Città del vino, un brillante bilancio e le iniziative del 2026 sono tante e ambiziose. Il presidente Radica: ma prima di tutto ci auguriamo che pure il prossimo sia un anno di pace!

di Giuseppe Longo

Le Città del vino, gratificate dall’ottimo bilancio 2025, sono pronte per un nuovo anno di prestigiose proposte a beneficio del settore vitivinicolo del Belpaese. Per il 2026 si prepara, infatti, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori iniziative a cominciare dal Palio delle Botti, del miglior Prg delle Città del Vino e delle Notti del Vino, la ormai collaudata manifestazione dell’estate ideata due anni fa in Friuli Venezia Giulia e poi, nel 2025, estesa a tutto il territorio nazionale, ovunque con successo e tanti apprezzamenti.

Tiziano Venturini

Ma queste sono soltanto alcune delle proposte per l’anno che sta per cominciare anticipate da Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte moltissimi Comuni a vocazione vitivinicola, fra i quali una quarantina sono quelli che ricadono nel territorio del Vigneto Fvg e che fanno capo al Coordinamento regionale guidato da Tiziano Venturini. Otto delle quali si stanno preparando per la terza edizione delle Grandi Verticali del vino che prenderanno il via in gennaio, appena passate le feste, con San Dorligo della Valle e Nimis (gli altri Comuni sono Moraro, Palazzolo dello Stella, Cervignano del Friuli, Torreano, Dolegna del Collio e San Quirino).
«Il primo augurio – sottolinea, però,  il presidente nazionale Cdv – è che il 2026 sia un anno di pace. Per la nostra Associazione l’orizzonte è quello della crescita con nuovi progetti, poi del consolidamento delle iniziative già intraprese, a beneficio e valorizzazione delle filiere, dell’identità, della cultura dei 508 Comuni soci. A questi si aggiungono 29 sostenitori tra Province, Pro Loco e Consorzi di tutela. Un numero complessivo in crescita che comprende anche 6 città straniere». Comune Capodistria e Buje nella Regione Istriana sia slovena che croata.
La base di partenza è quella di un lavoro che nell’anno che si sta per concludere ha conosciuto una significativa accelerazione, sia dal punto di vista della realizzazione dei nuovi progetti sia per quanto riguarda il rilancio e lo sviluppo di quelli tradizionali. «È importante – osserva al riguardo Radica – vedere stabilmente riconosciuto il ruolo di interlocutori istituzionali per i temi e le questioni che ci interessano, dal livello locale sino al contesto nazionale ed europeo. Un’autorevolezza confermata dalla nomina di Città del Vino ad Ambasciatore della cucina italiana da parte del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida».
L’Associazione è, infatti, un importante punto di riferimento grazie alla qualità e all’apprezzamento che riscuotono le sue iniziative. Il presidente nazionale cita al riguardo tra le tante «l’enorme successo del 23mo Concorso Enologico Internazionale nella cornice di Siena. E ora siamo al lavoro perché il 24mo, che si svolgerà a Pramaggiore (Venezia), ottenga la stessa straordinaria partecipazione». Poi la scelta ambiziosa di nominare una “doppia” Città Italiana del Vino: «I territori del Vulture in Basilicata e di Conegliano Valdobbiadene in Veneto deterranno il riconoscimento per il 2026 e il 2027, con un obiettivo di confronto e contaminazione tra due aree che sono straordinari laboratori di innovazione».
Per il 2026 che sta per partire si preparano, inoltre – come si diceva -, il rilancio di alcune attività come l’Osservatorio dell’Enoturismo, l’affermazione definitiva su tutto il territorio nazionale della Vendemmia turistica e didattica, la crescita di ulteriori manifestazioni di successo a cominciare dal Palio delle Botti – che in giugno si tiene anche nella friulana Buttrio -, dal miglior Prg delle Città del Vino e dalle Notti del Vino. «Ci dà fiducia rilevare – conclude il presidente Radica – che il lavoro paga, constatare quanto il 2025 sia stato fecondo e intenso: cito anche il Manifesto sulle Aree Idonee per le energie rinnovabili di cui siamo stati promotori, la partecipazione a importanti fiere a cominciare naturalmente dal Vinitaly, la funzione sempre più centrale svolta nella rete europea Recevin, di cui a breve assumeremo la guida». Insomma, un ricco consuntivo che si intreccia con un altrettanto ricco programma per il nuovo anno. Tanti auguri Città del vino!

