Osservazioni botaniche a Duino Aurisina scoprendo le rare pecore istro-carsoline

Per il progetto divulgativo sulla biodiversità “Quanto vale un petalo?”, domenica 1 dicembre la cooperativa Curiosi di natura propone dalle 9.30 alle 13 una visita con osservazioni botaniche a Duino Aurisina, nei boschi tra Visogliano e Ceroglie, alle pendici del Monte Ermada. E a Ceroglie visita alla fattoria Antonič, riconosciuta come espressione di un Presidio Slow Food, che alleva pecore istro-carsoline preservandone la specie.
Un percorso su facili sentieri, tra i boschi in veste invernale. Osservando le cortecce, il portamento e le gemme dormienti si imparerà a riconoscere gli alberi del territorio, anche quando sono spogli. E con le spiegazioni della guida naturalistica Barbara Bassi si imparerà a cogliere le differenze tra le specie. Un percorso di 6 km, su un moderato dislivello di 100 metri.
Ritrovo alle ore 9.10 al Campo sportivo di Visogliano. Quote di partecipazione: euro 10; euro 5 i minori di 14 anni; gratis i bambini con meno di 6. È richiesta la prenotazione a: curiosidinatura@gmail.com o al cellulare 340.5569374.
Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook. Il progetto “Quanto vale un petalo?” gode del contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia per le attività di divulgazione della cultura scientifica.

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In copertina, un esemplare di pecora istro-carsolina e all’interno sentieri nei boschi.

Confagricoltura Fvg a Premariacco venerdì tratterà la questione agrivoltaico tra opportunità, rischi e prospettive

Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl, in collaborazione con l’Ordine dei dottori agronomi e forestali del Fvg e la Cooperativa di Consumo di Premariacco, hanno organizzato, per venerdì 29 novembre, alle ore 15, nei locali della Cooperativa stessa (via Fiore dei Liberi, 32), un incontro dal titolo: “Agrivoltaico e futuro agricolo. Rischi, opportunità e prospettive”.
Nel corso dell’evento, con il coinvolgimento di varie figure professionali, si approfondiranno una serie di temi indispensabili per comprendere tutti gli aspetti di questi “nuovi” investimenti energetico-produttivi che coinvolgono numerose aziende e territori del Friuli Venezia Giulia. Con la moderazione di Federico Ermacora, tecnico di Confagricoltura Udine, svilupperanno i loro interventi: gli avvocati Cesare Mainardis ed Elisa Leschiutta che tratteggeranno la “Normativa in materia di agrivoltaico: criticità e prospettive”; l’ingegnere Emilio Andreoli che interverrà su “Le diverse tipologie di impianti agrivoltaici: aspetti tecnici”, mentre l’avvocato Giovanni Donazzolo si soffermerà su “Strumenti e opportunità di finanziamento per le imprese agricole”. In conclusione, l’avvocato Mario Nussi e il dottore commercialista Dino Fabris illustreranno le questioni fiscali connesse all’agrivoltaico.
La partecipazione all’incontro formativo, organizzato nell’ambito dell’attività Sissar 2024 (in collaborazione con la Regione Fvg), è libera e gratuita. La prenotazione è, invece, obbligatoria scrivendo ad assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

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In copertina, una stalla dotata di impianto fotovoltaico per la produzione energetica.

