Consorzio agrario Fvg: Ermacora tira le somme (+5 milioni) e lascia

di Gi Elle

«In nove anni di mandato abbiamo messo a segno diverse operazioni strategiche. Ora è il momento di lasciare spazio ad altri»: Dario Ermacora non ha dubbi, fa un bilancio, di grandi soddisfazioni, del suo lungo impegno alla guida del Consorzio agrario Fvg e tira le conclusioni, ritenendo che si giunta l’ora di cedere il testimone ad altri, a nuove energie che siano in grado di portare una ventata di novità all’interno della importante struttura del settore primario in Friuli Venezia Giulia. Così, quella convocata per venerdì 26 giugno sarà la sua ultima assemblea in veste di presidente. «Dopo tre mandati consecutivi ritengo sia giunto il momento di lasciar spazio ad altri», dichiara infatti il viticoltore di Ipplis, nel cuore dei Colli orientali del Friuli – che per lungo tempo è stato anche alla guida della Coldiretti regionale -, ricordando che in quasi 10 anni di leadership «il Consorzio ha aumentato di ben 5 milioni il suo patrimonio, passando da 17 a 22 milioni, grazie a una gestione economicamente forte e a scelte strategiche che ci hanno portato ad andare oltre l’attività storica, tradizionale del consorzio, vale a dire quella legata ai mezzi tecnici, per dare valore alle produzioni». Dal latte al vino, passando per il pane e la quarta gamma.

«Siamo inoltre riusciti a “sfondare” il confine regionale conferendo in un’unica società i nostri servizi direzionali e quelli del Consorzio di Treviso-Belluno. Anche questa è stata un’operazione strategica – ricorda il presidente in vista dell’importante riunione della compagine sociale -: ci ha consentito di aumentare la capacità negoziale, di gestire insomma gli acquisti con una maggiore massa, ma anche di mettere a fattor comune i manager delle due strutture, aumentando così le competenze e le professionalità a servizio dei circa 2.200 soci».
I delegati delle due entità territoriali saranno chiamati venerdì mattina ad eleggere il nuovo consiglio di amministrazione e ad approvare il bilancio 2019 che chiude a 120 milioni di fatturato, 10 in meno rispetto all’anno precedente, per effetto di un calo prezzi generalizzato e della “cessione” del ramo vitivinicolo legato alla Cantina Vini San Giorgio, realtà messa in sicurezza dall’azienda di Basiliano che l’aveva rilevata nel 2011. Un’azione simile l’importante coop, che per dipendenti e volume d’affari è la più grande azienda agricola della regione, l’ha svolta anche nel settore lattiero-caseario con la fusione nel 2013 di Aprolaca, ex commerciale del latte, e nel 2014 con l’incorporazione della latteria di Venzone. «Abbiamo cercato di valorizzare il latte dei soci con un progetto di filiera e un marchio, Blanc, ceduto nel 2017 a Latte Carso spa di cui il Consorzio è diventato socio al 24% e che oggi trasforma il latte dei nostri 70 conferitori».

C’è però un’altra funzione di rilievo che il Consorzio agrario svolge per il fatto stesso di esistere: «Per la capillarità della sua presenza, l’azienda – che conta su ben 240 dipendenti e 38 sedi – svolge un formidabile ruolo di calmierante dei prezzi. Contribuisce insomma a tenerli mediamente più bassi. Tengo a ricordare che si tratta di una cooperativa – conclude il presidente – , che ha necessità di patrimonio per potersi garantire gli affidamenti bancari, ma che non punta al mero profitto, ma alla soddisfazione dei propri soci e a dare risposte al territorio. In attesa di farlo in assemblea venerdì, ringrazio tutti i dipendenti, in particolare il direttore Elsa Bigai, per il grande lavoro svolto in questi anni non facili e auguro al futuro presidente i migliori auguri di buon lavoro».

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In copertina, Dario Ermacora nella sua cantina di Ipplis, Colli orientali.

