Nasce in Friuli la prima piattaforma online di potatura della vite

Nasce in Friuli la piattaforma mondiale di potatura della vite. Proprio oggi, infatti, si sono aperte le porte virtuali della Vine Master Pruners Academy (vinemasterpruners.com) che è interamente dedicata alla formazione sulla cura del vigneto. A crearla sono stati Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, i cormonesi pionieri dell’innovativo Metodo Simonit&Sirch, fondatori della Scuola italiana della potatura della vite e di altre Pruning School all’estero, nonché del Dute – Diplôme Universitaire de Taille et Épamprage a Bordeaux, l’unico diploma universitario di potatura del pianeta.
«Ho sempre creduto che la potatura fosse l’elisir di vita per la vite – afferma Marco Simonit, co-fondatore appunto della Simonit&Sirch -. La mia passione è la potatura della vite. La mia missione è cercare di aiutare la vite a vivere meglio. Voglio tentare di riavvicinare l’uomo alla vera natura della vite e condividere con tutti coloro che accederanno alla piattaforma gli effetti che la potatura ha sulla pianta della vite, far comprendere come la buona potatura può aiutare la vite a vivere meglio e più a lungo». La Vine Master Pruners Academy è un ulteriore, importantissimo, step dell’impegno formativo dell’’unico gruppo internazionale specializzato e accreditato per la formazione del personale addetto alla potatura manuale dei vigneti, e punto di riferimento del settore a livello mondiale.

«Inoltre, ho sempre creduto nella condivisione del sapere ed è per questo che abbiamo voluto creare una grande casa in grado di accogliere tutti. Una casa dove imparare, osservare, crescere, conoscere, confrontarsi, con l’obiettivo di migliorare la nostra vita e la nostra professione. Questa grande casa non poteva che essere online – spiega ancora Simonit -. Insieme con la gente delle vigne di tutto il mondo possiamo aiutare le viti di qualsiasi latitudine a diventare più forti, più sostenibili e più longeve, in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti climatici». La piattaforma – in italiano ed inglese – offrirà un vero e proprio percorso di formazione strutturato a vari livelli, che potranno essere scelti in funzione dei propri interessi ed esigenze, con test online e prove pratiche in vigna. Seguendo l’intero iter si acquisiranno abilità crescenti. Il successo nelle diverse prove teoriche e pratiche consentirà di ottenere certificati di vari livelli che daranno via via accesso a quelli successivi, fino ad arrivare alla qualifica di Vine Master Pruner.

Si inizierà, pertanto, con il corso di Vine Pruner, in cui verranno insegnate le basi del Metodo Simonit&Sirch sulle forme di allevamento più diffuse, ovvero Guyot e Cordone speronato. Con i livelli Vine Pruner Advanced, strutturati in due moduli, si approfondiranno Guyot e Cordone speronato nelle fasi di allevamento e gestione nel tempo, e uno spazio verrà dedicato alla ristrutturazione e conversione dei vigneti esistenti. I livelli Vine Pruner Expert, pure in due moduli, prenderanno in esame le forme tipiche dei più importanti distretti viticoli del mondo. Selezionabili secondo i propri interessi, saranno gli unici corsi di potatura al mondo sulle forme di allevamento dei vari territori, spiegate come mai prima. Chi punterà al titolo di Vine Master Pruner dovrà dare prova della sua capacità nel potare tutte le forme di allevamento della vite in uso nei principali distretti internazionali.
«Ogni potatore, viticoltore, vineyard manager, wine-lover o studente interessato alla potatura può unirsi a questa comunità digitale, migliorare la sua tecnica, confrontarsi con persone di tutto il mondo, scambiare esperienze – conclude Marco Simonit-. La piattaforma sarà via via implementata con nuovi corsi e arricchita dal confronto e dagli scambi fra tutti coloro che vi accederanno».

Informazioni – www.vinemasterpruners.com – info@vinemasterpruners.com

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In copertina, ecco uno dei partecipante ai corsi di potatura delle vite con il Metodo Simonit&Sirch.

 

La “pet therapy” a Casarsa con gli asinelli è un aiuto anche contro Coronavirus

L’incontro ravvicinato con gli asinelli per vivere con un po’ più di serenità questo periodo difficile rappresentato dall’emergenza Coronavirus: una proposta, quella di Ortoattivo progetto de Laluna onlus di San Giovanni di Casarsa della Delizia, che ha visto durante il periodo natalizio diverse persone scegliere di donare ai propri cari delle ore assieme ai dolci Dalia, Iris e Marcellino, asini ospitati nella struttura sangiovannese. Una scelta che permetterà così, tramite delle gift card, a 52 bambine e bambini, con le loro famiglie in momenti dedicati e sicuri, di svolgere delle ore di pet therapy con l’educatrice Alice Spagnol, specializzata in onoterapia. Visto il successo, l’iniziativa delle card proseguirà anche nel resto dell’anno, aiutando al sostentamento degli animali e della struttura.

