Vinitaly al via, importante termometro del gradimento e delle attese di mercato tra le preoccupazioni del momento. Protagonista anche la Riviera friulana

di Carlo Morandini

Ritorna il Vinitaly, dal 6 al 9 aprile alla Fiera di Verona, per presentare in particolare a tecnici, operatori e giornalisti, uno spaccato esaustivo del panorama del mondo del vino. Nato nel 1967, quando l’Italia enogastronomica doveva ancora vivere le emozioni create nel tempo da Gino Veronelli a tavola, a Nordest e non solo da Isi Benini, giornalista gourmet che trovava sponda a riflettere i suoi messaggi in personaggi fondanti del giornalismo globale come Gianni Brera, il prodotto enologico si stava appena sganciando dal vino da consumo, in Friuli il “vin di famee” o vino di casa, ha vissuto in 56 edizioni tutte le tappe delle difficoltà, gli ostacoli, gli scandali, le crisi, le demonizzazioni che in 58 anni hanno attraversato il pianeta enologico e con esso, negli anni recenti sempre di più, non soltanto l’agricoltura ma l’intera economia italiana ed europea.
Anche questa volta lo stato d’animo dei 4 mila 300 espositori, tra viticoltori, produttori oleari e di birra che animeranno non solo Veronafiere ma anche il centro della città, non sarà del tutto sereno. Sul settore pendono infatti le nubi minacciose dei dazi sulle esportazioni, ma nel contempo si aprono scenari nuovi come quello dei vini dealcolati. In uno scenario complessivo nel qualii timori generati dal nuovo Codice della strada negli automobilisti sta contribuendo a cambiare le abitudini dei degustatori, spinti al consumo a casa e, nei locali, a ridurre le consumazioni al bicchiere. Il vino rischia dunque di perdere il ruolo di elemento socializzante che in Europa, in particolare in Italia ha sempre avuto, ancora dai tempi dell’antica Roma, per essere sempre più destinato ai degustatori più attenti. In crisi sono soprattutto le produzioni di superalcolici, che evidentemente ormai sempre meno commensali scelgono per il bicchiere della staffa al ristorante, dovendo più mettersi alla guida delle proprie automobili. In difficoltà, perché con prospettive incerte, sono anche i produttori del Friuli Venezia Giulia, che essendo numerosi in una terra vocata ma in una regione di dimensioni limitate rispetto ad altre della Penisola, in questi anni hanno puntato molto sulle esportazioni, soprattutto verso gli Stati Uniti che stanno per gravare le importazioni verso gli Usa con nuovi e pesanti dazi.
Al Vinitaly 2025, come evidenziato dall’assessore regionale all’Agricoltura Stefano Zannier che di concerto con l’assessore alle Attività produttive Sergio Bini e Promoturismo segue il “racconto” del vino Fvg con un investimento da 2 milioni di euro, le aziende della Doc unica Fvg saranno 142, 56 nello stand collettivo, le altre in propri spazi espositivi assieme a 6 biologiche. Un numero leggermente inferiore rispetto alle edizioni degli inizi del terzo millennio, ma che rispecchia anche il pubblico al quale esse si rivolgono. Tra le aziende della Riviera friulana ci sono quelle che hanno deciso di limitare la partecipazione al Prowein di Dusseldorf o al Salone del vino di Parigi, balzato di recente all’attenzione di degustatori, enologi e pubblico, come la aziende agricole Toniatti, dei fratelli Toniatti, di San Michele al Tagliamento e Latisana, altre che hanno optato per la partecipazione ad altri eventi ma si basano soprattutto su un plafond di estimatori ormai consolidato nel Friuli Venezia Giulia e nel Veneto, come Lorenzonetto Cavalier Guido di Pertegada di Latisana, con Guido assieme al figlio enologo Marco sempre attento alla valorizzazione dei vitigni autoctoni e al carattere del vino locale, e a ottenere dai terreni in prossimità del fiume Tagliamento il massimo, come Blancjuris, biancori in lingua friulana, un vigneto che si sviluppa su terreni resi bianchi dal salmastro dell’acqua che sgorga dal sottosuolo.
Altre come Isola Augusta di Palazzolo dello Stella di Massimo Bassani, assecondato anche all’estero, a Bruxelles in particolare dal figlio Jacopo, che nel proprio stand amplierà ancora, se ce ne fosse bisogno, la platea degli estimatori della Ribolla gialla spumantizzata. E’ il cavallo di battaglia dei produttori fondanti del Vigneto Friuli, tra i quali Massimo Bassani che con suo padre Renzo fece tesoro dell’osservazione di Gino Veronelli, in visita a Isola Augusta negli anni ’70, il quale definì quei terreni a metà strada tra le zone di bonifica e sabbie e ghiaie un “Cru” da valorizzare. A est nella Riviera friulana ecco un’altra realtà resiliente, come lo sono la gran parte di quelle citate nella Riviera friulana, perché capaci di realizzare da terreni forse beneficiati da un clima influenzato positivamente dalla vicinanza dell’Alto Adriatico una qualità premiata anche nei concorsi mondiali mono varietali. È Feudi di Romans di Renzo Lorenzon, uno dei pionieri dell’area che oggi condivide l’ulteriore sviluppo dell’azienda con i figli, Davide, enologo, e Nicola, alla promozione, il quale proprio mentre l’abbiamo sentito per questa nota stava viaggiando verso Genova per una serata degustazione con i vini prodotti a Pieris da Feudi di Romans, distintivi del territorio fatto di grave e sabbie, perché il risultato dei depositi alluvionali del fiume Isonzo. A conferma che i vini della Riviera friulana, come molti del Vigneto Friuli ipotizzato da Piero Pittaro, hanno un forte appeal anche in terre lontane e tra appassionati con una diverse formazione e consuetudine enologica al gusto e ai profumi.
Infatti, i Lorenzon puntano, e punteranno anche al 57° Vinitaly nello stand personale come quello dei Bassani, le loro attenzioni su Sontium, un blend di uve bianche fortemente voluto da Enzo Lorenzon che porta il nome antico latino dell’Isonzo. È il fiume che pur tra le ghiaie e i microclimi insoliti gli ha consentito di inventare grandi vini, come la Ribolla gialla, una sfida recente e una “chicca” per estimatori, che viene fatta maturare in anfore interrate per un anno. Ma si tratta davvero di una produzione di nicchia. Come per gli altri produttori della Riviera friulana difficilmente escono dalle loro cantine, frutto di vigneti beneficiati dall’aria leggermente sapida della brezza marina prodotti enologici che non ottengano il riscontro dei degustatori e dei tecnici. La scelta di seguire le tecniche tradizionali, e pure in presenza di un clima, freddo a parte, spesso estremo nelle assolate giornate estive, di mantenere il giusto livello alcolico e l’adeguata presenza di aromi e profumi, ha generato vini gradevoli e di facile interpretazione e beva. Ora tutti attendono con ansia l’esito di questo Vinitaly, frequentato ormai da tecnici e operatori (lo scorso anno meno di 30 mila) per favorire gli scambi, i contatti con una clientela selezionata, e la possibilità, per chi sarà presente, di fruire di un contatto diretto con i produttori e con le loro eccellenze.