La riduzione dell’Iva per rilanciare i consumi: plaude Confagricoltura

di Gi Elle

Il taglio dell’Iva nel settore primario potrebbe avere il benefico effetto di incentivare i consumi agroalimentari, notevolmente frenati dall’emergenza sanitaria di questi primi mesi dell’anno, a causa della pandemia da Covid-19. La possibilità di introdurre un taglio all’imposta sul valore aggiunto è emersa infatti dal mega-vertice economico appena concluso a Roma. «È un segnale positivo che il Governo stia valutando la nostra proposta di riduzione dell’Iva per rilanciare i consumi – commenta con soddisfazione il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti -. L’agricoltura è stata riconosciuta come soggetto Golden Power, quindi strategico per la tenuta economica di una nazione. Pertanto, il rilancio dell’economia richiede interventi importanti, sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta. Dal lato della domanda, Confagricoltura è stata l’unica, alla convocazione del settore agroalimentare agli Stati Generali dell’Economia a Villa Pamphilj, a proporre un intervento per la riduzione delle aliquote Iva e anche del cuneo fiscale sul fattore lavoro. Per quanto riguarda l’Iva, Confagricoltura propone di stabilire, per un congruo periodo di tempo, l’aliquota Iva unica del 4%, al fine di incentivare la ripresa dei consumi che attualmente soffrono in tutto il comparto agroalimentare – dal settore zootecnico a quello vitivinicolo – all’interno del quale, come è noto, sono molte le eccellenze. Consumi che hanno ricevuto un durissimo colpo soprattutto a causa del blocco per mesi della ristorazione che al termine del lockdown, dove è potuta ripartire, si è messa in moto con lentezza e fra grandi difficoltà.
Allargando l’orizzonte temporale – conclude il presidente nazionale dell’Organizzazione agricola che in Friuli Venezia Giulia è guidata da quasi un anno dall’imprenditore Philip Thurn Valsassina – ribadiamo la necessità di attuare, quanto prima, un piano strategico di rilancio della filiera agroalimentare, che può dare un significativo contributo alla ripresa economica duratura e sostenibile sotto il profilo sociale, ambientale e dell’efficienza energetica».

Massimiliano Giansanti

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In copertina, il prosciutto di San Daniele è il re dei prodotti agroalimentari in Fvg.

Valorizzare i “magredi” del Friuli col voto online: piace molto il progetto europeo

“Valorizzare un patrimonio naturale che rischiava di essere abbandonato, perché fin da tempi antichi era connesso alle attività rurali, per mantenerne l’unicità, ma, nel contempo, fare sì che esso diventi un’occasione di remuneratività per il territorio: è l’obiettivo, oggi raggiunto, che la Regione si era prefissata adottando e sostenendo il progetto LIFE Magredi Grasslands, giunto alla conclusione e ora in lizza, unico in Italia, per entrare tra i cinque vincitori dell’iniziativa European Natura 2000 Award. Per questo va sostenuto, come sta già accadendo, attraverso il voto online espresso da parte di chi lo saprà apprezzare”. Lo ha evidenziato a Udine l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari e forestali, Stefano Zannier, nel presentare gli esiti del progetto Magredi Grasslands, frutto dell’iniziativa comunitaria LIFE, ideata dalla Ue per rendere attuale la Direttiva Habitat, emanata nel 1992, che sostiene la manutenzione, il miglioramento, la salvaguardia e il ripristino degli habitat riconosciuti di “interesse comunitario”. Magredi Grasslands è risultato primo tra 27 progetti presentati in Europa e concorre, nell’European Natura 2000 Award, a una delle cinque categorie previste dal Premio. Il progetto, ma siamo all’avvio dell’iniziativa, ha già ottenuto oltre 2 mila consensi.

Il Friuli Venezia Giulia – come informa una nota Arc -, aveva già partecipato al progetto LIFE con le zone umide, come le torbiere ma anche le aree lagunari, mentre, una decina d’anni fa, aveva deciso di inserire nel progetto una tipologia di habitat che fa parte della storia del territorio: i prati, che da essere parte predominante del nostro paesaggio sono divenuti nel tempo una rarità. Fino al ‘900, costituivano infatti assieme all’acqua l’unica fonte di energia, perché assicuravano l’alimentazione agli animali utilizzati per la lavorazione delle campagne e per gli spostamenti.
Nel 2005, la Regione ha prodotto una legge di tutela dei prati stabili e, successivamente, il progetto LIFE ha accorpato, basandosi su tale provvedimento, i terreni occupati, ovvero quelli di proprietà pubblica (demaniali) e dell’Amministrazione regionale. Nel progetto LIFE sono stati compresi terreni del demanio idrico, quali le golene fluviali e il ripristino dei prati esistenti. Prati, che sono minacciati dai cambiamenti delle attività rurali e dall’abbandono dell’agricoltura di tipo tradizionale, che privilegiava la fienagione per l’alimentazione animale e i pascoli. Nello specifico, la Regione ha recuperato 500 ettari di praterie situate su aree protette. Una scelta, che è stata selezionata quale miglior buona prassi a livello europeo, tanto da essere inserita nell’European Natura 2000 Award, unica tra le Regioni italiane.

