Prepotto e il suo Schioppettino, riecco il concorso dei Racconti che dovranno sintonizzarsi sulla “rinascita” del vitigno

(g.l.) Riecco “I racconti dello Schioppettino”! Ieri, 12 febbraio, si è aperta infatti a Prepotto la sesta edizione dell’ormai affermato concorso letterario dedicato a racconti inediti ispirati al celebre vino ottenuto dalle uve di Ribolla nera, lo storico vitigno autoctono della valle del Judrio. La scadenza per l’invio degli elaborati è fissata al 19 luglio 2026. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Ermada “Flavio Vidonis”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Prepotto, ed è inserita nel programma della 13ª edizione di Duino Book.

La premiazione 2025 ad Albana.


Il tema scelto per il 2026 è “Rinascita” e richiama la complessa e singolare storia dello Schioppettino di Prepotto e di Cialla, che «negli anni Settanta – racconta l’assessore Barbara Pascoli, direttrice artistica del concorso, fin dall’inizio indetto con la supervisione e il pieno sostegno del sindaco Mariaclara Forti – rischiò di scomparire prima di essere recuperato grazie all’impegno di alcuni leggendari produttori». La premiazione si terrà a Prepotto sabato 3 ottobre e i dodici racconti finalisti saranno pubblicati in un’antologia curata e distribuita da Kappa Vu Edizioni. Anche l’ultima festa conclusiva si era tenuta nell’ottobre scorso, al termine della vendemmia, nella suggestiva cornice del Castello di Albana.

Barbara Pascoli

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In copertina, grappoli di Schioppettino il vanto di Prepotto e di Cialla.

Grandi Verticali, anche Josko Sirk celebre ristoratore di Cormons protagonista stasera con la Città del vino di Moraro

Invitante appuntamento oggi, 12 febbraio, con la terza tappa delle Grandi Verticali delle Città del Vino. Dopo l’esordio di successo a San Dorligo della Valle e a Nimis, come già annunciato, il programma prosegue nel Goriziano accompagnando nella scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali con l’organizzazione dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Come è noto, lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti potranno scoprire insoliti e speciali accostamenti enogastronomici.
Infatti, il prossimo appuntamento di questa nuova serie è fissato assieme alla Città del Vino di Moraro che ha scelto come location l’azienda agricola Budignac (nella vicina Capriva del Friuli) questa sera, alle 19.30. Il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, ha dato come titolo alla serata “L’Isonzo e il suo incessante lavoro”. Ospite speciale della serata, invitato dal gruppo no profit Degustare in compagnia partner del progetto, sarà Joško Sirk, patron del ristorante stellato La Subida di Cormons. Saranno presenti con i propri vini le cantine Amandum, Cuessa e Murva abbinati ai gusti dei salumi Tonut, della Rosa dell’Isonzo di Blasizza e dei panificati Iordan.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Le prime tappe hanno dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Ora appuntamento con la Città del Vino di Moraro».
Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e il gruppo no profit Degustare in compagnia. Costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina: gli interessati ad aggiungersi all’odierna, imperdibile serata verifichino la disponibilità contattando prolocoaurisina@libero.it – telefono 348.5166126.

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In copertina, il ristoratore Josko Sirk che oggi sarà presente alla serata di Capriva.

(Foto Sala&Cucina)

I prosciutti e la carne di montagna tra passato e presente: se ne parla oggi con “R_Evolution Green” a Pordenone

In montagna, la carne non è mai stata soltanto un alimento. È stata per secoli risorsa essenziale, forma di sopravvivenza, elemento fondante di economie fragili e di paesaggi modellati dal lavoro umano. Parlare oggi di prosciutti e di carne di montagna significa allora interrogare una lunga storia di pratiche, saperi e adattamenti, ma anche misurarsi con le tensioni che attraversano il presente: il cambiamento climatico, la pressione degli allevamenti industriali, la competizione sui mercati globali, il ritorno dei grandi predatori, le nuove sensibilità ambientali. È questo intreccio complesso che caratterizza il terzo appuntamento della rassegna a cura del Teatro Verdi di Pordenone “R_Evolution Green”, quest’anno dedicata al Cibo di montagna, dal titolo “Prosciutti e carne di montagna”, in programma oggi, 12 febbraio, alle 18 in Sala Ridotto. Un incontro che invita a superare letture semplificate per restituire profondità a un tema che tocca insieme ambiente, cultura e responsabilità individuale.

