Casarsa, oggi Roma premia la Sagra del Vino. E poi al lavoro!

La Sagra del Vino di Casarsa della Delizia, manifestazione di punta del Friuli Venezia Giulia in campo enogastronomico da oltre settant’anni, oggi a Roma sarà insignita del marchio nazionale “Sagra di qualità” assegnato dall’Unpli, l’Unione nazionale Pro Loco d’Italia. Il presidente della Pro Loco, organizzatrice della festa primaverile, Antonio Tesolin, riceverà il prestigioso riconoscimento nel corso dell’annunciata cerimonia che si terrà in Senato. Con la rassegna di Casarsa, saranno premiate anche la Fiera regionale dei vini di Buttrio, la  Mostra regionale degli asparagi di Tavagnacco e la Sagra di Villanova di San Daniele.

Antonio Tesolin tra il sindaco Lavinia Clarotto e il presidente della Cantina di Casarsa Flavio Bellomo.


“Un’attestazione – ha commentato Tesolin non appena ricevuta la notizia – che ci onora anche perché siamo la prima realtà dell’ambito della provincia di Pordenone a riceverla: pure a livello nazionale viene riconosciuto il grande lavoro, ricco di passione, dei nostri volontari e l’opera sinergica con amministrazione comunale, cantina La Delizia, aziende, enti e associazioni locali che ogni anno permette di richiamare a Casarsa migliaia di visitatori. Un grazie di cuore a tutti per questo traguardo comune raggiunto”.
Il marchio identifica le manifestazioni che promuovono prodotti tipici storicamente legati al territorio, rappresentative della storia e della tradizione e che puntano alla promozione e creazione di sinergie con le attività economiche locali. L’Unpli lo ha assegnato al termine di un rigoroso iter documentale e di rigorose verifiche sul campo svoltesi nella scorsa edizione della Sagra del Vino, visitata dai delegati nazionali.
“Attraverso la sapiente valorizzazione dei prodotti tipici le sagre rappresentano anche una importante porta d’ingresso per scoprire i territori. In un momento in cui questo fenomeno è in costante crescita, il marchio “Sagra di qualità” punta a identificare e certificare quegli eventi che hanno uno stretto legame con i territori e le produzioni locali”, ha sottolineato Antonino La Spina, presidente dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia.
“La ‘Sagra di qualità’ evidenzia l’attenzione dell’Unpli anche nel settore enogastronomico che per il tramite dei prodotti locali spesso conduce al rilancio delle tradizioni locali” ha aggiunto Sebastiano Sechi responsabile del dipartimento “Sagra di qualità” delle Pro Loco d’Italia. “Dopo la consegna del marchio a Roma – ha concluso Tesolin – sarà tempo di mettersi all’opera per la prossima edizione della Sagra del Vino: ufficializzeremo le date e lavoreremo sul programma che come sempre valorizzerà al massimo i vini spumanti espressione del nostro territorio, le specialità gastronomiche tipiche, lo sport e la cultura con la memoria pasoliniana”.

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In copertina, la mostra degli spumanti vanto della Sagra del Vino di Casarsa della Delizia.

 

Confagricoltura Fvg: l’accordo Usa-Cina colpisce il nostro vino

di Gi Elle

Il recentissimo accordo commerciale Usa-Cina sfavorisce i nostri prodotti. E in particolare i vini per i quali il mercato Usa vale quasi un terzo delle esportazioni dal Vigneto Fvg. Ma c’è anche la questione dei dazi sui prodotti dell’enologia e dell’agroalimentare europeo e italiano ad alimentare preoccupazioni. E i problemi sollevati dagli stessi rimangono, purtroppo, all’ordine del giorno anche e soprattutto dopo la firma della “fase uno” dell’accordo tra i due colossi, americano e asiatico. Così, il mondo del vino tricolore e regionale continua a essere fortemente in ansia.
Infatti, l’export vinicolo del Friuli Venezia Giulia, secondo i dati forniti dall’Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pordenone-Udine, alla voce “bevande”, vale complessivamente oltre 141 milioni di euro, quasi tutti assimilabili al tema vino. E gli Stati Uniti rappresentano il nostro primo mercato di sbocco, con una quota pari al 28 per cento che vale circa 38 milioni di euro (la nona voce per importanza del nostro export complessivo verso gli States). A seguire la Germania (20 milioni) e la Gran Bretagna (8 milioni) che, tra pochi giorni, avvierà il percorso definitivo di uscita dall’Ue, nella fase finale della Brexit.