Il progetto, ha ricordato Zannier, “ha avuto anche obiettivi divulgativi e formativi, attraverso il coinvolgimento di oltre 3 mila alunni delle scuole primarie e secondarie”. “Ma il progetto Magredi Grasslands – ha soggiunto l’esponente della Giunta Fedriga – ha attivato anche una prassi esemplare, coinvolgendo gli agricoltori, e dando la possibilità di accedere ai contributi per la gestione dei prati stabili alle aziende autrici di buone prassi nell’area interessata e in quelle limitrofe, quali l’attività zootecnica non intensiva, l’adozione di metodi biologici, l’allevamento di capre e pecore che si nutrono con il foraggio”. “Nel contempo – ha anticipato l’assessore – la Regione intende dare continuità all’iniziativa europea LIFE, con un nuovo progetto che sarà dedicato ai prati stabili e agli insetti impollinatori e che consentirà di valorizzare e preservare altre aree di elevato pregio naturalistico presenti nel Friuli Venezia Giulia. Non solo – ha concluso -, ma l’Amministrazione regionale intende sostenere anche le filiere destinate ad assicurare un valore aggiunto a quanti sapranno prendersi cura dei prati stabili con attività compatibili con l’habitat esistente e mi riferisco in particolare alla filiera del latte e del fieno”.

Gli interessati possono esprimere il loro supporto al progetto del Friuli Venezia Giulia cliccando sul sito https://www.magredinatura2000.it/

In copertina, i “magredi” friulani; qui sopra, l’incontro a Udine.

(Foto Arc Morandini)

 

L’Estate in Fattoria avvicina i bambini alla campagna friulana

Coronavirus, è il tempo per riscoprire le attività all’aria aperta e a diretto contatto con la natura, anche per i centri estivi. E a San Vito al Tagliamento c’è una delle proposte più creative dell’estate 2020, ovvero quella in fattoria. Dopo il successo della prima edizione del centro estivo proposto l’anno scorso dalla cooperativa Il Piccolo Principe di Casarsa negli spazi de La Volpe sotto i Gelsi, ritorna il campus all’insegna della natura e del contatto con gli animali. I posti però, causa emergenza Covid-19, sono limitati: appena 14 i bambini che potranno essere ospitati ogni settimana e la proposta educativa è rivolta soltanto ai minori frequentanti le scuole primarie, cioè quelli della fascia di età dai 6 agli 11 anni.
Il periodo di attività sarà di 8 settimane ovvero da domani 22 giugno al 31 luglio e dal 24 agosto al 4 settembre. Il campus si svolgerà negli spazi dell’antico casale recentemente restaurato in via Copece (località Comunali). In ottemperanza alle vigenti norme in fatto di sicurezza, i bambini saranno divisi in due gruppi da 7 partecipanti con un operatore dedicato a ciascuno e spazi distinti.

Alcuni prodotti biologici.


“È il secondo anno che proponiamo questa esperienza educativa – spiega Diana Turla, responsabile Estate in Fattoria de Il Piccolo Principe -. Una proposta educativa che l’anno scorso aveva incontrato il favore delle famiglie perché si tratta di un centro estate in cui il bambino può davvero riscoprire il contatto con l’ambiente. Quest’anno sarà un estate particolare ma assicuriamo tutti i genitori che in fattoria gli spazi sono molto ampi e i bambini avranno tutto lo spazio per giocare all’aria aperta a contatto con la natura e con gli animali e potranno farlo in tutta sicurezza. Tutti gli ambienti – specifica – verranno costantemente puliti e sanificati e si cercherà di favorire il distanziamento assicurando comunque ai bambini la possibilità di giocare e divertirsi, come hanno bisogno a quest’età di fare”.
Tra le attività proposte: preparazione e cura quotidiana di un piccolo orto sinergico, accudimento degli animali della fattoria (galline, conigli, oche, gatti), coltivazione di piante aromatiche e fiori, laboratori per conoscere e utilizzare le erbe, laboratori di creazione con elementi naturali. In più, ci saranno gli incontri con gli asinelli in collaborazione con La Torre dell’asino di Torrate.
“Putroppo rispetto allo scorso anno – ha aggiunto Turla – i costi sono più alti a causa di tutte le disposizioni e misure volte alla sicurezza e al contenimento della diffusione del Covid-19. I genitori però – ha confermato la responsabile di Estate in Fattoria -, potranno usufruire del bonus centri estivi introdotto dallo Stato o della carta famiglia prevista dalla Regione. Inoltre, la sede della fattoria didattica e sociale La Volpe sotto i Gelsi si trova poco distante dall’area della Zona industriale Ponte Rosso e gli orari sono stati organizzati in modo da consentire ai genitori lavoratori di accompagnare il proprio figlio in fattoria prima di andare al lavoro e di venirlo a riprendere a fine giornata”.
La fattoria didattica e sociale, gestita dal Piccolo Principe, è un progetto che vede la forte collaborazione e il sostegno di Azienda per l’Assistenza Sanitaria 5 “Friuli Occidentale”, Comune di San Vito al Tagliamento, Servizio sociale dei Comuni “Tagliamento” e delle cooperative sociali Futura e Il Granello con l’obiettivo di attuare percorsi di integrazione lavorativa e sociale per disabili e persone con fragilità psichiatrica.