Valentina De Marchi e Luca Battaglini

Nella tradizione alpina alle pratiche di caccia si è affiancato un articolato sistema di allevamento, basato sull’uso sapiente dei diversi piani altitudinali e sul ritmo stagionale di alpeggi e transumanze. Tecniche plurisecolari che hanno contribuito a modellare i paesaggi montani così come li conosciamo oggi. Eppure, proprio questi sistemi, capaci di coniugare produzione alimentare ed equilibrio ecologico, appaiono sempre più messi sotto pressione dalla concorrenza degli allevamenti industriali, dalla riduzione delle superfici a pascolo, dai mutamenti climatici e da narrazioni semplificate che trasformano la montagna in immagine, più che in territorio vissuto.
A guidare il pubblico dentro questo scenario saranno Valentina De Marchi, antropologa culturale che da anni indaga le pratiche di pastorizia e transumanza, e Luca Battaglini, professore ordinario di Scienze e tecnologie delle produzioni animali all’Università di Torino. De Marchi ha dedicato il proprio lavoro di ricerca e documentazione al rapporto tra comunità pastorali e ambiente montano, intrecciando antropologia, etnografia e linguaggi audiovisivi. Dalle esperienze con i pastori transumanti del Triveneto fino ai progetti di ricerca tra Friuli Venezia Giulia e Veneto, il suo sguardo restituisce la complessità sociale e culturale della montagna. Battaglini porta invece una prospettiva scientifica e sistemica sui temi dell’allevamento montano, dei servizi ecosistemici e del benessere animale. Docente di Alpicoltura ed Etica degli allevamenti, è da anni impegnato nello studio e nella valorizzazione dei sistemi zootecnici alpini. Il dialogo tra queste due competenze permetterà di leggere la carne di montagna non solo come prodotto alimentare, ma come esito di un equilibrio delicato tra uomo, animale e territorio.
A condurre l’incontro sarà Mauro Varotto, geografo dell’Università di Padova e curatore dell’intera rassegna, con l’introduzione dell’artista Diego Dalla Via. Come in tutti gli appuntamenti di R_Evolution Green, anche questo incontro invita a leggere il cibo come chiave di accesso a questioni più ampie. Perché scegliere un prosciutto o un taglio di carne di montagna significa scegliere un modello di territorio, un rapporto con l’ambiente, una forma di responsabilità individuale e collettiva. Ingresso gratuito, con prenotazione online o in biglietteria.

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In copertina e qui sopra, la pitina delle Valli Pordenonesi e il prosciutto di Sauris prodotti portabandiera delle carni di montagna in Friuli Venezia Giulia.

“Cenacoli del Caffè”, domani a Trieste si parla di piantagioni e scelta rigenerativa

(f.s.) Quarto appuntamento domani, 12 febbraio, alle ore 17.30, nella consueta sede dell’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), con il nuovo ciclo 2025-2026 dei “Cenacoli del Caffè”, organizzati dall’Associazione Museo del Caffè di Trieste guidata da Gianni Pistrini e giunti ormai alla nona edizione. Protagonista di questo secondo incontro del 2026 sarà l’ingegnere venezuelano Francisco Blasini che tratterà il tema “Scelta rigenerativa attraverso la piantagione di caffè”.