Philip Thurn Valsassina


«Le esportazioni del “Made in Italy” agroalimentare destinate al mercato statunitense ammontano a 4,5 miliardi di euro l’anno – ricorda il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina -. Si tratta del primo mercato per i nostri prodotti fuori dall’Ue e il terzo in assoluto. Quasi la metà delle esportazioni totali è assicurata dalle vendite di vini, pasta alimentare e olio d’oliva. Più nel dettaglio – spiega il leader degli imprenditori agricoli -, attualmente le importazioni agroalimentari della Cina dall’Ue sono pari a circa 130 miliardi di euro. Dopo la firma dell’altro ieri, oltre il 30 per cento del fabbisogno cinese sarà coperto con le maggiori importazioni dagli Usa (soprattutto per soia, carni suine, pollame, prodotti ortofrutticoli, mais, sorgo ed etanolo) e l’Europa e l’Italia dovranno rivolgersi ad altri mercati per esportare. L’altro motivo di preoccupazione – aggiunge il presidente – è legato al fatto che gli Usa hanno deciso di applicare i dazi all’Ue con il metodo “a carosello” secondo il quale, ogni tre mesi, viene rivista la lista dei prodotti colpiti e, quindi, tra 90 giorni ci si potrebbe trovare nella stessa situazione critica di oggi. Per provare a evitare ciò, bisogna affrontare un negoziato diretto con gli Usa e, nel frattempo, sostenere le filiere colpite – conclude Thurn Valsassina -. Se, alla fine, non si trovasse un accordo, bisognerà inevitabilmente ricorrere ai dazi, anche da parte europea».
Se gli Usa decideranno per l’applicazione del 100 per cento dei dazi sul vino italiano, una bottiglia di Prosecco, su quel mercato, potrebbe passare dai 15 ai 20 dollari di costo per il consumatore. Lo stesso potrebbe succedere con il Pinot grigio, mettendo fuori mercato il nostro prodotto rispetto a quello californiano, ad esempio.

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In copertina, vini friulani: crescono le preoccupazioni per il loro export.

LA RICETTA – Tagliolini al “San Daniele”

di Gi Elle

Tra le manifestazioni paesane che verranno premiate lunedì a Roma, con il prestigioso riconoscimento di “Sagra di qualitàistituito dalle Pro Loco d’Italia, c’è anche quella di Villanova di San Daniele, divenuta famosa per i suoi tagliolini al prosciutto crudo. Oggi, nell’ambito della consueta “Ricetta del sabato”, vi proponiamo questo piatto attraverso la gustosa preparazione di Giulia Godeassi (julietsbelly.com) pubblicata sul sito di Friuli Doc. Come sempre, gli ingredienti sono per quattro persone.

Tagliolini al “San Daniele”

Ingredienti:
250 g di tagliolini freschi all’uovo o tagliatelle
150 g di prosciutto di “San Daniele”
1 cucchiaio di burro
150 ml di panna fresca
2 cucchiai di semi di papavero
sale e pepe

Preparazione:
Tritate il prosciutto con un tritacarne o tagliatelo a dadini piccolissimi.
Portate a ebollizione abbondante acqua salata e cuocete le tagliatelle o i tagliolini.
Nel frattempo, sciogliete il burro e rosolate il prosciutto.
Aggiungete la crema di latte e amalgamate bene. Tostate a parte i semi di papavero.
Scolate i tagliolini e fateli saltare nella salsa. Impiattate e decorate il piatto con i semi di papavero tostati.

Vino:
Un fresco Friulano (ex Tocai) della Doc Friuli Colli orientali.

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In copertina la gustosa ricetta di Giulia Godeassi e qui sopra il piatto della Pro Loco Vilegnove.