“Prima delle feste di Natale – ha raccontato il presidente de Laluna, Francesco Osquino – abbiamo pensato di lanciare l’iniziativa delle gift card, puntando a un duplice obiettivo: offrire delle esperienze dedicate rispettose del distanziamento sociale per chi riceve la card e allo stesso tempo sostenere la nostra attività. L’esperimento è andato meglio delle previsioni iniziali, con 52 gift card donate e non solo a minori, visto che ci sono anche alcuni adulti desiderosi di fare questa esperienza. Crediamo molto nel progetto OrtoAttivo Pet, nato per favorire l’integrazione tra persone e per migliorare la qualità della vita attraverso interventi mirati allo sviluppo della relazione e della cura, attività all’aria aperta e percorsi di conoscenza e rispetto della natura e ci auguriamo che questa idea di regalo possa essere sempre più conosciuta e apprezzata dal pubblico. Il nostro obiettivo è quello di promuovere il benessere psico-fisico globale della persona”.
Infatti, oltre all’attività di pet therapy, il progetto Ortoattivo, sostenuto nel 2018 da Fondazione Friuli con il progetto “Coltivare l’autonomia” e nel 2019-20 dal Fondo Etico dell’AsFo, prevede anche la cura delle galline ovaiole, la coltivazione di colture biodinamiche e orti sinergici e la trasformazione di frutta e verdura in conserve e confetture con la partecipazione attiva degli abitanti della comunità Cjasaluna, Paola Fabris. Nel progetto è previsto il coinvolgimento anche di persone esterne come ad esempio gli anziani del Centro Alzheimer di Casarsa, il gruppo delle signore del centro diurno di San Giovanni e gli alunni della scuole locali (per maggiori informazioni www.ortoattivo.it). Anche se, al momento (a causa delle restrizioni anti Covid-19), il coinvolgimento di esterni è stato sospeso.

“Entrare in contatto con gli asinelli – spiega l’educatrice Alice Spagnol – permette di lavorare molto sulle proprie emozioni e sul rispetto dell’altro. Abbiamo fatto esperienza lo scorso anno anche di un percorso educativo con le scuole dell’infanzia, ottenendo splendidi risultati con i bambini che per un mese sono venuti in visita qui a Laluna e si sono occupati dei nostri asini. Questi percorsi hanno visto la partecipazione anche di un pubblico adulto, come ad esempio per l’attività di yoga con l’asinello. Durante il periodo di lockdown ad aprile abbiamo voluto proporre alle famiglie una video lettura tramite Youtube mostrando gli asinelli e in particolare il piccolo Marcellino che all’epoca era appena nato. Mentre nei mesi scorsi, quando era ancora permesso, sono state organizzate iniziative speciali dedicate ai bambini sempre in compagnia dei nostri asinelli, come la notte di Ferragosto e la festa di Halloween. Ci auguriamo che, passato questo periodo di restrizioni causate del Covid-19, le nostre iniziative in gruppo possano riprendere così da offrire nuovi spazi e contesti di sperimentazione e di socializzazione ai bambini e tra persone con fragilità e non, ma nel frattempo sarà possibile fare, grazie all’acquisto delle gift card, questi incontri singoli con gli asinelli in cui i bambini potranno accarezzarli, accudirli e conoscerli meglio”.

Le gift card “Ortoattivo Pet” sono personalizzate, hanno una validità di un anno e danno diritto ad un’ora di attività con gli asinelli insieme ad una educatrice. Per regalare questa esperienza (al costo di 20 euro), è sufficiente telefonare al 371.3580453.

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In copertina e all’interno alcune immagini della “pet therapy” con gli asini a San Giovanni di Casarsa.

In Cina nasceranno vitelli con origine Fvg: una luce in un 2020 da dimenticare

(g.l.) E ora anche in Cina nasceranno vitelli con origine Friuli Venezia Giulia grazie a un importante accordo per l’esportazione del seme dei nostri tori. Questa è una delle pochissime luci, assieme a quella della stagione positiva di Malga Montasio, per gli allevatori friulani. Per il resto, si è trattato di un 2020 tutto da dimenticare. Anno molto difficile, infatti, per le nostre stalle che hanno dovuto fare i conti con il crollo del prezzo del latte, passato dai 40 centesimi di gennaio ai 35 di fine anno, e a quello della carne, in particolare bovina e suina, con quest’ultima che nell’arco dei 12 mesi ha perso oltre un terzo del valore al chilo, passando dall’iper-valutazione di gennaio, quando la sia vendeva a 1,50 euro, alla discesa sotto l’euro di dicembre. Ciò, nonostante gli appelli, sia nazionali che regionali, rivolti ai consumatori affinché, ancor più durante la pandemia, acquistassero prodotti locali. «Sembra che questi inviti a preferire prodotti italiani purtroppo non abbiamo giovato al sistema: le importazioni non si sono fermate e tantomeno paiono aver rallentato». A fare il punto della situazione, concluso un anno che ha pagato un prezzo altissimo all’epidemia di Covid-19, sono il direttore e il presidente dell’Associazione allevatori Fvg, Andrea Lugo e Renzo Livoni, che in uno scenario a tinte per lo più fosche vedono la luce solo, come si è detto, in Malga Montasio e nell’attività del Cts di Moruzzo.