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In copertina, etichette del Vigneto Fvg protagoniste al Vinitaly di Verona.

Bertiolo rende omaggio a Pietro Pittaro: enologo, produttore vitivinicolo, sindaco. Ma soprattutto grande Figlio del Friuli

di Giuseppe Longo

Archiviata con grande successo la sua storica Festa del vino – che, peraltro, essendo collocata a cavallo della tradizionale ricorrenza del Patrono San Giuseppe, è la prima in assoluto che si organizza nel Vigneto Fvg -, ora per Bertiolo si annuncia un altro appuntamento molto importante e sentito. La prestigiosa Città del vino delle Risorgive, nel cuore delle Grave del Friuli, proprio oggi, 5 aprile, renderà infatti omaggio a un vero e proprio protagonista della scena vitivinicola regionale e internazionale, essendo stato anche presidente mondiale degli enologi. A pochi giorni dal primo anniversario della scomparsa, il Comune di Bertiolo, con il suo sindaco Eleonora Viscardis, renderà omaggio a Pietro Pittaro, lungimirante produttore vitivinicolo nella vicina Zompicchia, tecnico preparatissimo tanto da essere stato a lungo anche direttore della locale Cantina, e pure indimenticabile primo cittadino. Oltre che presidente dell’Ente Friuli nel mondo e prestigioso componente del Ducato dei vini friulani che stamane a Udine si riunisce per rinnovare i suoi organi.
Proprio per questo grande impegno, e per tutto il bene che la comunità ha ricevuto in tanti anni, Bertiolo – che poco prima della morte aveva attribuito a Pietro Pittaro la cittadinanza onoraria – ha indetto per quest’oggi nel suo nome una grande festa, una serata che resterà memorabile. Ha organizzato, infatti, “Pietro Pittaro un Friulano Doc”, manifestazione commemorativa, appunto a un anno dalla dipartita avvenuta nel marzo 2024 sulla soglia dei novant’anni: l’appuntamento è alle 20.45 nell’auditorium “Ottaviano Paroni”. Nell’occasione, avverrà la consegna del Premio “Vini Doc per un Friulano Doc” proprio dedicato alla memoria di Pietro Pittaro. «Nel corso della serata – annuncia Eleonora Viscardis – avremo il piacere di ascoltare la Fvg Orchestra, diretta dal maestro Paolo Paroni». E il suo concerto renderà ancora più solenne e importante l’appuntamento. Il sindaco, pertanto, estende l’invito a tutti i suoi concittadini, ma ovviamente anche a tutti coloro che conoscevano e stimavano “Pieri”. Ed è facile prevedere che la sala non riuscirà a contenere quanti vorranno rendere omaggio a un grande Figlio del Friuli.

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In copertina, Pietro Pittaro accanto alla Bandiera del Friuli che tanto amava.