—^—

In copertina, il presidente nazionale delle Città del vino Angelo Radica.

Applausi commossi al film dedicato alla storia di Santo Cereser che partito da Prata fece fortuna con la vite in Brasile

Applausi commossi da parte del pubblico di un centinaio di persone alla prima proiezione nella città di Pordenone del film “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues, avvenuta al Cinemazero. Una storia fortemente legata al Friuli occidentale, visto che al centro della narrazione c’è la figura di Santo Cereser, nato a Prata di Pordenone e partito nel 1887 con destinazione il Brasile, nello specifico nella città di Jundiaí (Stato di San Paolo). Qui ancora vivono i suoi discendenti i quali dirigono la ditta vinicola di successo da lui fondata.
La serata è stata promossa da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia. Saluti iniziali da parte del presidente di Efasce Angioletto Tubaro, del consigliere regionale Markus Maurmair e dell’assessore comunale di Pordenone Walter De Bortoli. Dal Brasile ospiti d’eccezione lo stesso regista Rodrigo Rodrigues, il compositore delle musiche originali del film Kaique Fontes e Humberto Cereser, discendente di Santo e attuale dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí. A coadiuvarli l’interprete di EfasceE Simonetta De Paoli. Al termine della proiezione Piero Colussi, del direttivo di Cinemazero, ha intervistato Rodrigues.

«Una storia – ha sottolineato il presidente Efasce, Angioletto Tubaro -, quella di Santo Cereser e della sua famiglia, che simboleggia idealmente quella di tutti gli emigranti che son partiti dal Friuli Venezia Giulia e che con sacrificio hanno dato un futuro alle loro famiglie. I legami con la terra di origine, a oltre un secolo di distanza, sono rimasti però forti e lo abbiamo potuto toccare con mano recentemente nella nostra visita istituzionale in un altro Stato brasiliano, quello del Rio Grande do Sul in occasione dell’anniversario dei 150 anni dall’arrivo dei primi emigranti italiani. Mi unisco in tal senso al messaggio fattoci avere in occasione di questa proiezione da Argel Rigo, coordinatore Efasce Brasile: la storia della famiglia Cereser riflette la storia di tante famiglie pordenonesi che si sono sparse nel mondo e il loro successo nel campo vinicolo è simbolo di nuova vita come quella della vite che ogni anno torna a dare nuovi grappoli. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, al Comune di Pordenone per la consueta vicinanza alle nostre iniziative e a Cinemazero per la collaborazione».
Il film, con una narrazione molto toccante, racconta di come dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di San Paolo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno riuscì a portare con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì così la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne. Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la Crs Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Da ricordare infine che, proprio grazie alla condivisione della storia della famiglia Cereser, Prata di Pordenone e Jundiaí hanno formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia.

—^—

In copertina, Santo Cereser in Brasile con la sua numerosa famiglia; all’interno, due immagini della proiezione al Cinemazero di Pordenone mentre parla il presidente di Efasce Angioletto Tubaro.

“Vino Terre” atto secondo, le bottiglie della Cantina di Ramuscello e San Vito vestite dai ragazzi-artisti di Cordenons protagoniste a Sesto al Reghena. Con un omaggio al grande Gherardo Freschi

di Giuseppe Longo

SESTO AL REGHENA – E ora via spediti con “Vino Terre” verso la terza edizione! La Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, durante una bellissima festa ospitata nell’auditorium del centro culturale Burovich di Sesto al Reghena, ha infatti presentato al pubblico le bottiglie del secondo anno di questo progetto unico nel suo genere. E l’ha fatto rievocando la figura di un grande friulano, l’agronomo Gherardo Freschi, a 220 anni dalla nascita con la presentazione di un bel libro di Stefano Cosma e Cristina Burcheri.