LATTE. L’andamento dei mercati del latte e dei formaggi nel 2020 è stato piuttosto altalenante, in certi periodi anche poco interpretabile rispetto alla formazione del prezzo, che non sempre ha seguito le logiche della domanda e dell’offerta. «Per il latte – spiega Lugo – nel primo trimestre il prezzo del litro alla stalla è stato ancora soddisfacente, pari a 40 centesimi tra gennaio e febbraio, per poi iniziare a scendere in concomitanza con il primo lockdown a marzo. Da quel momento – ricorda ancora il direttore -, nonostante il mercato soprattutto dei formaggi freschi abbia avuto incrementi considerevoli nei volumi di vendita della Gdo, che ha raggiunto quote anche maggiori al 25% rispetto allo stesso periodo del 2019, il prezzo del latte ha prima frenato per poi iniziare una discesa continua fino ai 35,50/36,00 centesimi al litro di settembre-ottobre». Negli ultimi due mesi del 2020 si è assistito a una leggera ripresa del prezzo a livello nazionale, che si è attestato a 37 centesimi al litro, non in Fvg. «In regione – aggiunge Lugo – il mercato non si è più ripreso toccando in alcuni casi livelli ancora inferiori ai 35 centesimi, che non bastano nemmeno a coprire i costi di produzione».

CARNE. Il settore della carne ha forse pagato ancor più degli altri una diminuzione dei consumi legati alle restrizioni imposte dall’emergenza Covid al settore della ristorazione. Si è assistito a un vero e proprio crollo del prezzo al chilo nel settore bovino e a un andamento anomalo e altalenante in quello suinicolo. «A inizio 2020 – rileva ancora il direttore Lugo – il prezzo di vendita dei suini era addirittura troppo alto, pari a 1,40/1,50 euro al kg, poi con la crisi dovuta al Covid e a causa di una certa speculazione, anche da parte di alcuni macelli, il prezzo è letteralmente crollato, arrivando a novembre e dicembre sotto l’euro».

MONTASIO. L’unica soddisfazione in un anno del resto da dimenticare agli allevatori l’ha data Malga Montasio. «Nonostante le premesse non fossero delle migliori, il riscontro reale è stato notevole – racconta dal canto suo il presidente Livoni -, c’era molta voglia e necessità da parte dei turisti di frequentare luoghi all’aria aperta che garantissero o quantomeno fornissero le condizioni ideali di distanziamento sociale come richiede purtroppo ancora oggi l’emergenza Covid e in questo senso Malga Montasio è stata una delle mete più gettonate. Anche l’attività del Rifugio Divisione Julia a Sella Nevea si è attestata ad alti livelli nonostante, terminata la stagione estiva, abbia dovuto fare i conti con il secondo lockdown, costretta a chiudere proprio nel momento di ripresa dell’attività invernale quando, complici le abbondanti nevicate in arrivo, la stagione si annunciava di quelle da tutto esaurito».

CTS MORUZZO. Ulteriore soddisfazione all’associazione è venuta dal lavoro ormai decennale del Centro di fecondazione tori e stalloni di Moruzzo (Cts) che nel 2020 ha raggiunto un promettente accordo con una società statunitense che esporta seme bovino in Cina aprendo così un altro fronte di mercato dopo le importanti esperienze in Turchia e in Egitto.

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In copertina, il presidente dell’Associazione Allevatori Fvg Renzo Livoni.

Covid, i ristoranti non ce la fanno più: “Ora basta, la misura è colma!”