Francisco Blasini (nome completo Francisco José Blasini de Velasco, nato a Caracas) è ingegnere civile di professione. È stato imprenditore per tutto il suo percorso di carriera, nel Paese sudamericano con un’impresa di logistica dei medicinali, poi con un’azienda di perforazione petrolifera, un’azienda mineraria, una cava e altre attività; quindi, negli Stati Uniti, con un’azienda di produzione di proteine e yogurt. In ambito sportivo è stato anche campione di motocross e di ciclismo in Venezuela. Giunto a Trieste per motivi personali, ora vi risiede stabilmente gestendo attualmente un caffè cittadino.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. L’incontro potrà essere seguito anche online sul portale web dell’Associazione: www.amdctrieste.it o tramite il profilo Facebook aMDCTFrancisco Blasini (nome completo Francisco José Blasini de Velasco, nato a Caracas) è ingegnere civile di professione. È stato imprenditore per tutto il suo percorso di carriera, nel Paese sudamericano con un’impresa di logistica dei medicinali, poi con un’azienda di perforazione petrolifera, un’azienda mineraria, una cava e altre attività; quindi, negli Stati Uniti, con un’azienda di produzione di proteine e yogurt. In ambito sportivo è stato anche campione di motocross e di ciclismo in Venezuela. Giunto a Trieste per motivi personali, ora vi risiede stabilmente gestendo attualmente un caffè cittadino.rieste. E un titolare di caffè, in questo caso si tratterà dell’Antico Caffè San Marco, sarà pure il protagonista del successivo “Cenacolo”, Alexandros Delithanassis, che il 12 marzo, nello storico locale di via Battisti, ci parlerà su “I Greci e i locali storici di Trieste”.
Il nuovo ciclo dei “Cenacoli”, organizzato stavolta attorno al tema-guida “Oltre l’Espresso: Viaggio nelle Culture del Caffè”, rientra nel progetto di divulgazione umanistica “Il Caffè, una storia di successo nella cultura regionale ed europea”, elaborato da Franco Rota della Amdc, con il finanziamento della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e contributi de “Le Fondazioni Casali ETS” e Banca 360 FVG. Il programma prevede otto incontri a cadenza mensile fino a giugno ed è coordinato da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria) assieme al vicepresidente di Amdc Doriano Simonato.

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In copertina, piantagioni di caffè in Sudamerica; all’interno, i frutti sulla pianta mentre stanno maturando, i chicchi ancora verdi e poi tostati pronti per regalarci la mitica tazzina.

Per-Forma, aperta la call: cercansi artisti che esploreranno la birra artigianale tra storia e attualità in Friuli Venezia Giulia

Per-Forma continua a indagare il settore produttivo del Friuli Venezia Giulia. Il progetto di Quarantasettezeroquattro ets – realizzato in collaborazione con Associazione Le Donne della Birra, Birrificio Artigianale Antica Contea, Birrificio Garlatti Costa, Comune di Gorizia e Zona K, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e del Comune di Gradisca d’Isonzo – ha la lanciato una nuova call per selezionare artiste e artisti under 35 per una residenza artistica con tutoraggio di Giuliano Scarpinato il cui oggetto di analisi artistica sarà la birra artigianale. Il progetto si svolgerà a Gorizia e prevede un periodo di residenza, dal 3 al 12 giugno 2026, seguito dalla restituzione pubblica tra il 27 e il 30 agosto successivi, durante le giornate del Festival. Le candidature dovranno essere presentate entro il 27 febbraio prossimo esclusivamente attraverso il form disponibile sul sito www.quarantasettezeroquattro.it; mentre gli esiti della selezione saranno comunicati entro il 20 marzo.

Nel 2023 a Colmello di Grotta.

Per-Forma metterà in relazione artisti, ricercatori e realtà produttive per indagare, attraverso pratiche performative site-specific e community-specific, il legame profondo tra lavoro, territorio e comunità. Ogni edizione di Per-Forma si concentra su un settore produttivo del Friuli Venezia Giulia: quest’anno il focus sarà, appunto,sulla birra artigianale. La storia della birra a Gorizia e nel Friuli Venezia Giulia ha attraversato secoli ed è fatta di intrecci culturali e sociali: dalle radici asburgiche alle influenze mitteleuropee, dal ridimensionamento del primo Novecento alla vitalità contemporanea dei birrifici artigianali. In un territorio di confine, la birra è materia viva per raccontare luoghi, pratiche di lavoro, memorie e suggestioni sensoriali, fino a farsi simbolo di convivialità e dialogo transfrontaliero.
Le performance nasceranno dal confronto diretto con imprese, comunità locali e paesaggi urbani, senza finalità promozionali, ma all’interno di una relazione paritaria capace di generare nuove visioni. Saranno selezionati tre progetti di residenza della durata di dieci giorni, ciascuno sostenuto da un cachet di 2.000 euro lordi, cui si aggiungerà l’alloggio, oltre al supporto logistico e tecnico di base. Gli artisti parteciperanno a una residenza condivisa che consentirà visite alle aziende partner, ricerche sul campo, interviste e analisi di materiali storici. Il lavoro proseguirà poi a distanza, con tutoraggio, fino alla presentazione finale al festival. Le performance potranno accompagnare il pubblico attraverso bar, birrifici, spazi urbani e luoghi di produzione, restituendo prospettive plurali sul territorio. Saranno privilegiati progetti capaci di sperimentare l’ibridazione dei linguaggi, l’uso di tecnologie leggere e dispositivi del quotidiano e nuove modalità di relazione tra performance e spazio urbano.