Zannier con Assoenologi Fvg ad Aiello: vitale il confronto con nuovi mercati

«Il Friuli Venezia Giulia è già conosciuto come nome di rilievo e come eccellenza per le produzioni vinicole, in particolare per i vini bianchi, sui mercati internazionali di spiccata qualità. Ne abbiamo avuto conferma recentemente al Vinitaly di Chicago, raccogliendo ottimi riscontri. Questo non deve però farci “sedere sugli allori”, ma spronarci a fare meglio». Questo il commento dell’assessore regionale alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, intervenuto all’incontro organizzato da Assoenologi Fvg a Villa Luisa Strassoldo ad Aiello. Ospite della serata il secondo Master of Wine italiano, Andrea Lonardi, esperto di mercati e produzione che ha offerto degli spunti di riflessione sul futuro del mercato anche per i vini friulani. L’incontro è stato aperto dal saluto del presidente di Assoenologi Fvg, Matteo Lovo.
«Il confronto proposto con la Nuova Zelanda può essere utile soprattutto a rafforzare alcune capacità di marketing e comunicazione e a ricordarci che la leva principale per fa conoscere all’estero una nicchia di mercato come quella dei bianchi friulani, è la capacità di proporsi assieme», ha aggiunto Zannier. E ha concluso: «La Regione è impegnata a supportare al meglio gli imprenditori, a tutelare le tipicità, a rafforzare le filiere. Ersa e PromoTurismoFvg già lavorano in sinergia con questa finalità rivolgendo attenzione e cura ai rapporti con i buyer che sono gli apripista dei nuovi mercati e anche coloro che per primi possono restituirci i segnali di cambiamento del mercato».

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In copertina, l’intervento dell’assessore regionale Zannier all’incontro di Aiello.

Luca Maroni, Sauvignon Casali Roncali Doc Friuli Colli orientali 2023 premiato come il terzo “miglior bianco” d’Italia

Nuovi traguardi per Cabert Cantina di Bertiolo che conquista importanti riconoscimenti con i suoi vini. È, infatti, il Sauvignon Casali Roncali 2023 a distinguersi come 3° miglior bianco d’Italia, fra i vini premiati da Luca Maroni. Valutato con indice di piacevolezza di 96 punti, il Doc Friuli Colli orientali è caratterizzato da freschi aromi di agrumi, limone, pompelmo, bergamotto, frutto della passione, sambuco e sul finire note di salvia; minerale e piacevole al palato. L’azienda produce diverse linee e un vasto ventaglio di varietà, ma questa specifica dei Colli orientali annovera oltre al Sauvignon, prodotto con circa 6 mila bottiglie l’anno, gli internazionali Pinot grigio, Merlot, Cabernet sauvignon e agli autoctoni Friulano, Ribolla gialla e Schioppettino, sapientemente realizzati dagli enologi Enrico De Candido ed Eros Moro, capaci di riassumere negli stessi vini l’identità aziendale.


La linea Casali Roncali nasce circa un anno e mezzo fa con l’obiettivo di esaltare proprio l’eccellenza dei Colli orientali del Friuli. Nel panorama vinicolo regionale, Cabert è da più di sessant’anni sinonimo di autenticità e tradizione. Pur continuando a raggiungere sempre nuovi traguardi e ad entrare in nuovi mercati, l’impegno per garantire il miglior prodotto è costante ed è diventato un fondamento su cui si basa la filosofia della produzione aziendale. A dimostrazione della qualità dei vini Cabert, il Sauvignon Casali Roncali 2023 si è recentemente aggiudicato anche altri importanti premi, tra cui la Medaglia d’oro al Concours Mondial du Sauvignon; la medaglia di bronzo ai Decanter World Wine Award, uno dei più grandi ed influenti concorsi enologici del mondo; poi ancora ha ricevuto i 3 Grappoli della prestigiosa Guida Bibenda, nonché le 3 Viti della Guida vini Vitae dell’Ais Italia. L’azienda sarà presente il prossimo 20 febbraio a Roma, al Salone delle Fontane, in occasione della serata di apertura dell’evento “I Migliori Vini Italiani 2025”, dedicata alla celebrazione delle eccellenze italiane selezionate proprio da Luca Maroni.

Mais, una coltura alla riscossa: martedì a Basiliano incontro con Confagricoltura

Confagricoltura Fvg e Agrisoluzioni srl hanno organizzato, per martedì 26 novembre, alle ore 15, al Consorzio Agrario di Basiliano (via Magrini 2), un incontro dal titolo “Mais, una coltura alla riscossa”. Nel corso dell’evento si approfondiranno una serie di temi che ruotano attorno a questo cereale così importante per l’economia rurale e le filiere zootecniche del Friuli Venezia Giulia e non solo.