Il casale della cooperativa.

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In copertina, bambini all’Estate in Fattoria di San Vito al Tagliamento.

Il vino sposa la musica: domani a Cividale riparte “Enoarmonie”

di Gi Elle

Quando il vino sposa la musica! E’ quanto ci propone con successo da anni, in Friuli Venezia Giulia, il festival “Enoarmonie”. Bruscamente interrotto dal lockdown, con l’arrivo ufficiale dell’estate (finalmente, almeno si spera!), riparte domani, 21 giugno, l’originale, imitato format ideato e curato dall’Associazione musicale Sergio Gaggia di Cividale. Sontuoso il programma, che offrirà una nuova occasione di ascolto-degustazione agli amanti della grande musica e del buon vino: nel pieno rispetto delle disposizioni anti-contagio, dunque con una rigorosa attenzione al distanziamento fra gli spettatori, l’inedita location della cantina Rodaro, a Spessa di Cividale – nel cuore dei Colli orientali del Friuli -, accoglierà alle 19 un omaggio a tutte le vittime della pandemia – dall’Offerta Musicale bachiana – e a seguire l’esecuzione delle trascendentali trascrizioni di Godowsky, di rarissimo ascolto per l’estrema difficoltà strumentale.
A cimentarsi nella prova di assoluta bravura sarà uno dei pochissimi pianisti al mondo in grado di eseguire le trascrizioni, il milanese Emanuele Delucchi, che offrirà un saggio di questo repertorio estremo, con elaborazioni di pagine di Bach e Chopin. Ad abbinare l’ascolto alla degustazione di tre importanti vini dell’azienda agricola Rodaro sarà la nota voce radiofonica di Luca Damiani, conduttore, fra l’altro, della trasmissione “6 gradi”, da anni amico ed estimatore del percorso culturale della Gaggia. E’ consigliata la prenotazione, all’indirizzo silvia.assgaggia@gmail.com o al numero 335.5651008.
L’appuntamento successivo di “Enoarmonie” è in calendario per la domenica successiva, 28 giugno, a Cormons: protagonisti, nel chiostro del complesso comunale, saranno alcuni giovani fuoriclasse dell’Orchestra Accademia Arrigoni. A Marco Mauceri, una delle voci più amate di Radio 3 Rai e conduttore quotidiano del “Concerto del mattino”, il ruolo dell’enorelatore. I vini proposti in abbinamento saranno quelli suggeriti dall’enoteca locale. Per il mese di luglio, poi, si annunciano due ulteriori tappe del festival: a breve le date.

Emanuele Delucchi

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In copertina, ecco uno scorcio della bellissima cantina cividalese.

Pescatori di Grado e Marano in crisi: già all’attacco le “noci di mare”

di Gi Elle

Proprio senza pace questo disastroso 2020 (bisestile a tutti gli effetti)! La durissima batosta sull’economia assestataci dal Coronavirus, il maltempo che non ci molla – con altri gravi effetti su agricoltura e turismo – e ora anche le “noci di mare”. Come se non bastassero le meduse… Nuova grana, infatti, per i pescatori del Friuli Venezia Giulia perché, in anticipo sulla stagione, anche quest’anno sono arrivate le “bufole”, nomignolo dato agli ctenofori o appunto “noci di mare”, organismi gelatinosi predatori che da alcuni anni invadono, in estate, anche le nostre acque, in particolare quelle della Laguna di Grado e Marano, distruggendo latterini e gamberetti, che sono alla base delle nostre gustose fritture.

Le voracissime “noci di mare”.