Per informazioni e supporto sarà possibile scrivere a organizzazione@quarantasettezeroquattro.it

 

Friuli Colli orientali e Ramandolo riflettono sul mercato. Zannier: anche il clima cambiato impone analisi mirate

«La crescente variabilità climatica impone un’analisi sempre più capillare delle differenze produttive anche all’interno di uno stesso territorio, mantenendo comunque una unica visione generale. A fianco di questo tema, è necessario mantenere un equilibrio economico che consenta alle aziende vitivinicole di generare un reddito». Lo ha affermato l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenendo nel Salone del Parlamento del Castello di Udine alla presentazione di “Le stagioni e le uve”, la relazione tecnica dell’area Friuli Colli orientali e Ramandolo per l’annata 2025, alla presenza del presidente del Consorzio per la tutela dei vini Doc e Docg, Filippo Butussi, produttori e amministratori del prestigioso comprensorio vitivinicolo che da va Nimis e Tarcento fino a Corno di Rosazzo, passando per Buttrio e Premariacco.


Nel suo intervento, l’esponente dell’Esecutivo Fedriga ha sottolineato come accanto all’analisi tecnica della produzione sia fondamentale mantenere l’attenzione sull’equilibrio economico delle aziende. «Senza la capacità di generare reddito – ha osservato – ogni discussione tecnica rischia di perdere significato». Secondo l’assessore, il risultato economico è determinato da una serie di fattori che comprendono il valore riconosciuto dal mercato al prodotto, la capacità gestionale dell’azienda e, in parte, anche elementi meno facilmente modificabili. «In alcuni casi – ha spiegato – questi parametri possono essere gestiti con attenzione e rappresentano la chiave per ottenere o meno un profitto, soprattutto in una fase in cui i margini di manovra delle imprese sono condizionati dall’andamento dei prezzi».
Infine, pur definendo l’attuale fase congiunturale «non particolarmente esaltante», Zannier ha invitato a cogliere anche gli elementi positivi presenti nel settore, concentrando l’attenzione sui comparti che mostrano segnali di vitalità e sulla capacità di raggiungere volumi adeguati, indispensabili assieme alla marginalità.

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Stefano Zannier; all’interno, il tavolo dei relatori al Castello di Udine.

(Foto Regione Fvg)

Importante rilancio dell’ulivo in Fvg. Confagricoltura all’Agrario di Cividale: la crescita (450 ettari in produzione) è favorita dall’attività di formazione

L’auditorium dell’Istituto Tecnico Agrario “Paolino d’Aquileia” di Cividale ha ospitato l’annuale incontro dedicato all’olivicoltura in Friuli Venezia Giulia, comparto in costante crescita (30-40 ettari l’anno) e che sta assumendo un’importanza sempre più rilevante all’interno dell’agricoltura regionale con i suoi 450 ettari in produzione. L’incontro, organizzato da Confagricoltura Fvg, in collaborazione con i tecnici dell’Ersa, ha richiamato numerosi agricoltori, operatori del settore, studenti e semplici appassionati, confermando il crescente interesse verso una coltura che negli ultimi anni ha riscontrato condizioni sempre più favorevoli anche nelle aree collinari del Friuli. Durante la conferenza sono stati affrontati diversi temi chiave: dalla scelta delle varietà più idonee, fino agli aspetti legati alla gestione agronomica, alla difesa fitosanitaria e alla corretta gestione della potatura. I tecnici dell’Ersa, Gianluca Gori e Marco Stocco, hanno illustrato i risultati delle attività di ricerca e sperimentazione condotte sul territorio regionale, fornendo indicazioni concrete e aggiornate per migliorare la sostenibilità e la redditività degli oliveti. Confagricoltura Fvg ha, invece, sottolineato l’importanza della formazione e dell’assistenza tecnica come strumenti fondamentali per accompagnare gli olivicoltori in un contesto produttivo in continua evoluzione.
«Per il terzo anno di fila è stato scelto l’Istituto “Paolino d’Aquileia”, che dispone di un proprio oliveto e di un frantoio, come sede dell’evento. Questa decisione – ha ricordato il direttore di Confagricoltura Fvg, Umberto Daneluzzi -, ha voluto rimarcare il forte legame tra formazione, innovazione e futuro dell’agricoltura, coinvolgendo anche le nuove generazioni in un percorso di conoscenza e valorizzazione delle produzioni locali». La giornata si è conclusa con lezioni pratiche di potatura svolte dai numerosi presenti che, seguiti dai tecnici Ersa, hanno potuto affinare la tecnica di potatura esercitandosi su alcuni dei 400 olivi presenti nell’Istituto.