Cesare Soldi


Un quadro generale della coltura nel nostro Paese sarà tracciato da Cesare Soldi, presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani. A seguire: Enrico Costa, tecnico dell’Aires (Micotossine, nuove criticità); Michele Morgante, direttore scientifico dell’Istituto di Genomica Applicata di Udine (Tea, a che punto siamo); Massimo Andreotti, National key account Cifo (Cambiamento climatico: biostimolanti per piante in condizioni difficili) e, a chiudere, Philip Thurn Valsassina, presidente di Confagricoltura Fvg, proverà a rispondere alla domanda: “Il mais in Fvg è ancora redditizio?”. Un quesito non banale visto che, secondo l’Istat, nel 2015 nella nostra regione sono stati seminati 53.310 ettari di mais per un raccolto pari a quasi 6 milioni di quintali di granella ma, nel 2024, le semine si sono fermate a 35.188 ettari per un raccolto di “soli” 3.700.000 quintali.
La partecipazione all’incontro formativo, organizzato nell’ambito dell’attività Sissar 2024 (in collaborazione con la Regione Fvg), è libera e gratuita. La prenotazione è obbligatoria scrivendo ad assistenzatecnicafvg@confagricoltura.it

 

Dieta mediterranea Patrimonio Unesco ma poco conosciuta fra i giovani. A Gorizia oggi si parla della sua realtà Fvg

(g.l.) Pochi giorni fa, la “dieta mediterranea” ha festeggiato i 14 anni dal suo riconoscimento quale patrimonio culturale da parte dell’Unesco. E questo tipo di alimentazione salutare, divenuta Patrimonio dell’Umanità, sarà questo pomeriggio al centro di una importante iniziativa a Gorizia, città di confine che con Nova Gorica si prepara al grande evento 2025 di Capitale europea della Cultura. Alle 17.45, al Grand Hotel Entourage di piazza Sant’Antonio, ci sarà infatti un incontro dal titolo “La dieta mediterranea del Friuli Venezia Giulia” organizzato con un apporto sinergico di Club per l’Unesco di Udine, Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Io sono Friuli Venezia Giulia, Università degli studi di Udine, Quattro Stagioni – Associazione promozione sociale, L’Orto della Cultura, La Riviera Friulana e Iocivado – Associazione di promozione sociale. I vini sono offerti da Ca’ Lovisotto di Prepotto. Dopo gli indirizzi di saluto di Fabrizio Oreti, assessore alla cultura del Comune di Gorizia, del consigliere regionale Diego Bernardis, di Adriano Chinni, presidente del Club per l’Unesco di Gorizia, e Paolo Petiziol, presidente dell’Associazione culturale Mitteleuropa, seguiranno i vari interventi.

IL CONVEGNO – Dopo l’intervento introduttivo di Renata Capria D’Aronco, presidente del Club per l’Unesco di Udine, ci saranno quelli di Alessandro Lovato (Grand Hotel Astoria di Grado), Ugo Falcone (delegato per le scienze archivistiche e bibliografiche – Club per l’Unesco di Udine), Enzo Cattaruzzi, presidente del Club della minestra Fvg, Gianni Pistrini, presidente dell’Associazion Museo del Caffè di Trieste, Germano Pontoni, maestro di cucina e conduttore della degustazione finale, Edo D’Agaro, docente dell’Università di Udine, che trarrà le conclusioni dell’incontro, che fa seguito ad altre importanti iniziative che si sono tenute nei mesi scorsi.

