Alte Grave del Friuli terra ideale per gli spumanti, parola di Albino Armani

(g.l.) La conformazione dei suoli e il microclima delle Grave del Friuli, in particolare della parte più a nord, tanto per intenderci quella che si estende nei magredi tra Lestans e Sequals, offre una combinazione unica per la produzione di spumanti di qualità. Parole di Albino Armani, storico produttore veronese e presidente del Consorzio della Doc delle Venezie – che ha nel Pinot grigio prodotto in Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto la sua bandiera -, che in quest’area friulana ha investito parecchio traendone importanti soddisfazioni.
Come quella del Prosecco Rosé Doc millesimato (2020), extra dry, fermentato naturalmente con oltre 60 giorni di sosta sui lieviti, nel quale c’è l’unione perfetta dello slancio fruttato della Glera e la struttura decisa conferita dal 10 per cento di Pinot nero. Un vino con perlage fine, complessità aromatica, grande freschezza e persistenza… Caratteristiche che sono valse al nuovo prodotto firmato proprio Albino Armani – Viticoltori dal 1607 una lunga serie di riconoscimenti internazionali, a partire dal primo posto al concorso Prosecco Trophy 2021 di Falstaff (92 punti) e dalla medaglia d’argento al Concours Mondial de Bruxelles 2021.

Albino Armani

Risultati eccellenti che si traducono in un successo tutto friulano, o meglio dell’Alta Grave Friulana, a conferma delle grandissime potenzialità, poche volte realmente comprese, di un territorio naturalmente vocato alla produzione vitivinicola in generale e alla spumantistica in particolare. Nello specifico, le uve di questo Prosecco Rosé, certificate Sqnpi, sono prodotte tra Sequals e Lestans, sotto l’antico sguardo delle Alpi Carniche dove si respira un clima pedemontano con forti venti e sbalzi termici, nell’altipiano disegnato dai fiumi Meduna e Tagliamento, dove regnano suoli notoriamente pietrosi – con i “claps” in prima linea, i tipici sassi bianchi nel dialetto locale – ghiaiosi e calcarei, estremamente drenanti. Ci troviamo, più precisamente, nel paesaggio dei magredi: la vite qui deve fare i conti da sempre con un contesto a tratti aspro, che concede rese naturalmente contenute ma dalla qualità molto elevata. Qui prendono vita vini dall’inconfondibile tipicità, piacevolmente freschi, sapidi, eleganti e minerali.
Una passione quella per il territorio friulano che è nel cuore e nelle ambizioni di Armani sin dagli albori della sua carriera. Passione che si trasforma dapprima in una sfida, e poi in una scommessa vinta. «La mia avventura in Friuli è iniziata ormai trent’anni fa», racconta Albino Armani, che continua: «È stato importante approcciarsi alla cultura e alla gente friulane con umiltà e fare mia nel tempo la complessità di questo territorio che amo sin da ragazzo. Una terra in cui non esiste omogeneità, tutt’altro: è un vero e proprio caleidoscopio di anime e di interpretazioni, dove convivono infinite diversità enologiche, morfologiche e climatiche. Ed è soprattutto nella Grave friulana – con le sue differenze pedologiche e i suoi climi estremi – che vedo da sempre un enorme potenziale, ancora oggi a mio avviso inespresso, nella produzione di spumanti da uve locali. In riferimento alle varietà più note legate all’areale, parliamo soprattutto di Prosecco e Ribolla gialla, sono convinto che la conformazione dei suoli e il microclima della Alta Grave offrano una combinazione unica per la produzione di spumanti dall’elegante ed inconfondibile profilo enologico, che molto presto verrà riconosciuto a livello internazionale».

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In copertina e all’interno vigneti nella zona di Sequals e in altre aree delle Alte Grave del Friuli.

Città del vino, domani nella diretta web Corno di Rosazzo e i Colli orientali

“In Viaggio per le Città del Vino”, serie di incontri online dell’Associazione nazionale Città del Vino, dedica la sua prossima puntata a Corno di Rosazzo e al nuovo progetto “Friuli Colli Orientali Academy”, realizzato in occasione dei 50 anni della Doc Friuli Colli Orientali e del suo Consorzio di tutela che, come è noto, ricorrevano nel 2020. Diretta sulla pagina Facebook Città del Vino domani 14 maggio, alle ore 11.