di Giuseppe Longo

E ora pare che la misura sia davvero colma. In altre parole, come recita il vecchio detto, “se si tira troppo, la corda si spezza”. Ed è quello che starebbe avvenendo nel mondo della ristorazione, uno fra i più colpiti in Italia, e quindi anche in Friuli Venezia Giulia, dalle misure anti-Covid, tanto che si è giunti sulla soglia di una iniziativa dirompente che tutti sicuramente avrebbero voluto evitare: la “disobbedienza civile”. E questo alla luce delle prime avvisaglie su quanto sarebbe contenuto nell’ennesimo Dpcm che il governo si appresta a licenziare nel fine settimana e secondo il quale sarebbe vietato anche vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18. Infatti, la ristorazione non ce la fa più dopo la serrata natalizia ed i vari “stop and go” regolati dall’ormai famigerata girandola di colori. Per cui bar e ristoranti sono sul piede di guerra contro l’ipotesi di una nuova stretta, tanto che – come ha riferito stamattina la stampa nazionale – starebbe per scattare una protesta davvero clamorosa con la decisione di tenere comunque aperti i locali chiusi da troppo tempo, con danni spesso irreparabili. “Libero”, per esempio, titolava a tutta pagina che in Italia sono pronti ben 30 mila esercizi ad aprire nel fine settimana in barba alle decisioni di Roma.
Un’iniziativa ferma, ma anche di grande impatto, alla quale si affianca quella altrettanto ferma dei Ristoranti del Buon Ricordo rappresentati in Friuli Venezia Giulia da una decina di locali fra i più rinomati. Vale a dire Ristorante Carnia di Venzone, Locanda Al Castello di Cividale, Ristorante Al Sole di Forni Avoltri, Storico ristorante Al Ponte di Gradisca d’Isonzo, Trattoria Da Nando di Mortegliano, Hotel Ristorante Là di Moret di Udine, Lokanda Devetak 1870 di Savogna d’Isonzo, Ristorante Osteria La Pergola di San Daniele, Trattoria Alla Luna di Gorizia, Trattoria Da Toni di Gradiscutta. «Chiudere tutto – affermano infatti – è la soluzione unica e più economica e che rispetterebbe la dignità del mondo della ristorazione, in una situazione come quella che si prospetta nelle prossime settimane». E aggiungono: «E’ tempo di essere uniti e far sentire la nostra voce». E ancora: «Il primo grido d’allarme l’abbiamo lanciato lo scorso 30 marzo 2020. Il secondo è datato 22 aprile 2020. Il terzo, che speravamo fosse l’ultimo, il 16 maggio 2020. Ormai non c’è più tempo». L’Unione Ristoranti del Buon Ricordo – la prima associazione fra ristoratori nata in Italia, nel 1964, di cui fanno parte un centinaio di aziende e che è guidato dal presidente Cesare Carbone e dal segretario generale operativo Luciano Spigaroli – torna dunque ad evidenziare con forza l’assoluta criticità del settore e la mancanza di chiari e concreti interventi e linee guida che possano scongiurare il tracollo dell’intero comparto. E lancia questo appello all’intero mondo della ristorazione e della somministrazione, che pubblichiamo integralmente.

 Luciano Spigaroli e Cesare Carbone.

«Il nostro Mondo, il Mondo della ristorazione italiana di qualità ormai è esausto. 11 mesi sono trascorsi dall’inizio della pandemia, 11 mesi durante i quali la nostra categoria ha accettato di chiudere a ripetizione le proprie attività in nome della salute. Noi ristoratori abbiamo un cuore e lo abbiamo dimostrato. Le briciole dei ristori, quando sono arrivate, sono state proprio tali. Abbiamo accettato anche il gioco dei colori, delle aperture e chiusure per salvare il Natale, poi per salvare gennaio, poi…?
Purtroppo, la realtà dei fatti ha dimostrato che non erano i locali pubblici i portatori di contagi.Tutti sappiamo che pranzare in un ristorante è più sicuro che farlo in una mensa aziendale. Allo stesso modo le resse nei supermercati e l’affollamento dei posti di lavoro non possiamo credere che siano meno pericolose. Ci è voluto del tempo ma tutti ora, noi e i nostri clienti, abbiamo capito che la scelta di chiudere determinati settori è stata una scelta di comodo. Guarda caso, sono i settori nei quali è unanimemente riconosciuta la professionalità e la passione per il proprio lavoro. Settori abituati ad abbassare la testa e lavorare. In nome di questo, il governo ha pensato che avremmo digerito ogni cosa, lamentandoci, scrollando la testa ma poi rifugiandoci, per la sopravvivenza, in forme inutili economicamente come asporto e delivery.
Tutto giusto. Tutto vero. La passione va oltre ogni ragionamento logico. Così è stato. Con il risultato che tanti di noi sono alla canna del gas!
Ora basta. Il vaso è colmo. Ci mancava solo l’invito ad aprire le nostre attività per 2 giorni per poi chiuderle nel week end, per poi colorare di nuovo l’Italia di giallo e arancione limitando o vietando il nostro lavoro in modo quasi sadico, per completare la presa in giro.
Il 16 maggio dicemmo: I tempi sono scaduti. Tutti ora abbiamo capito che, causa la pandemia, dobbiamo aspettare tempi migliori, ma dobbiamo arrivarci. Noi del Buon Ricordo siamo una piccola realtà, ma pensiamo di rappresentare il mondo intero della somministrazione (Horeca) che troppo spesso non si è dimostrato compatto.
Chiediamo al governo: fateci lavorare in sicurezza, ma con la possibilità di fare impresa oppure permetteteci di arrivare ancora vivi al momento della ripartenza con giusti ristori, non briciole. Noi imprenditori della ristorazione crediamo di avere tante proposte da portare sul tavolo anche per il futuro, ma dobbiamo essere ascoltati non portati alla chiusura.
Asporto e delivery non fanno parte del Dna della grande ristorazione e della somministrazione in genere e chi lo ha fatto o lo sta facendo sa bene che non possono tenere in piedi un’azienda. In una situazione come quella che ci aspetta nelle prossime settimane la soluzione unica e più economica e che rispetterebbe la nostra dignità sarebbe una sola: chiudere tutto. Se davvero siamo contagiosi, dovremmo essere noi i primi a tirarci fuori dalla mischia. Ma non possiamo farlo da soli.
Chi si alza ogni mattina all’alba e per 16 ore non esce dal proprio locale ha una dignità. Ora questa dignità è stata troppe volte calpestata. Asporto e delivery per le regioni arancioni e aperture solo a pranzo infrasettimanalmente per le regioni gialle sono delle prese in giro senza senso.
Questo è il nostro pensiero. Il mondo della somministrazione cosa ne pensa? Noi ci siamo. E’ tempo di essere uniti e far sentire la nostra voce».