LE ORIGINI – È il Cilento, in Italia, l’emblema di questa tradizione della dieta mediterranea, il luogo simbolo dello stile di vita Patrimonio dell’Umanità, dove lo studioso americano Ancel Keys, negli anni ’60, teorizzò i suoi studi sul mangiar sano all’italiana salvaguardando l’ecosistema. Quattordici anni dopo, cosa è rimasto, in Italia, di questa tradizione distintiva per il nostro Paese? Oggi i giovani non solo faticano a praticare la dieta mediterranea: spesso neppure la riconoscono, come testimonia la nuova indagine dell’Osservatorio Waste Watcher International “La Dieta Mediterranea in Italia: un’eredità di cui riappropriarsi”. Sembra effettivamente che nel nostro Paese non sia questo il modello nutrizionale di riferimento per le nuove generazioni. Solo il 23% dei giovani tra i 18 e i 24 anni – quasi uno su 4 – si allinea a questo stile alimentare, definendola però, imprecisamente, “un regime alimentare che prevede un consumo elevato di carne, pesce e latticini, con un ridotto apporto di carboidrati”. Va meglio in altre fasce anagrafiche, il 77% di chi ha fra 55 e 64 anni la riconosce come “uno stile di vita che include abitudini alimentari equilibrate, basate su olio d’oliva, cereali, frutta, verdura, pesce, carne moderata, e il rispetto della stagionalità e della biodiversità”.

GLI ANZIANI – Complessivamente, il 72% degli intervistati dimostra di avere una comprensione adeguata della dieta, ma a praticarla sono soprattutto i più anziani, che ne fanno quasi una regola di vita: la segue infatti l’85% di chi ha oggi 65 anni, o più, e il 71% afferma di praticarla “sempre” o “spesso”. Tuttavia, 1 italiano su 3 sembra seguirla a modo suo, affermando che la sua famiglia ha adottato “uno stile alimentare mediterraneo, con pasta e pizza”. D’altra parte, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, solo il 5% della popolazione adulta italiana segue rigorosamente questo modello alimentare. La maggior parte (83,3%) presenta un’aderenza moderata) e solo il 4% degli intervistati si dichiara “attento alla sostenibilità”, dimostrando così una attenzione generalmente labile a un valore urgente del nostro tempo. Fra chi ha una definizione corretta della dieta mediterranea il 75% la segue regolarmente, contro il 60% di chi ne ha una percezione errata: una conoscenza precisa sembra quindi incentivare l’adozione di questo stile alimentare. Ma quali sono le ragioni di resistenza all’adozione della dieta mediterranea? Le principali barriere sono i costi elevati dei cibi freschi (42%) e la mancanza di tempo per predisporre i piatti (27%), indicazioni che salgono in modo significativo fra i giovani: è troppo costosa per il 50% dei 18-24enni e fa perdere troppo tempo per il 38% dei giovani. Ma ricerche condotte dal team Waste Watcher sul costo della spesa dimostrano che Il carrello settimanale della dieta mediterraneo costa ben 7,28 € in meno rispetto al carrello della dieta seguita degli italiani (46,27 euro vs. 53,55 euro). E in generale gli ingredienti freschi, come frutta e verdura di stagione, cereali, legumi e olio d’oliva, sono spesso più economici rispetto ai prodotti più elaborati. Mentre l’aspetto delle abitudini alimentari consolidate, che riguarda 1 italiano su 4 (il 26% degli intervistati) rappresenta un ostacolo sia per i più giovani sia per gli anziani, indicando una resistenza al cambiamento su entrambi i fronti generazionali.

LO STUDIOSO – «La perdita di un Patrimonio culturale e alimentare, qual è la dieta mediterranea, sarebbe un danno gravissimo per le future generazioni. Il contrasto all’impoverimento alimentare dei ceti socio-economici meno abbienti e di una parte delle giovani generazioni è la sfida che abbiamo davanti per promuovere stili alimentari sani e sostenibili – spiega l’economista triestino Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e direttore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International –. L’indice di povertà assoluta nell’ultimo anno è passato in Italia dal 7,7 all’8,5% della popolazione e tocca ben 5,7 milioni di cittadini. Un dato che genera nelle famiglie meno abbienti una riduzione del 2,5% nella spesa reale (Istat), così le persone più vulnerabili sono spesso costrette a consumare solo alimenti di base o prodotti a buon mercato, spesso malsani. Garantire lo “ius cibi”, il diretto di tutti ad una alimentazione sana e sostenibile, significa oggi prevedere un serio investimento per ridurre le spese sanitarie derivanti dalle malattie causate da un’alimentazione scorretta». E conferma il coordinatore scientifico dell’Osservatorio Waste Watcher International, Luca Falasconi: «Per affrontare tutte le percezioni infondate, è fondamentale investire nell’educazione alimentare, chiarendo che la Dieta Mediterranea non solo è accessibile ma anche sostenibile. È cruciale fornire informazioni chiare e pratiche su come comporre pasti sani e sostenibili, per attrarre le nuove generazioni e rendere la dieta mediterranea un’opzione allettante. Ed è essenziale promuovere un punto d’incontro e uno scambio intergenerazionale. Gli anziani, custodi di tradizioni culinarie preziose, possono insegnare ai giovani l’importanza di un’alimentazione sana e delle pratiche gastronomiche tradizionali».