Vini, asparagi e prosciutto protagonisti in Friuli di quattro “sagre di qualità”

Friuli Venezia Giulia grande protagonista a Roma con vini, asparagi e prosciutto di San Daniele. Lunedì 20 gennaio, al Senato della Repubblica, ben quattro manifestazioni della nostra regione riceveranno il prestigioso marchio nazionale “Sagra di qualità” assegnato dall’Unpli, l’Unione nazionale Pro Loco d’Italia. Si tratta della Fiera Regionale dei Vini di Buttrio, della Sagra del Vino di Casarsa, della Sagra degli Asparagi di Tavagnacco e della Sagre di Vilegnove, di Villanova di San Daniele, famosa per i tagliolini al prosciutto crudo. Tutte manifestazioni che richiamano migliaia di visitatori in ogni edizione e che sono organizzate da Pro Loco: per questo il presidente del Comitato regionale, Valter Pezzarini, accompagnerà i premiati nella Capitale dove riceveranno gli ambiti riconoscimenti.

I tagliolini al prosciutto di Villanova e gli asparagi di Tavagnacco.

Un plauso – ha affermato Pezzarini – a tutte le Pro Loco premiate, ai loro presidenti e volontari: il grande lavoro di qualità che svolgono ogni anno per tutelare le tradizioni e valorizzare il patrimonio enogastronomico dei territori ha ricevuto questo giusto riconoscimento”. Il marchio identifica le manifestazioni che promuovono prodotti tipici storicamente legati a una zona, rappresentative della storia e della tradizione e che puntano alla promozione e alla creazione di sinergie con le attività economiche locali. L’Unpli lo ha assegnato al termine di un rigoroso iter documentale e di rigorose verifiche sul campo durante le singole sagre.
“Attraverso la sapiente valorizzazione dei prodotti tipici le sagre rappresentano anche una importante porta d’ingresso per scoprire i territori. In un momento in cui questo fenomeno è in costante crescita, il marchio “Sagra di qualità” punta a identificare e certificare quegli eventi che hanno uno stretto legame con i territori e le produzioni locali”, ha sottolineato Antonino La Spina, presidente dell’Unione nazionale Pro Loco d’Italia.
“La ‘Sagra di qualità’ evidenzia l’attenzione dell’Unpli anche nel settore enogastronomico che per il tramite dei prodotti locali spesso conduce al rilancio delle tradizioni”, ha aggiunto Sebastiano Sechi, responsabile dello specifico dipartimento dell’Unpli. Salgono così a cinque le Sagre di Qualità attive sul territorio regionale, visto che lo scorso anno il marchio era stato assegnato alla Festa delle castagne e del miele di castagno di Valle di Soffumbergo, in Comune di Faedis.

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In copertina, Buttrio e Casarsa brindano al brillante e meritato riconoscimento.

Alla scoperta del vino: corsi per sommelier a Udine e San Quirino

di Gi Elle

Anno nuovo, corsi nuovi. Anche per conoscere meglio quell’affascinante “pianeta” che si chiama vite e vino. L’Ais Fvg guidata dal presidente Renzo Zorzi ha, infatti, organizzato un corso di qualificazione professionale per sommelier di primo livello che si terrà a Udine a partire da lunedì prossimo, 20 gennaio. E un analogo ciclo di lezioni è annunciato per il prossimo mese, esattamente dall’11 febbraio, a San Quirino, cittadina alle porte di Pordenone. Entrambi i corsi si articoleranno in diciotto incontri finalizzati a riscoprire una cultura antica, facendo diventare la passione dell’allievo una vera e propria professione. La presenza del sommelier, infatti, è ormai irrinunciabile nei ristoranti, durante pranzi e cene di qualità, ma anche in enoteche, rassegne e manifestazioni dedicate ai vini. Che richiedono una presentazione competente, arricchita da nozioni e informazioni, mai banali, per una degustazione che faccia scoprire in modo adeguato il prodotto che si sta assaggiando.
Il vino, poi, non è un prodotto qualsiasi, bensì il frutto di tecnica evoluta ma anche di cultura e conoscenze antiche che si innestano con le moderne acquisizioni. E proprio sulla base di questa constatazione, il programma dei corsi è molto vasto, in quanto riguarderà la produzione e i componenti del vino, da approfondire anche mediante una visita a un’azienda vitivinicola. Quindi ampio spazio alla tecnica della degustazione con gli esami visivo, olfattivo e gusto-olfattivo. Ma i partecipanti ai corsi si occuperanno anche di spumanti, vini passiti, vendemmia tardiva, muffati, icewine, liquorosi e aromatizzati, per concludere con una panoramica sul vino italiano e sulle sue leggi. Si parlerà ovviamente anche delle funzioni del sommelier e dell’uso dei bicchieri. Infine, da rilevare che i corsi riguarderanno anche altro, come la birra e i distillati da cereali, comprese le visite a un birrificio e a una distilleria.