Gli ctenofori sono organismi alieni, arrivati dal Mar Nero (ne hanno fatta di strada, anzi di acqua…), dove hanno messo in ginocchio proprio l’attività dei pescatori. I dati in possesso di Fedagripesca Fvg, confermati anche dall’Ogs (Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste, indicano la loro presenza nel nostro territorio, in modo massivo, almeno dal 2016. Si tratta di esseri altamente dannosi per la pesca per due motivi: galleggiano nell’acqua e sono voracissimi, predando tutto quello che è alla loro portata (plancton, uova e larve di pesce e di molluschi) creando un grave problema ecologico che si ripercuote su tutto il comparto ittico.
Inoltre, facendosi portare dalle correnti, finiscono nelle reti, in particolare nei cogolli dove, con la loro consistenza gelatinosa, ostruiscono i fori e riempiono il cogollo rendendolo inservibile. Questo succede in particolare con i “cogoi fissi”, a maglie molto strette, che servono per la cattura del latterino e del gambero di laguna, ingredienti tipici, come si diceva, del delizioso fritto di mare e che rappresentano oltre l’80 per cento del pescato nella Laguna di Marano e Grado.

La cattura con i “grasiui” è fra le più tradizionali della pesca lagunare, ricca di storia e adattatasi all’ambiente, tanto da essere a impatto ambientale nullo o quasi. Proprio i pescatori che la praticano sono i più colpiti dall’invasione degli ctenofori: negli anni hanno visto ridursi il reddito da latterino di circa il 60 per cento, raggiungendo, per il gambero, un taglio di oltre il 70. Normalmente, le “noci di mare” diventano numerose con il caldo, a luglio-agosto – sono favorite, proprio come le meduse, dalle alte temperature del mare -, ma quest’anno sono già presenti in maniera massiccia, essendo stato un inverno molto mite, tanto che i pescatori stanno pensando di riportare a casa le reti, essendo praticamente impossibile lavorare. Il mondo scientifico, in particolare l’Ogs, è allertato e sta studiando il fenomeno, ma le imprese del settore – sottolinea Fedagripesca Fvg – hanno bisogno di un sostegno immediato, in attesa di capire cosa si possa fare per far sì che una pesca e un prodotto tipico delle nostre marinerie possano continuare a sopravvivere.

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In copertina e qui sopra pescatori al lavoro nel Porto di Grado.

Bonus da mille euro in agricoltura: domande fino ad agosto

E’ scattato il 15 giugno il via alle domande che potranno essere presentate fino al 13 agosto all’Agenzia delle entrate, esclusivamente in via telematica, per richiedere il contributo di mille euro a fondo perduto previsto dal Decreto Rilancio (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 maggio e in fase di conversione parlamentare): ne dà notizia “Il Punto Coldiretti”, giornale d’informazione per le imprese del sistema agroalimentare. Il contributo, è riconosciuto, come spiega la circolare dell’Agenzia delle entrate numero 15/E del 13 giugno 2020, ai “soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario, titolari di partita Iva”. La circolare specifica che sono incluse tra i beneficiari «le imprese esercenti attività agricola o commerciale, anche se svolte in forma di impresa cooperativa».

Il contributo, informa la nota, spetta a condizione che:
– l’attività non sia cessata alla data di presentazione dell’istanza;
– l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 risulti inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019.

Il contributo spetta, tuttavia, anche in assenza del suddetto requisito di riduzione del fatturato ai soggetti che abbiano iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019 ovvero che già versavano in stato di emergenza a causa di altri eventi calamitosi formalmente dichiarati alla data dell’insorgere dello stato di emergenza Covid-19. Possono accedervi i titolari di reddito agrario, i soggetti esercenti attività d’impresa ed i soggetti esercenti arti e professioni, con ricavi o compensi, “non superiori a 5 milioni di euro” nel periodo d’imposta 2019.
L’agevolazione è finalizzata a compensare, almeno in parte, i gravi effetti economici e finanziari che hanno subito determinate categorie di operatori economici a seguito della pandemia che ha colpito il nostro Paese e il resto del mondo. Per ulteriori informazioni – conclude la nota – gli agricoltori possono rivolgersi agli uffici Coldiretti che forniranno tutta la consulenza necessaria.

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In copertina, una coltivazione di mais in Friuli Venezia Giulia.