Ristoranti Buon Ricordo in Fvg

Hotel Ristorante Carnia Venzone Stazione Carnia (Udine)
Locanda al Castello Cividale del Friuli (Udine)
Ristorante Al Sole Forni Avoltri (Udine)
Storico Ristorante Al Ponte Gradisca d’Isonzo (Gorizia)
Trattoria Da Nando Mortegliano (Udine)
Hotel Ristorante Là di Moret Udine
Lokanda Devetak 1870 Savogna d’Isonzo (Gorizia)
Ristorante Osteria La Pergola San Daniele del Friuli (Udine)
Trattoria alla Luna Gorizia
Trattoria Da Toni Varmo (Udine)

 

Anche il Vigneto Fvg potrà crescere: autorizzati nuovi impianti viticoli

Anche il Vigneto Fvg potrà crescere ancora. In Italia sarà infatti disponibile per il 2021, come informa Il Punto Coldiretti, una superficie di 6.760 ettari (1 per cento della superficie vitata nazionale riferita alla data del 31 luglio 2020) finalizzata al rilascio di autorizzazioni per nuovi impianti viticoli nell’ambito dell’Ocm (Organizzazione comune dei mercati) vino. A tal fine, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 17 dicembre scorso il decreto del Mipaaf, il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, relativo al rilascio di autorizzazioni per i nuovi impianti. La superficie – ricorda l’organizzazione agricola – è il risultato anche delle rinunce alle autorizzazioni che erano state concesse per l’anno appena concluso.

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In copertina, barbatelle ai Vivai cooperativi di Rauscedo.

A Tenuta Luisa (Isonzo) e Zidaric (Carso) la “Bandiera Verde Agricoltura”

di Claudio Soranzo

Un vero peccato che tra le cerimonie non effettuate a causa del lockdown ci fosse anche una – addirittura in Campidoglio, a Roma – che avrebbe coinvolto e messo in evidenza a livello nazionale due aziende agricole del Friuli Venezia Giulia. Si tratta della Tenuta Luisa di Corona, frazione di Mariano, e del Caseificio Dario Zidaric di Prepotto del Carso, frazione di Duino Aurisina. Le due note e apprezzate realtà nostrane erano state invitate nella Capitale, il giorno di San Martino, dove si sarebbero viste attribuire la famosa “Bandiera Verde Agricoltura”, che si erano aggiudicate per l’anno 2020, diciottesima edizione del premio nazionale organizzato dalla Cia, la Confederazione Italiana Agricoltori. Ma anche la Protomoteca è rimasta chiusa per l’emergenza sanitaria, e non si sa ancora quando le due aziende potranno ricevere il loro prezioso vessillo verde, da far garrire sul pennone più alto della propria azienda.

I Luisa, la tenuta e la cantina.

La “Bandiera Verde Agricoltura” è un riconoscimento che premia Aziende agricole, Regioni, Province, Comuni, Comunità montane e Parchi che si siano particolarmente distinti nelle politiche di tutela dell’ambiente e del paesaggio, anche a fini turistici, nell’uso razionale del suolo, nella valorizzazione dei prodotti tipici legati al territorio, come pure nell’azione finalizzata a migliorare le condizioni di vita ed economiche degli operatori agricoli e più in generale dei cittadini.
Requisiti essenziali per l’ottenimento sono i piani di investimento tesi alla salvaguardia, alla valorizzazione e promozione dell’agricoltura, dell’ambiente e delle qualità e tipicità agricole ed enogastronomiche locali. Il marchio della bandiera è costituito da uno stemma rettangolare di colore verde con al centro un logo di forma circolare raffigurante tre colline stilizzate sovrapposte, di cui la collina in alto è di colore verde chiaro, quella centrale verde scuro e quella in basso di colore marrone.
I riconoscimenti e i titoli sono sono stati assegnati a 14 campioni della nuova agricoltura italiana, scelti in base a specifiche categorie e relativi all’ambito ecologico, sociale, innovativo e tecnologico. Per la sezione Agri-farmhouse il premio è andato alla “Tenuta Luisa”, mentre per la sezione Agri-ecology il riconoscimento è stato appannaggio dell’Azienda agricola “Zidaric Dario”.
Gli altri 12 premi sono stati assegnati ad aziende dell’Abruzzo, dell’Emilia-Romagna, del Piemonte, della Toscana, del Lazio e della Puglia. Il premio Agri-Med è stato vinto dall’Associazione di Tecnici “Hak”, impegnata in Siria nell’ambito della sicurezza alimentare. I Premi Speciali sono approdati in Toscana, Marche, Calabria e Abruzzo. Infine, l’Agri-press international è andato alla testata online Olive Oil Times.
La Tenuta Luisa è una splendidà realtà agricolo-turistica che unisce sapientemente tradizione e innovazione, alla costante ricerca di una fusione che riesca a determinare prodotti di eccellenza. Una filosofia che raggruppa tre generazioni dei Luisa, un nucleo familiare che da quasi cent’anni produce un vino di qualità straordinaria, per coinvolgere chi lo beve in una vera e propria emozione.
Duro lavoro, infinito coraggio e giusta lungimiranza hanno portato i Luisa a crescere negli anni, raggiungendo ben 100 ettari di terreno coltivato nella Doc Friuli Isonzo e oltre 350 mila bottiglie prodotte, esportate in tutto il mondo. Gli ingredienti per farsi amare e degustare le loro eccellenze sono racchiusi in un vortice di entusiamo che pervade tutti gli attori della tenuta, nonché l’ottimo prodotto e l’accogliente atmosfera in cantina, per far sentire a casa i propri ospiti degustando un buon calice di vino attorno al fogolar furlàn, costantemente acceso. Con il valore aggiunto rappresentato dallo spettacolare agriturismo abbinato, sorto dalla restaurazione dell’antica cantina dove tutto ebbe inizio nel lontano 1927. E’ dotato di tre camere, una junior suite e ben sette appartamenti, dove regna il fascino della storia e il piacere del silenzio incontaminato della natura, dove il turista arriva da cliente e riparte da amico.