Ecco la squadra dei sommelier Fvg.

Per info e prenotazioni telefonare allo 0432204688 oppure visitare il sito alla sezione corsi https://www.aisfvg.com/2019/calendariocorsi2019.pdf

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In copertina, il “tastevin” strumento di lavoro e simbolo del sommelier.

Il prosciutto di San Daniele traina il rilancio della suinicoltura Fvg

di Gi Elle

C’è un cauto ottimismo per la suinicoltura Fvg del 2020, con prezzi in rialzo e interessanti novità per la filiera del San Daniele Dop, il prodotto più prestigioso del settore. Ai vertici della qualità delle carni suine del Friuli Venezia Giulia, c’è infatti il prosciutto di San Daniele a Dop ma anche il prosciutto di Sauris a Igp. E’ questa la “fotografia” che Confagricoltura Fvg propone all’inizio del nuovo anno riguardo a un comparto strategico dell’economia regionale, in quanto ci dà prodotti che sono delle vere e proprie eccellenze dell’offerta agroalimentare.
Alla base produttiva della filiera suinicola regionale ci sono 737 allevatori professionali (erano 755 nel 2018) e oltre 241.000 capi allevati (erano 240.000 lo scorso anno): 111.000 i capi da riproduzione e 130.000 quelli da ingrasso. La densità è pari a 30,51 capi a kmq, leggermente superiore alla media nazionale che è di 28,77 capi/kmq. Nell’ultimo decennio, il trend indica una lenta diminuzione del numero degli allevamenti attivi e una sostanziale tenuta del numero di capi complessivamente allevati.

David Pontello

«Ciò significa che, per rendere remunerativa la nostra attività – spiega David Pontello, allevatore a San Vito di Fagagna e responsabile del comparto suinicolo di Confagricoltura Fvg – si va nella direzione di far crescere i singoli allevamenti, anziché moltiplicarne il numero. Sul versante economico, il 2019 ha avuto un andamento medio molto simile al 2018, ma con un buon innalzamento del prezzo dei suini nell’ultimo trimestre dell’anno. Probabilmente, molti animali esteri sono stati collocati in Cina (causa epidemia di Peste Suina Africana che ha reso obbligatorio l’abbattimento di milioni di capi) e, così, la domanda delle carni italiane è aumentata, facendo lievitare i prezzi. La filiera del prosciutto di San Daniele Dop che rimane un baluardo insostituibile per il comparto del suino pesante italiano, ha tenuto bene. Con l’adozione del nuovo disciplinare, che entrerà in vigore nei prossimi giorni – prosegue Pontello – sulla tracciabilità ci sono norme più chiare, sia per i produttori che per i controllori e l’inserimento del peso al macello “variabile”, non va a svantaggio degli allevatori. Le linee genetiche consentite sono praticamente tutte confermate, mentre è una buona notizia il rientro della possibilità, per il prosciutto di Parma Dop, di poter acquistare le cosce suine anche in Friuli Venezia Giulia. Per noi è la riapertura di un nuovo piccolo mercato in più. Inoltre, abbiamo accolto con favore le ulteriori norme sul benessere animale poiché diminuendo il numero di scrofe e di suini allevati, per unità di superficie, c’è più qualità delle carni, più omogeneità di crescita per capo, maggiore indice di conversione e migliori condizioni di salute che significa minor necessità di utilizzo di farmaci. Un’altra nota positiva, per la suinicoltura regionale, è quella legata alla indennità dalla malattia di Aujeszky: siamo la prima regione in Italia a non aver più bisogno dell’apposito vaccino. In ogni caso, il clima che si respira nel comparto – conclude Pontello – pare essere quello di un cauto ottimismo per un, almeno, discreto 2020».