“Asparagus” questa sera decolla Al Grop di Tavagnacco nel ricordo dei suoi geniali ideatori Isi Benini ed Elio Del Fabbro

di Giuseppe Longo

È consolidata consuetudine, anzi una tradizione, che il circuito di “Asparagus” prenda il via con la regia del Ducato dei vini friulani a Tavagnacco, non solo perché il paesotto alle porte di Udine è la “capitale” storica del pregiatissimo asparago bianco, ma anche perché, sotto il campanile della parrocchiale di Sant’Antonio Abate, c’è la Trattoria Al Grop. Fu proprio qui che negli anni Ottanta nacque la prestigiosa e inossidabile manifestazione enogastronomica, protagonisti gli indimenticabili Isi Benini ed Elio Del Fabbro. Il vulcanico giornalista, promotore tenace e instancabile delle eccellenze della nostra terra, oltreché ideatore e fondatore del Ducato stesso – fu proprio lui, in quegli anni ormai lontani, a impormi alla Dieta di primavera a Villa Manin di Passariano il tanto gradito collare rosso di “nobile onorario” -, chiese infatti all’amico ristoratore: «Elio, cossa podemo far per valorizzar i nostri asparagi?». Ed ecco il colpo di genio, scaturito all’unisono: una rassegna dedicata al prezioso ortaggio, che si sarebbe aggiunta alla già esistente Mostra regionale che a quel tempo si organizzava nella meravigliosa cornice del giardino dei Conti di Prampero. E da allora “Asparagus” ha inanellato ben 25 edizioni, essendo nata la manifestazione come biennale e da pochi anni trasformata, giustamente, in annuale, visto che, come più volte ha ricordato il duca Alessandro I, “l’asparago spunta e cresce ogni primavera”.
Ed è, allora, proprio nel ricordo di Isi Benini ed Elio Del Fabbro che questa sera Al Grop – locale al quale la mia famiglia è storicamente legata essendo stata ospitata, profuga, quando Nimis venne dato alle fiamme il 29 settembre 1944 -prenderà il via il fortunato circuito tanto amato dai buongustai, tutto dedicato ai deliziosi turioni, bianchi ma anche verdi, declinati secondo la fantasia degli chef – e in Friuli Venezia Giulia questa non manca! -, dopo la presentazione di un “classico”, comune a tutti i nove ristoratori: “asparagi e uova”. Come ricordavo l’altro giorno, riferendo della presentazione della rassegna avvenuta nella sede udinese della Camera di Commercio, la rassegna quest’anno si apre con la novità di quattro nuovi ristoranti inseriti nel “percorso”: Locanda alle Vigne a Subida di Cormons, Ae do Paanche a Giai di Portogruaro, Osteria Solder a Corno di Rosazzo e, in un collegamento ideale, l’Osteria della Stazione di Milano gestita dal friulano Gunnar Cautero che promuove esclusivamente prodotti friulani. Locali che si vanno così ad aggiungere agli storici ristoranti: appunto Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak 1870 a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano e La Dinette a Grado. Manca purtroppo, come annotavamo, lo storico ritrovo della Trattoria Da Toni, di Gradiscutta, dove il compianto Aldo Morassutti era un vero “signore” della buona tavola e del buon bere. A ogni ristorante verrà donato, quale ricordo della serata, il bellissimo piatto in ceramica realizzato dal grande Giorgio Celiberti per celebrare proprio questi primi 25 anni di “Asparagus”.

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In copertina, Elio Del Fabbro con Isi Benini alla prima serata di “Asparagus” alla Trattoria Al Grop di Tavagnacco.

Grandi Verticali, i vini “estremi” (Vitovska e Vermentino) uniscono Carso e Liguria. Le prossime tappe a Prepotto e Cormons

Carso e Liguria uniti dai loro vini “estremi”. “I vini da terre estreme – Vitovska del Carso e Vermentino di Liguria” è stato, infatti, il titolo della riuscitissima serata che la Città del Vino di Duino Aurisina – Devin Nabrežina ha ospitato nell’Infopoint di Sistiana. Un “gemellaggio” tra vini del Friuli Venezia Giulia e della Liguria all’interno del progetto Le Grandi verticali delle Città del Vino promosso dal Coordinamento regionale del Friuli Venezia Giulia dell’associazione che unisce quaranta realtà comunali in cui il vino è non solo coltura, ma anche cultura. Prossime tappe, già quasi sold out, a Prepotto il 9 aprile con l’incontro tra Schioppettino di Prepotto e Schiava dell’Alto Adige, e a Cormons il 24 aprile con il Friulano assieme a Vermentino di Gallura.

Tornando all’evento di Sistiana, curato dalla Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina, ospite speciale della serata – condotta dallo scrittore ed esperto di vino, Matteo Bellotto, assieme a Robi Jakomin – è stato il sommelier Enzo Giorgi, coordinatore regionale della Liguria delle Città del Vino. Il sindaco Igor Gabrovec ha portato il saluto della comunità duinese dando il benvenuto a relatori, produttori e pubblico. Sono stati, quindi, proposti i vini delle cantine del Carso Kante, Lupinc, Skerk e Zidarich, mentre dalla terra ligure sono arrivate le cantine aMaccia, Guidi Fiorenzo, Sarticola e Vio Giobatta. Ai calici è stato abbinato il formaggio Montasio.
«Siamo stati lieti di tornare anche quest’anno a Duino Aurisina – Devin Nabrežina con Le Grandi Verticali delle Città del Vino. Le prime serate dell’edizione 2025 – ha commentato Tiziano Venturini, coordinatore regionale e vicepresidente nazionale delle Città del Vino – hanno dimostrato come il pubblico abbia apprezzato il format scelto per Le Grandi verticali delle Città del Vino, con i gemellaggi tra i nostri grandi vini regionali e quelli altrettanto celebri del resto d’Italia. Un progetto che abbiamo voluto avviare per rafforzare i legami con le Città del Vino di altre regioni: l’obiettivo è stato anche di poter portare poi i nostri vini nelle regioni che abbiamo ospitato».
Il programma 2025 de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – ideate dal Coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – ha come titolo Gemellaggi-Insieme siamo unici. Il progetto gode del sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Io sono Fvg e di Banca 360 Fvg, oltre al patrocinio del Comitato regionale Unpli Pro Loco del Friuli Venezia Giulia, Unidoc Fvg, Ente Friuli nel Mondo. Il tutto in collaborazione con il Consorzio Montasio Dop e la Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina.