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In copertina, lezioni pratiche di potatura nell’uliveto dell’Istituto Agrario; all’interno, i relatori intervenuti al convegno.

Grandi Verticali, dopo San Dorligo e Nimis le Città del vino Fvg danno appuntamento a Capriva protagonista Moraro con le eccellenze dell’Isonzo

Terza tappa con Le Grandi Verticali delle Città del Vino. Dopo l’esordio di successo a San Dorligo della Valle e a Nimis – nelle province di Trieste e di Udine tra le Doc Carso e Colli orientali del Friuli (con la Docg Ramandolo) -, prosegue ora in quella di Gorizia il programma di queste invitanti serate sul territorio alla scoperta dei vini autoctoni in abbinamento a sapori locali con l’organizzazione dal Coordinamento regionale delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Lo slogan scelto in questo 2026 è “Abbinalo tu!”, proprio per raccontare come i partecipanti potranno scoprire insoliti e speciali accostamenti enogastronomici.
Infatti, il prossimo appuntamento di questa nuova serie è fissato assieme alla Città del Vino di Moraro che ha scelto come location l’azienda agricola Budignac (nella vicina Capriva del Friuli) giovedì 12 febbraio, alle 19.30. Il curatore Matteo Bellotto, filosofo ed esperto di vino, ha dato come titolo alla serata “L’Isonzo e il suo incessante lavoro”. Ospite speciale della serata, invitato dal gruppo no profit Degustare in compagnia partner del progetto, sarà Joško Sirk, patron del ristorante stellato La Subida di Cormons. Saranno presenti con i propri vini le cantine Amandum, Cuessa e Murva abbinati ai gusti dei salumi Tonut, della Rosa dell’Isonzo di Blasizza e dei panificati Iordan.
«Il progetto de Le Grandi Verticali delle Città del Vino – sottolinea Tiziano Venturini, coordinatore regionale delle Città del Vino – fa registrare sempre maggiore interesse da parte dei winelovers. Le prime tappe hanno dimostrato come questo sarà un viaggio ricco di gusto e di piacevoli scoperte. Ora appuntamento con la Città del Vino di Moraro».
Un’iniziativa sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, PromoturismoFvg e Banca 360 Fvg in collaborazione con Unione nazionale tra le Pro Loco d’Italia Comitato regionale del Friuli Venezia Giulia, Pro Loco Mitreo di Duino Aurisina e il gruppo no profit Degustare in compagnia. Ci sono ancora dei posti disponibili. Costo 35 euro a persona contattando la Pro Loco Mitreo Duino Aurisina prolocoaurisina@libero.it – 348 5166126.

LE ALTRE TAPPE

Palazzolo dello Stella, giovedì 26 febbraio – Una terra che guarda le montagne con alle spalle il mare e viceversa, capace di essere commovente e delicata con i suoi aromi salini e la sua leggerezza. Malvasie che sembrano tramonti, Friulano capaci di incantare con la loro freschezza e Refoschi di carattere e sinceri, insieme a Traminer avvolgenti di aromi. Abbineremo con Pesce della Valle del Lovo, le orticole delle Fornaci del Zarnic e i lievitati di Gorgo di Latisana.