L’INDAGINE – Entrando nel dettaglio dell’indagine: le donne tendono a seguire la Dieta Mediterranea più fedelmente rispetto agli uomini, con consumi più alti di frutta e verdura. Il 24% delle donne consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, contro il 17% degli uomini, e il 21% delle donne consuma 11-15 porzioni di frutta, rispetto al 19% degli uomini. Gli uomini, invece, consumano più carne rossa e bevande alcoliche: il 49% degli uomini consuma 1-5 porzioni settimanali di alcol, rispetto al 42% delle donne.
E ancora: 1 persona over 65 su 4 (25%) consuma 11-15 porzioni di verdura a settimana, contro l’8% della fascia 18-24 anni. Per la frutta, il 29% degli anziani consuma 11-15 porzioni settimanali, rispetto al 9% tra i 25-34 anni. Anche il consumo di olio extravergine di oliva è più frequente tra le persone di età più avanzata, mentre il consumo di carne rossa svetta decisamente fra i giovani: il 27% degli under 25 consuma carne rossa settimanalmente, contro solo l’11% degli over 65. Anche i cluster geografici denotano differenze, e a sorpresa: mentre a nord-ovest, il 25% della popolazione consuma 11-15 porzioni di verdura settimanali, al Sud solo il 12% raggiunge questo livello. Nelle Isole, invece, il 24% degli abitanti consuma 11-15 porzioni di frutta fresca, più di quanto non accada al Nord-Est e al Centro (18%). Conta anche il cluster sociale, naturalmente: le persone che si autoincludono nel ceto medio e medio-basso seguono maggiormente le raccomandazioni rispetto al ceto popolare. Nel ceto medio, il 22% consuma 11-15 porzioni settimanali di verdura, rispetto al 18% del ceto medio-basso. Anche per la frutta fresca, il 22% del ceto medio consuma 11-15 porzioni settimanali, contro il 17% del ceto medio-basso. E i comportamenti alimentari si riverberano nello stato di salute generale delle persone: i normopeso e sottopeso tendono a consumare più frutta e verdura rispetto a quelle sovrappeso o obese. Tra gli obesi, solo l’8% consuma frutta in quantità adeguata e si registra un consumo più elevato di carne rossa, indicando una predilezione per alimenti calorici. D’altra parte, le statistiche confermano che nei 28 Paesi UE le donne e gli uomini della fascia di reddito più bassa hanno rispettivamente il 90% e il 50% di probabilità in più di essere obesi rispetto alle persone che percepiscono redditi più alti, accrescendo le diseguaglianze di salute.

L’EDUCAZIONE ALIMENTARE – Come promuovere l’adozione della dieta mediterranea? La misura più apprezzata è l’educazione alimentare nelle scuole (64%), sostenuta soprattutto dagli over 55 (73%). Seguono le campagne di sensibilizzazione sulla salute (46%), elemento di particolare interesse sono le indicazioni offerte dai giovani: la preferenza dei 18-24enni non va tanto alle campagne di educazione alimentare quanto – più di 1 giovane su 2, il 58% – all’adozione di etichette che possano aiutare il consumatore nella scelta dei prodotti più idonei per seguire una dieta sana. E quasi 1 giovane su 3 (il 27%) propone di tassare i cibi non salutari. Com’è noto, la Dieta Mediterranea ha una intrinseca efficacia antispreco, favorendo il recupero e riutilizzo del cibo. Fra il 2021 e il 2024 lo spreco alimentare domestico registra complessivamente una lieve riduzione per alcuni alimenti, in Italia: lo spreco medio settimanale della frutta passa da 32,4 grammi a 27,1 grammi, quello dell’insalata da 22,8 a 22,3 grammi settimanali. Una tendenza che può essere attribuita alla crescente sensibilizzazione pubblica. Ma è in lieve aumento lo spreco del pane fresco (da 22,3 a 24,1 grammi settimanali), così come per la verdura che sale da 22,2 a 24,6 grammi settimanali.