Programma completo e aggiornamenti su www.cittadelvinofvg.it

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In copertina e all’interno alcune immagini della degustazione di Duino Aurisina con vini del Carso e della Liguria alla quale ha partecipato il coordinatore delle Città del vino Fvg Tiziano Venturini.

Il clima che cambia e i contraccolpi sull’ambiente: domani a Fagagna Ecomuseo e Oasi incontrano Mercalli

L’Ecomuseo Il Cavalîr e l’Oasi delle cicogne di Fagagna propongono un importante momento di analisi e riflessione sull’impatto climatico e il territorio per uno sviluppo locale sostenibile, con l’intervento di Luca Mercalli, noto climatologo e apprezzato divulgatore scientifico, presidente della Società meteorologica italiana e ambasciatore per il clima dell’Unione Europea. Mercalli sarà a Fagagna domani 4 aprile e interverrà in un evento aperto a tutti, in conversazione con il vicedirettore del Messaggero Veneto Paolo Mosanghini. L’incontro si terrà alle 18 in Sala Vittoria (piazzetta Marconi) ed è organizzato dall’Ecomuseo e dall’Oasi in collaborazione con il Comune di Fagagna e il Museo della vita contadina di Cjase Cocèl.
«Siamo felicissimi abbia accettato il nostro invito – spiegano i presidenti dell’Ecomuseo, Anna Baldo, e dell’Oasi, Marco Rustico –. Soprattutto per l’attività che propongono tanto il museo quanto l’Oasi, le tematiche che Mercalli affronta sono importantissime. Sarà un piacere poterlo ospitare a Fagagna e siamo certi che le sue qualificate analisi ci aiuteranno a comprendere meglio, da una prospettiva scientifica rigorosa, che cosa sta accadendo, a livello globale, ma anche nelle comunità locali. Sicuramente saranno spunti utilissimi per tutti noi, anche per capire come ciascuno può indirizzare meglio le scelte di ogni giorno per preservare e valorizzare il più possibile il territorio in cui vive».
Luca Mercalli è un punto di riferimento internazionale in tema di climatologia. Si occupa in particolare di ricerca su variazioni del clima e ghiacciai delle Alpi occidentali, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici, comunicazione del rischio climatico, efficienza energetica ed energie rinnovabili, sostenibilità ambientale. Torinese, dopo il liceo classico e l’iniziale formazione in scienze agrarie con indirizzo Uso e difesa dei suoli e agrometeorologia ha conseguito un master in Geografia alpina e scienze della montagna, con indirizzo climatologia e glaciologia presso il Laboratorio Edytem dell’Université Savoie Mont Blanc, Chambéry, Francia. Numerose e qualificatissime le esperienze fatte nelle principali istituzioni mondiali di ricerca sul clima. È inoltre direttore della rivista Nimbus, autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche e anche di libri, trasmissioni televisive e video rivolti al grande pubblico e in particolare ai giovani, è docente universitario ed editorialista per primarie testate italiane e internazionali, ma anche apprezzato ospite in incontri con gli studenti delle scuole a tutti i livelli. È consulente dell’Unione Europea e consigliere scientifico di Ispra-Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. È autore e interprete di spettacoli teatrali che aiutano gli spettatori a capire con maggiore impatto le questioni climatiche e ambientali. Al curriculum scientifico abbina capacità e competenze comunicative che rendono i contenuti, pur così complessi, fruibili per tutti.

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In copertina, il climatologo Luca Mercalli che domani è atteso a Fagagna.

A Paularo “scoperto” l’abete bianco dei record: l’albero dei boschi carnici è alto ben 53 metri e ne ha 3 di circonferenza

L’albero più alto del Friuli Venezia Giulia è un abete bianco che si trova nel bosco situato a cavallo tra le proprietà del Comune di Paularo e del Consorzio Boschi carnici, dove è presente un nutrito gruppo di piante che superano i 45 metri. Il recente accertamento – certificato dalla misurazione eseguita da agronomi e tecnici della Direzione Infrastrutture e territorio della Regione Fvg – ha consentito di stabilire che lo stesso abete bianco è anche la pianta autoctona più alta d’Italia, nonché, in termini assoluti, il terzo esemplare (le prime due piante non sono autoctone) più grande di tutto il Paese. Con i suoi 53,34 metri di altezza (la circonferenza è di 3,32 metri, misurata a 1,30 metri da terra) è stato ribattezzato “La Dane”, nome della specie in friulano, ma anche il vezzeggiativo di Diana, Dea romana della natura selvaggia. Gli esperti stimano che abbia un’età superiore ai 200 anni.


