rialzo e l’aggiudicazione al miglior offerente. «Interpretiamo l’asta come una vera e propria festa per gli allevatori, un momento in cui finalmente potranno ritrovarsi insieme dopo l’interruzione dovuta al Covid», spiega ancora Lugo, ricordando che l’Asta è stata sospesa dal 2020 al 2022. Si tratta, tra l’altro, di un unicum a livello regionale. Delle diverse aste bovine che venivano organizzate fino a qualche anno fa, quella di Tolmezzo è rimasta l’unica e pertanto assume un significato ancor più rilevante che giovedì sarà preceduto da un momento dedicato agli studenti – 70 in tutto provenienti dall’Itas di Cividale e dal Solari di Tolmezzo – ai quali sarà dedicata una lezione sulla razza Pezzata rossa italiana a cura di Anapri. La giornata si concluderà con un pranzo conviviale offerto dagli alpini di Paularo.

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In copertina, bovine di razza Pezzata rossa italiana al pascolo in montagna.

Allevatori Fvg tra ambiente e territorio: dalle pratiche nitrati ai piani agronomici

L’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia ha potenziato l’ufficio ambiente e territorio, un servizio attivo ormai da una decina d’anni che nel tempo è però divenuto via via più strategico tanto da spingere l’associazione presieduta da Renzo Livoni a farne una realtà più strutturata che oggi può contare due agronomi, due dipendenti dell’AAFvg e uno studio legale. La decisione è figlia del fatto che per le aziende zootecniche oggi la gestione delle ricadute ambientali dell’attività sono divenute ancor più cruciali e vanno gestite lungo tutto il percorso, da monte a valle, sia per le piccole stalle che per quelle più strutturate.

Andrea Lugo e Renzo Livoni


La convivenza con il vicinato è fondamentale e perché possa essere gestita con il massimo della trasparenza diventa fondamentale certificare l’impatto degli allevamenti sull’ambiente che deve essere sostenibile. Una condizione questa che in Fvg è la norma a differenza di altre regioni: «Da noi la densità di allevamenti – spiega Andrea Lugo, direttore dell’Associazione Allevatori Fvg – è un sesto rispetto a quello della Lombardia. Siamo una regione virtuosa e dobbiamo far sì che questa condizione si confermi nel tempo. Negli ultimi anni la zootecnia è andata a concentrare le aziende, da tante micro realtà polverizzate se ne sono create di grosse dimensioni, ma a parità di latte e con una produzione di azoto che in rapporto alla superficie (rapporto sovrinteso dalla direttiva Nitrati) vede il Fvg in buona posizione a differenza come detto di altre regioni italiane».
Tra le tematiche affrontate all’Ufficio ambiente figurano anzitutto l’assistenza alla aziende per le pratiche nitrati, la comunicazione di spandimento e il piano di utilizzazione agronomica. Il servizio si avvale inoltre di una convenzione con uno studio legale esperto in tematiche ambientali per fornire ai soci pareri sulle problematiche ambientali e, laddove necessario, anche una consulenza più specialistica. «L’obiettivo che ci siamo dati per l’ufficio è duplice e investe sia l’interno che l’esterno – conclude Lugo -. Vogliamo rendere più trasparente l’attività degli allevatori verso i consumatori, per evitare fraintendimenti, e d’altro canto coinvolgere soci e organizzazioni di categoria diventando per entrambi un punto di riferimento per tutte le problematiche di tipo ambientale».

Allevatori Fvg protagonisti in piazza alla Festa del formaggio che torna a Gemona

L’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia torna in piazza con tanti appuntamenti e con una piccola mostra di bovine da latte alla festa “Gemona, formaggio… e dintorni” che si terrà nella cittadina pedemontana da domani al 13 novembre. Il quartier generale degli allevatori friulani sarà ospitato anche quest’anno in piazza del Ferro sotto la grande tensostruttura allestita per l’occasione dove si terranno – grazie al fondamentale supporto dell’Ersa – dimostrazioni, convegni, conferenze stampa, premiazioni. Appena fuori dal tendone sarà allestita una piccola mostra di animali che ospiterà le razze bovine in via di estinzione come la Grigio alpina, e la Pustertaler, assieme a capre e conigli per la gioia dei più piccoli.