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In copertina e all’interno ecco gli alimenti tipici della dieta mediterranea.

Gli Archi della Schippers oggi tra i “sapori” di San Michele del Carso nella fattoria didattica di Sara Devetak

(g.l.) Sara Devetak si è fatta un gran bel nome offrendo ai consumatori i sapori della sua amata terra. A San Michele del Carso, nel Comune di Savogna d’Isonzo – dove si trova anche la storica Locanda del padre Augustin -, ha infatti dato vita a una bellissima azienda, dove produce ogni ben di Dio tipico di queste contrade pietrose sferzate dalla bora, e a una “fattoria didattica” – con tanto di certificazione – nella quale intende promuovere non solo le tradizioni del territorio attraverso il gusto, appunto con prodotti artigianali e genuini, ma anche ospitare gruppi di bambini e ragazzi attraverso attività didattiche ed “educational”. Una vera festa per i piccoli che provengono dalle città dove non possono vedere nulla di tutto quanto invece propone questa magnifica zona, teatro nella Grande Guerra di aspri combattimenti, immortalati nei versi di Giuseppe Ungaretti, ma che oggi in tempo di pace – che con tutta la nostra forza speriamo possa durare! – offre angoli ospitali di rara bellezza e bontà, a cominciare dai grandi vini, primo fra tutti l’inconfondibile Terrano.

Grandi con gli Archi a Malchina.

Santa Cecilia

Ebbene, è proprio in questo ambiente unico che il maestro Carlo Grandi ha inserito i due nuovi concerti del riuscitissimo ciclo autunnale “Le Stagioni del Carso Isontino”. Il primo si terrà oggi, giornata in cui peraltro ricorre la memoria di Santa Cecilia patrona dei musicisti, con appuntamento alle 15.30, nella sala del circolo culturale Danica. E al termine seguirà una interessantissima visita guidata proprio all’azienda agricola Kmetija di Sara Devetak; il secondo si terrà fra otto giorni, vale a dire venerdì 29 novembre, alla stessa ora e con il medesimo programma.
In entrambe le occasioni – sempre con ingresso libero – saranno protagonisti gli Archi della Schippers che eseguiranno gli Scherzi Armonici sulle Quattro Stagioni dell’Anno di Giovanni Antonio Guido (Genova, 1675-1729), ripartendoli opportunamente nei due concerti. Come dire che oggi saranno eseguiti Primavera ed Estate, venerdì prossimo Autunno e Inverno. Nel secondo appuntamento, se le condizioni del tempo saranno favorevoli, il concerto sarà preceduto, alle 14, da una visita ai luoghi carsici assieme all’architetto Silvo Stok, esperto della storia appunto legata alla prima Guerra mondiale.
L’Associazione Thomas Schippers ha, dunque, scelto un nuovo filone fra i produttori del Carso dopo quello che, recentemente, l’ha vista suonare con i suoi Archi fra i preziosi uliveti di Malchina, nell’entroterra di Sistiana, ospite dell’azienda Carsolivo del professor Luigi Remo Tamburrini. Come detto in altre occasioni, si tratta di un nuovo concerto dei quattordici organizzati dal sodalizio musicale presieduto dall’avvocato Cristiano Gobbi, correlati anche a visite guidate ed escursioni storiche in siti carsici di alto valore storico e ambientale, nonché legati ad aziende che si occupano, appunto, di eco-sostenibilità in un’ottica di conservazione e valorizzazione dell’identità culturale e naturalistica di un territorio, come detto, veramente unico.

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In copertina e qui sopra Sara Devetak nella sua bellissima fattoria didattica a San Michele del Carso.