I numeri eccezionali sono stati certificati dai funzionari della Direzione infrastrutture e territorio, competente in materia di alberi monumentali. Alla misurazione della pianta hanno partecipato anche i tecnici dell’Ispettorato forestale di Tolmezzo e le guardie del Corpo Forestale Regionale della Stazione di Paularo. I record nella dimensione e le caratteristiche detenute da “La Dane” hanno permesso alla pianta di entrare nel novero degli alberi monumentali, come intesi dalla legge nazionale 10 del 2013 sullo sviluppo degli spazi verdi urbani e dalla legge regionale 9 del 2007.
Soddisfazione per la nuova “scoperta” è stata espressa dall’assessore regionale alle Infrastrutture e territorio, il quale ha evidenziato come la Regione abbia sempre tenuto alta l’attenzione sul tema della tutela degli alberi monumentali. E’ stato ricordato che sia a livello legislativo, ma anche con l’elaborazione di apposite linee guida per gli interventi di cura e salvaguardia degli alberi monumentali e notevoli della regione poi riprese a livello nazionale dal ministero competente, oltre che con linee di finanziamento ad hoc si sia sempre cercato di valorizzare il patrimonio arboreo del Friuli Venezia Giulia. La Regione ha censito e protegge sul suo territorio oltre 1.500 alberi monumentali, quasi un terzo di quelli tutelati a livello nazionale e, come prima Regione italiana, ha istituito anche l’elenco degli alberi “notevoli”, cioè i futuri monumentali. Ricordando poi che, al Senato, è in fase di approvazione la legge sui boschi monumentali, l’esponente della Giunta regionale ha annunciato la volontà dell’Amministrazione di inserire alcuni boschi monumentali regionali nei futuri “elenchi” nazionali. Tra questi, il bosco di Gorizia (con i suoi castagni ultrasecolari quasi in pieno centro), il bosco cittadino del Farneto di Trieste, quello di protezione di Timau (con i suoi faggi di protezione) e, infine, proprio quello di Paularo, dove è stata appena certificata la presenza dell’abete bianco dei record.

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In copertina, il bosco carnico dove si trova l’abete bianco più alto della regione che vediamo poi nell’immagine interna.

Edizione d’argento per “Asparagus” che continua a crescere arrivando in Veneto e a Milano. Un piatto di Giorgio Celiberti dedicato ai nove ristoranti protagonisti

di Giuseppe Longo

UDINE – “Asparagus”, la fortunata rassegna enogastronomica del Ducato dei vini friulani, compie un quarto di secolo e per festeggiare l’importante anniversario, nel ricordo dei suoi indimenticabili fondatori, Isi Benini ed Elio Del Fabbro, fa un ulteriore passo avanti, approdando anche fuori regione, nella veneta Portogruaro, e perfino nella lombarda Milano. La manifestazione, in nove gustosissime tappe, è stata presentata ieri a mezzogiorno, l’ora in cui gran parte dei friulani si mette a tavola, nella sala che la Camera di commercio di Pordenone-Udine ha opportunamente dedicato a Gianni Bravo, suo illuminato presidente anche perché “padre” del marchio Made in Friuli.

La presentazione ieri a Udine.


«Quest’anno si apre con la novità di quattro nuovi ristoranti inseriti nel circuito “Asparagus”», ha spiegato il duca Alessandro I, citando la Locanda Alle Vigne a Subida di Cormons, Ae do Paanche a Giai di Portogruaro, Osteria Solder a Corno di Rosazzo e l’Osteria della Stazione di Milano, gestita dal friulano Gunnar Cautero, che promuove esclusivamente prodotti nostrani. Locali che si vanno così ad aggiungere agli storici Al Grop di Tavagnacco, Là di Moret a Udine, Lokanda Devetak 1870 a San Michele del Carso, Da Nando a Mortegliano e La Dinette a Grado: manca purtroppo, ed è stato rimarcato con dispiacere, la storica Trattoria Da Toni di Gradiscutta, da sempre presente alla manifestazione con il suo indimenticabile Aldo Morassutti. «E proprio l’Osteria friulana a Milano – ha aggiunto il presidente dell’ente camerale Giovanni Da Pozzo, che aveva accanto il giornalista Enzo Cattaruzzi – ha ricevuto la nostra targa “Qui si mangia friulano”, essendo praticamente la casa dei nostri conterranei nel capoluogo lombardo. Una felice “esportazione” di questo “Asparagus d’argento”, che con il bel traguardo rappresenta una tradizione in grado di rinnovarsi costantemente, valorizzando il territorio e la creatività dei nostri chef e dell’enogastronomia locale, sempre più un motivo per venire a visitare la nostra bellissima regione». La Camera di Commercio Pordenone-Udine, come è noto, è da sempre sostenitrice dell’iniziativa che è realizzata anche con il supporto di Io sono Fvg, l’ormai affermato marchio di qualità della Regione, e Fondazione Friuli con la collaborazione della rivista Qb-Quanto basta. Alla conferenza stampa di presentazione, aperta dal giornalista Enzo Cattaruzzi, è intervenuto anche il vicecoordinatore regionale delle Città del vino, Maurizio D’Osualdo.
Prenderà, dunque, il via dopodomani, 4 aprile, come è tradizione al Ristorante Al Grop di Tavagnacco – il locale dove il tour della buona tavola è nato per celebrare l’asparago bianco prodotto nei campi alle porte di Udine -, per poi snodarsi attraverso altri otto venerdì consecutivi fino al 30 maggio. In tutti i ristoranti protagonisti, come sempre, ci sarà un piatto comune, che sarà il classico, ma sempre di grande fascino e incomparabile gusto, “asparagi e uova”, lasciando poi alla fantasia degli chef declinare gli altri piatti nei vari e ricchi menù che avranno sempre l’asparago come comune “ingrediente”, sia il celebre e delicato bianco sia il caratteristico verde, che i produttori sparsi nelle diverse aree del Friuli Venezia Giulia, unitamente a quelli storici appunto di Tavagnacco, non mancheranno di fornire. E i vini in abbinamento? Saranno ovviamente «i grandi bianchi friulani lasciando però anche spazio a qualche rosso in cerca di avventure», aggiungono i rappresentanti del Ducato che sabato prossimo è atteso all’importante appuntamento assembleare per il rinnovo delle cariche.