Cervignano del Friuli, giovedì 12 marzo – Gli aromi profondi dei vini dell’agro aquileiese alla ricerca dell’abbinamento perfetto con: cioccolato Cocambo, panificati Orso, formaggi Gortani, tra Refoschi, Malvasie, Friulano, Traminer, Pinot Bianco…

Torreano, giovedì 26 marzo – Dove il vento va a nascondersi per partire verso la pianura, nel cuore dei Colli Orientali del Friuli con vini di enorme carattere e sensualità tra Friulano, Sauvignon , Pinot bianco, Refosco, Verduzzo accompagnati da formaggi caprini, salumi nostrani incontrano l’arte della lievitazione.

Dolegna del Collio, mercoledì 8 aprile – L’eleganza e la freschezza dei vini del Collio sorprenderanno con la pulizia e la potenza abbinati a: panificati Codromaz, salumi Rodaro, formaggi Asan e la Mussa. Tra Sauvignon, Pinot Bianco, Uvaggi e molte altre sorprese tutto alla cieca.

San Quirino giovedì, 23 aprile – La delicatezza della pianura friulana d’occidente tra Pinot Grigio, Sauvignon, vitigni dimenticati e molto altro per incontrare salumi Del Norcino, panificati Blamek, formaggi e salumi Al Castelu.

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In copertina e all’interno tre immagini della serata alla Distilleria Ceschia di Nimis: le bravissime addette al servizio vini in uno scatto di Daniele Modesto per Blue Foto.

No agli sprechi alimentari, oggi scatta l’operazione “frigorifero trasparente”

Alle soglie del 2030 un patto fra le generazioni è prioritario, per sostenere le strategie concrete di gestione del cibo: un cambio di paradigma pragmatico, che punta a salvare gli alimenti, prevenire gli sprechi e concretamente contribuire a un nuovo modello di sviluppo. Per questo la Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, celebrata il 5 febbraio, estende il suo raggio d’azione al fine settimana successivo e promuove una “challenge” inedita, il primo Wastebusters Pride Weekend, oggi e domani. Una sfida di alfabetizzazione operativa, 48 ore nelle quali ritagliarsi 15 minuti per l’operazione #FrigoTrasparente: l’azione collettiva #sprecozero che porterà in prima fila il sapore, attenzionando il cibo in scadenza imminente, nel segno della prevenzione degli sprechi. «Lo spreco alimentare si affronta con le micro-competenze quotidiane – sottolinea Luca Falasconi, curatore del Cross Generation Food Report -. Dobbiamo trasformare la velocità digitale dei giovani in consapevolezza organizzativa. Il frigorifero è il luogo dove il cibo diventa invisibile prima di diventare rifiuto. Renderlo trasparente significa restituirgli valore». Operativamente, #frigotrasparente sarà non una “’ispezione”, ma una liberazione di sapori. Rendere il frigorifero “trasparente” significa smettere di nascondere il cibo per iniziare a cucinarlo, un gesto concreto per trasformare la dimenticanza – causa principale dello spreco soprattutto per i più giovani – in una nuova abitudine organizzativa.


#Frigotrasparente è una challenge articolata in 15 minuti: si parte con la Ricognizione (minuti 0-4), ovvero l’Appello del Frigo: non guardare solo cosa c’è dentro, ma guarda dove è finito. Apri il frigorifero e svuotalo parzialmente, spesso il cibo va a male perché diventa invisibile. Cerca di estrarre e attenzionare tutto ciò che è nascosto negli angoli bui del tuo frigo. Si prosegue con l’Azione e la Gerarchia del Sapore (minuti 5-9): perché non tutti i cibi sono uguali, alcuni hanno fretta e meritano la Prima Fila. Identifica i “codici rossi” con scadenza entro 48 ore, o poco più. Spostali fisicamente sul ripiano ad altezza occhi. Quello è il tuo “VIP lounge del sapore”. Terzo step, l’Arte del Raggruppamento (minuti 10-13), un modulo di organizzazione visiva. I Boomers insegnano: la stagionalità e l’ordine salvano la spesa, cerca di unire gli avanzi in contenitori trasparenti (se non li vedi, non li mangi). Dividi i cibi freschi da quelli a lunga conservazione.
E infine, quarto e ultimo passaggio: lo Scatto d’orgoglio (minuti 14-15). Ecco la tua testimonianza Wastebuster, rendi pubblico il tuo impegno perché la consapevolezza cresce, se condivisa. Scatta una foto al tuo frigo “riordinato, sarà la tua risposta al 2030 Calling. Postala con gli hashtag #sprecozero #2030Calling, #FrigoTrasparente e #WastebustersPride.