Maurizio D’Osualdo

(Foto Maila Persoglia)

«Il progetto – anticipa Maurizio D’Osualdo, vicesindaco del Comune di Corno di Rosazzo e vicecoordinatore delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia – consiste in una Tasting Academy, per la formazione di alto livello dei professionisti e aperto tutti i giorni su prenotazione. Nell’Academy, rispettando le norme sanitarie, si può in autonomia degustare vini provenienti da tutta la Doc con focus dedicati periodicamente a ogni singola zona dei Colli Orientali e del Ramandolo. C’è anche una postazione multimediale per i collegamenti online. Un progetto innovativo dedicato a ristoratori, gestori di enoteche, sommelier, giornalisti e winelovers».
Parteciperanno all’incontro, oltre allo stesso D’Osualdo, Paolo Valle e Mariano Paladin, presidente e direttore del Consorzio Colli Orientali e Ramandolo (che ha sede proprio a Corno di Rosazzo, a villa Nachini Cabassi), Matteo Bellotto, progettista della Friuli Colli Orientali Academy; Giuseppe Festa, professore associato al Dipartimento di Scienze economiche e statistiche dell’Università di Salerno. Moderatrice Iole Piscolla, giornalista e responsabile Area Turismo dell’Associazione nazionale Città del Vino. Ricordiamo che i due precedenti incontri web avevano riguardato lo Schioppettino di Prepotto e Povoletto con il suo progetto vitivinicolo.

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In copertina e qui sopra due splendide immagini di Spessa e di Savorgnano colte dall’obiettivo di Fabrice Gallina.

 

Dalla Regione Fvg quasi 3 milioni a sostegno della coltura del pioppo

Risorse pari a 2.854.000 euro sono state assegnate dalla Giunta regionale nell’ambito della misura 8 del Programma di sviluppo rurale per il sostegno alla forestazione e all’imboschimento. «Si tratta di un intervento finalizzato al consolidamento della produzione del legno, anche di qualità, attraverso la pioppicoltura a basso impatto ambientale, realizzata sulla base di protocolli di certificazione forestale riconosciuti e vigenti a livello nazionale e regionale», ha rilevato l’assessore alle Risorse agroalimentari e forestali e alla Montagna, Stefano Zannier, che ha proposto la delibera.
La misura, come informa Arc, prevede che la durata del ciclo di imboschimento a pioppi non sia inferiore agli otto anni. Per altre specie idonee all’arboricoltura, cui sono assegnati 33mila euro, è prevista invece una durata del ciclo di 20 anni.
«Oltre alla valenza forestale e ambientale – ha spiegato Zannier – il provvedimento adottato dà risposta alla forte richiesta che viene dal settore del Legno Arredo di accelerare l’imboschimento con i pioppi per sostenere la produzione regionale di cluster nella fase di ripartenza».

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In copertina, un pioppeto giovane e qui sopra un altro ormai maturo.

 

Roberto Marcolini (dopo Clementin) nuova guida della Doc “Friuli Aquileia”