Il progetto – Dopo aver riposato al buio e in… silenzio, per un anno, in una fossa all’interno del vigneto di produzione; cullate dall’acqua di falda del Tagliamento; degustate da una Commissione di esperti, le 555 bottiglie, con la loro artistica etichetta, sono state svelate proprio con questo evento molto partecipato svoltosi accanto alla meravigliosa Abbazia. Le bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso Doc Friuli 2023, uniche al mondo, frutto di un’idea e di un lavoro di gruppo coordinato dal presidente della Cooperativa vitivinicola Gianluca Trevisan e dal suo direttore Rodolfo Rizzi sono state, dunque, le protagoniste dell’appuntamento al quale hanno fatto da corollario una ricca serie di interventi coordinati dal giornalista Adriano Del Fabro.

La presentazione – I lavori si sono aperti con la lettura del messaggio di saluto inviato dal governatore Fvg, Massimiliano Fedriga, il quale ha sottolineato il valore storico e attuale di Gherardo Freschi e il ruolo strategico del settore vitivinicolo per il Friuli Venezia Giulia, ringraziando Enti e partecipanti, e riconoscendo nel progetto “Vino Terre” un significativo esempio di collaborazione e sviluppo del territorio. Dopo i saluti del sindaco di Sesto al Reghena, Zaida Franceschetti; dell’assessore del Comune di San Vito al Tagliamento, Michela Bortolussi, e del presidente Trevisan, è stato il momento del docente, giornalista e scrittore, Walter Tomada, che ha offerto un’ampia e apprezzata riflessione sul contesto storico e culturale in cui visse l’agronomo Freschi, evidenziandone la modernità del pensiero e il ruolo di intellettuale capace di leggere e interpretare le trasformazioni del suo tempo. I giornalisti Stefano Cosma e Cristina Burcheri, poi, hanno presentato il loro libro: “Gherardo Freschi. Un friulano dell’Ottocento tra scienza, visione europea e azione concreta”; un approfondito lavoro di ricerca dedicato al grande e illuminato personaggio vissuto a Ramuscello (1805-1893) che ha dato un significativo contributo allo sviluppo della viticoltura e dell’agricoltura della sua epoca, nel territorio di residenza ma anche in tutto il Friuli.

I ragazzi artisti – Gli studenti del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons, accompagnati dal dirigente scolastico, Enrico Quattrin, e dagli insegnanti Moira Piemonte e Sara Marzari, hanno presentato i loro 11 lavori grafici che, diventati etichette, fanno bella mostra di sé sulle bottiglie che, non solo conservano ancora le tracce della terra che le ha protette per dodici mesi ma, per la prima volta in regione, sono anche dotate di tecnologia NFT (Non-Fungible Token) che collega l’acquirente al “gemello digitale” dell’opera. Questo progetto consente ai ragazzi di entrare nel mercato digitale dell’arte contemporanea grazie alla “blockchain”.
Maria Luisa Fichera ha portato i saluti e l’apprezzamento della Comunità di Sant’Egidio poiché, come è noto, la Cantina ha deciso di devolvere, pure per questa edizione, parte del ricavato della vendita del libro su Gherardo Freschi e delle bottiglie di “Vino Terre” alla Comunità benemerita, in sostegno dell’importante progetto dei Corridoi Umanitari, contribuendo così a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità. In conclusione, gli apprezzamenti per la realizzazione del progetto e il coinvolgimento così importante e strutturato dei giovani liceali, sono stati rivolti al gruppo dirigente della cooperativa e ai soci dal consigliere regionale Lucia Buna, anche a nome della Giunta del Friuli Venezia Giulia.

Le Città del vino – Anche il Comune di Sesto al Reghena da qualche anno è entrato a far parte dell’ormai grande famiglia delle Città del vino Fvg. Ha pertanto portato un saluto il coordinatore regionale Tiziano Venturini che si è complimentato per l’originale progetto della Cooperativa ramuscellese che qualifica la vitivinicoltura di questa importante area del Vigneto Fvg.