Dopo Duino Aurisina, la “capitale” italiana del vino torna a Nordest con Conegliano Valdobbiadene prestigiosa terra del Prosecco Superiore Docg. Ma il suo titolo sarà condiviso con la lucana Vulture e il famoso Aglianico

di Giuseppe Longo

La Città italiana del vino torna a Nordest. Dopo la felicissima esperienza del 2022, quando il prestigioso titolo era stato meritato da Duino Aurisina, cittadina del Carso Triestino, quale portabandiera del Vigneto Fvg, quest’anno a rivestire il ruolo “nazionale” sarà Conegliano Valdobbiadene, fulcro della produzione del Prosecco Docg, che però dovrà condividere l’onore con la lucana Vulture. Dai Castelli Romani, con capofila il Comune di Marino, l’investitura ora riguarda dunque il Veneto – ma in un certo senso anche il Friuli Venezia Giulia, visto che è stata la carsica Prosecco a consentire ormai parecchi anni fa di estendere la denominazione geografica su tutto il territorio friulveneto interessato alla produzione di queste bollicine dallo straordinario successo mondiale – e la Basilicata, nell’Italia meridionale. Il riconoscimento è nato nel 2021 e prevede la realizzazione di un programma di attività enoturistiche, culturali, ambientali, socio-economiche, relativo al mondo del vino nelle sue molteplici declinazioni. L’obiettivo è valorizzare i pregi e le peculiarità della cultura della vite e del vino del territorio e l’impatto che questa ha sulla società, l’economia, la gastronomia, il paesaggio e il patrimonio materiale e immateriale.


Il passaggio formale di consegne del titolo di Città italiana del vino per il prossimo biennio è appena avvenuto a Roma, a palazzo Giustiniani sede del Senato della Repubblica. La candidatura del Vulture è stata presentata da una coalizione di 14 Comuni, legati dall’Aglianico del Vulture, vino tra i più importanti del Sud Italia: sono Rionero in Vulture, Melfi, Ginestra, Barile, Ripacandida (capofila), Rapolla, Genzano di Lucania, Atella, Acerenza, Palazzo San Gervasio, Lavello, Forenza, Venosa, Maschito. Anche nel caso di Conegliano Valdobbiadene il lavoro è stato di un gruppo di 14 Comuni: Cison di Valmarino, Conegliano (capofila), Farra di Soligo, Follina, Fregona, Miane, Pieve di Soligo, Refrontolo, San Pietro di Feletto, San Vendemiano, Susegana, Valdobbiadene, Vidor, Vittorio Veneto. Il prodotto che mette assieme i territori dei 14 Comuni in provincia di Treviso è il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
Angelo Radica, presidente dell’Associazione Nazionale Città del Vino – e leader, fresco di nomina, anche della organizzazione internazionale -, ha sottolineato: «Un sincero grazie ai Castelli Romani per avere interpretato in modo straordinario questo riconoscimento che non è altro che la “capitale italiana del vino”. Da oggi il titolo passa al Vulture e a Conegliano Valdobbiadene, serve ad organizzare in modo coordinato e integrato eventi di promozione e valorizzazione: di fatto, costringe in modo virtuoso a lavorare insieme. I territori che ricevono il riconoscimento si completano. Questo passaggio di consegne arriva in una fase molto importante, visto che è iniziata da pochi giorni la mia presidenza, e quindi dell’Italia, di Recevin, la rete europea delle città del vino».

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Benvenuto al Cile!