(g.l.) Roberto Marcolini è il nuovo presidente del Consorzio Doc “Friuli Aquileia”, organismo di tutela che è testimone di una viticoltura antica e di pregio le cui radici affondano nella storia romana. La sua nomina è avvenuta durante l’assemblea consortile, nel corso della quale si è proceduto al rinnovo del consiglio di amministrazione giunto alla scadenza naturale del triennio, quando è stato guidato da Franco Clementin.
All’unanimità è stato, dunque, eletto al vertice Roberto Marcolini, direttore della Tenuta Ca’ Bolani. Al suo fianco due vicepresidenti: il riconfermato Francesco Tarlao, dell’azienda Tarlao, e la nuova entrata Valentina Bertossi, del Mulino delle Tolle. Compongono, invece, il consiglio di amministrazione i riconfermati Franco Clementin, dell’azienda Fattoria Clementin, Giovanni Foffani dell’azienda Foffani, Samuele Pozzar dell’azienda Terre di Palazzatto; nuovi entrati all’interno della compagine direttiva sono Alessandro Baccichetto dell’azienda Valpanera, Dario Puntin dell’azienda Puntin, Enrico Rigonat dell’azienda Cantine Rigonat e Guido Federico Rossignoli dell’azienda Barone Ritter de Záhony.
«Con soddisfazione ed emozione – ha detto il neo presidente Marcolini – ringrazio per la fiducia che mi è stata accordata, in particolare Franco Clementin, che mi ha preceduto, e tutto l’ex consiglio di amministrazione per il lavoro svolto nel triennio precedente. Sono sicuro che con il nuovo consiglio lavoreremo con impegno ed entusiasmo per valorizzare la sempre più alta qualità raggiunta dai nostri vini, nella tutela del nostro territorio e promozione delle nostre professionalità».
Ricordiamo che il Consorzio Tutela Vini Doc Friuli Aquileia – costituito in seguito alla istituzione della denominazione di origine controllata avvenuta nell’ormai lontano 1975 – fa parte (ed è socio fondatore) del Consorzio delle Doc Fvg e di Eviq – Ente vini di qualità, e collabora da tempo con il Consorzio Friuli Colli Orientali e Ramandolo, creando una originale e proficua intesa tra la pianura rivierasca, cioè l’agro aquileiese, e la collina che sale dal Cividalese fino al Tarcentino dove c’è la prima Docg nata in Friuli Venezia Giulia, quella appunto del Ramandolo.

Un vigneto ad Aquileia.

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In copertina, Roberto Marcolini nuovo presidente della Doc Friuli Aquileia.

 

Conquistò gli americani con il frico: ecco l’avianese Manfè star di Masterchef Usa

Il frico, famoso piatto della cucina tradizionale friulana, grande protagonista il 12 maggio del sogno americano che va in scena questo mese per il progetto “4 Chiacchiere con…” dell’Ente Friulano Assistenza Sociale Culturale Emigranti di Pordenone, che nonostante le limitazioni ai viaggi determinate dalla situazione sanitaria continua attraverso queste interviste in streaming a mantenere vivo il legame con i corregionali all’Estero. Infatti, il viaggio negli Usa inizierà con un’autentica celebrità d’oltreoceano, partita dal Friuli Venezia Giulia con la classica valigia piena di sogni e tanta voglia di lavorare, capace di vincere nel 2013 l’edizione americana di MasterChef, il cooking show più famoso al mondo. Si tratta di Luca Manfè, giovane emigrante originario di Aviano con la passione della cucina che, quell’anno, convinse i tre supergiudici Gordon Ramsay, Graham Elliot e Joe Bastianich.

Lo chef Luca Manfè.


Appuntamento, dunque, mercoledì prossimo, alle 18, sulla pagina Facebook “EFASCE – Pordenonesi nel Mondo” e sul canale YouTube omonimo, in cui Manfè dalla Pennsylvania dialogherà con Michele Morassut, della segreteria Efasce, e il presidente Gino Gregoris non solo del suo successo televisivo (ottenuto anche grazie a una memorabile puntata in cui conquistò appunto tutti con il friulanissimo frico), ma anche la sua vita dopo essere diventato una star.
Autore di un apprezzato libro di ricette, “My Italian kitchen”, legato proprio alla vittoria nel cooking show, ha poi sviluppato alcuni progetti imprenditoriali, tra cui un food truck e ora “Dinner with Luca”, in cui va direttamente a cucinare nelle case dei clienti, diventando il loro chef personale per un pranzo o una cena. Un servizio di catering molto particolare e molto apprezzato, che lo ha portato non solo in centinaia di abitazioni americane ma pure del vicino Canada. Non manca, nell’epoca di collegamenti streaming che stiamo vivendo, pure una serie di lezioni di cucina online molto seguite, che Manfè cura per gruppi che possono arrivare anche a 150 persone collegate e oltre.
Sarà anche l’occasione per conoscere quale sia il clima in un’America che si prepara a ripartire, socialmente ed economicamente, dopo i mesi più difficili della situazione sanitaria dettata dal Covid-19, nonché conoscere quale sia il Luca Manfè dietro le quinte assieme alla sua famiglia con la moglie Cate e i figli Luca e Valentino, con i quali da poco, come raccontato da lui stesso in un apprezzato video sulla sua pagina Facebook a oltre 140 mila follower (e altri 70 mila su Instagram), ha vissuto l’esperienza del contagio.