Fvg, già “in servizio” la Vespa samurai per combattere la cimice

di Gi Elle

Tutti la chiamano “Vespa samurai”, ma impropriamente perché non ha niente a che fare con il comune imenottero che tutti conosciamo, e temiamo, da sempre. Si tratta, invece, di un insetto minuscolo ma con una grande prerogativa: quella di diventare l’antagonista naturale alla dannosissima cimice, ormai presenza purtroppo costante nelle nostre campagne. E’ il “Trissolcus japonicus”, questo il nome scientifico, del parassitoide appartenente allo stesso ordine, ma con forme e caratteristiche completamente diverse e, appunto, con il compito – che ovviamente si spera sia di successo – di debellare la cimice asiatica marmorata che da alcuni anni devasta le produzioni soprattutto frutticole del Medio e Basso Friuli, in particolare nell’area rivierasca. E da ieri la “Vespa samurai” è entrata ufficialmente “in servizio” con un primo volo, al quale ne seguiranno altri cinquanta in tutte le aree del Fvg dove la presenza della cimice asiatica, in questi anni, è risultata invasiva per l’ambiente, anche urbano (fastidiosissima all’interno delle nostre case, anche per lo sgradevole odore che emana), e devastante per le colture, trattandosi di una specie a larghissima diffusione, considerato che due cimici, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo (!) di insetti.

Stefano Zannier

Soddisfatto per questo “lancio” ma anche per l’importante livello cui sono giunti gli studi finora condotti anche qui, l’assessore regionale alle Risorse agroalimentari Stefano Zannier che è intervenuto, a Pozzuolo, appunto al primo “volo”, ovvero alla liberazione, avvenuta in un uliveto campione di proprietà dell’Ersa, di un centinaio di esemplari di “Trissolcus japonicus”. “Una giornata importante per l’agricoltura e per l’ambiente del Friuli Venezia Giulia, perché oggi – ha detto, come si rileva da una nota Arc – si concretizza il risultato di un lungo lavoro di ricerca, ma anche di adeguamento normativo, che la Regione, tramite l’Ersa, ha svolto assieme al Crea, e ha portato finalmente alla individuazione di un insetto antagonista della cimice asiatica. Una specie, che in questi quattro anni ha arrecato danni ingenti alle colture e disagio alla popolazione. La ‘Vespa samurai’ è un insetto innocuo per l’uomo, dalle dimensioni inferiori a due millimetri e privo di pungiglione, che impedirà lo sviluppo delle uova della cimice, riducendone la presenza nell’ambiente e nelle campagne. La giornata odierna rappresenta dunque la finalizzazione degli ingenti sforzi di studio e di ricerca svolti da Ersa, in sinergia con tutte le realtà omologhe italiane”.
Come ha spiegato Pio Roversi, direttore del Crea (il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, organismo del ministero delle Politiche agricole, agroalimentari e forestali), che assieme ai tecnici dell’Ersa ha seguito la ricerca di un rimedio biologico alla presenza incontrollata della cimice asiatica, la “Vespa samurai” avrà il compito di ristabilire un riequilibrio nella natura che l’insetto invasivo, pure alieno rispetto al nostro habitat, aveva alterato.
Il volo delle “Vespe samurai” ha lo scopo di favorire l’insediamento del minuscolo insetto in un ambiente per esso nuovo, che è quello del nostro habitat. La sua presenza non nuocerà alle specie vegetali e animali. “Si tratta – ha specificato l’esponente della Giunta Fedriga – di un insetto alloctono, non autoctono, e quindi, nonostante il metodo individuato, e seguito, per la lotta alla cimice asiatica dal Crea assieme ai nostri tecnici dell’Ersa sia compreso nelle prassi della lotta biologica guidata, è stato necessario modificare la legge in vigore che non permetteva l’introduzione nell’ambiente di insetti non già presenti nell’habitat”. “Il progetto, che oggi ha compiuto una tappa importante – ha ricordato ancora l’assessore -, fa parte di un’iniziativa a livello nazionale nella quale anche il Friuli Venezia Giulia ha avuto parte attiva per sostenere e sollecitare la ricerca, con l’obiettivo di risolvere un problema affrontato finora dall’Amministrazione con la messa a disposizione di interventi pari a oltre 7 milioni di euro, mentre sono in corso le procedure per consentire agli agricoltori di accedere anche alle provvidenze dello Stato per il ristoro dei danni subiti dalle produzioni“.

La cimice asiatica.