In occasione dell’inaugurazione, in programma per domani alle 18.30 sotto la loggia del municipio, l’Aafvg premierà i vincitori del Concorso formaggi a latte crudo e taglierà la forma vincitrice, mentre le restanti andranno all’asta (il ricavato sarà devoluto in favore di un’associazione del territorio) domenica, dalle 15.30, sempre in piazza del ferro.
Sabato il sipario sullo spazio gestito dagli Allevatori si alzerà di prima mattina con il convegno “Agrivoltaico nelle aziende agricole e zootecniche“, in programma per le 10.30. Seguiranno, dalle 14 alle 15.30 e dalle 16.30 alle 18, due dimostrazioni di caseificazione del latte. Domenica nuova dimostrazione dalle 9 alle 10.30, seguirà a ruota un un secondo convegno, “Cambiamenti climatici in Fvg: quali foraggere in alternativa al mais“, per finire alle 15.30 con l’asta dei formaggi. Un cenno a parte merita la conferenza stampa in programma per sabato mattina, alle 9.30, durante la quale i vertici di Aafvg, in particolare il presidente Renzo Livoni e il direttore Andrea Lugo, presenteranno l’e-commerce dell’associazione, prima iniziativa nel suo genere a livello nazionale.

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In copertina e all’interno bovini delle razze Grigio alpina e Pustertaler in arrivo a “Gemona, formaggio… e dintorni”.

Allevatori Fvg, una raccolta di fondi per aiutare la famiglia Del Negro di Paularo

La grande famiglia degli allevatori friulani si stringe attorno a quella di Daniele Del Negro, l’agricoltore-musicista di 42 anni morto domenica in un incidente stradale in Austria e che a Paularo guidava l’azienda agricola “Stelutes Alpines”. L’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia si è subito attivata per andare in aiuto della famiglia nella gestione dell’allevamento delle capre e del relativo piccolo caseificio aziendale di cui si sono fatti carico alcuni allevatori della zona finché non sarà trovata una soluzione stabile. Parallelamente, l’AaFvg ha anche attivato una raccolta fondi per sostenere la famiglia Del Negro. Chiunque volesse partecipare può farlo utilizzando l’Iban IT 11 U 01030 63750 00000 2343217 con la causale “Donazione famiglia Del Negro Daniele”.

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In copertina, l’allevatore Daniele Del Negro con l’inseparabile chitarra morto a 42 anni.

Non solo formaggi, a Malga Montasio ecco l’amaro con le erbe dei pascoli

Non solo latte e prodotti caseari. Malga Montasio, la struttura gestita dagli Allevatori Fvg che anche quest’anno si sta confermando tra i protagonisti dell’estate turistica in Friuli Venezia Giulia, allarga il suo paniere. All’agriturismo condotto dall’associazione sono stati, infatti, appena presentati i liquori prodotti con le erbe dei pascoli e con il latte prodotto dalle vacche – oltre 200 anche quest’anno – condotte in quota.
I nuovi prodotti sono quattro: l’Amaro del Montasio, a base di erbe dei pascoli della malga, e il Liquore al latte di malga, aromatizzato alla menta, al caramello e alla liquirizia. Le bottiglie da mezzo litro sono una piccola opera d’arte: fasciate in un’elegante etichetta che riproduce su carta la profondità dell’altopiano, abbracciato dalle Alpi Giulie e affacciato sulla maestosa catena del Canin.
«Abbiamo pensato di valorizzare ulteriormente la malga, nota per essere quella che dà il nome all’unica Dop del settore lattiero caseario in Fvg, il formaggio Montasio, anche per produrre liquori, distillati di profumi e sapori dell’altopiano, da servire a fine pasto alle migliaia di turisti che salgono in quota e si fermano all’agriturismo e da vendere allo spaccio, insieme ai nostri prodotti tipici, dal latte ai formaggi, passando per burro e ricotta», spiega il direttore dell’Aafvg, Andrea Lugo.
Con l’appoggio dei soci, a partire dal presidente Renzo Livoni, il direttore ha spinto con forza e determinazione sullo sviluppo della malga, divenuta in questi ultimi anni, grazie a importanti investimenti, a ricchi calendari d’iniziative e non ultimo all’arrivo del Giro d’Italia, una meta “classica” delle scampagnate fuori porta, anche di qualche giorno, grazie alle sette camere dell’agriturismo.