Dicevamo che ai vertici della qualità delle carni suine del Friuli Venezia Giulia, ci sono il prosciutto di San Daniele a Dop e il prosciutto di Sauris a Igp. A fianco, ci sono una trentina di Prodotti Agroalimentari Tradizionali (Pat) inseriti nell’apposito Elenco regionale. Con un fatturato pari a 160 milioni di euro, il comparto carni rappresenta circa il 20% del valore della produzione agricola regionale. Nell’ordine, contribuiscono a questo risultato soprattutto le carni suine (8,5%), seguite da quelle bovine (7,2%) e, infine, dal pollame (5,1%).

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In copertina, ecco il prosciutto di San Daniele Dop tagliato a mano.

Flavescenza dorata della vite: oggi convegno a Cormons

di Gi Elle

Flavescenza dorata? Un problema non da poco per la viticoltura anche del Friuli Venezia Giulia. Tanto che il Comune di Cormons, Città del vino e sede del Consorzio tutela vini Collio – il primo a essere istituito in regione, oltre mezzo secolo fa – ha organizzato proprio per oggi un importante convegno sul tema “I monitoraggi al servizio di una viticoltura sostenibile. Flavescenza dorata della vite: un problema da non sottovalutare”. L’incontro si terrà alle 17.30 nella sala civica di piazza XXIV Maggio.
Dopo i saluti dell’assessore comunale all’Agricoltura, Mauro Drius, parleranno Pietrobruno Mutton dell’Ersa di Gorizia; Mattia Poletti, Giovanni Colucci e Daniele Trinchero, dell’iXem Labs del Politecnico di Torino. Mentre il primo relatore si occuperà proprio della grave patologia della flavescenza dorata della vite – che è causata da un insetto molto temuto -, i tre esperti dell’ateneo piemontese si soffermeranno invece sugli aspetti legati alle nuove tecniche di monitoraggio in vigneto per il miglioramento della sostenibilità ambientale. E anche questa, come è noto, è una tematica non di second’ordine, che merita d’essere adeguatamente approfondita. In particolare, saranno messe a fuoco le nuove frontiere di Internet per una agrometeorologia condivisa.
Al termine delle varie relazioni, seguirà il dibattito sui temi trattati che sicuramente – come è negli auspici della civica amministrazione cormonese – non mancheranno di richiamare un folto numero di produttori e di tecnici.

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In copertina, foglie di vite colpite da flavescenza dorata e qui sopra l’insetto che la provoca.

(Foto Wikipedia)

Enoturismo, conto alla rovescia per Trieste capitale mondiale

di Gi Elle

L’anno nuovo che è appena partito segnerà una tappa molto importante nella promozione vitivinicola. Fra poco più di due mesi, Trieste ospiterà infatti il Congresso mondiale dell’enoturismo, evento che offrirà al Friuli Venezia Giulia l’occasione di lanciare la sfida al binomio tra enogastronomia e turismo congressuale. L’evento avrà una portata cruciale per misurare la capacità della nostra regione – che torna a essere palcoscenico mondiale dopo quello dell’anno scorso con il Sauvignon – di fare sistema nella promozione delle proprie eccellenze vitivinicole e agroalimentari, ma sarà anche l’occasione per testare la vocazione al turismo congressuale della città di Trieste, scelta come sede italiana della dodicesima edizione dell’evento mondiale più importante per l’industria del turismo enogastronomico.

L’International Wine Tourism Conference (Iwinetc 2020) – questa la denominazione esatta dell’evento promozionale – si terrà dal 24 al 26 marzo, quando esperti del settore provenienti da tutto il mondo prenderanno parte a conferenze, workshop, degustazioni e itinerari alla scoperta del patrimonio enogastronomico Fvg. L’amministrazione regionale investirà su questo evento perché offre un’opportunità meravigliosa per mettere alla prova l’alta capacità gestionale degli operatori. Per vincere la sfida è necessaria una forte coesione interna tra i produttori, confortati dal cambio di passo già dimostrato durante lo scorso Vinitaly, al quale i Consorzi dei viticoltori hanno partecipato in pieno spirito di collaborazione e sinergia.
I dati che pongono il Friuli Venezia Giulia al quinto posto tra le regioni italiane ambite per l’enoturismo incoraggiano dunque il comparto e hanno spinto la nostra Amministrazione regionale a cercare una volta di più un’alleanza con il Veneto, che è nel podio della classifica.