Frico, classico piatto friulano.

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In copertina, l’avianese Luca Manfè a Masterchef Usa con Gordon Ramsay.

(Foto da www.finedininglovers.it)

Città del Vino, Nimis rilancia la sua presenza con il “Ramandolo Docg”

di Giuseppe Longo

Nimis con il suo celebre “cru” del Ramandolo, prima Docg a essere istituita, nel 2001, in Friuli Venezia Giulia, fa parte da molti anni dell’Associazione nazionale Città del Vino che oggi conta in regione 25 località fra le più vocate alla vitivinicoltura. E oggi intende rilanciare la sua presenza all’interno dell’importante organismo. Proprio per questo i vertici regionali delle Città – il coordinatore Tiziano Venturini, già sindaco di Buttrio, e il suo più stretto collaboratore Maurizio D’Osualdo, vicesindaco di Corno di Rosazzo – si sono incontrati in municipio con la civica amministrazione: con la prima cittadina Gloria Bressani c’erano la vice Alessandra Domenighini e l’assessore alle Attività produttive e al Turismo, Fabrizio Mattiuzza.

Tiziano Venturini


Venturini e D’Osualdo hanno illustrato gli obiettivi “in itinere” delle Città del Vino in Italia e in regione, a cominciare dall’affermata manifestazione estiva di “Calici di Stelle”, per passare poi a progetti di più ampio respiro e prossimi a vedere la luce, come l’Erasmus vinicolo per gli studenti europei e la vendemmia turistica, nonché la sostenibilità ambientale con i nuovi regolamenti di polizia rurale anche attraverso una collaborazione con l’Università di Udine. Oltre a tutte queste iniziative, il coordinatore regionale – da poche settimane confermato nel suo ruolo – ha ricordato il successo delle dirette Facebook sulla pagina di @cittàdelvino che finora hanno riguardato Prepotto con il suo Schioppettino e Povoletto con il recente progetto di valorizzazione del settore vitinicolo. Prossimi appuntamenti saranno quelli di Corno di Rosazzo, dove ha sede il Consorzio dei Colli orientali del Friuli e Ramandolo – in calendario già venerdì 14 maggio -, e di Capriva del Friuli. E uno degli incontri successivi di “In Viaggio per le Città del Vino” potrebbe riguardare proprio Nimis al fine di mettere l’accento su problemi e prospettive della ricordata Docg Ramandolo, istituita esattamente vent’annni fa e che tutela i vigneti delle colline poste a cavallo fra Nimis e Tarcento ai piedi del monte Bernadia. A tale riguardo, l’amministrazione civica ha dimostrato interesse per cui, d’intesa con la stessa Associazione, valuterà il momento più opportuno per organizzarla, offrendo così una scena nazionale per i suoi pregiati vini e in primis, appunto, per il Ramandolo a denominazione di origine controllata e garantita.
Ricordiamo che, oltre a Nimis e alle citate Buttrio, Capriva, Corno di Rosazzo, Povoletto e Prepotto, Città del Vino del Friuli Venezia Giulia sono anche Aquileia, Bertiolo, Camino al Tagliamento, Casarsa della Delizia, Chiopris Viscone, Cividale, Cormons, Dolegna del Collio, Duino Aurisina, Gorizia, Gradisca d’Isonzo, Latisana, Manzano, Moraro, Premariacco, San Giorgio della Richinvelda, Sequals, Trivignano Udinese e Torreano. Una bella e importante realta del Vigneto Fvg.

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In copertina, uno scorcio dei vigneti nella zona del Ramandolo Docg.