L’emozionante colonna sonora della mattinata è stata affidata al fisarmonicista Paolo Forte. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Regione Friuli Venezia Giulia, dei Comuni di Sesto al Reghena, di San Vito al Tagliamento, di Cordovado, di Confcooperative Pordenone e dell’Associazione Città del Vino. Al termine, con un graditissimo rinfresco nel cortile “inondato” da un sole quasi primaverile, e accompagnato dagli splendidi vini della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito, si è conclusa la giornata-evento, dando appuntamento alla prossima edizione. Che sarà, come detto, la terza di un progetto unico nel suo genere e che ha fatto molto parlare di sé e della Cooperativa che l’ha promosso. Per cui arrivederci al 2026!

—^—

In copertina e qui sopra, alcune delle bellissime etichette realizzate dagli studenti del Galvani di Cordenons; all’interno, immagini della cerimonia: con il dirigente scolastico e gli insegnanti, il presidente Gianluca Trevisan e il direttore Rodolfo Rizzi; l’auditorium gremito, gli autori Stefano Cosma e Cristina Burcheri, il coordinatore Fvg Città del vino Tiziano Venturini e il docente Walter Tomada.

(Al servizio fotografico ha collaborato anche Claudio Fabbro)

La Gubana gigante del Capodanno cividalese diventa “maggiorenne”: sotto la Loggia torna la grande festa nel ricordo dell’irragiungibile Berto Blasutig

Compie 18 anni, quindi è “maggiorenne”, il Capodanno cividalese con protagonista la Gubana gigante. La sera del 1° gennaio prossimo, alle 17, sotto la loggia del Caffé San Marco, che organizza l’originale evento, assieme al Circolo culturale Corno farà bella mostra di sè il dolce tipico locale in versione extra large preparato dal gubanificio Dorboló di San Pietro al Natisone che proprio di fronte allo storico locale ha aperto da qualche anno un’elegante pasticceria.


Il dolce sarà poi tagliato a fette e offerto in degustazione agli avventori che si presenteranno nell’allegra circostanza. Il brindisi beneagurante sarà garantito, invece, dalle bollicine di Ribolla gialla offerte dall’azienda Scarbolo di Spessa. L’evento avrà per la prima volta il patrocinio ufficiale del Comune di Cividale del Friuli, segno del rilievo turistico raggiunto da questa iniziativa sospesa solo nei due anni della pandemia.
Lo scorso Capodanno la gubana pesava 53 kg e furono oltre 500 le persone accorse ad ammirarla e assaggiarla. Va ricordato che il compianto Berto Blasuttig, titolare del vicino Forno Cattarossi, è stato l’artefice dei primi 15 anni dell’iniziativa, macinando innarrestabili pesate record. Dopo la sua scomparsa, il testimone è passato al gubanificio valligiano che ha consentito di mantenere vivo questo evento volto a valorizzare il dolce tipico di Cividale e delle Valli del Natisone. Fondamentale il supporto del Caffè San Marco e dell’azienda vitivinicola Scarbolo, accanto al coordinamento del Circolo culturale Corno per il recupero di questa tradizione divenuta, appunto, “maggiorenne”.

—^—

In copertina e all’interno la gubana gigante dell’anno scorso e la folla arrivata a Cividale per assaggiarla; qui sopra, il compianto Berto Blasutig al taglio del dolce tipico negli ultimi anni della sua partecipazione.

Confagricoltura Fvg a Bruxelles contro i tagli Pac per difendere reddito, competitività e futuro delle imprese

Oltre diecimila agricoltori, in rappresentanza di più di 40 organizzazioni dei 27 Paesi membri, sono scesi in piazza a Bruxelles per dire no all’ipotesi di tagli superiori al 20% alle risorse della Pac, alla crescente burocratizzazione e a una visione che rischia di indebolire produttività, competitività e sicurezza alimentare dell’Unione europea. Al centro della protesta anche la contrarietà all’ipotesi di un fondo unico che accorpi le risorse agricole e agli accordi commerciali internazionali non basati sulla reciprocità degli standard. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha chiarito la posizione del comparto: «Gli agricoltori non chiedono assistenza o sussidi a pioggia, ma incentivi strutturali. Serve una visione che metta al centro la produttività, l’innovazione e la tutela dei giovani imprenditori. Proteggere l’agricoltura oggi significa, in ultima analisi, garantire la sicurezza alimentare dell’intera Unione e non cedere la sovranità produttiva a mercati terzi».