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In copertina, l’Amaro del Montasio e qui sopra gli altri prodotti della Malga.

 

Malga Montasio riapre i battenti: da metà mese 200 bovine saranno al pascolo

Riapre i battenti malga Montasio ed è subito presa d’assalto. Alzate le serrande lo scorso fine settimana, l’agriturismo gestito dall’Associazione allevatori Fvg, che ogni estate accoglie migliaia di visitatori sia dal Nordest che dai Paesi vicini, non ha dovuto attendere l’arrivo dei primi turisti. Complice il caldo atipico per l’inizio di giugno e la voglia di libertà lasciataci dal lungo periodo di pandemia, che ben si coniuga con gli spazi aperti dell’altipiano sopra Chiusaforte, il primo weekend di attività è stato subito di grande lavoro per il personale della struttura che oltre al ristoro agrituristico gestisce anche il caseificio, lo spaccio e il pascolo. Per vedere animato quest’ultimo ci vorrà ancora una decina di giorni. “Le vacche – spiega Andrea Lugo, direttore dell’AaFvg – arriveranno verso la metà del mese di giugno. Anche quest’anno ne ospiteremo circa 200. A oggi abbiamo prenotazioni per 193 capi, di cui 155 vacche e 38 tra manze e giovenche. A queste si aggiungono 15 maiali. Gli animali arrivano da 35 allevamenti di 24 Comuni della regione”.
Al pascolo si potranno ammirare diverse razze a partire dalla Pezzata rossa friulana, passando per esemplari di Frisona, Bruna, Grigio Alpina e Pinzgauer. Un vero spettacolo per quanti raggiungeranno da qui a fine settembre i 1.500 metri di quota della malga.
L’Associazione allevatori del Friuli-Venezia Giulia gestisce la malga dal lontano 1960 e ogni anno arricchisce l’offerta con qualche novità. Così, nel corso dell’ultimo decennio, sono state aperte le stanze (quasi sempre sold-out), è stato arricchito il menu dell’agriturismo, che oggi va dall’antipasto al dolce, la Dop Montasio (che dall’altopiano prende il nome e qui ha la fascetta numero 0) viene lavorata usando solo latte di Pezzata rossa e marchiata prodotto di montagna, ed è stato ospitato pure il Giro d’Italia per il primo arrivo in malga nella storia della corsa rosa. Quest’anno è stato rinnovato l’interno dell’agriturismo, con una nuova posizione del banco, che contribuisce a migliorare gli spazi e a renderli più ariosi.
Insomma, al netto della gestione del pascolo, l’AaFvg ha saputo inventare un sistema turistico sul Montasio che è diventato un vero e proprio marchio, un valore per il sistema allevatoriale della regione che fa bene anche alla montagna, al turismo, all’immagine del Friuli Venezia Giulia.

 

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In copertina e all’interno due immagini dello spaccio di Malga Montasio.