Ma anche la musica può influire nella degustazione di un vino? Domani uno studio sensoriale al Castello di Spessa

(g.l.) Come può influire l’ascolto della musica nella degustazione di un vino? Questo uno dei temi, indubbiamente affascinante e di spessore, che farà da filo conduttore domani al convegno delle Donne del Vino Fvg al Castello di Spessa, nel Comune di Capriva del Friuli. La delegazione del Friuli Venezia Giulia dell’Associazione nazionale Le Donne del Vino ha infatti organizzato una mattinata di approfondimenti dal titolo “Sinestesia. Il vino e la scienza dei sensi”: l’appuntamento è alle 10 nella Sala degli Specchi.

Elena Roppa


Grazie alle relazioni di importanti studiosi, sarà un’occasione, a numero chiuso e riservata agli addetti del settore, per fare il punto su alcuni temi fondamentali legati alla degustazione del vino e alla comunicazione enologica in senso ampio. All’incontro saranno presenti tra gli invitati, inoltre, professionisti del mondo del vino provenienti da Austria, Slovenia e Croazia in un’ottica di ampia condivisione e confronto. Si parlerà di piacere, ma anche di salute e benessere in un contesto di consumo moderato, grazie all’intervento del professor Fulvio Ursini, docente emerito di Chimica biologica dell’Università di Padova, che da anni studia gli effetti dei componenti del vino.
Il professor Paolo Bernardis, direttore della Scuola di specializzazione in Neuropsicologia di Trieste, interverrà invece sulla ricerca psicologica applicata al settore del food & wine, entrando nel vivo del concetto di “sinestesia”. Mentre il professor Stefano Micolini, presidente dell’Associazione Culturale Assaggiatori di Udine, porterà i risultati, non ancora presentati al pubblico, di una ricerca di analisi sensoriale in cui sono stati studiati gli effetti, a livello di percezione, dell’ascolto della musica durante la degustazione del vino. «Apporti diversi che vanno in un’unica direzione – ha osservato Elena Roppa, delegata regionale dell’Associazione –. In quanto chimica, analisi sensoriale e psicologia sono tutte componenti fondamentali nel processo della degustazione ed è anche importante conoscere questi aspetti per poter comunicare e proporre al meglio il vino al consumatore».
Come già annunciato, l’ultima parte dell’incontro verterà su una sessione laboratoriale pratica, in cui Liliana Savioli, sommelier e giudice sensoriale, e Adriana Rizzotti, sommelier e ristoratrice, guideranno il pubblico nella degustazione di tre vini prodotti dalle Donne del Vino in abbinamento a tre diversi assaggi di cibo e con l’ascolto di tre brani musicali in sintonia con la proposta enogastronomica.

Info:
Associazione Nazionale Le Donne del Vino – delegazione Friuli Venezia Giulia
friuliveneziagiulia@ledonnedelvino.com
FB: donnedelvinofvg
Sito web nazionale: ledonnedelvino.com

L’oliva dalla pianta alla bottiglia in un laboratorio-gioco per i bambini sabato a Gorizia con Coldiretti-Campagna Amica

Per il progetto “Quanto vale un petalo?”, sabato 23 novembre la cooperativa Curiosi di natura proporrà dalle 10.30 alle 11.30 al Mercato coperto di Campagna Amica di Gorizia, in via IX Agosto 4/b, il “Viaggio di un’oliva, dalla pianta alla bottiglia”. Un laboratorio-gioco gratuito per bambini sul valore della biodiversità e di un’agricoltura rispettosa della natura. In collaborazione con Coldiretti – Campagna Amica di Gorizia.
Dietro una bottiglia di olio c’è un lavoro di mesi e anni, a partire dalla coltivazione dell’ulivo fino alla raccolta dei frutti. Con un racconto, dei quiz e un laboratorio creativo verrà ricostruita la storia di una bottiglia di pregiato olio Evo (Extra Vergine di Oliva), illustrando le caratteristiche di un albero coltivato fin dall’antichità, gli adattamenti all’ambiente mediterraneo, come si raccolgono le olive e la loro trasformazione.

isponibile anche in sloveno, il laboratorio è gratuito e rivolto ai bambini dai 7 anni in su, con i famigliari. È richiesta la prenotazione a: curiosidinatura@gmail.com o al cell/Whatsapp 340.5569374. Altre informazioni sul sito www.curiosidinatura.it e sull’omonima pagina Facebook. Iniziativa per il progetto divulgativo sul valore della biodiversità “Quanto vale un petalo?”, realizzato con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

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In copertina, olive appena raccolte; all’interno, i frutti ancora sulla pianta e bambini durante un’attività loro dedicata.