Massimiliano Giansanti

Nicolò Panciera

La voce di Confagricoltura Fvg – Tra le delegazioni presenti, anche Confagricoltura del Friuli Venezia Giulia, con i suoi rappresentanti e le aziende del territorio. «Oggi siamo a Bruxelles per protestare contro questa iniqua riforma della Pac, perché queste ingiustizie vanno assolutamente fermate – ha dichiarato Nicolò Panciera di Zoppola Gambara, presidente di Confagricoltura Fvg -. Dobbiamo riportare l’agricoltura al centro delle politiche europee». Una posizione condivisa anche a livello territoriale. «Agricoltura significa paesaggio, produzione agricola e alimentazione sicura – ha sottolineato il vicepresidente dell’organizzazione, Philip Thurn Valsassina -. Vuol dire garantire un futuro al nostro territorio. Basta burocrazia e basta sostenibilità basata su preconcetti e non sulle reali necessità delle nostre campagne».

Donne e giovani: una battaglia comune – La mobilitazione ha visto la partecipazione di tutte le componenti del mondo agricolo. «Siamo presenti come Confagricoltura Donna», ha affermato Paola Giovannini Pasti, presidente di Confagricoltura Donna Fvg -, contro una Pac che ci sottrae oltre il 20% delle sovvenzioni. Non è una questione di genere o di età, ma una questione di sopravvivenza delle imprese agricole». Forte anche il messaggio dei giovani imprenditori. «Come Anga Fvg riteniamo questa Pac ingiusta e poco attenta alle esigenze delle nuove generazioni – ha spiegato Alberto Vendrame, presidente di Anga Confagricoltura Fvg -. Senza risorse certe, accesso alla terra e al credito, parlare di ricambio generazionale è solo retorica. Abbiamo bisogno di un’agricoltura innovativa, digitale e resiliente, capace di affrontare le sfide future».

Le richieste al centro della mobilitazione – Al termine della manifestazione, Confagricoltura Fvg ha ribadito la propria contrarietà ai tagli alla Pac, agli accordi commerciali privi di reciprocità, all’ipotesi di un accorpamento dei fondi agricoli in un fondo unico, al capping, alla maggiore burocrazia e a una nazionalizzazione dei fondi Pac. La richiesta è chiara: politiche europee che mettano davvero al centro il reddito delle imprese, la sicurezza alimentare e il futuro dell’agricoltura nei territori.

—^—

In copertina e qui sopra la delegazione di Confagricoltura Fvg alla protesta di Bruxelles contro i tagli alla Pac.

I conigli friulani mietono successi diventando campioni italiani ed europei: alleviamo il 5,8% di quelli del Belpaese

Gli allevatori friulani di conigli da Registro Anagrafico vincono in Europa e in Italia. Alla XXX edizione della Mostra europea, tenutasi recentemente a Nitra (Slovacchia), infatti, due soggetti hanno ottenuto il titolo di Campione europeo e molti altri punteggi elevati sono andati ai sette allevatori regionali iscritti che presentavano in concorso 43 animali, raggiungendo un risultato straordinario e collocando i nostri coniglicoltori a un livello pari a quello dei più esperti e numerosi allevatori europei. L’Ariete inglese dell’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento, è stato eletto Campione europeo assieme al Lince di Walter Manzon, di Porcia.

Oscar Pizzinato, di Fanna.


In precedenza, Montichiari (Brescia) aveva ospitato la VII Mostra Nazionale del Registro Anagrafico nell’ambito della Fiera Agricola Zootecnica Italiana dove sette allevatori Fvg hanno esposto 69 soggetti di 15 razze diverse. Dopo un’attenta valutazione da parte degli esperti dell’Associazione Nazionale Coniglicoltori Italiani, sono stati assegnati ai nostri allevatori sette Campioni di Razza (soggetti adulti) e due Eccellenti Extra (soggetti giovani). Ma, soprattutto, al termine del lavoro della Giuria, è stato proclamato campione nazionale, il coniglio di razza Rex, colorazione Blu, di Oscar Pizzinato, di Fanna.
Ottimi risultati che testimoniano le capacità professionali raggiunte dai produttori del Friuli Venezia Giulia, assistiti e affiancati dall’Associazione allevatori regionale. I coniglicoltori del Registro Anagrafico sono una dozzina e allevano, complessivamente, una ventina di razze diverse per circa 600 capi all’anno. Partecipano regolarmente a Fiere e Mostre regionali, italiane ed  europee, raccogliendo sempre ampi consensi. I coniglicoltori professionisti, in Fvg, sono una sessantina e producono per il mercato, annualmente, circa 1.653.000 capi (il 5,8% della produzione italiana).