 

Consorzio agrario Fvg, è Davide Bricchi il nuovo direttore generale a Basiliano

È Davide Bricchi, piacentino classe 1966, il nuovo direttore generale del Consorzio agrario del Friuli Venezia Giulia. Già dg del Consorzio agrario Adriatico, Bricchi prende il posto della dimissionaria Elsa Bigai, che ha guidato la cooperativa di Basiliano negli ultimi sei anni. Laureato in scienze agrarie all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Bricchi ha mosso i primi passi nel Consorzio agrario della sua città, prima come tecnico agronomico, poi come responsabile del settore irrigazione e impiantistica, per poi inanellare varie esperienze, sia in multinazionali che in altri consorzi, e arrivare ben presto a occupare posizioni di comando. A settembre 2016 è stato assunto dalla Società consortile dei Consorzi agrari scpa e distaccato in qualità di direttore generale al Consorzio agrario Adriatico, nel 2020 è divenuto direttore dei settori Ammassi, filiere agroalimentari, Carbolubrificanti e Industries dei Cai spa. Forte di questa esperienza arriva a Basiliano, a guidare la prima azienda dell’agricoltura Fvg, con i suoi 122 milioni di euro di fatturato, 1,5 milioni di utile, 23,6 milioni di patrimonio netto. E ancora, 2.200 soci, 240 dipendenti e 38 sedi distribuite sul territorio regionale.

Il presidente Gino Vendrame.


Il nuovo direttore ha preso servizio ufficialmente il primo maggio, a ruota dell’approvazione del bilancio 2020 in assemblea dei soci la scorsa settimana. A dargli il benvenuto, a nome del consiglio di amministrazione e della struttura, è il presidente Gino Vendrame, che contestualmente ringrazia Elsa Bigai «per l’importante attività svolta in questi anni in seno al Consorzio. A Bricchi va il nostro augurio e mio personale di buon lavoro. Il nuovo direttore è una persona giovane con un curriculum importante, un uomo di spessore che a Basiliano è entrato con grande rispetto per tutti, con voglia di fare squadra e disponibilità al dialogo. Mi ripropongo di fare insieme a lui il giro delle nostre sedi nel corso delle prossime settimane così da presentare lui ai dipendenti e allo stesso tempo presentarmi io, non avendone ancora avuta l’occasione».
Più che positiva la prima impressione di Bricchi: «La struttura è solida e ricca di prestigio. In questi anni è cresciuta molto, diventando una volta in più punto di riferimento per l’agricoltura del territorio e della regione». Orizzonte, quello Fvg, che si è andato ampliando grazie alle sinergie avviate con il Consorzio di Treviso-Belluno, che il dg intende portare avanti, affinandone alcuni meccanismi, convinto che «la differenziazione possa arricchire entrambe le strutture». Il nuovo direttore generale intende proseguire lungo il percorso intrapreso negli ultimi anni da Elsa Bigai. «Un percorso – afferma – che è stato attento da un lato al territorio, cui ha dato risposte importanti, e che dall’altro ha rinnovato e reso la struttura adeguata alle nuove sfide. Non dimentichiamo che i Consorzi agrari sono nati 100 anni fa con l’obiettivo di portare innovazione in agricoltura. La sfida resta la stessa, ma va naturalmente adeguata a un’agricoltura molto diversa da quella di una secolo fa. Se i Consorzi sapranno interpretarla al meglio avranno vinto la sfida».

Trattori pronti per la vendita.

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In copertina, il nuovo direttore generale del Consorzio agrario Fvg Davide Bricchi.