Dario Zidaric, lo Jamar e la ricotta.

L’altra bellissima realtà del nostro territorio è rappresentata dal caseificio di Dario Zidaric, che produce tra l’altro lo “Jamar”, un delizioso e impareggiabile formaggio di grotta. Qualcosa di straordinario che si realizza nelle profondità della grotta carsica che Dario ha trasformato in uno scrigno dove, a temperatura costante di 12°, maturano le forme di “Jamar” (tradotto dallo sloveno: uomo di grotta). Durante la cagliata le forme riposano un paio di giorni per poi essere tagliate, macinate, salate e riposte a mano negli stampi. La procedura prevede poi la stagionatura in cantina, quindi quattro mesi in fondo alla grotta (profonda 70 metri e visitabile – bisogna essere magri – per ammirare le muffe che si sviluppano attorno ai formaggi) e infine altri due mesi in cantina.
I momenti più delicati della lavorazione sono l’entrata e l’uscita dalla grotta. Le forme salgono e scendono in contenitori cilindrici con un sistema di carrucole e appoggiati sul fondo. Il risultato è un formaggio a pasta semidura, friabile, talvolta erborinata, dagli aromi intensi e persistenti, che ricorda l’ambiente carsico dove viene affinato. Il sapore caratteristico dello “Jamar” raccoglie poi la fragranza del latte e assume contorni forti e piccanti. L’azienda Zidaric produce anche caciotte, il “Tabor” (a pasta semicotta e pressata, ottimo alla piastra), la ricotta, lo yogurt e il “Mlet” al pepe, da accompagnare con miele, marmellate o mostarde. In cucina si sposa bene con la polenta o la pasta tipo cacio e pepe.

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In copertina e qui sopra il logo dell’importante riconoscimento.

Confagricoltura Fvg tira le somme e avverte: “Sui fondi Ue non emarginateci”

(g.l.) Come può essere definito il 2020 rurale? Quello, cioè, della pandemia e dei suoi devastanti effetti? Confagricoltura Fvg lo ha definito l’anno della “resilienza”, come dire quello in cui anche gli operatori del settore primario hanno vissuto i drammi del Coronavirus, o Covid-19 che dir si voglia, ma che hanno anche trovato la forza per resistergli e per guardare al futuro con coraggio, nella convinzione che pure l’uscita da questo tunnel è possibile. E questo nonostante gli elevati fatturati persi in vari comparti come soprattutto l’agriturismo, il florovivaismo e la vitivinicoltura. Per quanto riguarda invece l’agroalimentare, una leggera flessione si è registrata per il San Daniele Dop, mentre in crescita si è rivelato il consumo di pesce allevato: insomma, almeno un dato si è rivelato positivo. E sui fondi per la ripresa, in arrivo dall’Europa, gli imprenditori agricoli avvertono: «Non emarginateci!».