Walter Manzon, di Porcia.

Per ulteriori informazioni, entrare in selezione o partecipare alle Mostre, l’Associazione Allevatori risponde alla mail: segreteria@aafvg.it

—^—

In copertina, l’allevatrice Alesia Mikhalitsyna, di San Vito al Tagliamento.

La Cantina di Ramuscello e San Vito conferma un buon bilancio. Trevisan: dal 2000 il trend dei conferimenti è sempre superiore ai 100 mila quintali di uva

L’annata 2024 ha confermato la crescita, in positivo, della Cantina Produttori Ramuscello e San Vito. Il bilancio (chiuso a luglio) approvato all’unanimità dall’assemblea dei soci riunitasi nella sala parrocchiale di Ramuscello, infatti, segna un utile di 21 mila euro (+23%) per un fatturato di oltre 13 milioni.
«Prosegue il trend positivo della cooperativa che, da ormai cinque anni, anche con andamenti difficili dal punto di vista meteorologico e produttivo, vede un conferimento delle uve sempre al di sopra dei 100 mila quintali per ogni singola vendemmia – dice il presidente della Cantina, Gianluca Trevisan -. Ciò è di grande aiuto per una gestione economica equilibrata, sempre in grado di remunerare adeguatamente il lavoro dei 171 soci in vigna e di sostenere i numerosi investimenti che abbiamo fatto in questi anni». Più precisamente, dagli 881 ettari di vigneto gestiti, sono stati raccolti e conferiti oltre 122 mila quintali di uva.
«L’impegno di Ramuscello verso la qualità del vino – aggiunge il direttore, Rodolfo Rizzi – resta sempre alto. Così, anche per questa annata, sono state confermate le certificazioni di “vino vegano”, del “vino a residuo minimo”, la Sqnpi, la “cantina biologica” e la Iso 9001-2015. A queste, nell’anno in corso, si è aggiunto il nostro ingresso nel progetto regionale di “Io sono Friuli Venezia Giulia”».
La Cantina è anche molto attiva nel campo della ricerca e dell’innovazione attraverso la collaborazione con l’Università di Udine (per il monitoraggio, nei vigneti, della Flavescenza dorata e della presenza degli insetti utili, ad esempio) e attraverso l’implementazione progettuale pluriennale della “viticoltura di precisione”. In questo ambito rientra anche il progetto “Vino Terre” (giunto alla seconda edizione) che prevede, per la prima volta in Italia, l’affinamento di 555 bottiglie di Refosco dal peduncolo rosso in una fossa, profonda alcuni metri, a contatto con le acque di risorgiva del Tagliamento. Le bottiglie così caratterizzate, sono state impreziosite dalle etichette elaborate dai ragazzi del Liceo artistico “Galvani” di Cordenons e, parte del ricavato delle vendite, è stato devoluto alla Comunità di Sant’Egidio sostenendo i Corridoi Umanitari finalizzati a dare dignità a chi arriva nel nostro Paese in cerca di nuove opportunità.
Fondata nel 1959, la Cantina di Ramuscello è la seconda realtà enologica cooperativa più importante della regione, commercializza come sfuso il 97% del vino prodotto (Prosecco, Pinot grigio e Ribolla gialla, le varietà maggiorente coltivate e più remunerate) e occupa una dozzina di persone.

—^—

In copertina, il presidente Gianluca Trevisan durante l’assemblea dei soci della Cantina.