Il Friuli Venezia Giulia sarà, dunque, la sede della dodicesima edizione dell’International Wine Tourism Conference 2020, dei convegni annuali sull’enoturismo più importanti su scala mondiale. L’incontro si celebrerà nella Stazione Marittima e al Magazzino 42 e conta dell’appoggio di Promoturismo Fvg. Consisterà in due giornate di dibattiti e riflessioni per orientare l’offerta adattandola alle nuove tendenze della domanda.

Per maggiori info:
www.iwinetc.com/2020italy

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In copertina, le colline friulane sono meta prediletta dagli enoturisti.

Vini e agroalimentare: l’Ue vuole rivedere la normativa delle Dop

di Giuseppe Longo

Quando parliamo soprattutto di vino, siamo ancora abituati a distinguere quello di qualità da quello da tavola con la sigla Doc, quella cioè che risale alla legge del lontano 1963 istitutiva delle denominazioni di origine controllata (e garantita), prima che ancora se ne occupasse la Comunità europea che poi le fece rientrare sotto l’ombrello dei Vqprd. E proprio a quella storica normativa si attinse per istituire dapprima la Doc Collio e quindi tutte le altre che hanno via via ricoperto il territorio del Vigneto Fvg, fino a giungere alle Docg Ramandolo, Picolit e Rosazzo.
Ma con l’evoluzione delle norme comunitarie, anche i vini sono stati trasferiti sotto la sigla Dop, denominazione di origine protetta, anche se tutti – compreso chi scrive – continuiamo ostinatamente chiamarli Doc. E fra i Dop rientrano anche i prodotti agroalimentari di pregio, come il prosciutto di San Daniele e il formaggio Montasio, mentre il prosciutto di Sauris è fra gli Igp. L’Unione Europea ritiene, però, che la normativa sia superata, tanto che intende ripensare appunto la disciplina che sovrintende alle Dop, fruendo a tale riguardo di un sondaggio d’opinione che ha appena avviato sulla rete. “L’attuale modello è datato rispetto agli attuali stili di consumo e all’evoluzione del mercato”, conferma anche Claudio Filipuzzi, presidente di Agrifood Fvg.

Il presidente Claudio Filipuzzi.

La Commissione europea ha pertanto lanciato a inizio mese una consultazione pubblica sulle indicazioni geografiche (IG) e le specialità tradizionali garantite (STG), entrambi elementi chiave della politica europea sulla qualità dei prodotti agroalimentari. Sta raccogliendo cioè spunti su una revisione di tutta la disciplina che circa 3.000 prodotti agroalimentari, dagli alimenti Dop alle Igt, e appunto ai vini. Un patrimonio che rappresenta anche per il Friuli-Venezia Giulia una importante componente storica ed economica della propria produzione agroalimentare.
Questa consultazione, nello specifico, si rivolge al pubblico e agli stakeholder (produttori, trasformatori di prodotti agroalimentari, autorità nazionali e mondo della ricerca). L’obiettivo della consultazione consiste nel raccogliere feedback da parte degli interessati sulla comprensione delle politiche messe in campo dall’UE per la tutela degli operatori e sulla percezione da parte di questi ultimi dei sistemi di qualità in vigore. Alla consultazione on line possono rispondere tutte le parti interessate: Regioni, produttori, trasformatori, centri di ricerca, università ed esperti di IG, ma anche privati cittadini. Avranno tempo di farlo fino al 27 gennaio prossimo.