I fondatori Elio Del Fabbro e Isi Benini.


Ricordiamo che le zone tipiche di produzione dell’asparago sono Tavagnacco, Tricesimo, Latisana, Fiumicello, San Vito al Torre nonché Fossalon, Cormons, Sant’Andrea, Moraro e Medea nel Goriziano. L’asparago è forse uno dei pochi vegetali consumabili che hanno un’origine mediterranea. «Giova ricordare – ribadisce Alessandro Salvin – che è un eccellente fonte di acido folico, vitamine e sali minerali; è ricco di fibra, apporta un basso contenuto calorico ed esercita una benefica azione depurativa e diuretica, favorendo l’eliminazione dall’organismo delle tossine e dei liquidi in eccesso. I suoi ottimi valori nutrizionali contribuiscono al benessere di chi lo assapora e il suo sapore delicato dona ai piatti un gusto raffinato ricco di sempre nuove emozioni». Già da metà Settecento, rammentano i referenti del Ducato, l’asparago era coltivato sulle colline moreniche e di ciò c’è ampia traccia nei bollettini agricoli del tempo. La stessa Imperatrice d’Austria Maria Teresa si narra ne fosse particolarmente ghiotta, facendoseli recapitare fino a Corte e favorendo in tal modo il loro commercio nell’area viennese.
Questo, dunque, il calendario dell’edizione 2025, che come simbolo ha un bellissimo piatto decorato dal maestro Giorgio Celiberti per celebrare l’importante anniversario: 4 aprile Al Grop-Tavagnacco; 11 aprile Locanda Alle Vigne-Subida di Cormons; 18 aprile Da Nando-Mortegliano; 2 maggio Là di Moret-Udine; 9 maggio Lokanda Devetak 1870-San Michele del Carso; 15 maggio Osteria della Stazione-Milano; 16 maggio La Dinette-Grado; 23 maggio-Ae do Paanche-Giai di Portogruaro; 30 maggio Osteria Solder-Corno di Rosazzo. E, allora, buon “Asparagus” a tutti!

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In copertina, il duca Alessandro Salvin e il presidente della Camera di Commercio Giovanni Da Pozzo presentano “Asparagus 2025” con alle spalle il piatto celebrativo realizzato da Giorgio Celiberti.

Brillante riconoscimento al Collio: Madame Sauvignon 2021 è “Vino Bianco dell’Anno” ai Wine Awards di Food and Travel Italia consegnati in Sicilia

Madame Sauvignon 2021 di Ronco dei Tassi, storica azienda vinicola del Collio goriziano, è stata incoronata “Vino Bianco dell’anno” ai Wine Awards 2025 di Food and Travel Italia. Organizzato dall’edizione italiana del magazine Food and Travel, pubblicato in 18 Paesi, l’evento ha celebrato le eccellenze produttive che si distinguono per qualità e innovazione.

Enrico Coser con il Premio.

La premiazione è avvenuta a Palazzo Nicolaci di Noto, gioiello architettonico emblema del Barocco siciliano, che ha accolto le migliori realtà vinicole italiane e internazionali in una serata di gala dedicata alla cultura del vino e all’enoturismo. I vincitori sono stati decretati da una giuria di esperti del settore presieduta da Marco Reitano, Head sommelier La Pergola di Roma. A ritirare il premio consegnatogli da Pamela Raeli, editore di Food and Travel Italia, è stato Enrico Coser, con la sua famiglia proprietario di Ronco dei Tassi a Cormons.
“È un grande onore ricevere questo riconoscimento – ha detto Enrico Coser -. Il premio al nostro Madame Sauvignon come “Vino Bianco dell’anno” è per noi motivo di orgoglio e profonda gratitudine. Ronco dei Tassi è un’azienda a conduzione familiare, nata 35 anni fa dalla passione dei miei genitori. Oggi io e mio fratello Matteo abbiamo il privilegio di portare avanti questa storia, con lo stesso impegno, rispetto per la terra e amore per il vino che ci è stato trasmesso. Questo premio è il frutto del lavoro di squadra, di scelte coraggiose e di una visione che unisce tradizione e innovazione.”
Madame Sauvignon è, con la Malvasia e il Pinot bianco, una delle tre Riserve che dal 2019 i Coser scelgono di imbottigliare solamente nelle annate che ritengono migliori, prolungandone l’affinamento proprio per testimoniare la longevità dei vini bianchi del loro territorio, il Collio goriziano appunto. Denominate Collezione di Famiglia, ad indicare la loro particolarità ed unicità, sono vini preziosi, che con il tempo affinano carattere e qualità e che hanno già conquistato pubblico e critica. Madame Sauvignon, è una Riserva “una tantum” voluta per valorizzare un’annata particolarmente felice, quale è stato proprio il 2021, impreziosita dall’etichetta dell’artista Giordano Floreancig. Le sue uve, raccolte a mano, provengono da un vigneto di selezione situato nelle zone più alte ed esposte a est del monte Quarin sopra Cormons. Il profumo è aromatico ma non stucchevole, elegante e complesso. Il sapore non delude l’aspettativa che Madame Sauvignon promette al naso, con un ingresso morbido ed equilibrato e un finale lungo e persistente in cui spicca la sapidità e la nota varietale di provenienza.