Confagricoltura Fvg e Medie “Valussi” contro lo spreco: il Banco Alimentare dialoga con gli studenti udinesi

Il percorso educativo che vede coinvolti Confagricoltura Fvg e la scuola secondaria di primo grado “Pacifico Valussi” di Udine, è giunto al secondo anno e accompagna gli studenti alla scoperta del settore primario, delle realtà del territorio e del valore delle risorse naturali. All’interno di questo programma si colloca anche il recente appuntamento che ha permesso alle classi prime di confrontarsi con il Banco Alimentare Fvg e approfondire come nasce e come si può contrastare lo spreco alimentare. Circa un centinaio di studenti hanno riempito l’auditorium per una mattinata assai partecipata. Dopo i saluti iniziali di Confagricoltura Fvg, l’incontro è entrato nel vivo con l’intervento di Clara Braidotti, referente del Banco Alimentare Fvg. Attraverso un dialogo diretto con i ragazzi e alcuni materiali video, è stato illustrato in modo concreto come funziona il recupero del cibo e in che modo gli alimenti raccolti vengono consegnati alle persone in necessità. Come lo scorso anno, la “Valussi” realizzerà una raccolta interna di generi alimentari destinati al Banco Alimentare. L’iniziativa sarà promossa dagli studenti, che creeranno un logo e un volantino dedicati. Gli alimenti raccolti saranno consegnati, a metà gennaio, alla sede regionale del Banco Alimentare

Il ruolo di Confagricoltura – Per Confagricoltura Fvg, l’incontro con il Banco Alimentare rappresenta una delle tappe del percorso formativo sviluppato con la scuola. «Il rapporto tra i ragazzi e il cibo comincia dalla conoscenza del territorio e delle realtà che lo animano. Con questo progetto vogliamo offrire agli studenti l’occasione di scoprire il valore del mondo agricolo e delle risorse che utilizziamo ogni giorno. Il dialogo con il Banco Alimentare aggiunge un tassello importante di consapevolezza: aiuta a capire che il rispetto per il cibo parte da come lo produciamo e continua nelle scelte quotidiane di ciascuno», sottolinea il presidente di Confagricoltura Fvg, Nicolò Panciera Di Zoppola Gambara.

Il Banco Alimentare in Fvg – Il Banco Alimentare è attivo in Friuli Venezia Giulia dal 1996 e coordina la raccolta e la distribuzione degli alimenti attraverso una rete capillare di strutture caritative. «Il Banco Alimentare del Fvg da una quindicina di anni incontra bambini e ragazzi nelle scuole – spiega il presidente, Paolo Olivo – per veicolare alle nuove generazioni il valore del cibo e l’importanza di non sprecarlo, soprattutto se si ha consapevolezza di moltissimi individui e famiglie che, anche nel nostro territorio, vivono in difficoltà alimentare. Accompagniamo gli allievi in un percorso di sensibilizzazione, dove trovano spazio pure le tematiche del dono e della solidarietà, per far loro conoscere anche l’impegno e la disponibilità di tante persone che si adoperano, con grande disponibilità, nella lotta allo spreco e alla povertà. Ringraziamo perciò Confagricoltura Fvg per questa preziosa occasione».

—^—

In copertina, un’immagine dell’incontro di Confagricoltura Fvg alle Medie “Valussi”.

Cucina Italiana Patrimonio Unesco: brinda al successo la Doc delle Venezie con il suo Pinot grigio leader dell’export del Made in Italy vinicolo nel mondo

Il Consorzio Doc delle Venezie – la più estesa denominazione d’origine italiana, modello di integrazione interregionale che riunisce la filiera produttiva del Pinot grigio di Veneto, Friuli Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento – esprime grande soddisfazione ed orgoglio per il riconoscimento della Cucina Italiana come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità Unesco, prima al mondo a essere riconosciuta nella sua interezza.