“Macellazioni d’urgenza, i nuovi costi sono insostenibili per le stalle Fvg”

Nuova batosta per la zootecnia. Dal primo gennaio, a un prezzo del latte alla stalla ancorato sotto i 40 centesimi al litro (appena sufficienti a coprire i costi di produzione) e ai rincari dei costi energetici, delle materie prime e dei mangimi, si è aggiunto l’aumento dei costi della macellazione d’emergenza, causato dalle nuove disposizioni del Decreto legge 32/2021. La norma prevede che, rispetto a quanto accadeva prima della sua entrata in vigore, quando i costi delle Msu, macellazioni di capi bovini destinati all’abbattimento per cause accidentali, erano assorbiti in parte dal Sistema sanitario nazionale, ora questi ricadranno interamente sul macellatore che naturalmente si rivarrà sulle stalle.

Andrea Lugo e Renzo Livoni.


A dare l’allarme – come informa una nota – è l’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia che ha calcolato l’entità dell’aggravio di spesa per le aziende zootecniche a singola macellazione: «Tra i costi per il trasporto dell’animale abbattuto in stalla, l’operazione di macellazione d’urgenza, le analisi che prevede il nuovo decreto e la remunerazione del veterinario che schizzerebbe addirittura a 80 euro all’ora per gli interventi eseguiti fuori dall’orario programmato di macellazione, arriviamo a un importo di spesa per capo di circa 200-250 euro. Se pensiamo che mediamente un animale macellato d’urgenza non porta più di 200, massimo 300 euro nelle casse dell’allevatore – denuncia il presidente dell’Aafvg, Renzo Livoni – è chiaro che per la categoria questa novità normativa si traduce nell’ennesima mazzata».
Niente affatto marginale se si considera che, a dispetto della definizione, non sono pochi i casi di macellazione d’urgenza in Fvg. Si parla in media di un migliaio di interventi all’anno, tra i 300 e i 400 in provincia di Pordenone, tra i 600 e i 700 in quella di Udine. «Questo provvedimento – continua Livoni – è un altro elemento disincentivante l’attività zootecnica e contribuisce alla chiusura di ulteriori stalle nel nostro territorio, attività che non sono più in grado di reggere a questa sfilza continua di aggravi di costi. Senza contare che i macellatori si trovano già in seria difficoltà nel gestire le macellazioni d’urgenza essendo rimasti appena tre – Gattel a Pordenone, Battilana a Basiliano, Pressacco a Rivignano e Tilatti a Bertiolo – quelli operativi in regione».
«Non possiamo più rimanere inermi dinanzi a questi provvedimenti che ipotecano una volta in più il nostro settore già duramente ridimensionato nel corso degli ultimi anni. Facciamo quindi appello alla politica regionale per mitigare gli effetti negativi di questo provvedimento, trovando le forme per ristorare gli allevatori almeno parzialmente dei costi che ora ricadono completamente sulle loro spalle – aggiunge Andrea Lugo, direttore di Aafvg -. Come Associazione Allevatori siamo anche disponibili a farci carico di alcuni aspetti inerenti le macellazioni d’urgenza, organizzandoci per il trasporto e abilitando qualche operatore a questo tipo d’interventi, ma abbiamo bisogno di un chiaro sostegno dell’amministrazione regionale».

 

A Gemona “capitale” del formaggio sono protagonisti gli allevatori Fvg

«Gemona è da sempre la “capitale” del formaggio: una produzione genuina e di alta qualità, che coniuga conoscenza, capacità e tradizione», ha detto ieri dall’assessore regionale alle Finanze, Barbara Zilli, prima di partecipare ad “AgriFieste” per il simbolico taglio della prima fetta. Come ha sottolineato l’esponente della Giunta Fedriga, «il solo senso della festa e del ritornare in piazza in sicurezza ci fa vivere quel senso di comunità che le restrizioni causate dalla pandemia ci avevano fatto perdere».
Forte e solido poi, secondo Barbara Zilli, è il legame che unisce il territorio friulano e l’eccellenza casearia frutto del lavoro di una filiera che parte dagli allevatori e arriva fino alle latterie turnarie. Infine, l’assessore – presente anche il collega Sergio Emidio Bini, responsabile di Attività produttive e Turismo – ha lanciato l’invito a consumare i prodotti del Friuli Venezia Giulia, perché così facendo «da una parte si vanno a sostenere i produttori locali, soprattutto quelli più piccoli, che per mantenere alti standard di qualità devono compiere grandi sforzi per essere competitivi sul mercato; dall’altra, come consumatori, abbiamo la garanzia di acquistare un prodotto a “chilometro zero” che oltre a soddisfare il palato è prezioso anche per la nostra salute».