Il Sauvignon premiato.

Sede sul monte Quarin sopra Cormons nel cuore del Collio Goriziano, Ronco dei Tassi – portabandiera della migliore enologia del Friuli Venezia Giulia – si estende per oltre 50 ettari, di cui 23 a vigneto e i rimanenti a bosco. Fondata nel 1989 dal noto enologo Fabio Coser con la moglie Daniela, a cui si sono affiancati i figli Matteo ed Enrico, sviluppa una viticoltura ecosostenibile, con tecniche colturali estremamente rispettose dell’ambiente e controlli qualitativi e quantitativi che permettono di produrre un’uva sana con il minor impatto possibile a tutela dei consumatori e a garanzia di un futuro per il loro splendido territorio, che i Coser contribuiscono a preservare. Il nome dell’azienda deriva dalla presenza di alcune colonie di tassi, che nel periodo in cui l’uva è matura diventano ghiotti consumatori dei grappoli più dolci e dalla particolare disposizione dei vigneti su terrazze ben esposte al sole, denominate appunto “ronchi”.

Ronco dei Tassi
Località Montona 19, Cormons (Gorizia) – Tel. +39 048160155 – www.roncodeitassi.it – info@roncodeitassi.it

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In copertina, Pamela Raeli editore di Food and Travel Italia premia Enrico Coser.

NanoValbruna, nel cuore delle Alpi Giulie torna il Forum internazionale dei giovani per affrontare le sfide del nostro tempo

«Questo evento richiama una piazza, un’agorà o un forum in cui si ragiona e con estro e fantasia si immaginano soluzioni per problemi antichi e nuovi: l’obiettivo finale, che coincide con quello di un buon amministratore pubblico, è contribuire a creare un luogo dove sia più bello vivere, un esercizio straordinario, a cui soprattutto le menti più giovani possono dare un contributo importante. Per questi meriti la Regione sostiene convintamente NanoValbruna e il contest Baite Award, il cui spirito creativo si deduce già dal nome scelto». Lo ha sottolineato il vicegovernatore della Regione Fvg con delega alla Cultura, Mario Anzil, alla presentazione delle linee guida della sesta edizione di “NanoValbruna”. Si rinnoverà, infatti, per il sesto anno consecutivo in estate, a Valbruna (Comune di Malborghetto), l’appuntamento con il Forum Internazionale dei giovani per la Rigenerazione (quest’anno in programma tra il 17 e il 23 luglio): un festival, un premio, una comunità che da sei anni si ritrova e si confronta sui temi della rigenerazione e della transizione ecologica proprio in un periodo di rapide trasformazioni tecnologiche, sfide globali e una crescente interconnessione tra cultura e economia. Il Festival si attesta ormai come uno dei più attesi momenti di confronto e scambio tra scienziati, imprenditori, giornalisti, visionari di tutto il mondo e tantissimi giovani per affrontare insieme, nel cuore delle Alpi Giulie, le sfide del nostro tempo, creando opportunità di orientamento formativo, lavorativo e di crescita personale.

Spicca anche quest’anno all’interno della manifestazione il Contest di portata internazionale “Baite Award”, un concorso di idee rivolto a studenti, giovani ricercatori e aspiranti imprenditori chiamati a presentare progetti di start up innovative e sostenibili entro il 31 maggio prossimo. L’evento è stato presentato, ieri mattina, nella sede udinese della Regione Fvg: dopo l’introduzione della responsabile del progetto NanoValbruna e presidente di ReGeneration Hub Friuli, Annalisa Chirico, sono intervenuti il vicepresidente della Regione Fvg con delega alla Cultura Mario Anzil, il vicepresidente del Consiglio regionale Stefano Mazzolini, l’assessore del Comune di Udine Ivano Marchiol, il presidente di Fondazione Friuli Giuseppe Morandini, il team di ReGeneration Hub Friuli, a capo del Contest Baite Award, con uno il contest founder, Lorenzo Pradella, il contest coordinator Stefano Cercelletta e Luca Calligaris per Università degli Studi di Udine ed Enactus.
Le macro-aree di intervento su cui si sviluppa il concorso (rappresentate nell’acronimo Baite) attraversano temi come edilizia sostenibile, bioagricoltura, healthcare, efficientamento industriale, micromobilità e sistemi di motorizzazione innovativi, energie rinnovabili e stoccaggio, turismo sostenibile. Solo lo scorso anno sono arrivati più di 40 progetti da tutto il mondo e anche quest’anno gli autori delle 10 migliori proposte progettuali saranno ospitati a Valbruna, durante le giornate del Festival, per un percorso formativo di una settimana con workshop studiati per consolidare o acquisire competenze pratiche e conoscenze trasversali, dove si alterneranno sessioni di lavoro, presentazioni, discussioni, collaborazioni e attività laboratoriali. Nel corso di NanoValbruna, i team verranno valutati da una Giuria di alto profilo – formata da scienziati, docenti, esperti e imprenditori, anche di area locale – per decretare i vincitori. Prende forma con questa edizione un “modello” che vuole rappresentare un’occasione del tutto peculiare per dare concretezza alla cultura della sostenibilità e della rigenerazione e per fare della nostra regione un territorio sempre più accessibile e facilitante per l’open innovation.