Philip Thurn Valsassina

«Complessivamente, nell’anno della pandemia – osserva infatti Philip Thurn Valsassina, presidente regionale di Confagricoltura -, il comparto agricolo ha subito un andamento ondulatorio rispetto a vendite, consumi e prezzi, ma si è dimostrato resiliente. La difficoltà negli spostamenti ha provocato sensibili contraccolpi negativi all’agriturismo (che segna un -75 per cento di fatturato) e lo stesso si può dire per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari verso l’Horeca. Le maggiori oscillazioni si sono avute nella zootecnia e nel florovivaismo (-70 per cento per il mercato dei fiori recisi). Per parecchie settimane è stato difficile, se non impossibile, importare ed esportare, con conseguenze negative sui produttori e sui prezzi». «Anche il settore cerealicolo – prosegue il leader degli imprenditori agricoli tracciando un bilancio dell’annata appena conclusa – ha subito le oscillazioni legate ai comparti zootecnici con i quali condivide alcune porzioni di filiera. La coltivazione del mais ha continuato a perdere superfici investite (-56 per cento in 10 anni, come riferivamo ieri, ndr), mettendo a rischio alcune produzioni Dop regionali legate all’allevamento. In diversi momenti, tutto è stato esasperato dal cambio dei consumi e delle abitudini d’acquisto dei cittadini che, in alcuni casi, hanno messo sotto pressione le aziende e, in altri, hanno creato nuove opportunità (a esempio, è cresciuto dell’11 per cento l’acquisto di pesce allevato)».

Michele Pace Perusini

«Abbiamo salutato il 2020 con una riduzione delle vendite di vino stimabile in un -30 per centoaggiunge Michele Pace Perusini, presidente della Sezione economica regionale viticoltura di Confagricoltura -, anche se ci possiamo parzialmente consolare con la qualità della vendemmia che ha prodotti ottimi vini bianchi, fermi e frizzanti. Pure le marginalità per i produttori si sono ridotte, salvo per alcune aziende di piccole dimensioni che sono riuscite ad accrescere la loro quota di vendita diretta. La pandemia, tutt’ora in corso, ha messo in evidenza il ruolo di promozione e programmazione svolto dai Consorzi che sarà confermato anche per gestire con efficienza la necessità di calmierare le prossime produzioni, i relativi stoccaggi e la tutela della Ribolla gialla che, nel 2020, ha fatto qualche altro piccolo passo avanti. Intanto, ci preoccupa l’incertezza economica e di mercato che segna l’avvio del nuovo anno».

David Pontello

Per David Pontello, responsabile del comparto suinicolo di Confagricoltura Fvg, il 2020 è stato un anno che ha fatto stare sull’altalena gli allevatori. «Nel gennaio scorso eravamo ottimisti con un prezzo della carne a circa 1,8 euro/kg. Con il confinamento, il prezzo è crollato a 1,0 euro/kg per poi risalire, a ottobre, a 1,6 euro/kg. Le nuove chiusure, il blocco dell’export e l’eccesso dell’offerta hanno portato il prezzo della carne suina a 1,2 euro/kg, un livello di remunerazione al di sotto dei costi di produzione. La filiera del prosciutto di San Daniele Dop ha subito una leggera flessione (-1,2 per cento), ma io confido – è il pensiero di Pontello – che l’entrata in vigore della nuova etichettatura d’origine per la carne, il 1° febbraio, porti il consumatore a premiare il “Made in Friuli” e il “Made in Italy”».

E la conclusione dell’analisi su questo bilancio di un anno straordinario – in termini negativi s’intende! – è ancora affidata alle parole del presidente regionale Thurn Valsassina: «Il 2021, per un comparto come quello agricolo che programma le sue azioni stagione per stagione, parte nell’incertezza delle operazioni vaccinali, del loro effetto sulla pandemia e del possibile verificarsi della terza ondata dell’infezione. Se, poi, sarà l’anno del Recovery Fund – conclude con un severo monito -, confidiamo di non dover assistere al consueto assalto alla diligenza che emargina gli imprenditori agricoli».

Suinetti in un allevamento Fvg.

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In copertina, una bella barricaia in una cantina della nostra regione.

 

Maiscoltura Fvg in crisi: persi oltre 50 mila ettari, ora serve il rilancio

Allarme maiscoltura, ormai in forte declino: è urgente una intensa operazione di rilancio del settore. La coltivazione maidicola registra, infatti, una progressiva riduzione degli ettari investiti che, in 15 anni, si sono praticamente più che dimezzati, favorendo la crescita delle importazioni nel nostro Paese anche di prodotto Ogm. Le aziende maidicole italiane sono circa 100mila e investono meno di 600mila ettari.
In Friuli Venezia Giulia, gli ettari destinati al mais sono 40mila, contro i 91mila del 2011. «Se non si provvederà al rilancio colturale – ricorda Confagricoltura Fvg, presieduta da Philip Thurn Valsassina -, in particolare saranno a rischio le produzioni alimentari Dop di origine animale vincolate, dai disciplinari produttivi, ad avvalersi per l’alimentazione del bestiame di mangimi e foraggi del territorio».

Philip Thurn Valsassina


Dunque, è fondamentale il rilancio della produzione maidicola, per questo Confagricoltura ha valutato positivamente la recente riunione del Tavolo tecnico ministeriale. In tale occasione ha sostenuto le proposte presentate nelle bozze dei documenti programmatici integrativi del Piano di settore che prevedono di consolidare e rafforzare lo strumento economico dei pagamenti diretti, di promuovere anche un sostegno accoppiato, nonché di favorire l’accesso ai Psr regionali attraverso un’adeguata premialità e potenziate misure a supporto di investimenti e pratiche produttive innovative. Confagricoltura, inoltre, ha ribadito la necessità di rafforzare ricerca, innovazione e assistenza tecnica. In tale ottica: il potenziamento della Rete nazionale di confronto varietale; l’individuazione di percorsi produttivi per specialties in filiera e per rispondere alle sfide ambientali; l’analisi e la verifica in campo delle potenzialità delle Nbt (New breeding technique), cioè cisgenesi e genome editing, che si differenziano dagli Ogm. Confagricoltura, adesso, sta approfondendo la materia con i dirigenti sul territorio e con la base associativa, per perfezionare in tempi brevi le linee programmatiche tracciate.