La Delizia, oggi la Cantina di Casarsa compie 90 anni: in festa 400 aziende

(g.l.) Viticoltori Friulani La Delizia compie 90 anni, tra storia, innovazione e sviluppo sostenibile aperto a un nuovo sguardo sul mondo. Proprio il 7 maggio del 1931 veniva, infatti, inaugurata quella che è diventata la Cantina Cooperativa Viticoltori Friulani La Delizia che oggi rappresenta ben 400 aziende e quasi 2.000 ettari vitati e che, con una produzione annuale di 23 milioni di bottiglie, si pone come punto di riferimento nel panorama enologico nazionale ed è riconosciuta come una delle più rilevanti realtà per l’economia del Friuli Venezia Giulia. «Quest’anno la Delizia compie novant’anni, un passaggio importante, ma per chi ci conosce non è un semplice traguardo. Noi guardiamo avanti, concentrati sulla nostra crescita, sulla nostra evoluzione – afferma il presidente Flavio Bellomo – e, a conferma di questo, abbiamo scelto di inserire una farfalla nel logo e di sviluppare una campagna pubblicitaria che segnerà il cambio di passo rispetto al passato, e l’inizio di una nuova stagione per la Cantina Cooperativa Viticoltori Friulani La Delizia».
Ma perché una farfalla? «La farfalla è simbolo di rispetto ambientale, di trasformazione, della vocazione ad evolvere – spiega Bellomo -, simbolo di una salubrità in linea con la nostra visione di agricoltura sostenibile, un concetto di sostenibilità che per noi diventa responsabilità nella gestione delle risorse, ma anche responsabilità in termini di sostenibilità economica e sociale. Per ringraziare tutti coloro che hanno contribuito e stanno contribuendo alla costruzione del viaggio di una vita e di nuove mete da raggiungere, brinderemo giusto il tempo di un battito d’ali, poi torneremo a costruire il futuro», aggiunge Bellomo evocando il claim della campagna di comunicazione che La Delizia lancia in occasione di questo storico compleanno.
Flavio Bellomo è il presidente della Viticoltori Friulani La Delizia dal 2016 e ne fa parte da oltre 10 anni. Alla sua guida, affiancato dal direttore Mirko Bellini, e al lavoro della sua squadra, si devono alcuni dei traguardi ai quali brindare in occasione di questo 90° anniversario. «Abbiamo incoraggiato i soci ad accogliere nuove sfide al fine di preservare e migliorare la qualità della materia prima e ad innalzare ulteriormente l’impegno sul fronte della sostenibilità ambientale, sociale ed economica di tutto il comparto agricolo», afferma poi con soddisfazione il presidente Bellomo, che conclude: «Assicurare alle prossime generazioni un ambiente naturale migliore è un impegno che va al di là del nostro essere viticoltori e, dato che la viticoltura è di diritto parte dell’agricoltura, ciò si traduce in cura e gestione del territorio».
Il 90° della Cantina Cooperativa Viticoltori Friulani La Delizia coincide quindi con l’inizio di un rinnovato percorso. A questo anniversario e alle diverse novità che porta con sé, verrà dedicata una speciale conferenza stampa il prossimo 4 giugno, durante la quale saranno approfonditi i risultati raggiunti e le proiezioni sulle prossime promettenti tappe della importante realtà friulana. Che oggi, purtroppo, s’incrocia con una nuova stranezza che rimbalza dai Palazzi europei: la proposta choc di togliere l’alcol dal vino anacquandolo, come rivela allarmata la Coldiretti, che si aggiunge a quella dei mesi scorsi altrettanto controversa di introdurre etichette che spaventino il consumatore sui suoi effetti, come già avviene per le sigarette. Si vedrà. Ma, intanto, pensiamo a festeggiare i vitivinicoltori di Casarsa!

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In copertina, il presidente Flavio Bellomo e il direttore Mirko Bellini con la Magnum del Prosecco Doc Millesimato celebrativa del novantesimo anniversario della Cantina. (Foto Denis Molinari)

 

Il viticoltore Paolo Rodaro a Roma: “Abolite la prelazione in agricoltura”