La presenza della cimice asiatica nel Friuli Venezia Giulia era stata segnalata per la prima volta nel 2014, mentre i primi gravi danni alle colture si sono registrati nel 2016. “In questi anni – ha ricordato Zannier – si sono dapprima ricercate soluzioni fisiche rispetto a un fenomeno che poi ha assunto dimensioni tali da non essere più contenibile se non con azioni di contrasto. Azioni – ha aggiunto – che hanno richiesto i tempi necessari alla ricerca, comunque ristretti rispetto alle aspettative, per arrivare all’attuale risultato che già dalla prossima campagna agraria potrà dare i risultati attesi. Si è trattato di ricerche e studi complessi – ha concluso il titolare delle Politiche agricole Fvg – portati avanti con la costante interazione con i produttori, ma occorre considerare che si tratta di una specie particolarmente invasiva: si pensi che due individui di cimice asiatica, un maschio e una femmina, dopo tre anni sono in grado di generare un miliardo di esemplari“.

Coltivazione di soia in Friuli.

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In copertina, la “Vespa samurai” in una foto tratta da Wikipedia.

“Vendemmia verde” e Coronavirus: domande entro il 25 giugno

di Gi Elle

Come è purtroppo noto, l’emergenza sanitaria da Coronavirus ha avuto un pesante contraccolpo anche nel settore vitivinicolo, dove molte aziende pure del Friuli Venezia Giulia guardano con preoccupazione alla nuova vendemmia, considerato l’invenduto che giace ancora in cantina. E una delle misure – per esempio, abbiamo già parlato della richiesta di stoccaggio per il Pinot grigio – adottabili è quella della cosiddetta “vendemmia verde”, cioè lo stacco dei grappoli quando sono ancora appunto verdi, prima dell’inizio dell’invaiatura, il cambio di colore. Ecco allora come muoversi, con l’aiuto di una nota tecnica rilevata da Il Punto Coldiretti, giornale di informazione per le imprese del sistema agroalimentare.

«Le domande di aiuto per la misura “vendemmia verde” Inserita nel Pns vino e per le Regioni che hanno deciso di attivarla, relativa alla campagna 2019/2020 devono essere presentate entro il 25 giugno prossimo. L’11 giugno l’Agea ha pubblicato la circolare “Ocm unica regolamento (Ce) 1308/2013 art. 47 “Istruzioni operative relative alle modalità e condizioni per l’accesso all’aiuto Vendemmia verde”.

Possono accedere alla misura le persone fisiche o giuridiche che conducono unità vitate che rispettano i seguenti requisiti:
a) sono coltivate con varietà di uve da vino, classificate dalle regioni (’accordo del 25 luglio 2002 tra Mipaaf, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano);
b) sono in buone condizioni vegetative;
c) sono impiantate da almeno quattro campagne;
d) hanno formato oggetto di dichiarazione di raccolta di Vendemmia e Produzione nella campagna 2018/2019 e 2019/2020;
e) non ricadano nelle zone vinicole eventualmente escluse dalla misura;
f) rientrino nella superficie minima e/o massima ammissibili alla misura, stabilita dalle Regioni/Province autonome;
g) non hanno beneficiato di un aiuto alla vendemmia verde nella precedente campagna 2018/2019.

Per il 2019/2020 scattano alcune deroghe rispetto alla normativa: per “vendemmia verde” si intende la distruzione totale o l’eliminazione dei grappoli non ancora giunti a maturazione sull’intera azienda o su parte di essa, purché la vendemmia verde sia effettuata su intere parcelle vitate; la stessa superficie vitata ammessa all’aiuto nella campagna 2019/2020, può accedere alla misura anche in quella 2020/2021.
Le domande sono presentate all’OP Agea per le superfici ubicate nelle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Umbria, Valle d’Aosta e nelle Province autonome di Trento e Bolzano.
I viticoltori le cui domande risulteranno ammesse devono effettuare le operazioni entro il 25 luglio.
I controlli saranno effettuati nel periodo tra il 26 luglio e il 15 settembre.
La Coldiretti sottolinea che i produttori restano in attesa dell’altra misura nazionale di riduzione delle rese che è stata inserita del Dl “Rilancio” e che è stata finanziata con fondi nazionali. C’è molto interesse da parte dei produttori di vini Do e Ig per questo intervento, ma il decreto applicativo non è stato ancora definito dal Mipaaf».

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In copertina, grappoli allo stato verde, prima dell’invaiatura.