E ora anche Capodistria nella “famiglia” delle Città del vino italiane: Radica e Venturini annunciano grandi progetti

(g.l.) Dopo la Croazia – con Buje d’Istria, Grisignana e Verteneglio – anche la Slovenia entra nella grande “famiglia” dell’Associazione nazionale Città del Vino grazie all’azione promozionale svolta dalla foltissima rappresentanza dei Friuli Venezia Giulia che conta ben 39 Comuni ad alta vocazione vitivinicola e sei Pro Loco. Con un’adesione “storica”, Capodistria/Koper è, infatti, il primo Comune della vicina Repubblica ad associarsi alla rete di Comuni e di enti territoriali dello Stivale italiano.
Nella splendida cittadina sulle rive del mare Adriatico, il presidente nazionale delle Città del Vino, Angelo Radica, e il vice nonché coordinatore delle Città Fvg, Tiziano Venturini, sono stati accolti dal sindaco Aleš Bržan in Municipio. Presente anche la vice Mateja Hrvatin Kozlovič che ha seguito in prima persona il procedimento di adesione, nonché amministratori sia sloveni che italiani, a partire dai rappresentanti del coordinamento delle Città del Vino del Friuli Venezia Giulia. Preziosa anche la collaborazione del console generale d’Italia a Capodistria, Giovanni Coviello. Dopo la firma del documento di adesione, al primo cittadino di Capodistria sono state consegnate la bandiera e la spilla delle Città del Vino. A seguire un gradito momento conviviale a base di prodotti tipici nel centro storico già addobbato con le luci natalizie.

La consegna della bandiera Cdv a Koper.


«Accogliamo con grande piacere – ha commentato il presidente Radica – Capodistria nella nostra Associazione, pronti a collaborare in tanti e interessanti progetti con al centro, come sempre, coltura e cultura del vino. Questa adesione rientra nel quadro del grande lavoro fatto dal nostro Coordinamento del Friuli Venezia Giulia in questi anni, a partire da Duino Aurisina/Devin Nabrežina Città Italiana del Vino 2022 fino al Concorso enologico internazionale Città del Vino ospitato quest’anno a Gorizia nel quadro delle tappe di avvicinamento a Go!2025 Nova Gorica-Gorizia Capitale europea delle cultura. Si sta sviluppando un dialogo transfrontaliero estremamente proficuo e che coinvolgerà sempre più Italia, attraverso proprio il Friuli Venezia Giulia, Slovenia con Capodistria e anche la Croazia, visto che pure i Comuni di Buje d’Istria, Grisignana e Verteneglio sono nostri associati».
«Grazie al sindaco e al Comune di Capodistria/Koper per la straordinaria accoglienza – ha aggiunto il vicepresidente Venturini -: abbiamo percepito da parte loro un grande entusiasmo. Questa adesione ci consegna buone prospettive per future collaborazioni e per ampliare ulteriormente il numero di Comuni aderenti alle Città del Vino, anche oltreconfine. Sicuramente coinvolgeremo i nostri amici della Slovenia nei prossimi progetti che porteremo avanti in Friuli Venezia Giulia nel corso del 2025». Insomma, una grande “famiglia” che cresce anche nei Paesi confinanti, o quasi, con interessantissime prospettive di collaborazione a vantaggio delle prestigiose produzioni vitivinicole di queste realtà contermini.

Il  bellissimo palazzo municipale.

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In copertina, particolare di una storica cantina a Capodistria. (Foto da Visit Koper)