Prove tecniche di democrazia diretta. Vediamo che succede quando un comune cittadino scrive ad alcuni ministri della Repubblica per fornire suggerimenti ispirati ad esperienze personali e professionali e avanzare proposte frutto di osservazioni attente della realtà sociale.
Il noto imprenditore vitivinicolo cividalese Paolo Rodaro ha deciso di intraprendere questa strada senza farsi troppe illusioni, ma con tutte le più buone intenzioni civiche. Sono 4 i ministeri destinatari delle sue garbate missive. Il primo è quello delle Politiche agricole a cui propone di abolire le norme relative al diritto di prelazione in agricoltura (art. 8 L. 590/65 e art. 7 L. 817/71) motivando tale istanza con l’anacromismo di tale istituto in quanto limitativo della libera circolazione dei fondi, senza contare le tante cause legali tra confinanti che ne scaturiscono ogni anno. Un’altra proposta ispirata alla sua esperienza professionale Rodaro la inoltra al ministro dell’innovazione tecnologica volta ad implementare il processo di digitalizzazione nelle amministrazioni comunali. L’imprenditore agricolo cita il caso della richiesta di un certificato di destinazione urbanistica che normalmente viene evasa dall’Ufficio tecnico coinvolto fino a 30 giorni di tempo. Tale attestato non è altro che la trascrizione di regole già fissate dal piano regolatore comunale e non richiede alcun processo interpretativo per cui – secondo il mittente – «l’informatizzazione del piano regolatore permetterebbe di ottenere il certificato in tempo reale».
Le altre due lettere sono indirizzate, sempre per posta certificata, rispettivamente al ministro dell’Interno e al ministro dell’Istruzione. Al Viminale Rodaro propone di contenere il numero delle forze dell’ordine e la relativa spesa pubblIca riducendo da due ad un solo agente le pattuglie destinate al controllo del territorio come in altri Paesi europei, pur dotandolo di telecamera e microfono per evitare abusi di potere e controllarne l’operato. Infine, al ministro dell’Istruzione l’imprenditore cividalese propone l’inserimento dell’insegnamento della materia “economia domestica” nelle scuole medie inferiori e superiori per educare i giovani alla corretta gestione finanziaria personale e familiare quale base per una consapevole capacità gestionale ed eventualmente manageriale.
Paolo Rodaro sostiene di aver intrapreso questa iniziativa «senza alcun intento polemico o ideologico, ma con spirito costruttivo nel quadro di un proficuo rapporto tra cittadini e governanti che sta alla base di una democrazia matura».

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In copertina, Paolo Rodaro, vitivinicoltore di Spessa, brinda al suo compleanno.

 

Grado, anche una chef tv e l’ideatrice del Vermouth con vini Collio e Santonego

(g.l.) Anche l’enogastronomia protagonista a Grado in questi giorni tutti dedicati all’universo “rosa”. Parlare delle donne, dei talenti al femminile e delle questioni di genere in rapporto al nostro tempo è, infatti, il tema di “Grado Isola delle Donne”, il festival promosso dall’assessorato comunale alle Pari opportunità che giunge alla sua quarta edizione e rinnova – tra domani e sabato, in un’edizione in livestreaming – i suoi dialoghi con scrittrici, giornaliste, attrici, e appunto chef e produttrici vitivinicole. Il tema di questa edizione è legato a storie di resistenza e “resilienza” al femminile, così come alla capacità di ricostruirsi o affrontare rilevanti cambiamenti di vita.
Saranno pertanto due gli appuntamenti sul tema dell’enogastronomia, protagoniste la responsabile dell’azienda vitivinicola “Borgo San Daniele” di Cormons, Alessandra Mauri, e la chef romagnola Cristina Lunardini, volto della trasmissione Rai “È sempre mezzogiorno”, condotta da Antonella Clerici.
Di Alessandra Mauri e di “Borgo San Daniele” avevamo parlato su questo sito in occasione del debutto ufficiale del Santòn Ròs, il vermouth rosso del Collio. Prodotto che ha seguito quello bianco che combina celebri vini di alta qualità – Pinot bianco, Friulano e Malvasia istriana – con 30 specie di erbe spontanee delle nostre campagne e spezie aromatiche, con prevalenza di artemisie. Ma il vero protagonista è l’assenzio, quello marino (Artemisia caerulescens), chiamato Santonego nel dialetto locale, proveniente principalmente dalla laguna gradese, dove è proposto come un formidabile digestivo.
Storicamente realizzato in presenza nel centro storico di Grado, il festival ideato dall’assessore Federica Lauto con lo studio di comunicazione Vuesse&C, sarà proposto quest’anno in una versione online che vuole comunque restituire la bellezza del luogo che lo ospita, prevedendo le conduzioni degli incontri da una suggestiva location gradese, la terrazza della Biblioteca comunale, che domina il lungomare e la spiaggia Costa Azzurra. Attesa al festival anche la partecipazione della giornalista, scrittrice e divulgatrice scientifica Eliana Liotta con il suo ultimo libro “Il cibo che ci salverà” (La nave di Teseo). Gli incontri saranno trasmessi sulla pagina Facebook del Comune di Grado.

Alessandra Mauri con il marito.

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In copertina, la chef romagnola Cristina Lunardini protagonista a Grado Isola delle Donne.