“L’attuale modello si sta dimostrando datato rispetto agli stili di consumo alimentare, all’evoluzione dei mercati internazionali, alle tecniche produttive  oltre che ai moderni sistemi di tracciabilità che si stanno affermando – commenta appunto il presidente  Filipuzzi –, non a caso in molti casi di Dop e Igp, anche nella nostra regione, i disciplinari oggi appaiono più come zavorre che come vantaggi competitivi per l’adeguata remunerazione del produttore e per la garanzia di qualità del consumatore. Qualche innovazione recentemente c’è stata, come l’unificazione dell’attività ispettiva nelle aziende da parte delle autorità sanitarie e di controllo delle indicazioni geografiche… finora si lavorava a comparti stagni e un produttore riceveva tante visite quante sono le autorità. Questo non è certo sufficiente e anche l’Unione Europea evidentemente si è accorta che è giunto il momento storico per una rivisitazione complessiva del sistema”.
Per cui è arrivata l’ora, secondo appunto l’Ue, anche in questo settore di una profonda revisione per adeguare la normativa alle nuove realtà e alle evoluzioni che il comparto agroalimentare – cominciando proprio dai vini – ha registrato anche in Italia e pure in Friuli Venezia Giulia. E le indicazioni che saranno fornite soprattutto dal mondo produttivo, che più di altri conoscono i problemi dell’importante comparto economico, saranno utili per giungere a una normativa più adatta ai tempi. E soprattutto che sia effettivamente di sostegno alla produzione e alla sua valorizzazione.

Prosciutto di San Daniele e formaggio Montasio, prodotti Dop.

 

Indirizzo web della consultazione:
https://ec.europa.eu/info/news/european-commission-seeks-feedback-geographical-indications-and-traditional-quality-scheme-2019-nov-04_en

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In copertina, vini bianchi Fvg: anche per questi cambierà la normativa.

 

 

LA RICETTA – Il cren in cucina: eccolo cotto al tegame

di Roberto Zottar

Il cren, botanicamente “Amoracia rusticana”, è una pianta perenne della famiglia delle crucifere originaria dell’Europa orientale. In italiano si chiama rafano o barbaforte e la parola cren è originaria delle lingue slave, in sloveno hren, in russo chren, mentre per i tedeschi è Meerrettich e per gli inglesi Horseradish.
Le foglie sono impiegate in infusi, ma la vera protagonista è la radice: biancastra e di odore debole, se schiacciata o tagliata o grattugiata libera un’essenza volatile piccantissima, il solfocinato di butile. Democrito pensava il cren fosse afrodisiaco e nel medioevo era un ingrediente comune nelle farmacie dei conventi per le sue proprietà antiinfiammatorie, analgesiche, diuretiche e di aiuto alla digestione.
La radice del rafano ha un sapore dolce, leggermente piccante e soprattutto fortemente aromatico e balsamico che ne fa un ingrediente perfetto per insalate, panini o per essere unita in numerosi composti salati cucinati poi a mo’ di tortino. In Basilicata è presente sia nelle minestre di verza, sia per la preparazione della cosiddetta rafanata materana, una frittata a base di pecorino, uova e prezzemolo, e sia grattugiata fresca sopra la pasta con ragù come vuole la tradizione potentina.
Da noi in purezza accompagna il prosciutto cotto in crosta di pane, ma può essere grattata e mescolata con aceto, sale, o anche maionese o pane grattugiato o altri condimenti per preparare salse da servire con il bollito, con la carni salmistrate e con il pesce.
La zuppa di cren è fatta con un fondo di porro e burro a cui si aggiungono patate, cren grattugiato e si porta a cottura con buon brodo. Prima di servire si frulla e si aggiunge ancora del cren.
La ricetta di oggi per voi è un contorno sfizioso, il cren in tecia, ovvero rafano cotto al tegame.

Procedimento:
Grattugiate mezzo kg di mele con la buccia e aggiungetevi il succo di un limone. Grattugiate mezzo kg di radice sbucciata di cren fresco e nel frattempo fate bollire lentamente 2 mestoli di brodo, 2 cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di aceto e del vino. Lasciate intiepidire e aggiungete poi il cren e la mela, insieme a 3 cucchiai di pane grattugiato e a 100 g di burro sciolto. Cucinate il tutto a fuoco lento per almeno un’ora mescolando di continuo fino ad ottenere la consistenza di una purea.
Si serve come contorno a piatti di carne con una ultima grattugiata di cren e mela.

Vino:
Un bel rosso quando il rafano è usato come contorno per carni e bolliti (è il caso della ricetta odierna), un fresco Friulano (ex Tocai) se si tratta della zuppa di cren.
Buon appetito !

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In copertina, ecco la radice del rafano conosciuta anche come cren.