Luca Rigotti


«Si tratta di un traguardo che onora la nostra storia e il valore culturale ed identitario della tavola italiana nel mondo», ha affermato Luca Rigotti, presidente del Consorzio Doc Delle Venezie, che continua: «Un riconoscimento che sentiamo nostro perché riflette i valori della tradizione, della territorialità e del saper fare italiano. Un successo che riguarda anche il vino che da millenni accompagna la Cucina Italiana come elemento di convivialità e che rafforza il nostro ruolo di promozione e di valorizzazione del Pinot grigio Doc delle Venezie, primo vino bianco fermo italiano per volumi di export e ambasciatore del Made in Italy nel mondo. Vorrei ringraziare le Istituzioni – ha concluso Rigotti – ed in particolare il ministro dell’agricoltura Francesco Lollobrigida per aver promosso con determinazione il percorso di riconoscimento Unesco che consolida il valore e riconosce il lavoro ed il fondamentale ruolo sociale ed economico dell’intero comparto agroalimentare italiano».

—^—

In copertina, il Pinot grigio nelle versioni in bianco e ramato da sempre alleato della buona tavola.

Da Prata di Pordenone al Brasile la storia vitivinicola della famiglia Cereser: venerdì il film con Efasce al Cinemazero

Partita dal Friuli nella seconda metà dell’Ottocento con una valigia piena di speranze e dopo aver dato vita grazie al duro lavoro a una nota realtà vitivinicola in Brasile, la famiglia Cereser “torna” nel territorio pordenonese grazie a un film. “Onde há vida, há esperança – Dove c’è vita c’è speranza” del regista brasiliano Rodrigo Rodrigues sarà infatti proiettato venerdì 19 dicembre alle 18 – con ingresso gratuito – al Cinemazero di Pordenone. L’evento – promosso da Efasce Pordenonesi nel mondo con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – sarà alla presenza dello stesso regista che risponderà alle domande del pubblico.


Al centro della narrazione la figura di Santo Cereser nato a Prata di Pordenone nel 1838. Dopo un passaggio a Noventa di Piave, partì da Genova nel luglio 1887 destinazione Brasile e nello specifico la città di Jundiaí nella regione di São Paulo. “Proprio tra Prata di Pordenone e Jundiaí è stato formalizzato nel settembre del 2022 un patto di amicizia – spiega Angioletto Tubaro, presidente di Efasce Pordenonesi nel Mondo – da cui sono nate diverse iniziative a cui come Efasce abbiamo partecipato, compresa la prima italiana del film lo scorso ottobre al teatro Pileo di Prata. Ora vogliamo presentare questa opera, che ben racconta la storia dell’immigrazione italiana in generale e friulana in particolare in Brasile, al pubblico di Pordenone. Vicende storiche all’insegna del coraggio, del sacrificio e della speranza da parte di uomini e donne che cercavano una nuova vita senza però dimenticare la propria terra d’origine. Grazie alla Regione per il sostegno al progetto, a Cinemazero per l’accoglienza, al regista Rodrigo Rodrigues per la sua presenza e al nostro socio Gianni Cereser insieme alla nostra Segreteria”.
Dopo un viaggio lungo e difficile, Santo Cereser arrivò nella regione di São Paulo, lavorando nelle fazendas, piantando viti, affrontando solitudine e nostalgia. Dopo qualche anno portò con sé la moglie Maria Piacentini e i sette figli (Carolina, Luigia, Giulia, Humberto Massimiliano, Antônio, Emma e Sofia). Stabilitosi a Jundiaí, acquistò un terreno (il Sítio Três Marias, nel quartiere Caxambu), impostando un vigneto. Esportando uve, costruì la sua attività imprenditoriale: dalle uve per altri produttori al vino proprio, fino, in tempi più recenti, al sidro, agli spumanti, alle bevande più moderne.
Il film chiude con uno sguardo verso il presente: la famiglia Cereser ormai radicata in Brasile, con una grande azienda (CRS Brands / Cereser), che porta avanti non solo un’attività economica di successo, ma anche un’eredità culturale, migratoria e simbolica fra Italia e Brasile. Nelle generazioni più recenti gli eredi continuano a gestire la CRS Brands / Cereser, sia sul piano imprenditoriale che su quello della responsabilità sociale e della rappresentanza industriale locale. Ad esempio, un discendente, Humberto Cereser, è dirigente municipale per lo sviluppo economico, scienza e tecnologia a Jundiaí.

—^—

In copertina, ecco l’immagine con cui si annuncia il film sulla famiglia Cereser.