Si scarica il mais appena trebbiato.

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In copertina, pannocchie ormai pronte per la raccolta in Friuli.

Acquisto di macchine agricole, in Italia c’è un fondo di 65 milioni

Fra pochi giorni, esattamente fra una settimana, si potrà prendere visione del bando al fine di ottenere contributi da utilizzare per l’acquisto di macchine agricole. Si può accedere, infatti, dal 14 al 25 gennaio prossimi allo sportello informatico, mentre il 28 gennaio scatterà il via alla presentazione delle domande online per i contributi relativi all’Avviso pubblico Isi-Agricoltura 2019/2020. A tale riguardo, l’Inail ha pubblicato le regole tecniche per l’accesso informatico.
Con questo intervento, l’Istituto nazionale per gli infortuni sul lavoro – come informa Il Punto Coldiretti – finanzia investimenti in materia di salute e sicurezza sul lavoro. L’obiettivo è di incentivare le micro e piccole imprese che operano nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli ad acquistare nuovi macchinari e attrezzature di lavoro caratterizzati da soluzioni innovative per abbattere in misura significativa le emissioni inquinanti, ridurre il livello di rumorosità e il rischio di infortuni.
Il budget disponibile è di 65 milioni di euro ripartito in 53 milioni per l’asse di finanziamento riservato alla generalità delle imprese agricole e in 12 milioni per l’asse riservato agli imprenditori giovani agricoltori, organizzati anche in forma societaria. Il finanziamento, in conto capitale, è calcolato sulle spese ritenute ammissibili al netto dell’iva nella misura del 40% per la generalità delle imprese agricole e del 50% per gli under 40.
Il finanziamento massimo erogabile è di 60 mila euro, il minimo di 1.000. Per ottenere l’aiuto, l’azienda deve dimostrare il miglioramento del rendimento e della sostenibilità globali attraverso una riduzione dei costi di produzione, la riconversione della produzione, migliori condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori.
I finanziamenti sono riservati a microimprese e piccole imprese, operanti nel settore della produzione primaria dei prodotti agricoli.
I progetti ammessi sono quelli di acquisto o noleggio con patto di acquisto di trattori agricoli o forestali o di macchine agricole e forestali. Le imprese possono presentare una sola domanda in una sola Regione o Provincia autonoma e per un solo asse di finanziamento.

 

Niente dazi Usa sui vini italiani: sospiro di sollievo anche nel Vigneto Fvg

di Giuseppe Longo

La scure dei dazi Usa non si abbasserà sui vini italiani, per cui è innegabile il sospiro di sollievo anche dei produttori vitivinicoli del Friuli Venezia Giulia che potranno ancora fare affidamento su quell’importante mercato, in particolare con Pinot grigio e Prosecco, i prodotti di maggior impatto commerciale e che sono tutelati dalle due Doc interregionali. Inoltre, le bollicine ottenute dal Glera potranno attraversare l’Oceano Atlantico anche nella versione “rosè” essendo giunto, come è noto, nelle scorse settimane l’atteso via libera da parte delle autorità europee.
Una importante luce – come emerge in una nota della Coldiretti Veneto – si è infatti accesa nella guerra commerciale che durante la presidenza Trump ha duramente contrapposto l’Unione Europea e gli Stati Uniti d’America e che prevede una lunga lista di prodotti del Vecchio Continente tassati a partire dal 12 gennaio prossimo, quindi fra pochissimi giorni. “Con l’elezione del nuovo presidente Usa, Biden, occorre ora avviare un dialogo costruttivo ed evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati in un momento drammatico per gli effetti della pandemia – sostiene il presidente della Coldiretti nazionale, Ettore Prandini -. Gli Stati Uniti sono il primo mercato extraeuropeo per i prodotti agroalimentari tricolori per un valore che nel 2019 è risultato pari a 4,7 miliardi, con un ulteriore aumento del 2,8% nei primi nove mesi del 2020”.
Via libera, dunque,  ai grandi vini del Vigneto Fvg sullo strategico mercato statunitense, nel quale i nostri prodotti per la tavola – e quindi non solo i vini – sono molto apprezzati. Una importante luce che si accende nell’oscuro tunnel dell’emergenza sanitaria che tanti danni ha provocato anche al settore della vite e del vino. Insomma, un buon inizio d’anno per il settore vitienologico e che invita a un cauto ottimismo per la ripresa economica.

Ettore Prandini

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In copertina, bollicine Made in Fvg: niente dazi nel mercato Usa.