Formaggi freschi e in stagionatura.

Una festa, quella del formaggio di Gemona, che vede protagonista anche l’Associazione allevatori Fvg, la quale annovera la sua decima presenza in piazza del Ferro in occasione della Festa del Ringraziamento, celebrata fino all’esplosione della pandemia nella cornice di “Gemona, formaggio… e dintorni” e che ora, dopo la sospensione causa Covid, ritorna nell’ambito dell’AgriFieste, manifestazione organizzata dalla Pro Glemona, in collaborazione tra gli altri proprio con Aafvg, in scena anche oggi e domani nel centro storico della cittadina pedemontana, dopo essere appunto cominciata ieri.
Come sempre, il contributo organizzativo e di proposta messo in campo dall’Associazione allevatori sarà importante e si concentrerà in particolare nella giornata di domani 14 novembre, giorno della Festa del Ringraziamento. Dopo la messa, la benedizione dei trattori e la sfilata del carro contadino per le strade del centro, in programma per la mattina, alle 15 sarà presentato il libro fotografico “Latte in forma – Gemona, Formaggio e dintorni 2010-2019”, un volume che ripercorre una dopo l’altra le partecipazioni degli allevatori alla festa del formaggio, la mostra delle bovine da latte, che fino a qualche anno fa venivano ricoverate nel parcheggio multipiano e fatte sfilare poi, a beneficio di addetti ai lavori ma anche del pubblico, specie quello più piccolo, in piazza del Ferro.

Renzo Livoni (Allevatori Fvg).

«Un volume che vuol ricordare l’impegno della nostra associazione a Gemona, città alla quale ci sentiamo particolarmente legati, che ha sempre dimostrato grande interesse e rispetto per gli allevatori, consentendoci di trovare qui il palco dal quale mostrare quello che facciamo, in termini di assistenza tecnica, di controlli, di benessere animale, temi che abbiamo affrontato nel corso dei tanti convegni di livello ospitati proprio qui a Gemona», affermano Andrea Lugo e Renzo Livoni, rispettivamente direttore e presidente di Aafvg. Alla presentazione del volume interverranno, oltre ai vertici dell’associazione, anche i rappresentanti della Fondazione Friuli, dell’Ersa, del Consorzio per la tutela del formaggio Montasio e del sindaco di Gemona, Roberto Revelant.
Poi, sempre domani, il formaggio sarà ancora una volta protagonista: alle 16 infatti, a ruota della presentazione del libro, in piazza seguirà la premiazione del 10° concorso Formaggio a latte crudo del Friuli Venezia Giulia; al termine, vale a dire per le 17, le forme partecipanti saranno messe all’asta consentendo al pubblico di portarsi a casa un pezzetto di quest’eccellenza lattiero-casearia che è un vanto della regione.

Formaggio invecchiato.

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In copertina, il simbolico taglio della prima fetta di formaggio, presenti gli assessori regionali Zilli e Bini.