(g.l.) Accanto agli oltre cinquecento Comuni italiani (di cui una quarantina sono quelli del Vigneto Fvg), ce ne sono anche alcuni stranieri, come gli istriani Buje e Koper. E ora si è aggiunto quello cileno di Quillón, nella regione di Ñuble, che è il sesto, fuori dai confini nazionali, ad aderire all’Associazione Nazionale Città del Vino. L’accordo è stato definito durante un viaggio istituzionale nel lunghissimo Paese sudamericano del presidente Angelo Radica. «Crediamo molto nelle prospettive internazionali, non solo per quanto riguarda la nostra associazione, ma anche in generale per tutta la filiera. La fase incerta caratterizzata dall’imposizione di dazi sul mercato statunitense impone l’impegno a cercare alternative in aree promettenti, come il Cile», ha affermato il presidente Cdv. L’adesione di Quillón a Città del Vino è stata preceduta, per quanto riguarda l’estero, da altre cinque municipalità in Corea del Sud, Brasile, Croazia e Slovenia. «Abbiamo gettato le basi per nuove importanti, collaborazioni», ha sottolineato Radica, aggiungendo. «In questa regione ci sono numerose piccole aziende di qualità». Un tratto distintivo della viticoltura di Quillón è infatti la presenza di un gran numero di piccoli produttori, con proprietà comprese tra 0,5 e 6 ettari, per un totale di oltre 800 vignaioli.

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A nome del Governo, ha quindi parlato Patrizio Giacomo La Pietra, sottosegretario all’Agricoltura, dal quale sono arrivati «complimenti all’iniziativa. È importante l’ascolto, è tramite questo che la politica deve prendere decisioni. Siamo stati tra i primi a contrastare l’ideologia che voleva etichettare il vino come dannoso alla salute. Non dobbiamo avere paura ad aprire a nuovi mercati, il nostro è un Paese esportatore: rappresentiamo la qualità nel mondo, ma dobbiamo fare sì che le regole siano rispettate da tutti». Per il senatore Marco Silvestroni «le aree coinvolte in questo passaggio di consegne sono eccellenze assolute. Il confronto può inoltre arricchire ulteriormente». Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha sottolineato invece il pregio della «innovazione, anche in agricoltura. Il nostro vino ha il valore aggiunto di raccontare i territori, e il modo migliore per farlo è la sinergia», come nel caso del riconoscimento della Città italiana del vino. Ha parlato anche il senatore Giorgio Salvitti: «Gli obiettivi dello straordinario impegno di Città del Vino sono quelli del Ministero dell’Agricoltura, lavoriamo di fatto insieme, come una squadra. In questi anni – ha sottolineato – il governo ha deciso di investire nel settore primario somme importanti, e i risultati e i riscontri ci stanno dando ragione. Un titolo come la città italiana del vino aiuta a distribuire il turismo su tutta la Penisola».


Infine, Luciano Fregonese, sindaco di Valdobbiadene, ha affermato: «Abbiamo l’obbligo e la fortuna di valorizzare quello che la nostra storia ci ha regalato, il riconoscimento di Città Italiana del Vino va in questo senso. È una grande opportunità di crescita». Mentre Claudia Brugioni, assessore di Conegliano, Comune capofila della candidatura, ha aggiunto: «Ci collochiamo in un asse straordinario, che raccoglie tutto il bello che il Veneto può regalare. Ci saranno molte ricorrenze che ci permetteranno di onorare al meglio questo riconoscimento. Abbiamo, per esaltare questo progetto, cercato di unire molti partner. Il nostro dossier ha voluto i giovani al centro, perché riteniamo che sia nostra responsabilità trasferire a loro tradizioni e sguardo al futuro».
Pronti al via, dunque. Per quanto riguarda Conegliano Valdobbiadene, lo start avverrà nei tre giorni che vanno dal 27 febbraio al primo marzo prossimi con una serie di iniziative in alcuni dei centri vitivinicoli più rappresentativi della Marca Trevigiana. Si comincerà a Pieve di Soligo con un convegno (27 febbraio, ore 18, auditorium Moccia) sul tema “Il successo e il futuro del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”. Sarà questo incontro a inaugurare la nuova Città italiana del vino del Nordest dopo, appunto, Duino Aurisina di quattro anni fa. Che era stata preceduta dalla piemontese Barolo e seguita dalla siciliana Menfi, mentre nel 2024 il titolo (con connotazione europea) era tornato nel Nordovest con Alto Piemonte e Gran Monferrato, per approdare l’anno scorso sui Castelli Romani. E, come abbiamo visto, da quest’anno la Città italiana del vino raddoppia, onorando una comunità del Nord e una del Sud. D’altra parte, il Belpaese è così esteso in lunghezza…

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In copertina e all’interno tre splendide immagini dei vigneti del Prosecco nella zona di Valdobbiadene, oltre al passaggio di consegne tra i Castelli Romani e le due nuove Città italiane del vino.