Pinot grigio Venezie dalle minori rese/ettaro allo stoccaggio 2020

Il Pinot grigio Doc delle Venezie esce indenne dal lockdown con numeri di imbottigliamento a fine maggio stabili sul 2019 (+0,39%), ma guarda con attenzione alla prossima vendemmia. Sebbene, infatti, la stagione di raccolta si preannunci – come informa una nota – minore rispetto allo scorso anno (si parla di circa -15%), la forte incertezza che continua a dominare i mercati del vino interno e internazionale in questa fase di graduale ripresa delle attività ha spinto il Consorzio guidato da Albino Armani a promuovere la costituzione di un tavolo di lavoro con i rappresentanti delle Doc trivenete per condividere misure di gestione coordinata del potenziale produttivo che mantengano in equilibrio l’offerta e garantiscano la tenuta del valore del Pinot grigio del Nordest, primo vino bianco fermo dell’export italiano e grande ricchezza del nostro sistema vitivinicolo.

Il presidente Albino Armani.

“L’ultimo consiglio di amministrazione del Consorzio ha ribadito la necessità di tenere aperto un tavolo permanente di confronto del Pinot grigio del Triveneto, che rappresenta più dell’80% del totale italiano – ha dichiarato il presidente Armani –, così da favorire una gestione programmatica e condivisa nell’areale vitato del Nordest con modalità che ci auguriamo, in un prossimo futuro, di poter estendere anche ai produttori delle altre regioni italiane. Abbiamo lavorato con i rappresentanti delle Doc trivenete arrivando a una visione collegiale e quindi alla proposta di misure concrete di gestione a livello territoriale sulle singole denominazioni in vista della vendemmia 2020 – la riduzione della resa certificabile a 150 quintali per ettaro e l’attivazione dello stoccaggio amministrativo – volte al mantenimento del valore del Pinot grigio”. Questa alleanza rappresenta un passo importante per la tutela del valore della filiera del Pinot grigio: un atteggiamento di collegialità territoriale che, si spera, possa diventare presto un esempio per l’applicazione di sistemi alternativi di tracciabilità sull’intero sistema Pinot grigio Italia, che oggi raggiunge il 43% della varietà nel mondo.

In un momento delicato di ripresa per l’Italia del vino, in cui si parla di distillazione e vendemmia verde, la Doc delle Venezie avanza con ottimismo attraverso una Fase 2 che, rispetto ai primi cinque mesi dell’anno, beneficia di un trend di mercato costante rispetto al 2019, grazie soprattutto alla distribuzione nel canale della Gdo internazionale. Segnali di stabilità rispetto all’anno scorso confermati dall’andamento degli imbottigliamenti della Doc a fine maggio, che sono in crescita – 611.167 hl pari a un +0,39% – e che lasciano presupporre un’equivalente capacità di assorbimento nella prossima campagna di commercializzazione.
“Una stabilità frutto di un trend consolidato nei mesi scorsi che al momento non ha risentito della crisi economica. Il nostro Cda tiene costantemente monitorato il mercato, siamo pronti ad intervenire per garantire l’equilibrio tra la domanda e l’offerta internazionale a tutela della filiera a contrastare eventuali tendenze speculative – commenta ancora il presidente del Consorzio delle Venezie -. Proprio in quest’ottica guardiamo alla prossima vendemmia con estrema attenzione e senso di responsabilità, al fine di mantenere gli equilibri di mercato”.

La richiesta formale per l’attivazione delle misure di gestione dei volumi di prodotto ottenuti con la vendemmia 2020 approvata dalle Doc trivenete del Pinot grigio, e inviata alle Amministrazioni, raccoglie i seguenti punti:
La ridefinizione della resa per ettaro prevista dall’articolo 4 comma 5 del disciplinare di produzione a 18 t. per ettaro e la riduzione della resa certificabile a 15 t. per ettaro;
L’attivazione dello stoccaggio amministrativo di cui all’articolo 39, comma 4, della legge n. 238/2016 per i quantitativi di prodotto atto a Pinot grigio delle Venezie Doc ottenuti dalle uve eccedenti le 13 t. di uva per ettaro fino alla produzione massima consentita di 18 t. di uva per ettaro;
La conferma dell’esclusione dalla misura delle produzioni ottenute dalla vendemmia 2020 che sono certificate anche con il sistema biologico;
La tracciabilità, nelle operazioni di vendemmia e di cantina, delle produzioni ottenute con il Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata (Sqnpi) ai fini di una possibile diversa gestione delle produzioni certificate nelle eventuali operazioni di sblocco dello stoccaggio;
Lo sblocco di tutto o di una quota parte dei volumi che avverrà a partire dal 1° marzo 2021.

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In copertina, grappoli di Pinot grigio pronti per la vendemmia: momento  che si avvicina e che preoccupa.