Allevamenti, pesante il ciclone Covid in Fvg: latte ai minimi e venti stalle chiuse

(g.l.) In Friuli Venezia Giulia il prezzo del latte è letteralmente crollato e venti stalle non ce l’hanno fatta, tanto che si sono dovute rassegnare alzando bandiera bianca. L’onda d’urto dovuta al ciclone pandemico, infatti, c’è stata e pure pesante, sebbene vada osservato che, fortunatamente, rispetto ad altri settori quello dell’allevamento, tutto sommato, ha resistito alla batosta Covid. «Non siamo ancora riusciti a superare definitivamente gli effetti della pandemia, che naturalmente ci sono stati, ma tutto sommato non hanno inciso pesantemente dal punto di vista dell’andamento economico finanziario», ha detto ieri mattina il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni, aprendo l’assemblea dei soci a Codroipo che ha approvato i conti dell’anno passato e il bilancio di previsione 2021. Nonostante la tenuta complessiva, non sono però mancati i problemi, appunto anche gravi. In alcuni periodi dell’anno scorso, specie durante l’estate, il settore ha pagato infatti gli effetti delle speculazioni sui beni agroalimentari, che hanno generato riflessi negativi anche a monte. A farne le spese è stata ancora una volta, soprattutto la zootecnia da latte. All’incontro ha partecipato anche l’assessore regionale delle Risorse agricole, Stefano Zannier, che ha portato il saluto della Giunta Fedriga, soffermandosi sui problemi del settore alla luce dell’emergenza sanitaria e sulle misure messe in atto per fronteggiarla.

Lugo, Livoni e Zannier.

MUNGITURE AVARE – Dai 39 centesimi di febbraio, il prezzo pagato alla stalla per un litro di latte era sceso a 38 centesimi a marzo, per poi toccare i minimi termini, appena 34 centesimi, tra luglio e agosto. «Dinamiche – ha affermato il presidente Livoni – ingiustificate perché se è vero che da un lato il blocco della ristorazione durante il lockdown ha azzerato il mercato legato all’Horeca, è vero anche che i consumi di prodotti lattiero-caseari nella grande distribuzione organizzata sono cresciuti a doppia cifra, così come quelli di altri prodotti agroalimentari». Logica avrebbe voluto che vi fosse un bilanciamento. Così invece non è stato. E a farne le spese, ancora una volta, sono state le stalle. In 20 non hanno retto l’onda d’urto e hanno chiuso. Ma le difficoltà non si sono limitate alla zootecnia da latte. «La carne bovina così come quella suina e tutto il comparto delle carni bianche ha subito cali delle quotazioni per chilo che in certi momenti hanno sfiorato il -50%», ha fatto sapere ancora Livoni rilevando che queste dinamiche non sono passate senza mietere qualche vittima: «Chi ha potuto immagazzinare – ha aggiunto -, congelando il prodotto, è riuscito a sopravvivere, ma diversi operatori del settore hanno dovuto ammainare bandiera. L’attuale ripresa dei consumi ci dirà ora se, chi è riuscito a superare il 2020, sarà in grado di restare sul mercato».

MALGA MONTASIO OK– Nell’ambito dell’attività associativa, si è giovata della pandemia malga Montasio, che nell’estate 2020 ha raccolto migliaia di visitatori in fuga dalle città, dall’afa e ovviamente dal Covid. Al contrario, l’anno non è stato eccellente per il rifugio Divisione Julia, struttura che l’Aafvg ha preso in affitto dal Cai nel maggio 2019 per farne un’importante vetrina dedicata al prodotti delle stalle associate. Se nel periodo estivo, così come in malga Montasio, il rifugio ha fatto ottimi risultati, nel periodo invernale le restrizioni applicate dal Governo per il manifestarsi della seconda ondata di Covid-19 hanno limitato fortemente l’attività di ristorazione e alloggio. «La beffa – ha evidenziato il direttore Andrea Lugo – si è avuta poi nella parte finale dell’anno, quando sono iniziate le abbondanti nevicate, promessa di una stagione “sold-out”, che invece non c’è stata».