Anche quest’anno il contest Baite conta su una collaborazione d’eccezione, quella con Fondazione Enactus Italia Ets che opera per l’azione sociale e l’educazione all’imprenditorialità di studenti universitari e di Its ed è parte di un network internazionale la cui missione è quella di formare i leader del futuro. Grazie a questa sinergia, si apre anche quest’anno a tutta la community Enactus l’opportunità di partecipare al Forum NanoVabruna e al concorso; ReGeneration Hub Friuli sarà anche presente, con una sua delegazione, alla Enactus National Competition, prevista per il 14 e il 15 maggio a Milano dove verrà assegnato il “Premio ReGeneration Hub”, che consentirà ad una squadra Enactus di accedere di diritto al Contest Baite e di partecipare così al percorso formativo dedicato ai 10 team selezionati. Rghf sarà anche giudice durante la National Competition, contribuendo ad individuare il team campione nazionale che rappresenterà l’Italia alla Enactus World Cup, che si terrà a Bangkok, in Thailandia dal 26 al 28 settembre. Del Contest Baite si parlerà anche a Padova l’11 aprile a “Imprenditori #GenNext”.
Baite Award si è conquistato un ulteriore spazio di riconoscibilità grazie alla presenza, lo scorso anno, di una delegazione di ReGeneration Hub Friuli a Ginevra, al Palazzo dell’Onu, dove ha raccontato il case history di un progetto capace di coniugare imprenditoria, sostenibilità, rigenerazione, giovani e territorio. Alla startup vincitrice di Baite 2025 sarà destinato un premio in denaro di 1.000 euro da investire nella propria azienda o nel proprio progetto e la possibilità di affacciarsi al mondo imprenditoriale con strumenti competitivi ed un solido network professionale. Le iscrizioni al Contest Baite sono aperte sulla pagina “Contest” del sito www.nanovalbruna.com

NanoValbruna è ideato e curato dall’associazione ReGeneration Hub Friuli con il fondamentale contributo della Regione Friuli Venezia Giulia, di Promoturismo, della Fondazione Friuli, della Fondazione Pietro Pittini con il sostegno di Enti e aziende come Banca 360, Confartigianato e Confindustria, Lod Srl del Gruppo Luci e la collaborazione del Comune di Udine, del Comune di Malborghetto, dell’Università di Udine, Fondazione Agrifood&BioeconomyFVG, Animaimpresa e GreenFor Accademy, nuovo progetto di Enaip FVG e Gesteco Spa.

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In copertina, una suggestiva immagine di Valbruna nelle Alpi Giulie; all’interno, la presentazione del Forum ieri a Udine e due immagini di Alice Durigatto riguardanti l’edizione 2024.

In Fvg con la primavera ritorna anche Asparagus. Domani presentazione a Udine con Cciaa e Ducato dei vini friulani

(g.l.) La primavera procede con passo spedito anche in Friuli Venezia Giulia, per cui è giunta l’ora di riparlare anche di asparagi e di una delle manifestazioni storiche che celebrano il pregiato ortaggio che ha in Tavagnacco la sua storica “capitale” regionale. Domani, primo aprile, alle 12, nella Sala Gianni Bravo della Camera di Commercio Pordenone-Udine, in piazza Venerio, il Ducato dei vini friulani presenterà infatti l’edizione 2025 di Asparagus, la fortunata rassegna enogastronomica ideata negli anni Ottanta da Isi Benini ed Elio Del Fabbro. La manifestazione gode del sostegno dello stesso ente camerale, di Promoturismo Fvg e di Fondazione Friuli. All’incontro interverranno, il presidente della Cciaa Pn-Ud, Giovanni Da Pozzo, il duca Alessandro I e rappresentanti dei ristoranti aderenti all’iniziativa.

Giovanni Da Pozzo


Ricordiamo che Asparagus è un appuntamento storico ideato, appunto, dal Ducato per valorizzare e promuovere l’asparago friulano unitamente ai nostri vini, con menù a tema in selezionati ristoranti di tutto il Friuli Venezia Giulia. Nato nel 1981 per volontà, come detto, di Isi Benini, fondatore del Ducato e di Elio Del Fabbro, indimenticato titolare del ristorante Al Grop di Tavagnacco, l’appuntamento non solo valorizza un prodotto tipico come l’Asparago bianco di Tavagnacco, ma anche quello di altre località della regione dove questo ortaggio viene coltivato con successo e coinvolge nove prestigiosi ristoranti i cui chef declineranno il prodotto in gustose varianti con piatti di qualità abbinati ai grandi vini del Vigneto Fvg.

Il duca Alessandro I