SEME BOVINO IN CINA – Durante l’estate scorsa, il Centro tori e stalloni di Moruzzo, unica struttura regionale nel campo della riproduzione delle specie animali allevate, oltre ad aver rafforzato il canale di esportazione del seme bovino con la Turchia, ha aperto un nuovo canale commerciale con la Cina, grazie a una partnership con Horizon Genetics, azienda che si occupa dell’esportazione del seme bovino in America e nel Far East. «Le prime esportazioni sono state effettuate a cavallo del 2020 e 2021 ed ora si stanno implementando ulteriormente essendo trascorsi i 6 mesi di quarantena necessari per l’autorizzazione all’esportazione. Questo progetto – ha sottolineato Lugo – dovrebbe tendere a regime ad una produzione e successiva esportazione di circa 300.000 dosi all’anno che rappresenteranno un considerevole sbocco di mercato per le nostre capacità produttive».

CONTROLLI FUNZIONALI – L’attività “core“ dell’associazione è naturalmente proseguita a beneficio delle quasi 1.000 aziende associate. Nonostante il calo delle bovine controllate, passate dai 35.506 capi del 2019 ai 33.022 del 2020, dovuto sostanzialmente a un paio di grosse realtà zootecniche che hanno cessato l’attività oltre ad alcune perdite fisiologiche di strutture zootecniche di piccola dimensione, la percentuale del latte controllato in regione rimane ad alti livelli: 2.172.559 sono infatti i quintali di latte monitorato nell’anno tramite i controlli funzionali, l’81,7% del totale di 2.657.733 quintali di produzione regionale complessiva. «Un grazie va a tutto il personale – hanno concluso Lugo e Livoni – per l’impegno, la dedizione e la collaborazione che ci ha consentito, anche nell’anno della pandemia, di essere sempre al fianco degli allevatori, sia per le necessità tecniche che per quelle morali, volvendo un ruolo ancor più insostituibile che in passato».

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In copertina e all’interno immagini di allevamenti e di malga Montasio sulle Alpi Giulie.

 

 

Gli Allevatori Fvg: “Vaccinateci altrimenti le nostre stalle rischieranno il blocco”

Nel corso della prima ondata pandemica, gli allevatori friulani erano stati classificati tra le attività essenziali e in quanto tali non avevano mai smesso di lavorare, restando in prima linea, all’origine della filiera che ha portato sulle tavole delle famiglie chiuse in casa causa lockdown latte, carne e loro derivati. E oggi chiedono di non essere dimenticati. «Gli allevatori hanno svolto e stanno svolgendo un ruolo di primo piano, ma nessuno si cura di noi – dichiara il presidente dell’Associazione Allevatori del Friuli Venezia Giulia, Renzo Livoni -. Ai ringraziamenti e alle belle parole credo sia arrivato il momento di far seguire i fatti. Su tutti uno: la vaccinazione».


Pertanto, l’Aafvg chiede che gli allevatori vengano ricompresi nelle categorie prioritarie per l’inoculazione del vaccino anti-Covid. «Attività come le nostre non possono permettersi stop», continua Livoni, ricordando che la maggior parte delle stalle, in Friuli Venezia Giulia, conta su pochi dipendenti se non su gestioni familiari che rischiano, in caso di contagio, di andare in tilt. La positività di un membro della famiglia comporta, infatti, per i conviventi la quarantena preventiva in caso di negatività al tampone, viceversa l’isolamento, che scatta anche per i dipendenti che fossero stati a stretto contatto. Per cui il rischio è che le aziende restino temporaneamente senza guida.
«Con questa minaccia facciamo i conti da un anno – precisa il direttore dell’Associazione Allevatori Fvg, Andrea Lugo -, abbiamo messo in atto tutte le cautele del caso, ma ora che la soluzione esiste chiediamo di essere presi in considerazione nell’ambito della campagna vaccinale: sia gli allevamenti che i tecnici in forze all’associazione allevatori, che in tutto questo periodo hanno continuato, in grande difficoltà, a frequentare le stalle per garantire tutti i controlli necessari. Un impegno che credo – conclude Lugo – meriti un riconoscimento concreto, come appunto la vaccinazione».

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.